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NEWS
febbraio 2012
- per una medicina ecocompatibile
In un breve articolo sul
British Medical Journal (BMJ), Ray Moynihan
esplora
i primi tentativi per un sistema sanitario a bassa emissione di carbonio.
Partendo dall’esperienza di un musicista che, dopo un trapianto di rene, ha
intrapreso iniziative miranti alla riduzione dell’usa e getta in medicina,
l’autore riporta alcune esperienze di sanità più sostenibile attraverso un uso
più efficiente delle risorse ed il riciclo dei materiali.
Il settore sanitario contribuisce notevolmente
all’emissione di carbonio in atmosfera. In Inghilterra, per esempio, il Servizio
Sanitario Nazionale contribuisce per circa un quarto di tutte le emissioni del
settore pubblico ed esistono piani per ridurre queste emissioni di oltre l'80%
in 40 anni. Gli interventi devono mirare a ridurre il consumo di energia, a
razionalizzare viaggi e trasporti, a diminuire l’uso di farmaci ed altri
materiali, a migliorare e rendere più efficienti gli acquisti, oltre che ad
agire su sprechi generici come sono quelli di carta, acqua e cibo. Al recente
vertice straordinario di Durban, Sud Africa, su clima e salute, una coalizione
di oltre 500 organizzazioni non governative in più di 50 paesi ha presentato una
road map, per ospedali e sistemi sanitari per ridurre le emissioni di carbonio e
rendere più “verde” la medicina. L'approccio, ben rappresentato dallo slogan "meno è meglio",
è stato ben accolto dalle autorità sanitarie di tutto il mondo, compreso il
Regno Unito. Le misure prese in questa direzione, però, devono essere sottoposte
a rigorosa valutazione, e qualcosa si sta iniziando a fare in questo senso. A
complicare i primi tentativi di cambiamento, è il fatto che i nostri indicatori
di successo economico non tengono ancora conto delle conseguenze inutili e
dannose dell’attività economica. Nel modello tradizionale basato sul PIL,
l'escalation senza fine dei costi dell'assistenza sanitaria sembra essere parte
di una sana crescita economica, anche se include una grande quantità di sprechi
per cure inefficaci e inutili. Ci si sforza per trovare nuovi indicatori di
prosperità e di benessere umano in grado di distinguere tra attività economiche
sane e malate, ma tali sforzi sono ancora nella loro infanzia.
Nuovi indicatori si sono rivelati ostinatamente difficili da trovare.
Traduzione sintetica di Adriano
Cattaneo
Abstract
dell'articolo di Ray Moynhian sul BMJ
- autori fantasma
"Se siete razionalisti e non
credete ai fantasmi è venuto il tempo di ricredervi. I fantasmi esistono e danno
segno di sè, ma non come li immaginate, trascinando pesanti catene in bui
corridoi, o nascondendosi sotto bianchi lenzuoli, ora scrivono. Articoli
scientifici! E' incredibile! e sembra che seguano anche regole ferree, una sorta
di good practice per le creature ultraterrene, cioè scrivono ma, rigorosamente,
non firmano. Fanno firmare ad umani professori, che si ritrovano tra le mani
brillanti testi scientifici, pieni di dati ottimistici a favore di farmaci
terreni, sono loro a firmare, ma se glielo domandate vi risponderanno che tutto
è avvenuto a loro insaputa". Vittorio Fontana introduce così il
suo commento a un articolo del British Medical Journal (BMJ) sugli autori
fantasma che - a quanto pare - infestano tanta parte di ciò che leggiamo sulle
più autorevoli riviste di medicina. Il fenomeno del ghostwriting ha radici
lontane, se ne trovano esempi fin dagli anni '30, ma con il tempo si è
strutturato come una vera e propria industria delle pubblicazioni mediche.
E non basta certo dichiararlo
per risolvere il problema. Secondo Alastair Matheson, accademico e consulente
indipendente con una grande esperienza del mondo dell'industria,
alcuni sostengono che il ghostwriting esiste solo se non è
dichiarato, così basta inserire una nota a piè di pagina e il gioco è fatto, ma
questa è solo una (pietosa) bugia o una (gigantesca) ingenuità
perchè non modifica in alcun modo il fatto che l'articolo sia stato concepito e
sviluppato principalmente per rispondere a un interesse commerciale.
Paul Thacker, già collaboratore di
Charles Grassley, senatore dell'Iowa, che si occupa di ricerca nel campo dei
conflitti di interessi in medicina dichiara che
il
ghostwriting è pernicioso perchè
spaccia il marketing per scienza, e insiste: questa pratica mina la
scienza alle sue fondamenta.
Traduzione commentata
di Vittorio Fontana
Abstract
dell'articolo sul BMJ
- la misteriosa scomparsa dei dati
In medicina si deve spesso decidere
nell'incertezza dei risultati. La ricerca scientifica si adopera per ridurre al
minimo tale incertezza attraverso studi clinici che, una volta pubblicati,
aiuteranno a prendere decisioni più consapevoli. Purtroppo esistono studi
clinici, anche ben condotti, che non vengono resi noti alla comunità
scientifica, per svariate ragioni, magari perché potrebbero nuocere allo sponsor
della ricerca in termini di vendite. In altri casi gli studi vengono pubblicati
ma non integralmente. I dati perduti sul danno provocato da alcuni farmaci
potrebbero tradursi in pericolo per i pazienti, come all'opposto dati di
efficacia non pubblicati potrebbero comportare costi aggiuntivi per il sistema
sanitario. Coloro che deliberatamente nascondono i risultati di un esperimento
scientifico violano il loro codice etico nei confronti dei partecipanti allo
studio. Apre così un editoriale del BMJ sul primo numero del 2012, che
passa poi in rassegna undici articoli sull'argomento.
Cercando le evidenze non pubblicate che
riguardano 9 farmaci approvati da FDA (Food and drug administration, l’agenzia
di controllo dei farmaci e degli alimenti USA) tra il 2001 e 2002 solo in tre
casi su 41 (7%) i risultati non cambiavano. Nei casi rimanenti l'efficacia dei
farmaci testati era modificata, inferiore (19/41) o superiore ( 19/41) in eguale
misura. Il risultato è che che le evidenze saranno alterate. Vengono poi citati
diversi casi di mancata pubblicazione, che non inducono certo all'ottimismo.
Una revisione sistematica che si rispetti,
scrive Tom Jefferson, non può prescindere dall'accesso a tutti i dati sensibili
dei singoli studi. Per questo sarebbe utile un database ad hoc, gestito magari
dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), dove tutti i trial condotti
sull'uomo possano essere condivisi dalla comunità scientifica. Nel contempo
tutti i ricercatori che contravvenissero alle regole della trasparenza dei dati
dovrebbero subire un'azione disciplinare da parte delle loro organizzazioni
professionali. Sono passati più di vent'anni da quando Chalmers stigmatizzava su
JAMA il problema della mancata pubblicazione dei dati degli studi medici,
ogni ritardo è certamente causa di danno alla salute, e alla ricerca scientifica
in generale. E' tempo che le
organizzazioni professionali si dotino di strumenti efficaci a sanzionare chi
nasconde i dati, un fenomeno questo che va considerato alla stregua di una grave
violazione del codice etico della ricerca. I trial desasparacidos devono
tornare ad essere disponibili alla comunità scientifica.
Traduzione libera e adattamento di Giovanni
Peronato
Abstract dell'editoriale del BMJ
gennaio 2012
- DSM: la rivolta dei medici (e non solo)
Il 4 dicembre 2011 l’autorevole quotidiano
economico italiano “Il Sole 24 Ore” usciva con un titolo stupefacente “DSM: la
rivolta dei medici”. Ciò che stupiva non era tanto la notizia dell’ennesima
categoria in agitazione quanto il fatto che, questa volta, l’insurrezione di cui
si dava conto non è contro qualche limitazione a qualche “guarentigia”
professionale ma contro la nuova versione del sistema diagnostico più utilizzato
in psichiatria nell’ultimo mezzo secolo. E, ciliegina sulla torta, è
risolutamente guidata da uno dei suoi padri: lo psichiatra americano Allen
Frances, già coordinatore del DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei
Disturbi Mentali), la versione attualmente in uso. Il motivo di questa singolare
presa di posizione può essere così sintetizzato: il DSM-5, che dovrebbe essere
licenziato nel 2013, “inventa” troppe malattie ed espone milioni di persone al
rischio di essere non solo etichettate come “disturbate mentali” ma, visto il
viraggio verso una interpretazione esclusivamente neurobiologica del disagio
psichico, anche a quello di essere inutilmente trattate con farmaci non privi di
effetti collaterali. A questo proposito occorre ricordare che il sistema DSM,
acronimo di “Diagnostic Statistical Manual” è nato nel 1952, per iniziativa
della American Psychiatric Association (APA) perché, a differenza di quanto
avviene in tutte le altre specialità mediche, le “malattie” psichiatriche non
solo non hanno alcun riscontro oggettivo ma l’interpretazione dei loro
“sintomi”, consistenti solo in pensieri e comportamenti, dipende spesso
dall’opinione che la maggioranza ha di ciò che è “normale” in quel tempo e in
quel luogo. Il DSM cercava di superare le
diatribe scientifico-ideologiche che dividevano le varie correnti della
psichiatria attraverso un sistema diagnostico descrittivo, basato cioè sulla
presenza o assenza di determinati criteri osservabili indipendentemente dalla
teoria di riferimento. Con il tempo, però, il numero dei “disturbi mentali” si è
dilatato in maniera direttamente proporzionale all’espansione degli investimenti
nel settore della psicofarmacologia e, secondo alcuni critici, anche alle sempre
più strette relazioni economiche degli psichiatri con le aziende produttrici.
Così, oltre ad Allen Frances, anche la Society for Humanistic Psychology con
altre 45 associazioni scientifiche o professionali ha ritenuto di doversi
muovere e ha redatto una lettera aperta all’APA in cui esprime le sue
perplessità.
Commento di Mariagrazia Fasoli
Traduzione
di Mariagrazia Fasoli dell'appello della Society for Humanistic Psychology
- l'Argentina multa la Glaxo
Secondo quanto riferito da El Pais, il 3 gennaio
scorso un giudice argentino ha comminato una multa complessiva di 179.000 euro
alla GlaxoSMithKline e a due medici responsabili di una sperimentazione svolta
in quel paese. "Tra il 2007 e il 2008, quattordici bambini di famiglie povere
sono morti in Argentina - scrive Alejandro Rebossio su El Pais - dopo aver
partecipato alla sperimentazione di un vaccino contro la polmonite e l’otite
acuta del laboratorio britannico
GlaxoSmithKline. Non si sono trovate prove che i
decessi avessero a che fare con la vaccinazione ma, in seguito alla
pubblicizzazione dei casi, si scoprì che erano state commesse irregolarità
nell’ottenimento del consenso dei genitori alla somministrazione del vaccino ai
figli. Il giudice ha confermato che
alcuni consensi furono dati da genitori minorenni, nonni che non erano
autorizzati a darli, parenti analfabeti o, in un caso, da una madre psicotica
della quale non era stata valutata la capacità di intendere e volere. Si è anche
rilevato - prosegue Rebossio - che il vaccino è stato somministrato senza che si
indagassero i precedenti clinici dei bambini. Gli ispettori del Ministero hanno
riscontrato inoltre mancanze nella rilevazione e adeguata registrazione
delle reazioni avverse al vaccino. [...]
Il laboratorio [la GlaxoSMithKline]
ha annunciato che si
appellerà al verdetto perchè ritiene che i test siano stati condotti secondo i
più alti standard etici e scientifici internazionali e tenendo conto delle
leggi e i costumi del paese”.
L'articolo di El Pais
La
traduzione di Luigi Lai
- l'acqua non è una merce!
"Giù le mani dall'acqua e dalla democrazia!" dice
l'appello del Forum italiano dei movimenti per l'acqua e spiega: "A
questa straordinaria
esperienza di democrazia
il precedente governo ha risposto con un attacco diretto al voto referendario,
riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio
idrico integrato.
Adesso, utilizzando come
espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il
governo guidato da Mario Monti
si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto
quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente
anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a
livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni
addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo
l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano,
schiacciare ogni voce critica rispetto all'egemonia delle leggi di mercato ed
evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo.
L’acqua non è una merce, ma un
bene comune
che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e
tanto meno può essere affidata in gestione al mercato".
[continua]
L'appello del Forum Italiano dei movimenti per l'acqua (l'appello
si può firmare, come indicato)
Alex Zanotelli, tra i primi promotori delle
campagne per salvare l'acqua pubblica, lancia anche lui un appello perchè venga
rispettato il referendum vinto grazie al voto di 27 milioni di cittadini
italiani. "Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri -
dice Zanotelli - , ma mai, mai ci saremmo aspettati che un governo, cosiddetto
tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua, la Madre di tutta la vita
sul pianeta". [continua]
L'appello di Alex Zanotelli
- software gestionali per medici: strumenti di marketing farmaceutico?
Nel corso degli ultimi anni il mercato dei
software gestionali per la medicina di famiglia e per la pediatria di libera
scelta ha subito un profondo cambiamento, sia per quanto riguarda le software
house oggi presenti, sia per il nuovo ruolo giocato dal marketing farmaceutico.
Si sta innanzi tutto delineando un panorama con soli due grandi competitori, la
francese Cegedim e la tedesca CompuGroup, che hanno acquisito o partecipato i
principali produttori italiani. E' poi da notare che non si tratta di software
house “pure”, ma di società multiservizio che si occupano di informazione
globale, rivolgendosi contemporaneamente a medici, industrie del farmaco,
società di pubbliche relazioni, istituzioni pubbliche. Sul n. 5 del 2011 di
Dialogo sui farmaci, Guido Giustetto ha pubblicato un'analisi accurata delle
caratteristiche di questi strumenti - che possono contenere messaggi
pubblicitari -, delle software house che li producono e, infine, delle
implicazioni che tutto ciò può avere nella pratica medica. "Non è difficile
immaginare - dice Giustetto . il groviglio di relazioni che si viene a creare e
nel quale il medico ricopre un ruolo triplo: è cliente della software house
(come utilizzatore di un programma gestionale), è suo fornitore (consapevole?
retribuito?) di dati epidemiologici e di attività (prescrizioni), è ricevente
(consenziente?) di messaggi pubblicitari mirati al suo specifico profilo
prescrittivo".
L'articolo
di Guido Giustetto su Dialogo sui farmaci
- Auguri!
Possa il sole
portarti nuova energia ogni giorno
Possa la luna
ogni notte farti riposare serenamente
Possa la
pioggia lavare tutte le tue preoccupazioni
Possa la brezza
soffiare nuovo vigore dentro il tuo essere
Possa tu
camminare delicatamente nel mondo e scoprire la sua bellezza per tutti i giorni
della tua vita.
[Benedizione
Apache]
Facciamo nostri questi auguri che ci ha inviato
Gianluigi Passerini, medico di famiglia di Sondrio
- il codice sul marketing del latte artificiale
“Se le vostre vite fossero amareggiate come è la
mia vedendo giorno dopo giorno questo massacro di innocenti, derivante da
un’alimentazione inadeguata, allora credo sareste d’accordo con me nel ritenere
che la scorretta pubblicità degli alimenti per bambini debba essere punita come
la più criminale delle forme di sedizione e che quelle morti debbano essere
considerate degli omicidi” (Cicely Williams, Assemblea Mondiale della Sanità, 1939). “Chi fa pubblicità al latte
artificiale che intenzionalmente mina la fiducia delle donne nell’allattamento
materno, non deve essere considerato un abile imprenditore che sta facendo il
suo lavoro, ma come un violatore della peggior specie dei diritti umani”
(Stephen Lewis, Direttore Esecutivo Unicef, 1999). Inizia così l'articolo di
Sergio Conti Nibali sul n. 5 del 2011 di Quaderni acp. Queste due frasi, pronunciate a 60 anni di distanza l’una
dall’altra, probabilmente possono essere considerate attuali, nonostante
siano oggi molto più forti i regolamenti e le leggi che pongono limiti alla
pubblicità dei sostituti del latte materno". Innanzi tutto il
Codice Internazionale
sulla Commercializzazione dei sostituti
del latte materno che viene però in gran parte disatteso. "Le compagnie
- spiega Conti Nibali - sanno bene come arrivare alle mamme e
ai bambini attraverso i mass media, sconti, spazi speciali nei negozi, che poi realizzano mostre, omaggi, T-shirts, poster; oppure fornendo equipaggiamento, donazioni,
poster, infrastrutture agli ospedali che, in cambio, danno alle madri campioni
(almeno fino al decreto del 94), libretti,
omaggi; oppure dando borse di studio, viaggi, apparecchiature, letteratura,
omaggi ai medici che poi “ricambiano” (più o meno consapevolmente) dando alle
madri consigli, prescrizioni, campioni; o, ancora, offrendo soldi, servizi,
congressi, ricerca, pubblicità, pranzi, conferenze, viaggi, lezioni, letteratura
alle associazioni professionali degli operatori sanitari. Porre contrasto a
questo “sistema” collaudato, che avvinghia a doppio filo industria e operatori
sanitari e che fa del marketing un fine strumento di persuasione collettiva -
conclude Conti Nibali -, è
impresa ardua e spinosa. Ma la salute non è una merce e, come tale, va difesa;
noi medici abbiamo un compito “morale” che deriva dal nostro codice deontologico
di sostenere, promuovere e difendere la salute dei nostri assistiti; per questo
bisogna spendersi per il rispetto del Codice Internazione sulla Commercializzazione
dei sostituti del latte materno".
Leggi l'articolo di Sergio Conti Nibali su Quaderni acp
dicembre 2011
- Informazione o pubblicità?
La revisione della Direttiva proposta dalla
Commissione Europea per informare i cittadini sui farmaci da
prescrizione, è poco convincente. "Rimane il rischio di pubblicità
diretta al consumatore" dicono ISDB (International Society of Drug
Bulletins), MiEF (Medicines
in Europe Forum) e HAI (Health Action International) nel comunicato stampa del
1° dicembre scorso dove spiegano perchè la Direttiva non comporta in realtà
alcun valore aggiunto, anzi è un pericolo per la salute pubblica e per la
sostenibilità dei sistemi sanitari. "Non risponde al bisogno dei pazienti di un
informazione affidabile, indipendente e comparativa; mantiene la confusione dei
ruoli (l'industria farmaceutica dovrebbe piuttosto riconcentrarsi sul suo ruolo
di salute pubblica, ossia quello di cercare nuovi farmaci per esigenze di salute
non ancora soddisfatte); potrebbe peggiorare la salute pubblica (un aumento del
consumo e l'uso irrazionale dei medicinali porterebbe a un aumento delle
reazioni avverse e delle interazioni tra farmaci) e portare a un’ingiustificata
crescita delle spese farmaceutiche con un impatto negativo sui sistemi
sanitari". Medicines in Europe Forum, ISDB e HAI Europe si rivolgono quindi a
tutti i Ministri della Salute dell'Unione Europea perche' continuino a rifiutare
di prendere in considerazione questa proposta legislativa. I Nograzie
condividono le valutazioni di MiEF, ISDB e HAI e si augurano che anche il
Ministro della salute italiano prenda posizione in tal senso.
il comunicato stampa di ISDB, MiEF e HAI (tradotto in italiano)
Il
comunicato stampa di ISDB, MiEF e HAI (originale in inglese)
Per approfondire il tema e l'iter della proposta, si veda nel sito la pagina sulla
Pubblicità dei farmaci diretta al
cittadino
- filantropia sanitaria globale e
istituzioni: come affrontare i conflitti di interesse?
L’influenza dei donatori privati sulla salute
globale sta diventando sempre più profonda e in grado di determinare grandi
trasformazioni. Un articolo pubblicato su PLoS Medicine lo scorso aprile
ha analizzato i molteplici intrecci finanziari tra le fondazioni filantropiche
coinvolte in attività per la salute - con particolare attenzione per la
Fondazione Gates - e vari tipi di industrie (Coca Cola, Kraft, Monsanto, ecc.
oltre a varie industrie del farmaco). Gli autori si pongono alcune domande
chiave: da dove vengono i soldi? Chi decide? Chi trae vantaggi dalle decisioni
prese? Ne esce un quadro poco rassicurante e il dubbio lecito di essere in
presenza di conflitti di interesse con ricadute pesanti sulla salute,
specialmente delle popolazioni più povere. Un tema emerso anche durante l'ultima
Assemblea mondiale della sanità e sul quale la discussione rimane aperta,
grazie soprattutto alle associazioni della Società Civile. Gli autori dello
studio pubblicato su PLoS, riportano alcune proposte per mitigare i
potenziali conflitti di interesse delle fondazioni: la separazione delle
funzioni di gestione degli investimenti e del consiglio di amministrazione; la
dichiarazione trasparente dei legami con aziende e degli investimenti personali
e una gestione oculata dei conflitti; la necessità di un dibattito pubblico con
le comunità locali oggetto di investimenti e programmi delle fondazioni. Ci
auguriamo che queste proposte vengano prese in seria considerazione e che si
presti la dovuta attenzione - come è stato fatto per i danni provocati dai
conflitti si interesse presenti in altri ambiti - a prevenire conseguenze
negative sulla salute pubblica di eventuali scelte fatte dalle fondazioni sulla
base di propri interessi.
L'articolo di PLoS
Sintesi e
traduzione libera di Fabio Suzzi
- la Dichiarazione dei Diritti Umani compie 63 anni
Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite ha approvato e proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani. Fu una delle espressioni più alte di civiltà, ma è rimasta un traguardo
lontano. Oggi più che mai in tutto il mondo si chiede con forza che venga
rispettata.
La dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Video sulla protesta globale per i Diritti Umani
- la "bufala d'oro" dell'anno
La "bufala d'oro" di quest'anno è stata assegnata
a
Diederik Stapel. Il riconoscimento - ci
spiega il Maestro Sun Tzu sul blog Attentiallebufale - gli è stato conferito per
la sua pratica truffaldina di ricercatore prestidigitatore: pare che abbia
all’attivo decine e decine di articoli taroccati".
Leggi il post sul blog Attentiallebufale
- un Sunshine Act per l'Europa
Andrew Jack, giornalista del Financial
Times, inizia il suo articolo sul British Medical Journal (BMJ)
raccontando la vicenda che vide coinvolta, nel 2009, l’industria farmaceutica
Cephalon (ora incorporata nella Teva). La ditta invitò 13 medici inglesi a
Lisbona a un congresso europeo ma l'invito non si limitò alle spese di viaggio e
soggiorno. Un documento interno alla Cephalon descrive così la serata offerta
allo staff e ai medici: “La cena fu fantastica … poi fino alle 3 di notte tra
bar e night club. Tutti gli invitati furono entusiasti, ebbero parole di elogio
per l’Effentora (fentanyl) e dichiararono che avrebbero cominciato a
prescriverlo”. In seguito
alla denuncia di un ex addetto alle vendite della Cephalon, fu avviata
un’inchiesta che portò a una reprimenda pubblica per la ditta e fornì nel
contempo un esempio delle tattiche che legano industria e medici.
Episodi come questo, insieme a molti altri ben più problematici,
a volte perseguiti penalmente, hanno portato alla creazione di codici regolatori
da parte delle aziende farmaceutiche in molte parti del mondo e alla richiesta
ai politici di atti legislativi per rendere trasparenti i rapporti tra industria
e medici. Negli USA, in seguito alle pressioni dell’opinione pubblica, è stata
approvata nel 2010 una legge (Sunshine Act) che renderà obbligatoria la
dichiarazione di tutti i pagamenti fatti ai medici dall'industria, a partire dal
2013. In Europa le pressioni in tal senso sono più limitate, ma alcune nazioni
si stanno muovendo (Danimarca, Olanda, Scozia e Francia). In
Italia il traguardo appare lontano; manca la consapevolezza dell’urgenza e della
gravità del problema. Non ci resta che augurarci di
avere al più presto un Sunshine Act per l’Europa che obblighi alla
trasparenza tutti i paesi dell’Unione. E’ vero che le condizioni che creano
conflitti di interessi, con tutte le loro possibili conseguenze, non scompaiono
dichiarandole, ma la trasparenza sarebbe un primo passo importante.
Leggi la traduzione
commentata di Sergio Conti Nibali
Leggi
l'extract dell'articolo di Andew Jack sul BMJ
- cellulari e tumori: tra colpi di scena e conflitti di interesse
L'associazione tra uso di cellulari e insorgenza
di tumori, negata per anni, è tornata alla ribalta lo scorso mese di giugno
quando
la IARC (l'Agenzia internazionale per lo studio dei tumori che fa capo
all'Organizzazione mondiale della sanità) ha classificato le onde emesse dai
telefonini come possibili cancerogeni (si veda l'articolo di
Ernesto Burgio).
La puntata di Report (RAI3) del 27 novembre, ha ripercorso le complesse vicende
che hanno preceduto la classificazione della IARC "tra colpi di scena e
conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti", si legge sul sito di Report.
"L'inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata,
prevalentemente, dalle industrie del settore".
La puntata di Report sui cellulari
novembre 2011
- futuri medici "indignati"
Al
secondo seminario sui conflitti di interesse tra medicina e industrie
farmaceutiche del Segretariato italiano degli studenti di medicina (SISM), le
presenze (oltre 70) erano più del doppio rispetto all’anno precedente, ma
l'organizzazione era, anche questa volta, estremamente sobria. "Altro
che resort a 5 stelle con sauna, beauty farm e ristoranti di lusso", scrive
Ranieri Salvadorini su Repubblica.it. "Il workshop organizzato dagli studenti
del SISM è ben lontano dalle location abituali della maggior parte dei "convegni
di formazione" per i medici, in genere sponsorizzati dalle industrie del
farmaco. Per tre giorni, a Ulignano, paesino del Senese, si è discusso in uno
stanzone che fa anche da sala mensa, si è mangiato dalla gavetta ("per non
offendere l'ambiente") e si è dormito al freddo su stoino e in sacco a pelo". Le
parole di Bruno, uno dei partecipanti, spiegano bene i principi che ispirano questi ragazzi: "Io
voglio fare il medico e lo voglio fare come lo si faceva una volta, voglio potermi prendere cura dei miei pazienti,
mi piace. Anche per questo sono qui, perché per gestire il condizionamento a cui
siamo sottoposti bisogna mettersi in rete, stare all'erta". Difendere
l’integrità della futura professione, è un impegno sentito dagli studenti di
medicina di tante parti del mondo, spesso in collegamento con gruppi di medici
mossi dal medesimo obiettivo, come spiegano su La Stampa Gianna Milano e Ranieri
Salvadorini. Dagli USA, al Canada, dall’Australia, alla Spagna, e
ora anche in Italia, dove gli studenti fanno riferimento al Centro per la Salute
internazionale (CSI) dell’Università di Bologna e ai Nograzie. "L’obiettivo del Sism, adesso, è entrare ancora più nel vivo del problema, promuovendo specifiche
azioni di pressione”.
Per
Alice Fabbri, specializzanda del CSI, gli studenti possono diventare un motore
di trasformazione
per un
ritorno dell’etica nella professione medica. E Cristiano Alicino,
ricercatore, conclude: «Bisogna sottrarsi all’idea che i condizionamenti di Big Pharma siano ineluttabili».
L'articolo di Ranieri Salvadorini
L'articolo di Gianna Milano
e Ranieri Salvadorini
- un'ovazione per David Sanders!
L'intervento di David Sanders alla conferenza
mondiale di Rio de Janeiro sui determinanti sociali della salute, ha ricevuto
un'ovazione e non solo da parte delle associazioni che rappresentano la società
civile. "Vi è un inaccettabile divario tra ricchi e poveri - ha dichiarato
Sanders - una donna su 10 nei paesi poveri muore di parto e il 35% delle morti
dei bambini nel mondo è dovuto alla malnutrizione.
E la malnutrizione è collegata agli
accordi per il libero commercio. I paesi del Nord sovvenzionano la propria
agricoltura esportando cibo nei paesi impoveriti e inondando i loro mercati".
Sanders ha
ricordato inoltre che l’UNICEF trasporta il Plumpy’nut (una pasta a base di arachidi)
dalla Francia in Africa per trattare la malnutrizione. Determinando così una
medicalizzazione del problema e spostando l’attenzione dal fatto che i paesi africani
importano cibo e, nello stesso tempo, vendono i loro terreni migliori alle compagnie
transnazionali. Ha poi sollevato il
problema del commercio degli operatori sanitari che emigrano dal Sud al Nord del
Mondo e che comportano, ad esempio, per gli USA un risparmio di 184.000 $ in
costi di formazione per ogni professionista importato. Un altro modo con cui il
Sud sovvenziona il Nord del mondo. E ha fatto presente la grande
influenza delle Fondazioni private che sono diventate i maggiori finanziatori
delle commissioni delle Nazioni Unite, mentre gli stati membri non le
finanziano come dovrebbero. Ha terminato
facendo presente che il People's Health Movement - di cui Sanders fa parte - ha prodotto
una
Dichiarazione alternativa promossa dalla società civile che contiene 10
richieste chiare, come la Tobin tax (la tassa sulle transazioni
finanziarie). Perchè non l'hanno chiesta le Nazioni Unite?
traduzione
in italiano dell'intervento di
David Sanders
sintesi
delle relazioni di David Sanders e di altri alla
conferenza di Rio (in inglese)
le
10 azioni proposte dalla Dichiarazione alternativa (in italiano)
video della
standing ovation a David Sanders
- crisi del capitalismo e salute
Angelo Stefanini scrive
sul Blog Saluteinternazionale.info le sue considerazioni
a margine di un convegno militante tenutosi recentemente ad
Ankara.
"Data la mole di letteratura ormai disponibile, dice
Stefanini, non c’era bisogno di partecipare a un convegno
internazionale - “Crisi del capitalismo e salute” - per
avere conferme che il capitalismo fa male alla salute. Ciò
che invece i partecipanti hanno vissuto in tre giorni di
discussioni ad Ankara, Turchia, è stata l’energia
intellettuale che scaturiva dalla percezione di far parte di
una lotta comune di cui ciascuno portava la propria
testimonianza. Dai vari interventi è apparso
chiaro il violento assalto che in questo momento storico sta
subendo la sanità di tutti i paesi, stretta tra forze che
tentano di trasformarla in una merce e tra quelle che
premono per renderla (o mantenerla) un servizio totalmente
pubblico.
il post di Angelo Stefanini su Saluteinternazionale.info
- il codice violato 2011
Il Codice
violato è la pubblicazione quadriennale di IBFAN
Italia (IBFAN, International Baby Food Action Netwotk) che raccoglie le
violazioni registrate nel periodo di riferimento nel nostro paese, oltre a
riportare il riassunto dell'analoga versione internazionale
"Breaking the Rules, Stretching the Rules".
La versione del 2011 si può acquistare tramite il sito di IBFAN Italia dove
è visibile l'indice.
Il
codice violato 2011 cos'è, come acquistarlo
- la promozione scientifica dei nuovi farmaci
"Quali sono le fonti più qualificate per avere una
valutazione della qualità scientifica degli studi clinici randomizzati relativi
ad uno specifico farmaco? I procedimenti giudiziari che vedono coinvolte le
aziende farmaceutiche". Inizia così un articolo di Giuseppe Tibaldi su. n.
1/2011 di Dialogo sui Farmaci, che descrive come, nel corso di questi
procedimenti giudiziari, si è potuto verificare in modo accurato quale sia la
strategia delle aziende farmaceutiche nella creazione delle evidenze
scientifiche favorevoli, necessarie per la credibilità scientifica di un loro
prodotto. I due casi più significativi citati, riguardano la promozione del
rofecoxib e della sertalina. I principali attori invisibili di questo scenario
nascosto, sono gli autori fantasma (ghostwiters), gli autori ospiti (guestauthors)
e le aziende private specializzate nella promozione scientifica di un nuovo
farmaco. Inoltre le industrie farmaceutiche ottengono i risultati che vogliono
anche grazie a scelte metodologiche precise nella conduzione degli studi, che
apparentemente non ne inficiano la qualità scientifica e permettono di superare
facilmente la possibile barriera dei Comitati Etici incaricati di valutarli. Ciò
che emerge - spiega Tibaldi - è una forma di esplicita manipolazione degli studi
di efficacia che prende il nome, nel suo complesso, di “ghost management”
(gestione fantasma).
l'articolo di Giuseppe Tibaldi su Dialogo sui farmaci
- Un Pediatra per Amico libero dalla pubblicità
Dallo scorso mese di ottobre Un Pediatra per
Amico (UPPA), rivista per i genitori scritta e diffusa dai pediatri, ha deciso
di rinunciare alla pubblicità. Si legge sul sito di UPPA:
"Questo numero di UPPA
esce senza la "rete di protezione" della pubblicità. Tutti i giornali sostengono
una parte dei costi con la pubblicità che viene in abbondanza se si fa parte di
un gruppo editoriale, oppure se si accetta di condizionare il contenuto agli
interessi degli inserzionisti. UPPA ha scelto di essere indipendente".
Ci complimentiamo con
UPPA. Una scelta sicuramente apprezzata anche dai genitori, sempre più attenti
alle possibili influenze degli interessi del mercato sulle informazioni che
riguardano la salute dei loro figli.
la notizia sul
sito di UPPA
- le linee guida sono basate sulle evidenze?
Le linee guida (LG) servono a standardizzare i
metodi di cura secondo le migliori e aggiornate evidenze scientifiche. Per
produrle si cercano in genere esperti di quel settore, che possono avere o aver
avuto legami economici con l'industria farmaceutica a vario titolo. Questi
conflitti di interesse (COI) creano la condizione del ‘servo di due padroni’.
Proprio per questo di recente l’Institute of Medicine ha raccomandato
l’esclusione di soggetti con COI dalla stesura di LG. Per valutare l'incidenza
del fenomeno alcuni ricercatori di università americane hanno pubblicato sul
British Medical Journal (BMJ) uno studio sulla prevalenza dei COI tra i
membri estensori di LG su diabete e dislipidemie in USA e Canada. E' risultato
che più della metà degli estensori delle LG avevano COI. Le LG sponsorizzate da
organizzazioni governative avevano in genere meno COI di quelle sostenute da
sponsor non governativi (16% vs 69%). L’articolo conclude rimarcando la notevole
influenza dell’industria farmaceutica e auspica per il futuro una produzione di
LG compilate da medici e ricercatori privi di COI, unica strada per migliorare
la qualità. L’articolo è commentato da un editoriale che invita a un cambio di
mentalità sul problema dei COI, dal momento che la legislazione da sola non ha
prodotto risultati sufficienti. Bisognerebbe stigmatizzare come inaccettabili i
COI considerandoli alla stregua del fumo in un luogo pubblico. Fino ad allora
continueremo ad essere servi di questa industria del farmaco che modella i suoi
comportamenti sull’andamento di mercato. E in Italia? Si chiede Giovanni
Peronato, facendo riferimento alle recenti
indicazioni AIFA sui farmaci per le dislipidemie
Leggi l'articolo di
Giovanni Peronato
- la storia dell'acqua in bottiglia
In un video della serie "La storia delle cose",
Annie Leonard racconta come le aziende abbiano convinto i cittadini a bere acqua
in bottiglia invece di quella del rubinetto. Nel filmato si parla degli enormi
consumi di acqua in bottiglia negli USA, ma anche l'Italia non scherza. L'acqua
è un diritto, vorrebbero farcelo dimenticare. Non lasciamoci ingannare!
il Video sulla storia dell'acqua in bottiglia
il sito
del Forum italiano dei movimenti per l'acqua bene comune
ottobre 2011
- medici americani partecipano all'occupazione di Wall Street
Il movimento "Occupy Wall Street" (occupare Wall
Street) sta dilagando negli USA. Un post di Mattew Anderson sul Blog di Social
Medicine, informa che anche i medici di alcune associazioni e i medici del
Bronx, oltre a molti infermieri, stanno partecipando alle dimostrazioni di
protesta pacifica che si stanno svolgendo negli USA contro l'attuale sistema
economico-finanziario. "Cosa ha a che fare la salute con Wall Street?" si chiede
Matthew Anderson e la risposta in sintesi è che "se l'economia non è buona, il
popolo non sarà sano".
Vedi il post su Social Medicine
-
Linee Guida francesi ritirate per potenziali conflitti di interesse
Il British Medical Journal informa che, in Francia, la più
alta Corte amministrativa ha deciso il ritiro immediato di linee guida
prodotte dall'Autorità Sanitaria di quel paese, per potenziali distorsioni e
mancata dichiarazione dei conflitti di interesse da parte di alcuni autori. Il
problema era stato
sollevato da Formindep (associazione francese che promuove la formazione e
l'informazione medica indipendente) che si è rivolta alla Corte dopo il rifiuto
dell'Autorità di ritirare le linee guida sul diabete di tipo 2 e sulla malattia
di Alzheimer. L'accusa di Formindep riguardava il fatto che i
coordinatori di entrambi i gruppi di lavoro
avevano conflitti di interesse “maggiori” e 4 membri del gruppo di lavoro sul
diabete di tipo 2 non avevano presentato la dichiarazione pubblica sui conflitti
di interesse. Contravvenendo così alla legge nazionale sui conflitti di
interesse e alle regole interne della stessa Agenzia.
Il presidente dell'Autorità,
Jean-Luc Harrousseau, ha annunciato che tutte le
linee guida prodotte dal 2005 verranno riesaminate per quanto riguarda la
gestione del conflitto di interessi e, se necessario, ne verranno ritirate
altre. E in Italia? Attualmente i
conflitti di interesse di chi redige linee guida o raccomandazioni delle Agenzie nazionali
non sono accessibili.
Il Sistema Nazionale Linee Guida richiede agli esperti una
dichiarazione ma non ne pubblica i risultati. E le
regole per la gestione di eventuali conflitti di
interesse non sono note.
Un primo traguardo auspicabile
sarebbe la trasparenza.
Leggi la
traduzione libera di Luisella Grandori
Leggi l'extract dell'articolo del BMJ
- le nuove indicazioni dell'Agenzia del farmaco allargano l'uso delle
statine
L'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha rivisto
di recente le indicazioni per la prescrizione degli agenti ipolipemizzanti. Le
modifiche attuate comportano nei fatti un notevole allargamento della
popolazione sottoposta a prevenzione primaria con statine. Un articolo di
Alessandro Battaggia sul n. 4 di Dialogo sui farmaci
(Dsf) analizza in dettaglio le nuove indicazioni mettendone in luce le
criticità. All'articolo è correlato un editoriale di Silvio Garattini che
si chiede con quali criteri e con quali evidenze siano state realizzate le
valutazioni dell'AIFA A suo parere "L’AIFA non ha certo agito tenendo presente
la medicina basata sull’evidenza". Dsf avverte che le numerose richieste di
chiarimento pervenute all'AIFA sulle nuove indicazioni verranno sottoposte al
vaglio della la Commissione tecnico-scientifica. Ci auguriamo - per la salute
dei cittadini - che vengano modificate le tante criticità rilevate e che vengano
rese pubbliche le dichiarazioni dei conflitti di interesse dei membri della
Commissione e le regole stabilite per la loro gestione.
Leggi l'articolo di Battaggia
Leggi l'editoriale di Garattini
- summit sulle malattie croniche: tutti i nodi vengono
al pettine
La 66a assemblea delle Nazioni Unite,
svoltasi a New York il 19-20 settembre, ha dedicato al tema delle malattie non
trasmissibili (NCDs non communicable diseases) una riunione di alto livello. E'
la seconda volta, dopo L'AIDS nel 2001, che un argomento di salute entra
nell'agenda dell'ONU. I numeri dei quattro grandi killer oggetto del summit
(malattie cardiovascolari, diabete, tumori, malattie respiratorie croniche),
sono noti e sono peraltro note anche le contromisure più efficaci.
Perchè allora il documento finale sembra così
timido? Solo buoni propositi, dichiarazioni di principio, nulla di realmente
vincolante, niente obiettivi precisi e misurabili, nessuna allocazione di
risorse. Che avesse ragione Margaret Chan, direttore generale dell'OMS quando
quest'anno a Mosca ha detto: la maggior parte delle minacce nei confronti
della salute che contribuiscono alle NCDs vengono dalle corporazioni che sono
grandi ricche e potenti, guidate da interessi commerciali, e per nulla
'amichevoli' nei confronti della salute? In effetti esistono soggetti
portatori di potenti interessi che sugli stili di vita insalubri guadagnano:
industria del tabacco e dell'alcol, produttori di cibi e bevande, case
farmaceutiche, etc. Ma la domanda fondamentale è: perché i rappresentanti di
questi interessi forti siedono immancabilmente ai tavoli in cui si decide
riguardo alla
salute pubblica? Le industrie
andrebbero opportunamente coinvolte negli aspetti pratici della fase attuativa,
non come membri del gruppo che sviluppa le politiche.
E come mai tra i fattori di rischio
non risulta l'inquinamento? Una svista troppo vistosa per poter passare
inosservata. Che l'argomento sollevi interessi talmente grandi da non poter
essere neanche citato? Insomma la madre di tutte
le preoccupazioni degli osservatori più sensibili è che gli interessi privati
finiscano per prevalere sulla decisione di interventi per la salute pubblica basati
su prove di efficacia. Maledetti conflitti di interessi. Stretti tra conflitti
di interesse, i cittadini come al solito risultano schiacciati, come la recente
crisi economica dimostra.
Leggi tutto l'articolo di Vittorio Fontana
- più di 140 organizzazioni non governative scrivono
all'ONU
In occasione del summit per le malattie croniche,
più di 140 organizzazioni non governative hanno scritto alle Nazioni Unite per
esprimere la loro preoccupazione e fare due richieste fondamentali: 1) che si
riconosca e si faccia distinzione tra le industrie, comprese le organizzazioni
no-profit coinvolte negli interessi commerciali, e le organizzazioni non
governative di pubblico interesse, entrambe attualmente comprese nella
definizione di “Società Civile”, senza distinzione; 2) che si sviluppi un
“Codice di Condotta” che stabilisca chiare regole di base per interagire con il
settore privato, gestisca i conflitti di interesse e faccia distinzione tra lo
sviluppo delle politiche e un coinvolgimento appropriato nell’attuazione.
Leggi il documento delle organizzazioni non governative (in inglese)
Leggi il documento delle organizzazioni non
governative (in italiano)
- lettera a un ministro della salute immaginario
Tony Delamothe, vice-direttore del British Medical Journal (BMJ),
dopo la conclusione del summit delle Nazioni Unite sulle malattie croniche
del 19 e 20 settembre a New York,
ha scritto una lettera a un ministro della salute immaginario. "Lei
sa già che le malattie cardiache, polmonari, i tumori e il diabete, messe
insieme uccidono metà della popolazione del suo paese", esordisce Delamothe
interpellando il Ministro. "Il summit riconosce che la prevenzione è la pietra
miliare delle risposte alle malattie croniche. Quindi cosa deciderà di fare per
i fattori di rischio messi in luce dal summit: uso di tabacco, dieta non
salutare, mancanza di attività fisica e abuso di alcol?".
Con una serie di esempi inequivocabili, Dealmothe dimostra al Ministro che gli strumenti
più efficaci per modificare comportamenti rischiosi e prevenire le malattie croniche
oggetto del summit, sono la
legislazione, i regolamenti e le tassazione. Mentre
l'industria vorrebbe che le misure da prendere fossero volontarie. E conclude la
lettera dicendo: "La
dichiarazione del summit che anche lei ha firmato sarebbe
stata molto più onerosa se le politiche e gli obiettivi concordati da paesi come
il suo non fossero stati sistematicamente 'cancellati, diluiti e abbassati di livello' come hanno lamentato il mese scorso al segretariato generale delle
Nazioni Unite, le associazioni per le 4 malattie in discussione. Ma
non c’è niente che le impedisca di agire secondo le evidenze accumulate".
Leggi la traduzione libera di Luisella Grandori
Leggi
l'extract dell'articolo sul BMJ
settembre 2011
- la risposta del presidente Bianco
Il presidente della Federazione nazionale degli
Ordini dei medici ha risposto alla nostra lettera aperta che chiedeva di fare
chiarezza sulla denuncia di coinvolgimento di un medico nelle vicende
inquietanti di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001. Ringraziamo
pubblicamente il dr. Amedeo Bianco per l'attenzione e per l'informazione
trasparente. Ci auguriamo che si riesca a fare luce al più presto su quanto
accaduto.
Leggi la risposta del presidente Bianco
Leggi la lettera dei Nograzie
- telefoni cellulari: 10 richieste e 10 consigli
I Medici di Vienna hanno formulato 10 richieste
rivolte ai media e ai
politici su telefoni mobili e wi-fi. Il documento sta girando attraverso varie
associazioni europee, tra le quali
A.P.P.L.E.
(Associazione per la
Prevenzione e la Lotta all'Elettrosmog) che è impegnata da tempo in Italia in
diverse azioni di informazione sul tema con particolare attenzione alle scuole.
Il documento
dei Medici di Vienna (tradotto in italiano)
Il
documento dei Medici di Vienna (in inglese)
Le 10 regole per l'uso
sicuro del cellulare (Campagna di A.P.P.L.E)
- il Benfluorex, una storia ignobile
Una saga durata 33 anni.
Tra i 500 e i 2.000 cittadini francesi
sono morti (e molti di piu si sono ammalati) di valvulopatia cardiaca in seguito
all’assunzione tra il 1976 e il 2009 di benfluorex, un farmaco anoressizzante
travestito da adiuvante glicometabolico per soggetti diabetici. La storia di
come ciò sia potuto accadere è ignobile, come tutte le storie che fanno
prevalere sul diritto alla salute delle persone gli interessi economici di
qualcuno, in questo caso quelli dei laboratori Servier, secondo gruppo
farmaceutico francese. Questa la premessa all'articolo pubblicato
sul n. 3/2011 di Dialogo sui Farmaci.
Su Saluteinternazionale.info Guido Giustetto aggiunge
altre notizie
interessanti su "come le strategie di
marketing, la promozione e la lobby, siano riuscite a tenere in commercio per
più di 30 anni un farmaco (e venderne oltre 145 milioni di confezioni a più di 2
milioni di pazienti) che fin dall'inizio della sua commercializzazione
presentava evidenti elementi di pericolosità per la salute".
Un altro
particolare singolare è la censura del sottotitolo del libro di Irène Frachon,
medico francese che ha vissuto in prima persona la vicenda del benfuorex
(commercializzato in Francia come Mediator) nella tenace difesa della salute dei
suoi pazienti. Al libro intitolato "Mediator 150 mg. Combient de morts?" (Quanti
morti?) – spiega
la rivista
Préscrire
-
è stato
censurato il sottotitolo "Quanti morti?".
Leggi l'articolo
di Giustetto su Saluteinternazionale.info
agosto 2011
- la ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business
Più di 100 organizzazioni di ricerca e della
società civile (compresi i Nograzie) hanno mandato una lettera aperta alla
Commissione Europea in merito alle strategie per il finanziamento della ricerca
proposte per il periodo 2014-2020. Questa lettera è ora aperta alle adesioni
individuali.
Per firmare la Lettera vai sul sito di Sciences Citoyennes
Vedi la
traduzione della Lettera in italiano
- i dispositivi medici in Europa - il prezzo che la salute paga
all'innovazione
Apparecchiature per aerosol e la ventilazione
assistita, apparecchiature per la chirurgia e la dialisi, pacemaker e valvole
cardiache, cateteri e sonde, ma anche profilattici e impianti dentali. Questi e
molti altri, oltre 200.000 nella sola Europa, sono i dispositivi medici,
regolamentati dalla Direttiva CEE 93/42. Questa permette, secondo John Wilkinson, direttore
dell’associazione dell’industria Europea dei dispositivi medici, “il più
rapido accesso alla tecnologia medica assicurando i più alti standard di
sicurezza”. Ma se le condizioni sono favorevoli per l’industria, non tutti
sono d’accordo che ciò sia altrettanto vero per i pazienti. Il dibattito su come
garantire innovazione e sicurezza si svolge all’interno delle commissioni
europee, ma una serie di articoli recentemente pubblicati sul British Medical
Journal cerca di fare luce sul problema. E si impara ad esempio che per una protesi dell'anca, il ritiro dal commercio è
avvenuto solo dopo anni in cui l’azienda ha negato che le protesi fossero causa
di dolore e invalidità nei pazienti. A posteriori sembra che le parti metalliche
rilasciate dall’usura della protesi siano la causa della reazione che distrugge
i tessuti molli periarticolari. Inoltre, in alcuni pazienti, i metalli di cui la
protesi è fatta – ioni cromo e cobalto – venivano rilasciati nel sangue e nel liquido
cefalorachidiano dei pazienti. Questa vicenda mostra il potere delle
aziende nel decidere del destino dei loro dispositivi e al contrario la
debolezza delle agenzie regolatorie in Europa. E’ necessario disegnare un nuovo
equilibrio per creare un ambiente regolatorio che incoraggi la progettazione e
la diffusione di dispositivi medici e provveda uno standard di sicurezza tale
per cui chi usa il dispositivo sia sicuro che è stato adeguatamente esaminato.
Leggi
l'articolo di Luca Iaboli
- indicatori surrogati di malattia sotto inchiesta:
correlazioni incerte, conseguenze fatali
Viviamo in un'epoca in cui la medicina é pervasa
da numeri, afferma Moynhian in uno dei suoi consueti articoli sul BMJ.
Sono i marcatori surrogati e misurano il livello del rischio individuale di
contrarre una certa malattia. Una persona sana può essere dichiarata malata
(almeno potenzialmente) se non ha i ‘numeri giusti’. Le malattie principali
della nostra epoca, infarto, ictus, diabete, fratture ossee, vengono per così
dire scambiate con numeri che indicano rispettivamente i livelli di colesterolo,
pressione arteriosa, glicemia, densità minerale ossea. Questi numeri devono
sottostare a un limite artificiosamente imposto da comitati di 'esperti', in
caso contrario si diventa bisognosi di intervento farmacologico. In questo modo
il significato originale di prevenzione si é gradualmente perduto, scambiando i
fattori di rischio con le malattie e gli obiettivi centrati sul paziente
(aumentata sopravvivenza) con quelli centrati su parametri biologici
(raggiungimento di un target numerico). Esistono numerosi e tragici esempi di
come perseguendo il miglioramento di un marker surrogato non si siano ottenuti i
risultati attesi, in molti casi giungendo al paradosso di aumentare la
mortalità. E' tempo di rivedere questo
sistema che scambia le malattie con i loro marcatori surrogati. Si é arrivati a
una eccessiva semplificazione della patogenesi delle malattie, anche sulla
spinta di studi sponsorizzati dall'Industria del farmaco. I benefici paventati
dai risultati degli studi potrebbero in realtà essere 'artefatti', letteralmente
creati ad arte (dallo sponsor). E' ora di insegnare nuovamente agli studenti di
medicina ad occuparsi della salute delle persone e non solo dei loro marcatori
biologici, dice G. Guyatt, docente alla McMaster University e di chiederci -
conclude Moynhian - se non esista un modello nuovo e più sano di medicina basato
su sistemi meno costosi e pericolosi per ridurre le sofferenze umane.
Leggi la
traduzione e i commenti di Giovanni Peronato
Leggi l'extract dell'articolo di Moynhian
- dati di prescrizione e promozione dei farmaci negli USA
Nei mesi scorsi negli USA si è
discusso sulla possibilità che gli Stati regolamentino (nei fatti impediscano)
la vendita da parte delle farmacie dei dati di prescrizione dei singoli medici
all'industria farmaceutica che li utilizza per rendere più efficaci e
individualizzati gli incontri dei loro rappresentanti con i medici stessi. La
legge del Vermont che andava in questa direzione è stata cassata dalla Corte
Suprema, che si é appellata al diritto di parola, sancito dal primo emendamento
della Costituzione. Questa sentenza ha privilegiato la difesa di un mero fatto
commerciale, volto a influenzare le prescrizioni dei medici, rispetto alla
privacy di medico e paziente e alla tutela di un'informazione non menzognera e
fuorviante. La sentenza apre peraltro inedite strade alla possibilità di
deregulation su temi altamente sensibili come quelli normati dalla FDA, per
esempio sulla pubblicità dell'uso off label (fuori delle indicazioni
autorizzate) dei farmaci. In Italia, per fortuna e per ora, vige il divieto per
le farmacie di fornire ai rappresentanti farmaceutici, definiti Informatori
Scientifici del Farmaco (ISF), notizie sulle abitudini prescrittive dei medici,
come stabilito dai regolamenti regionali, basati sulle linee Guida di
regolamento regionale dell’informazione scientifica sul farmaco. Guido Giustetto
ha scritto una sintesi dei contenuti di tre articoli pubblicati sul
New England Journal of Medicine sulle limitazioni proposte
negli USA e le contestazioni della Corte Suprema.
Leggi l'articolo di Guido Giustetto (contiene anche i link agli articoli
del New England, tutti a libero accesso)
luglio 2011
- lettera aperta al presidente Bianco
Nell’articolo “G8 di Genova. Il medico di Bolzaneto ha fatto carriera”
pubblicato sul Fatto quotidiano del 13 luglio, si riferisce che un medico
coinvolto nelle vicende di Genova 2001, è uscito dal processo solo grazie alla
prescrizione e secondo la Corte d’Appello “anziché lenire la sofferenza delle
vittime di altri reati, l’aggravò, agendo con particolare crudeltà su chi inerme
e ferito, non era in grado di opporre alcuna difesa”.
Inoltre si denuncia che non
sia stato sanzionato in alcun modo, anzi premiato.
Abbiamo scritto una lettera
aperta al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Amedeo
Bianco, per chiedergli di fare luce sull’accaduto. Il
Codice Deontologico è molto chiaro: “dovere del medico è la tutela della
vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza
nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza
distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di
condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali
che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
Leggi la lettera aperta al presidente Bianco
Leggi l'articolo sul Fatto quotidiano
- Diaz,
non lavate quel sangue
E’ stata
annunciata l’uscita imminente del film di Daniele Vicari “Diaz, non lavate questo
sangue”, che ricostruisce gli eventi drammatici del G8 di Genova 2001
nella scuola Diaz. “Racconto
qualcosa che non avrebbe dovuto accadere – dice Vicari - e temo che possa
succedere ancora, perché nessuno delle istituzioni ha avuto il coraggio non dico
di chiedere scusa ma almeno di fare davvero chiarezza sui fatti”. Amnesty
International ha definito quei fatti “la più grave sospensione dei diritti
democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Siamo
anche noi insieme ai tanti che non vogliono dimenticare e chiedono che sia fatta
luce su quanto accaduto.
Vedi il trailer del film
Leggi qualche notizia sul film
- malattie croniche: un progetto apparentemente virtuoso
Sul
British Medical Journal del 9 luglio Iona Heath (presidente del Royal
College dei Medici di famiglia britannici) critica il piano per le malattie
croniche proposto dalla Non-Communicable Diseases Alliance, che sarà
discusso il 19 e 20 settembre a New York in un summit con le Nazioni Unite. Le
preoccupazioni della Heath sono principalmente due. La prima è la necessità di
distinguere tra morte precoce/evitabile o meno. La NDC Alliance afferma
che “le NCDs contribuiscono in larga misura alla mortalità globale”. Ma non è
esattamente così. In Europa l’81,2% degli uomini e il 90,4% delle donne muoiono
per una malattia cronica; in Africa solo il 24% degli uomini e il 25,8% delle
donne. Quando la gente è messa in condizione di arrivare alla vecchiaia, allora
si – afferma la Heath – che morirà per una malattia cronica. Gli sforzi
andrebbero concentrati piuttosto sulla mortalità precoce/evitabile con un
efficace e tempestivo sistema di cure. La seconda preoccupazione è il
riferimento a valori pressori >140/90 mmHg o concentrazioni di colesterolo >5,2
mmol/L. Queste soglie inopportune - dichiara la Heath - hanno già prodotto una
medicalizzazione senza precedenti nei paesi ricchi e hanno fatto sprecare
imponenti quantità di risorse sanitarie. Sarebbe una vera tragedia se queste
soglie venissero utilizzate anche nei paesi poveri. Lo stesso problema si
estende ai
programmi
di screening tumorali. Le evidenze dimostrano rischi crescenti di eccessi di
diagnosi (falsi positivi). La NCDs Alliance ha pubblicato un documento
per “una prevenzione su larga scala, diagnosi precoce e programmi di screening
per le popolazioni a rischio per NCDs”. Come mai? Secondo la Heat l’indizio deve
essere ricercato nel suo “Gruppo di Supporters”: Roche, Medtronic,
Sanofi-Aventis, Novo Nordisk, Takeda, Eli Lilly, Johnson & Johnson e Pfizer;
queste aziende avrebbero un enorme profitto se screening inappropriati fossero
implementati in ogni parte della terra! Come non condividere le preoccupazioni
di Iona Heath?
Leggi la traduzione sintetica di Sergio Conti Nibali
Leggi
l'extract sul BMJ
- medici per la decrescita
All’interno del movimento della Decrescita Felice è nato il progetto Medici
per la decrescita. Partendo dai principi della teoria economica della Decrescita,
propongono un uso appropriato dei farmaci e puntano sulla prevenzione attraverso
stili di vita "decrescenti"; si impegnano a non medicalizzare eccessivamente
eventi naturali (come gravidanza, menopausa, vecchiaia, ecc.); privilegiano un
approccio olistico mirato al paziente piuttosto che alla malattia e il lavoro in
equipe per favorire il confronto anche interdisciplinare. Hanno particolare
attenzione alla salute in rapporto all'ambiente e, anche per questo aspetto, si
rifanno ai principi della Decrescita. Tra
i criteri per aderire al progetto, è compresa l’adesione (opzionale)
alle regole dei Nograzie. Salutiamo con gioia la nascita di questo nuovo
gruppo coordinato da un giovane medico di Aosta, Jean-Louis Aillon.
Leggi
il progetto Medici per la decrescita
- slow medicine
Per una medicina "sobria, rispettosa e giusta",
così definiscono gli obiettivi di Slow medicine i suoi fondatori che l'hanno
presentata il 29 giugno a Ferrara. Un'idea di Andrea Gardini, da sempre
impegnato sul fronte della valutazione della qualità dell'assistenza sanitaria,
che ha ripreso il termine (Slow medicine) coniato da alcuni medici stranieri.
L'Istituto Change, con Giorgio Bert e Silvana Quadrino, è co-fondatore
dell'Associazione. La proposta si rifà ad alcuni degli strumenti più
condivisibili messi a punto negli scorsi decenni, come la medicina basata sulle
evidenze e la medicina narrativa. Sottolinea inoltre l'importanza di buone
pratiche comunicative e il concetto tanto caro a molti di noi del "far meglio
con meno". Per ora si tratta di una rete di idee in movimento, dicono i
fondatori. Ne seguiremo con interesse le future evoluzioni.
Vedi il sito di Slow
medicine
- Fukushima: radioattività nelle urine
Dopo giorni di prime pagine dei quotidiani e
aperture dei telegiornali, il dramma di Fukushima è stato rimosso dalla nostra
attenzione. Ma la comunità scientifica indipendente ci informa che la situazione
è tutt'altro che tranquillizzante. Tracce di Cesio radioattivo sono state
riscontrate in 15 persone residenti al di fuori della no-entry zone, oltre 40 Km
dalla centrale nucleare. Normalmente - dice Ernesto Burgio, direttore
scientifico di ISDE, Medici per l'ambiente - in caso di incidente quello che si
va a verificare la cosiddetta esposizione (irradiazione) "esterna" mentre il
dato veramente significativo è la contaminazione "interna" per via inalatoria,
ma soprattutto per via alimentare. Il Cesio 137 si fissa nei muscoli e nel
sistema nervoso centrale. Il suo ritrovamento è l'indicatore chiave di una
contaminazione attraverso la catena alimentare. Il Cesio ha un'emivita di 30
anni e quindi rimane nelle catene alimentari per diversi decenni. Le quantità
riscontrate nelle urine di queste persone sono superiori a quelle considerate
ammissibili in un anno. Certo il campione è piccolo ma è stato raccolto in modo
casuale (random) in persone che vivevano a grande distanza di spazio una
dall'altra. Questo potrebbe significare che il problema riguarda un numero assai
elevato di persone e che la loro esposizione è stata molto superiore a quanto
riferito finora. Il Cesio si fissa nei tessuti anche degli animali e gli
alimenti possono contenere una piccola fonte radioattiva che rimane attiva per
decenni. Cosa significherà per il futuro che le catene alimentari e i fondali
marini siano stati contaminati? Sarà un problema da valutare nei prossimi
decenni, non è allarmistico affermare che la contaminazione sia potenzialmente
globale. Speriamo che ci sia la volontà di monitorare questo dato tanto
importante. I modelli di esposizione al rischio che continuano ad essere
adottati, sono vecchi di 40 anni e non sono più validi. Il vero problema è
l'esposizione a piccole dosi quotidiane di radionuclidi che si fissano nei
tessuti, passano attraverso la catena alimentare e addirittura attraverso la
placenta e raggiungono l'embrione e il feto determinando patologie nei bambini
che si manifestano magari 20 anni dopo. Questa è la vera dimensione del
discorso, conclude Burgio.
Senti
l'intervista di Ernesto Burgio su "Cado in piedi"
Leggi le
prime valutazioni sull'incidente di Fukushima di Giorgio Ferrari e Angelo
Baracca
- conflitti di interesse nella sanità globale
"Il conflitto d’interesse raggiunge in Italia
vette irraggiungibili. Ma il nostro non è certo l’unico luogo sulla terra dove
si manifesta. Come meravigliarsi se a volte, nel settore salute, le politiche
sembrano privilegiare gli interessi di pochi più che i diritti di molti.", dice
Adriano Cattaneo sul blog
Saluteinternazionale.info. E fa una lista, in ordine alfabetico di alcuni
funzionari di alto livello di agenzie internazionali che alla fine del loro
mandato sono passati armi e bagagli al servizio di multinazionali e altre
imprese private. Una pratica sempre più diffusa: questi funzionari di
alto livello sono in possesso di informazioni sensibili e confidenziali che
potrebbero essere molto utili al settore privato per definire nuove politiche e
strategie commerciali. Non meraviglia che ci sia una corsa per accaparrarseli.
La lista è sicuramente incompleta, e manca una lista nazionale.
Leggi il post di Adriano Cattaneo su Saluteinternazionale.info
- le lezioni di Michael Sandel
Pare che Michael
Sandel, professore di filosofia politica dell’Università di Harvard,
stia infiammando i giovani di tante parti del mondo. Le sue lezioni sulla giustizia sollevano interrogativi etici su svariati
temi d’attualità, intrecciando le teorie dei filosofi classici con la vita
contemporanea. “Qual è la cosa giusta da fare?” chiede Sandel ai suoi studenti
per ogni situazione concreta proposta alla discussione. Oltre alle
sollecitazioni di Sandel, è particolarmente interessante ascoltare cosa dicono
gli studenti.
Ascolta le lezioni di
Michael Sandel (sottotitolate in inglese)
- let's make money
L'ultimo documentario di Erwin Wagenhofer, Let's make money
(facciamo soldi), descrive i retroscena dell'"industria della
finanza" attraverso interviste a esperti del settore di vari paesi del mondo.
Una
storia che parte da lontano, dagli anni '70, con le azioni sostenute dal Fondo
Monetario Internazionale e la Banca Mondiale: deregolamentare i mercati
finanziari mondiali e la circolazione delle merci, indebolire gli Stati per ridurre
la loro capacità di proteggere i cittadini ed esigere la privatizzazione delle
industrie di Stato per poterle svendere a investitori esterni. I risultati
drammatici di queste azioni sono ormai sotto gli occhi di tutti. Se continueremo
su questa strada - dichiara Hermann Sheer membro del Bundestag tedesco -
ciò che è successo con la seconda guerra
mondiale si ripeterà sotto un'altra forma. A pagare - conclude Sheer - sono
sempre i comuni cittadini, i "piccoli", coloro che non hanno alcun potere e influenza. A meno che non si
organizzino per rappresentare i loro interessi con abbastanza forza per fermare
questo processo.
Guarda il
documentario Let's make money su Youtube (sottotitolato in francese)
Leggi il commento di Cinemambiente
giugno 2011
- l'OMS verso la privatizzazione
Un articolo di Nicoletta Dentico sul Manifesto,
spiega con chiarezza la grave situazione in cui si trova l'Agenzia creata per
difendere la salute a livello mondiale. La questione è piombata al centro
dell'arena negoziale già all'inizio dell'anno - dice Dentico - durante una
riunione del Comitato esecutivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms),
quando la direttrice Margaret Chan ha preso in contropiede i 193 stati membri
annunciando il proposito di imbarcarsi in una consistente ristrutturazione
dell'agenzia. Con raro coraggio, secondo alcuni; con la sola (e meno nobile)
intenzione di blindare la propria candidatura a un secondo mandato, secondo
molti altri. Tant'è. La decisione di riformare la agenzia delle Nazioni Unite ha
dominato incontrastata la discussione all'annuale Assemblea Mondiale della
Sanità lo scorso maggio, agitando non poco gli animi della comunità impegnata in
salute pubblica e conquistandosi le prime pagine della stampa internazionale. Si
tratta di un passaggio storico per l'Oms, lo snodo più critico dai tempi della
sua fondazione nel 1948. L'Oms è malata, i sintomi sono numerosi e anche gravi,
ed emergono dai commenti di alcuni funzionari ai più alti livelli: assenza di
visione sul proprio ruolo, mancanza di coraggio e di leadership, scarsa
trasparenza, un'immagine pesantemente ammaccata negli ultimi anni dai ricorrenti
episodi di commistione con l'industria farmaceutica (ad esempio nella gestione
della influenza A e della H1N1, e nella scelta degli esperti di un gruppo di
lavoro per l'innovazione medica). L'indipendenza dell'Oms è messa in dubbio
dall'interno, laddove si riconosce che - sempre più spesso - la competenza
tecnica dell'organizzazione deve essere negoziata politicamente con gli
interessi degli stati, con esiti talvolta disarmanti. [continua]
Leggi
l'articolo sul Manifesto
- chi dovrebbe definire le malattie?
Chi stabilisce i confini tra ciò che è da
considerare normale, a rischio o patologico? E come avviene questo delicato
processo? Ray Moynhian, giornalista e docente universitario australiano,
analizza la situazione sulle pagine del British Medical Journal (BMJ) e
si chiede come sostituire le attuali commissioni di esperti pieni di conflitti
di interessi, che definiscono le malattie. La nostra propensione a prevenire le
malattie e la morte precoce - dice Moynhian - sta portando a ridefinire sempre
più persone sane come malate e a prescrivere loro dei farmaci che dovranno
prendere per tutta la vita per ridurre i rischi. Allagare continuamente i limiti
per definire una persona malata e abbassare le soglie per il trattamento,
finisce per esporre persone con problemi lievi o rischi modesti, ai danni e ai
costi di trattamenti di poco o nessun beneficio. Inoltre è diventato chiaro che
molti membri delle commissioni che hanno preso queste decisioni, hanno legami
finanziari diretti con le ditte che traggono benefici da questa estensione.
Secondo Moynhian, sta crescendo la preoccupazione che i medici stiano
iper-diagnosticando milioni di persone che, fino a poco tempo fa, venivano
considerate sane. Voci autorevoli si domandano se non sia venuto il tempo che la
società in generale abbia un ruolo più diretto nel decidere chi realmente meriti
di essere etichettato come malato e alcuni chiedono un rinnovamento importante
del modo di definire le malattie. Dopo una dettagliata e preoccupante analisi
della situazione, Moynhian conclude che questo rinnovamento è urgente. Non si
può che concordare con lui.
Leggi la traduzione libera e commentata di Luisella Grandori
Leggi
l'extract sul BMJ
- il vero costo della prevenzione con i farmaci
Molti anni fa Archibald Cochrane,
pioniere dell’epidemiologia clinica, suggeriva una gerarchia di evidenze negli
interventi di sanità pubblica, evocando l’immagine di una scala a tre gradini.
Il primo è rappresentato dall’efficacia di un farmaco (efficacy), in
genere prodotta attraverso uno o più studi controllati su popolazione
selezionata, il secondo esprime l’effettiva efficacia del farmaco nella
popolazione generale , tenendo conto dei rischi e dei benefici (effectiveness),
mentre il terzo gradino, il più ambìto, considera la sostenibilità economica
dell’intervento farmacologico in rapporto alle risorse impiegate (cost
effectiveness). In uno studio randomizzato controllato (RCT) il farmaco che
dimostra di essere efficace lo fa in confronto ad un placebo non alla miglior
terapia disponibile, lo fa in una popolazione super selezionata, seguita con
attenzione degli sperimentatori, con compliance elevatissime e seguendo rigidi
protocolli. Nella vita reale non succede così, i pazienti sono spesso affetti da
una comorbidità che li avrebbe esclusi dagli studi, assumono il farmaco solo nel
50% dei casi, con posologia differente da quella di riferimento (molto più
spesso inferiore) per una patologia non sempre identificata con chiarezza. Senza
tener conto di queste premesse molti si accontentano del primo gradino di
evidenza e tra questi alcuni ‘esperti’ di farmaco-economia, più spesso vicini
alle Aziende farmaceutiche: per loro ogni farmaco innovativo in base a dati
forniti da uno o più RCT è già cost effective. Purtroppo i dati degli
studi controllati sono da prendere con le molle e non possono essere brutalmente
trasferiti sulla popolazione generale. In un articolo pubblicato sul BMJ,
Teppo Järvinen e colleghi
chiariscono il concetto facendo alcuni esempi illuminanti con farmaci di largo
uso come le statine, gli antipertensivi e i bisfosfonati. Giovanni Peronato ha
tradotto liberamente l'articolo, con qualche
annotazione personale.
Leggi l'articolo di
Giovanni Peronato
Leggi
l'extract sul BMJ
- ebbene SI'!
Quattro SI' grandi come una montagna! I risultati
dei referendum hanno lasciato di sale chi si era dato tanto da fare perchè non
si raggiungesse il quorum. Tra la mancata informazione, l'invito più o meno
ambiguo a non andare a votare e la diffusione addirittura di date sbagliate del
referendum ai telegiornali, pensavano forse di riuscire a imbrogliarci, a prenderci in
giro. La risposta degli italiani è stata chiara e forte: 4 magnifici SI'.
Vedi i risultati dei
referendum, i magnifici 4
- il mito dell'Alzheimer
Si intitola così un libro di Peter J Whitehouse, neurologo
americano considerato uno dei massimi esperti mondiali di Alzheimer. E' un testo
divulgativo rivolto ai pazienti e alle famiglie dei pazienti, dedicato in gran
parte a promuovere un approccio meno pessimista alla malattia di Alzheimer (che
secondo l'autore non è altro che l'etichetta di comodo attribuita al fenomeno
molto più complesso dell'invecchiamento cerebrale) comunemente descritta come
devastante, inesorabile e senza speranze solo perchè non esistono farmaci in
grado di 'curarla'. C'è invece sempre spazio per prendersi cura
della persona, stimolarne le abilità residue, accompagnarla con la maggior
serenità possibile e arricchirsi umanamente. Whitehouse mette in dubbio perfino
la realtà biologica di questa malattia e critica il continuo rilancio di aspettative nei
confronti di cure miracolose che non arriveranno mai perchè - secondo lui - non
esiste una specifica malattia di Alzheimer. Si tratta in realtà di un
costrutto molto impreciso dal punto di vista scientifico.
Parla poi di quello che definisce
l'impero dell'Alzheimer, fatto di ricercatori in cerca di gloria
e soprattutto di fondi, degli enormi interessi delle case farmaceutiche e anche
delle associazioni; insieme sembrano più interessati ad automantenersi che a
trovare soluzioni reali per i pazienti. Dice testualmente:
la malattia di Alzheimer è diventata un'impresa multimiliardaria e l'etichetta
di AD (alzheimer disease) è in gran parte promossa dalle case farmaceutiche e da
alcuni illustri accademici. Gli uni e gli altri sfruttano da un punto di vista
imprenditoriale la rappresentazione iperbolica dell'AD per focalizzare
l'interesse sulla demenza, massimizzare il sostegno alla ricerca e tener in
piedi l'impero clinico che è stato costruito intorno all'Alzheimer.
Leggi il commento di Vittorio Fontana
Leggi la scheda del libro
- cellulari a rischio cancro
La notizia ha fatto in
poche ore il giro del mondo. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro
ha inserito i cellulari e in generale i campi elettromagnetici a radiofrequenza
(wireless) nel "Gruppo 2B" che indica un possibile rischio cancerogeno
sugli esseri umani. I telefoni cellulari e gli altri apparati wireless
potrebbero essere, insomma, un fattore importante del notevole incremento di
tumori cerebrali che si è verificato, o meglio che si sta verificando negli
ultimi anni in tutto il mondo. E a dirlo non sono, questa volta, singoli
scienziati (alcuni ricercatori di livello internazionale lo sostengono da anni)
ma appunto la IARC, cioè la principale agenzia internazionale di ricerca sul
cancro, legata all'Organizzazione Mondiale della Sanità. O meglio 31 scienziati
di 14 paesi riuniti dalla IARC per una settimana, per una revisione accurata
della letteratura scientifica disponibili fino ad oggi sul tema. Alla fine di
questa full immersion il chairman del workshop targato IARC,
Jonathan Samet, della University of Southern California, ha dichiarato che "le
prove che si vanno accumulando siano ormai sufficienti a motivare l’inclusione
delle radiofrequenze elettromagnetiche tra gli agenti classificati come 2B, cioè
appunto come possibili cancerogeni”. Inizia così l'articolo di Ernesto Burgio
sul quotidiano Terra. Si tratta di una notizia destinata a suscitare accese
discussioni e polemiche - prosegue Burgio - di una notizia attesa e auspicata da
molti, temuta da altri. Come tutte le notizie che riguardano i rischi per la
salute nostra e dei nostri figli, legati ad un inquinamento ambientale sempre
più diffuso.. e sempre più invisibile. O per meglio dire: ad una trasformazione
sempre più rapida e globale della composizione chimico-fisica dell’ecosfera.
Cioè dell’aria che respiriamo e in cui ci muoviamo; dell’acqua che beviamo;
delle catene alimentari; degli stessi ecosistemi microbici (in primis di quelli
interni al nostro organismo).
Leggi l'articolo di Ernesto Burgio
Leggi il comunicato stampa della IARC
- è tempo di ricostruire le nostre evidenze scientifiche
Ancora
una volta Ray Moynihan, giornalista, scrittore, docente all'università di
Newcastle Australia, torna sul tema che gli è particolarmente caro, il rapporto
tra le evidenze degli studi medici e il bias da conflitto d'interessi. Rivelare
i conflitti di interesse potenziali è oramai diffusa consuetudine per poter
pubblicare nelle maggiori testate scientifiche, lo stesso non avviene invece per
le metanalisi. Paradossalmente il livello di evidenza più elevato, quello delle
metanalisi appunto, non deve sottostare a questa prassi al momento della
pubblicazione. La discrepanza viene bene evidenziata da uno studio canadese
apparso su JAMA nel marzo di quest'anno, che esamina 29 metanalisi
pubblicate su importanti testate scientifiche (con impact factor di almeno
10.0), e sul Cochrane Database of Systematic Reviews. Questo studio mette il
dubbio la validità di molte altre metanalisi. Afferma Brett Thombs, uno degli
autori, “difficile trovare un'area della ricerca medica non inquinata dai
conflitti di interesse - e prosegue - c'è un grosso rischio di bias ogni volta
che qualcuno testa un prodotto che egli stesso ha sviluppato”. Certo però non
basta dichiarare lo sponsor e gli eventuali COI degli autori per cancellare
automaticamente questo tipo di bias. Bisogna creare le premesse per una
produzione di dati scientifici credibili attraverso una ricerca non viziata
dagli interessi dell'industria. Senza apparire manichei non arriviamo a dire che
tutti gli studi sponsorizzati sono incorretti, ma si è accumulata oramai una
mole di evidenze che induce a pensare una forte contaminazione dei risultati.
Questa è percepibile quando vediamo studi sponsorizzati con campioni
numericamente elevati per evidenziare solo modesti benefici da parte di un nuovo
farmaco, per far passare come miracoloso un prodotto poco utile e dannoso.
Abbiamo già assistito ad un travisamento dei dati da parte dell'industria del
tabacco sugli effetti nocivi del fumo, delle industrie inquinanti sui
cambiamenti climatici e non è difficile sospettare che anche i colossi
farmaceutici possano inquinare la scienza medica con i loro dati falsamente
positivi.
Leggi la libera traduzione di Giovanni
Peronato
Leggi l'extract dell'articolo di Ray Moynhian sul BMJ
- appello dei medici di base per l'Acqua Bene Comune
Un gruppo di medici di base ha lanciato un
appello in difesa dell'acqua bene comune. "L’acqua, come l’aria, è un bene
primario non solo per l’uomo, ma anche per tutte le forme di vita sulla terra",
ricordano i medici.
La privatizzazione non è la soluzione a problemi
di disservizio o sprechi. Le esperienze di privatizzazione attuate in alcune
Regioni hanno determinato aumenti delle tariffe, riduzione della qualità e
quantità degli investimenti, incremento dei consumi, impedendo nel contempo un
controllo partecipato dei cittadini sulle scelte di programmazione e di
controllo. I firmatari dell'appello ritengono che "sulla
garanzia di alcuni beni essenziali, acqua ed aria in primo luogo, si basi la
convivenza di una comunità e la sua possibilità di coesione nella reciprocità,
nell’accesso e nel governo solidale e partecipato dei beni comuni di interesse
generale". E aggiungono: "Noi operiamo come medici di famiglia e siamo
preoccupati delle spinte che anche nella sanità tendono ad introdurre forme di
privatizzazione dei servizi; siamo convinti che vada difeso ed anzi rafforzato
il concetto di sistema sanitario nazionale e che anche per l’assistenza
sanitaria e la qualità e sicurezza ambientali si debba discutere come di beni
primari.
L’acqua in questa scala di valori per la vita viene al primo
posto". Chi condivide i
contenuti di questo appello può diffonderlo e metterlo in ambulatorio.
Leggi l'appello dei
medici di base
- SCRAM, ovvero la fine del nucleare
Un libro scritto a più mani da Angelo Baracca,
Ernesto Burgio, Giorgio Ferrari e Mycle Schneider.
Diversamente da quanto si
vuol far credere- si legge sulla scheda del libro edito da Jaca Book - il
nucleare non è una tecnologia avanzata, ma una tecnologia complicata,
vecchia, costosa e pericolosa, che in mezzo secolo ha creato - oltre all’incubo
tutt’altro che scomparso dell’olocausto nucleare - problemi gravissimi, che
graveranno per centinaia o migliaia di anni, senza avere apportato alcun
beneficio sostanziale o insostituibile. Questa tesi viene sviluppata nel libro
in termini analitici e rigorosi, analizzando in modo sistematico l’intero
ciclo nucleare per tutti gli aspetti rilevanti: emissioni di anidride
carbonica, indipendenza dalle fonti fossili, costi disaggregati, emissioni di
radioattività nel normale funzionamento, residui radioattivi ingestibili, rischi
e portata di possibili incidenti, pericoli di proliferazione militare. Un
capitolo di Ernesto Burgio analizza i danni biologici e sanitari delle
radiazioni ionizzanti in base ai risultati più recenti della ricerca biologica,
che dimostrano la profonda inadeguatezza dell’approccio e della normativa
ufficiali, e delle sue conclusioni tranquillizzanti per le piccole dosi di
radiazioni. L’ultima parte del libro è dedicata a dimostrare l’inconsistenza e
la impraticabilità delle soluzioni miracolistiche prospettate dall’industria
nucleare per prolungare nel tempo lo sfruttamento dell’uranio e porre fine ai
problemi irrisolti del ciclo nucleare dopo mezzo secolo di irresponsabile
negligenza: il tutto sostenuto con ingenti finanziamenti anche pubblici, nel
mentre si ridicolizzano nuove prospettive che meriterebbero almeno una verifica
seria e imparziale. L’Era nucleare deve essere chiusa al più presto, per
cercare di limitare e tamponare i danni insostenibili e la pesante eredità che
già ci ha lasciato.
Leggi la
scheda del libro
Vedi l'indice del libro
Leggi l'articolo su SCRAM
sull'Unità
maggio 2011
- un nuovo calendario vaccinale e la commissione fantasma
Era giusto un anno fa, quando venne annunciato
che, presso il Consiglio superiore di Sanità, si era svolto il primo incontro
del gruppo di lavoro incaricato di formulare il nuovo Piano nazionale vaccini (PNV).
Al primo annuncio ne sono seguiti numerosi altri che davano ogni volta per certa
l’imminente approvazione del Piano, già depositato sul tavolo del Ministero.
Il calendario attualmente in
vigore fa riferimento al PNV del 2005-2007; quello definito nel 2008 dalla
Commissione Nazionale Vaccini, non l’abbiamo mai visto. Venne ritirato
per mancanza di copertura finanziaria, dopo l’introduzione della
vaccinazione contro l’HPV. Da allora la Commissione non è più stata convocata.
La notizia della costituzione di un nuovo - non meglio specificato - gruppo di
lavoro, ha colto tutti di sorpresa. Tuttora non se ne conosce la composizione.
Che fosse urgente rivedere il
vecchio calendario, non ci sono dubbi. Non tanto per ampliarlo, come sembra sia
stato fatto, ma per rimediare ai gravi limiti metodologici del PNV 2005-2007 che
hanno permesso scelte autonome e differenziate nelle singole Regioni, in assenza di criteri
per l'inserimento delle nuove vaccinazioni. Tra le notizie trapelate sul nuovo
calendario, preoccupa l'introduzione dell'antivaricella nei piccoli, per la
quale esistono ipotesi di effetti negativi a lungo termine sulla comunità. Non a
caso finora in Europa, solo un paese (la Germania) l'ha inserita. Sarà
interessante conoscere le valutazioni che hanno sostenuto le proposte. Ma ancora
più interessante sarebbe sapere chi siano i
componenti della commissione, se
siano stati richiesti e dichiarati i legami finanziari con le industrie
che producono vaccini e con quali criteri siano stati gestiti gli eventuali
conflitti di interesse. Le nebbie sui percorsi decisionali e sui conflitti di
interesse (anche) nell’ambito delle vaccinazioni, continuano ad essere alte. Le
richieste di trasparenza e di esclusione dalle commissioni dei professionisti con
relazioni
economiche con industrie che potrebbero avere vantaggi dalle decisioni prese,
sono rimaste lettera morta. In diversi paesi, Italia compresa, si lamenta un
calo di fiducia nelle vaccinazioni e ci si chiede quali siano i motivi e le
soluzioni. La trasparenza sarebbe un primo passo importante per rafforzarla.
Leggi l'articolo di Luisella Grandori
- riformare l'Organizzazione Mondiale della Sanità?
La crisi di leadership dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) non è una sorpresa, affermano gli autori di un
articolo pubblicato di recente sul Journal of the American Medical
Association (JAMA). Quando venne fondata, nel 1948, come agenzia delle
Nazioni Unite le furono dati ampi poteri normativi per agire come principale
autorità di coordinamento per proteggere la salute della popolazione di tutto il
mondo. Le moderne iniziative di salute globale, come il Fondo Globale per AIDS,
Tubercolosi e Malaria, l’Alleanza GAVI (Alleanza Globale per Vaccini e
Immunizzazioni), programmi bilaterali (come il Piano di Emergenza Presidenziale
contro l’AIDS), e Fondazioni filantropiche ben finanziate come quella di Bill e
Melinda Gates, spesso eclissano l’OMS. L’OMS può essere soggetta a pressione
politica, e il suo rapporto con l’industria e la società civile non è ben
chiaro. Gli autori dell'articolo analizzano alcuni punti chiave della crisi di
leadership e fanno alcune proposte per salvaguardarla.
Leggi la traduzione di
Gianluigi e Luca Passerini
Leggi l'extract sul JAMA
- Ginevra, 64a assemblea Mondiale della Sanità
Chiara Bodini e Ilaria Campione sono a Ginevra
come inviate speciali di
Saluteinternazionale.info per una "diretta" sui lavori dell'Assemblea
mondiale della sanità. La riforma dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS) è al centro dell'agenda. Nelle anticipazioni pubblicate il 12 maggio, si
legge: "Si aprirà lunedì prossimo, a
Ginevra, la 64a Assemblea Mondiale
della Sanità, appuntamento annuale che riunisce tutte le delegazioni
nazionali dei Paesi membri dell’OMS. Dei temi sul tavolo, discussi
preliminarmente nel Consiglio Esecutivo svoltosi nel gennaio scorso, si sa già
molto. Anche grazie a efficaci rappresentanze della società civile, in grado –
spesso prima e meglio delle controparti ministeriali – di fornire informazioni
puntuali e critiche sui temi all’ordine del giorno. In particolare il
People’s Health Movement
(PHM), rete internazionale per il diritto alla salute, sta svolgendo un attento
e costante lavoro di monitoraggio per aumentare il livello di consapevolezza su
quanto accade nelle alte sfere della cosiddetta “governance della salute
globale”, e fornire strumenti di intervento alle componenti della società civile
a livello sia nazionale sia regionale e globale".
Segui la "diretta da Ginevra sul blog Saluteinternazionale.info
Leggi il post di Cattaneo e Bodini sulla riforma dell'OMS
aprile 2011
- la casta dei farmaci
Un
libro-inchiesta scritto da due giovani giornalisti,
Francesco Maggi e Adelisa Maio, dal sottotitolo molto eloquente:
La prima inchiesta sul mondo delle
multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false
malattie. Gli autori descrivono i vari meccanismi del marketing del
farmaco, analizzando i problemi di ordine generale e internazionale focalizzando
lo sguardo anche sulla situazione italiana. Tra documenti e dati, scandali e
interviste a professionisti di rilievo delle istituzioni, del mondo della
ricerca e ad operatori sul campo, offrono una visione critica dall’interno del
sistema.
Guarda la scheda del libro
- I Nograzie invitati alla SISSA
Alcuni Nograzie (Guido
Giustetto, Giovanni Peronato e Luisella Grandori) sono stati
invitati nei mesi scorsi a parlare agli studenti della SISSA (Scuola
Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste, al Master in
comunicazione della scienza. E’ stata un’esperienza davvero piacevole parlare a tanti
giovani futuri “comunicatori”. Tante le domande. Ci ha sorpreso,
ancora una volta, quanto poco siano conosciuti in Italia i
meccanismi del marketing del farmaco e della salute, di cui
all'estero si parla e si discute da decenni sia nella letteratura
scientifica che sui quotidiani.
- gli studenti di medicina si informano
Dopo
il seminario
dello scorso
dicembre del SISM (Segretariato italiano degli studenti di medicina), nella primavera 2011 gli studenti di medicina di alcune
Università italiane (Pisa, Torino, Udine, Pavia) del SISM e di altre
associazioni, hanno organizzato varie iniziative sul tema dei conflitti di
interesse: corsi elettivi, dibattiti, conferenze serali. I Nograzie sono stati
invitati per approfondire alcuni aspetti del problema e portare le loro
proposte. Bologna ha svolto il secondo corso elettivo sul tema - dopo quello
dello scorso anno - organizzato dal Centro Salute Internazionale in
collaborazione con i Nograzie. Nelle varie realtà sono stati affrontati tutti i
punti nodali nei quali si manifesta l’influenza sulla salute di interessi
diversi. Dalla promozione dei farmaci, all’informazione e la formazione medica,
la ricerca, l’invenzione di malattie (disease mongering), fino alle
decisioni dei governi, delle Agenzie e delle Istituzioni pubbliche a tutti i
livelli. I futuri medici hanno dimostrato molto interesse per i meccanismi che
mettono a rischio l’integrità e l’indipendenza della medicina, delle scelte di
sanità pubblica e di politica sanitaria. Una ‘primavera’ che fa ben sperare.
Guarda i volantini delle iniziative di
Pisa,
Torino,
Udine,
Pavia e dell’elettivo
di Bologna
- nuovo codice nel Regno Unito: medici e industria
dovranno rivelare tutti i loro legami economici
Dal 1° maggio 2011 i medici britannici dovranno
rivelare tutti i loro legami economici con l'industria quando scrivono un
articolo o parlano in pubblico, e dal prossimo anno le industrie del farmaco
dovranno fornire dati sugli importi pagati ai medici consulenti. Ne da' notizia
il British Medical Journal (BMJ) del 9 aprile scorso. Queste norme fanno
parte del codice 2011 della Association of British Pharmaceutical Industry. Tra
gli importanti cambiamenti contenuti nel codice, sono previste anche regole che
limitano la fornitura di sussidi promozionali ai medici e nuovi requisiti di
trasparenza in materia di sostegno finanziario alle organizzazioni dei pazienti,
di lavoro congiunto con il NHS (Servizio sanitario nazionale), spese di
sponsorizzazione per attività formative, pagamenti per iscrizione, vitto,
alloggio ai corsisti e gettoni per i relatori. Quando potremo avere un codice
del genere anche in Italia?
Leggi la traduzione di
Sergio Conti Nibali
Leggi
l'extract sul BMJ
- potere al popolo
"Potere al popolo” ha proclamato Gavin Mooney -
citando un verso di John Lennon - dal podio di una conferenza sulla salute in
Australia. Mooney, che fino a poco tempo fa era professore di economia sanitaria
alla Curtin University di Perth, descrive l’ipotesi di una cittadinanza
informata che spinga i sistemi sanitari a rispondere ai reali bisogni della
comunità, precisando che non intende fare la rivoluzione. Inizia così un
articolo di Ray Moynihan sul British Medical Journal (BMJ) che descrive
gli interventi di questo e altri autorevoli relatori, tutti concordi sulla
necessità di un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni sulla
salute. Ciò che auspicano è la nascita di nuovi gruppi di cittadini non
sponsorizzati dalle industrie del farmaco, ad esempio delle "giurie di
cittadini" selezionati in modo casuale dalle liste elettorali. Moynhian, che si
occupa di questi argomenti da più di dieci anni, ha la sensazione che ciò che
manca nel dibattito sia una voce che rappresenti realmente l’interesse pubblico.
I gruppi sponsorizzati sono subito pronti a lodare un nuovo farmaco o una nuova
tecnologia ma molto lenti a criticare pubblicamente la loro efficacia limitata,
il costo eccessivo, o un autentico pericolo. Nuovi gruppi di cittadini, ben
istruiti su come le prove scientifiche possano essere usate e abusate, possono
produrre un dibattito più informato, smascherare il marketing ingannevole nei
media e offrire al pubblico e ai decisori una valutazione realistica e accurata
dei rischi, i benefici e i costi di un ventaglio molto più ampio di strategie
per la salute. “Alla gente importa”, dice Mooney. Il suo desiderio di un maggior
impegno dei cittadini nel dibattito sulla salute è parte di un obiettivo più
ampio di potenziamento della partecipazione democratica e della ricostruzione
del senso della comunità che si è perso. “Puoi dire che è un sognatore, ma non è
il solo”, conclude Moynihan parafrasando un altro verso di Lennon.
Leggi la
traduzione libera di Luisella Grandori
Leggi
l'extract sul BMJ
- l'informazione: tra sensazionalismo e marketing
Un articolo di Gianna Milano pubblicato sul Bollettino SIFO
(Società italiana farmacisti ospedalieri), illustra i percorsi accidentati
dell'informazione scientifica, oggi fortemente influenzata dalle logiche del
mercato. "Non passa giorno - scrive Gianna Milano - che dai mass media non venga
proposta (promossa) l’ultima terapia risolutiva per questa o per quella malattia
(vera o immaginata). Quel che conta, almeno a questo inducono a credere i
messaggi che raggiungono i medici e, quindi i pazienti, è che “l’ultima” terapia
sia la migliore. Ormai gli stessi specialisti si sono abituati a ritenere sia la
più efficace, anche se non risulta essere la più documentata dal punto di vista
scientifico. I pregi e i difetti per emergere hanno però bisogno di tempo e mai
come in questi ultimi anni (lo dimostrano i casi clamorosi di Lipobay, Vioxx,
Avandia, tutti e tre farmaci messi in commercio e poi ritirati per i gravi
effetti collaterali causati) l’iter per l’approvazione dei farmaci ha subìto una
discutibile accelerazione determinata dall’industria farmaceutica, in cerca di
profitti rapidi, ma anche tollerata (favorita) dalle stesse agenzie regolatorie
che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei medicinali. “Paradossalmente,
nonostante uno straordinario miglioramento delle conoscenze, ci troviamo in uno
stato di maggiore incertezza e di minore soddisfazione e felicità”, scrive Marco
Bobbio, nel suo ultimo libro
Il malato immaginato ...
[continua]
Leggi l'articolo di Gianna Milano riportato su Va Pensiero
- anche in Europa si apre la strada alla pubblicità dei farmaci diretta al pubblico
Lo scorso mese di novembre, il
Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza (85%) in favore della proposta
legislativa della Commissione europea che autorizza l'industria del farmaco a
fornire informazioni ai cittadini sui propri prodotti, contraddicendo
clamorosamente il massiccio rifiuto espresso nel 2009. La proposta dovrà passare
al vaglio del Consiglio d'Europa e, se approvata, entrerà in vigore entro il
2013. Diverse associazioni indipendenti - compresi i Nograzie - da anni hanno
cercato di sensibilizzare i parlamentari europei sugli esiti negativi visti nei
paesi dove la pubblicità diretta è permessa (USA e Nuova Zelanda). Anche la
Federazione italiana ed europea degli Ordini dei medici hanno espresso posizioni
critiche, ma evidentemente a Bruxelles la lobby dell'industria del farmaco è più
efficace degli appelli e delle preoccupazioni espresse dagli operatori sanitari
e dai cittadini. La prima stesura della proposta è stata in parte modificata, ma
la sostanza non cambia: si apre la strada alla promozione dei farmaci diretta ai
cittadini. Un articolo di Dialogo sui farmaci illustra i contenuti della nuova
proposta. In sintesi si autorizzano le case farmaceutiche a informare i
cittadini con mezzi stampati e via internet nei siti delle aziende, ma non alla
radio, TV o su giornali o riviste. Ed è previsto che l’informazione
dell'industria sia controllata dalle autorità sanitarie. Ma è poco verosimile
che gli Stati investano risorse in questa attività quando le Agenzie del farmaco
non sono attualmente in grado di controllare neppure l'informazione
dell'industria indirizzata ai medici. La giustificazione addotta è il diritto
dei cittadini ad essere informati. Ma come si può pensare che l'informazione
fornita dalle ditte sui loro prodotti sia imparziale? Se si volessero garantire
davvero i diritti dei cittadini e proteggere la loro salute, i governi
dovrebbero investire in modo consistente (come fanno per ciò che ritengono
importante) per rinforzare le fonti di informazione indipendente come i
Bollettini dei farmaci, favorendo la costituzione di un pool di professionisti
di elevata competenza, pagati attraverso la tassazione pubblica.
Leggi l'articolo
di Dialogo sui Farmaci
Leggi la lettera inviata
ai parlamentari europei prima del voto
Per
approfondire vai alla pagina del sito sulla pubblicità diretta al pubblico
marzo 2011
- chi si nasconde dietro le piramidi alimentari per la prima infanzia?
Un comunicato stampa congiunto (IBFAN, ACP,
AICPAM, Baby Consumers, Il Melograno, MAMI, La Leche League, No grazie pago io),
segnala che il 24 febbraio 2011 sono state presentate con una conferenza presso
l’Università La Sapienza di Roma, le cosiddette piramidi alimentari per la prima
infanzia, definite “la bussola per orientare, con l’aiuto insostituibile dei
pediatri, le scelte nutrizionali dei genitori per i propri bambini, nel delicato
periodo del divezzamento”. Tali piramidi sono state sviluppate da alcuni
nutrizionisti della stessa università - Andrea Vania e Carlo Cannella,
recentemente scomparso - e saranno diffuse con il patrocinio di ECOG (European
Childhood Obesità Group), SIP (Società Italiana di Pediatria), FIMP (Federazione
Italiana Medici Pediatri), SINUPE (Società Italiana di Nutrizione Pediatrica),
SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), SIO (Società
Italiana dell’Obesità)e SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana). Guardando
con più attenzione, insospettiti dai colori e dalla grafica sin troppo
'familiare', non abbiamo impiegato molto a capire chi si cela dietro a tale
iniziativa. Leggendo i vari comunicati stampa diffusi in questi giorni, si
scopre infatti che gli indirizzi internet, ai quali si rimanda il lettore che
volesse approfondire, mostrano che le due piramidi sono associate al nome di una
ditta di alimenti per l’infanzia, la Mellin, che appartiene al gruppo Danone.
Leggi il comunicato stampa
Leggi la
risposta dei responsabili scientifici dell'iniziativa
Leggi la replica alla risposta
- influenza: tra silenzi e incertezze, vecchi vizi e nuove proposte
La stagione influenzale sta finendo, il picco
epidemico è in calo e la sorveglianza nazionale lo situa a un livello intermedio
di intensità rispetto alle stagioni precedenti (dal 2004). Per la prima volta
quest’anno i mezzi di comunicazione non hanno diffuso le consuete previsioni
allarmistiche che l’anno scorso hanno raggiunto il culmine con l’annuncio di ben
12.000 morti per l’influenza suina, risultate – alla resa dei conti – soltanto
228. Le sollecitazioni a vaccinarsi sono state molto più timide che in passato e
le indicazioni ministeriali non hanno allargato la vaccinazione ai bambini sani,
nonostante le proposte in tal senso. Sembrerebbero segnali di saggezza, ma è
più verosimile che si sia trattato di un atteggiamento di prudenza dopo le ombre
sollevate l’anno scorso dalla gestione della pandemia. Speriamo che il
Parlamento europeo le voglia affrontare apertamente e indichi delle soluzioni
(vedi la nota di febbraio sugli europarlamentari). Ne va della salute di tutti.
Di cosa sia realmente quello che chiamiamo influenza sappiamo ancora poco e
l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale rimane incerta. Sul Tamiflu
mancano dati perché non sono accessibili e dell’unico strumento di provata
efficacia – le norme igieniche – si parla assai poco. Sembra che la
conoscenza sia bloccata dalla mancanza di curiosità, dalla distrazione e da
meccanismi poco trasparenti. Proposte
innovative come quella di Jefferson e altri per le revisioni Cochrane (vedi la
nota di febbraio sulla saga del Tamiflu), possono aiutare a superare gli
ostacoli. Ne
servirebbero tante, in ogni ambito.
Leggi l'articolo di Luisella Grandori
- sette interrogativi sul vaccino antiHPV
La discussione sulla vaccinazione contro il
papillomavirus umano (HPV), continua anche in Italia (vedi
la trasmissione di Falò della Svizzera italiana). Su Va' Pensiero,
l'epidemiologo Michele Grandolfo riassume in sette punti le principali
criticità. Dalle informazioni ingannevoli sull'efficacia del vaccino nei
confronti del tumore (che potremo appurare solo tra 30-40 anni), alla durata
dell'immunità ancora da verificare, fino alle strategie di screening e la
necessità di potenziamento della rete e delle attività dei consultori familiari,
che "produrrebbero risultati di gran lunga più consistenti, non solo riguardo al
tumore ma anche per tutte le altre aree di promozione della salute della donna e
dell’età evolutiva e, di conseguenza, della famiglia e della società". E' una
critica a tutto campo, quella di Grandolfo, riguardo alle strategie di sanità
pubblica e una sollecitazione a un'attenta valutazione dei risultati attesi sia
in termini di salute che di spesa per la comunità. Dichiara infine che gli
esperti che siedono nelle commissioni istituzionali - dalle quali dipendono le
decisioni - non devono avere legami finanziari con le aziende produttrici dei
prodotti sul cui uso ci si deve esprimere. E non devono essere riconosciuti come
eventi di formazione ECM (educazione medica continua) i corsi, convegni,
congressi che riguardano determinati prodotti, sponsorizzati dalle aziende
produttrici o con docenti, moderatori e facilitatori che hanno rapporti
finanziari con dette aziende. Posizioni condivise da documenti e pareri
autorevoli in altri Paesi, oltre che dai
Nograzie. "Altrimenti -
conclude Grandolfo - non si fa sanità pubblica, si fa mercato, il più ignobile,
speculativo sulla salute con le risorse che i cittadini mettono a disposizione
con le tasse, il che rende la speculazione ancora più odiosa".
Leggi
l'articolo di Michele Grandolfo su Va Pensiero
- a Modena si parla di Salute & Interessi
Il 23
marzo presso la Casa della Pace, i ragazzi del Movimento 5 stelle di Modena
hanno invitato i Nograzie a parlare di Salute & Interessi. Una platea attenta (e
molto giovane), ha ascoltato curiosa e fatto domande a Luisella Grandori che ha
illustrato i meccanismi con cui le conoscenze, le informazioni e le decisioni
sulla salute, possono essere influenzate da interessi diversi. La conclusione
unanime è stata la necessità di trasparenza e maggiore informazione al pubblico
su questi argomenti.
Vedi il
volantino della serata
- Formindep e gli scandali dell'Agenzia europea del farmaco
Sul
Boletin NoGracias (gruppo spagnolo
analogo ai NoGrazie) di marzo, si informa che: “Il
31 dicembre scorso lo svedese Thomas Lönngren ha portato a termine il suo
secondo e ultimo mandato di cinque anni a capo dell'Agenzia Europea del Farmaco
(EMA) soddisfatto di "avere mantenuto il consenso e la stabilità " con
l'invidia dell'industria farmaceutica statunitense abituata alla turbolenza
dell' FDA. Salvo che lasciata l'EMA, Lönngren è entrato a far parte del
consiglio di amministrazione dell'NDA Ltd, che lavora per l'industria
farmaceutica. Ma non è tutto: sarà anche direttore non esecutivo della BCOI
, impresa australiana che si occupa di biotecnologie e bioterapie, farà parte
del comitato consultivo della NOVO NORDISK , industria danese che produce
insuline, sarà membro del consiglio scientifico della LUNDBECK (industria danese
che si occupa di farmaci psichiatrici), sarà consigliere dell' EWHV, fondo di
investimento americano nel settore della salute. Tutte queste attività sono
incompatibili con il suo precedente incarico pubblico europeo che prevede una
"latenza" di due anni dalla fine del mandato, per evitare evidenti conflitti
d'interesse. Per accettare i nuovi incarichi, secondo la legge, Lönngren deve
aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione esplicita dall'Agenzia (EMA).
FORMINDEP (organizzazione indipendente di medici francesi) ha richiesto
informazioni in proposito all'EU”. Una richiesta e una denuncia che i NOGRACIAS
(e i NOGRAZIE) fanno proprie. (traduzione a cura di Maria Elvira Renzetti,
ginecologa, Torino)
Il successivo comunicato
stampa dell'EMA non aiuta a fare chiarezza.
La richiesta di FORMINDEP
Lo statuto dei funzionari della Comunità Europea
il successivo comunicato stampa dell'EMA
- serve una pratica
medica riflessiva
"Da
quale posizione possiamo parlare con alcuni colleghi delle evidenze che
dimostrano la nostra connivenza e collaborazione con le strategie commerciali
dell’industria farmaceutica (mercificazione) o con quelle che mirano a creare
una società iper-richiedente e iper-dipendente dall’assistenza sanitaria
(medicalizzazione)? [...] Di fatto non mi è per nulla chiaro".
Inizia così la lunga riflessione di Abel Novoa, medico di famiglia spagnolo, in
un post segnalato dal Boletin NoGracias di marzo. Si tratta di un problema etico
o di mancanza di conoscenze oppure della perdita di un atteggiamento riflessivo?
Si chiede Novoa, che opta per l'ultima ipotesi. "Credo che il pensiero
riflessivo sia la caratteristica più importante dell’agire professionale. Di
qualsiasi professione. La differenza tra un lavoro e una professione è che chi
esercita un lavoro si preoccupa di dominare il sapere tecnico che deve usare in
pratica. Il professionista, oltre al sapere tecnico, deve costruire un’autonomia
e un criterio professionale, che va oltre la conoscenza della medicina.
[...] Tecnicamente,
prescrivere antagonisti dei recettori dell’angiotensina II può non essere una
colpa, però contestualizzarlo nella necessità di usare i farmaci più efficienti
perché con le mie decisioni quotidiane contribuisco alla sostenibilità del
sistema sanitario pubblico, fa parte di un processo riflessivo che costituisce
il nocciolo duro della professione. Allo stesso modo non inquadrare la richiesta
di una densitometria de tallone offerta da una ditta in una strategia di
medicalizzazione, denota un processo di presa di decisioni superficiale. Nemmeno
il chirurgo che dà appuntamento ogni anno alla signora con varici [che non
guariscono] sembra trascendere la mera decisione tecnica per inquadrarla in un
gesto che genera dipendenza della paziente da cure specialistiche (“questi sí
che sanno”), che delegittima il suo medico di famiglia e che produce attività
professionale semplicemente inefficiente. [...] Esiste sempre più uno scarto tra
le strutture (l’organizzazione dell’assistenza, la distribuzione del budget, le
condizioni della pratica professionale, gli interessi dell’industria,
l’organizzazione delle conoscenze specialistiche, la società medicalizzata), i
fini della professione e i bisogni di utenti e pazienti. Di fronte a questi
problemi e a questo scarto, i professionisti sono piuttosto soli e possono
optare per rinunciare, o per esercitare la propria responsabilità civica ed
etica. La posizione e le competenze riflessive non garantiscono nulla, ma
aiutano ad analizzare, a fare delle scelte e ad assumerne le conseguenze".
La traduzione del post di
Abel Novoa a cura di Adriano Cattaneo
Il post di Abel Novoa
La segnalazione sul Boletin NoGracias
- il caso AIFA, una storia da ricordare
A primavera del 2008 un’inchiesta giudiziaria
scuote l’Agenzia Italiana del Farmaco: mazzette, funzionari corrotti, e rischi
dei farmaci taciuti. I giornali parlano di soldi e regali per agevolare le
pratiche e uno stato di corruzione generalizzata nell’agenzia. L’immagine di
correttezza e credibilità che l’AIFA si è costruita negli anni, viene spazzata
via. Nello Martini, all’epoca direttore generale, viene travolto dall’inchiesta
e accusato di disastro colposo, per il mancato aggiornamento di venti foglietti
illustrativi. Poco dopo, il 21 giugno 2008, Martini viene licenziato e
immediatamente sostituito alla guida dell’agenzia. L’8 luglio 2010 viene
prosciolto Nello Martini: “il fatto non costituisce reato”. Il giudice delle
udienze preliminari considera il fatto inconsistente e decide di chiudere il
caso senza bisogno di andare a processo: non c’è stato alcun reato e la mancata
correzione dei bugiardini non ha messo in pericolo la salute pubblica. A
distanza di 2 anni dalla bufera, la tempesta si conclude in un bicchier d’acqua
e la corruzione all’interno dell’AIFA ha riguardato un solo funzionario, che
vendeva informazioni per pagarsi i lavori di ristrutturazione della casa, gli
infissi e i mobili nuovi. Il nome di Nello Martini non dirà molto ai più, così
come la notizia della sua assoluzione, che non ha trovato molto spazio sui
giornali. E’ tuttavia una storia che vale la pena ricordare.
Leggi l'articolo di Luca
Iaboli
febbraio 2011
- le morti
invisibili dei bambini malati di cancro
Un’associazione di genitori di bambini colpiti da tumore, ha diffuso di recente
una lettera toccante che fa riflettere sul dramma delle morti invisibili di
tanti piccoli e sulla scarsa attenzione alle loro possibili cause. Scrivono i
genitori: “Ci sono morti di bambini innocenti che fanno agitare l’opinione
pubblica, come quelle di Alessia e Livia, le gemelline svizzere probabilmente
uccise dal padre [...] Ci sono poi le morti di Flavia, Nicolò, Sara, Francesco,
David, Emiliano, Maria Jose e altri cinquecento bambini ogni anno che, sia pur
altrettanto innocenti, rimangono
“invisibili”.
Non se ne vuole parlare forse perché mette troppa paura e il solo pensiero fa
inorridire. Queste morti, pur sconquassando le famiglie di appartenenza e tutti
gli affetti, in maniera permanente, non fanno notizia e non sembrano interessare
nè i media, nè i decisori politici [...] In tema di diagnosi e cura, molto si è
fatto e si sta facendo, anche con buoni risultati. Ma in tema di prevenzione
primaria c’è praticamente il nulla. La tragedia è ancora più beffarda ed
ingiusta perché, con nostra grande sorpresa, la letteratura scientifica è ricca
di studi che indicano quali siano le cause probabili e quelle certe di queste
malattie. Come le origini spesso siano già nel grembo materno, è confermato
dall’evidente incremento di queste patologie nel primo anno di vita che implica
per forza di cose un’insorgenza a fronte di un danno già in età embrio-fetale
[...] è da considerare come gli effetti di un falso allarme siano per lo
più transitori e limitati, mentre gli effetti negativi che si producono a
seguito di false rassicurazioni sono durevoli, certi ed estesi, nonché
capaci di diffondersi in forma incontrollata, producendo così danni irreparabili
non solo alla salute, ma anche alla tanto cara economia, alla credibilità delle
istituzioni e quella dei loro rappresentanti".
Leggi
tutta la lettera
Leggi l'intervista a Ernesto Burgio "Diminuire subito le fonti inquinanti"
(Terra, 19 febbraio 2011)
- gli europarlamentari risollevano i problemi di gestione della pandemia
L'europarlamentare francese Michèle Rivasi, ha
proposto un nuovo documento che risolleva i gravi problemi - tuttora irrisolti - emersi
durante la passata pandemia. Ne da' notizia il British
Medical Journal il 1 febbraio scorso. Il documento chiede innanzi tutto che
venga ripristinato il criterio di gravità (l'enorme numero di morti) che
caratterizzava la definizione di pandemia prima dell'arrivo dell'H1N1/2009. Una
richiesta indispensabile, altrimenti qualsiasi epidemia influenzale potrebbe
d'ora in poi venir battezzata come “pandemia”.
Furono 2 milioni i morti
nella pandemia del 1957 e 1 milione in quella del 1968. Un ordine di grandezza
ben diverso dai circa 20.000 morti registrati con l’H1N1/2009
(18.449,
secondo i
dati OMS
al 1 agosto 2010). Solo 2.900 in
Europa,
assai meno di quelli
attribuiti alle normali stagioni influenzali,
sottolinea Michèle Rivasi. Altre richieste riguardano la dichiarazione e la gestione dei conflitti di interesse
dei consulenti delle autorità di sanità pubblica europee e
una maggiore indipendenza del Centro per il controllo delle malattie dell'UE,
che gli permetta, ad esempio, di produrre proprie valutazioni sul rischio di
un'infezione. Anche divergenti - se fosse il caso - da quelle
dell'Organizzazione Mondiale della sanità (OMS). Infine chiede che la
Commissione Europea possa conoscere meglio e analizzare i dati dei vari Paesi
dell'UE sulle strategie adottate, i vaccini acquistati, usati e avanzati, le
reazioni avverse osservate e il numero di casi e di morti per influenza
H1N1/2009. I risultati dell'analisi dovrebbero essere resi pubblici come
contributo per un futuro piano pandemico.
Il 25 gennaio scorso il documento di Michèle Rivasi è stato
votato quasi all'unanimità dalla commissione di Sanità pubblica del Parlamento
europeo. A marzo andrà alla discussione del Parlamento al completo. Speriamo che
questa lodevole iniziativa vada a buon fine.
Leggi l'extract della news sul BMJ
- etica e ricerca medica nell'era globalizzata
E' possibile coniugare etica e rigore
scientifico? Se lo chiedeva Marcia Angell in un editoriale apparso più di un
decennio fa sul New England Journal of Medicine, rivista allora da lei
diretta. La risposta affermativa si confrontava con una realtà in
controtendenza. Quando è noto un trattamento efficace è possibile condurre un
trial con placebo? La dichiarazione di Helsinki (che definisce il quadro
generale di etica e di diritto per la sperimentazione umana) non solo rende
cogente il consenso informato, ma sottolinea che il gruppo di controllo deve
ricevere " la miglior terapia" a disposizione. Già nel 1988 la Angell parlava
senza ambiguità di 'imperialismo etico' da parte degli USA, per la tendenza a
proporre uno standard etico inferiore per gli studi condotti nel terzo mondo.
Esistono più esempi di questa condotta discutibile sul piano etico. Un
peggioramento della situazione è avvenuto nel 2008, da quando cioè FDA (Food and
drug administration) non richiede nemmeno più l'aderenza alla Dichiarazione di
Helsinki per gli studi condotti all'estero. Questi debbono soddisfare invece le
linee guida GCP (Guidelines for Good Clinical Practice ), sponsorizzate
dall'industria farmaceutica, che non costituiscono un codice etico, ma solo un
manuale di procedure regolatorie. C'è poi un altro problema, non certo
secondario. Negli ultimi anni gli studi sponsorizzati da aziende farmaceutiche
statunitensi nei paesi in via di sviluppo non riguardavano patologie che
affliggono quei popoli. Sono ben rappresentati invece studi sulla rinite
allergica e la vescica iperattiva. I pazienti sono così utilizzati come cavie
per farmaci costosi da registrare e commercializzare nei paesi ricchi. I
principi contenuti nel Codice di Norimberga e nella Dichiarazione di Helsinki
non sono norme etiche obsolete. Il risparmio economico e gli eventuali risultati
raggiunti non possono diventare un alibi per calpestarli. La norma più semplice
da seguire potrebbe essere questa: non vanno condotti nel terzo mondo quegli
studi che non si potrebbero condurre in patria.
Leggi l'articolo di Giovanni Peronato
- la depressione post-parto: un mito da sfatare
Un articolo di Giuliana Mieli, psicoanalista,
tratto dal libro
“Nascere,
le parole per dirlo” (a cura di M. Farinet, Franco Angeli editore), esamina
l'approccio distorto alla gravidanza e al puerperio della cultura odierna e ci
aiuta a riscoprire la loro dimensione affettiva, tanto poco conosciuta e capita.
Dice Giuliana Mieli: "Dopo la straordinaria ma breve impennata di intelligenza
degli anni ‘70 che era riuscita a influenzare il generale atteggiamento verso la
sofferenza psichica, ha avuto inizio una massiccia e strisciante
medicalizzazione della maternità - trasformata da evento di natura in malattia -
che recentemente è diventata una vera e propria psichiatrizzazione, sua forma
più raffinata e perversa. Scopo di tutto ciò è il controllo blindato del
percorso della gravidanza per proteggerla – questa è la ingenua e sciocca
fantasia - da possibili e imprevedibili insuccessi". La Mieli non contesta
"l’uso delle analisi, delle ecografie, dei farmaci, del cesareo e dell’epidurale
come ausilio e accompagnamento alla gravidanza là dove tale ausilio è
necessario, ma l’imposizione di un percorso totalmente medicalizzato il cui
unico obiettivo coincide con quello aziendale di un buon prodotto, in poco tempo
e senza rischio: insomma la garanzia di una riuscita senza difetti e incidenti.
Nulla di più contrario alla sostanza della vita e degli affetti, di cui la
maternità e la paternità sono passaggio cardine". Spiega che "non possiamo
accettare che l’etichetta della “depressione-post-parto” copra una vergogna di
tutti e stigmatizzi comportamenti come malati senza fare nulla per capirli e
trarne ispirazione per cambiare qualcosa nel nostro modo di operare e di
vivere"... E infine conclude: “Umanizzazione” deve smettere di essere uno
slogan: deve diventare un progetto concreto per cambiare, a partire dalla
nascita, il destino dell’uomo nel mondo".
Leggi
l'articolo di Giuliana Mieli
- Il vero problema della medicina
La società civile e l’individuo hanno attese
“mitiche” di efficacia dei servizi sanitari, attese che dovrebbero essere
piuttosto ricondotte alla realtà dell’evidenza. Si tratta di alfabetizzare gli
individui nei confronti della salute, e questo è tanto più necessario quanto più
le risorse disponibili costringeranno ad operare scelte in cui si scontreranno
le attese di benessere indotte dall’esplosiva realtà della medicina del XXI
secolo con le priorità dei problemi sanitari prevalenti a livello sociale. A
tirare una coperta sempre più corta, da un lato vedremo schierati l’industria ed
i centri di ricerca che produrranno nuove tecnologie da immettere sul mercato
medico-sanitario, dall’altro avremo la politica che dovrà decidere quali
innovazioni, quante, a che prezzo, ma soprattutto a scapito di quali altre
prestazioni e tecnologie, potranno essere incluse nel “pacchetto universale” di
prestazioni sanitarie a cui tutti avranno accesso. Non saranno scelte facili
perchè implicano valutazioni etiche e dovranno essere fatte in un contesto
drogato da una visione della salute e da aspettative fuori dalla realtà. Ciò che
appare più urgente e indispensabile è quindi un cambiamento culturale,
innanzitutto della medicina. E questo è probabilmente il vero problema.
Leggi l'articolo di Luca Iaboli
- i cacciatori di corpi: l'inquietante vicenda del Trovan
Dicembre 2010, le rivelazioni di WikiLeaks
scavano nel passato di una vicenda che vede coinvolta Pfizer, sempre alla
strenua ricerca di un farmaco campione di vendite. Come nel romanzo The
Costant Gardener di John Le Carré e nell'omonimo film, bambini africani sono
divenuti riserva di caccia delle case farmaceutiche affamate di cavie umane.
Nella fiction era il Kenya, nella realtà la Nigeria, denunciava nel dicembre del
2000 il Washington Post in una serie di articoli dal titolo significativo
The Body Hunters. Con lo stesso titolo è uscito nel 2006 un libro
inchiesta della giornalista Sonia Shah, della quale lo stesso Le Carré ha
riconosciuto il coraggio nel riportare questa ed altre vicende analoghe.
Giovanni Peronato racconta tutti i particolari della vicenda.
Leggi l'articolo di Giovanni Peronato
- informazioni sui farmaci dei rappresentanti: Malesia e Australia a
confronto
Uno studio pubblicato su BioMed Central Public
health, ha messo a confronto le informazioni date ai medici dai rappresentanti
farmaceutici in Malesia e in Australia sui loro prodotti in promozione. Diversi
studi descrivono tale informazione di bassa qualità, ma non vi sono ricerche che
affrontino questo argomento per quanto riguarda la Malesia e non vi sono
evidenze recenti per quanto riguarda l’Australia. Dai risultati osservati, gli
autori concludono che i rappresentanti forniscono di solito le
informazioni su indicazioni e dosi dei farmaci, mentre spesso vengono omesse
quelle sui rischi e gli effetti avversi, quindi è’ necessario un efficace
controllo sulle informazioni sui medicinali fornite dai rappresentanti
dell’industria farmaceutica.
Leggi la traduzione sintetica di Guido Giustetto
Leggi l'articolo su BioMed Central
- come permettere alla volpe di fare la guardia
all'interno del pollaio
Sono poche le fonti autorevoli di informazione
indipendente sui farmaci in internet. Forse a breve si perderà Therapeutics
Initiative, un sito promosso dall’università della British Columbia
(Vancouver, Canada) in cui vengono valutate in modo rigoroso, basato
sull’evidenza scientifica e indipendente dall’influenza dell’industria, le
informazioni sui trattamenti farmacologici così da bilanciare le fonti di
informazione sponsorizzate dalle aziende farmaceutiche. Dopo le pressioni da
parte dell’industria farmaceutica, il governo della provincia della British
Columbia ha deciso infatti di non rinnovare il contratto all’iniziativa di
revisione di farmaci. Eppure è la
revisione di Therapeutics Iniziative che ha lanciato l’allarme sul
profilo di rischio cardiovascolare dovuto al rofecoxib e al rosiglitazone.
Grazie a questo studio il governo ha ristretto l’uso di questi farmaci nella
British Columbia (BC) molto prima che questi fossero ritirati dal commercio,
evitando oltre 500 decessi (1).
Inoltre è a Therapeutics Iniziative, che per 14 anni ha garantito al
Ministero della Salute della BC le informazioni su cui basare il rimborso dei
farmaci, che andrebbe il merito del risparmio sulla spesa farmaceutica della
provincia canadese per cui per ogni $ investito nell’organizzazione indipendente
se ne sarebbero risparmiati 70.
Perché non supportare qualcosa che sembra funzionare così bene?
Leggi
l'articolo di Luca Iaboli
Leggi l'articolo sul Vancouver Sun
- Tamiflu e l'influenza degli affari
Lo scorso 13 gennaio è andato in onda sulla
televisione svizzera italiana, un documentario
d'inchiesta di
Falò "girato fra Giappone, Roma, Inghilterra e Svizzera che - si legge sul sito
di Falò -ricostruisce l’avventurosa storia del Tamiflu, il farmaco che i governi
hanno accatastato per proteggere la popolazione dalle Pandemie. E racconta i
forti dubbi su efficacia e sicurezza che circolano oggi nella comunità
scientifica. Quando é arrivato sul mercato nel 2000, Tamiflu è stato accolto
tiepidamente: costava molto, ma prometteva di ridurre di appena un giorno e
mezzo la durata dei sintomi dell'influenza. Poco, per dirsi rivoluzionario. Ma
grazie all'allarme Pandemia, il farmaco distribuito da Roche si é trasformato in
un campione d'incassi. “L'influenza degli affari” mette in fila fatti, luoghi ed
eventi di dieci anni di Tamiflu. E mostra il “dietro le quinte” delle politiche
mondiali per prepararsi alla pandemia: esperti che allo stesso tempo consigliano
l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’industria farmaceutica. Rischio di
conflitti di interesse? “Fa parte della vita”, dichiara Charles Penn dell’OMS.
Nell’inchiesta di Falò parlano i protagonisti: Roche, i medici, le presunte
vittime. Una vicenda dei giorni nostri fra salute pubblica, trasparenza ed
effetti indesiderati".
Guarda il documentario di Falò
- la saga del Tamiflu continua con una svolta epocale
Le periodiche revisioni della Cochrane
Collaboration sull'efficacia del Tamiflu e degli altri inibitori della
neuraminidasi, incontrano nel 2010 un ostacolo imprevisto: 8 degli 10
studi che avrebbero dovuto provare l'efficacia e la sicurezza del farmaco, non
erano mai stati pubblicati. Le difficoltà - ancora irrisolte - per ottenere i
dati dalla Roche, vengono raccontate sul
British Medical Journal (BMJ) dagli stessi autori delle revisioni
Cochrane. Nel medesimo articolo, Jefferson e colleghi propongono un nuovo
protocollo che potrebbe rappresentare un cambiamento radicale nel metodo delle
revisioni Cochrane: utilizzare solo rapporti interni delle case farmaceutiche
mai pubblicati per intero o in assoluto, e i dati presentati alle agenzie
regolatorie per l'autorizzazione del farmaco.
Leggi
l'articolo sul BMJ
Leggi l'editoriale di commento di Fiona Godlee
Leggi il protocollo
Leggi su Attentiallebufale la saga del Tamiflu e i tanti argomenti correlati
gennaio 2011
- medici e industria sono venuti meno alle loro responsabilità etiche
Durante una testimonianza resa al Senato degli
USA nel 2007, Jerome P. Kassirer, personalità di rilievo del mondo accademico
degli USA, descrive le conseguenze preoccupanti del complesso intreccio di
relazioni tra professione medica e industrie del farmaco. Relazioni che, in
un’intervista rilasciata nel 2006, ha definito scandalose. Kassirer descrive
l'enorme pervasività della promozione dei farmaci e le dimensioni sorprendenti
del coinvolgimento dei medici. Passa poi in rassegna una serie di fatti
sconcertanti, di fronte ai quali ritiene che la reazione dei medici sia stata
assolutamente inadeguata. “Quando gli incentivi economici producono cure
inadeguate o pericolose, quando aumentano i costi dell’assistenza in modo
smisurato, quando mettono a rischio la vita dei pazienti negli studi clinici e
danneggiano la professione, vuol dire che si è oltrepassato il limite”. “E cosa
hanno fatto i leader della medicina per contrastare una situazione in cui i
medici si sentono sempre più in debito verso l’industria? Non molto”, sostiene Kassirer. In effetti - leggendo la sua testimonianza - non si capisce cosa altro
debba succedere perché i medici si rendano conto che è urgente un cambiamento.
Kassirer conclude dichiarando che “i
medici sono a rischio di essere corrotti dagli incentivi perversi che ricevono
dall’industria” ed esorta a esercitare una maggiore pressione sui medici e
sull’industria perché – a suo parere – “sono venuti meno entrambi alle loro
responsabilità etiche”.
A distanza di anni da questo grido di allarme, si deve
purtroppo constatare che la situazione non è migliorata, anzi. Sarà in grado la
medicina di liberarsi dal ginepraio in cui si è impigliata? Forse, come
suggerisce
Ray Moynhian – giornalista e scrittore australiano - è giunta l’ora di
allargare la discussione a “un gruppo di voci più ampio".
Leggi la
testimonianza di Jerome P. Kassirer
Leggi la
traduzione libera e il commento di Luisella Grandori
- pensieri in libertà su un progetto di ONDA
NoGraziePagoIo si occupa di conflitti d’interesse in
ambito sanitario con uno sguardo critico. Dato che ONDA (http://www.ondaosservatorio.it/)
è un osservatorio le cui iniziative potrebbero essere soggette a tale tipo di
conflitti (vedi la scheda
che abbiamo preparato), abbiamo pensato di fare un’analisi critica di una sua
recente iniziativa. Abbiamo scelto a questo scopo il progetto su “La depressione
in gravidanza e nel post-partum”, che prevede tra i suoi interventi una campagna
di comunicazione e attività territoriali.
Il lettore interessato a leggerlo per approfondire lo può scaricare liberamente
a questo
LINK.
Leggi l'analisi
dei Nograzie sul progetto di ONDA
Leggi la
scheda su ONDA
Leggi il progetto di ONDA
- la depressione post-partum: il problema è sociale non psichiatrico
Un articolo scritto da Tiziana Valpiana in
occasione della proposta del "trattamento sanitario obbligatorio" (TSO) per le
donne che presentano segni di depressione post-partum, spiega con chiarezza,
sensibilità e competenza (anche femminile), come il disagio e la sofferenza
della donna in questo delicato periodo, siano fortemente collegate a fattori
sociali. "Ai nostri politici, ai nostri tecnici sfugge - dice Valpiana - quello
che era evidente a tutte le generazioni precedenti e alla saggezza popolare
riassunta in un’efficacissima frase di Gandhi “Per allevare un bambino ci vuole
un villaggio”. Passa poi ad analizzare le difficoltà emotive e fisiche che le
madri incontrano in una società come la nostra dove è sparito "il villaggio" ma
può essere in parte ricostruito. il Melograno e altri centri di informazione
maternità e nascita, "hanno sperimentato concretamente come la più efficace
forma di prevenzione della depressione post-partum sta nel costituire gruppi di
appoggio e di auto e mutuo aiuto con altre madri e servizi di supporto nel dopo
parto e, soprattutto, visite domiciliari, per poter contare non sullo sporadico
e non garantito aiuto dei familiari ma sulla sicurezza di un supporto
professionale disponibile e anche per rilevare precocemente eventuali
disfunzioni nell’ambiente di vita".
Leggi l'articolo di
Tiziana Valpiana
- troppe poppate non fanno male
il 17 gennaio IBFAN Italia (International Baby Food Action
Network) e MAMI (Movimeto Allattamento Materno Italiano), hanno emesso un
comunicato stampa intitolato "Troppe poppate non fanno male". Le due
associazioni spiegano che "Venerdì 14 gennaio 2001 il British Medical Journal
ha pubblicato un articolo che mette in dubbio la raccomandazione dell'OMS di
allattare esclusivamente al seno per 6 mesi (l'articolo può essere scaricato
gratuitamente a questo indirizzo
http://www.bmj.com/content/342/bmj.c5955.full). I media, in Italia e
altrove, hanno ripreso questo articolo e ne stanno diffondendo il discutibile
messaggio in un modo che potrebbe confondere le
madri e le famiglie con una conseguente riduzione della percentuale di donne che
allatta esclusivamente al seno per 6 mesi,
periodo raccomandato anche in Italia dal Ministero della Salute e da numerose
associazioni professionali. Il quotidiano La Stampa, per esempio, titola
“Troppe poppate fanno male” quando non esiste nessuna ricerca e nessun
ricercatore al mondo, nemmeno gli autori dell'articolo britannico, che possano
dimostrare danni da allattamento al seno. È curioso che suscitino molto
interesse gli articoli che spingono ad allattare di meno, mentre non destano il
benché minimo scalpore la grande quantità di studi che dimostrano come, anche
nel ricco occidente, i bambini alimentati con latte artificiale o svezzati
troppo presto con cibi solidi corrano il rischio di contrarre numerose malattie,
da numerose infezioni all'obesità, con altissimi costi per l'individuo, la
famiglia, il sistema sanitario, la società e l'ambiente. Non sarà per eccesso di
riverenza nei confronti delle multinazionali e delle loro inserzioni
pubblicitarie? [continua
...]
Leggi il comunicato stampa di IBFAN e MAMI
- la medicina basata sulle evidenze è dannosa per la nostra salute?
Parlando a una conferenza Des Spence, medico di
famiglia a Glasgow e fondatore dei Nofreelunch UK, si è chiesto come mai
nonostante la ricca scelta di evidenze reperibili nel sito guida QOF
(Quality and Outcomes
Framework)
non ci siano grandi risultati sugli outcomes
(esiti) primari raggiunti. C'è qualcosa di sbagliato nella medicina basata sulle
evidenze (Evidence Based Medicine, EBM)? Esistono ancora incertezze o
perplessità circa la sua completa e fattiva applicazione nella pratica clinica?
Des Spence ha molti dubbi
sulla validità e sulla benefica ricaduta sui suoi pazienti che questo nuovo
approccio alla medicina va promettendo e, in un articolo sul British Medical
Journal (BMJ) elenca una serie di ‘debolezze’ che il sistema della EBM
secondo lui nasconde.
Leggi l'extract dell'articolo sul BMJ
Leggi la traduzione,
commento e note di Giovanni Peronato
- la pillola va giù, se è online
Si intitola così un articolo di Linda Grilli e
Gianna Milano su Tuttoscienze de La Stampa del 29 dicembre scorso, che inizia
così "Basta
un clic. E chi va su Facebook può trovarsi a condividere - suo malgrado -
informazioni su farmaci. A segnalare un caso recente un «post» che diceva: «Big
Pharma non dovrebbe usare i social media». Novartis aveva messo sul social
network più famoso un «widget», ossia una finestrella condivisibile, e chi
cliccava trovava indicazioni su Tasigna, nuovo medicinale per la leucemia
mieloide cronica. Se ne sottintendeva la superiorità sugli altri farmaci, si
lodava l'efficacia, ma si omettevano possibili effetti collaterali. Un messaggio
scorretto che ha meritato una tirata di orecchie da parte dell'Agenzia americana
per il controllo sui farmaci, la Fda, che ha inviato una lettera di ammonimento:
«Togliete subito quel link da Facebook». Cosa che è stata fatta. Intanto, però,
milioni di persone hanno avuto accesso a informazioni inappropriate, tra l'altro
su un farmaco non ancora in commercio. Un caso isolato? Affatto".
Leggi tutto l'articolo di Linda Grilli e Gianna Milano su Tuttoscienze de La
Stampa
- il paradosso della terapia: curarne cento per salvarne uno
Un
medico di famiglia scozzese, ‘scottato’ per l’abile raggiro di un venditore di
polizze ha scritto al British Medical Journal (BMJ) esprimendo alcune
semplici considerazioni. Anche noi medici, scrive Des Spence, manipoliamo i
numeri, basti pensare che nessuno mette in dubbio i risultati che si ottengono
riducendo la colesterolemia con le statine e invece... Andiamo a rileggerci con
attenzione lo studio WOSCOPS, uno dei più importanti studi randomizzati
controllati (RCT) sull’uso delle statine in prevenzione primaria. Si tratta di
uno studio condotto in Scozia e pubblicato sul New England Journal of
Medicine, che dimostra come trattando delle persone di mezza età con 40 mg
al dì Pravastatina per 5 anni si ottiene una riduzione di eventi coronarici
attorno al 30%. Detta così pensi di dover scendere subito in farmacia a comprare
la medicina miracolosa, se è vero che potrà evitare un infarto su 3. Ricordo
infatti lo scalpore che suscitò la pubblicazione e l'incremento di vendite della
statina. Il nostro collega ci ha meditato su e dopo 13 anni (lo studio fu
pubblicato nel 1995), analizzando come venivano presentati i risultati e le
caratteristiche della popolazione studiata, è arrivato a concludere che gli
stessi dati, se espressi in termini di numero di eventi evitati, sarebbero stati
molto meno ottimistici: solo uno 0.7% di riduzione di rischio assoluto di morte
coronarica.
Leggi l'extract dell'articolo di Des Spence sul BMJ
Leggi la
traduzione e il commento di Giovanni Peronato
- sano e malato
Considerando la medicalizzazione di
molte condizioni umane, viene alla mente un celebre aforisma Jules Romain "ogni
sano è un malato che non sa di esserlo". Parafrasando questo pensiero lʼex
CEO Merck Henry Gadsen, dichiarava una trentina d'anni fa alla rivista
Fortune che il suo sogno sarebbe stato quello di produrre farmaci per le
persone sane. Magari allora la dichiarazione poteva sembrare un tantino
provocatoria, ma oggi gli esempi non mancano. Nel 2006 è stato condotto uno
studio controllato randomizzato su soggetti “pre-ipertesi”, cioè paradossalmente
a rischio di diventare a rischio. Anche se non ufficialmente ipertesi,
questi soggetti vennero trattati con un anti ipertensivo (candesartan),
dimostrando che in uno su dieci, il farmaco, una volta sospeso, ritardava
l'evoluzione a valori pressori più elevati. Da qui al curare i sani il passo è
breve. Esiste anche la pre-osteoporosi e questo gioco può valere anche per la
colesterolemia, la glicemia, etc … Di questo passo, ha scritto di recente sul
suo blog nel BMJ lʼautorevole ex direttore Richard Smith, ogni
misurazione di un parametro biologico rende automaticamente ʻmalatoʼ il 5% della
popolazione. Procedendo in questa linea di provocazione egli cita un romanzo di
Philip Roth dove ci si chiede: la felicità è una malattia?
Leggi l'intervento di Richard Smith sul Blog del BMJ
Leggi traduzione,
commenti e note di Giovanni Peronato
dicembre 2010
- succede solo in India
Il Medical Council of India (MCI, federazione
degli Ordini dei Medici indiani), ha sospeso due medici per sei mesi
dall'esercizio della professione. Si tratta del
presidente e del
segretario generale dell'Indian Medical Association (IMA), la più antica, più
grande e più autorevole associazione medica indiana, che firmò nel 2008 un
contratto di tre anni, per circa 250.000 euro, con la Pepsi Food Company perchè
questa potesse usare il logo dell'IMA su due prodotti: un succo di frutta
tropicale e dei fiocchi d'avena per la prima colazione. Il logo implica che il
prodotto è raccomandato al pubblico dall'IMA. Non era la prima volta che
succedeva.
Secondo l'IMA, il ricavato da questi contratti
serve a finanziare attività scientifiche e di divulgazione. Ma
il Dr. K.V. Babu,
oculista e membro del direttivo dell'IMA, ha protestato vivacemente e non si è
dato pace finchè il fatto non è stato preso in seria considerazione. "Questo
tipo di attività equivale a distruggere la dignità e l'onore della professione
medica", ha dichiarato il Dr. Babu; e ha aggiunto: "Ma qual è la nostra
credibilità se la più grande associazione di medici del paese fa cose del
genere?"
E finalmente, il Medical Council ha dato ragione
al Dr Babu mandando una specie di avviso di garanzia a circa 150 medici che
avevano approvato il contratto con la Pepsi, e sospendendo per sei mesi
dall'esercizio della professione il presidente e il segretario generale dell'IMA
all'epoca dei fatti. I due si sono appellati sostenendo che il MCI non può
sospendere i medici dall'esercizio della professione, dato che le licenze sono
concesse dai vari MCI degli stati e non dal MCI nazionale. Questioni di lana
caprina, secondo noi, che speriamo tutto ciò serva da lezione anche per il
Belpaese.
Leggi l'articolo di
Adriano Cattaneo
- studenti di medicina: lavori in corso sul conflitto di interessi
Dal 3 al 5 dicembre si è tenuto a Genova un
seminario del SISM - Segretariato italiano degli studenti di
medicina - dedicato ai conflitti di interesse in medicina. Tre giorni di
relazioni, discussioni, esercitazioni per approfondire i numerosi aspetti del
problema. Dagli aspetti etici e i principi che ispirano la professione medica,
all'analisi degli svariati ambiti nei quali l'influenza di altri interessi può
danneggiare la salute: le politiche sanitarie, la ricerca, la formazione,
l'informazione, la regolamentazione e la promozione dei farmaci. Per finire con
la valutazione delle giornate di lavoro e i progetti per il futuro. Anche i
Nograzie e il Centro per la Salute Internazionale dell'Università di
Bologna, sono stati invitati a portare la loro esperienza. Alcuni studenti riferiscono che "è stata dedicata particolare attenzione alla logistica
dell'evento, cercando di perseguire una coerenza tra i temi trattati e le pratiche
adottate. Nel rispetto quindi dei valori della sobrietà e della sostenibilità
ambientale, l'evento è stato organizzato all'interno di una scuola, tutti
abbiamo dormito nella palestra portandoci da casa i sacchi a pelo e le stoviglie
per la prima colazione". Un grande applauso a questa iniziativa del SISM!
Davvero un bel regalo di Natale e un augurio per tutti: ricostruire una medicina
migliore.
Il programma del
seminario del SISM
- i Nograzie intervistati da Psicologia Radio
"Mercanti di sofferenza - viaggio nel mondo del
salute" è il titolo della trasmissione di Psicologia Radio andata in onda il 29
novembre scorso, durante la quale sono stati intervistati anche i Nograzie. Nel
commento sul sito di Psicologia Radio si legge: "Un viaggio nel mondo della
sanità, tra cultura della malattia e interessi economici dell’industria della
salute. Si creano nuove malattie, si modificano i parametri d’inclusione di
quelle già note, s’influenza la ricerca, la formazione degli operatori sanitari,
creando presupposti per l’abuso di farmaci e psicofarmaci, anche per i bambini,
con lo scopo di realizzare una società sempre più medicalizzata. Coinvolte nel
grande mercato della salute anche molte associazioni “non profit” di assistenza
alle varie malattie, in buona parte finanziate dalle case farmaceutiche.
Intervengono rappresentanti istituzionali, medici, psicologi, esponenti del
mondo associazionistico".
Senti la
trasmissione
- Società scientifiche & Industria farmaceutica
In occasione del 27esimo Congresso nazionale
della Societa’ italiana medici di medicina generale (Simg) tenutosi recentemente
a Firenze, il suo presidente, Claudio Cricelli, ha auspicato che le Societa’
scientifiche possano diventare “interlocutori privilegiati con le istituzioni”:
Ministero della Salute, Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari
regionali), Aifa (Agenzia italiana del farmaco). A questo proposito i Nograzie
hano emesso un comunicato stampa in cui precisano che sono d'accordo che le
società scientifiche debbano dare il loro contributo alle istituzioni, ma queste
ultime dovrebbero esigere che - per diventare interlocutori privilegiati - le
società scientifiche dovrebbero liberarsi dai rapporti con chi ha come interesse
primario non tanto la salute quanto il profitto (ditte produttrici di farmaci,
alimenti e altri materiali sanitari). I primi passi da esigere sono quindi: a)
la trasparenza totale dei bilanci annuali delle società scientifiche; b) la
redazione e l’approvazione di un codice di comportamento su sponsorizzazioni e
conflitti d’interesse, con relative sanzioni per coloro che non lo rispettano.
Diciamo questo perchè crediamo che rapporti tra salute e mercato abbiano
oltrepassato ogni limite; è necessario e urgente adottare misure di protezione
della salute dalle ingerenze del mercato come si fa in altri paesi. Negli Usa,
per esempio, le Societa’ scientifiche hanno stabilito di recente un nuovo codice
etico per i rapporti con l’industria del farmaco e in diverse Università’
esistono da tempo regole rigide per evitare l’invasività’ del marketing. E in
India, il Medical Council prevede sanzioni per i medici che accettano regali
oltre un certo valore e per le Associazioni mediche che avvallano prodotti
commerciali, arrivando fino alla sospensione temporanea dall’esercizio della
professione.
Leggi il
comunicato stampa dei Nograzie
- polvere del marketing sugli antipsicotici atipici
Un altro articolo di Giuseppe Tibaldi (Coordinatore
scientifico Centro Studi e Ricerche in Psichiatria ASL TO2 Nord, Torino) su
Dialogo sui farmaci per la serie "Polvere del marketing", analizza diversi
aspetti controversi riguardo alle indicazioni degli antipsicotici atipici. Dal
loro utilizzo e promozione off-label (al di fuori delle indicazioni autorizzate
dall'agenzia regolatoria), alle debolezze degli studi presentati per chiedere
l'estensione delle indicazioni terapeutiche. Tibaldi segnala infatti il
finanziamento da parte dell'industria o la mancata dichiarazione del
finanziamento e dei conflitti di interesse degli autori, il supporto
editoriale di una agenzia di ghostwriting (scrittori fantasma, vedi
RICERCA E RIVISTE MEDICHE), la
presenza tra gli autori di dipendenti dalla Ditta produttrice, oltre a gravi
limiti metodologici.
Leggi l'articolo di
Giuseppe Tibaldi
novembre 2010
- Pensieri intorno al conflitto di interessi in medicina
Un editoriale di Sergio Conti Nibali su Quaderni
acp, prende lo spunto dalle
nuove regole stabilite dagli editori delle riviste scientifiche
internazionali (ICMJE) per sollecitare l'editoria medica e le
società scientifiche italiane ad aprire un dibattito sul problema dei conflitti di
interesse. Ricorda il
codice stabilito fin dal 1998 dall'Associazione Culturale
Pediatri e la decisione di Quaderni acp, di eliminare le inserzioni
pubblicitarie. Una scelta coerente e per certi versi provocatoria, una sfida
lanciata ma non raccolta da altri. Si chiede poi che fine
abbia fatto l'auspicio formulato dal Coordinamento
italiano per l'integrità della ricerca biomedica nell'appello
del 2002 (seguito all'editoriale
congiunto delle 11 maggiori riviste mediche internazionali): "i
direttori di riviste scientifiche e in particolare quelle considerate organi di
società scientifiche si impegnino a dichiarare in modo trasparente la
sussistenza di potenziali conflitti di interesse che riguardino sia loro stessi
che l’intero staff editoriale”. Passa poi a descrivere le proposte dell'Institute
of Medcine degli USA e quelle dei Nograzie italiani e di tutto il mondo. Conti Nibali conclude
"In definitiva, i termini del problema sono ormai
noti e ben delimitati; innumerevoli sono i tentativi di soluzione o di gestione
del conflitto di interessi. È arrivato il momento di aprire un (difficile?)
dibattito non solo con i lettori di Quaderni, ma con tutte le Società e gli
Editori di riviste scientifiche". Speriamo che la proposta non cada nel
vuoto.
Leggi l'editoriale di Sergio Conti Nibali
- Società scientifiche USA e codice per i rapporti con l'industria
Un'organizzazione
statunitense ha chiesto a tutte le società mediche di sottoscrivere un codice
etico che dovrebbe fissare gli standard per i rapporti con le industrie
farmaceutiche e incoraggiarle a essere molto più trasparenti sui loro
finanziamenti. Ne da' notizia il British Medica Journal (BMJ). Lo scorso 21 aprile
il Consiglio delle Società delle specializzazioni mediche (Medical Specialty
Societies) degli USA ha redatto un codice sui rapporti tra medici e produttori
di farmaci e dispositivi medici e ha dichiarato che 13 delle 32 società aderenti
hanno già adottato il codice e le altre stanno progettando di adottarlo. Il
Codice è stato sviluppato da una task force composta da 30 medici in
rappresentanza delle società aderenti. Comprende sette principi fondamentali
che coprono quattro aree: conflitti di interesse, dichiarazione dei
finanziamenti, sviluppo indipendente di programmi e leadership indipendente.
Negli USA, come ormai in molte altre nazioni, si affronta apertamente il
problema del conflitto di interesse; è riconosciuto come un dato di fatto, si sa
che esiste, non lo si nega, non si affossa il dibattito; si cerca di trovare
soluzioni che ne limitano i risvolti negativi ai vari livelli. Alcune delle
soluzioni proposte in questo codice potranno sembrare non sufficienti, ma ci
sembra già un grosso successo l’averlo proposto e ancor di più che finora una
gran parte delle società scientifiche lo abbiano accettato. Ci sarà poi da
verificare quante riusciranno veramente ad adottarlo, e quali misure di
monitoraggio verranno utilizzate per verificarne l‘implementazione. Staremo a
vedere. E in Italia?
Leggi la traduzione e il commento di Sergio Conti Nibali
Leggi l'extract della nota del BMJ
- procedura rapida per l'approvazione dei farmaci: tutto bene?
Dal 1992 la FDA (Food and Drug Administration,
agenzia USA per la sicurezza dei farmaci, e degli alimenti) ha messo a
disposizione una procedura accelerata pensata per rendere disponibili nuovi
farmaci per curare malattie particolarmente gravi senza alternative
terapeutiche. In questo caso la FDA richiede alle case farmaceutiche standard
minori rispetto alla procedura regolare. Il presupposto è che il ‘lassismo’
iniziale sia poi compensato da rigorosi studi post-marketing che validino
l’efficacia e la sicurezza del farmaco approvato. Ma il sistema non funziona
sempre come programmato, come sottolinea un articolo pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA). Mentre John Jenkins, direttore dell’ ufficio nuovi farmaci della FDA, esprime un parere
positivo sulla procedura rapida, Steven Nissen del Dipartimento di medicina
cardiovascolare della Clinical Foundation di Cleveland,
sostiene che le case farmaceutiche usano la
procedura accelerata per evitare le onerose trafile della procedura standard per
l’immissione di un farmaco sul mercato. La procedura fast-track, dice Nissen,
dovrebbe servire per trattare malattie gravi e per condizioni senza alternative
terapeutiche “ Invece se guardo ai farmaci approvati con questa procedura
non sono affatto sicuro che la maggior parte soddisfi questi requisiti”. E
conclude amaramente: “ le persone deputate
all’approvazione dei farmaci in FDA sono piuttosto amichevoli con Big Pharma (very
pharma friendly), vedono le industrie farmaceutiche come loro principali
clienti. Perciò io non penso che servano leggi più severe piuttosto controllori
più tosti”.
La la traduzione sintetica di Vittorio Fontana
Leggi l'extract dell'articolo sul JAMA
- le regole della manipolazione dell'informazione secondo Chomsky
In questi giorni siti web
e blog stanno riprendendo le dieci regole in cui Chomsky ha riassunto la
manipolazione dell’informazione.
E’ improbabile che Chomsky avesse in mente, nel descrivere
le sue regole, l’informazione rivolta dall’industria agli operatori sanitari. Ma
se proviamo ad applicare queste 10 regole ad una delle tante attività
promozionali di un farmaco, ci ritroviamo quasi perfettamente.
Leggi la
nota di Guido Giustetto sulle 10 regole di Chomsky
- le aziende farmaceutiche britanniche dichiareranno tutti i regali fatti ai
medici
Secondo il nuovo codice dell'Associazione
farmaceutica britannica, a partire dal 2012, le aziende del farmaco
dichiareranno in modo trasparente tutti i pagamenti fatti ai medici per
relazioni, partecipazioni a commissioni, consulenze, partecipazioni a congressi.
In più dal 1° gennaio 2011 saranno proibiti tutti i gadget con il logo
dell'azienda o del farmaco. Steve Field, presidente del Royal College of General
Practitioners (associazione che riunisce i medici di famiglia) ha dichiarato al
BMJ: "Benvenuta questa nuova trasparenza. Le aziende farmaceutiche non
dovrebbero esercitare alcuna influenza sulle decisioni prescrittive dei medici,
che dovrebbero essere imparziali e dettate dalle sole evidenze scientifiche".
E a proposito della fine degli “omaggi” alla classe medica, ha aggiunto: "Per molti anni ho
pensato che donare paccottiglia sia pratica umiliante per le aziende
farmaceutiche e che accettarla non sia dignitoso da parte dei medici ". E' la stessa cosa che pensano i Nograzie. L'industria
ha dichiarato di voler instaurare un rapporto di reciproco rispetto con i medici, che tutti gli omaggi, compresi pranzi e viaggi, sono inaccettabili e
dovrebbero cessare. Vicky Edgecombe, responsabile della comunicazione per il
Codice di Prescrizione dei Farmaci, ritiene che questi cambiamenti
dovrebbero migliorare il clima di fiducia nei riguardi
dell'Industria farmaceutica. Salutiamo anche noi con piacere queste nuove
decisioni. Quando potremo avere qualcosa del genere in Italia?
Leggi
l'extract dell'articolo sul BMJ
Leggi la traduzione libera di Giovanni Peronato
- la sperimentazione umana - diritti violati/diritti condivisi
E' uscita la seconda edizione ampliata e
aggiornata del libro di Gaia Marsico "La sperimentazione umana - diritti
violati/diritti condivisi". Nella breve presentazione dell'editore (FrancoAngeli)
si legge: "Il volume vuole offrire un’introduzione alla sperimentazione clinica,
affrontando anche le complesse questioni etiche che solleva. Particolare
attenzione viene data all’intreccio tra salute e diritti individuali e sociali;
all’importanza e all’ambivalenza del consenso informato; al crescente ruolo che
in questo campo sono chiamati a svolgere i Comitati Etici; alla sperimentazione
come espressione responsabile della pratica assistenziale". E' la "proposta di
una lettura della sperimentazione come indicatore critico e propositivo di un
modo di concepire la sanità come un laboratorio pubblico in sperimentazione di
diritto che era ed è il filo conduttore del testo". Tra le novità della nuova
edizione, vi è anche la traduzione dell'ultima revisione (2008) della Dichiarazione di
Helsinki, che è uno dei documenti di riferimento fondamentali per la
sperimentazione umana, poichè ne definisce il quadro generale di etica e di
diritto. Questo spiega perchè ha destato tante preoccupazioni nella comunità
scientifica internazionale, il rifiuto dell'FDA (Food and Drug Administration,
l'agenzia USA che controlla farmaci e alimenti) di accettare l'ultima revisione
della Dichiarazione di Helsinki, sostituendola - per gli studi condotti
fuori dagli USA - con le "Norme di Buona Pratica Clinica" (Guidelines for
Good Clnical Practice) che non costituiscono un codice etico, ma solo un
manuale di procedure regolatorie. Questa è solo una delle tante appassionanti
questioni sulla sperimentazione umana che si possono approfondire leggendo il
libro.
Leggi la scheda del libro
Leggi la
dichiarazione di Helsinki (estratto dal Giornale italiano di farmacia clinica)
- i Nograzie su Avvenire Medico
Sull'ultimo numero di Avvenire Medico, si parla
dei Nograzie, chi sono, cosa fanno, qual è la loro filosofia. Notiamo con
piacere un interesse crescente per il nostro gruppo da parte dei colleghi e
dell'opinione pubblica. Dopo il servizio andato in onda sul TG3 (vedi le news
del mese di ottobre), oltre ai colleghi, ci hanno scritto molti cittadini che
dichiaravano interesse per la nostra iniziativa e per chiedere informazioni. E
sono arrivate decine di nuove richieste della nostra Lettera.
Leggi l'articolo sui Nograzie su Avvenire Medico (a pagina 36)
- "Profumo", video su inceneritori, discariche e pediatri
Il 31 ottobre è andato in onda su BLOB (programma
di RAI3 ideato da Enrico Ghezzi) un video di Fabio Masi sulle discariche
campane. Si legge nell'introduzione al video su Vimeo: "PROFUMO forse vuol
ricordare ciò che alcuni cittadini campani avvertono, ma che sicuramente la
televisione ancora non è in grado di trasmettere. ma vuole anche significare
quello che molti tra noi non sembrano aver ancora compreso: chi crea e gestisce
le emergenze ... chi rende insopportabile il lezzo delle discariche ... è servo
di un potere che vuole bruciare tutto. "Dio ricicla, il diavolo brucia". Sono
intervenuti: Daniele Castri - Ref.legale Coordinamento Comitato "No Inceneritore
di Albano", la dott.ssa Maria Grazia Sapia - Società Italiana di Pediatria
(Referente Bambino e Ambiente), il prof. Dominique Belpomme - Association pour
la Recherche Théraupetique Anti-Cancereuse (ARTAC) e il dott. Ernesto Burgio -
Coordinatore Comitato Scientifico ISDE / Com Scientif. ARTAC
Guarda il video
PROFUMO
ottobre 2010
- appello per abolire lo spot "Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole
bene"
La Campagna per la sicurezza sul lavoro, promossa
dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali recita "Sicurezza sul lavoro.
La pretende chi si vuole bene". Un messaggio e due spot:
http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/AreaComunicazione/CampagneComunicazione/2010/20100727_Campagna_Comunicazione_salute_sicurezza.htm
E' una campagna vergognosa, perchè oggi il
lavoratore ha ben poche possibilità di rispettare lo slogan "Sicurezza
sul lavoro. La pretende chi si vuole bene", quasi che la mancanza di sicurezza
fosse imputabile al fatto che il lavoratore non vuole bene a se stesso ed ai
suoi familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge,
ovvero i datori di lavoro. Sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di lavoro.
Non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente di questi tempi,
sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di scegliere di fronte ad un
lavoro in nero, un lavoro precario e un lavoro a tempo determinato, mentre
devono viceversa sottostare a ritmi da Medio Evo.
La campagna dovrebbe invece avviare un processo di comunicazione diffusa, in
modo da rendere nota a tutti la necessita' di un impegno costante da parte di
tutti gli attori coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la
sicurezza. Questi spot devono essere sostituiti da una campagna di comunicazione
che dovrà puntare sulle responsabilità civili, penali e non ultime anche
etico-morali che l'imprenditore deve assumersi per tutelare l'integrita' delle
persone che lavorano per lui.
Via questi spot vergognosi. Pretendiamo viceversa più ispettori ASL e
più risorse, affinchè la mattanza quotidiana dei lavoratori abbia
fine. Non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non lo si
faccia attraverso il sacrificio di vite umane innocenti.
Firma l'appello
- prescrizioni mediche e informazioni dell'industria
Una revisione sistematica (di
Geoffrey
Spurling, Peter Mansfield e altri)
pubblicata su PLoS medicine di ottobre, analizza la relazione tra
qualità, quantità, costi delle prescrizioni e l'esposizione alle informazioni
date dall'industria attraverso le visite dei rappresentanti, le pubblicità sulle
riviste, i congressi sponsorizzati, la posta o le e-mail, i software per le
cartelle cliniche e la partecipazione a ricerche sponsorizzate. Tranne rare
eccezioni, sono state trovate associazioni tra l’esposizione all’informazione
data direttamente dalle case farmaceutiche e prescrizioni più frequenti o di
costo maggiore o di qualità più bassa, oppure non si è trovata un'associazione
significativa. Talvolta risulta che la prescrizione possa essere migliorata, ma
non vi sono prove di veri miglioramenti. Gli autori concludono raccomandando ai
medici di seguire il principio di precauzione e quindi di evitare di esporsi
alle informazioni che arrivano dalle compagnie farmaceutiche.
Leggi l'articolo su PLoS medicine
Leggi l'abstract tradotto in italiano da Alice Fabbri
- Falò riprende il discorso sulla vaccinazione contro il papillomavirus
Falò, trasmissione televisiva della Svizzera
italiana, ha mandato in onda venerdì 8 ottobre un altro servizio sulla
vaccinazione contro il papillomavirus dopo
quello trasmesso nel 2008. Attraverso una serie di interviste a
diversi professionisti, l'inchiesta di Harry Haner e Serena Tinari mette in
luce le controversie che hanno accompagnato la decisione di introdurre la
vaccinazione nelle adolescenti. Controversie che riguardano le informazioni
sulla frequenza del tumore, sull'efficacia e sicurezza del vaccino, oltre al
discusso problema delle relazioni finanziarie con l'industria farmaceutica
dei ricercatori e dei componenti delle commissioni che decidono le strategie
vaccinali.
Vedi la trasmissione di Falò
- i Nograzie al TG3!
Venerdì 1° ottobre il TG3 nazionale ha trasmesso
un breve servizio sui Nograzie, presentandoci così: "Semplice e chiara la filosofia: no a pranzi, cene,
regali piccoli e grandi e aggiornarsi in modo indipendente". Guido Giustetto, medico di famiglia di Pino
Torinese intervistato da
Francesca Capovani, ha spiegato
che una delle pressioni più comuni dell'industria riguarda i farmaci nuovi e più costosi
anche quando
- in base agli studi scientifici - questi non risultano più efficaci di quelli
vecchi e ben collaudati. Da alcuni anni Giustetto non riceve più
i rappresentanti delle case
farmaceutiche e ritiene che si possa benissimo rimanere aggiornati senza
ricevere l'informazione diffusa dall'industria. E' più facile di quanto si creda.
Qualche consiglio alla sezione
L'informazione medica.
- a chi giova curare la preipertensione?
Con questa domanda provocatoria Ray Moynihan -
giornalista australiano autore tra l'altro del libro
Farmaci che
ammalano - intitola un suo recente articolo sulla preipertensione
pubblicato sul BMJ. Una nuova
definizione controversa che rientra nel gruppo (in crescita) delle pre-malattie,
come il prediabete e la preosteoporosi. Queste nuove pre-condizoni - dice
Moynhian - etichetteranno persone che sono a rischio di essere a rischio. Riferendo i
diversi pareri di vari esperti, il giornalista solleva il problema dei legami finanziari degli
estensori delle linee guida, dei congressi sponsorizzati e, in sostanza, della
vicinanza troppo stretta della professione medica con l'industria del farmaco. Curt Furberg, professore di
sanità pubblica all’Università Wake-Forest e uno dei critici più accesi
della preipertensione, si chiede se non sia arrivato il momento che la società
in generale abbia un ruolo maggiore nel decidere chi dovrebbe essere
classificato come malato. "Prevenire gli effetti devastanti di un infarto, di un
ictus e della frattura delle anche - conclude Moynhian - è sicuramente
nell'interesse di tutti, ma se il modo migliore per farlo sia medicalizzare
miliardi di persone sane etichettate con una premalattia, richiede un forte
dibattito in un gruppo di voci più ampio. Andrebbe presa seriamente in
considerazione l'ipotesi di costituire un gruppo rappresentativo più
indipendente e più ampio che possa riflettere ben al di fuori dalle lunghe ombre
dell’industria del farmaco".
Leggi l'extract dell'articolo sul BMJ
Leggi
la traduzione libera di Luisella
Grandori
- il troppo stroppia?
Il giochino di abbassare
l'asticella della colesterolemia o della glicemia per creare più
pazienti-clienti è da tempo ben noto e praticato. Modificando un semplice numero
si ottiene come per magia un incremento cospicuo nelle vendite di farmaci.
Alcune volte si rimane perplessi quando, scambiando i parametri biologici (come
il calo della glicemia, della pressione, ecc.) con gli end point primari (mortalità
e morbilità), non si ottengono i risultati attesi. Infatti non tutto ciò che
appare razionale ad un esame superficiale o ad un facile sillogismo viene poi
confermato dal dato sperimentale. Un controllo glicemico più stretto dovrebbe
ridurre il rischio cardiovascolare nel diabetico, un controllo pressorio più
adeguato dovrebbe diminuire la mortalità negli ipertesi, una normalizzazione del
valori di emoglobina nel paziente con insufficienza renale cronica dovrebbe
coincidere con un migliore stato di salute. Non sembra sia sempre così. Lo
stupore si è rinnovato di recente a proposito dell’aumento di cadute e di
fratture con l’uso vit D in mega-dosi annuali e ho pensato alla saggezza
popolare: qualche volta “ il troppo stroppia ”.
Leggi l'articolo di Giovanni Peronato
- Conflitti di interesse nell’educazione degli
studenti di medicina: è tempo di trasparenza
Un recente editoriale della rivista
dell’associazione medica canadese solleva un problema di cui l’Università di
Medicina e Chirurgia sembra non preoccuparsi affatto. Leggendo l’articolo,
scritto dalla redazione del Canadian Medical Association Journal, si crea nel
lettore italiano un sorta di cortocircuito, dato che la situazione qui da noi
non è affatto diversa e l’invito a una maggiore trasparenza nell’ambiente
accademico è più che condivisibile. Anche per questo motivo la traduzione
contiene un errore che si ripete così che “Canada” è sistematicamente
tradotto con “Italia”. Mi sono permesso questa sostituzione perché mi pare
uno degli unici modi per sentire parlare di conflitti di interesse
nell’Università italiana.
Leggi la
traduzione di Luca Iaboli
Leggi
l'articolo sulla rivista della Canadian Medical Association
- anche l'Europa boccia il "PiùLatte"
IBFAN Italia,
sezione italiana di International Baby Food Action Network, segnala: "La Milte
Italia SpA commercializza in maniera molto aggressiva l'integratore "PiùLatte"
che promette di aumentare la produzione di latte materno. Dopo due sentenze
dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, ora anche l'EFSA,
l'autorità europea per la sicurezza alimentare, ha stabilito che gli studi
scientifici presentati dalla Milte non sono in grado di dimostrare gli effetti
promessi dal PiùLatte, così come sostenuto da anni da IBFAN Italia".
Leggi il comunicato stampa di IBFAN Italia
settembre 2010
-
Peter Mansfield a Bologna
In occasione della sua visita
in Europa, Peter Mansfield - direttore di
Healthy Skepticism – ha svolto
una serie di iniziative a Bologna il 24 e il 25 settembre. E’ stata una
'due-giorni’ molto impegnativa, dalla lezione
magistrale per gli operatori della Regione Emilia-Romagna, agli incontri con gli
studenti di medicina e con il CSI (Centro Salute
Internazionale dell’Università di Bologna), fino
all’incontro informale con i Nograzie che ci ha permesso di confrontarci con lui
sul nostro lavoro. Un
incontro prezioso, visti i
25
anni di esperienza di Mansfield con Healthy Skepticism, che ha confermato
l'opportunità dell'impegno iniziato dai Nograzie nel 2004 e ha reso concreta la
piacevole
sensazione di non essere soli.
Leggi la sintesi
della lezione magistrale di Mansfield a cura di Alice Fabbri e Barbara Ariatti
Guarda la presentazione di Peter Mansfield su TouTube
- metafisica dell'estradiolo valerato: come promuovere un 'nuovo'
contraccettivo
Un articolo di Guido Giustetto pubblicato sul n.3 di
Dialogo sui farmaci, analizza la
promozione di Klaira®, un anticoncezionale a base di estradiolo valerato e
dienogest. "La promozione - si legge nell'introduzione dell'articolo - si è
avvalsa di diversi strumenti comunicativi: trasmissioni radiofoniche, convegni,
opinion leaders, siti web, depliant informativi. Nei messaggi, rivolti ai
cittadini e ai medici si è dato soprattutto rilievo all’aspetto 'naturale e
biologico' della pillola, senza dimostrare come ciò si traduca in un beneficio
clinico. Tale informazione, fuorviante e parziale, serve ad influenzare donne
attente ai valori della natura". Questo di Klaira® non è l'unico caso di informazione promozionale
dei farmaci da prescrizione diretta al cittadino (DTCA),
effettuata nonostante in tutta Europa non sia formalmente permessa. Le
distorsioni dei messaggi promozionali utilizzati fanno concludere che "occorrono regole che
garantiscano cittadini e medici sulla correttezza dell’informazione industriale
sui farmaci". Dialogo sui farmaci ci ha gentilmente autorizzato a mettere
l'articolo sul nostro sito.
Leggi l'articolo di Guido Giustetto su Dialogo
sui farmaci
- la polvere del marketing
E' intitolata così un serie di articoli di
Dialogo sui farmaci, in parte già pubblicati, che fanno luce sui problemi collegati alla
sponsorizzazione delle ricerche biomediche (sponsorship bias). I primi tre
riguardano la ricerca psichiatrica. Utilizzando alcuni esempi concreti, l'autore
- Giuseppe Tibaldi - spiega in dettaglio alcuni meccanismi con i quali si possono
verificare distorsioni nei risultati degli studi. Condividiamo il suo obiettivo
e la sua speranza:
"fornire ai
lettori una migliore capacità percettiva della 'polvere' che minaccia la pratica
quotidiana dei clinici dei Paesi più sviluppati. Essa rischia di inceppare anche
il meccanismo, potenzialmente virtuoso, dell’appropriatezza clinica come
standard condiviso di miglioramento del sistema sanitario pubblico". Dialogo sui farmaci ci ha
gentilmente autorizzato a mettere gli articoli sul nostro sito. Li potete
leggere ai link qui sotto.
La polvere del
marketing 1
La polvere del
marketing 2
La polvere del
marketing 3
agosto 2010
- profitti miliardari, multe ridicole
Registrare un farmaco richiede mediamente un
investimento di 1 miliardo di dollari, che gli azionisti vogliono veder
recuperato nel minor tempo possibile. Per incrementare le vendite spesso si
spinge il prodotto al di fuori degli usi approvati (off-label) dalle
Agenzie regolatorie. Le prescrizioni off label negli U.S. sono all'ordine
del giorno. Si calcola che il 15%-21% del farmaci venduti siano impiegati al di
fuori delle indicazioni ufficiali. Si parla di circa circa 10 milioni di ricette
all'anno. Secondo la legge americana le aziende farmaceutiche commettono reato
se invitano ad usare farmaci per indicazioni non approvate, i medici invece non
commettono reato se lo fanno, su di essi infatti l'FDA (Food and Drug
Administration, l'Agenzia del farmaco e degli alimenti degli USA) non ha alcuna
giurisdizione. Un articolo sul sito Bloomberg.com (Big
Pharma's crime spree, Baldoria di crimini di Big Pharma) elenca una
lunga serie di promozioni illegali dei farmaci da parte delle industrie
farmaceutiche, punite con multe anche salatissime (miliardi di dollari). Eppure
si direbbe che per le Ditte questo non costituisca un problema. Rapportate ai
profitti, appaiono ridicole. Non sembra neppure che tutto ciò danneggi
l'immagine delle aziende coinvolte: il valore delle loro azioni continua a
crescere e le vendite proseguono indisturbate.
Leggi l'articolo di
Giovanni Peronato
Leggi l'articolo su Bloomber.com
- migliorare la trasparenza nei rapporti università-industria
Un articolo pubblicato in agosto sul New
England Journal of Medicine, illustra una serie di proposte per migliorare
la trasparenza nei rapporti tra università, ricercatori e industria. Gli autori
descrivono le attuali regole federali e le nuove proposte del
Department of
Health and Human Services (DHHS, Dipartimento della Salute) degli USA che, a
loro parere, andrebbero
ulteriormente migliorate. Chiedono innanzi tutto soglie molto più basse per la
dichiarazione dei regali e dei compensi ricevuti dalle case farmaceutiche,
partendo da un valore di 10 dollari oppure di 100 dollari in un anno, invece dei
5.000 proposti dai DHHS o dei 10.000 previsti ora. Inoltre ritengono che si
debba rendere obbligatorio, in tutte le istituzioni di ricerca, l'uso di un
modello standardizzato per la dichiarazione degli interessi economici. La terza
richiesta è che l'NIH (National Institute of Health) finanzi delle ricerche per
individuare la natura, le dimensioni e le conseguenze della mancata
esplicitazione dei legami con l'industria da parte dei ricercatori. E dal
momento che
molte istituzioni probabilmente non hanno le
capacità, l’esperienza o la motivazione per gestire adeguatamente i conflitti
d’interesse finanziari, il DHHS dovrebbe fornire loro indicazioni sui tipi di
relazione più problematici che richiedono un vaglio più attento. Inoltre tutte
le informazioni sulle relazioni dei ricercatori e delle istituzioni di ricerca
con l'industria, dovrebbero essere rese disponibili sui siti Web istituzionali
accessibili al pubblico. Infine, visto che i costi per l’applicazione di questi
nuovi requisiti sarebbero consistenti, specie per le istituzioni più
intensamente coinvolte nella ricerca, se i finanziamenti attuali non fossero
sufficienti, dovrebbero essere forniti fondi aggiuntivi per coprire gli extra
costi dovuti al monitoraggio ed alla pubblicazione dei rapporti con le
industrie. Ci sembra un ragionamento che non fa una piega. Sarebbe interessante
sapere cosa ne pensano le università e i ricercatori italiani.
Leggi l'articolo sul New England
Leggi la traduzione di Gianluigi Passerini
- nuovi documenti sul sito
Approfittando della pausa estiva, abbiamo aggiornato il sito. La sezione
Documenti è
stata rivista e arricchita di 5 nuove pagine:
L'informazione medica
la
ricerca e le riviste mediche
Finanziamenti
dell'industria e risultati delle ricerche
Marketing dei sostituti
del latte materno
Film e video
- più trasparenza all'FDA
La
sollecitazione di Barak Obama a “creare un livello di trasparenza senza
precedenti nel Governo”, è stata presa in parola dal
nuovo commissario
della
Food and Drug Administration (FDA), la Dottoressa Margaret Hamburg, che nel
giugno 2009 ha annunciato un’importante iniziativa di trasparenza. E' molto
verosimile che abbiano giocato un ruolo in questa decisione anche le
sollecitazioni puntuali di
Public
Citizen (associazione USA a difesa dei cittadini). Un articolo dello
scorso giugno sul New England Journal of Medicine (NEJM) riferisce i
particolari del "progetto trasparenza" dell'FDA.
Il primo
passo, nel gennaio scorso, è stata la produzione di una risorsa web chiamata
FDA Basics, che risponde a domande su come l’agenzia opera ad esempio
nel campo dell’approvazione dei prodotti, nelle ispezioni o nel riportare gli
eventi avversi. Il sito ha avuto finora oltre 165.000 visitatori.
Un secondo passo, è stato un programma (FDA-TRACK)
che rende pubblica la produttività di più di 100 uffici dell’FDA.
Il terzo passo è iniziato con la diffusione di un report della Task Force sulla
trasparenza (Transparency Task Force) contenente 21 bozze di proposte per
ampliare la pubblicizzazione delle informazioni prodotte dall’agenzia. L'FDA
ha accettato suggerimenti e
commenti pubblici fino allo scorso
luglio,
riguardo al contenuto delle proposte e a quali
dovrebbe essere data priorità.
L’intero set delle proposte è disponibile su
www.fda.gov/transparency Speriamo che l'Agenzia del
Farmaco europea segua l'esempio.
Leggi
l'articolo sul New England
Leggi la traduzione di Luigi Lai
Leggi il
documento di Public Citizen
- se finanzia l'industria i risultati sono più favorevoli al farmaco
Lo scorso 2 agosto, MedlinePlus, il sito
web rivolto ai cittadini (http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/),
gestito dalla prestigiosa biblioteca biomedica del National Institute of Health
(NIH), pubblicava questa notizia:
“Un'analisi suggerisce che le
ricerche finanziate dall’industria farmaceutica hanno una maggiore probabilità
delle altre di avere un risultato positivo”.
L’analisi in questione, pubblicata sugli
Annals of Internal Medicine (http://www.annals.org/content/153/3/158.abstract),
è stata svolta da tre ricercatori del Children’s Hospital di Boston e finanziata
con fondi pubblici. Gli autori della ricerca hanno voluto descrivere le
caratteristiche dei trial registrati su ClicalTrials.gov inerenti efficacia e
sicurezza di 5 classi di farmaci e vedere se la fonte del finanziamento fosse
associata alla pubblicazione di risultati favorevoli al farmaco. Gli autori
chiudono il loro articolo affermando che i trial finanziati dall’industria hanno
minori probabilità di essere pubblicati entro 2 anni dal loro completamento e
maggiori probabilità di riportare risultati positivi. Questa conclusione per
altro non è una novità. Sono diversi gli studi che suggeriscono le stesse
conclusioni. Vedi la sezione
Finanziamenti
dell'industria e risultati delle ricerche.
Leggi l'articolo di Guido Giustetto
luglio 2010
- ricerche di mercato con retribuzione ai medici: il parere della FNOMCeO
La FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini
dei Medici), rifacendosi a quanto previsto dal
Codice deontologico
e dalla
Linea guida sul conflitto di interessi allegata al
Codice, ha espresso perplessità riguardo alle richieste di collaborazione
dei medici a ricerche di mercato dietro retribuzione di denaro, segnalate da
diversi Ordini. Dice la FNOMCeO:
"Sono
pervenute presso la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e
degli Odontoiatri diverse segnalazioni da parte di alcuni Ordini, concernenti
una richiesta, da parte dell'Agenzia EMS Research, di registrazione al suo sito,
inviata a diversi iscritti. Tale Agenzia, in buona sostanza, effettua ricerche
di mercato in merito a nuovi trattamenti medici contattando i sanitari e
chiedendo loro la compilazione di questionari o di rispondere ad interviste
telefoniche o di persona, tutto ciò dietro pagamento di somme di denaro. La
FNOMCeO, con apposita comunicazione del 30.06.2010, ha evidenziato che l’estrema
genericità del messaggio inviato ai medici da parte della EMS Research non
permette, da un punto di vista legale, di esprimere un parere definitivo; non
sembra però inutile ricordare quanto previsto dall'articolo 65, comma 3, del
vigente Codice di Deontologia Medica che, testualmente, prevede che "il medico
non deve partecipare in nessuna veste ad imprese industriali, commerciali o di
altra natura che ne condizionino la dignità e l'indipendenza professionale ...
". La FNOMCeO manifesta ulteriori perplessità in relazione alla necessità, da
parte dei medici, di osservare quanto previsto dall'articolo 30 dello stesso
Codice di Deontologia Medica, concernente il conflitto di interesse, e
dall’allegata Linea-guida, proprio sul tema stesso del conflitto di interesse.
Tutto ciò premesso, non può che evidenziare perplessità per quanto riguarda
l'adesione al "Progetto Retributivo per Professionisti del campo Medico", nonché
la necessità di chiedere ai promotori chiarimenti ancora più specifici". Grazie
alla FNOMCeO!
Leggi l'intera comunicazione della FNOMCeO
- il marketing dei sostituti del latte materno
Un articolo di Adriano Cattaneo racconta la
storia di come nacquero i sostituti del latte materno e paragona il marketing
che ne è seguito a un vero e proprio disease mongering. Con il solito
accondiscendente contributo (inconsapevole?) dei medici, in questo caso i
pediatri. "Com’è possibile - si chiede Cattaneo - che un prodotto inventato per
salvare una vita in casi gravi sia diventato di uso comune per mamme e bambini
che non ne hanno bisogno, sostituendo tra l’altro un prodotto a costo zero,
ecologico e qualitativamente inarrivabile come il latte materno? A
quest’espansione hanno sicuramente contribuito fattori sociali come il passaggio
dalla famiglia estesa a quella nucleare ed il progressivo inserimento della
donna nel mondo del lavoro. Ma un ruolo importante l’ha avuto il “mongering”,
l’invenzione di un bisogno inesistente per “vendere ai sani”.
Leggi tutto l'articolo di
Adriano Cattaneo
- il National Institute of Health
propone nuove regole sui legami tra ricercatori e industria
Una nota pubblicata il 4 giugno sul British
Medical Journal, informa che il National Institute of Health (NIH) degli
USA, ha proposto nuove regole più severe per la dichiarazione dei legami con
l’industria, dei ricercatori finanziati dall’Istituto. Francis Collins, che
dirige l’agenzia, e Sally Rockey, dirigente dell’ufficio della ricerca esterna,
hanno scritto in un commento sul Journal of American Medical Association (JAMA)
che le regole in vigore dal 1995, “hanno bisogno di essere chiarite e
rafforzate per assicurare maggiore trasparenza e responsabilità”. Le nuove
proposte - che dovrebbero essere entrate in vigore il 20 luglio - prevedono, tra
l'altro, che i ricercatori finanziati dall'NIH forniscano informazioni molto più
dettagliate dei loro interessi finanziari, che la valutazione dell'eventuale
conflitto di interesse spetti all'Istituzione e che i ricercatori siano
sottoposti a un corso sui conflitti di interesse prima di iniziare qualsiasi
ricerca finanziata dagli Istituti e che il corso venga ripetuto ogni 2
anni. Quest'ultima è forse la parte della proposta più innovativa e
interessante, da fare - insieme alle altre - anche ai nostri Istituti di
ricerca.
Leggi la traduzione di Luisella Grandori
Leggi l'extract della notizia sul BMJ
Leggi l'extract dell'articolo sul JAMA
- Congresso USA e ghostwriting
Il New York Times del 24 giugno 2010 informa che
un rapporto del Congresso degli Stati Uniti, reso pubblico dal Senatore C.E.
Grassley, ha esaminato il problema del ghostwriting (quando un articolo viene
scritto da un autore che rimane anonimo, pagato dallo sponsor) in campo medico,
richiedendo alle riviste mediche, alle facoltà di medicina e anche al National
Institute of Health (NIH) di adottare ulteriori misure per assicurare
l’integrità degli articoli scientifici, su cui molti medici si basano per
scegliere le terapie per i propri pazienti. La manipolazione della letteratura
medica può portare i medici a prescrivere farmaci più costosi o a danneggiare i
pazienti ... [continua]
Leggi l'articolo del New York Times
Leggi la
traduzione sintetica di Guido Giustetto
- verso una dichiarazione più uniforme dei conflitti di interesse
Nelle news
di ottobre 2009 vi avevamo raccontato che i direttori di tutte le riviste
dell'International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) avevano
pubblicato simultaneamente un editoriale che annunciava la sperimentazione di un
nuovo formato per la dichiarazione dei conflitti di interesse degli autori;
erano previste norme severissime che prevedevano l'esplicitazione molto
particolareggiata dei legami finanziari degli autori con enti commerciali
interessati al lavoro da pubblicare fino ai 36 mesi dalla data della
presentazione del manoscritto. A giugno un nuovo
editoriale comune ci informa che le riviste dell’ICMJE in questi mesi hanno
provato il nuovo modulo, incoraggiato altre riviste a utilizzarlo, e hanno
invitato ad avere riscontri. Riconoscono che la compilazione è complessa e
noiosa, e a volte discutibile, per cui stanno provvedendo a modificarne i
contenuti in base ai feedback ricevuti. Si dicono grati nei confronti dei tanti
autori, editori e altri soggetti interessati che hanno inviato commenti. Le
perplessità sollevate vanno dai problemi tecnici nella compilazione del modello,
a dubbi sull’eticità riguardo alle associazioni non finanziarie; per questo il
Committee ha rivisto il modello in un recente incontro.
Leggi l'editoriale sul British Medical Journal
Leggi la traduzione di Sergio Conti Nibali
giugno 2010
- linee di indirizzo dell'EMA sui conflitti di interesse: c'è bisogno di
miglioramenti
La Società internazionale dei Bollettini del
farmaco (ISDB) e Medicines in Europe Forum (MiEF, costituita prevalentemente da
associazioni di pazienti e cittadini) hanno scritto una lettera aperta all'Agenzia
europea per i medicinali (EMA) per segnalare la necessità
di un miglioramento delle linee di indirizzo sui conflitti di interesse.
ISDB e MIEF chiedono un rafforzamento delle regole attuali e mettono in
luce le debolezze riscontrate nel monitoraggio della loro applicazione.
Sottolineano l'importanza di una attenta valutazione dell'indipendenza di tutti
gli interlocutori coinvolti nelle attività dell'EMA, compresi i rappresentanti
della società civile (associazioni di pazienti e cittadini) per alcuni dei quali
il Corporate Europe Observatory ha segnalato irregolarità nella dichiarazione
dei conflitti di interesse. Esortano inoltre l'Agenzia ad
affrontare il problema con urgenza e dichiarano che "il primo passo per migliorare
la situazione, sarebbe un miglioramenti delle pratiche per la trasparenza".
Infine chiedono all'EMA un cambiamento di qui al 2015, nella direzione di una
maggiore indipendenza dalle compagnie farmaceutiche, anche attraverso la ricerca attiva
di esperti senza conflitti. Condividiamo in pieno le loro richieste e ci
auguriamo che ricevano presto risposte positive.
Leggi la lettera aperta di IDSB e MiEF
Leggi la traduzione di Daniele Mandrioli
- corruzione istituzionale: l'Università di Harvard progetta rimedi
Il Centro per l'Etica dell'Università di Harvard
svolgerà, nei prossimi 5 anni, un progetto sulla corruzione istituzionale, nel
tentativo di porvi rimedio. "La
corruzione istituzionale - spiega Lawrence Lessig coordinatore del progetto -
non è la violazione di qualsiasi regola o legge, ma è un certo tipo di
influenza”. Sono diversi i tipi di
influenza che insieme costituiscono una “dinamica dell’influenza” (economy of
influence) che determina la direzione verso la quale ci si muove. Lessig fa
numerosi esempi di come le istituzioni possano risentire di un'influenza che
porta a indebolire la loro efficacia e la fiducia del pubblico. Le varie
istituzioni prese in considerazione vanno dal Parlamento degli USA alle Agenzie
regolatorie, al giornalismo e infine la medicina, per la quale Lessig dichiara
che le soluzioni sono più difficili. E' urgente che queste istituzioni
ritrovino l'indipendenza persa. Ma che cos'è l'indipendenza? Non è
l'indipendenza da qualsiasi cosa, è una dipendenza appropriata (proper,
giusta, corretta). Ad esempio un legislatore è indipendente se
dipende dal popolo, un magistrato è indipendente se dipende dalla legge. Quindi
è importante definire la dipendenza appropriata e limitare la dipendenza
impropria. Inoltre Lessig sottolinea più volte il concetto di responsabilità,
che non può essere attribuita solo al soggetto che compie azioni dannose, ma va
esteso a tutti coloro che sanno e vedono e non fanno niente per allertare del
pericolo. Descrivendo il progetto sulla corruzione istituzionale, Lessig
sottolinea infine la necessità di uno sguardo esterno perchè "i problemi
si vedono meglio quando riguardano l’ambito di altri". Perciò nel progetto è
previsto il contributo di varie professionalità: dall’accademia, alla medicina,
all’economia. Per la medicina, collabora al progetto Marcia Angell, ex direttore
del New England Journal of Medicine, ora docente ad Harvard, autrice del
libro
“Farma&Co”. Lessig conclude usando come metafora la storia
dell’incidente della petroliera della Exxon che, nel 1989, andò a incagliarsi
nelle secche del fondale marino causando un grave disastro ecologico. Al momento
dell’incidente il capitano della nave era ubriaco. Tutto l’equipaggio sapeva che
era un alcolizzato, tuttavia nessuno prese l’iniziativa di avvertire chi di
dovere del rischio che questo poteva comportare. Nessuno ha fatto niente.
“Quell’equipaggio siamo noi, che abbiamo il dovere di fare qualcosa”, dice
Lessig, che dichiara la sua forte preoccupazione per l’urgenza e la gravità dei
problemi mentre le istituzioni appaiono distratte. Constata inoltre che questa
distrazione ha già avuto conseguenze catastrofiche. “Le istituzioni hanno perso
la capacità di focalizzare la loro attenzione, hanno perso l’indipendenza
proprio quando questa sarebbe stata più necessaria”. Ma di chi è la
responsabilità? Delle persone per bene che non hanno fatto niente di fronte a
ciò che vedevano. “Siamo noi, i più privilegiati della società, che potremmo
porvi rimedio. Chi se non noi?”
Senti la Lezione di Lawrence Lessig (a questo link compaiono diverse
lezioni, far scorrere il cursore fino a quella di Lessig)
Leggi la
traduzione sintetica di Luisella Grandori e Alice Fabbri
- il curioso caso della colchicina, clamoroso autogol dell'FDA
Già il
uso 3000 anni fa nell'antica Grecia, la colchicina è disponibile come generico
negli USA dal 19° secolo. Si tratta di un farmaco raccomandato da molte linee
guida come intervento di seconda scelta nell'accesso gottoso, per gli
intolleranti a FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) o che non possono
usare steroidi. E' stata una sorpresa sapere che FDA (Food and drug
administration, l'agenzia per i farmaci e gli alimenti degli USA) ne ha
approvato una nuova versione. Il farmaco non era mai stato registrato perché nel
1938, quando divenne obbligatoria la registrazione dei nuovi farmaci, vi fu una
sanatoria per i prodotti già in uso e di comprovata efficacia, come era la
colchicina. Nel 2007 la URL Pharma di Philadelphia ha pensato bene di produrre
alcuni studi dimostrando ciò che era già noto da decenni, cioè che la colchicina
funziona bene nell'attacco acuto di gotta, a margine di effetti collaterali
'accettabili' quali diarrea e vomito. Sulla scorta di questi dati FDA approvava
nel luglio 2009 Colcrys®, una nuova formulazione di colchicina. Quali sono stati
i risultati? La colchicina generica, in commercio negli USA a 9 centesimi a
pillola, non può più essere venduta. Al suo posto si è obbligati ad acquistare
Colcrys® che costa ben $ 4.85 a compressa. Così per i prossimi anni MEDICARE
pagherà non più 1 milione di $ per le 100mila prescrizioni di colchicina
generica, come avvenuto nel 2007, ma 50 milioni di $ all'anno! Mai definizione
di autogol può essere più appropriata nei riguardi di FDA che ha applicato
acriticamente due leggi approvate con l'intento di favorire la ricerca.
Leggi l'articolo sul NEJM [free full text]
Leggi la traduzione libera di
Giovanni Peronato
- conflitti di interesse e influenza pandemica
Un editoriale di Fiona Godlee - direttore del
British Medical Journal (BMJ) - pubblicato online lo scorso 3 giugno
descrive e commenta i risultati dell'indagine svolta dal BMJ e da
Deborah Cohen
e Philip Carter del Bureau
of Investigative Journalism di Londra, che ha messo in luce i legami con
l'industria del farmaco di vari esperti delle Commissioni dell'OMS
(Organizzazione mondiale della sanità) che hanno deciso le raccomandazioni per
l'uso di vaccini e antivirali in caso di pandemia. Lo scenario che si delinea,
evidenzia l'urgenza di una maggiore trasparenza e di regole che impediscano
efficacemente l'influenza dell'industria nelle decisioni che riguardano la
sanità pubblica e la spesa dei Servizi Sanitari. “Nessuno dovrebbe essere in un
comitato che produce linee guida se ha legami con le compagnie che producono un
vaccino o un farmaco [...]”, dice Barbara Mintzes nel rapporto di Cohen e
Carter. "Lo stesso, e ancora di più - aggiunge la Godlee - vale per i comitati
che prendono le decisioni più importanti in sanità pubblica. Nel caso in cui sia
difficile trovare esperti completamente indipendenti, quelli coinvolti con
l’industria potrebbero essere consultati ma dovrebbero essere esclusi dalle
decisioni. Gli Stati Uniti hanno ottenuto progressi importanti con il
Sunshine Act e altre leggi. La legislazione europea sulla gestione del
conflitto di interessi è attesa fin da troppo tempo". Il sottotitolo
dell'editoriale, sintetizza in modo eloquente il messaggio quanto mai
condivisibile di Fiona Godlee: "Il WHO deve agire subito per ristabilire la
sua credibilità e l’Europa dovrebbe legiferare".
Leggi l'editoriale di Fiona Godlee
leggi la traduzione di Luisella Grandori
Leggi il rapporto di Deborah Cohen e Philip Carter
- il rapporto di Paul Flynn
Il rapporto per la discussione nell’Assemblea
Parlamentare europea sulla gestione della pandemia, è stato affidato a Paul
Flynn, parlamentare del Regno Unito e del Consiglio d’Europa. Esso sottolinea la
preoccupazione per la mancanza di evidenze che giustificassero le proporzioni
della risposta all’H1N1/2009, che ha portato a una drammatica distorsione delle
priorità per i servizi di sanità pubblica, e la mancanza di trasparenza nel
processo decisionale. Lamenta la segretezza di alcune informazioni essenziali,
come i nomi e i conflitti di interesse dei membri dell’Emergency Committee che
ha sostenuto l’OMS nella dichiarazione di pandemia. Esprime rammarico perché
l’OMS non ha rivisto la sua valutazione del rischio, una volta diventato
evidente che era inferiore all’atteso e ha tenuto un atteggiamento difensivo di
fronte alle richieste dell’Assemblea, rifiutandosi di ammettere persino che
fosse stata cambiata la definizione di pandemia. Ritiene inoltre che la gestione
dell’OMS, delle istituzioni dell’UE e dei governi nazionali abbia comportato un
“enorme spreco di denaro pubblico” e abbia provocato “timori e allarmi
ingiustificati circa i rischi sanitari ai quali poteva essere esposta la
popolazione europea”. Infine propone che vengano sviluppati sistemi di difesa
dall’influenza di interessi indebiti, come rendere pubbliche - senza eccezioni -
le dichiarazioni dei conflitti di interesse dei membri delle Commissioni
nazionali, europee e mondiali ed escludere dai processi decisionali tutti coloro
che hanno conflitti di interesse. Per questo – conclude il rapporto - è
necessario che gli Stati assicurino un finanziamento stabile all’OMS e
definiscano (e applichino) linee guida per i rapporti con il settore privato
nell’ambito della sanità pubblica.
Leggi il rapporto di Paul Flynn
- udienze, interrogazioni e la Corte dei Conti rincara la dose
A chiedere trasparenza sulla pandemia non è solo
il Consiglio d'Europa. Si stanno muovendo anche il Senato francese e il
Consiglio dei ministri del Regno Unito. E sono tre le interrogazioni dei
parlamentari italiani, due rivolte alla Camera
dei deputati e una al Parlamento europeo. Intanto la Corte dei Conti, conferma il
giudizio negativo sul contratto del Ministero per i vaccini pandemici, il
Procuratore generale Mario Ristruccia denuncia “molteplici perplessità” e non
esclude "profili di responsabilità amministrativo-contabile".
Leggi l'interrogazione dell'On. Sandro Gozi (la seconda nel documento)
Leggi l'interrogazione di un gruppo di Deputati
Leggi l'interrogazione dell'On. Oreste Rossi
Leggi il documento della Corte dei Conti
(a pag. 136)
Leggi il commento di Manuela Perrone sul Sole 24 ore
- terza udienza del Consiglio d'Europa sulla pandemia
Il 4 giugno si è tenuta a Strasburgo la terza
udienza della Commissione Affari Sociali, Sanità e Famiglia del Consiglio
d'Europa sulla gestione della pandemia. Il rapporto preparato dall'On. Paul
Flynn (Regno Unito), approvato dalla Commissione, rileva "la schiacciante
evidenza che la gravità della pandemia è stata largamente sopravvalutata
dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)", provocando una distorsione
della valutazione delle priorità per la salute pubblica. Constata inoltre "una
grave mancanza di trasparenza" nei processi decisionali, che desta
preoccupazioni circa l'influenza che potrebbe essere stata esercitata
dall'industria farmaceutica sulle decisioni prese. In particolare, i
parlamentari europei sottolineano la reticenza dell'OMS e delle istituzioni
sanitarie europee nel pubblicare i nomi e i conflitti di interesse dei membri
del Comitato per l'emergenza (Emergency Committee) e dei vari organi
consultivi responsabili delle raccomandazioni relative alla pandemia. Fiona
Godlee, redattore capo del British Medical Journal (BMJ) che era presente
all'incontro, ha riferito che - secondo un'inchiesta condotta dalla sua rivista
- gli esperti che hanno elaborato le linee guida per l'approvvigionamento dei
vaccini contro l'influenza, erano stati pagati da gruppi farmaceutici che ne
potevano trarre vantaggio.
Leggi tutta la sintesi dell'incontro del Consiglio d'Europa (in
italiano)
- i Nograzie a Parma con gli studenti di medicina
Il 10 giugno i Nograzie sono stati invitati dagli
studenti di medicina di Parma per parlare di conflitti di interesse in salute.
L'iniziativa era intitolata "Farmacopoli, come l'industria del farmaco
costruisce il suo impero su mancate responsabilità e puro marketing". Insieme ai
Nograzie, è intervenuta una studentessa di Bologna del gruppo di lavoro sui
conflitti di interesse. Una trentina di studenti ha partecipato con interesse e
attenzione. Altri buoni amici, altri progetti di collaborazione.
L'avviso della conferenza
- prevenzione o illusione? lettera aperta ai Ministri Fazio e Carfagna
Questo è il titolo della nota pubblicata il 7
giugno sul sito di Torinomedica (il sito dell'Ordine dei Medici provinciale di
Torino) che riporta il testo integrale della lettera aperta scritta ai Ministri
Fazio e Garfagna da numerose associazioni mediche. La nota inizia così: "La
prevenzione nel controllo dei tumori è già di per sé una parola forte. Infatti,
quando si parla di screening di popolazione bisognerebbe dire con coraggio e
chiarezza alle persone che non si previene nulla, ma si fa diagnosi precoce di
una anomalia cellulare di questo o quel tessuto che c’è già e su essa si decide
di intervenire, insieme al paziente, senza sapere con certezza e sempre, se
l’anomalia cellulare, con le caratteristiche del tumore maligno si esprimerà o
no, dando una vera malattia. Si decide con umiltà e coraggio, pesando caso per
caso e condividendo il dramma del paziente, senza trionfalismi e spettacolarismi,
scegliendo, quando si può, e si riesce, l’intervento meno destruente e con meno
effetti indesiderati fisici e psichici. La prevenzione è un'altra cosa".
Leggi tutta la nota e la lettera aperta su Torinomedica
- la sconcertante vicenda di Rhona MacDonald
Licenziata nonostante la condotta irreprensibile
e una rara integrità morale, dopo che un suo editoriale era stato riscritto
senza concordare con lei le modifiche. Una vicenda sconcertante quella che ha
coinvolto Rhona MacDonald, ex caposervizio di The Lancet, che ha creato
sconcerto nella comunità scientifica e che dimostra il potere inquietante di un
editore - Elsevier - su quanto viene scritto su una delle riviste mediche più
rinomate e su chi scrive, arrivando addirittura a licenziare. La MacDonald
dichiara: "Dopo due mesi di procedimento disciplinare in cui non mi è stato
consentito di parlare con nessuno, sono stata costretta a lasciare il mio
incarico di caposervizio di The Lancet. E questo per aver anteposto miei
obblighi morali alla politica di Elsevier, l’editore di The Lancet.
Sebbene a Elsevier convengano che ho agito con integrità, che capiscono il
motivo delle mie azioni, e che esse sono state “morali”, mi hanno licenziata con
la causale di “grave cattiva condotta”. La vicenda ebbe inizio quando il
direttore di The Lancet riscrisse senza comunicarmelo un editoriale da me
scritto cambiandone interamente il significato senza dare a me, come autrice, o
al resto del team che aveva partecipato alla stesura, l’opportunità di fare
qualsiasi commento o suggerimento prima che andasse in stampa. Oltre al fatto di
aver infranto la regola di The Lancet sugli editoriali (secondo la quale
tutte le modifiche apportate al testo dal direttore devono essere fatte
d’accordo con l’autore), l’editoriale riscritto non rispettava il taglio
concordato e, a mio parere, danneggiava le persone più povere del mondo"...
Leggi la
traduzione della dichiarazione di Rhona Mac Donald a cura di Gianna Milano
Leggi la dichiarazione di
Rhona MacDonald
(in inglese)
- un coro di fischi contro Big Pharma
Aaron Kesselheim ha raccolto una serie di interviste a testimoni chiave in cause
civili che hanno coinvolto l'Industria farmaceutica, denominate False Act
Claims (FAC).
Questi
testimoni, senza dei quali la verità non sarebbe mai emersa, sono in genere
impiegati o ex-impiegati dell'Azienda che è sotto processo e che essi stessi
hanno denunciato per irregolarità di vario genere. Vengono curiosamente
denominati whistle-blower (WB), letteralmente fischiatori e per la legge
americana hanno diritto ad un compenso pari al 15-25% della cifra recuperata
dall'amministrazione statale, in questo caso dal sistema sanitario. L'articolo
del NEJM analizza nello specifico le motivazioni che hanno mosso i WB nelle 17
cause intentate contro l'industria farmaceutica dal gennaio 2001 al marzo 2009.
Ad un primo sguardo sembra che i compensi elargiti, oltremodo allettanti, siano
la principale molla ad agire, invece a conti fatti non è così. La posizione dei
WB nasce in genere da motivazioni personali, in genere il rifiuto di compiere
atti illegali, ma anche da comportamento altruistico verso la collettività. In
molti casi, dopo la denuncia, il loro futuro è segnato.
Peter Rost, un famoso WB, che ha documentato in
un libro le sue esperienze in Pfizer
rivela che il
90% dei WB viene licenziato, il 25% è vittima dell'alcolismo, il 10% tenta il
suicidio.
Leggi
la traduzione libera di Giovanni Peronato
Leggi l'articolo del New Engl J Med (free full text)
maggio 2010
- una serata a Forlì
L’Ordine
dei Medici di Forlì ha organizzato l’iniziativa “Conflitto di interessi in
salute: stato dell’arte e sfide future”. I Nograzie sono stati invitati a
parlare insieme al Centro Salute internazionale e interculturale (CSI)
dell’Università di Bologna e al CeVEAS. La serata è stata molto partecipata e
discussa da un centinaio di medici presenti in sala, compresi alcuni dirigenti
dell’ASL. Il direttore delle cure primarie ha ipotizzato l’organizzazione di
eventi formativi non sponsorizzati. Noi ci speriamo.
Il programma della
serata
- nuovi documenti
sul sito
Nella
sezione "Documenti" del sito, potete
trovare due nuove pagine che illustrano gli
effetti dei regali e della visita dei rappresentanti delle industrie
farmaceutiche (Informatori scientifici del farmaco). La breve sintesi di quanto
pubblicato in letteratura al riguardo, è accompagnata dalla segnalazione di
alcuni articoli per approfondire il tema, in parte tradotti in italiano.
Regali e pranzi
La visita dell’informatore
- Big Pharma: baldoria di crimini
Un rapporto speciale di Bloomberg Markets, a
firma di David Evans intitolato “Big Pharma’s crime spree” (Baldoria di crimini
di Big Pharma), fornisce i particolari e i retroscena delle condanne sanzionate
a Pfizer, Lilly e altre industrie farmaceutiche, costrette a pagare la
gigantesca somma di 7 miliardi di dollari per avere pubblicizzato farmaci per
indicazioni non approvate dalla FDA (Food and Drug Administration), l’agenzia
regolatoria dei farmaci e degli alimenti degli USA. Il rapporto racconta una
complessa storia giudiziaria, fatta di tante puntate quante sono le cause
intentate nei confronti delle ditte, di ammissioni parziali delle stesse, di
promesse non mantenute (come quando il bambino, scoperto con il barattolo della
marmellata appena rubato, giura – piangendo – che non lo farà più) o di
comportamenti disinvolti (come quegli automobilisti che superano abitualmente i
limiti di velocità, disposti a pagare la multa se vengono “beccati”). Ma anche
di rivelazioni sorprendenti fatte da dipendenti “pentiti”, a vari livelli di
responsabilità, che fanno luce sui meccanismi che allora, e presumibilmente
ancora, permettono il lancio e inducono la prescrizione di nuovi farmaci, perché
diventino ad ogni costo dei best seller e dei long seller, oltre i limiti
imposti dalle indicazioni cliniche previste al momento della registrazione e
dalle più elementari norme di sicurezza, secondo un'etica che tiene conto
soprattutto della soddisfazione degli azionisti dell'industria. Quando il titolo
di un'azienda quotata in borsa, come Pfizer, continua a salire del 10% all'anno,
nonostante scandali e condanne, l'azionista non può che essere contento.
Leggi la traduzione sintetica di Fabio Suzzi
Leggi una sintesi del rapporto in lingua originale
(il rapporto intero si può ottenere su richiesta)
- perchè la maggior parte dei risultati delle ricerche pubblicate è falso
Ho sempre pensato che
la maggior parte delle ricerche pubblicate, soprattutto su riviste mediche di
prestigio, esprimano conclusioni veritiere. Con sorpresa ho potuto constatare
come autorevoli voci non siano della stessa opinione.
Anzi l'epidemiologo J.Ioannidis è del parere esattamente
contrario: "... false findings may be the majority or even the vast majority
of published research...".
In un recente
articolo apparso su Plos Medicine (speriamo a questo punto che sia
veritiero) senza mezzi termini egli spiega con puntiglio e dimostra con dovizia
di formule matematiche, il perchè della sua drastica asserzione.
Sono
molti i fattori che possono distorcere i risultati di uno studio: dalle
dimensioni del campione, alla “forza” dell’effetto che si vuole misurare, o
altri errori di impostazione statistica, fino agli interessi economici o di
altro tipo, i pregiudizi culturali e scientifici, oppure se si tratta di un
argomento “caldo”.
Leggi l'articolo di Joannidis su PLoS Medicine
Leggi la traduzione libera di Giovanni Peronato
- appello per Gilles Eric Seralini e il rispetto della controversia
scientifica
Sciences Citoyennes e l'European Network of
scientists for social and environmental responsability (ENSSER), hanno lanciato
un appello per difendere il prof. Seralini e i suoi colleghi da una campagna di
discredito per i loro studi sui potenziali effetti avversi negli esseri umani e
nei mammiferi, del mais geneticamente modificato.
L'appello per il prof. Seralini
- a Firenze con gli studenti
di medicina
Gli
studenti di medicina di Firenze hanno organizzato il 3 maggio, la conferenza
“Pillole: la prescrizione dei farmaci tra responsabilità del medico, business
milionari, conflitti di interesse”. Hanno approfondito il tema i Nograzie, una
studentessa di medicina di Bologna e la farmacista dirigente dell’azienda
ospedaliera universitaria di Careggi. Tanta la discussione e tante nuove
amicizie.
Il volantino della
giornata
- Prescription
Project: un sito da guardare
Prescription Project è un sito ricco di informazioni sulla corretta prescrizione
dei farmaci, la loro sicurezza, gli effetti del marketing, i problemi della
regolamentazione. Interessanti anche le notizie diffuse con il Blog PostScript,
collegato al sito.
Guarda il sito di
Prescription Project
Accedi al
Blog PostScript
- il latte della mamma non si scorda mai
La campagna di comunicazione itinerante
organizzata dal Ministero della Salute con il Comitato nazionale multisettoriale
per l'allattamento (di cui fa parte IBFAN Italia) partirà nel mese di maggio e
farà tappa in diverse città italiane. La promozione dell'allattamento materno è
considerata una priorità di salute pubblica e le più qualificate organizzazioni
internazionali, come l'Unicef e l'Organizzazione Mondiale della Sanità,
ritengono il latte materno il miglior alimento per il bambino, sia dal punto di
vista nutrizionale che affettivo, per il legame che crea tra mamma e bambino e
che rimane nel tempo. "Il
latte della mamma non si scorda mai", con
questo slogan il Ministero della salute dà il via alla prima campagna di
comunicazione per la promozione dell'allattamento al seno.
Per ulteriori notizie guarda sul sito di IBFAN Italia
aprile 2010
- a Bologna il primo corso
sui conflitti di interesse per gli studenti di medicina
Nello scorso mese di marzo si è tenuto presso l’Università
di Bologna il primo corso per gli studenti di medicina sul conflitto di
interessi in salute, organizzato dal Centro salute internazionale (CSI) e il
gruppo di autoformazione degli studenti di Bologna, in collaborazione con i
Nograzie. Otto ore tra lezioni frontali e attività interattive a cui hanno
partecipato una sessantina di studenti. Il corso ha affrontato le criticità
collegate alla promozione dei farmaci, la prescrizione off-label, la ricerca e
la formazione sponsorizzate, il ghost-wirting, il disease mongering, con esempi
concreti ed esercitazioni in gruppo.
Vedi i materiali dal corso sul sito del CSI
- divulgazione scientifica: qualcosa non va?
La divulgazione scientifica ha acquisito un
spazio sempre più rilevante nei mezzi di comunicazione rivolti al grande
pubblico e l'attenzione delle persone per le notizie che riguardano la salute è
aumentata fortemente. Ma i messaggi che vengono trasmessi sono obiettivi? Si
direbbe di no. Diverse ricerche straniere hanno evidenziato che i media, oltre
ad avere una grande influenza, possono distorcere la nostra percezione
della salute e della malattia. Uno studio pubblicato in marzo su PLoSONE, rileva
che anche in Italia gli articoli di divulgazione scientifica sulla salute
offrono informazioni inadeguate o incomplete: enfatizzano i benefici mentre
sottostimano rischi e costi, spesso non rilevano conflitti di interesse
economici e in molti casi non sono obiettivi circa i risultati degli studi
divulgati. Lo studio rileva inoltre che quando si tratta di un nuovo intervento
medico (trattamento, procedura, test o prodotto), il rischio che gli articoli
contengano affermazioni non obiettive è 9 volte maggiore rispetto ad articoli
che trattano altri aspetti di divulgazione scientifica biomedica. Insomma, i
giornalisti, in modo più o modo consapevole, sembrano essere i veicoli più
efficaci per “vendere” nuovi approcci medici.
Leggi l'articolo su PLosONE
Leggi
il commento in italiano degli autori dello studio
- aumento dell'uso dei farmaci: esito di uno squilibrio tra poteri
Secondo Joan Busfield dell'University of Essex,
l'enorme aumento dell'uso di farmaci visto negli ultimi decenni, dipende
dall'equilibrio tra poteri e contropoteri dei portatori di interessi diversi e
contrastanti: industria del farmaco, governi, medici, cittadini. La sua analisi
pubblicata di recente su Social Science & Medicine è stata commentata da
Alice Fabbri e Chiara Bodini del Centro Studi e Ricerche in Salute
Internazionale e Interculturale dell'Università di Bologna, su
Saluteinternazionale.info
Busfield esamina sia le strategie
dell'industria per creare la domanda dei suoi prodotti sia il ruolo dei medici,
dei ricercatori e dei governi che - per svariati e complessi meccanismi -
finiscono col favorire l'espansione dell'uso dei farmaci invece di limitarla.
L'Autore non da' soluzioni. Ma queste appaiono quanto mai ardue e complesse
perchè dipendono in primo luogo dall'acquisizione di un maggior potere da parte
dei soggetti che hanno come interesse primario la protezione della salute dei
cittadini (e dei cittadini in genere), che
attualmente appaiono molto deboli. Come ricorda l'analisi della Fondazione
Science Citoyennes nel suo
documento sull'expertise.
Leggi il post su Saluteinternazionale.info
Leggi l'abstract su Social Science & Medicine
- influenza suina: 200 parlamentari europei firmano un appello per fare
chiarezza
Nel comunicato stampa del 20 aprile l'ISDB
(International Society of Drug Bulletins) e Medicines in Europe Forum, si
complimentano con l'iniziativa del parlamento europeo. Ci complimentiamo anche
noi. L'appello dell'europarlamentare francese Michèle Rivasi per costituire una
commissione d'inchiesta sulla gestione del'influenza suina, fa seguito alla
mozione del tedesco Wolfgang Wodarg dello scorso gennaio, che aveva dato il via
all'azione del Parlamento europeo su questo problema. Se tanti parlamentari si
muovono, noi cittadini (e noi operatori della salute) abbiamo qualche speranza
che venga fatta finalmente luce sui percorsi decisionali in sanità pubblica a
tutti i livelli, che durante l'influenza suina hanno mostrato tutta la loro
scarsa trasparenza. A partire dal cambiamento della definizione di pandemia
dell'OMS. L'ISDB e Medicines in Europe Forum concludono in modo assai
condivisibile, dicendo che "una maggiore trasparenza nei processi decisionali è
la chiave per ristabilire la fiducia dei cittadini".
Leggi il comunicato
stampa (in inglese)
Leggi il comunicato stampa (tradotto in italiano)
- La strana vicenda di Avandia che fa bene alla glicemia e
male al cuore
"Avandia, un nuovo 'farmaco miracolo',
approvato prematuramente e con motivazioni errate da un'agenzia governativa
debole, sottofinanziata nonché soggetta alle pressioni dell'industria del
farmaco." Non è uno sferzante giudizio di Healthy Skepticism o di qualche
Nofreelunch, ma di Clifford Rosen, presidente della Commissione ad hoc voluta
nel 2007 da FDA in merito al possibile rischio cardiovascolare del Rosiglitazone
(Avandia).
La stessa FDA aveva già stimato un eccesso di eventi cardiaci, quantificabile il
83mila casi fra il 1999 ed il 2007. In questa data si era aperta una class
action giunta oggi a riunire 1186 querelanti, il caso Avandia si è fatto più
'scottante' e così il 20 febbraio scorso il Senato USA si è dovuto occupare del
problema....
Leggi l'articolo di Giovanni
Peronato
- l'anno avventuroso di un Nograzie irlandese
Si può vivere senza informatori (scientifici del
farmaco)? Tra le tante cose di cui ci si può privare non sembra proprio che sia
un sacrificio eroico. Eppure non è una scelta così semplice come può sembrare e
lo racconta bene il Dr Shane O’ Hanlon, geriatra irlandese folgorato da una
illuminazione circa le dubbie basi etiche del corteggiamento che i
rappresentanti praticano giornalmente nei confronti dei medici. Da bravo
scienziato decide così di avventurarsi in un esperimento ardito: prendersi una
vacanza dagli incontri con i rappresentanti, ma non solo, anche dal materiale
promozionale e dagli aggiornamenti sponsorizzati. Così, tanto per vedere in che
modo possano cambiare le sue abitudini prescrittive.
Shane O’Hanlon
racconta sul British Medical Journal la sua storia di un anno vissuto
pericolosamente, un anno senza rappresentanti. Le
"avventure" di O'Hanlon assomigliano molto all'esperienza di qualsiasi Nograzie
alle prese con il rifiuto di omaggi, pranzi pagati, convegni in alberghi di
lusso e il faticoso "isolamento" rispetto agli altri colleghi. "La
maggior parte dei medici sono soddisfatti delle relazioni con i rappresentanti
ed io non li giudico - dice O'Hanlon - ma cambiando le mie abitudini, io oggi mi
sento più indipendente". E continua: "La mia intenzione non è convincere gli
altri colleghi piuttosto mi piacerebbe stimolare un dibattito. Ma il mio punto
di vista, oggi più che mai, è che in futuro le attuali relazioni con
l’industria farmaceutica saranno considerate ingiustificabili". Speriamo.
Leggi la libera
traduzione di Vittorio Fontana
Leggi l'extract del'articolo sul BMJ
- per un futuro sostenibile
Un documento del Tavolo delle Associazioni
Naturalistiche/Ambientaliste di Forlì, richiama i politici (Sindaco e Assessore
all'ambente) alla necessità di riequilibrare il rapporto con i suoi ambienti
naturali, modificati e alterati pesantemente negli ultimi decenni. Chiede quindi
una svolta decisiva nelle prossime politiche ambientali facendo richieste
precise e puntuali. Oltre a condividere gli obiettivi, si sottolinea l'aspetto
particolarmente interessante del metodo, cioè la creazione di un Tavolo misto,
medici e cittadini, che perseguono gli stessi obiettivi di protezione
dell'ambiente e della vita.
Vedi il
documento del Tavolo di Forlì
marzo 2010
-
inchiesta di Falò sulla pandemia
La trasmissione della Svizzera italiana Falò, ha mandato in onda lo
scorso 25 febbraio un servizio di inchiesta sulla recente pandemia. Un servizio
ricco di interviste a esperti indipendenti come Tom Jefferson della Cochrane
Collaboration e a diversi Parlamentari europei. Il tedesco Wolfgang Wodarg - già
presidente della Commissione sanità del Parlamento europeo, estensore della
mozione per chiedere chiarimenti all’OMS sulla gestione della pandemia - fa
notare che la scomparsa improvvisa del criterio di gravità (elevata morbilità e
mortalità) dalla definizione di pandemia, ha abbassato drasticamente la soglia
dell’allerta mondiale, facendo scattare la macchina degli “affari”. Il senatore
polacco Piotr Wach spiega come mai il suo governo si è rifiutato di acquistare
il vaccino pandemico e riferisce che, ciononostante, nel suo paese i casi di
influenza suina sono stati ugualmente frequenti o forse meno che altrove. La
svizzera Liliane Maury Pasquier, presidente della Commissione sanità del
Parlamento europeo, si dichiara insoddisfatta delle risposte dell’OMS durante
l’udienza del 26 gennaio e sottolinea che “da una decina d’anni l’OMS ha
introdotto il PPP (Partenariato Pubblico Privato). E’ un po’ come invitare la
volpe in un pollaio ma è colpa degli Stati che non hanno voluto dare all’OMS le
risorse per avere i suoi esperti. L’OMS ha dovuto trovare altrove i mezzi per
finanziare le sue attività”. Una vicinanza tanto stretta porta con sé qualche
rischio? Certo non rasserena la carrellata di Falò sui legami tanto stretti –
non sempre dichiarati - di vari esperti dei Comitati per le strategie vaccinali
dell’OMS con l’industria che produce i vaccini. L’inchiesta si sposta poi a La
Gloria in Messico, epicentro della pandemia. La poca chiarezza sulle cause delle
gravi infezioni respiratorie che hanno colpito allora e tuttora colpiscono la
popolazione intossicata dall’inquinamento industriale, malnutrita e mal curata,
aumentano la sensazione di una vicenda dai contorni confusi ben lontana dalle
certezze granitiche che ci vengono trasmesse dalle notizie ufficiali.
Guarda il servizio di Falò
- scuole di medicina: stringere la corda sui conflitti di interesse
Harvard, a Boston in Massachusetts, è stata la
prima scuola di medicina che ha richiesto ai professori di dichiarare le loro
relazioni finanziarie con l’industria. E’ stato il risultato del movimento di
200 studenti di Harvad critici verso l’influenza dell’industria, che hanno
denunciato tre professori per non aver informato dei finanziamenti ricevuti in 7
anni per un valore di 4,2 milioni di dollari, per gli 8,6 milioni di dollari per
la ricerca e i 3 milioni per la formazione che Harvard ha ricevuto
dall’industria nel 2008. Inoltre, 149 professori avevano legami finanziari con
Pfizer e 130 con Merck. L’AMSA (Associazione degli studenti di medicina degli
USA) ha classificato Harvard al grado ‘F’ [del loro punteggio delle università
riguardo alle norme per i conflitti di interesse]. A Sidney, in Australia, un
comitato definirà quali relazioni costituiscono conflitto. A Feinberg, Chicago,
analizzeranno le relazioni con l’industria di tutti i loro professori. Altre 35
Università dell’Unione Europea stanno elaborando politiche di trasparenza per i
centri accademici. Il lavoro di AMSA è stato decisivo per spingere le Facoltà di
Medicina a controllare il conflitto di interesse nelle scuole e ospedali
universitari. Yale, Stanford, Pennsylvania, Vanderbilt e Pittsburgh hanno già
adottato politiche concrete e lo stesso sta succedendo in Canada, anche se i
livelli di abuso sembrano minori in quel paese.
dal BOLETIN MARZO dei No Gracias
Leggi
l'articolo sul CMAJ
- pubblicità dei farmaci diretta al pubblico, il seguito
Dopo
l’appello dei Nograzie - insieme ai Bollettini di informazione sul
farmaco (ISDB), l’ACP, ISDE, WONCA e il Movimento dei Consumatori - al nostro
governo perchè desse parere negativo alla proposta della Commissione Europea
(CE) di permettere la pubblicità diretta al pubblico, il Direttore dell’Agenzia
italiana del farmaco (AIFA), Guido Rasi, ha risposto alla nostra ulteriore
richiesta di chiarimenti. La proposta della CE, è stata rifiutata in un primo
tempo dalla maggioranza dei governi che dovevano esprimersi al riguardo, ma
potrebbe essere riportata nuovamente alla discussione dal nuovo Commissario alla
Salute John Dalli.
Leggi l'appello al nostro governo
Leggi la richiesta di chiarimenti (l'EFPIA, citata nella lettera è la
European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations)
Leggi la risposta di Guido Rasi
- contratti per i vaccini pandemici
La
“riservatezza” di cui sono stati e sono tuttora oggetto, i contratti con
l’industria del farmaco di molti governi per approvvigionarsi di vaccini contro
la pandemia, ha suscitato vivaci discussioni. Su AttentiAllBufale si possono
trovare i contratti italiano, francese e tedesco, e il commento del Maestro Sun
Tzu.
Vedi la “pesca al contratto” su AttentiAlleBufale
Vedi le altre notizie
sulla pandemia su AttentiAlleBufale
- 8 marzo: in nome delle belle ragazze albanesi ... e di tutte le altre
Una lettera aperta della scrittrice albanese
Elvira Dones al Cavaliere in merito alla sua battuta sulle “belle ragazze
albanesi”, pubblicata a suo tempo su Repubblica. In visita a Tirana, durante
l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più
vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta
belle ragazze”. Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a
decine - scrive la Dones - di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia,
le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato
sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate ...
Leggi la lettera di Elvira Dones
Leggi su
Amnesty International la discriminazione e la violenza sulle
donne in tutto il mondo
- gli esperti di vaccini hanno spesso conflitti di interesse
Così dice il rapporto di Daniel Levinson,
ispettore generale del Department of Health and Human Services, riferendosi agli
esperti di vaccini dei CDC (Centers for Disease Control) di Atlanta. Il New York
Times ne ha dato notizia il 17 dicembre 2009, il giorno prima della sua
pubblicazione. Dall'indagine risulta che la maggior parte degli esperti che
hanno partecipato al gruppo di valutazione dei vaccini contro l’influenza e il
carcinoma della cervice nel 2007, avevano potenziali conflitti che non sono mai
stati risolti. Per alcuni di loro sarebbe stato legalmente proibito valutare gli
argomenti in discussione, ma lo hanno fatto lo stesso. Levinson denuncia che i
centri non non sono stati in grado di assicurare che venissero compilati
adeguatamente i moduli per confermare che gli esperti non erano pagati dalle
compagnie che avevano qualche interesse negli argomenti in discussione. Per il
30% non era presente negli archivi dell'agenzia un modulo adeguato sui
conflitti, il che avrebbe dovuto impedire completamente la loro partecipazione
agli incontri. E il 3% ha votato su argomenti per i quali il comitato etico
aveva già proibito che esprimessero parere. Il nuovo direttore generale
dell'agenzia, Thomas Frieden si è detto d'accordo e ha dichiarato che negli
ultimi anni sono state però modificate in senso più restrittivo le norme per la
dichiarazione dei conflitti di interesse. Ma secondo la rappresentante dei
Democratici del Connecticut Rosa DeLauro tutti i membri del comitato di
valutazione che con le loro raccomandazioni indirizzano le decisioni federali,
dovrebbero essere senza conflitti di interesse”. Un parere assai condivisibile,
per questo e tutti gli altri comitati di valutazione che hanno ricadute
rilevanti sulle decisioni di salute pubblica.
Leggi l'articolo del New York Times
Leggi la traduzione di Luisella Grandori
- i Nograzie a Vicenza
Sabato 27 febbraio si è tenuto a Vicenza un convegno Nograzie organizzato
dalla Società Medico-chirurgica vicentina, in particolare da Giovanni
Peronato che ha fatto una relazione spettacolare su Talidomide e Vioxx.
Un'indagine quasi poliziesca, Peronato è meglio del migliore Scherlock
Holmes. Guido Giustetto ci ha fatto sentire la registrazione di una
trasmissione radiofonica dove una ginecologica e una giornalista facevano
pubblicità a una nuova pillola anticoncezionale facendo affermazioni
decisamente imbarazzanti, poi ha analizzato le tante distorsioni contenute
nel depliant della pillola "innovativa" e ha concluso giustamente che la
pubblicità al pubblico la stanno già facendo ... di straforo ... in barba
alla legge. Gianna Milano ci ha parlato dei tanti tranelli che mettono a
rischio anche l'informazione scientifica al grande pubblico, passando
dall'EPO alla vaccinazione anti papillomavirus, da Moynhian a Tomatis e
ancora di più. Adriano Cattaneo ha aperto il convegno con una relazione su
mercato e salute tutta incentrata sulle vaccinazioni (che lui sostiene)
driblando come un discesista di slalom gigante tra GAVI, TRIPS e GATT. Una
relazione che è stata definita "stellare" da un collega in platea ... che
dire di più? Luisella Grandori ha parlato dei tanti Nograzie nel mondo,
illustrando i motivi per cui tanto medici dicono NO all'attuale rapporto tra
medicina e industria. Dalle tante regalie - non prive di effetti -
dispensate generosamente dalle Ditte, alla formazione sponsorizzata, alle
Agenzie regolatorie finanziate in gran parte dall'industria del farmaco e
infarcite di esperti con pesanti conflitti di interesse, per passare poi al
disease mongering, al ghostwriting (autori fantasma) e guestwriting (autori
ospiti) che abbondano negli studi pubblicati sulle riviste più prestigiose e
via di seguito .... I colleghi della Società Medico-chirurgica vicentina da
tempo organizzano eventi formativi non sponsorizzati, sono molto sensibili
alla tematica dei conflitti di interesse e decisamente simpatici. Il posto
era splendido, una grande villa antica, e offerto gratuitamente dalla ASL,
la compagnia gradevolissima. Non eravamo tanti ma la discussione è stata
vivace e interessante.
Guarda il
volantino del convegno
Guarda le presentazioni dei relatori
febbraio 2010
- osteoporosi: un esempio di cattiva medicina
Des Spence, Medico di famiglia di
Glasgow (e ideatore dei No free lunch del Regno Unito), è l'autore di un
breve articolo sull'osteoporosi, pubblicato sul BMJ, nel quale unisce alla sua
esperienza quotidiana, lucidità e rigore metodologico. “Una donna su due e
un uomo su cinque con più di 50 anni andranno incontro ad una frattura,
principalmente a causa dell’osteoporosi”, sostiene la National Osteoporosis
Society inglese. In realtà - chiarisce Des Spence - l’osteoporosi è un concetto
numerico. Confrontata con la massima densità ossea di un giovane bianco, si
definisce osteoporotica la popolazione situata nell’intervallo compreso nell’1%
con la più bassa densità ossea, determinata con una densitometria DEXA, mentre
si definisce osteopenia (erroneamente definita pre-osteoporosi) quella collocata
nel successivo 16%. Secondo questa definizione, su otto donne giovani una è
osteoporotica o osteopenica e la proporzione sale a più del doppio, dopo i
cinquant’anni. Questo ha stimolato la richiesta di un maggior numero di
apparecchi per la densitometria e previsioni da giorno del giudizio di
“un’epidemia silenziosa”. Questi numeri hanno generato migliaia di articoli su
riviste sensazionalistiche ed un’enorme ansia nel pubblico. La verità è che
l’osteoporosi non è una malattia ma semplicemente un fattore di rischio per
fratture e l’età superiore agli 80 anni è di gran lunga il singolo fattore di
rischio più importante. Quindi - conclude Spence -
la prevenzione primaria è discutibile in tutte le
persone, eccetto che in quelle più fragili. E il termine osteopenia dovrebbe
essere abolito dal lessico medico. La promozione ingiustificata dell’osteoporosi
e il trattamento delle persone giovani è cattiva medicina anche senza
considerare gli effetti avversi dei farmaci.
Leggi la,
traduzione di Guido Giustetto
Leggi l'extract sul BMJ
- dichiarare i conflitti di interesse: necessario ma non sufficiente
In un articolo recentemente pubblicato su
Academic Medicine nella sezione Prospettive,
un bioeticista (Resnik) sostiene che gli autori dovrebbero sempre rendere
espliciti i propri conflitti di interesse (COIs, conflicts of interest)
economici, professionali o personali, per un obbligo etico nei confronti dei
pazienti, dei colleghi e della società, semplicemente per onestà e trasparenza.
Nel far questo gli autori dovrebbero essere sostenuti da norme chiare e semplici
da parte degli editori delle riviste, così che onestà e trasparenza vengano
promosse. Sarà, ma più notevole è un commento di Kassirer, direttore del NEJM
sino al ’99, che chiarisce come dichiarare i conflitti di interesse è solo un
primo passo, necessario, ma non sufficiente. Vale la pena ricordare che stiamo
parlando di Stati Uniti, paese con un sistema sanitario diversissimo dal nostro,
in cui da anni è vivace il dibattito sui COIs (altra differenza con l’Italia).
Il contesto della discussione è una proposta legislativa, il “Sunshine act”,
sostenuta dal Senatore repubblicano Grassley e dal democratico Khol. Il
provvedimento, approvato dall’Amministrazione
Obama il 22 gennaio 2010, obbligherà i
medici a dichiarare “alla luce del sole”, qualsiasi pagamento ricevuto
dall’industria che supera i 100 $.
Kassirer ci ricorda però che il vero problema non è solamente la
trasparenza e la dichiarazione del conflitto di interesse, ma il conflitto
stesso. Se i conflitti sono il vero problema e non
la mancanza di trasparenza, qual è quindi la soluzione? L’unica possibilità è
eliminare dove possibile i conflitti. Va ricordato che i conflitti di interesse
economici sono una scelta: medici e ricercatori possono accettare ma anche
rifiutare l’offerta del rappresentante dell’azienda farmaceutica di essere
oratori o consulenti dell’azienda.
Leggi tutto l'articolo di Luca Iaboli
Leggi l'articolo di Resnik su Academic Medicine
Leggi l'articolo di Kassirer
- medici in vendita
Lawrence Grouse, docente della
Facoltà di Medicina di Washington, in passato ha lavorato come esperto di ECM
per conto di Big Pharma e ha raccolto fondi, sempre da Big Pharma, in favore di
agenzie sanitarie americane, quali NHLBI e WHO.
In questa veste ha avuto
modo di conoscere molto da vicino il funzionamento delle società
medico-scientifiche americane che descrive su Medscape Family Medicine in un
lungo articolo intitolato "Medici in vendita: come le società professionali
sfruttano i loro membri".
La sua tesi è che le
società mediche sono diventate così dipendenti dai finanziamenti dell’industria
del farmaco da permettere a quest’ultima di esercitare un controllo sulle
proprie politiche; esse si configurano come vere organizzazioni commerciali e
usano le loro risorse per aumentare inappropriatamente il loro status
finanziario con poco riguardo al benessere dei pazienti e alla salute pubblica.
I fondi dall’industria rappresentano una così grande percentuale delle entrate
delle società, che queste, per beneficiare i propri finanziatori, non esitano a
violare l’etica medica, nei campi della formazione, della letteratura
scientifica e della sanità pubblica. Un ruolo particolare è svolto dai leader
delle società, i cosiddetti “key opinion leaders”, che controllano la politica
delle loro società per il loro proprio interesse, traendo profitto dai progetti,
dal prestigio, dagli onorari e dalle relazioni con l’industria e ottengono
remunerazioni, prestigio e influenza dalle società che dirigono: il totale dei
pagamenti ricevuti in un anno dall’industria rappresenta una percentuale
importante dei loro guadagni.
L’articolo esamina in
dettaglio i meccanismi di questo sconcertante sistema, fornendo una precisa
indagine economico-finanziaria e proponendo una serie di antidoti e misure per
ritornare ad una professione indipendente dalle pressioni commerciali.
Leggi
l'articolo su MedScape (l'accesso richiede l'iscrizione che è gratuita)
Leggi la traduzione di
Guido Giustetto
- pandemia: audizione dell'OMS al Parlamento Europeo
Il 26 gennaio scorso si è tenuta a Strasburgo
un'audizione pubblica presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo
(PACE), organizzata dal Committee on Social, Health and Family Affairs, alla
quale l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) era
invitata a rispondere sulla gestione dell'influenza suina (vedi
l'agenzia AGI e l'articolo
del Daily Mail tradotto
da ComeDonchisciotte).
Dopo l'intervento di Wolfang Wodarg (già Presidente della Commissione sanità del
Parlamento europeo) - che ha sollevato il problema - e le
prime risposte di Keiji Fukuda dell'OMS e Luc Hessel rappresentante delle
Industrie di vaccini europee, si è aperto un ampio e vivace dibattito che ha
coinvolto personalità di vari paesi europei. La discussione ha messo in luce un clima diffuso di perplessità per le scelte fatte
dall'OMS e per il ruolo svolto dall'industria in tutta questa vicenda. Ci auguriamo
che sia l'inizio di un'ampia riflessione sugli attuali meccanismi delle
decisioni di sanità pubblica e sugli effetti dei legami tra gli esperti delle
commissioni dei più alti livelli decisionali e l'industria farmaceutica. Si tratta di un evento
di particolare interesse, da seguire con attenzione. La stampa
italiana non ne ha dato notizia.
Vedi tutta la documentazione sull'udienza
Leggi il commento di Paul Flynn (parlamentare del Regno Unito)
- la trasparenza non basta
La trasparenza non è un fine, ma una tappa sulla
via della limitazione e dell’eliminazione dei conflitti di interesse. Questa è
la posizione della Fondazione Sciences Citoyennes (Scienze Cittadine), che
denuncia l'ambiguità permanente tra interessi pubblici e privati e chiede una
revisione completa del sistema attuale dell’expertise e di come
vengono prese le decisioni politico-sanitarie. Sciences Citoyennes ritiene
infatti che la dichiarazione dei conflitti di interesse non migliori la qualità
dell'informazione ma che anzi "la trasparenza (molto lacunosa) sui legami degli
esperti con l’industria è solo un alibi che serve a legittimare i conflitti di
interesse e a smorzare persino la questione dell’opportunità di una discussione
pubblica sul sistema nel suo insieme. Accettare l’attività di lobbying,
l’influenza di gruppi di interesse così come il conflitto di interessi - a
condizione che siano trasparenti – è una china scivolosa che può portare alla
scomparsa pura e semplice dell’interesse generale, per la mancanza di gruppi di
interesse potenti che lo sostengano". Sciences Citoyennes critica i tentativi di
banalizzazione e legittimazione della lobbying e chiede la creazione di un'Alta
autorità dell’expertise indipendente. "La posta in gioco - conclude - è
di importanza primaria: è la salute di tutti".
Leggi il comunicato di Science Citoyennes (in francese)
Leggi
la traduzione in italiano del comunicato
- end points compositi: qualche problema?
Un articolo apparso sul Lancet nel
2006 così concludeva: "Questo studio internazionale di vaste proporzioni,
prospettico ed in cieco, ha dimostrato come 8 mg di rosiglitazone al dì,
unitamente a modifiche dello stile di vita, riducano sostanzialmente il rischio
di diabete o di morte del 60% in individui a rischio diabetico elevato". Con
queste conclusioni dovremmo pensare che il rosiglitazone riduce il rischio di
morte e di diabete del 60%? Il rischio di contrarre diabete o di morire sono
eventi che hanno la stessa frequenza? Certo che no, e allora perché riunirli in
uno stesso outcome (risultato/esito)? Nello studio sopra citato il 96.4% degli
outcome effettivamente verificatisi erano diabete e solo una piccola percentuale
si riferiva al decesso. Prendendo singolarmente i due outcome, lo studio avrebbe
concluso che il rosiglitazione riduce il rischio di diabete del 60%, mentre ha
un'efficacia incerta sulla mortalità, più realistico ma certamente di minor
impatto sul lettore. Tomlinson e Detsky,
sul JAMA del 20 gennaio 2010, partendo dallo studio sul rosiglitazone,
illustrano i rischi collegati all'uso degli end points compositi che
sono spesso delle vere e proprie
trappole. Il lettore deve saperle evitare, soprattutto quando il trial è molto
efficace nel dimostrare l'effetto sull’end point di minore importanza ma non su
quello principale.
Leggi la
traduzione sintetica di Giovanni Peronato
Leggi l'extract sul JAMA
- donazioni di latte artificiale nelle emergenze: più
dannose che utili
Una nuova emergenza, il terremoto ad Haiti,
ripropone il problema del sostegno alle madri di lattanti e dell’alimentazione
dei bambini non accompagnati. IBFAN e MAMI ricordano che "Sulla spinta
dell’emozione le persone e le organizzazioni si attivano per far pervenire
donazioni sui luoghi colpiti dall’emergenza, spesso inviando derrate alimentari
fra cui latte artificiale. È stato dimostrato che la presenza di grandi quantità
di latte artificiale mette a rischio la salute dei bambini, sia allattati sia
non allattati al seno. I bambini non allattati al seno sono più vulnerabili alle
infezioni e alla diarrea, si disidratano e sono più a rischio di morte. Questo è
peggiorato laddove la distribuzione di latte artificiale avviene senza seguire
le procedure adeguate e senza uno stretto controllo da parte di operatori
competenti. Oltre a questo, è estremamente importante che i bambini allattati al
seno continuino ad esserlo mentre è dimostrato che la distribuzione
indiscriminata di latte artificiale mette a rischio l’allattamento al seno,
rendendo quindi più vulnerabili i bambini che sarebbero altrimenti protetti".
Leggi tutto il documento di IBFAN Italia e del MAMI con tanti link utili sul
tema
gennaio 2010
- non dimenticare e vigilare
Il 27 gennaio, giornata della memoria, per
ricordare quando si aprirono i cancelli di Auschwitz nel 1945 e molti fecero
fatica a credere a quello che vedevano.
Primo Levi nel suo libro "I sommersi e i salvati"
ammonisce a vigilare perchè l'orrore avvento non torni a ripetersi in modi e
luoghi diversi. Ci insegna quali sono i segnali a cui stare attenti, ci dice che
esistono circostanze che spostano inavvertitamente il
confine della morale fino a portare grandi masse di persone ad accettare che si
compiano efferatezze mostruose. "Basta non vedere, non ascoltare, non fare" per permettere che
tutto ciò accada di nuovo. Qualunque essere umano, qualunque governo, in
qualunque tempo, può diventare un mostro, un carnefice dei suoi simili. Siamo
sicuri che non ci siano oggi nel mondo situazioni del genere? Stiamo guardando,
ascoltando, facendo abbastanza?
I custodi dei campi, gli SS "erano fatti
della nostra stessa stoffa, erano esseri umani medi, mediamente intelligenti,
mediamente malvagi: salvo eccezioni non erano mostri, avevano il nostro viso, ma
erano stati educati male. Erano in massima parte gregari e funzionari rozzi e
diligenti, alcuni fanaticamente convinti del verbo nazista, molti indifferenti o
paurosi di punizioni o desiderosi di fare carriera, o troppo obbedienti. Tutti
avevano subito [una] terrificante diseducazione ..." (Primo Levi, I
sommersi e i salvati)
Vedi la scheda de I sommersi e i salvati
- tutto il congresso di Bologna online
Tutti i materiali del
congresso sui conflitti di interesse tra medici e industria che si è tenuto a
Bologna il 27 novembre scorso, sono stati messi online sul sito del Centro
Salute Internazionale dell’Università di Bologna. Oltre alla sintesi scritta
degli interventi, si possono trovare le diapositive e i video delle
presentazioni.
Guarda i materiali del congresso
- formazione libera dall'influenza dell'industria ... finanziata dalla Pfizer?
La Stanford University ha annunciato con
soddisfazione il suo nuovo progetto di educazione medica non influenzata
dall'industria del farmaco. Sorprendentemente il progetto prevede un
finanziamento di 3 milioni di dollari da parte della Pfizer. Ne ha dato notizia
il New York Times lo scorso 11 gennaio. Philip Pizzo, Direttore della Stanford,
ha dichiarato che i programmi di formazione non interesseranno temi scelti
dall'industria come nel passato, con eventi svolti in alberghi e luoghi di
villeggiatura. "Sarà un cambiamento fondamentale" ha detto il dr. Pizzo. David
Rothman - che ha scritto più volte riguardo ai conflitti di
interesse nelle università mediche - pur ammettendo che la Stanford sarà ancora una
volta "capofila", confessa di essere sorpreso che la Pfizer faccia una
cosa simile in modo incondizionato. Molto più critica è Adriane Fugh-Berman che
osserva che la Pfizer ha i suoi maggiori prodotti in due delle aree indicate dai
programmi della Stanford: la cessazione del fumo e le malattie cardiache e che
l'interesse di questa Ditta nel trovare i modi migliori per manipolare o medici,
è ben conosciuto. Lo stesso Pizzo ammette di essere allo stesso tempo ottimista
e scettico e che bisognerà vedere se il progetto funziona. Arnold Relman, anche
lui da sempre molto critico sui conflitti di interesse con l'industria e amico
del dr. Pizzo, dice che non capisce il razionale dell'accordo. "Se è vero - ed è
un grande grande se – che questo denaro viene dato senza alcun interesse e senza
nessun obbligo, si può sostenere che questo sia ben fatto - afferma Relman - ma non è una buona idea
per una professione che
dice di voler essere indipendente e affidabile e una fonte attendibile di informazione
sui farmaci, prendere soldi dalle compagnie farmaceutiche a qualsiasi
condizione.
Leggi l'articolo del New York Times
Leggi la traduzione sintetica di Luisella
Grandori
- come manipolare il sistema
La British
American Tobacco (BAT) e altre imprese alleate hanno influenzato il processo di
formazione delle politiche dell'Unione Europea (UE), rendendo obbligatoria una
valutazione d'impatto di stampo imprenditoriale. Il fatto che tutte le decisioni
politiche importanti dell'UE debbano essere valutate attraverso questo quadro
che ricalca l'analisi costi-benefici, offre alle grandi imprese un vantaggio
unico nel suo genere. Ciò accresce la probabilità che l'UE adotti politiche che
favoriscono gli interessi delle grandi società, compresi i fabbricanti di
prodotti nocivi per la salute, anziché gli interessi dei suoi cittadini. Questo
è quanto risulta da uno studio pubblicato su PLoS Medicine di gennaio. Gli
autori sono arrivati a queste conclusioni analizzando i documenti interni della
British American Tobacco (BAT), divulgati a seguito di una serie di cause
intentate negli Stati Uniti ed esaminando nel contempo la letteratura in materia
e interviste con soggetti interessati.
Leggi la traduzione dell'abstract
in italiano su PLoS
Leggi l'articolo intero su PLoS medicine
- chiesta un'indagine sulla gestione della 'pandemia'
Il Presidente della Commissione sanità del
Consiglio d'Europa, il tedesco Wolfang Wodarg, ha chiesto un'indagine per
verificare "il ruolo delle case farmaceutiche nelle decisioni dell'OMS". In
particolare si riferisce alla gestione della recente 'pandemia'. Wodarg aggiunge
che "Le maggiori aziende
farmaceutiche sono riuscite a piazzare 'i propri uomini' negli 'ingranaggi'
dell'OMS e di altre influenti organizzazioni". Ne da' ampia notizia il Daily
Mail, che lo scorso anno aveva anche rivelato che Sir Roy Anderson, un
consulente del governo britannico sull'influenza suina, fa parte del consiglio
di amministrazione della GSK (Glaxo Smith Kline), azienda farmaceutica che
produce anche vaccini antipandemici. La GSK ha replicato che le accuse sono
'sbagliate e infondate'. In realtà legami tanto stretti - e spesso non
dichiarati - tra l'industria farmaceutica e chi ha ruoli tanto rilevanti per la
salute pubblica, lasciano perplessi. E viene da chiedersi se basti dichiararli o
non sarebbe invece meglio evitarli, specialmente nelle Commissioni che prendono
decisioni ai livelli più alti.
Leggi l'agenzia AGI
Leggi la traduzione dell'articolo del Daily Mail dal sito di ComeDonchisciotte
Leggi l'articolo originale sul Daily Mail
- dai Centers for Disease Control alla Merck
La dr.ssa Julie Gerberding, lascia la
direzione dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta su
richiesta dell'amministrazione Obama. La Gerberding, considerata dalla
rivista Forbes e
dal Times magazine tra le 100 donne più influenti del mondo, dal 25 gennaio
cambierà lavoro, andrà a dirigere Merck Vaccines.
Leggi la notizia sul sito della Merck
- limitare l'influenza dell'industria sull'ECM: proposte negli USA
Continua la discussione su come proteggere la
formazione medica (ECM) dagli interessi commerciali.
Morris e Taitsman (dell'Office
of Inspector General, Department of Health and Human Services, Washington, DC)
hanno illustrato di recente sul
NEJM la situazione e le principali proposte negli USA. Dalla completa
esclusione della sponsorizzazione commerciale che richiede il pagamento dei
medici della propria formazione - come accade per altre professioni - alla
possibilità di programmi ECM sponsorizzati togliendo però all'industria la
possibilità di intervenire sull'Agenda, ad esempio attraverso il pooled-funding.
Cioè un meccanismo per il quale le Organizzazioni indipendenti raccoglierebbero
le donazioni e, attraverso un processo oggettivo e trasparente, distribuirebbero
poi le sovvenzioni in base ai meriti dei programmi ECM, senza permettere ai
‘donatori’ di decidere quale programma sponsorizzare. Ma questo meccanismo,
così come altri attuabili in tempi brevi, non garantirebbe del tutto
l'esclusione di un'influenza commerciale. Gli Autori si augurano che la
professione medica sappia un giorno evitare il supporto dell'industria all’ ECM.
Fino a che ciò non avverrà non ci sarà una soluzione ideale. Tuttavia il
meccanismo del pooled-funding potrebbe offrire per ora un compromesso nel
tentativo di separare la preoccupante sovrapposizione tra educazione e
marketing.
Leggi la traduzione sintetica di Vittorio Fontana
Leggi l'extract dell'articolo del NEJM
- tre domande sulla pandemia dal Sole 24 ore Sanità
Uno speciale pandemia sul Sole 24 ore Sanità del
12 gennaio, curato da Manuela Perrone, illustra i punti salienti delle polemiche
che stanno travolgendo i Governi e l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Mentre diversi paesi europei svendono i vaccini o disdicono gli ordini, nei
Governi e nella comunità scientifica cresce la perplessità sulle decisioni
dell'OMS. La dichiarazione della massima allerta mondiale e le misure di prevenzione proposte erano
giustificate? I numeri per ora dicono di no. Nel nostro parlamento c'è chi, come Gasparri,
parla di "scandalo vaccini" e di "manovre speculative a livello planetario di
spregiudicate multinazionali". Per Silvio Garattini, che difende l'utilità della
vaccinazione, "l'OMS ha sbagliato,
lanciando subito l’allarme 'pandemia' che ha spaventato tutti e non ha
giustificazioni, visto che si è capito presto che l’influenza era molto blanda e
i morti erano relativamente pochi".
Tom Jefferson - della Cochrane Collaboration -
denuncia la scarsa trasparenza nella gestione della pandemia, dalla modifica in
corsa della stessa definizione di pandemia, alla segretezza sui 18 nomi dei
membri dell'Emergency Committe, fino ai conflitti di interesse non dichiarati di
alcuni esperti dell'alto comitato strategico sui vaccini (il SAGE). Nonostante
sia stata bombardata da informazioni contradditorie e confondenti, la popolazione italiana sembra aver reagito con maturità e
capacità critica, stando ai risultati del'indagine Key-Stone su 600 famiglie.
Infine il Sole 24 ore Sanità pone tre domande interessanti: 1) chi sono i 18 membri
dell'Emergency Committee che ha sostenuto il direttore generale dell’Oms nella
decisione di innalzare al massimo l’allerta pandemica l’11 giugno?; 2) è
giustificato il segreto che copre i loro nomi?; 3) perché, nonostante l’allarme,
l’Oms non ha scoraggiato subito i viaggi per circoscrivere i focolai di
epidemia, come avvenne nell’aprile 2003 per la Sars? Speriamo che qualcuno risponda.
Leggi
"La pandemia delle polemiche" sul Sole 24 ore Sanità
Leggi le tre domande del Sole 24 ore Sanità
Vedi i risultati della ricerca di Key-Stone
- occhio al codice!
Dopo
tre edizioni de Il Codice Violato, nel 2001, 2004 e 2008, IBFAN (International
Baby Food Action Network) Italia ha deciso di riempire i vuoti tra un’edizione e
la successiva con una pubblicazione da far uscire ogni anno in occasione della
Settimana Mondiale per l’Allattamento. Si tratta di una breve rassegna dei
diversi tipi di violazioni del Codice Internazionale sulla Commercializzazione
dei Sostituti del Latte materno rilevate nel corso dell’anno, comprese le
violazioni dello spirito del Codice, e di una serie di altre notizie, buone o
cattive che siano, interessanti per chi si occupa di protezione
dell’allattamento al seno. La pubblicazione sarà solo in formato elettronico,
scaricabile dal sito di IBFAN Italia (www.ibfanitalia.org)
oppure ottenibile su richiesta alla Segreteria (segreteria@ibfanitalia.org).
Leggi la pubblicazione di IBFAN del 2009
- stupro con violenza estrema, una nuova malattia
Ogni notte, nell’estremità orientale del Congo,
bande armate assaltano un villaggio. Gli assalitori in gruppi di 3 o 5 entrano
con forza nelle case e violentano donne e bambine. In alcuni casi i genitali
femminili sono mutilati con armi, vetri, bastoni o parti di plastica fusa. In
alcuni casi le vittime sono rapite e, schiave sessuali, saranno torturate per
giorni, mesi o anni. La nuova malattia, il Rape with Estreme Violence (REV),
identificata nel South Kivu, regione della Repubblica Democratica del Congo
viene descritta su PLoS Medicine di dicembre. Negli anni recenti sono numerosi i
casi di “disease mongering”: dalla disfunzione sessuale femminile, alla sindrome
delle gambe senza riposo, dall’ansia sociale all’epidemia di disordini bipolari.
Il termine è usato per indicare la creazione di malattie così da ampliare il
mercato di farmaci, prodotti e procedure e soddisfare interessi commerciali e
appetiti economici. L’articolo pubblicato su PLoS Medicine definisce, al
contrario, una nuova categoria diagnostica reale, e paradossalmente sino ad oggi
lontana dai riflettori proprio perché gli interessi economici e commerciali sono
il determinante della malattia.
Leggi
l'articolo di Luca Iaboli
Leggi l'articolo su PLoS
dicembre 2009
- questo vaccino è una truffa, dice il Ministro della sanità polacco
L'intervento che Ewa Kovacz, Ministro della
sanità polacco, ha tenuto il 5 novembre in Parlamento sui vaccini contro l'H1N1,
ha fatto in poche ore il giro del mondo su YouTube. La Ministra ha esordito
dicendo che durante vent'anni di lavoro come medico di famiglia, la sua priorità
è sempre stata: "prima di tutto non nuocere" e va avanti ... "Qual è il
dovere di un Ministro della Sanità? Firmare un accordo nel migliore interesse
del popolo polacco o nel migliore interesse delle compagnie farmaceutiche?"
Si è lamentata poi del fatto che ancora non si hanno studi sufficienti sui
vaccini contro l'H1N1. E se sono sicuri perchè chi li produce non si vuole
prendere responsabilità in caso di danni e la scarica su chi li acquista? Una
bella domanda.
Leggi l'articolo su Repubblica
Guarda il
video con i sottotitoli in inglese
- l'Agenzia europea del farmaco cambia nome e struttura
L'Agenzia europea del farmaco (EMEA) ha
annunciato che cambierà nome e struttura. Si chiamerà EMA (Agenzia europea dei
medicinali). Il comunicato stampa dell'8 dicembre informa che "dalla sua
fondazione (1995) ad oggi, l’ EMEA è stata riorganizzata una sola volta, questa
è la seconda grande riorganizzazione dei servizi dell'Agenzia". E' prevista la
creazione di nuovi comitati scientifici e gruppi consultivi per "rafforzare il
coordinamento e l'assistenza (supporto)". Inoltre "il Parlamento europeo e il
Consiglio stanno vagliando proposte legislative che investiranno l’ Agenzia di
ulteriori responsabilità". E' difficile capire quali ricadute concrete avranno
questi cambiamenti. Nel comunicato stampa non si fa alcun cenno ai finanziamenti
della nuova Agenzia, che attualmente provengono per il 70% dall'industria del
farmaco. Ci auguriamo che, in fase di ristrutturazione, questo aspetto sia
considerato prioritario e che i governi europei vogliano investire consistenti
risorse pubbliche in attività tanto rilevati per la salute dei cittadini.
Leggi il comunicato stampa
Vedi lo schema
della nuova organizzazione
Leggi la traduzione
sintetica di Elisabetta Pasi
- il nuovo programma sull'Educazione medica continua (ECM)
Alla
Conferenza di Cernobbio dello scorso settembre, sono state discusse insieme al
Comitato Tecnico delle Regioni, le nuove proposte della Commissione nazionale
per la formazione continua (CNFC). La prima novità è l’accreditamento
dei provider - i soggetti organizzatori e produttori di formazione ECM - introdotto per ridurre il numero totale
dei provider(attualmente non noto) e poter controllare meglio la qualità delle
loro attività. Le altre novità
essenziali riguardano le regole per controllare la qualità formativa
degli eventi e il conflitto di interessi. La qualità
sarà controllata dagli enti accreditanti, dall’Osservatorio Nazionale per la
qualità e dal Co.Ge.A.P.S., l’organismo nazionale per l'attribuzione dei crediti
formativi. E' previsto poi che i relatori dichiarino
nella loro 1° diapositiva l’eventuale conflitto di interessi e che le aziende non
possano pagare i relatori, né la partecipazione dei medici ai convegni. In
realtà le nuove proposte sono una vera gallina dalle
uova d’oro per chi fa della ECM un business, come le aziende e gli organizzatori
di eventi.
Per fronteggiare lo strapotere delle aziende del farmaco non
potranno mai bastare criteri più o meno restrittivi di controllo della qualità e
di barriere formali al conflitto di interessi; solo
una chiara volontà politica a sostegno della esclusiva sponsorizzazione pubblica
della ECM potrebbe riuscire in questo intento e questa a Cernobbio non si è
vista. Inoltre la richiesta del nuovo programma ECM, che i provider
debbano essere professionisti della formazione, taglia fuori di fatto tutte le
piccole realtà locali, autonome e gestite a basso costo.
Così facendo si restituisce di fatto ai grossi capitali, soprattutto aziende del
farmaco ed elettromedicali, la sponsorizzazione più o meno occulta degli eventi
formativi. Sembra che si vadano delineando due sistemi: uno Nazionale, esterno
alle organizzazioni sanitarie, a programmazione “libera”, metodologia
prevalentemente residenziale, costi elevati, sponsorizzato dalle industrie,
difficilmente valutabile dal punto di vista della qualità e del conflitto di
interessi e un altro Regionale, interno alle organizzazioni sanitarie, con
prevalente metodologia della formazione sul campo, costi bassi, quindi senza
sponsorizzazioni esterne e più facilmente valutabile. Quale sistema realizzerà
meglio l’analisi dei bisogni? Chi farà la scelta delle priorità effettivamente
più necessarie? Peccato che l’ECM regionale sia una realtà solo nelle solite
Regioni più “virtuose”.
Leggi la nota di Laura
Reali, scritta per l'Associazione Culturale Pediatri (ACP) e per
Quaderni acp, che hanno gentilmente autorizzato la
pubblicazione sul nostro sito
- Esperti WHO e industria
Il sito di AttentiAlleBufale è diventato un Blog
dove - oltre ai post - si possono trovare tutti i documenti contenuti in
precedenza nel sito e la posta del Maestro Sun Tzu.
Di particolare interesse, tra i post di dicembre,
quelli sui conflitti di interesse degli esperti del Comitato SAGE (Strategic
Advisory Group of Experts) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). I post
sono scritti sia in inglese che in italiano (l'italiano segue l'inglese, basta
scorrere).
Leggi il post Pandemic WHO = Big Pharma? e
Esperti WHO e industria: un aggiornamento
Nella
Home page è possibile iscriversi alla Newsletter per ricevere le
migliori dritte di Sun Tzu.
- farmacovigilanza in Europa in mano alle case farmaceutiche?
Prescrire International ci informa che la
Comunità Europea ha proposto di affidare alle case farmaceutiche la sorveglianza
post-marketing dei farmaci che esse stesse producono. Ciò comporterebbe il
rischio che le Ditte nascondano l'evidenza di reazioni avverse che potrebbero
danneggiare le vendite. Sarebbe una riforma dannosa del sistema di
farmacovigilanza che non terrebbe conto del vistoso conflitto di interessi.
Invece di rafforzare l'attuale rete di farmacovigilanza istituzionale, la Commissione Europea
propone di bypassarla.
Leggi la nota su Prescrire International
- non tutto è influenza, anzi pochissimo
Quanta di quella che chiamiamo comunemente
"influenza" è dovuta ai virus influenzali? Ben poca. Dalla
revisione Cochrane
pubblicata di recente sul British Medical Journal (Clinical
Evidence, October 5th, 2009) risulta che sia solo il 10-15%. I sintomi
sono gli stessi, ma i microrganismi che li possono causare sono tanti. Alcuni li
conosciamo bene (Rinovirus, Virus respiratori sinciziali, Adenovirus, Virus
parainfluenzali), ma molti altri non sono noti. Che cos'è allora ciò che siamo abituati a chiamare influenza? Non lo
sappiamo ed è per lo più altro. I risultati della revisione
sono stati illustrati sul Sole 24 ore Sanità (1-7 dicembre 2009) da Tom
Jefferson, coordinatore del Cochrane Vaccines Field. “Il frutto tangibile
della negazione mediatica della microbiologia, è l’impressione – rafforzata da
una ricerca ossessiva e spesso scriteriata di uno fra centinaia di microrganismi
- che al mondo l’unica causa delle sindromi influenzali sia l’influenza”, dice
Jefferson, che conclude così: "Alla
domanda quante delle morti attribuite al virus influenzale pandemico nelle
casistiche citate dai media e dagli operatori mediatici hanno riscontri
microbici a tutto spettro, nessuno mi sa rispondere. Alle volte è difficile
stabilire la causa di morte anche con reperti autoptici, specie quando non si sa
se ci sono state delle co-infezioni che avvengono in media nell’11% dei casi di
sindrome influenzale. Si ha l’impressione che di recente la morte di chiunque
abbia un test positivo al virus pandemico venga d’ufficio attribuita al virus.
Se la realtà fosse così semplice, i vaccini anti-influenzali non avrebbero
bisogno né di pubblicità né di revisioni Cochrane. La scienza è fatta di
ipotesi che poi vengono accantonate sulla base di incertezze che poi
partoriscono nuove ipotesi che a loro volta vengono alla fine anch’esse
accantonate. Non ci credete? Ci vediamo tutti stasera per un bel po’ di salassi
con sanguisughe di prima qualità. Inoltre, camminando per la strada, state
attenti alla sporcizia e ai miasmi da essa sprigionantisi. Sono la causa della
malaria, del colera e di quella strana condizione chiamata influenza. Anche se
un mio amico sostiene che questa sia causata dalla congiunzione degli astri".
Leggi
la sintesi-commento di Luisella Grandori
- Europa: la gestione dei farmaci passa alla Direzione Generale della Salute!
Dopo anni di richieste da parte di numerosi
soggetti preoccupati per la salute dei cittadini europei, la gestione dei
farmaci e presidi medici è stata spostata dalla Direzione Generale Imprese e
Industria alla Direzione Generale della Salute e dei Consumatori. Anche Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche M. Negri, aveva
sollevato in più occasioni il problema. In
una lettera aperta scritta nel 2004, allertava sul pericolo costituito da fatto che
l'Agenzia del farmaco europea (EMEA) facesse capo direttamente alla Direzione
dell'Industria. I Bollettini indipendenti di informazione sul farmaco (ISDB)
e
Medicines in Europe Forum si complimentano con José Manuel Barroso,
Presidente della Commissione Europea, per la sua decisione. Ci complimentiamo
anche noi.
Leggi la lettera di ISDB e Medicines in Europe Forum
novembre 2009
- il Movimento Consumatori e Federconsumatori chiedono dati al Ministero
Il Movimento Consumatori e Federconsumatori hanno
scritto il 21 ottobre al Ministero e all'AIFA per avere dati sull'efficacia e la
sicurezza del vaccino pandemico. In particolare chiedono:
su quanti pazienti è stato
sperimentato il vaccino; quanto tempo è durata la sperimentazione; per quanto
tempo dopo la somministrazione di una dose - come consigliato - si mantiene
l’immunità; quali possono essere gli effetti collaterali; se l’adiuvante
Squalene” è già stato sperimentato su donne in gravidanza o sui bambini. L'11
novembre segnalano di non aver ancora ricevuto risposta.
Leggi la lettera dei Consumatori
- a Exit si parla di influenza suina
Nella puntata di Exit dell'11 novembre si è
parlato di influenza suina. Il servizio di Francesca Nava ha illustrato con
chiarezza i tanti punti critici, dal cambiamento repentino dell'OMS della
definizione di pandemia, alle incertezze sul vaccino, al contratto tra governo e
Novartis, ai problemi collegati all'EMEA (Agenzia europea del farmaco), fino agli aspetti economici di tutta questa vicenda. Numerose le
interviste di particolare interesse, ai rappresentanti delle
Istituzioni, della Cochrane Collaboration, dell'Associazione Culturale Pediatri
e ai dirigenti della Novartis, l'industria che produce il vaccino disponibile
in Italia. Tutto ciò ha dato lo spunto per un'accesa discussione coordinata in
studio da Ilaria D'Amico.
Guarda il servizio di Francesca Nava (il servizio non è più accessibile)
- informazioni perse per strada: quello che i bugiardini non dicono
"Lost in Trasmission",
parafrasando il recente film di Sofia Coppola, sul NEJM del 29 ottobre
scorso Lisa Schwartz e Steven Woloshin alludono a tutte le informazioni che FDA
possiede sulla sicurezza dei farmaci approvati e che non arriveranno mai ai
medici interessati. Gli autori affermano come non occorrerebbe spendere un euro
(o un dollaro) in più per avere maggiori informazioni sugli effetti collaterali
dei principi attivi, basterebbe che FDA fornisse tutti i dati in suo possesso e
soprattutto lo facesse in modo chiaro ed accessibile. La modalità più comune per
comunicare i dati su un farmaco è il foglietto illustrativo contenuto nella
confezione. Purtroppo esso riporta informazioni fornite dalla ditta che
commercializza il prodotto ed FDA si limita ad approvarne il testo, anche se il
Senato degli USA chiede che il foglietto venga redatto da "parte
disinteressata". Gli esperti dell'FDA, che valutano gli studi presentati dalle
ditte per autorizzare i farmaci, hanno condotto di recente un interessante
esperimento. Hanno provato a riassumere in modo comprensibile ed essenziale i
dati degli studi ed hanno suggerito all'FDA di usare questo tipo di approccio
nella comunicazione con i medici. La Direzione dell'FDA sta decidendo se
adottare tale metodo. Nell'articolo del NEJM vengono riportati gli esempi
relativi a tre farmaci.
Leggi la
sintesi adattata da Giovanni Peronato
Leggi l'articolo sul New Engl J Medicine [free full text]
- una lettera per Stefano Cucchi
Di fronte alla morte inquietante - ancora oggetto
di inchiesta - di Stefani Cucchi, alcuni Nograzie hanno scritto una lettera ad
Amedeo Bianco (Presidente della Federazione degli Ordini dei medici) per dirgli
il loro forte disagio di fronte a
questo evento e, in particolare, al ruolo che alcuni colleghi possono aver avuto
nella vicenda. "L'omissione delle cause
delle lesioni, il mancato riconoscimento di segni di violenza e abuso
costituiscono una ferita per la deontologia e la classe medica,
il cui dovere primario è la difesa dell'integrità' fisica e psichica
dell'individuo nel rispetto della dignità' umana, sopra ogni altra motivazione
- sia essa personale, politica o collettiva - senza soggiacere a interessi,
imposizioni e suggestioni di alcuna natura", dicono i firmatari della lettera.
Allo stesso tempo - aggiungono - nessun medico deve essere lasciato da
solo nello scegliere se denunciare chi commette abusi di potere, rischiando
il posto di lavoro, la serenità sul medesimo o una "caduta dalle scale".
Preoccupati che "il silenzio di fronte a episodi come questi - peraltro non
unici - possa innalzare pericolosamente il livello di tolleranza sociale
rispetto a pratiche fortemente lesive del diritto e della dignità individuali",
credono che "sia opportuno sollevare una riflessione etica, tanto nella
formazione degli operatori sanitari quanto nella società civile, su queste
tematiche" e chiedono "una tutela forte
dell'indipendenza delle professioni sanitarie dalle ingerenze del potere
politico, giudiziario e delle forze dell’ordine".
Leggi la lettera
per Stefano Cucchi
- per una vaccinazione contro le pandemie di norme in assenza di evidenze
Un editoriale di Gianni Tognoni su
Informazioni sui farmaci n.4 (Bollettino indipendente sui farmaci) affronta il tema dell'influenza suina nel contesto
complessivo di un mondo pieno di norme in assenza di evidenze, travolto da
una "campagna massiccia di disinformazione collettiva e globale, più ancora che
nei contenti, nei metodi", incapace di farsi le domande giuste. Domande di cui
il suo editoriale è pieno. Come dice Tognoni la sua "non è una riflessione
sull'influenza suina. L'influenza suina è un punto di partenza" e "questo
contributo, che si vorrebbe metodologico, rimanda ad un atteggiamento che non ci
si stanca di riproporre su queste pagine: il disincanto. Che è il contrario
della rassegnazione. E' il chiamare le cose per nome. Non credere mai che le
"emergenze" siano motivo per sospendere le regole. Al contrario. Impongono di
averle rigorosamente presenti, per usarle in modo intelligente: non solo,
possibilmente, da spettatori o da "lettori critici". Il titolo è anche una
conclusione, ci vorrebbe davvero "una vaccinazione contro le pandemie di norme
in assenza di evidenze".
Leggi l'editoriale di Gianni Tognoni
- eziopatogenesi, terapia e prevenzione del conflitto di interessi tra medici
e industria
Questo è il titolo originale di un congresso
organizzato da Prometeo (Associazione degli studenti di medicina di Bologna), il
Centro Salute Internazionale dell'Università di Bologna e i Nograzie.
L'apertura è affidata alla lettura magistrale di Gianni Tognoni, a cui seguono
tre sessioni dedicate all'informazione rivolta ai medici, la ricerca e la
formazione. Ogni sessione è articolata in una prima parte che descrive il tema e
le sue criticità e una seconda in cui si illustrano esempi ed esperienze
pratiche. Nella locandina si legge: "Questo
evento è stato realizzato grazie al
lavoro volontario
di studenti di
medicina, specializzandi e medici. Credendo fortemente nella necessità di
improntare la formazione medica ai principi di
indipendenza, eticità e
trasparenza,
non abbiamo ricevuto finanziamenti da sponsor aventi interessi commerciali nel
settore. Siamo convinti che sia possibile realizzare eventi formativi con un
budget limitato, evitando spese superflue e adottando un principio di
serietà e sobrietà
nella scelta di
cibo, alloggio e sede congressuale. Abbiamo ricevuto un contributo finanziario
dall’Azienda Universitario-Ospedaliera Sant’Orsola-Malpighi di Bologna per
coprire le spese di pubblicizzazione dell’evento e per offrire un piccolo coffee
break ai partecipanti. Ai relatori, che non riceveranno
alcun compenso
e che sosterranno
personalmente le spese di viaggio, verrà offerto il pranzo presso la mensa del
Policlinico Sant’Orsola-Malpighi".
Come dice il titolo, individuate le cause (l'eziopatogenesi) si può fare terapia
e soprattutto prevenzione del conflitto di interessi tra medici e industria.
Questa è la nostra scommessa!
Vedi la locandina del
congresso
- appello contro la pubblicità sui farmaci diretta al pubblico
Il 10 dicembre 2008 la Commissione Europea (CE)
ha approvato 3 proposte di legge per il settore farmaceutico. Una di queste
riguarda le regole, che dovranno essere uniformi in tutta l’Unione Europea (UE),
e propone di revocare il divieto di pubblicità sui farmaci da prescrizione
attualmente in vigore, autorizzando l’industria farmaceutica a fornire
informazioni ai cittadini sui farmaci che si possono ottenere solo con ricetta
medica (l’autorizzazione alla pubblicità per i farmaci da banco esiste già). La
proposta, prima di essere trasformata in direttiva, e quindi obbligatoriamente
in leggi nazionali, dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo e del
Consiglio dell’Unione Europea (vedi
l'articolo di Adriano Cattaneo). I Bollettini sul farmaco insieme ad
altre associazioni internazionali, hanno segnalato più volte alla Commissione
europea il pericolo che una scelta del genere rappresenta per la salute dei
cittadini europei e finora la maggior parte dei Governi si era dichiarata
contraria, ma l’attuale presidenza svedese ha intenzione di rilanciare la
proposta.
I Nograzie, insieme ai Bollettini sul farmaco,
l'ACP (Associazione Culturale Pediatri), WONCA (Global family doctor), ISDE
(Medici per l'Ambiente) e il Movimento Consumatori, hanno scritto al Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali e all'AIFA
(Agenzia italiana del farmaco) una lettera inviata per conoscenza anche a
tutti i deputati italiani al Parlamento Europeo, alla FNOMCeO e alle
Associazioni di consumatori e alle agenzie di stampa, che spiega i
gravi rischi della pubblicità sui farmaci diretta al pubblico e chiede che
l'Italia esprima parere contrario e - se vuole proteggere la salute dei
cittadini -
investa
risorse pubbliche adeguate per produrre informazioni imparziali ed esaustive sui
farmaci e sulle malattie, affidando il compito a professionisti competenti e
senza legami economici con l’industria del farmaco.
Leggi la lettera
- una pandemia titubante
Dialogo sui Farmaci (Bollettino indipendente sui
farmaci) illustra le tante perplessità sulla "pandemia" che si sta diffondendo
lentamente in Europa (che per ora appare assai meno grave di quanto previsto),
sui vaccini adiiuvati in bambini e gravide, sulla confezione multidose e sul
consenso informato scritto. L'editoriale conclude dicendo: "Si tratta di scelte
che, inevitabilmente, indurranno perplessità sia nella popolazione che negli
operatori sanitari che sono chiamati a vaccinarsi per primi. Sono stati presaghi
di quanrto sta avvenendo non solo in Italia.
Sul sito di Dialogo sui farmaci si può trovare
una sezione a libero accesso, dedicata all'influenza pandemica dove si possono
trovare
articoli, pubblicazioni, circolari
e
aggiornamenti
Leggi l'editoriale di Dialogo sui farmaci
Vai alla
sessione sull'influenza pandemica
- tutto ciò che possiamo fare è informare
correttamente, dice l’ACP
L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) ha prodotto una serie di note
informative sui vari aspetti di questa nuova epidemia influenzale. Dalle
caratteristiche dei vaccini, a quelle della malattia nei vari paesi del mondo,
all’uso degli antivirali. Le incertezze su tutta la materia sono talmente tante,
che “Tutto ciò che si
può fare – dice l’ACP - è informare correttamente i medici e i cittadini su ciò
che si sa e ciò che non si sa, lasciando a ciascuno la facoltà di decidere“. Un
esercizio difficile, abituati come siamo a pretendere certezze.
Leggi le note informative sul sito dell’ACP
ottobre 2009
- influenza: un
caso eclatante di errore di identità
Su Clinical Evidence
del BMJ è comparso in ottobre un contributo di Tom Jefferson che mette in
luce il cronico errore di identità nei confronti dell’influenza. Sono ben più
numerosi gli altri virus (e/o batteri?) che circolano durante la stagione
cosiddetta “influenzale” che causano sintomi identici all’influenza. A quanto
pare questo vale anche per la pandemia. Qual è la proporzione di infezioni (e
ricoveri e morti) da H1N1/2009 rispetto alle altre? Quanti i casi dovuti ad
altri microrganismi di cui spesso non si conosce neppure l’identità?
Leggi l’articolo sul BMJ
Leggi l’articolo su CBS news
- le 1001 notte
A mollo nel Mar Morto, sotto il cielo stellato di una calda notte
di fine maggio, senza muovere braccia o gambe, senza bisogno di nuotare, ma solo
di rilassarmi, sono tenuto in equilibrio dalla spinta dell’acqua e mi sento
bene: sono contento. Può questa esperienza essere legata a come pratico la
medicina? Può realmente influenzare il mio modo di fare diagnosi e trattare i
pazienti? La risposta nel racconto tratto da un articolo natalizio del BMJ scritto da Giannakakis, un medico di famiglia in vacanza sul Mar
Morto, insieme a Ioannidis, esperto di EBM e probabilmente una delle migliori
firme della medicina contemporanea. L'articolo è stato pubblicato diversi anni
fa ma le aziende farmaceutiche continuano
ad occuparsi dei bisogni materiali dei medici. Per chi sospetta che una vacanza
sul Mar Nero possa influenzare la praticata quotidiana, e crede che così non
dovrebbe essere, una buona notizia: un’educazione continua in medicina diversa,
sicuramente meno emozionante, è possibile (vedi la
proposta
dei Nograzie).
Leggi l'articolo di Luca
Iaboli
- non è farina del tuo sacco!
Nel luglio 2009 la Corte Federale degli US ha
deciso di desecretare circa 1500 documenti relativi ad articoli scientifici
anonimi (ghostwriting) successivamente 'autorizzati' da personaggi del
mondo accademico e pubblicati strategicamente su importanti riviste
scientifiche. PloS Medicine si è trovata a partecipare, con la parte lesa, alla
causa processuale che vede coinvolte case farmaceutiche produttrici di ormoni
per la terapia estrogenica sostitutiva e alcune donne trattate, che
successivamente hanno contratto un cancro alla mammella. Per questo motivo è
stato possibile l’accesso a numerosi documenti interni all’Industria
farmaceutica.La stampa ha dato rilievo a questa vicenda come testimonia
l'articolo apparso sul New YorkTimes del 4 agosto scorso, che spiega come Wyeth,
all'inizio di questo millennio, abbia spinto oltremodo le donne all'uso degli
estrogeni in post menopausa, facendo leva su decine di articoli fatti scrivere
da apposite agenzie terziste (Writing Company). Gli articoli venivano
poi proposti e firmati da importanti esponenti del mondo accademico. Nel numero
di settembre di PloS Medicine, è uscito un Editoriale tutto incentrato sul
fenomeno del ghostwriting.
Leggi tutto
l'articolo di Giovanni Peronato
Leggi l'editoriale di PloS Medicine
Leggi l'articolo del New York Times
- nuove regole per dichiarare i conflitti di interesse sulle riviste mediche
Il 13 ottobre 2009, i direttori di tutte le riviste dell'International
Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) hanno pubblicato
simultaneamente un editoriale che detta le nuove regole per la dichiarazione dei
conflitti di interesse degli autori. Sono norme severissime che prevedono
l'esplicitazione dei legami finanziari degli autori con enti commerciali che
possono avere qualsiasi interesse nel lavoro da pubblicare fino ai 36 mesi dalla
data della presentazione del manoscritto.
Dai regali, agli onorari, ai rimborsi per viaggi
e soggiorni, all'eventuale pagamento o aiuto all’autore (o all’istituzione di
appartenenza) per il lavoro presentato, da parte di un ente esterno (es.
sussidi, monitoraggio dei dati, disegno dello studio, preparazione del
manoscritto, analisi statistica, ecc.), fino a
qualsiasi legame finanziario simile che coinvolga il coniuge o i figli minori di
18 anni. Ma anche i rapporti rilevanti non finanziari (personali,
professionali, politici istituzionali, religiosi o altri) che un lettore
dovrebbe conoscere rispetto al lavoro pubblicato.
Leggi la
traduzione sintetica di Sergio Conti Nibali
Leggi l'editoriale congiunto
- non trasformiamo gli anziani in pazienti
Michael Oliver professore emerito di Cardiologia presso
l’Università di Edimburgo in un articolo apparso su BMJ nel Marzo 2009
(BMJ
2009;338:b873) intitolato
Non trasformiamo gli anziani in pazienti,
riprende la domanda sollevata da Juan Géravs,
Barbara Starfield e Iona Heath su Lancet
nel 2008: prevenire è meglio che curare? (vedi
la tradizione sintetica di Danilo Telò)
Perfino gustoso l’incipit in cui Oliver descrive
anziani pensionati convinti di essere in buona salute convocati dal proprio
medico di base per un check-up annuale e trasformati in ipertesi, dislipidemici
o altro, accusati di fare troppo poco esercizio, di mangiare disordinatamente di
bere troppo. Quindi avviati a esami diagnostici o messi in terapia con farmaci.
Solo pochi non saranno considerati a rischio per qualche cosa. Eccoli quindi
quei poveri anziani entrati sani, uscire dallo studio medico come pazienti e
tornare a casa spaventati forse mai più in grado di invecchiare serenamente.
Che razza di medicina è questa?
– si chiede Oliver - dove la politica prevale sulla professionalità,
l’ossessione per i target governativi si sostituisce al buon senso e il
paternalismo rimpiazza la responsabilità personale? Sembra che la maggior parte
dei Governi occidentali consideri tutte le persone al di sopra dei 75 anni come
pazienti. Oliver conclude che
l’azione preventiva può essere irrilevante e persino
pericolosa nelle persone anziane.
Doveroso il tributo finale a Ivan Illich che,
parlando di medicalizzazione della vita nel suo Nemesi medica, nel 1976,
aveva già capito tutto. Da rileggere, Illich.
Leggi tutto il commento di Vittorio Fontana
- operazione pandemia?
Questo il titolo provocatorio di una nota di
redazione di Torino Medica, il sito web dell'Ordine dei medici di Torino che
introduce la traduzione in italiano dell'intervista del Center for medical consumers
di New York a Tom Jefferson (ricercatore della Cochran vaccines field). Si legge
nella nota di redazione: "La
resa dei conti si avvicina. Sta per arrivare la stagione fredda, favorevole alla
diffusione dei virus influenzali e i vaccini contro l’influenza A stanno per
lasciare i magazzini delle due aziende che li hanno prodotti: la vera natura di
questa emergenza sanitaria si svelerà in un modo che (speriamo) non ammetta
repliche. Il sospetto che il business abbia “inquinato” i messaggi mediatici,
spingendo alternativamente sull’acceleratore e sul freno, fa sempre più
proseliti". Nell'intervista Jefferson analizza i dati australiani e spiega
perchè l'epidemia del nuovo H1N1 non può essere considerata una vera "pandemia"
e come il cambiamento nella definizione dell'OMS - che non comprende più
l'enorme numero di morti che prima la caratterizzava - possa trasformare in
futuro qualsiasi epidemia influenzale in una pandemia con indicazione alla
vaccinazione di massa. Quanto ai vaccini che dovrebbero essere usati anche per
donne gravide e bambini - continua Jefferson - le informazioni sono
insufficienti.
Leggi la nota di Torino Medica e l'intervista a Jefferson
Leggi l'intervista a Jefferson in lingua originale
- occhio al
pandemiometro
Su
Attentilalebufale è segnalato un sito dal quale si può vedere “l’andamento
in borsa e quindi il valore delle azioni delle maggiori
industrie coinvolte in qualche maniera nella pandemia. [...] In fondo alla
pagina ci sono annotazioni, commenti e segnalazioni che (secondo Confucio) sono
la parte più interessante di tutta la vicenda. L’indice è composito e segna
verde o rosso a seconda dell’andamento. Da notare che è aumentato di quasi il
30% dall’inizio del tracking”.
Guarda sul sito di Attentiallebufale
- investire risorse nelle misure non farmacologiche
Il gruppo per le Infezioni respiratorie acute
della Cochrane Collaboration, ha aggiornato la revisione sull'efficacia degli
interventi fisici per interrompere la diffusione dei virus respiratori. Ha
concluso che l'implementazione a lungo termine di alcune misure per interrompere
o ridurre la diffusione dei virus respiratori può essere difficile. Tuttavia
interventi molto semplici e di basso costo riducono la trasmissione delle
epidemie da virus respiratori. Dovrebbero essere investite più risorse per
studiare quali interventi fisici siano più efficaci, flessibili e costo/efficaci
per minimizzare l'impatto delle infezioni respiratorie.
Leggi l'articolo sul BMJ [free]
- le relazioni con l'industria delle Associazioni Medico Scientifiche
David Rothman,
autorevole rappresentante del Collegio dei Medici e Chirurghi della Columbia
University, enuncia - sul JAMA dell'aprile 2009 - una serie di regole (un
vero e proprio decalogo) che dovrebbero evitare quanto più possibile conflitti
di interesse fra le Società Medico Scientifiche e l'Industria farmaceutica.
Le Società Medico Scientifiche
svolgono un ruolo 'vitale' nell'aggiornamento clinico, sostengono corsi ECM,
offrono borse di studio e corsi di aggiornamento e di studio, emanano
periodicamente linee guida e raccomandazioni che sono un punto di riferimento
importante. Così tutti si aspettano che linee guida e raccomandazioni siano
state formulate con i criteri della medicina basata sulle evidenze, al di fuori
di ogni influenza di mercato.Vi è da più parti un sentore diffuso che
l'ingerenza dell'industria possa compromettere l'autonomia del processo clinico
decisionale, dal momento che gli estensori di queste 'regole' sono ampiamente
finanziati dall'industria nei loro viaggi, pernottamenti, attività sociali e
altro.
Leggi la traduzione
di Giovanni Peronato
Leggi l'abstract sul JAMA
- aspettando la pandemia ... intervista a Tom Jefferson
"Negli ultimi mesi, il mondo è in preda alla paura a causa dell’influenza suina.
In un’intervista pubblicata il 21 luglio sul quotidiano tedesco “Der Spiegel”,
l’epidemiologo Tom Jefferson parla dei pericoli legati alla ricerca distorta,
guidata dal denaro e allarmista, e spiega perché dovremmo lavarci le mani molto
più spesso". Medico
e Bambino introduce così la traduzione dell'intervista a Jefferson che,
con il permesso della rivista, possiamo diffondere qui.
Leggi l'intervista a
Jefferson tradotta in italiano su Medico & Bambino
settembre 2009
- influenza suina? No grazie, io non mi vaccino
Gianluigi Passerini, medico di famiglia di
Sondrio, esprime la sua contrarietà alla vaccinazione di massa e all'allarme
creato intorno all'infleunza suina. "Tutto il mondo aprirà le campagne
vaccinali, per difendersi dalla “nuova peste del terzo millennio”. Solo la
vicina Svizzera, rigorosa ma notoriamente antipopulista, ha deciso che vaccinerà
solo i soggetti ad alto rischio - dice Passerini - per tutti gli altri ha
semplicemente invitato a lavarsi le mani spesso, a non starnutirsi in faccia, a
non condurre troppa vita sociale quando si soffrirà di sintomi tipo influenzale,
ritenendo che questi siano gli interventi più appropriati per limitarne la
diffusione e quindi la conseguente morbilità e mortalità. Questo è ciò che pensa
la comunità scientifica medica “rigorosa ed onesta” mondiale, basandosi sui dati
scientifici disponibili. Come la peste, il vaiolo, il colera, l’AIDS,
l’influenza A fa parte della storia naturale del conflitto tra virus (o batteri)
e l’uomo: se quest’ultimo impara a difendersi, attraverso il sistema
immunitario, che purtroppo richiede almeno parecchi decenni (o generazioni) per
imparare a produrre anticorpi protettivi, l’ecosistema biologico virale impara a
competere con esso, attraverso la selezione, lenta ma inesorabile, di nuove
specie virali, che cercano di sopravvivere, entrando nel sistema cellulare
umano, per replicarsi e diffondersi. L’influenza A non la si affronta con
allarmismi impropri e vaccini (forse) inefficaci e pericolosi: questo genera
solamente un’epidemia/ pandemia di “panico” sociale generalizzato, con
conseguenze negative importanti (ad es. la sottrazione di notevoli risorse
mediche dalla cura di malattie più severe, sulle quali l’intervento medico può
essere realmente efficace)".
Leggi
la nota di Gianluigi Passerini
- vuoi una formazione senza sponsor? firma la
lettera dei Nograzie!
Le nuove proposte della Commissione ministeriale
per la formazione continua in medicina (ECM, educazione continua in medicina)
verranno presentate pubblicamente a Cernobbio il 14 e 15 settembre. I Nograzie
hanno scritto una lettera al coordinamento della Commissione
nazionale ECM per chiedere una formazione a "sponsorizzazione privata zero". Si
dice che non possiamo fare a meno della sponsorizzazione privata. Ma quale formazione ha bisogno di
sponsorizzazione? Ne hanno bisogno i grandi convegni, i workshop, gli eventi
che richiedono relatori e viaggi internazionali, grandi cene, eventi mondani.
Questo è anche il tipo di formazione risultata meno efficace e che meno incide
sulla qualità delle cure.
E’ nostra ipotesi invece
che si possa fare completamente a meno della sponsorizzazione privata se l’ECM è
organizzata: in
lavoro a piccoli gruppi, in reparto, in ambulatorio, in laboratorio, nelle sedi
dei servizi territoriali;
con obiettivi di miglioramento della qualità dell’assistenza, che si raggiungono
con gruppi di lavoro tra pari, basati sull’ esame critico e sul confronto della
propria pratica clinica (audit e
feed-back), con stage, con metodologie appropriate di formazione sul campo
(progetti di miglioramento e di ricerca-intervento finalizzati a risolvere
criticità, adozione concordata di
protocolli, ecc).
Leggi la lettera
dei Nograzie sull'ECM
per aderire scrivi a
luisegra@tin.it indicando Nome,
Cognome e Città in cui lavori
- 40 Blog spagnoli insieme per diffondere calma
e buon senso
A mezzanotte del 2 settembre 40 Blog spagnoli
hanno diffuso un documento sulla nuova influenza per dare informazioni
imparziali e diffondere calma e buon senso. In Spagna, come in tutti i paesi ad
elevato benessere economico, stanno circolando notizie che fanno crescere il
panico nella popolazione. Un panico ingiustificato rispetto alla realtà.
Per saperne di più si può consultare il sito
EquipoCESCA.
Leggi il documento spagnolo
Guarda sul sito
EquipoCESCA
Leggi l'articolo di El Pais
- Juan Gérvas sull’influenza
suina
Juan
Gérvas, Medico di famiglia spagnolo e Professore onorario di Salute Pubblica
all'Università di Madrid, ha scritto una lettera ai suoi pazienti e al Ministro
della Salute, a proposito della nuova influenza A/H1N1. Gérvas spiega
ai suoi pazienti che questa influenza è lieve, più lieve dell'influenza
stagionale e da’ una serie di consigli su come affrontare la prossima epidemia:
“con pazienza e tranquillità”. Si rammarica inoltre per il “desease mongering”
(invenzione e vendita di malattie) creato dalla stessa OMS, che sta facendo crescere allarme e paura nella
popolazione, non giustificati dai fatti.
Lettera di Gérvas tradotta in
italiano da Gianluigi Passerini
Sul sito Equipocesca sono
visibili versioni in più lingue
Lettera di Gérvas al Ministro tradotta da
Maria Fenesia Agostini
Leggi sul BMJ la lettera di Gérvas sul disease mongerin dell'OMS
- la posizione dell'ACP sull'influenza A/H1N1
Mentre si alza il livello di allarme sulla nuova
influenza A/H1N1, sollecitato quotidianamente dai mezzi di informazione, l'ACP
(Associazione Culturale Pediatri) ha spedito ai giornali un comunicato stampa ed
ha espresso la sua posizione in una lettera aperta indirizzata ai politici, ai
professionisti della salute e ai mezzi di comunicazione, per invitare a
mantenere la calma e la lucidità. Dice l'ACP "Attenzione
agli allarmismi: non dobbiamo dare spazio a posizioni e a scelte basate
sull'emotività piuttosto che sulle evidenze scientifiche. La nuova A/H1N1 non
può essere per ora considerata pericolosa. In questa fase è inutile la chiusura
delle scuole. I vaccini? Sono ancora in fase di sperimentazione e inoltre non se
ne conoscono ancora i possibili effetti collaterali. Gli antivirali vanno usati
solo su indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive condizioni
di salute".
Leggi
la lettera aperta ACP
Leggi il comunicati stampa
ACP
agosto 2009
- scuole di medicina Pharmafree
Un
quarto delle scuole di medicina degli Stati Uniti hanno migliorato il loro
regolamento per gestire i conflitti di interesse. Secondo l’ultima valutazione
(2009) con il punteggio stabilito dell’AMSA (American Medical Student
Association), 45 di 149 facoltà di Medicina hanno ricevuto una classificazione A
o B per le politiche relative all’interazione del’Industria farmaceutica con i
docenti e gli studenti di medicina.
Segnalato dal
BOLETIN NOGRACIAS JULIO 2009
Guarda la "Scorecard"
sul sito dell'AMSA
- inventori di malattie
Lo
scorso 5 agosto, la trasmissione C’era una volta di RAI3 ha mandato in
onda un documentario intitolato “Inventori di malattie”, che descrive i
meccanismi del disease mongering. Si legge nel commento “Il servizio mette in
evidenza come l'industria farmaceutica finanziarizzata sia oggi in qualche modo
costretta ad ingigantire, spesso con attente strategie di marketing della paura,
nuove malattie pur di assicurare un rendimento crescente delle proprie azioni. I
danni a carico della collettività mondiale e della sua salute sono
incredibilmente evidenti”. Il documentario, visibile online sul sito di RAI3,
ricco di documentazioni e di interviste (di particolare interesse quella a
Marcia Angell), è uno strumento di informazione prezioso sia per il pubblico che
per gli operatori della salute.
Vedi il documentario
- il contenzioso su Fosamax arriva in giudizio
Sempre a caccia di scoop di argomento medico, Ray
Moynihan, giornalista della Australian Broadcasting Corporation, ci informa
tramite il BMJ dell’esistenza di una corrispondenza interna che rivela come
Merck fosse a conoscenza dei possibili legami fra l’alendronato (commercialmente
FOSAMAX®) e osteonecrosi della mandibola. Ma facciamo in passo indietro, fino al
maggio 1996. L'alendronato è in commercio da alcuni mesi e i network USA gridano
al miracolo: un farmaco che riduce le fratture osteoportiche del 50%. Questi
dati vengono riportati con foga da telepredicatore evangelico, e poco importa se
la cifra sconvolgente del 50% si riferisce al rischio relativo, non a quello
assoluto. Quisquiglie, pinzillacchere, direbbe il principe De Curtis. In realtà
i dati del rischio assoluto parlano di una riduzione di frattura attorno
all'1-2% e solo per i soggetti a rischio ( osteoporotici o già fratturati). Le
vendite vanno alla grande e così il Fosamax compie il miracolo con un fatturato
annuo che si aggira su 3 miliardi di dollari (2.1 mld €). Ma i nodi stanno
venendo al pettine ....
Leggi
l'articolo di Giovanni Peronato con un'ampia prefazione sulla sicurezza
dei bifosfonati
Leggi l'extract sul BMJ
- menopausa: autori fantasma per spingere la terapia ormonale
Da tempo si dibatte su rischi e benefici della
terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa per contrastarne i sintomi, come
le vampate di calore. Sul dilemma, ormoni sì /ormoni no, si è scritto di tutto.
E mentre si cercava di capire a chi dare retta, le industrie farmaceutiche hanno
avuto la meglio. Ora una poderosa documentazione sul “ghostwriting”, quella
consuetudine di affidare a scrittori fantasma (“ghost” in inglese) la scrittura
(“writing”) di articoli scientifici per conto di industrie farmaceutiche, svela
che i benefici della TOS sono stati in realtà gonfiati. PLoS Medicine,
giornale medico online che fa parte della Public Library of Science, e il
quotidiano New York Times, sulla base di questa documentazione, hanno
portato la Wyeth in tribunale.
Leggi la traduzione sintetica di Gianna Milano
e Anna Molino
Leggi l'articolo sul New York Times
Leggi il post di Adriane Fugh-Berman su PLoS
- inutile abbassare la Pressione sotto 140/90
Una recente
revisione Cochrane è giunta alla conclusione che l’abbassamento della pressione
sanguigna sotto la soglia standard non offre alcun beneficio clinico in termini
di riduzione della mortalità e morbilità. "Allo stato attuale non vi è alcuna
prova derivante da studi clinici randomizzati che un abbassamento della
pressione sanguigna al di sotto di 140/90 mmHg nei pazienti ipertesi sia di
beneficio", spiega Jose Arguedas ricercatore della Facoltà di Medicina presso
l'Università della Costa Rica.
Leggi
la sintesi di Guido Giustetto della revisione Cochrane
Leggi
l'abstract della revisione Cochrane
- cosa succede all'AIFA? chiediamolo a Rasi
Per avere chiarimenti
sulle vicende editoriali dell' Agenzia del
Farmaco,
ho scritto una lettera aperta
(vedi anche il link qui sotto) al nuovo direttore dell'AIFA, prof. G. Rasi,
che in due interviste alla stampa (Corsera e Giornale dello scorso Maggio) ha
sparato a zero sui suoi stessi dipendenti, accusandoli di sprechi inutili e ha
decretato la sospensione di tutte queste attività editoriali. Fino al 2008
l’attività editoriale AIFA era ritenuta il fiore all'occhiello dell'editoria
scientifica italiana (inchiesta del Censis), ora siamo alla chiusura del
Bollettino di Informazione sul Farmaco, del Bif on line, di Clinical Evidence. A
mio avviso si trattava di pubblicazioni valide, in italiano e gratuite. La loro
chiusura riporta i farmacisti, gli infermieri e i medici, privi di università o
istituzioni alle spalle, nella condizione di non avere accesso alle fonti di
informazione più attendibili e proprio nel campo del farmaco. Gli abbonamenti
alle riviste scientifiche infatti costano e solo chi lavora nelle università o
nelle strutture pubbliche può avervi accesso gratis. Mi sento privata del
diritto ad una informazione di qualità.
I lettori di questo sito interessati ad
aderire a questa iniziativa unendo la loro firma a quella di
oltre 400 operatori che hanno già
sottoscritto la lettera possono inviare una mail all'indirizzo
ellereali@libero.it indicando nome,
cognome, qualifica e città in cui lavorano.
Laura Reali
Pediatra di Famiglia Roma
Leggi la
lettera aperta a Guido Rasi per aderire scrivere a
ellereali@libero.it
luglio 2009
- sarà pandemia? intanto laviamoci le mani
Il nuovo virus A/H1N1 sta circolando ormai in
tutto il mondo, come fanno normalmente tutti i virus influenzali, ma
finora questa nuova influenza non appare grave anche se nessuno può sapere se lo
diventerà in futuro. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di pandemia
mettendo in moto la grande macchina
internazionale che prevede, tra gli interventi prioritari, la
vaccinazione di ampi strati di popolazione.
Tom Jefferson, epidemiologo della Cochrane Vaccines Field, ci informa però che i criteri
per definire lo stato di pandemia sono stati modificati. Dov'è ad esempio la mortalità elevata
prevista nei criteri precedenti? Possiamo definire pandemia l'attuale
situazione? Jefferson ricorda poi che gli interventi di provata efficacia
per contenere il contagio sono
le
misure igieniche e di distanza sociale mentre sui risultati della
vaccinazione crescono le perplessità nella comunità scientifica. Gli strumenti non farmacologici
sono oltre a tutto di semplice adozione e poco
costosi. Ernesto Burgio (direttore scientifico di
ISDE) intervistato insieme a Jefferson
e altri esperti da Gianna Milano per
Panorama (30 luglio 2009), ritiene che vaccinazioni e antivirali potrebbero
addirittura essere controproducenti, causando una pressione selettiva verso ceppi più resistenti e potenzialmente più aggressivi. Mauro Moroni, infettivologo di Milano,
dichiara che "prevedere una pratica vaccinale che
copra la totalità o quasi della popolazione sembra non riposare su presupposti
epidemici sufficientemente validi". Luisella Grandori, responsabile vaccinazioni dell'Associazione
Culturale Pediatri, ribadisce che per diventare aggressivo, il virus dovrebbe
modificarsi (per una mutazione? per il riassortimento con altri virus?), quindi
i vaccini allestiti contro l'attuale H1N1 potrebbero non essere utili. L'OMS ci informa che alcuni vaccini antipandemici
sono allestiti con nuove tecnologie
che "non sono ancora state valutate
in modo esteso per la loro sicurezza in alcuni gruppi di popolazione" per cui
"sarà molto importante implementare la sorveglianza post-marketing con la
migliore qualità possibile". L'EMEA
(Agenzia europea del farmaco) ha rilasciato un comunicato stampa in cui
spiega che i vaccini antipandemici verranno valutati con una procedura
d'urgenza e che saranno monitorate durante l'uso, le eventuali reazioni avverse rare che
potrebbero rivelarsi utilizzandoli sui grandi numeri. Quali informazioni sull'efficacia e la sicurezza
di questi prodotti potremo dare al pubblico? Possiamo invece raccomandare con
serenità le misure non farmacologiche che si sono dimostrate efficaci per
impedire la diffusione di tutte le malattie respiratorie.
Leggi l'intervista a Jefferson
su Spiegel e su
Channel4
news
Leggi l'informativa dell'OMS
sui vaccini pandemici
leggi il comunicato stampa dell'EMEA
Vedi le
diapositive della Cochrane su Attentiallebufale
vedi il video del Regno Unito sul lavaggio delle mani
- software per la cartella
clinica in Medicina Generale: bocciati
La Regione Veneto ha finanziato con i fondi AIFA
destinati alla farmacovigilanza una ricerca per valutare i contenuti informativi
e di supporto alla prescrizione dei software di gestione delle cartelle cliniche
in medicina generale. È stata definita una griglia di 10 ITEM con la quale sono
stati analizzati 8 software tra quelli maggiormente impiegati in Italia.
I risultati di questa analisi sono decisamente
negativi. Le carenze riscontrate sono comuni, anche se in misura diversa, a
tutti i software presi in considerazione. Sull'ultimo numero di
Dialogo sui
farmaci sono stati pubblicati i risultati dello studio e le proposte per
migliorare i software.
Leggi la sintesi
dell'articolo fatta da Guido Giustetto
- le visite dei rappresentanti influenzano le
prescrizioni?
Il fatto che i rappresentati del farmaco possano
influire sulle abitudini prescrittive dei medici è ampiamente documentato ma
sono scarse le dimostrazioni scientifiche di tale influenza, anche se
l’industria farmaceutica è ben certa della sua esistenza, in forma più che
positiva. Non si spiegherebbero altrimenti i 4.8 miliardi di dollari spesi nel
2000 in USA per la promozione di farmaci attraverso il sistema delle visite
porta a porta ai medici prescrittori.
In uno studio condotto in Danimarca sono stati
analizzati i dati relativi alla promozione di farmaci per l’asma, in particolare
l’associazione di due prodotti indicata dalle Linee Guida sia degli USA che del
Regno Unito. I risultati hanno dimostrato che le visite porta a porta ai GP sono
realmente un mezzo efficace per influenzare le abitudini prescrittive,
incrementare le vendite e per mantenere la quota di mercato.
Leggi la sintesi
dello studio fatta da Giovanni Peronato
- Non c'è salute senza pace. Non c'è pace senza giustizia
Piombo Fuso. Se non ricordate di cosa si tratta, la spiegazione è
semplice, dato che l’attenzione del
pubblico alle notizie internazionali è passeggera e,
terminata la
fase acuta, si spengono i riflettori, spariscono le notizie dalle prime pagine e
la tragedia scivola via dalla coscienza collettiva. Piombo Fuso è il nome dell’offensiva
israeliana iniziata il 27 dicembre 2008.
Nelle tre settimane di guerra l’emergenza umanitaria di Gaza ha causato, secondo
dati forniti dal Ministero della
Sanità e convalidati dall’OMS, oltre 1300 morti,
di cui 1/3 bambini, e circa 5.300 tra uomini, donne e bambini rimasti feriti. Di
questi, almeno la metà soffrirà di una disabilità a lungo termine, aggravata
dall’impossibilità di un’assistenza riabilitatoria adeguata.
Quello
che non viene sufficientemente raccontato della guerra è che essa non soltanto
uccide e mutila, ma molto più devastanti sono gli effetti dovuti a malattie e
disabilità dopo la fine del conflitto.
Leggi l'articolo di Luca
Iaboli
giugno 2009
- Canguri, riviste taroccate, autori fantasma, mazzette, intimidazioni e ...
altro
I fatti sconcertanti collegati al "caso Vioxx"
non finiscono mai. Tra risarcimenti miliardari pagati dalla Merck negli USA, la
scoperta di nuovi ghost o guest author e di intimidazioni, è venuta a galla una
storia curiosa e inquietante. Ha riguardato inizialmente una sola rivista, l'Australasian
Journal of Bone and Joint Medicine, con tanto di board editoriale,
distribuita da un gruppo di tutto rispetto come Elsevier. Cos’è che non va?
George Jelinek, già membro della World Association of Medical Editors, e
testimone per l’accusa, taglia corto e al processo definisce AJBJM un
semplice veicolo pubblicitario (marketing publication).
Successivamente viene fuori che nel
catalogo Elsevier fra il 2000 ed il 2005 erano presenti altre pubblicazioni,
sponsorizzate da una compagnia farmaceutica non nominata, e che apparivano in
tutto e per tutto come indipendenti e peer reviewed.
The Scientist ha ottenuto di recente la lista
aggiornata di queste riviste ‘taroccate’, in tutto nove.
La stessa Elsevier ha poi reso noto il nome di altre 13 riviste
già registrate in Australia ma ancora non uscite su carta stampata. Tra quelle
già esistenti e quelle in cantiere, arriviamo a 22 ...
Che dire? Anche l'editoria scientifica fa la sua
parte in questa corsa sfrenata al guadagno. Ai pazienti danneggiati dal Vioxx
rimane quella di fare causa legale. Una ben magra consolazione per chi dovrebbe
potersi fidare e "affidare" quando è ammalato.
Leggi l'articolo di
Giovanni Peronato
Sulle riviste fantasma leggi anche
il ritorno dell'Esorciccio 1° puntata e
2° puntata
- Timeo Danone et dona ferentes
Un nuovo post,
questa volta di Adriano Cattaneo, sul blog
Saluteinternazionale.info
Accanto all'eloquente immagine del cavallo di Troia, l'introduzione dice: "I
due attuali giganti dell’industria degli alimenti per l’infanzia, Danone e
Nestlè, si combattono a colpi di “health and nutritional claims” e di
indecorose alleanze con operatori sanitari e rispettive associazioni per
accaparrarsi fette di mercato. Ma le prospettive nei paesi ad alto reddito, dove
nascono pochi bambini, non sono rosee. Naturale che si buttino sui mercati
emergenti e popolosi dell’Asia, con strategie di marketing aggressive che
contribuiscono a deprivare le donne del più antico dei beni comuni: il latte
materno. Siamo corresponsabili di questa espropriazione?"
Leggi il post di Adriano Cattaneo
- battaglia legale per la pubblicità diretta dei farmaci ai consumatori
Alla Corte suprema del Canada si sta svolgendo
una lunga e importante battaglia giuridica per la richiesta dei rappresentanti
degli interessi dell'industria, a favore della pubblicità senza restrizioni, e l'opposizione delle
associazioni dei consumatori.
Segnalato dal BOLETIN JUNIO 2009 NOGRACIAS
Leggi l'extract sul BMJ
- i Nograzie di tutto il mondo
"A New York si chiamano No free lunch
come nel Regno Unito, in Italia No grazie, pago io!, in
Spagna Nogracias, in Olanda Gezonde Scepsis,
in Germania Mein essen Zahl Ich Selbst. Ci sono
Nogracias anche in Colombia e in alcune regioni andine;
in Australia c’è Healthy Skepticism con affiliati
in tutto il mondo. Dicono tutti “no grazie” agli attuali
rapporti tra medici/medicina e industria del farmaco e
invitano a un “sano scetticismo”.
Questi gruppi sono composti in prevalenza da medici e altri
operatori sanitari, ma anche farmacisti, professionisti
delle scienze sociali e associazioni di cittadini.
Iniziative significative sullo stesso tema vengono portate
avanti da anni dagli studenti di medicina negli USA (American
Medical Student Association) e di recente anche in vari
paesi europei, Italia compresa. E si moltiplicano,
soprattutto all’estero, i siti web che illustrano le
tattiche del marketing delle case farmaceutiche, alcuni di
grande pregio come l’americano PharmedOut. Accanto
a tutto questo fermento, sono presenti gli storici
Bollettini indipendenti sul farmaco consociati a livello
internazionale (ISDB
International Society of Drug Bulletin), amici e
compagni di viaggio dei Nograzie, dalla canadese
Therapeutics initiative, alla francese Revue
Préscrire fino ai vari Bollettini italiani".
Così inizia il post sul blog
Saluteinternazionale.info (un blog da seguire) che ha
invitato i Nograzie a raccontare chi sono e cosa fanno i No
free lunch di tutto il mondo.
Leggi tutto l'articolo su Saluteinternazionale.info
- aumentano le neoplasie e le patologie ambiente-correlate
Tempo fa un’inchiesta della
rivista
l’Espresso,
sul controverso tema dell’incremento delle neoplasie infantili, destò timori,
scalpore e polemiche. Gettarono acqua sul fuoco alcuni tra i più noti oncologi
ed epidemiologi italiani; criticarono l’eccessivo allarmismo dei media e
fornirono una rappresentazione tutto sommato tranquillizzante della situazione.
Se un incremento di talune patologie neoplastiche c’e, anche in età pediatrica –
si disse – si tratta di un aumento contenuto, che riguarda essenzialmente alcune
forme (spesso rare) ed e abbondantemente bilanciato da un apprezzabile
miglioramento prognostico, grazie a diagnosi sempre più tempestive e a
trattamenti sempre più efficaci. Presa di posizione comprensibile, ma …
Leggi l'editoriale di Ernesto Burgio su Quaderni acp
- il saluto amaro di Giuseppe Traversa
Un saluto amaro quello di Giuseppe Traversa che
annuncia il suo addio all'AIFA. Una sua lettera ai responsabili scientifici dei
151 studi approvati per il finanziamento dall’AIFA all’interno del programma di
ricerca indipendente sui farmaci nel triennio 2005-2007, è circolata
ampiamente tra i tanti colleghi che lo conoscono e lo stimano per la sua grande
correttezza e trasparenza. Le ombre sollevate dalla dirigenza AIFA sulla
gestione dei fondi della stessa Agenzia, con le interviste pubblicate su alcuni
quotidiani (il 18 maggio sul
Corriere e il 21 maggio sul
Giornale),
oltre a stupirlo, hanno reso incompatibile la sua presenza lì. Tornerà all'ISS
da cui era venuto. Traversa rifiuta le ombre e chiarisce: "Ho avuto la
possibilità di vedere dall’interno il funzionamento di una struttura pubblica
che voleva crescere e che, con tutti i suoi problemi, puntava all’eccellenza,
sia in campo nazionale che europeo. Ho visto dedizione e professionalità, e un
forte senso di appartenenza a una istituzione che gioca un ruolo centrale nel
SSN al servizio dei cittadini. Ho visto riconosciuta la competenza tecnica di
colleghe e colleghi che intervenivano nelle commissioni dell’AIFA, in convegni e
corsi. Ho visto molte persone fare tardi la sera e poi portarsi a casa il lavoro
anche nei week end. Pensando a certi discorsi qualunquisti, sui lussuosi regali
o sui fannulloni nella pubblica amministrazione, viene da sorridere con
amarezza." E conclude che "Quando è proprio il direttore della tua stessa
istituzione che in assenza di contraddittorio contribuisce a delegittimare
pesantemente la correttezza del lavoro svolto, diventa quasi impossibile
difendersi. Si tratta di uno stile di lavoro che non mi era mai capitato di
incontrare in precedenza nella pubblica amministrazione". Uno stile che lascia
preoccupati e smarriti tutti noi, anche perchè l'AIFA svolge un ruolo cruciale
per la salute dei cittadini. La nebbia sollevata l'estate scorsa con la
rimozione di Nello Martini, si infittisce. E la nebbia non si addice a
un'Agenzia di valutazione dei farmaci. Dove andremo a sbattere?
- proposte dell'Institute of Medicine per controllare i conflitti di
interesse
Alla fine dello scorso mese di aprile, l’Institute of
Medicine (IOM, che fa parte dell’US National
Academy of Science) ha diffuso
un
rapporto stringente e dettagliato che sollecita a interrompere le
pratiche che creano conflitti di interesse in medicina. Le maggiori riviste
mediche e i quotidiani stranieri hanno dato ampio rilievo alla notizia, in
Italia neppure una flebile eco. Il rapporto affronta il problema a tutto
campo, dalla ricerca, alla
formazione, fino alla pratica clinica, prendendo in considerazioni i legami
economici con l'industria del farmaco sia a livello individuale che
istituzionale. L'IOM prevede la costruzione di commissioni apposite per
controllare e gestire i conflitti di interesse e, in attesa che vengano
stabilite regole dalle istituzioni, raccomanda ai medici di rifiutare regali,
pranzi gratis e di evitare di prestarsi a fare formazione se questa è
controllata dall'industria o di collaborare a pubblicazioni con autori non ben
identificati (ghost writers). Presta inoltre particolare attenzione
all'integrità di chi redige linee guida. Scorrendo le proposte - che per i
Nograzie sono del tutto condivisibili -
dell'IOM appare chiaro che per modificare la situazione, oltre
alla volontà dei vari soggetti coinvolti nell’assistenza sanitaria, servono
decisioni istituzionali e politiche. In Italia e in Europa non si sentono voci
analoghe all’IOM, che chiedono ad alta voce regole di trasparenza e di gestione
dei conflitti di interesse. Nel 2003 l’ISS aveva organizzato un eccellente
seminario su questi temi che è rimasto lettera morta, parole al vento. Qualcun
altro si farà sentire?
Leggi la sintesi del rapporto
e il commento di Fabio Suzzi
Scarica
l'intero rapporto dell'IOM
Il commento sul NEJM [free]
L'articolo del New York Times
maggio 2009
- Conflitti di interesse: gli studenti di Bologna incalzano
Una tavola rotonda ha concluso il 27 aprile al S.
Orsola il primo ciclo di conferenze sui conflitti di interesse tra medici e
industria, organizzato dagli studenti di medicina e dal Centro Salute
Internazionale dell’università di Bologna. Questa volta i riflettori erano
puntati sulla ricerca e la difesa della sua integrità e utilità per tutta la
comunità. Gli studenti hanno illustrato le ragioni dell’iniziativa: aprire una
discussione nella comunità scientifica locale e iniziare un percorso per
inserire il tema dei conflitti di interesse nel curriculum formativo
universitario. Dopo una breve panoramica sui vari aspetti del problema, affidata
a Luisella Grandori coordinatrice del gruppo No grazie pago io!,
Maurizio Bonati dell’Istituto M. Negri ha approfondito i conflitti (e la
convergenza) tra i tanti interessi in gioco nella ricerca biomedica e la loro
diversa declinazione nei paesi più poveri e in quelli benestanti, sottolineando
come spesso si assista ad un’ampia convergenza di interessi ben diversi dalla
salute. Ethan Guillen, studente dell’Università di Yale, ha descritto il
progetto Universities Allied for Essential Medicines, una coalizione di studenti
di varie discipline (scienze sociali, medicina, legge, economia) di 40
istituzioni di ricerca degli USA, Canada, Regno Unito e Germania. Il loro
obiettivo è modificare le pratiche brevettuali in modo da rendere accessibili i
farmaci a chi ne ha più bisogno, in tempi brevi e a basso costo. Hanno già
aderito al loro Statement molti docenti e alcuni Premi Nobel. Nella tavola
rotonda che è seguita, sapientemente coordinata da Bonati, hanno preso la parola
personalità di rilievo del mondo accademico e delle istituzioni, come il Preside
della Facoltà, alcuni Farmacologi, la presidente del Comitato etico di Bologna,
il responsabile regionale della formazione e il Direttore generale del S.
Orsola. Erano tutti concordi sull’importanza del problema e sull’urgenza di
trovare soluzioni. Tra i vari interventi dalla platea è spiccato quello del
Presidente dell’Ordine dei medici dell’Emilia-Romagna, entusiasta
dell’iniziativa, che ha promesso un premio agli studenti. Loro l’hanno preso in
parola e andranno presto a chiedergli collaborazione per le future iniziative,
ancora più ambiziose, già previste per il prossimo autunno.
Il
volantino della tavola rotonda
- sicurezza Strattera, l'AIFA risponde
L'AIFA ha gentilmente risposto alla nostra
lettera sulla sicurezza di Strattera (vedi news di febbraio 2009). Riferisce che
questo farmaco è stato autorizzato dall'EMEA (Agenzia del farmaco europea) con
una procedura di mutuo riconoscimento per la quale la Gran Bretagna è il
Reference Member State (RMS). Detta procedura prevede un iter particolare
per le successive valutazioni che non consentirebbe discrezionalità alle Agenzie
nazionali (come l'AIFA). In attesa del parere dell'RMS che dovrebbe essere
emesso tra breve, abbiamo inviato all'AIFA la richiesta di ulteriori
chiarimenti.
Leggi la Lettera dell'AIFA
Leggi la risposta dei Nograzie
- effetto dei piccoli regali sulla prescrizione
Piccoli omaggi, oggetti di poco valore,
difficilmente possono influenzare un comportamento prescrittivo, così almeno la
pensano in molti. Lo studio di un gruppo di ricercatori statunitensi pubblicato
sull'Arch
Intern Med dimostrerebbe il
contrario. 352 studenti di medicina delle università di Pensilvania
e di Miami sono stati randomizzati in due gruppi. Ad un gruppo veniva assegnato
un blocco appunti contrassegnato dal logo di Lipitor e al gruppo di controllo un
blocco senza logo. Successivamente sono state valutate le preferenze
prescrittive per Lipitor e Zocor. Gli studenti dell'Università di Miami
esposti al logo hanno indicato più favorevolmente Lipitor rispetto al gruppo di
controllo, mentre in quelli della Pensilvania (esposti) si è osservato un
effetto inverso. E' interessante notare
che nell'università di Pensilvania esistono regole molto restrittive per
limitare le azioni di marketing e gli studenti erano stati oggetto di una
formazione sulle tecniche di persuasione occulta dell'Industria farmaceutica;
probabilmente il logo ha suscitato in loro un effetto di disapprovazione. Gli
studenti di Miami che non avevano ricevuto alcuna formazione in
proposito hanno reagito, come atteso, con un un'attitudine favorevole al farmaco
pubblicizzato.
Leggi l'abstract su
Arch
Intern Med
Leggi la sintesi di
Giovanni Peronato
- il farmaco indipendente
Lo scorso 3 maggio, Report ha intervistato gli
operatori del CeVEAS (Centro per la valutazione dell'efficacia dell'assistenza
sanitaria della AUSL di Modena) e alcuni medici di famiglia che collaborano con
il Centro. La "buona notizia" è che è possibile costruire e diffondere
informazioni indipendenti sui farmaci e che i medici le apprezzano, come spiega
anche Luisa Toni del Dipartimento farmaceutico della ASL di Bologna.
L'informazione indipendente sui farmaci permette di curare meglio prescrivendo
in modo appropriato. Il risultato è un uso etico delle risorse del SSN e, in
ultima analisi, maggiore salute dei cittadini.
Leggi il testo del servizio su Report
Visita il sito del Ceveas
Guarda i pacchetti informativi
- i MMG toscani contro il consumismo sanitario
I Medici di medicina generale (MMG) Animatori di
Formazione della Regione Toscana, riuniti ad Arezzo il 20 gennaio 2009 per un
Master formativo sul "Consumismo Sanitario”, hanno prodotto un documento
condiviso di raccomandazioni per la Regione Toscana, che inizia così: "Da alcuni
anni si sta intensificando un fenomeno che può essere definito come “Consumismo
Sanitario”, cioè uso di prestazioni sanitarie in assenza di chiare indicazioni.
Questo fenomeno si muove con le logiche del marketing ed i meccanismi del
“consumismo” in generale e tratta la salute come una merce di consumo. Il
consumismo interessa, in primo luogo, e forse con maggiori giustificazioni, il
settore privato, ma anche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non ne è
esente".
Leggi tutto il
documento
- influenza "suina"? sentiamo Tom Jefferson
Tom Jefferson è
stato intervistato a Radio3 scienza insieme a Sergio Dompè, Presidente di Farmindustria a proposito dei
vaccini in allestimento contro l'influenza "suina". Jefferson ha parlato,
tra l'altro,
della revisione condotta insieme ai suoi colleghi, dalla quale risulta che
misure non farmacologiche semplici e assai poco costose, come il lavaggio delle
mani, sono altamente efficaci nell'interrompere o limitare la diffusione dei
virus respiratori. Anche di questo nuovo virus che sta creando un'allerta a
livello mondiale. Non a caso lo studio è stato nuovamente messo online dal British Medical Journal.
Sul sito Attentiallebufale si può trovare un
ulteriore contributo di Jefferson che offre informazioni essenziali
sull'influenza "suina".
Ascolta
l'intervista a Jefferson e Dompè su radio3scienza
Leggi
lo studio sull'efficacia delle misure non farmacologiche
Guarda le
diapositive sulla swine flu su Attentiallebufale
- intervista a Marcia Angell su Attentiallebufale
Sulla Newsletter di aprile di
Attentiallebufale è
stata pubblicata un'intervista a Marcia Angell,
senior lecturer in
Social medicine alla Harvard Medical School e autrice del libro Farma&Co. Quanto
all'informazione sui farmaci da parte
dell'industria farmaceutica, la Angell non ha dubbi: "dobbiamo smetterla di
accettare la falsa credenza che il marketing, volto o ai prescrittori o ai
pazienti, rappresenti una buona fonte di educazione". Giudica quindi
negativamente la proposta della Commissione europea di abolire l'attuale divieto
dell'informazione diretta ai cittadini da parte delle case farmaceutiche (vedi
l'articolo di Adriano Cattaneo) e si esprime con chiarezza sulle
relazioni tra medici e industria. "Le farmaceutiche non sono dei benefattori -
dice la Angell - si aspettano qualcosa in cambio delle decine di milioni di
dollari che investono nel marketing, come ad esempio per i regali “occasionali”
ai dottori (penne, tazze, abbonamenti a riviste di medicina, pranzi al
ristorante, ecc)". E conclude affermando che "è arrivato il momento che la
professione medica si prenda la piena responsabilità di educare i prescrittori
sui farmaci da prescrizione, invece di lasciarlo fare all'industria del
farmaco".
Leggi l'intervista a Marcia Angell
vedi la scheda del libro Farma&Co di Marcia Angell
- pacchetto sicurezza: audizione di Amedeo Bianco alla
camera
In attesa delle ultime decisioni sul "pacchetto
sicurezza" previste per il 27 aprile, che potrebbe avere gravissime conseguenze
per la salute degli immigrati e di tutti i cittadini, oltre a confliggere in
modo inaccettabile con l'etica professionale dei medici e di tutti gli operatori
sanitari, Amedeo Bianco (Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei
Medici FNOMCeO) è stato invitato presso le Commissioni
Affari
Costituzionali e Giustizia della Camera. L'emendamento in discussione
introdurrebbe infatti per i medici la possibilità di denunciare gli
immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche. Siamo
grati al Presidente Bianco per la posizione chiara e netta assunta dalla FNOMCeO
in questa circostanza e per la difesa della dignità e dei principi morali che
ispirano la nostra professione.
Leggi l'intervista a Bianco sul sito della FNOMCeO
Leggi l'audizione di Bianco alla Camera
- studi sui vaccini antinfluenzali e sponsor
In un'intervista pubblicata sull'ultimo numero
del BIF (Bollettino di informazione sul farmaco dell'AIFA), Tom Jefferson spiega
i risultati della revisione Cochrane pubblicata lo scorso febbraio sul BMJ, che
indaga la correlazione tra la pubblicazione (e diffusione/citazione) degli studi
sull'antinfluenzale e il tipo di finanziamento. I risultati confermano
quanto già visto in altri ambiti e cioè che gli studi finanziati dall'industria
hanno maggiore probabilità di riportare risultati positivi sull'efficacia dei
loro prodotti. La novità è il riscontro di una scarsa correlazione tra la
qualità degli studi e la loro pubblicazione sulle riviste più prestigiose (ad
elevato impact factor), così come la loro diffusione attraverso i reprint
tradotti in varie lingue per essere distribuiti ai medici.
Jefferson ricorda che la Cochrane ha eseguito diverse revisioni
sull'antinfluenzale che hanno sollevato da tempo dubbi sulle prove scientifiche
di efficacia di questa vaccinazione. E si chiede come mai mentre
nella comunità scientifica cresce la perplessità, governi, media e
opinion leaders "continuano tranquillamente a raccomandare l'uso di questi
vaccini senza neanche chiedersi come è possibile farlo in assenza di prove
scientifiche". Ce lo chiediamo anche noi.
Leggi l'intervista a Jefferson
Leggi l'articolo sul BMJ
POWERpico enhanced abstract slide presentation
(diapositive con abstract esteso)
Leggi la traduzione dell'abstract di Guido
Giustetto
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