Nel Regno Unito l’OFT, organismo che tutela i
consumatori dalle frodi commerciali, ha accusato la GlaxoSmithKline di aver
infranto le leggi della concorrenza abusando della sua posizione di dominio nel
mercato degli psicofarmaci. A seguito di
alcune inchieste condotte fra
il 2001 e il 2004, sarebbe risultato che GSK aveva pagato tre piccole
aziende farmaceutiche perché ritardassero la commercializzazione di una versione
generica della paroxetina (Seroxat per il mercato inglese). Questo modo di
agire, noto come “pay for delay”, configura un pagamento per ritardare l’uscita
di un generico. GSK ha prima accusato le tre aziende di violazione di brevetto
poi, per risolvere rapidamente la disputa, ha condotto delle transazioni
economiche a loro favore in cambio di un rallentamento del loro programma. Ann
Pope, direttore OFT, ha dichiarato al BMJ “l’introduzione dei generici ha
portato ad una forte concorrenza nei prezzi, con benefici per il Sistema
Sanitario e di rimando per gli utenti. Per questo l’indagine sul ritardo nella
commercializzazione dei generici è particolarmente importante.” Al momento
l’indagine è ancora in corso e GSK si è difesa dichiarando di aver solamente
difeso i suoi diritti di brevetto prima della scadenza. Anche la Commissione UE
si era occupata di questi casi ma senza ulteriori procedimenti. La paroxetina,
entrata nel mercato all’inizio degli anni ’90 è stata uno dei farmaci più
venduti nel mondo, ma la scadenza del brevetto nel 2004 ha sostanzialmente
ridotto i profitti di GSK. Pay for delay è uno stratagemma ben noto negli USA,
la Corte Suprema se ne è occupata di recente e sta preparando una
regolamentazione del caso per il prossimo giugno.
Prezzi astronomici
Il
Fatto Quotidiano riferisce di uno studio pubblicato sulla rivista Blood nel
quale 100 oncologi spiegano come, dei 12 farmaci anticancro approvati dalla FDA
nel 2012, 11 siano stati immessi sul mercato a un prezzo superiore a 100.000
dollari per paziente per anno. Inoltre, il prezzo dei farmaci di provata
efficacia pre-esistenti è stato aumentato fino a tre volte. Gli autori dello
studio citano il caso dell’imatinib, commercializzato dalla svizzera Novartis
come Glivec, il cui costo è passato da 18.000 sterline per paziente per anno a
circa 21.000 nel Regno Unito, mentre negli USA è passato da 30.000 a 92.000
dollari in una decina d’anni. E ciò nonostante tutti i costi di ricerca siano
stati coperti dal prezzo originale e il numero di pazienti trattati e la durata
del trattamento abbiano registrato significativi incrementi a causa del successo
del farmaco. Negli USA, anche i pazienti dotati di un’assicurazione sanitaria
devono corrispondere un contributo medio del 20% del prezzo del farmaco. E
proprio il costo di cure salate rappresenta la causa più frequente di
fallimenti. Tre nuovi farmaci sono stati approvati per la leucemia mieloide
cronica nell’ultimo anno da parte della FDA, ma i prezzi sono “astronomici”,
dicono gli autori dell’articolo, fino a 138.000 dollari l’anno per paziente. Nel
Regno Unito i pazienti sono protetti dalle “ansie economiche dirette di
malattia”. Ma i prezzi elevati dei farmaci salvavita rappresentano ancora una
causa di danno alla salute dei cittadini britannici, dato che spesso i
prescrittori usano farmaci meno efficaci, ma anche meno costosi per il National
Health System.
India vs Novartis: il caso Glivec
Dopo una battaglia legale durata sette anni, a
inizio Aprile 2013 la
Corte Suprema indiana ha respinto il ricorso della multinazionale svizzera
Novartis per il riconoscimento del brevetto della forma beta cristallina
dell'Imanitib mesilato, un farmaco anti-tumorale commercializzato come Glivec.
Al centro di quella che è stata una lunga battaglia politica ed economica vi è
ancora una volta il tema della proprietà intellettuale e dell'accesso ai farmaci
per milioni di pazienti. In realtà, come sottolineato da più voci, Novartis ha
perso la causa per motivazioni strettamente tecniche. La Corte indiana ha
affermato infatti che la versione beta cristallina dell'Imatinib mesilato non
rappresenta una vera innovazione, ma una versione modificata di un composto già
noto (pratica che in termini tecnici prende il nome di “evergreening”). La legge
sui brevetti, adottata dall’India nel 2005, definisce infatti criteri piuttosto
severi per brevettare nuove versioni di farmaci già esistenti, stabilendo che il
composto modificato deve dimostrare una maggiore efficacia terapeutica, una
clausola fondamentale per evitare il prolungamento fittizio dei monopoli
industriali. Si tratta di una sentenza storica che potrebbe stabilire un
importante precedente per prossime dispute sulla proprietà intellettuale, ma la
cui portata potrebbe essere limitata dalle negoziazioni attualmente in corso tra
Europa e India per siglare un Accordo di Libero Commercio (Free Trade Agreement)
che potrebbe contenere ulteriori restrizioni in termini di protezione
brevettuale.
Gli Stati Uniti perseguono la Novartis per
corruzione dei medici
La Novartis è
nuovamente perseguita dai tribunali degli Stati Uniti. La società con sede a
Basilea è accusata di aver corrotto i medici, con le stesse modalità con cui era
stata accusata di avere corrotto alcuni farmacisti solo tre giorni prima. Il
Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha presentato una seconda denuncia
contro Novartis, per tangenti pagate dalla società a sanitari. Il governo sta
chiedendo un risarcimento economico da parte della società per aver corrotto
"medici per incoraggiarli a prescrivere prodotti che sono stati oggetto di
rimborso dai programmi federali di assicurazione sanitaria”. Washington accusa
il gigante di Basilea per essere la causa di milioni di dollari di pagamenti
effettuati dai programmi Medicare e Medicaid per prescrizioni poco corrette di
farmaci. L’accusa principale è quella di aver pagato alcuni medici per tenere
conferenze su alcuni prodotti farmaceutici, tra cui Lotrel e Valturna
(ipertensione) o Starlix (diabete) in occasione di eventi che erano, secondo gli
inquirenti degli Stati Uniti, null’altro che viaggi di piacere. Una nota del
Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: "Pagamenti e cene sontuose offerti ai
medici sono stati il mezzo per incoraggiarli a prescrivere prodotti Novartis".
Un milione di dollari (australiani) alla
settimana
Questo è quanto spende l’industria dei farmaci in
Australia per “educare” i medici, secondo quanto scrive
un
articolo di The Global Mail (Giornalismo Indipendente per Menti
Indipendenti) segnalatoci dagli amici di
Healthy Skepticism. I
giornalisti di The Global Mail hanno messo assieme un database di tutti gli
eventi “educativi” di cui sono venuti a conoscenza e ne hanno stimato il costo.
Si va da un corso per 14 medici offerto dalla Boehringer Ingelheim in un resort
nei pressi di Sydney con spiaggia e molo privati dai quali, secondo la
pubblicità, “si può osservare una famiglia di fotogenici pellicani” ($110 per
persona al giorno) ai 38 milioni di dollari spesi dalla Pfizer in 5 anni per
“educare” 450.000 medici. L’articolo riporta molti altri esempi, nella
maggioranza dei casi per eventi destinati ad abbinare la promozione di un
farmaco, nuovo o rinnovato con i vari metodi dell’evergreening, con una vacanza
per i medici e spesso anche per le loro famiglie. Tutte cose che in Italia ormai
non accadono più! Ma come hanno fatto i giornalisti a raccogliere i dati?
Semplice. Dal 2007 in Australia l’industria farmaceutica deve riportare ogni 6
mesi agli organi competenti i dettagli di tutti gli eventi formativi che
organizza, finanzia o sponsorizza. Ai giornalisti è bastato fare due conti.
Peccato che manchino dei dettagli: la legge australiana, infatti, non obbliga
l’industria a svelare quanto paga a consulenti, ricercatori ed accademici per
tenere i corsi.
Dollars for Docs: come i dollari
dell’industria arrivano ai vostri medici
L'agenzia di stampa americana indipendente
ProPublica ha realizzato un motore di ricerca chiamato
Dollars for Docs che
permette al cittadino di sapere se il suo medico è stato pagato dall’industria,
quanto, quando e perché. Si tratta di un importante strumento di trasparenza (e
non di condanna), da non prendersi come una “blacklist”. Il sito ricorda che il
conflitto di interessi è una condizione e non uno stigma, e invita a fare un uso
attento ed equilibrato del motore di ricerca, evitando una “ricerca della pecora
nera”. La creazione di questo motore di ricerca è stata resa possibile dal fatto
che, dopo aver tenuto per anni segreti i pagamenti legati alla promozione dei
loro farmaci, 15 compagnie hanno cominciato a rendere pubblici questi dati,
alcune per timore di iniziative legali e delle relative multe, altre in
previsione dell’entrata in vigore del Sunshine Act che da quest’anno rende
obbligatorio rendere pubblici i dati. Il motore di ricerca usa un database che
al momento contiene 2 milioni di pagamenti dell’industria ai medici, a partire
dal 2009. Per ogni pagamento è possibile risalire al farmaco oggetto della
promozione e ai servizi resi dal medico.
Dulcis in fundo
Ricorderete sicuramente la nostra protesta nei
confronti della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) per la
storiaccia della pubblicità alle “acque della salute” (Uliveto e Rocchetta),
corredata da estrazione di crociere premio. Il presidente della FIMMG, Giacomo
Milillo, su sollecitazione del presidente della FNOMCEO, Amedeo Bianco, aveva
dovuto cancellare il premio per i medici abbinato alla pubblicità da esporre in
sala d’aspetto, ma non aveva voluto rinunciare alla pubblicità stessa,
nonostante le nostre argomentazioni e la nostra denuncia all’Antitrust. Un mezzo
passo indietro la società Cogedi, che possiede i marchi Uliveto e Rocchetta, lo
aveva dovuto fare già a marzo, su
denuncia di Altroconsumo all’Antitrust, eliminando dalla pubblicità le
affermazioni secondo cui le “acque della salute” contribuirebbero a prevenire
calcolosi e osteoporosi. Ora però è il giurì per la pubblicità ad intervenire e
a proibire di diffondere qualsiasi pubblicità che contenga la scritta “acque
della salute”. In seguito ad una segnalazione inviata da
Il Fatto Alimentare, infatti, il Comitato di controllo del Giurì
dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha ingiunto alla Cogedi di
interrompere le campagne in corso. La sentenza afferma che il messaggio è
ingannevole perché attribuisce in modo del tutto improprio alle suddette acque
“proprietà nella prevenzione e nella cura di malattie”. Secondo il giurì, anche
il riferimento alla FIMMG risulta arbitrario perché si tratta di un’associazione
di natura sindacale che “attribuisce alle promesse pubblicitarie il vaglio di un
riscontro scientifico inducendo il pubblico a fare affidamento su qualità
curative dei prodotti che essi non possiedono”. Povero Milillo. Se ci avesse
ascoltato si sarebbe risparmiato, e avrebbe risparmiato alla FIMMG, questa
brutta figura.
marzo 2013
Troppa medicina
Un editoriale del BMJ
lancia una campagna dal titolo
”Troppa medicina”, questa volta senza punti di domanda, presenti invece in
una serie di
articoli sul tema pubblicati nel 2002. Secondo gli autori, la principale
preoccupazione oggigiorno non è la mancata diagnosi, ma l’eccesso di diagnosi e,
di conseguenza, di trattamento, con le logiche conseguenze: danni alla salute e
sperpero di risorse. Un paio di esempi: l’eccesso di diagnosi e trattamento per
cancro della mammella, e il potenziale aumento di diagnosi e trattamento che
seguirà la
pubblicazione del DSM-V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental
Disorders) prevista tra un paio di mesi. Vi sono dati che mostrano l’eccesso di
diagnosi per carcinoma di prostate e tiroide, asma, malattie renali croniche e
ADHD, tanto da far pensare che si tratti della norma, più che di un’eccezione.
La campagna del BMJ ha già molti alleati. Negli USA c’è
Choosing Wisely, c’è stata la conferenza su Avoiding Avoidable Care (Evitare
le Cure Evitabili) della fondazione Lown Cardiovascular Research (http://avoidablecare.org/),
e la conferenza Selling Sickness (Vendere Malattie) con la partecipazione di
critici dell’industria, riformatori, consumatori e giornalisti (http://sellingsickness.com/).
Il BMJ organizzerà una conferenza a settembre 2013 ad Hanover, New Hampshire,
per lanciare la campagna, con la collaborazione del Dartmouth Institute for
Health Policy and Clinical Practice, della Bond University australiana e di
Consumer Reports (www.consumerreports.org/health/home.htm),
un’associazione non profit di New York impegnata nell’informare i consumatori.
Si possono mandare abstract fino al 15 marzo e sono già aperte le registrazioni
(www.preventingoverdiagnosis.net).
Vi sarà poi un numero tematico della rivista all’inizio del 2014, con i migliori
articoli della conferenza. La speranza è che questo ritorno ad un uso più
moderato di diagnosi e trattamento aiuti la società ad affrontare le sfide della
salute in un modo più sostenibile.
Salvagente, denosumab, Prescrire e
NoGraziePagoIo
Ricordate la polemica con Il Salvagente? L’8
dicembre 2011, il settimanale aveva pubblicato un articolo molto lusinghiero
sull’impiego del denosumab nella terapia dell’osteoporosi, presentandolo come un
farmaco innovativo e “intelligente”, con tanto di intervista alla professoressa
Brandi, endocrinologa dell’Università di Firenze, che dichiarava: “È una delle
più importanti scoperte degli ultimi anni nel campo dell’osteoporosi perché il
meccanismo d’azione assicura un’efficacia superiore rispetto ai trattamenti
tradizionali.” L’11 dicembre, un membro del nostro gruppo, a quell’epoca
abbonato al Salvagente, inviò una prima lettera al direttore della rivista,
nella quale, citando diverse autorevoli riviste scientifiche, tra cui Prescrire,
contestava i dati pubblicati e lamentava il fatto che non fossero segnalati i
possibili gravi effetti collaterali del farmaco che alla fine rendevano
sfavorevole il rapporto beneficio/rischio. La lettera non fu pubblicata, anzi il
26 gennaio 2012 sul n. 4/2012 de Il Salvagente apparve un secondo benevolo
articolo sul denosumab. Anche stavolta fu intervistata la Brandi, che ribadiva
che il farmaco presenta vantaggi rispetto alle altre molecole in uso, è
estremamente efficace nel prevenire le fratture da fragilità e non presenta
effetti collaterali importanti.
A quel punto, scrivemmo una lettera al Salvagente
a nome del gruppo NoGraziePagoIo, ribadendo che nella terapia dell’osteoporosi
il denosumab non si era dimostrato superiore ai bisfosfonati, aveva numerosi
effetti collaterali anche gravi, ed era anche molto più costoso. Speravamo che
la rivista intendesse fornire un’informazione corretta e imparziale ai suoi
lettori, vista la sua dichiarata missione a tutela dei consumatori. Invece il
direttore del Salvagente rifiutò di pubblicare la nostra lettera adducendo
motivazioni poco chiare o meglio poco credibili: “Capisco tutti i vostri dubbi,
tant’è che ho dato spazio all’approfondimento per cercare di chiarirli qualche
numero fa. Purtroppo temo di non averla accontentata ma le assicuro che abbiamo
provato in tutti i modi a trovare una voce altrettanto autorevole di quella
della dottoressa Brandi per un contraddittorio, ma senza alcun esito. Terrò
comunque in serbo la sua lettera (e i riferimenti che lei cita) nel caso
dovessimo riprendere l’argomento.” La nostra lettera trovò ospitalità su
Ricerca&Pratica, la rivista dell’Istituto Mario Negri.
A distanza di un anno, il Salvagente del
14/2/2013 ha ripreso un articolo apparso sul numero di febbraio 2013 della
rivista Prescrire, nel quale sono riportati oltre 80 farmaci da non prescrivere,
in quanto gravati da effetti collaterali pericolosi oppure perché superati da
altre molecole più efficaci e meno dannose. Tra i farmaci da non prescrivere, la
rivista francese include il denosumab. Che fa il Salvagente? Riporta solo una
selezione di 10 farmaci da non prescrivere e omette, guarda caso, il denosumab.
Viene citato, tra i farmaci per l’osteoporosi da evitare, solo il ranelato di
stronzio. Nessun cenno al denosumab. Due settimane dopo, il 28 febbraio 2013, il
Salvagente pubblica un secondo elenco di farmaci da evitare e anche stavolta non
include il denosumab, mentre cita ancora il ranelato di stronzio. Decidiamo di
scrivere un’altra lettera di protesta al Salvagente segnalando e chiedendo conto
di questa strana benevolenza nei confronti del denosumab. Stavolta il direttore
del settimanale capisce che non gli conviene continuare con la censura e, per
evitare ulteriori sospetti, il 7 marzo 2013 pubblica la nostra lettera,
titolando “Anche il denosumab bocciato da Prescrire”. Non ci sfugge tuttavia che
il suo commento finale è ancora reticente e fuorviante: “Ora prendiamo atto che
Prescrire è giunto alle stesse vostre conclusioni, in considerazione di effetti
collaterali molto gravi (dolori dorsali e muscolari e immunodepressione di
alcuni anticorpi monoclonali)”. I lettori ancora una volta non vengono
correttamente informati. Il denosumab riduce le difese immunitarie e ciò
potrebbe implicare non solo un aumento delle infezioni opportunistiche, ma anche
una minore sorveglianza immunologica sulle neoplasie. Tra i più comuni effetti
collaterali sono segnalati: infezioni delle vie urinarie e delle vie aeree
superiori, lombosciatalgie e cataratta. Più raramente possono verificarsi
pancreatiti, endocarditi, osteonecrosi della mascella, fratture atipiche,
ritardo di consolidazione delle fratture, ipocalcemia, eruzioni cutanee e
tumori.
La saga si è (per il momento) chiusa con il
numero del 21 marzo 2013 del Salvagente. Avevamo segnalato pochi giorni prima al
direttore l’uscita di una nota dell’AIFA che metteva in guardia contro
l’aumentato rischio di fratture femorali atipiche. Nel rispondere a un altro
lettore che contestava la raccomandazione di usare l’ibuprofen al posto del
nimesulide, alla fine il direttore aggiunge: “A tale proposito, il gruppo di
dottori che ci aveva scritto in relazione al denosumab ci ha aggiornato su una
nota importante dell’Aifa che ora avverte sul rischio di fratture femorali
atipiche. Una seconda bocciatura, insomma, dopo quella di "Prescrire".” Peccato
che tutte queste correzioni appaiano sempre dopo molto tempo rispetto all’errore
iniziale, e in generale senza essere messe in grande evidenza. Il danno nel
frattempo è stato fatto e non si sa come e quando sarà recuperato.
I
pacchetti generici di sigarette diminuiscono o aumentano i tempi di acquisto?
Dopo che in Australia è stata approvata, il 1
dicembre 2012, la legge che impone una confezione generica, senza marchi e
uguale per tutti i pacchetti di sigarette, è sorto un dibattito
sull’allungamento dei tempi di lavoro dei tabaccai, che,
non potendo visualizzare il marchio, ci metterebbero più tempo a servire il
cliente.
Studi finanziati dall’industria del tabacco mostrano, ovviamente, che ci
impiegherebbero 15-45 secondi in più a cliente, con un 5-25% di errore per la
marca e un aumento del costo del lavoro di circa
43 milioni di euro l’anno. Al contrario, una
ricerca indipendente che ha simulato 5200 acquisti di sigarette suggerisce
che la confezione generica potrebbe accelerare le operazioni con un guadagno di
circa 3 secondi a cliente e una riduzione degli errori di marca di circa l’1% e
relative riduzione dei costi. Gli autori di una
lettera al BMJ
riferiscono di aver misurato, tra ottobre 2012 e gennaio 2013, i tempi di 100
acquisti di 17 diverse marche di sigarette, randomizzandone l’ordine, in
supermercati, rivendite di giornali, stazioni di servizio e tabaccai di 16
quartieri di Perth, Australia. Usando cronometri nascosti, hanno appurato che
dopo il 1 dicembre 2012 vi sono state più diminuzioni che aumenti del tempo di
consegna (da 8.94 a 7.39 secondi in media; P<0.05) con una riduzione degli
errori dal 3% al 2% (P non significativa). Sicuramente non vi sono i danni
pronosticati dall’industria. Gli autori della lettera chiedono ai rivenditori di
tabacco di appoggiare una legge simile a quella australiana anche in Gran
Bretagna. E in Italia?
Ridurre per legge l’esposizione al fumo passivo potrebbe far diminuire le
nascite pretermine
Big Tobacco non farà i salti di gioia al leggere
i risultati di questa ricerca.
Probabilmente, anzi, sta già pensando alle contromisure. È successo in Belgio.
Il governo ha progressivamente adottato negli ultimi anni leggi sempre più
restrittive sul fumare in pubblico (tre fasi: restrizioni in luoghi pubblici e
ambienti di lavoro da gennaio 2006, nei ristoranti da gennaio 2007, e nei bar da
gennaio 2010), allo scopo evidente di ridurre il numero di persone e la quantità
di esposizione al fumo passivo, oltre al numero di fumatori. Gli autori della
ricerca hanno messo in relazione la messa in atto di queste leggi con
l’incidenza dei parti pretermine da gennaio 2002 a dicembre 2011, periodo nel
quale sono stati registrati oltre 600.000 parti, circa 450,000 dei quali
spontanei. Le nascite di neonati con meno di 37 settimane di gestazione sono
diminuite di circa il 3% dopo ogni nuova legge, mentre non è stata osservata
nessuna diminuzione negli anni precedenti. La diminuzione non si spiega con
altri fattori presi in considerazione nell’analisi statistica (sesso del
neonato, età materna, parità, condizioni socioeconomiche, paese d’origine,
livello di urbanizzazione, periodo dell’anno, giorno della settimana, giornate
festive, epidemie di influenza, temperatura e inquinamento atmosferico).
Un’ulteriore dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che quando Big Tobacco
cercava di negare o manipolare le ricerche sul fumo passivo, sapeva cosa faceva.
La
pubblicità degli alcolici forma la prossima generazione
Un editoriale del BMJ
denuncia con forza la mancanza di regole e la troppa libertà concessa
all’industria per quanto riguarda il marketing delle bevande alcoliche rivolto
ai bambini e ai giovani.
Un’analisi
condotta dalla Rand Corporation per la Commissione Europea mostra che in Gran
Bretagna le regole sono così lasse che i teenagers sono più esposti degli adulti
a questa pubblicità. Per esempio, i ragazzi tra 10 e 15 anni vedono il 10% in
più di pubblicità in TV rispetto ai loro genitori; e nel caso delle bibite
alcoliche, come Smirnoff Ice e Bacardi freezer, il 50% in più. Inoltre, con
l’avanzare del marketing via internet e social networks, le cose stanno
probabilmente peggiorando, anche se è molto difficile quantificare. Non c’è
dubbio che ciò causi dei danni:
13 revisioni sistematiche mostrano chiaramente che all’aumento della
pubblicità corrisponde un aumento dell’uso, con le ben note conseguenze sulla
salute. La risposta di Big Alcohol a questi studi consiste nel reiterare i suoi
codici volontari; esattamente come fanno anche Big Pharma, Big Food e Big Drink.
Per esempio, si impegnano a fare pubblicità solo sui media che hanno un minimo
del 70-75% di pubblico adulto. Come è ormai dimostrato, questi codici volontari
non funzionano. Si sa, inoltre, dalla pubblicazione di posta elettronica
riservata, che l’industria punta coscientemente al
mercato dei giovani.
Infine, dato che il marketing via internet e social networks è difficilmente
monitorabile, qualsiasi impegno volontario in questo settore non è verificabile.
Se si vogliono porre dei limiti al marketing, la strada deve essere diversa,
forse addirittura un divieto totale di pubblicità, come avviene in molti paesi
per le sigarette. Ma la lobby dell’industria è potente, e non si vedono misure
di questo tipo all’orizzonte.
Codice di comportamento dei dipendenti
pubblici
Su proposta del Ministro della pubblica
amministrazione e semplificazione, il Consiglio dei Ministri ha approvato, salvo
intese, un regolamento contenente il
Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. Il codice, emanato in
attuazione della legge anti-corruzione (legge n. 190 del 2012), in linea con le
raccomandazioni OCSE in materia di integrità ed etica pubblica, indica i doveri
di comportamento dei dipendenti delle PA e prevede che la loro violazione è
fonte di responsabilità disciplinare. Tra le disposizioni del codice in sintesi
ci sono:
- il divieto per il dipendente di chiedere
regali, compensi o altre utilità, nonché il divieto di accettare regali,
compensi o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore (non superiore a
150 euro) anche sotto forma di sconto. I regali e le altre utilità comunque
ricevuti sono immediatamente messi a disposizione dell’Amministrazione per
essere devoluti a fini istituzionali;
- la comunicazione del dipendente della propria
adesione o appartenenza ad associazioni e organizzazioni (esclusi partici
politici e sindacati) i cui ambiti di interesse possano interferire con lo
svolgimento delle attività dell’ufficio;
- la comunicazione, all’atto dell’assegnazione
all’ufficio, dei rapporti diretti o indiretti di collaborazione avuti con
soggetti privati nei 3 anni precedenti e in qualunque modo retribuiti, oltre
all’obbligo di precisare se questi rapporti sussistono ancora (o sussistano con
il coniuge, il convivente, i parenti e gli affini entro il secondo grado);
- l’obbligo per il dipendente di astenersi dal
prendere decisioni o svolgere attività inerenti le sue mansioni in situazioni di
conflitto di interessi anche non patrimoniali, derivanti dall’assecondare
pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici;
- la tracciabilità e la trasparenza dei processi
decisionali adottati (che dovrà essere garantita attraverso un adeguato supporto
documentale);
- il rispetto dei vincoli posti
dall’amministrazione nell’utilizzo del materiale o delle attrezzature assegnate
ai dipendenti per ragioni di ufficio, anche con riferimento all’utilizzo delle
linee telematiche e telefoniche dell’ufficio;
- gli obblighi di comportamento in servizio nei
rapporti e all’interno dell’organizzazione amministrativa;
- per i dirigenti, l’obbligo di comunicare
all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari
che possono porli in conflitto d’interesse con le funzioni che svolgono;
l’obbligo di fornire le informazioni sulla propria situazione patrimoniale
previste dalla legge; il dovere, nei limiti delle loro possibilità, di evitare
che si diffondano notizie non vere sull’organizzazione, sull’attività e sugli
altri dipendenti;
- è infine assicurato il meccanismo sanzionatorio
per la violazione dei doveri di comportamento.
Porte girevoli
Con questo termine (in inglese revolving doors)
si intende il passaggio di alti dirigenti, della sanità nel nostro caso, ma non
solo, dal settore pubblico a quello private e/o viceversa, comprese entrate e
uscite multiple. Si tratta di comportamenti disdicevoli perché ovviamente questi
dirigenti possono usare informazioni a loro disposizione in un settore (di
solito quello pubblico) per favorire l’altro settore (di solito quello privato),
e molto spesso per favorire se stessi in termini di carriera e relativi
emolumenti.
Sono note le porte girevoli di famosi politici, dal britannico Blair al
tedesco Schmidt, ma vi sono esempi noti anche nel settore sanitario. Il
quotidiano inglese The Guardian
dà ora notizia del passaggio di un importante consulente del governo di
Obama dalla Casa Bianca all’industria farmaceutica. Si tratta di Elizabeth
Fowler, l’esperta che aveva redatto la legge di riforma sanitaria USA conosciuta
come Obamacare. Prima di essere contrattata dal comitato del senato USA
incaricato di redigere la legge, la Fowler era vicepresidente per le politiche
pubbliche e le relazioni esterne (cioè per le attività di
lobby) della
WellPoint, la più grande società di assicurazioni sanitarie del paese. Uno dei
provvedimenti di Obamacare è l’obbligo per i cittadini di sottoscrivere una
polizza sanitaria privata, senza alternative pubblica. Si tratta di un enorme
regalo per l’industria delle assicurazioni. Qualcuno aveva già fatto notare che
quell provvedimento scritto dalla Fowler poteva essere considerato come scritto
dalla WellPoint, ma pochi ci avevano fatto caso. Nemmeno Obama, che quando si
tratto di mettere in atto la riforma, dopo la sua approvazione, non esitò ad
incaricare la Fowler di sovrintendere alle operazioni, nonostante le proteste di
alcuni gruppi attenti all’etica del governo. La Fowler arrivò a ricoprire il
ruolo di assistente speciale del presidente per l’assistenza sanitaria e le
politiche economiche. Fino a che, a dicembre del 2012, non decise di tornare a
lavorare per l’amato e lucrativo settore privato. Ha accettato infatti un ruolo
da alto dirigente dal gigante farmaceutico Johnson & Johnson, dove si occupa di
politiche globali (cioè di lobby anche al di fuori degli USA). Inutile dire che
anche l’industria farmaceutica beneficia di Obamacare, dato che aumenteranno gli
assicurati e quindi le prescrizioni di farmaci e di altri materiali sanitari. La
Fowler potrà dare in cambio al nuovo datore di lavoro informazioni importanti e
confidenziali apprese durante gli anni di lavoro con il governo e con la Casa
Bianca.
Condividere e rendere pubblici i dati dei trial clinici
Ricordate la campagna per la totale trasparenza
dei dati della ricerca lanciata dal BMJ e alla quale NoGraziePagoIo ha aderito?
Se non lo ricordate, andatevi a leggere le notizie dei mesi scorsi. Ora la
campagna ha varcato l’oceano, seppure non in forma di appello online, come
riferisce
un articolo del JAMA. Della maggioranza dei circa 30.000 trial clinici in
corso ad ogni dato momento, con una media di 75 articoli pubblicati al giorno,
sappiamo poco. Circa 15.000 non giungono mai a pubblicazione, e già questo è un
bias perché i lavori non pubblicati sono più spesso quelli con risultati
sfavorevoli, e i dati di quelli che vi giungono sono di proprietà privata e
accessibili a pochi. Tutto ciò rende le decisioni cliniche più incerte e aumenta
la probabilità di far danno ai pazienti. In altri settori la totale trasparenza
è un dato acquisito: genetica, fisica, biologia molecolare e scienze sociali,
per fare degli esempi.
La condivisione
dei dati ha molti vantaggi: promuove studi secondari sui dati esistenti,
riduce la duplicazione di ricerche e il relativo costo, diminuisce il numero di
soggetti da sottoporre a ricerca, facilita la verifica tra pari e dà valore
aggiunto ai risultati. Alcuni ricercatori, e ovviamente l’industria, sollevano
qualche preoccupazione: perché pagare se poi non si possono trarre benefici
(traduzione: profitti) dai risultati? E se qualcuno facesse un uso inappropriato
dei miei dati? L’industria usa anche gli
argomenti della privacy e del freno all’innovazione.
Il controargomento è: queste preoccupazioni possono essere usate per contrastare
un interesse della società? Mentre si discute, il cammino verso la totale
trasparenza prosegue. Oltre all’appello del BMJ citato sopra, si deve registrare
la decisione da parte dei National Institutes of Health (NIH) e della Fondazione
Gates Foundation, e si tratta di due tra i maggiori finanziatori di ricerche
non-profit, di favorire politiche per la condivisione dei dati. Inoltre,
Medtronic e GlaxoSmithKline, probabilmente spaventate da un paio di colossali
multe che hanno dovuto pagare per aver ingannato operatori e pazienti (vedi
precedenti edizioni di queste news), hanno iniziato l’anno scorso a rendere
disponibili i dati delle loro ricerche. Anche se per Medtronic questo riguarda
finora solo uno dei suoi prodotti. In Europa, l’European Medicines Agency (EMA)
ha reso disponibili i rapporti che le arrivano sui trial clinici dal 2010 e dal
2014 permetterà l’accesso a tutti i dati in suo possesso. Infine, negli USA
l’Institute of Medicine (IOM) sta già studiando il modo migliore di rendere
pubblici i dati a beneficio degli utenti. È quindi prevedibile che nel giro di
pochi anni la totale trasparenza diventi politica globale. L’industria, e i
ricercatori che per essa lavorano, farebbero bene a rassegnarsi e ad adattarsi
il più rapidamente possibile.
Accordi commerciali e minacce per la salute pubblica
La decisione della Corte Suprema Australiana di
confermare la costituzionalità del provvedimento che obbliga Big Tobacco a usare
pacchetti generici, senza marchio, per le loro sigarette è considerate una
vittoria per la salute pubblica. Ma
un articolo del Lancet ci mostra come l’industria, e i governi che
l’appoggiano, stia già prendendo delle contromisure. La strada seguita passa
attraverso i trattati regionali per il libero commercio che, di norma,
privilegiano gli interessi delle multinazionali rispetto a quelli dei ministeri
della salute. Nel febbraio del 2011, dopo che il governo australiano aveva
annunciato la sua intenzione di procedere verso una legge sui pacchetti generici
di sigarette, Philip Morris Asia, che ha sede ad Hong Kong, aveva
prudenzialmente acquisito il controllo della consorella australiana. Ora Philip
Morris Asia ha impugnato la sentenza della Suprema Corte non in base alla legge
australiana, ma in base a un trattato, chiamato Investor State Dispute
Settlement (ISDS), firmato da anni tra l’Australia e Hong Kong. Ovviamente non
si sa come andrà a finire (la Philip Morris Asia potrebbe perdere proprio per
avere acquistato la consorella australiana a giochi fatti), ma si teme che
questa sia la strada che le multinazionali seguiranno in futuro per parare i
colpi. Vi sono del resto dei precedenti; Big Tabacco ha già impugnato, in questo
caso basandosi sui trattati di libero commercio della World Trade Organisation
(WTO), le misure restrittive sul commercio del tabacco introdotte recentemente
da Uruguay e Norvegia. Spaventati dalla possibilità di impelagarsi in dispute
annose e costosissime come quella che coinvolgerà Philip Morris Asia e Australia
via ISDS, molti paesi, ed in particolar modo quelli più poveri, potrebbero
esitare, o rinunciare, a introdurre leggi per limitare il commercio del tabacco
e, in futuro, di altre merci potenzialmente pericolose (vedi in altre news e
newsletter gli articoli su Big Alcohol, Big Food e Big Drink). Uno dei trattati
potenzialmente usabili a questo scopo è il Trans Pacific Partnership Agreement
(TPP), che coinvolge 11 paesi (Australia, Brunei, Canada, Cile, Malesia,
Messico, Nuova Zelanda, Peru, Singapore, USA, Vietnam), con il 10% della
popolazione mondiale, il 30% del PIL mondiale e il 40% del commercio mondiale
(in attesa di aumentare queste percentuali con l’ingresso di Giappone, Tailandia
e Filippine). Il TPP è considerata una manovra da parte degli USA per
contrastare il predominio della Cina, ma anche per aggirare le regole della WTO
considerate troppo rigide, trasparenti e complesse dalle multinazionali che
finanziano le campagne elettorali negli USA. Il TPP, assieme agli accordi di
commercio bilaterali imposti dagli USA a molti paesi (per esempio nelle Americhe
Centrali e del Sud), è il prototipo per nuove regole che potrebbero causare
ulteriore iniquità, compresa iniquità in salute. I probabili meccanismi sono
due: a) limiti all’accesso ai farmaci, per esempio allungando la durata dei
brevetti, ostacolando l’uso di farmaci generici e proteggendo politiche che
tendono a mantenere alti i prezzi, e b) limiti alla capacità dei governi di
legiferare in base alle priorità di salute pubblica, come nel caso, appunto,
della legge sui pacchetti generici di sigarette e di possibili future leggi sul
marketing, le etichette, i prezzi e le tasse di alcol, cibi e bevande
considerati malsani. I governi possono ovviamente decidere di non aderire a
questi trattati o, dopo aver aderito, possono opporsi a clausole che impediscano
di legiferare sulla base della salute pubblica. Ma per far questo devono essere
sostenuti da cittadini, e operatori sanitari, informati e coscienti. Mantenere i
cittadini all’oscuro di questi problemi è uno dei metodi usati da molti governi
per far passare politiche più favorevoli agli interessi dell’industria e del
profitto rispetto a quelli della salute.
La
settimana del colesterolo basso e della mortalità alta
Dal 4 al 9 marzo
2013 in oltre 500 farmacie in tutto il territorio nazionale sarà possibile
effettuare un controllo gratuito del colesterolo. Questa è infatti la settimana
della prevenzione cardio- vascolare promossa dalla Siprec, la Società Italiana
per la Prevenzione Cardiovascolare ed é supportata dall’azienda farmaceutica
Rottapharm. Lo stabilire la giornata o, come in questo caso la settimana, di una
malattia o di una iniziativa di prevenzione é un tipico strumento promozionale
cui ricorrono le aziende farmaceutiche, per il tramite delle società
scientifiche, per propagandare indirettamente i loro prodotti alla popolazione.
Tutto il calendario é occupato dalle giornate o dalle settimane della stipsi,
dell'osteoporosi, della prostata, del colon irritabile, del respiro, del
melanoma...Sono così numerose le patologie cui è dedicata una giornata che in
alcuni giorni dell'anno il cittadino può addirittura scegliere a che santo
votarsi, o meglio, a quale patologia dedicarsi. Nel caso particolare di questa
iniziativa, oltre all'obiettivo istituzionale di promuovere in generale
l'abbassamento della colesterolemia, sembra ce ne sia un altro ben più pratico.
Rottapharm infatti produce una linea di “integratori alimentari per il controllo
del colesterolo e dei trigliceridi plasmatici”, acquistabili in farmacia dai
cittadini senza obbligo di ricetta. Quale migliore promozione di una campagna
“di informazione scientifica” svolta a livello nazionale per 1 settimana ? Le
perplessità sull'efficacia di queste sostanze sono molte, a partire dal fatto
che, anche quando abbassano il colesterolo, non hanno finora dimostrato di
ridurre eventi e mortalità cardiovascolare. Ma é poi sempre vero che abbassare
il colesterolo fa diminuire la mortalità ?
Una strana
coincidenza ha fatto sì che contemporaneamente alla notizia della settimana
cardiovascolare in Italia, ne arrivasse un'altra dalla Corea. Per studiare la
correlazione tra mortalità cardiovascolare e colesterolemia totale, un gruppo di
ricercatori coreani ha utilizzato i dati raccolti in uno
studio prospettico di coorte, progettato per definire il rischio oncologico
di residenti vicino a siti nucleari coreani. 12.470 adulti di età compresa tra
40 e 60 anni sono stati seguiti dal 1993 al 2008. Con sorpresa è stato
evidenziato che il gruppo con il colesterolo totale più basso (< 160 mg/dl) e il
gruppo con il colesterolo più alto (> 240 mg/dl) mostravano i tassi di mortalità
più alti. La distribuzione dei tassi di mortalità mostrava infatti l'andamento
di una curva a U. Gli autori, basandosi sui risultati dello studio, concludono
che si dovrebbero prescrivere con cautela ipocolesterolemizzanti nella
popolazione coreana a basso rischio di eventi cardiovascolari.
D'altra parte, su
di un vecchio Lancet dell'agosto del 2001, era stato pubblicato uno
studio prospettico basato sui dati del Honolulu Hearth Program che iniziava
con queste parole: “generalmente si crede che sia necessario abbassare il
colesterolo per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia gli
studi sulla relazione tra colesterolo e mortalità per tutte le cause hanno dato
risultati contrastanti.” E concludeva con queste altre: “i nostri dati sono in
accordo con precedenti rilievi di un aumento della mortalità tra gli anziani con
colesterolemia bassa e che la persistenza di bassi valori di colesterolo aumenta
realmente il rischio di morte. Non solo, più precocemente i pazienti iniziano ad
avere un colesterolo basso, maggiore è il rischio di morte. Non siamo in grado
di spiegare questi risultati, ma questi dati mettono in dubbio le
giustificazioni scientifiche per abbassare il colesterolo a livelli molto bassi
(< 72 mg/dl) nelle persone anziane”.
febbraio 2013
Promozione off label e libertà di parola negli USA
Nel 2005, Alfred
Caronia lavorava come rappresentante per l’azienda farmaceutica Orphan Medical e
promuoveva l’uso off label dell’ossibato di sodio (Xyrem). Pizzicato dalla
magistratura, ha subito il primo processo nel 2008 ed è stato condannato a un
anno di servizi sociali e a 25$ di multa (nello stesso processo la Orphan
Medical si è dichiarata colpevole). In appello, però, Caronia si è difeso
appellandosi alla libertà di parola (il famoso primo emendamento della
costituzione USA). La sentenza, pronunciata il 3 dicembre 2012, gli ha dato
ragione. Premesso che le cose potrebbero cambiare con il terzo e ultimo grado di
giudizio, gli autori di un
articolo
del JAMA e di un commento
del BMJ mettono in guardia contro i possibili effetti di questa sentenza.
Permettere la promozione off label sulla base del diritto alla libertà di
parola, infatti, annullerebbe l’effetto dei regolamenti della FDA che la
proibiscono. A parte i possibili effetti negativi sulla salute e sull’economia,
le aziende farmaceutiche sarebbero anche sollevate dal dovere di effettuare
studi rigorosi per estendere le indicazioni dei loro prodotti; sarebbe
sufficiente raffazzonare qualche dato e lasciare poi agli esperti di marketing
sbizzarrirsi con la pubblicità. Potremmo vederne delle belle e vale la pena
seguire l’evoluzione di questo processo.
La
Corte d’Appello indiana pone un limite ai brevetti: il caso Pegasys
I brevetti
farmaceutici si possono applicare a ogni nuovo farmaco indipendentemente da come
è stato sviluppato e dal fatto che rappresenti realmente un’innovazione? A
questa domanda ha risposto recentemente la Corte d’Appello indiana sulla
Proprietà Intellettuale (IPAB) con la
coraggiosa decisione di revocare il brevetto detenuto dalla Roche per il suo
farmaco contro l’epatite C, Pegasys. La decisione è stata presa sulla base
del fatto che il processo utilizzato per sviluppare il farmaco non è stato
ritenuto sufficientemente innovativo. Dal momento che il costo per un singolo
trattamento con Pegasys si aggira intorno ai 10.000-15.000 dollari, questa
sentenza rappresenta un primo passo importante verso la futura produzione di
farmaci generici contro l’epatite C. Tale decisione è stata possibile grazie
alla rigorosa legge indiana sui brevetti che comprende importanti garanzie per
rispondere ai bisogni di salute pubblica. Tali garanzie, associate alla
produzione locale di farmaci generici di qualità, sono valse all’India il
soprannome di “farmacia dei Paesi a risorse limitate”. Il caso Pegasys
rappresenta sicuramente un importante vittoria, ma molto ancora resta da fare
per garantire l’accesso a farmaci salvavita, sopratutto in un periodo in cui
Stati Uniti ed Europa stanno premendo per ulteriori restrizioni in termini di
protezione dei diritti di proprietà intellettuale ratificate nell’ambito dei
cosiddetti Free Trade Agreements, o Accordi di Libero Commercio.
GlaxoSmithKline non vuole compensare i pazienti inglesi danneggiati dal
rosiglitazone
La multinazionale,
che ha sede in Gran Bretagna,
sta lottando per non pagare i compensi dovuti ai pazienti che hanno subito
danni per aver usato l’antidiabetico rosiglitazone (Avandia), nonostante abbia
già compensato pazienti che hanno subito gli stessi danni negli USA.(1) Il
rosiglitazone, da solo o combinato con metformin, è stato ritirato dal mercato
in Europa nel 2010 dopo che alcuni studi avevano mostrato un rischio aumentato
di infarto. All’epoca si stimò che circa 90.000 pazienti lo prendessero nella
sola Gran Bretagna. Fino a febbraio 2012, la GSK aveva compensato oltre 25.000
pazienti negli USA, ma ora non vuole farlo in Gran Bretagna. Gli avvocati della
ditta sostengono che i danni non erano gravi e che non è possibile stabilire se
siano stati causati dal farmaco o dalla negligenza dei pazienti nell’usarlo.
Sarà dura per i pazienti ottenere i compensi richiesti; la legge britannica è
meno favorevole a chi chiede compensi rispetto a quella USA. La GSK
probabilmente sta cercando di raggiungere un compromesso che le permetta di
pagare meno.
PS La cosa strana è
che la GSK da un lato mostra la sua faccia cattiva con questi pazienti, mentre
dall’altro
pone la sua firma sull’appello del BMJ per la trasparenza totale dei dati
della ricerca (vedi anche le nostre news e newsletter di gennaio 2013).
Esiste una cura per i crimini commessi dall’industria del farmaco?
Questo il titolo di
un editoriale del BMJ
firmato da due professori di sociologia. I comportamenti criminali e immorali e
la corruzione dell’industria farmaceutica erano stati denunciati già 30 anni fa;
il libro può essere
scaricato gratuitamente da internet. Non sembra, purtroppo, che le cose
siano cambiate. La maggioranza dei nuovi farmaci non offre vantaggi reali su
quelli vecchi e la diffusione dell’uso è proporzionale solo alla promozione
commerciale. Data la competitività del mercato, è abbastanza logico che
l’industria ricorra a false affermazioni. Non stupisce allora che 9 delle 10
maggiori industrie siano sotto processo civile e penale negli USA. Le denunce e
le soffiate mostrano come le campagne di marketing siano sistematicamente
pianificate per aumentare le vendite, anche se ciò comporta attività illegali e
fraudolente come la promozione off label o l’uso inappropriato, con i
conseguenti danni per i pazienti. Il problema è che i governi non sembrano in
grado di proteggere i cittadini. Il regolamento 658/2007 dell’Unione Europea
permetterebbe di imporre pesanti ammende all’industria, ma queste arrivano
sempre troppo tardi e sono troppo piccole per spaventare l’industria stessa. E
anche le multe multimilionarie comminate negli USA sembrano non avere effetto.
Aumentare le multe? Sì, ma vi potrebbero essere riflessi sulla sopravvivenza
dell’industria. Ritirare i brevetti? Mettere in galera i dirigenti? Impedire
alle ditte giudicate colpevoli di svolgere nuove ricerche? Dare più potere, e
maggiori indipendenza, alle agenzie regolatorie? Nessuno sa bene cosa fare, e
nessuno ha le risorse adeguate, di fronte alla potenza delle multinazionali. Il
cui comportamento criminale, intanto, continua pressoché indisturbato.
Da
marzo 2014, le industrie del farmaco dovranno rivelare tutti i pagamenti ai
medici
Non si preoccupino
i medici italiani, non si tratta del bel paese! Succederà solo negli USA, il cui
governo ha emesso le
istruzioni operative per l’implementazione del Sunshine Act, di cui abbiamo
già scritto in varie news e newsletter. Dovevano essere pubblicate entro il 1
Ottobre 2011, ma sono state ritardate dalle lobbies. I pagamenti da riportare
sono tutti quelli fatti a medici e ospedali universitari, con nome e cognome,
che si tratti di consulenze, parcelle per conferenze, fondi per ricerca, regali
vari, pranzi e cene, divertimenti, proventi di azioni e brevetti, investimenti o
qualsiasi altra cosa di qualsiasi valore oltre i 10 dollari (a meno che numerose
elargizioni sotto i 10 dollari non superino la cifra di 100 dollari in un anno).
I fautori della trasparenza totale sono preoccupati per alcune modificazioni
rispetto al testo iniziale, soprattutto per l’esclusione dei pagamenti relativi
all’ECM; una ditta la può finanziare senza rivelarne l’ammontare se gli
organizzatori sono accreditati e la ditta non interferisce con la libertà degli
stessi di organizzare l’ECM come vogliono (senza suggerire chi invitare come
docente o discente). Si teme che gli organizzatori di eventi ECM tenteranno di
compiacere tacitamente i finanziatori, per timore di non essere ulteriormente
finanziati.
Si
comincia a parlarne anche in Gran Bretagna
Ma attenzione: si
comincia a parlarne in Gran Bretagna, e prima o poi si comincerà a parlarne in
Italia, e non solo nel ristretto gruppo di NoGraziePagoIo, speriamo. In Gran
Bretagna è iniziata una consultazione su
come rivelare i pagamenti,
diretti e indiretti, dell’industria ai medici e alle loro associazioni.
L’industria ha già annunciato che rivelerà il totale degli emolumenti erogati,
ma la proposta attualmente discussa va oltre. Lo strumento potrebbe essere un
database pubblico di qualsiasi pagamento, con i nomi dei pagatori e dei
riceventi. Se approvato, entrerebbe in funzione nel 2016 per i pagamenti del
2015. La consultazione è stata lanciata dall’Ethical Standards in Health and
Life Sciences Group, i cui membri includono rappresentanti dell’industria e
delle varie associazioni di medici. La consultazione chiede se debbano essere
inclusi anche i pagamenti in natura e se debba interessare tutta l’industria
della salute e non solo quella dei farmaci. La maggioranza dei pagamenti, dicono
i rappresentanti dei medici, sono legittimi. Probabilmente è vero, ma se così
fosse, perché c’è resistenza a renderli pubblici?
La
lobby dell’industria farmaceutica contro la versione generica dei farmaci
biologici
I farmaci biologici
rappresentano una nuova frontiera per la medicina, ma anche per la finanza. I
prezzi sono elevati e così pure i profitti. Non c’è da meravigliarsi se le
industrie che li producono cercano di proteggerli, farmaci e profitti, il più a
lungo possibile. È attualmente in corso da parte di questa industria
un’offensiva mirante a
fermare, o per lo meno a rallentare, negli USA l’introduzione nel mercato dei
corrispondenti farmaci generici che, come per i farmaci tradizionali, farebbero
diminuire prezzi e profitti. Otto stati USA stanno già passando leggi in
proposito. I primi ad essere coinvolti sono i biologici più vecchi, il cui
brevetto è in scadenza secondo la legislazione in vigore: rituximab, trastuzumab
e bevacizumab, tra gli anticancro più venduti al mondo e un mercato da 320
miliardi di dollari negli USA, dove i generici sono ancora proibiti, mentre
circolano già in Europa. Dato che anche la versione generica deve essere
prodotta con processi biologici, più complicati di quelli chimici tradizionali e
con risultati che non garantiscono al 100% l’equivalenza, le nuove leggi puntano
al momento sull’introduzione dell’obbligo per il medico e/o il farmacista di
informare il paziente che il generico potrebbe essere diverso, nella speranza
che l’acquirente opti per il farmaco di marca. Un’altra strategia punta sulle
differenze per la conservazione e la gestione dei farmaci. Alcune ditte
affermano anche che vi potrebbero essere reazioni immunitarie indesiderate,
ovviamente da evitare usando il farmaco di marca. Le associazioni dei pazienti
dicono chiaramente il contrario di tutto ciò e accusano le ditte di pensare solo
ai propri interessi con giustificazioni non provate. I medici per il momento non
stanno né dalla parte delle ditte né da quella dei pazienti, probabilmente per
vedere come va a finire e schierarsi solo a giochi conclusi.
Ripristinare la fiducia nell’industria farmaceutica
La mancanza di
fiducia nell’industria farmaceutica minaccia il futuro della ricerca biomedica;
bisogna ripristinarla. Ma come? Di questo si occupa
un
editoriale del JAMA, una rivista che vive di articoli su ricerche finanziate
dall’industria, di febbraio 2013. I due autori, editors della rivista, sono
consci dei problemi, di cui NoGraziePagoIo si occupa da anni e che sono
presentati anche in questo numero delle news, e ne hanno discusso con i leaders
degli industriali e dei ricercatori. Nonostante ci siano stati molti tentativi
di cambiare le cose negli ultimi 20 anni, tuttavia, i problemi persistono. Le
innovazioni ristagnano e i brevetti scadono. Per mantenere alti i tassi di
profitto, le industrie puntano soprattutto sul marketing, che però non è privo
di problemi, come ben sappiamo. In particolare, l’esagerata enfasi sul marketing
e i conseguenti scandali hanno eroso la credibilità dell’industria. Quali i
possibili rimedi? Primo, fare in modo che almeno la parte più importante di un
trial clinico, l’analisi e l’interpretazione dei risultati, sia indipendente da
interessi commerciali. Secondo, la preparazione degli articoli dovrebbe essere
primaria responsabilità dei ricercatori, senza interferenze da parte
dell’industria. Terzo, tutti i dati dei trial clinici dovrebbero essere resi
pubblici, in modo che chiunque possa controllare la veridicità dei risultati;
come si legge in una notizia precedente, la GSK ha già dato l’assenso su questo
punto (ma vedremo se terrà fede alla promessa). Quarto, l’industria dovrebbe
decidere di rinunciare alla pubblicità diretta al pubblico (attualmente permessa
negli USA e in altri paesi, ma non in Europa), almeno per un certo numero di
anni dopo l’immissione di un nuovo farmaco sul mercato, in attesa che si
rivelino eventuali danni collaterali non identificati nei trial
pre-registrazione del farmaco. Saranno accettate, queste proposte?
Funzioneranno?
CocaCola lancia pubblicità contro l’obesità
Non bevo CocaCola e
guardo poca TV; non ho quindi visto la pubblicità di cui parla questa
notizia del BMJ.
Anche perché si tratta di pubblicità USA che forse non è ancora arrivata in
Italia. Sembra che gli spot siano incentrati su ciò che la pregiata ditta ha
fatto per combattere l’obesità. L’obiettivo? “Aiutare la società a battere una
delle questioni più serie e complicate di questa generazione, l’obesità”.
Grazie. Lo spot comincia col dire che “il buon senso ci dice che tutte le
calorie contano, non importa da dove derivino … se mangi o bevi più calorie di
quante ne bruci, aumenti di peso”. Elementare. Nei due minuti seguenti lo spot
dice che la ditta sta facendo sforzi per offrire ai consumatori una vasta scelta
di bevande a basso contenuto calorico, informandoli e incoraggiandoli a fare
esercizio. Conclude affermando che il contenuto calorico medio dei suoi prodotti
è diminuito del 22% e che è diminuita anche la porzione media. Dice anche che il
consumo di bevande ad alto contenuto calorico è diminuito del 90% tra gli
studenti. Si tratta di dati di difficile interpretazione e controllo. Lo spot
ovviamente non dice nulla sull’andamento dei volumi di vendita e dei consumi
nello stesso periodo ed ha chiaramente lo scopo di contrastare le
crescenti politiche pubbliche miranti a diminuire il consumo di bevande
zuccherate.(2) Sponsorizzare eventi, come le olimpiadi, fa parte della stessa
politica di marketing. Purtroppo ci cascano in molti, compresi i medici, come
dimostra l’accettazione di questo
scomodo sponsor da parte dell’Accademia Americana dei Medici di Famiglia.(3)
Anche i nostri medici di medicina generale, o meglio quelli associati alla
Federazione (FIMMG), cedono alla tentazione di farsi sponsorizzare, ma per lo
meno
scelgono le “acque della salute” .
Nuove
linee guida svizzere per ridurre l’influenza di Big Pharma
L’Accademia
Svizzera di Scienze Mediche (ASSM) ha aggiornato le sue
linee guida sull’interazione tra medici e industria del farmaco, che
sappiamo essere molto potente in quel paese.(1) L’obiettivo è ridurre i
comportamenti immorali. Le nuove linee guida sono entrate in vigore il 1
febbraio 2013. Tutto è iniziato nel 2012 quando il segretario generale
dell’ASSM, Hermann Amstad, ha criticato l’abitudine da parte dell’industria di
organizzare conferenze non aperte al pubblico per le quali alcuni medici
ricevevano 500 franchi per far parte di gruppi di consulenza, ma in realtà si
limitavano a star seduti ad ascoltare le presentazioni di nuovi farmaci da parte
di dipendenti delle industrie stesse. Le nuove linee guida proibiscono questa
pratica. Proibiscono anche il ghostwriting e chiedono che i gruppi di ricerca
abbiano un accesso completo e trasparente ai dati. Quest’ultima richiesta deriva
dallo scandalo dei dati sull’efficacia del tamiflu che Hoffmann-La Roche rifiuta
di rendere pubblici. Secondo l’ASSM, l’aggiornamento è stato concordato con
rappresentanti dei medici e dell’industria, allinea la Svizzera a quanto si sta
facendo nel campo in altri paesi, e dovrebbe entrare a far parte della
legislazione nazionale. Altri sono meno ottimisti e ricordano episodi di
corruzione di alti dirigenti dell’ASSM: come possono dei dirigenti corrotti
mettere in atto delle linee guida anticorruzione? Ricordano anche l’omertà tra
medici che permette a molti scandali di non essere mai svelati, nonostante i
tentativi di molti giornalisti e investigatori. Forse tutto il mondo è paese, ma
anche il nostro paese avrebbe bisogno di darsi una mossa.
gennaio 2013
Una nuova iniziativa del BMJ sugli studi
non pubblicati.
Il
BMJ del 12
gennaio 2013 rende nota un'iniziativa unitaria con Sense About Science,
James Lind Alliance, Bad Pharma di Ben Goldacre, Cochrane Collaboration e altri.
L'iniziativa è a favore dei pazienti che si sottopongono volontariamente ai
rischi di una sperimentazione. Essi devono avere la certezza che lo studio
giungerà a pubblicazione, prima di dare il loro assenso, qualunque siano i
risultati ottenuti. I pazienti potranno, se lo desiderano, essere messi a
conoscenza dei risultati dello studio cui hanno partecipato. L'iniziativa è
abbinata ad una petizione che ha lo
scopo di aumentare la pressione sui ricercatori, i finanziatori e le istituzioni
perché si muovano in tal senso.
NoGraziePagoIo ha firmato la petizione come gruppo e fa quindi parte dei
promotori dell’iniziativa. Molti iscritti hanno firmato anche come singoli;
invitiamo tutti gli iscritti e i simpatizzanti a farlo per dare maggior peso
alla petizione.
La FDA ha approvato oseltamvir per
bambini minori di 1 anno
Dopo uno studio su soli 136 casi,
la FDA ha approvato l’uso dell’oseltamvir (Tamiflu®) nei bambini con meno di un
anno di età . L’approvazione come "sintomatico" (riduce la durata
dell’influenza di un giorno o poco più) per gli adulti risale al 1999.
Successivamente la Roche, che produce il farmaco, ha finanziato una meta-analisi
(Kaiser at al. 2003) su 10 RCT, nella quale si afferma che l’oseltamvir riduce
le complicanze batteriche dell’influenza (essenzialmente la polmonite) del 65% e
può salvare vite umane. Già nel 2000 la FDA aveva inviato una
lettera
di ammonizione alla Roche per produzione di materiale pubblicitario
fuorviante ed inesatto sulla reale efficacia del farmaco. Nonostante ciò, il
CDC, l’EMA e le agenzie del farmaco giapponese e britannica hanno dato credito a
Roche facendo scorte industriali del farmaco in occasione di epidemie
influenzali come l’influenza suina. Si parla di 3 miliardi di $ di spesa (più
del bilancio della FDA). Inoltre, nel marzo 2010, l’OMS ha inserito l’oseltamvir
fra i farmaci essenziali. Tom Jefferson, della Cochrane Collaboration, ha voluto
vederci chiaro e da alcuni anni chiede alla Roche i dati completi degli RCT
inclusi nella meta-analisi di Kaiser (nemmeno l’autore li ha potuti visionare
per intero). In una
recente intervista al New York Times, Jefferson si chiede cos’abbia mai
Roche da nascondere per insistere caparbiamente nel negare i dati completi. Dal
2009 anche il BMJ si è associato a questa che oramai è una vera e propria guerra
combattuta a colpi di e-mail e precisazioni a mezzo stampa. In un editoriale del
29 ottobre 2012, Fiona Godlee
ha scritto che si batterà per il sacrosanto diritto di avere tutti i dati,
dal momento che oltre il 60% sono ancora indisponibili. Alcuni degli RCT sono
stati scritti da ghostwriters che hanno confessato a Jefferson di non aver avuto
in visione tutti i dati completi. Lo scorso anno la New York Review of Books,
dopo aver riassunto la vicenda, ha scritto ironicamente:
“Attenti all’influenza, ma anche alle case farmaceutiche!”
10 modi per guadagni extra per medici;
sorprendenti opportunità con la farmaceutica.
Medscape ha pubblicato un vademecum in
10 punti per suggerire ai
medici modi per aumentare i loro guadagni. Al numero 6 vi è una lista di
opportunità di lavoro con l’industria farmaceutica. “La lista dei lavori
part-time per medici nell’industria farmaceutica è infinita”, dice il Dr.
McLaughlin, consulente per le carriere mediche. “Si può parlare per l’industria,
o fare da consulente. Se non si desidera parlare, si può scrivere un rapporto a
casa propria. Si può aiutare l’industria a presentare dei dati alla FDA. O si
può partecipare alla conduzione di trial clinici.” Per molte di queste funzioni,
aggiunge, bisogna avere abilità di scrittura o comunicazione. Bisogna anche
essere formati dall’industria sul prodotto, sull’etichetta approvata dalla FDA,
e su altre regole. Il pagamento per una presentazione di 30 minuti può variare
tra 500 e 2500 dollari. La Pfizer ha pagato 4500 medici nella sola seconda metà
del 2009 perché fungessero da “leaders”. Questo settore continua a fornire
ricche opportunità di lavoro part-time ai medici, anche se alcune associazioni
di consumatori dicono che il denaro dell’industria influenza i medici e fanno
pressione sulle ditte perché rivelino i nomi di chi riceve il loro denaro. La
nuova legge voluta dal presidente Obama, l’Affordable Care Act, richiede che le
case farmaceutiche forniscano informazioni sui pagamenti ai singoli medici. Il
Dr. McLaughlin non crede che queste informazioni danneggeranno la reputazione
dei medici che lavorano per l’industria. “I pazienti non ci faranno caso”, dice.
L’industria sembra aver iniziato a pagare un po’ meno: tra 20,000 e 100,000
dollari nel 2011, mentre nel 2008 arrivava fino a 200,000 dollari a medico. Il
Dr. McLaughlin dubita che i compensi possano diminuire ulteriormente.
“Continueranno ad esserci opportunità, perché questo è un lavoro importante”,
dice. “Far arrivare l’informazione su un farmaco ai medici è cruciale.” Pro: Le
ditte farmaceutiche pagano generosamente i medici che lavorano per loro e
parlano dei loro prodotti; i medici hanno una vasta varietà di possibilità di
lavoro tra cui scegliere. Contro: Le ditte stanno riducendo i compensi (che
tuttavia rimangono significativi); stanno anche rivelando i nomi dei medici nel
loro libro paga, ma non è chiaro come ciò possa colpire la loro reputazione.
Ditta nordamericana manipola articoli
scientifici e paga milioni di dollari agli autori
Un rapporto del Senato USA
accusa la Medtronic, una ditta di apparecchiature medicali, di aver
pesantemente delineato, corretto e manipolato il contenuto di 13 articoli
scientifici scritti da suoi consulenti, pagati per questo 210 milioni di dollari
in diritti e compensi. Il rapporto riguarda InFuse, una proteina che stimola la
crescita dell’osso, approvata nel 2002 dalla FDA per uso in corso di chirurgia
per la fusione di vertebre in caso di mal di schiena intrattabile, assieme ad un
altro prodotto Medtronic. Tra i misfatti dei medici, l’occultamento di effetti
secondari dannosi e l’esagerazione degli effetti benefici di InFuse; ma anche
l’aver redatto il rapporto, poi usato dalla FDA per approvare il prodotto, dopo
averne concordato il testo con il produttore. La ditta nega, ovviamente. I
medici, tutti affiliati a varie università americane, si nascondono dietro
giustificazioni improbabili, dato che nel pubblicare gli articoli di cui
risultano essere autori non avevano rivelato i loro legami con l’industria e i
relativi conflitti d’interesse. Il tutto non è stato senza conseguenze per la
salute. Alcuni pazienti sono deceduti in seguito all’uso off label di InFuse per
chirurgia delle vertebre cervicali; molti altri hanno sofferto di infiammazioni,
sequele neurologiche e indebolimento delle ossa. Tutti effetti secondari noti
alla ditta e ai medici coinvolti, ma accuratamente occultati nelle
pubblicazioni.
Si apre un nuovo mercato: antidepressivi
anche dopo un lutto
A pubblicare la notizia del nuovo business per
Big Pharma
è il Washington Post. Ma Big Pharma non può agire da sola. L’alleato di
turno, quasi obbligatorio, visto il tema, e tempestivo, vista l’imminenza del
lancio del nuovo DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), è
l’American Psychiatric Association (APA). Di cosa si tratta? Il trucco è ben
conosciuto: si inventa una nuova malattia o un nuovo disordine (la tecnica è
quella del disease mongering), si ipotizza che un farmaco già sul mercato con
altre indicazioni possa avere effetti benefici, si imbastisce qualcosa che
assomigli a una ricerca, si fa un po’ di rumore sui media, scientifici e non, si
dà poi inizio alle classiche attività di promozione commerciale, et voila: il
guadagno è assicurato. La nuova malattia stavolta è la depressione associata al
lutto per il decesso di una persona amata. Il farmaco è un antidepressivo già in
uso, il bupropione. I soggetti sono 22 “pazienti” che hanno perso da poco lo
sposo o la sposa. La “ricerca”, pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry e
terza di quella che è ormai una serie, mostra un netto miglioramento “dei
sintomi di depressione maggiore conseguenti alla perdita dell’amato/a”. Per anni
l’APA aveva sconsigliato di far diagnosi di depressione se questa era associata
a un lutto. Ora potrebbe cambiare idea e modificare le sue linee guida.
PS. Secondo voi, c’é qualche conflitto
d’interesse tra gli autori dello studio e la ditta farmaceutica che produce il
bupropione? E tra l’APA e Big Pharma?
Insonnia e placebo
Il prof Irvin Kirsh, grande esperto di effetto
placebo, ci aveva sorpreso nel 2008 pubblicando
una meta-analisi nella
quale si dimostrava che l'efficacia degli antidepressivi (SSRI) non è superiore
al placebo nelle forme minori, mentre nelle forme più severe sembra funzionare
solo perché il placebo perde (inspiegabilmente) di efficacia. La meta-analisi
comprendeva anche studi negativi mai pubblicati ma resi disponibili a causa di
procedimenti legali. Lo
stesso autore pubblica ora sul BMJ un'altra meta-analisi, questa volta di
tutti gli studi registrati presso la FDA sugli ipnotici non benzodiazepinici (in
Italia quello che va per la maggiore è lo zolpidem) giungendo ad affermare che
la loro azione è molto scarsa, ovvero ti fanno addormentare soltanto 22 minuti
prima del placebo.
L'editoriale di commento cita uno studio australiano dove, in caso di
insonnia dichiarata al medico curante, nell'81% dei casi viene prescritto un
farmaco e solo nello 0.8% vengono dati dei consigli utili o si ricorre alla
terapia cognitivo comportamentale, che ha dato gli stessi risultati (scadenti)
dei farmaci, ma almeno con efficacia che persiste dopo sospensione, al contrario
dei sonniferi. Fare affidamento solo sui farmaci non è la strada più corretta,
certamente la più comoda.
dicembre 2012
“Il
medico e l'industria della salute: rischi e benefici”. Un corso interattivo
senza sponsor privati.
Per la prima volta
in Sardegna un corso ECM, finanziato dalla ASL Cagliari, che affronta il tema
delle “liaisons dangereuses” tra industria della salute (del farmaco, ma non
solo) e i medici: su come l’industria tenda a influenzare l’intero flusso delle
evidenze scientifiche e l’atteggiamento prescrittivo del singolo medico, e su
come ridurre per quanto possibile i rischi di una situazione in cui alla ricerca
e alla formazione non sponsorizzata viene affidato un ruolo sempre più
marginale. Col patrocinio dell’ANCE (dell’Associazione Nazionale Cardiologi
Extraospedalieri), dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri) e di Med Net, e
con la presenza tra gli altri di Guido Giustetto di NoGraziePagoIo, del
sociologo-economista svizzero Gianfrancco Domenighetti e del direttore di
Ricerca e Pratica Maurizio Bonati. Una peculiarità del corso à stata la forte
componente interattiva: solo il 35-40% di interventi frontali e il resto del
tempo dedicato a elaborazioni in piccoli gruppi e ad una fase finale di analisi
e progettazione collettiva che ha usato il metodo Metaplan. Il tutto a costi
contenuti e, ovviamente, senza sponsor privati.
FIMP,
farmaci generici e spending review: con lo zampino dell’industria?
L'industria dei
farmaci generici «non è attrezzata» per la produzione di medicinali a misura di
bambino e oggi «i pediatri sono costretti a disattendere le norme sulla
prescrizione» dei principi attivi previste dalla spending review. Lo ha
dichiarato il presidente della Federazione dei pediatri (Fimp) Giuseppe Mele, al
termine dell'incontro di fine ottobre dei sindacati con il ministro Renato
Balduzzi. Nel corso dell'incontro, ha riferito Mele, «il ministro ha detto che
aprirà un approfondimento. Noi il generico lo vogliamo, ma con le formulazioni
adatte». La posizione di Fimp nazionale viene ribadita da Adolfo Porto,
segretario regionale della Fimp Sicilia: «Siamo sorpresi che l'obbligo inserito
nella spending review sia stato esteso ai pediatri poiché la certezza del
successo terapeutico in pediatria ha due punti cardine: il gradimento e la
posologia che sono il frutto dell'esperienza e del rapporto di fiducia
instaurato con la famiglia, ma anche del confronto continuo tra pediatra e
azienda, mediato dagli informatori del farmaco brand. È tramite gli informatori
che approfondiamo le conoscenze sulla biodisponibilità del farmaco, come è
graduato il misurino e noi possiamo, tra i vari feedback virtuosi, dare anche
suggerimenti sulla palatabilità del farmaco che nel 90% è a somministrazione
orale. Con le aziende del generico, molte delle quali non hanno informatori,
queste fondamentali condizioni non si realizzano appieno». Su queste premesse,
Fimp Sicilia chiede al ministro di «stralciare l'obbligo per i pediatri, non per
demagogia, ma per esigenze professionali» sottolinea Porto. E conclude: «Noi
indicheremo nella prescrizione la non-sostituibilità, pur sapendo che la
differenza con il farmaco generico è a carico del cittadino, poiché il generico,
dovendolo cambiare spesso prima di trovare quello di gradimento per il bambino,
rappresenta un'ulteriore spesa per lo Stato, oltre a creare discontinuità
terapeutica e diffidenza nel bambino, aumenta il disagio per le famiglie».
Farmaci inutili o pericolosi: stop ai conflitti d'interesse in Francia?
Ad ottobre 2012 è
stato lanciato un appello in Francia per tentare di porre fine ai conflitti
d’interesse che inquinano le decisioni dell’Agence française des médicaments
(AFSSAPS) che corrisponde all’italiana AIFA. Il consumo di farmaci in Francia è
più alto rispetto al nostro paese e alla maggior parte dei paesi europei. Molti
farmaci inutili o dannosi sono sul mercato e sono consumati in grandi quantità,
con conseguente rimborso da parte del servizio sanitario nazionale, dopo essere
stati approvati dall’AFSSAPS. La petizione chiede che gli esperti che hanno dei
legami con l’industria farmaceutica siano esclusi dai comitati dell’AFSSAPS che
prendono decisioni sulla immissione sul mercato dei farmaci e sulle rispettive
indicazioni terapeutiche. Attualmente, su 40 presidenti, vice-presidenti e
dirigenti di queste commissioni, 31 hanno dei contratti di consulenza con
l’industria, per retribuzioni che vanno da 5.000 a 600.000 euro. Su 30 membri
della commissione che autorizza i farmaci, 26 hanno dei contratti con
l’industria. Tutti i membri delle commissioni dell’Agenzia nazionale di ricerca
sull’AIDS hanno dei contratti di consulenza con le compagnie produttrici dei
farmaci che dovrebbero valutare. Dato che la stessa cosa succede a livello
europeo (si vedano le notizie e gli articoli già pubblicati da NoGraziePagoIo
nei mesi e negli anni scorsi), e dato che l’EMA, l’agenzia europea, ha iniziato
un procedimento se non di pulizia, almeno di trasparenza e di limitazione dei
conflitti d’interesse, sarebbe utile che tale procedimento si realizzasse anche
a livello nazionale, come richiedono i firmatari dell’appello francese. E in
Italia?
“Quasi due terzi
dei bambini non bevono a sufficienza a colazione per idratarsi adeguatamente.”
Lo dice la Nestlé Waters (Vera, Lievissima, Recoaro, San Pellegrino, Perrier,
Vittel, Pure Life, etc), riportando i risultati di uno studio da essa stessa
commissionato all’Università di Sheffield e supervisionato dal Professor Gerard
Friedlander dell’Università Descartes di Parigi. Lo studio non è ancora
pubblicato ed è stato solo presentato ad una conferenza a San Diego. Tutto si
basa sulla osmolalità urinaria di un campione di bambini inglesi tra 9 e 11
anni, misurata al mattino e risultata superiore a 800 mOsmol/kg nel 68,4% dei
maschi e nel 53,5% delle femmine. Nestlé afferma che questi bambini sono a
rischio di disidratarsi del tutto già all’ora di pranzo; in effetti, a fine
mattinata il 18,6% aveva un valore superiore a 1000 mOsmol/kg, categorizzato
come corrispondente a “cellule molto disidratate”. Sfortunatamente per Nestlé,
nessun bambino è collassato o ha avuto bisogno di ricovero d’urgenza. Né si ha
notizia di casi di scolari disidratati in altre parti del Regno Unito, o in
altri paesi. La Nestlé cita come fonte per il range di normalità l’EFSA, che
riporta valori di osmolarità (poco diversa, in pratica, dalla osmolalità) tra 50
e 1400 mOsmol/L; anche in questo caso, si trattava di soggetti sani, nessun caso
si disidratazione. Il messaggio di Nestlé sembra essere il seguente: poiché non
si può mai sapere, poiché la prevenzione è meglio della cura, e poiché l’acqua
non fa mai male, e facciamoli bere ‘sti bambini! Purché l’acqua sia Nestlé.
Oppure Danone (Vitasnella, Boario, Ferrarelle, Evian, Volvic, Badoit), che per
non restare indietro ha lanciato, con convegni e siti web, l’iniziativa
“Hydration for Health”, un paio di litri d’acqua Danone al giorno tolgono il
medico di torno. E noi che facciamo, la beviamo?
Big Food come Big
Pharma. Un conglomerate di imprese multinazionali che controllano il mercato
degli alimenti, così come Big Pharma controlla quello dei farmaci. E come,
potremmo aggiungere, Big Tobacco controlla quello delle sigarette, Big Alcohol
quello delle bevande alcoliche e Big Drink quello delle bevande gassate. Ma
tabacco e alcol fanno decisamente male, e potremmo farne a meno. I farmaci fanno
bene, pur se con qualche punto interrogativo, ma di molti potremmo farne a meno.
Del cibo non possiamo fare a meno, non possiamo non alimentarci; ma ciò che
mangiamo è direttamente correlato al nostro stato di salute. Da qui l’interesse
della rivista PLoS Medicine, una rivista open access che permette di scaricare
gli articoli con i testi completi e di leggerli e diffonderli gratuitamente.
Perché PLoS Medicine si interessa di Big Food e vi dedica 7 articoli? Perché
viviamo in un mondo dove un miliardo di persone soffre la fame e, ironia della
sorte, due miliardi sono obesi o sovrappeso. Perché dirigenti e consulenti di
Big Food sono presenti in tutti i consessi nazionali e globali dove si disegnano
politiche per la salute. Perché Big Food finanzia e sponsorizza ricerca e
sviluppo in salute e nutrizione, con un grande impatto sulle politiche di cui
sopra. Perché molte multinazionali degli alimenti e delle bevande si stanno
riposizionando sul mercato come imprese per la nutrizione e la salute. Perché in
tutto ciò vi sono evidenti conflitti d’interesse. Ragioni più che sufficienti
perché di Big Food si interessi anche NoGraziePagoIo. Leggiamo e discutiamone.
Sembra che siano
tre anestesisti a primeggiare nel favoloso mondo degli articoli ritrattati dalle
riviste mediche per l’aver riportato dati falsificati o inventati. Primo in
classifica un anestesista giapponese, Yoshitaku Fujii, recentemente licenziato
dal suo posto di professore associato presso la Toho University con l’accusa di
aver falsificato 172 articoli, di cui 168 erano trial clinici randomizzati, tra
il 1993 e il 2011. Al secondo posto un anestesista tedesco, Joachim Boldt, con
89 articoli ritrattati; il buon Boldt è stato licenziato nel 2010 dalla Clinica
di Ludwigshafen, in Renania, dove lavorava. Terzo, ma con un grave ritardo in
classifica rispetto ai primi due, un anestesista statunitense, Scott Reuben, che
lavorava al Baystate Medical Center di Springfield, Massachusetts, e che ha
falsificato solo 21 articoli; il povero Reuben, però, non se l’è cavata col solo
licenziamento, è stato anche condannato a sei mesi di prigione. Ricerche e
articoli ritrattati se ne trovano ovviamente anche in altre specialità, perché
chi cerca trova.
I tribunali ci
hanno preso gusto, e le riviste mediche dovrebbero ormai inaugurare la rubrica
“multe per marketing illegale”. Dopo i 322 milioni di dollari inflitti ad aprile
2012 a Merck Sharp & Dhome da un tribunale USA per marketing illegale del
rofecoxib; dopo i 520 milioni di dollari ad Astra Zeneca per la quetiapina; dopo
il miliardo e 100 milioni a Johnson & Johnson per il risperidone; eccovi le
multe di luglio e agosto 2012. Abbott dovrà pagare 1.6 miliardi di dollari per
promozione off label del valproato di sodio. Glaxo Smith & Kline è stata multata
per 3 miliardi di dollari per aver corrotto dei medici allo scopo di
“incoraggiare le prescrizioni di paroxetina, bupropion e
fluticasone/salmeterolo. Ai medici corrotti la ditta pagava viaggi alle Bermuda,
Giamaica e California, con soggiorno in alberghi a 5 stelle, partner compresi.
Agli oratori ai congressi andavano inoltre premi fino a 2500 dollari, più golf,
immersioni, pesca ed altre diversioni. La multa a Glaxo Smith & Kline ha
stabilito il nuovo primato. Il precedente apparteneva a Pfizer, multata per 2.3
miliardi di dollari nel settembre 2009 per marketing illegale di valdecoxib,
ziprasidone, linezolid e pregabalin.
Formazione e infermieri gratuiti
per i medici australiani
L'industria del
farmaco in Australia ha speso nell’ultimo anno 30 milioni di dollari in
ospitalità (albergo, aereo,cene) per eventi educativi a medici e operatori
sanitari, oltre a sovvenzionare gli stipendi degli infermieri in alcuni studi
medici per educare i pazienti diabetici ed insegnare agli asmatici ad usare gli
inalatori. Il direttore della locale associazione industriale ha dichiarato che
il loro codice di condotta permette di sostenere le attività del medico e che
questo avviene senza alcuna interferenza nelle cure dei pazienti e senza alcun
incentivo ai medici per la prescrizione di un particolare prodotto. Steve
Hambleton, presidente dell'Associazione Medica Australiana ha risposto che le
sessioni di formazione non sono altro che esercizi di marketing per l'industria
farmaceutica e che l'obiettivo ultimo di quel tipo di infermieri è di aumentare
le dosi di qualsiasi farmaco sia stato prescritto.
Spesa
per la pubblicità dei farmaci diretta al consumatore negli USA
Negli USA la spesa
per pubblicità di farmaci diretta al consumatore (DTCA) ha subito nel primo
trimestre 2012 una contrazione del 14% rispetto al 2011. L'anno scorso
l'industria ha investito in pubblicità televisiva 2,4 miliardi di dollari (il
picco era stato raggiunto nel 2007 con 3,1 miliardi). I due canali pubblicitari
principali sono la televisione (70% dell’investimento) e le riviste (22%). I
dieci farmaci più pubblicizzati sono stati (in ordine decrescente): Cymbalta,
Lipitor, Cialis, Abilify, Celebrex, Humira, Chantix, Novolog Flexpen, Nasonex,
Lyrica.
Sul sito da
cui è tratta questa notizia,
è possibile trovare ulteriori commenti e vedere uno spot pubblicitario per
ciascun farmaco.
Agenzie regolatorie: tutto il mondo è paese
Anche in India
sembra esserci collusione tra agenzie regolatorie, produttori di farmaci e
medici per approvare farmaci in maniera irregolare a danno della salute dei
cittadini. Lo denuncia una commissione del parlamento Indiano incaricata di fare
le pulci al lavoro dei vari Ministeri. L’agenzia del farmaco Indiana (Central
Drugs Standards Control Organisation) avrebbe autorizzato, tra gennaio 2008 e
ottobre 2010, la commercializzazione di 33 farmaci nazionali e stranieri senza
che fossero presentate le prove di efficacia richieste. Tra i documenti portati
a sostegno di questa affermazione, lettere inviate da medici all’agenzia con
parole di supporto per farmaci troppo simili tra loro per non destare il
sospetto che dietro vi fosse la mano dell’industria. Alcune di queste lettere
chiedono addirittura che non siano richiesti trial clinici randomizzati per
l’approvazione di un farmaco. L’industria, naturalmente, si dichiara innocente.
Tempi duri per l’ECM sponsorizzata
negli USA. E in Italia?
La spesa per l’ECM
da parte dell’industria di farmaci ed altri dispositivi medici è diminuita per
il quarto anno consecutivo negli USA, secondo l’ultimo rapporto del comitato per
l’accreditamento ECM. La spesa per il 2011 è stata di 736 milioni di dollari,
l’11.4% in meno rispetto al 2010, circa il 50% in meno rispetto al picco del
2006. Nonostante la diminuzione della spesa, il numero di eventi e di ore è
aumentato, rispetto al 2010, mentre il numero di partecipanti è rimasto lo
stesso. La spesa totale, pubblica e privata, per l’ECM è stata di 2.35 miliardi
di dollari (2.37 nel 2010, 2.69 nel picco del 2007). In termini proporzionali,
sono aumentati del 7.2% i contributi per pubblicità e allestimento di stando, ma
sono aumentati del 4.4% anche le tasse d’iscrizione pagate dai partecipanti,
segno che forse i medici stanno iniziando a pagare un po’ di più per la propria
ECM. Tra le varie istituzioni fornitrici di ECM, le scuole di medicina sono
state quelle maggiormente finanziate dall’industria, per circa il 50% della loro
spesa, mentre le associazioni mediche no profit sono quelle che hanno ricevuto
meno. Sarebbe bello avere dati simili sull’ECM italiana.
Promuovono l’uso off-label dei
farmaci e non dichiarano i conflitti d’interesse
Off-label:
prescrivere un farmaco per una condizione, o per un gruppo di persone, o in una
dose, o in una forma farmaceutica che non siano state approvate dalle agenzie
regolatorie. Succede spesso, e molti credono innocentemente. Ma a volte la
promozione per l’uso off-label di un farmaco è indotta. Da chi? Dall’industria,
naturalmente, ma non sempre direttamente (in molti paesi è proibito per legge);
a volte da accademici e ricercatori pagati dall’industria per far ciò. Anche
questo è spesso illegale, e l’industria lo nasconde. Ma nell’industria ci sono
delle talpe. Nel corso di recenti processi per promozione illegale dell’uso
off-label di alcuni farmaci negli USA, le talpe hanno rivelato i nomi dei medici
pagati dall’industria per questa promozione, mediante conferenze e articoli su
riviste mediche. Gli autori di un articolo appena uscito su PLoS Medicine sono
andati alla ricerca di questi articoli per verificare se gli autori avevano
dichiarato i loro conflitti d’interesse. Cos’hanno trovato? Beh, lo potete
immaginare. Su 91 medici identificati dalle talpe, 39 avevano scritto 404
articoli. Solo in 62 (15%) di questi articoli c’era un’adeguata dichiarazione di
conflitto d’interesse; nel 43% non vi era nessuna dichiarazione, nel 4% la
dichiarazione negava conflitti d’interesse, nel 40% la dichiarazione non citava
l’industria, nel 13% la citava ma senza svelare la natura della relazione con
l’industria. Ciò significa che a) non ci si può fidare e che b) i meccanismi di
controllo delle riviste mediche sono inadeguati.
Alfredo Pisacane si è spento a
Napoli, la sua città, il 10 settembre 2012. Ci eravamo conosciuti in
Mozambico nel 1978, se ben ricordo. Alfredo era 3-4 anni più giovane di me.
Lui faceva il pediatra, io il chirurgo, in posti diversi e lontani tra loro.
Ma eravamo accomunati da due desideri: contribuire a far crescere il
servizio sanitario nazionale di quel paese, che aveva da pochi anni
conquistato l’indipendenza, e farlo non solo come clinici, ma con un
approccio di salute pubblica e di comunità. Proprio nel tentativo di
realizzare questi desideri, nel 1980 andai a studiare alla London School of
Hygiene and Tropical Medicine, per poi tornare in Mozambico come
epidemiologo; salvo casi sporadici, non ho mai più fatto clinica. Anche
Alfredo andò a Londra, 2-3 anni dopo di me a seguire il mio stesso corso. Ma
non tornò in Mozambico e continuò a fare il pediatra a Napoli. Divenne
ricercatore presso l’Università Federico II e iniziò ad applicare le sue
competenze epidemiologiche ad un argomento che nel frattempo aveva
appassionato anche me: l’allattamento al seno. Ci ritrovammo così accomunati
da un’altra causa, perché anche l’allattamento, come il servizio sanitario
di un paese, ha bisogno di essere protetto e sostenuto. Edessendovi tra i
nemici dell’allattamento le multinazionali dei sostituti del latte materno,
eccoci
assieme a boicottare la Nestlé e a tentare di evitare che, assieme alle
altre compagnie, interferisse con le politiche e le strategie volte a
promuoverlo. In parallelo con l’attività clinica e di ricerca, e mentre io
vagabondavo per il mondo, Alfredo si era intanto dedicato alla formazione,
universitaria e non solo, con responsabilità sempre maggiori.
Incidentalmente, e senza che ne avessimo parlato, a metà degli anni ’90 ci
mettemmo entrambi a tradurre lo stesso manuale dell’OMS per la formazione
degli operatori in tema di counselling per l’allattamento al seno; le due
traduzioni uscirono quasi in contemporanea, con evidente spreco di tempo e
di risorse. Credo sia stato in questo periodo che Alfredo, nel tentativo di
tenere lontane dalle sue attività di formazione le multinazionali del latte
e del farmaco (ma già agli inizi della sua carriera, alla fine degli anni
’70, si era occupato di farmaci, pubblicando anche un libro su bambini e
farmaci), abbia iniziato ad applicare il principio “No Grazie, Pago Io”; la
quarta causa comune. Lo dimostra la sua rinuncia scritta a partecipare come
relatore a convegni organizzati dal suo Dipartimento di Pediatria, ma
finanziati da Humana, Mead Johnson, Nutricia e Plasmon. Non poteva quindi
non aderire a No Grazie Pago Io; e non poteva non contribuire proprio sul
tema dell’Educazione Continua in Medicina (ECM) proponendo che non sia solo
indipendente da interessi commerciali, ma diventi anche più austera e
conviviale: piccoli gruppi di operatori che si guardano negli occhi mentre
condividono alla pari saperi e competenze, invece di megacongressi dove
moltitudini passive pendono dalle labbra dell’opinion leader di turno, quasi
sempre intriso di conflitti d’interesse. Potete leggere o rileggere
qui il documento sull’ECM
che Alfredo ha scritto per No Grazie Pago Io. Potete approfondire leggendo
l’articolo che aveva pubblicato sul British Medical Journal (Rethinking
continuing medical education. BMJ 2008;337:a9) e il libro che aveva
pubblicato con Isabella Continisio (Come fare Educazione Continua in
Medicina. Il Pensiero Scientifico, 2007). Alfredo mi mancherà; mancherà a
tutti noi.
Adriano Cattaneo, 12 settembre 2012
luglio 2012
- NoGraziePagoIo con gli studenti dell'Università di Brescia
Il 7 giugno 2012 si è svolto presso l'Università di Brescia un incontro sul conflitto d'interessi in medicina organizzato da un gruppo di studenti universitari che hanno invitato a parlarne i NoGraziePagoIo. L'incontro è durato oltre 3 ore e la discussione, dopo la presentazione iniziale, è stata lunga e vivace, soprattutto grazie ad alcuni partecipanti già informati sul tema. Oltre agli studenti di medicina, hanno partecipato alcuni studenti di scienze infermieristiche, ingegneria, economia, diritto e altro. A Brescia e in tutte le altre Università dove i NoGraziePagoIo sono stati invitati da associazioni studentesche - per lo più in collaborazione con il Segretariato degli Studenti di Medicina (SISM) e con il Centro per la Salute Internazionale (CSI) dell'Università di Bologna - gli studenti hanno dimostrato molto interesse al problema del marketing dei prodotti per la salute ed ai relativi conflitti d'interesse. Verrà il momento, speriamo, in cui questi temi dovranno essere integrati come regolari materie di studio.
- Lettera di NoGraziePagoIo al Salvagente su Ricerca e Pratica
Ricerca e Pratica ha pubblicato la lettera che Ermanno Pisani, Luisella Grandori e Giovanni Peronato avevano inviato a nome di NoGraziePagoIo a Il Salvagente. La rivista aveva dedicato due articoli al denosumab per la terapia dell'osteoporosi. La lettera dei NoGraziePagoIo aveva lo scopo di fornire informazioni per aiutare i lettori ad avere una visione più completa e più imparziale su detta terapia. Potete leggere la lettera pubblicata da Ricerca e Pratica a questo link. Approfittiamo dell'occasione per ringraziare il direttore della rivista, Maurizio Bonati, che informa sempre i suoi lettori delle nostre iniziative e delle nostre lettere periodiche.
- Germania, regali a medici da aziende Pharma: non è corruzione
Una sentenza della Corte di Giustizia federale tedesca (Bgh) di Karlsruhe, corrispondente alla Corte di Cassazione italiana, ha affermato la legittimità, da parte dei medici del Servizio Nazionale, di ricevere regali da aziende farmaceutiche senza rischiare accuse di corruzione. Nello specifico, la sentenza è stata promulgata sul caso di un medico che aveva ricevuto 10.000 euro da parte di un'azienda per svolgere un ciclo di seminari (mai tenuti) in cambio di prescrizioni di un determinato farmaco. La motivazione della sentenza riguarda il fatto che, secondo la Bgh, i medici devono essere considerati liberi professionisti e lavoratori freelance e non pubblici ufficiali. Casi di questo tipo, quindi, non possono ricadere sotto la legge, ma devono essere valutati invece dal codice di condotta della Associazione medica tedesca. La sentenza ha suscitato reazioni accese e discordanti. Per la Gkv, la principale compagnia di assicurazione sanitaria tedesca, l'effetto di questa sentenza ricadrà sul paziente che “non saprà più se una prescrizione è stata fatta perché necessaria o sulla spinta di una strategia di marketing” e minerà quindi la fiducia nei confronti dell'indipendenza dei medici rispetto a influenze commerciali. Di parere opposto, invece, non solo le aziende farmaceutiche, ma anche l'Associazione dei medici, che pur condannando in linea di principio questa pratica, condivide una sentenza che “preserva l'indipendenza dei medici”, ricordando che “le regole esistenti sono più che sufficienti a scoraggiare questa pratica”. Grande clamore anche sul piano politico. A questo proposito, la Spd, il partito socialdemocratico tedesco, presenterà, dopo l'estate, un disegno di legge per modificare le regole riguardanti la corruzione.
- Ancora multe per le industrie farmaceutiche, questa volta tocca alla GlaxoSmithKline
Lunedì 2 Luglio 2012, il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato che l'industria farmaceutica britannica GlaxoSmithKline (GSK) sarà condannata al pagamento di una multa di 3 miliardi di dollari per pratiche commerciali scorrette riguardanti ben dieci farmaci. Si tratta del più grande multa per frode sanitaria mai comminata negli Stati Uniti. In particolare, la società è colpevole di aver promosso popolari antidepressivi come Paxil e Wellbutrin per usi non approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) e di non aver riportato alla FDA i problemi di sicurezza del farmaco antidiabetico Avandia, il cui uso è stato limitato negli Stati Uniti e vietato in Europa dopo che si è scoperto che aumentava notevolmente i rischi di patologie cardiovascolari. La GSK è stata invece scagionata dall'accusa di aver corrotto alcuni medici per indurli a prescrivere diversi farmaci, tra cui Flovent per l'asma e Valtrex per l'herpes genitale. Andrew Witty, amministratore delegato della GSK, ha affermato che la società ha imparato "dagli errori che sono stati commessi". Questo tuttavia è solo l'ultimo di una serie di casi legali che hanno visto coinvolte le aziende farmaceutiche per aver anteposto i loro profitti alla salute dei pazienti.
- Collaborazione tra medici e industria: notizie, lettere e editoriali del BMJ
Il 2 aprile 2012 il BMJ presenta senza commenti la nuova Guida alla collaborazione tra professionisti della salute e industria farmaceutica, riferendo che la Guida è appoggiata dall'associazione britannica delle industrie del farmaco (ABPI) e da diversi organismi medici e del Servizio sanitario nazionale, e che ha lo scopo di ottenere, per il bene del paziente e senza compromettere le decisioni cliniche del medico, una migliore cooperazione con l'industria in tempi di ristrettezze di bilancio. Nei giorni successivi il BMJ pubblica una decina di lettere elettroniche molto critiche sulla Guida e sulla presentazione acritica del BMJ. A giugno il BMJ commissiona a Barbara Mintzes un editoriale che, dopo avere insistito sui danni gravissimi della prescrizione off label e dell'informazione distorta, conclude sulla necessità di tenere ben lontana l'assistenza ai pazienti dall'influenza dell'industria. Come mai il BMJ é passato dal semplice riferire le indicazioni della Guida (firmata dal suo azionista di riferimento, la British Medical Association) al più consueto atteggiamento critico e di allerta nei confronti del conflitto di interesse? Saranno state le lettere indignate dei lettori a fargli cambiare rotta? A breve pubblicheremo un articolo di analisi critica della Guida, scritto da Guido Giustetto per Dialogo sui Farmaci.
Dopo 8 anni dalla sua fondazione nel marzo 2004,
il coordinamento e l'organizzazione del gruppo NoGraziePagoIo verranno rinnovati.
Grande fermento di lavori in corso.
marzo 2012
- ricerca e falsificazione dei dati
La ricerca medica condotta con inganno equivale
ad avvelenare il pozzo. Così scriveva qualche anno fa Richard Smith, già
direttore del BMJ, con una riuscita metafora del sapere scientifico a cui
tutti noi attingiamo. Purtroppo la storia è ricca di pessimi esempi in tal
senso, anche se forse la madre di tutte le truffe, almeno in epoca moderna, fu
quella perpetrata da William Summerlin nel 1974. L'immunologo statunitense
pubblicò i risultati di un eccezionale trapianto. Peccato che, come si scoprì a
breve, i lembi di cute trapiantata su topini bianchi erano stati ottenuti con un
semplice pennarello nero. Si disse allora che ciò era avvenuto per un problema
mentale del ricercatore e tutto cadde nel dimenticatoio, come spesso succede per
avvenimenti del genere. Più di uno su dieci (13%) tra medici e ricercatori
inglesi ha dichiarato di sapere che i colleghi avevano in passato alterato
intenzionalmente o fabbricato ex novo i dati di una ricerca allo scopo di
favorirne la pubblicazione, il 6% sapeva di fatti del genere anche nel proprio
istituto, coperti da indagini insufficienti. Così risulta dall'analisi di 2700
risposte (31%) a un questionario distribuito a più di novemila tra ricercatori
universitari e ospedalieri che avevano pubblicato sul BMJ o erano stati
peer-reviewers. Gli esiti di questa ricerca sono stati presentati al Convegno
sulla frode nella ricerca medica che si è svolto a Londra il 12 gennaio 2012, in
collaborazione con il COPE (Commmittee on Publications Ethics). L'obiettivo era
quello di dare una definizione a questo tipo di condotta e di trovare una via
efficace per contrastare il fenomeno. Non
esistono attualmente le premesse per responsabilizzare le istituzioni e gli
autori di una ricerca, né c'è infatti un gran desiderio che ciò avvenga, forse
non c'è nemmeno una reale conoscenza della gravità del fenomeno, ovvero non se
ne vuol parlare per non sollevare un polverone. Alla fine del convegno si è
ricordato che il progresso scientifico non procede per lenta evoluzione, ma
piuttosto per scosse, per eventi rivoluzionari, separati da interludi di calma
piatta. E' auspicabile che nell'attuale impasse decisionale intervenga un
cambiamento brusco che determini proprio una scossa, una rapida inversione di
tendenza.
- la ricerca condotta in modo fraudolento è pratica
diffusa e mette in pericolo i pazienti
Fiona
Godlee, direttore del BMJ, dedica il primo numero del 2012 alla ricerca
condotta in modo fraudolento, un problema degno della massima attenzione. Dopo
aver annunciato il
Convegno sull'argomento che si sarebbe tenuto di lì a poco, cita
l'editoriale scritto a quattro mani con Elizabet Wager, che passa in rassegna la
situazione in varie nazioni a partire dal Regno Unito dove manca un'azione
concertata. L'opinione prevalente è che il problema o non esiste o è di estrema
rarità, come ha recentemente affermato il direttore del HEFCE, l'organismo che
distribuisce i fondi per la ricerca alle Università britanniche. Già
dieci anni fa Richard Smith, ex direttore del BMJ, M. Farthing direttore di
Gut e del Committee on Publication Ethics e Richard Horton, direttore del
Lancet, avevano congiuntamente denunciato il fenomeno e con esso il
fallimento dell'azione di contrasto. Una metanalisi apparsa su Plos One nel 2009
riporta che il 2% dei ricercatori aveva fabbricato, falsificato o modificato i
risultati delle proprie ricerche, mentre il 14% dei colleghi ne era a perfetta
conoscenza. Nel Regno Unito barare su una ricerca non è fenomeno isolato e le
cose non vanno meglio in altri paesi. Nel 2014 la Commissione Europea darà il
via a un piano (Horizon 2020) che investirà circa 30 miliardi di euro in sei
anni, per incrementare la competitività nella ricerca scientifica dei paesi
dell'Unione. Purtroppo nel piano non è prevista una commissione che vigili
sull'integrità nella raccolta dei dati. Per questo è stata proposta
la formazione di un'Agenzia Europea specifica che vigili in tal senso sul
progetto Horizon 2020. I risultati alterati e modificati possono causare danni
diretti e anche la morte di molti pazienti. Il Regno Unito merita di più,
sentenziano Fiona Godlee ed Elizabet Wager. Anche l'Italia e qualsiasi altro
paese meritano di più. La parzialità e la distorsione dei dati mette in pericolo
la salute dei pazienti, altera le evidenze, spreca i fondi, e non ultimo
danneggia l'immagine della scienza medica nei riguardi del pubblico.
-
la povere del marketing: il caso degli antipsicotici atipici
Sul n. 4/2011 di
Dialogo sui farmaci, per la serie Polvere del marketing, Giuseppe Tibaldi
spiega come sia stato possibile diffondere - a partire dagli anni ’90 - la
certezza della maggior tollerabilità degli antipsicotici di seconda generazione
(chiamati "atipici"), rispetto a quelli già disponibili. Le evidenze emerse nel
corso degli anni, sono riassunte in un editoriale di Lancet del 2009: “[…]
gli antipsicotici di seconda generazione non hanno nessuna caratteristica
speciale, atipica, che li differenzi dai farmaci della prima generazione:
considerati come categoria, non sono più efficaci, non producono miglioramenti
di sintomi specifici, non hanno profili di tollerabilità realmente diversi dai
farmaci di prima generazione, e sono molto meno costo-efficaci. La spuria
innovazione rappresentata dagli atipici può essere considerata solo come una
pseudo-novità, efficacemente diffusa attraverso le strategie di marketing delle
aziende farmaceutiche, di cui solo ora siamo pienamente consapevoli […]. Ma come
è potuto succedere che, per quasi 20 anni, siamo stati tutti “spinti a credere”
in una loro superiorità?”.
- crescono negli USA le multe per reati penali e civili
delle industrie farmaceutiche
Le spese per le
prescrizioni di farmaci negli USA sono passate da 40 miliardi di dollari nel
1990 a 234 miliardi di dollari nel 2008. In questo stesso periodo le attività
illegali delle compagnie farmaceutiche hanno ricevuto una notevole attenzione da
parte dei mezzi di comunicazione. Tuttavia, le dimensioni complessive, la natura
variabile e l'impatto potenzialmente dannoso di queste attività illegali, non
erano finora stati analizzati. Uno studio di Public
Citizen ha esaminato l’andamento, dal 1991 al 2010 negli USA, delle
azioni penali e civili contro le compagnie farmaceutiche. In questo ventennio, e
soprattutto durante gli ultimi dieci anni, si è riscontrata un crescita
considerevole sia del numero di patteggiamenti fra governi e compagnie
farmaceutiche sia delle dimensioni delle multe inflitte. Le ragioni di questo
incremento sono probabilmente collegate al contemporaneo aumento delle
violazioni da parte delle compagnie e dell’applicazione della legge da parte del
governo federale e dei singoli stati. Secondo Public Citizen, il pericolo per la
sicurezza pubblica e la perdita di denaro statale o federale che risulta da
queste violazioni, richiede una risposta dei governi più forte di quella
attuale. "Date le dimensioni relativamente piccole delle multe paragonate ai
profitti delle compagnie che commettono illeciti, un aumento delle pene
finanziarie e un adeguato perseguimento penale dei dirigenti di queste
compagnie, possono essere un deterrente più efficace per i comportamenti
illegali da parte dell’industria farmaceutica", conclude Public Citizen.
Alcuni Nograzie hanno scritto una lettera al
Direttore de Il Salvagente dopo la pubblicazione sulla rivista di due articoli
sull'efficacia e la sicurezza del denosumab nella terapia dell'osteoporosi. Lo
scopo era fornire alcune informazioni che avrebbero potuto aiutare i lettori ad
avere una visione più completa e più imparziale sul farmaco. "Malgrado
l’approvazione del farmaco da parte dell’EMA (European Medicines Agency) -
scrivono i firmatari della lettera -, nella comunità scientifica internazionale
esistono ancora molti dubbi sull’opportunità di usare il denosumab, sia perché
non è mai stata dimostrata la sua superiorità rispetto ai bisfosfonati, sia
perché il farmaco è gravato da numerosi effetti collaterali. Il denosumab riduce
le difese immunitarie e ciò potrebbe implicare non solo un aumento delle
infezioni opportunistiche, ma anche una minore sorveglianza immunologica sulle
neoplasie. Tra i più comuni effetti collaterali sono segnalati: infezioni delle
vie urinarie e delle vie aeree superiori, lombosciatalgie e cataratta. Più
raramente possono verificarsi pancreatiti, endocarditi, osteonecrosi della
mascella, fratture atipiche, ritardo di consolidazione delle fratture,
ipocalcemia, eruzioni cutanee e persino tumori". Seguono numerose citazioni
della letteratura internazionale più autorevole
e il parere del Prof. Silvio Garattini, direttore
dell'Istituto Mario Negri, che ha dichiarato di essere d'accordo con le nostre
considerazioni in quanto "il denosumab è stato studiato contro placebo
nonostante esistano molti farmaci anti-osteoporotici con cui è necessario fare
confronti". La richiesta di pubblicare la lettera su il Salvagente non è stata
accolta. La pubblichiamo sul nostro sito per mettere a disposizione le
informazioni che vi sono contenute, a chi fosse interessato.
- campagna per la difesa del latte materno dall'inquinamento
Sul sito della Campagna si legge: "Il latte
materno è un Bene Comune di inestimabile valore. È forse il primo bene, il primo
dono d’amore che un piccolo riceve nella vita. Non è uguagliabile da alcun
sostituto artificiale o animale. È fonte di benessere e salute per la mamma e
per il bambino, ma anche per la società e per l’ambiente, ma mai come oggi, al
pari di altri beni comuni, è minacciato dal profitto e dall’inquinamento e va
pertanto difeso e salvaguardato".
Sono diverse le associazioni che si sono unite per lanciare questa campagna in
difesa del latte materno dall'inquinamento:
ISDE
– Associazione Medici per l’Ambiente,
IBFAN Italia,
MAMI
– Movimento Allattamento Materno Italiano,
ACP – Associazione Culturale Pediatri,
Minerva p.e.l.t.i. onlus,
PeaceLink,
Gruppo Allattando a Faenza,
Mamme
per la Salute e l’Ambiente onlus – Venafro)
insieme a singoli individui che hanno a cuore la tutela di questo Bene prezioso.
E' una campagna “aperta” alla quale può aderire chiunque lo desideri. Anche i
Nograzie condividono le ragioni di questa campagna e hanno aderito con
convinzione.
Dopo un primo comunicato emesso il 3 dicembre
2011, ISDE (Associazione Medici per l'Ambiente) ha prodotto ulteriori
considerazioni sullo studio Moniter della Regione Emilia-Romagna relativo agli
effetti sanitari e ambientali degli inceneritori presenti nel suo territorio.
"Le conclusioni dello studio sono, secondo gli Autori, piuttosto
tranquillizzanti, pur dimostrando un possibile eccesso di linfomi Non Hodgkin a
Modena e un significativo aumento di rischio di nascite pretermine, nonché (sia
pur con minore evidenza statistica) di neonati piccoli per età gestazionale e di
aborti spontanei", dice il comunicato. Dopo aver descritto i limiti metodologici
dello studio, ISDE sottolinea che "Nonostante i limiti descritti, i risultati
dello studio Moniter [...] evidenziano per singole sottocoorti possibili aumenti
di rischio tanto per patologie tumorali (fegato, pancreas, vescica, colon,
linfoma non-Hodgkin, polmone, ovaio), che non tumorali (patologie
cardiocircolatorie, vascolari e respiratorie, nascite pre-termine, aborti
spontanei, malformazioni fetali), per di più coerenti con altre segnalazioni
emerse in letteratura: il che rappresenta un preciso segnale di allarme circa
l’esistenza di ricadute negative sulla salute delle popolazioni esposte. [...]
Il Comitato Scientifico di Moniter, fa presente che d’accordo con le
conclusioni della conferenza OMS Europa sullo smaltimento dei rifiuti (Roma
2007), … la segnalazione di effetti avversi nella vicinanza di discariche ed
inceneritori dovrebbe ispirare a un approccio di precauzione a proposito della
creazione di nuovi impianti, tenuto conto che la mancata dimostrazione di
effetti a lungo termine non significa dimostrazione di rischio zero” e che
“siamo in presenza di altri fattori di pressione ambientale sulla popolazione,
trovandoci all’interno della Pianura Padana, uno dei territori più inquinati del
pianeta". Conclude ISDE: "Non possiamo che unirci all’appello del Comitato
Scientifico, chiedendo per parte nostra che la rigorosa applicazione del
Principio di Precauzione porti al definitivo abbandono dell’incenerimento dei
rifiuti, da sostituire, in linea con le più recenti indicazioni dell’Unione
Europea, con pratiche vantaggiose sul piano economico e meno impattanti
sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni direttamente e indirettamente
esposte, quali il riciclo dei materiali e il recupero integrale di materia con
tecnologie a freddo".
In un breve articolo sul
British Medical Journal (BMJ), Ray Moynihan
esplora
i primi tentativi per un sistema sanitario a bassa emissione di carbonio.
Partendo dall’esperienza di un musicista che, dopo un trapianto di rene, ha
intrapreso iniziative miranti alla riduzione dell’usa e getta in medicina,
l’autore riporta alcune esperienze di sanità più sostenibile attraverso un uso
più efficiente delle risorse ed il riciclo dei materiali.
Il settore sanitario contribuisce notevolmente
all’emissione di carbonio in atmosfera. In Inghilterra, per esempio, il Servizio
Sanitario Nazionale contribuisce per circa un quarto di tutte le emissioni del
settore pubblico ed esistono piani per ridurre queste emissioni di oltre l'80%
in 40 anni. Gli interventi devono mirare a ridurre il consumo di energia, a
razionalizzare viaggi e trasporti, a diminuire l’uso di farmaci ed altri
materiali, a migliorare e rendere più efficienti gli acquisti, oltre che ad
agire su sprechi generici come sono quelli di carta, acqua e cibo. Al recente
vertice straordinario di Durban, Sud Africa, su clima e salute, una coalizione
di oltre 500 organizzazioni non governative in più di 50 paesi ha presentato una
road map, per ospedali e sistemi sanitari per ridurre le emissioni di carbonio e
rendere più “verde” la medicina. L'approccio, ben rappresentato dallo slogan "meno è meglio",
è stato ben accolto dalle autorità sanitarie di tutto il mondo, compreso il
Regno Unito. Le misure prese in questa direzione, però, devono essere sottoposte
a rigorosa valutazione, e qualcosa si sta iniziando a fare in questo senso. A
complicare i primi tentativi di cambiamento, è il fatto che i nostri indicatori
di successo economico non tengono ancora conto delle conseguenze inutili e
dannose dell’attività economica. Nel modello tradizionale basato sul PIL,
l'escalation senza fine dei costi dell'assistenza sanitaria sembra essere parte
di una sana crescita economica, anche se include una grande quantità di sprechi
per cure inefficaci e inutili. Ci si sforza per trovare nuovi indicatori di
prosperità e di benessere umano in grado di distinguere tra attività economiche
sane e malate, ma tali sforzi sono ancora nella loro infanzia.
Nuovi indicatori si sono rivelati ostinatamente difficili da trovare.
"Se siete razionalisti e non
credete ai fantasmi è venuto il tempo di ricredervi. I fantasmi esistono e danno
segno di sè, ma non come li immaginate, trascinando pesanti catene in bui
corridoi, o nascondendosi sotto bianchi lenzuoli, ora scrivono. Articoli
scientifici! E' incredibile! e sembra che seguano anche regole ferree, una sorta
di good practice per le creature ultraterrene, cioè scrivono ma, rigorosamente,
non firmano. Fanno firmare ad umani professori, che si ritrovano tra le mani brillanti testi scientifici, pieni di dati ottimistici a favore di farmaci
terreni, sono loro a firmare, ma se glielo domandate vi risponderanno che tutto
è avvenuto a loro insaputa". Vittorio Fontana introduce così il
suo commento a un articolo del British Medical Journal (BMJ) sugli autori
fantasma che - a quanto pare - infestano tanta parte di ciò che leggiamo sulle
più autorevoli riviste di medicina. Il fenomeno del ghostwriting ha radici
lontane, se ne trovano esempi fin dagli anni '30, ma con il tempo si è
strutturato come una vera e propria industria delle pubblicazioni mediche.
E non basta certo dichiararlo
per risolvere il problema. Secondo Alastair Matheson, accademico e consulente
indipendente con una grande esperienza del mondo dell'industria,
alcuni sostengono che il ghostwriting esiste solo se non è
dichiarato, così basta inserire una nota a piè di pagina e il gioco è fatto, ma
questa è solo una (pietosa) bugia o una (gigantesca) ingenuità
perchè non modifica in alcun modo il fatto che l'articolo sia stato concepito e
sviluppato principalmente per rispondere a un interesse commerciale.
Paul Thacker, già collaboratore di
Charles Grassley, senatore dell'Iowa, che si occupa di ricerca nel campo dei
conflitti di interessi in medicina dichiara che
il
ghostwriting è pernicioso perchè
spaccia il marketing per scienza, e insiste: questa pratica mina la
scienza alle sue fondamenta.
In medicina si deve spesso decidere
nell'incertezza dei risultati. La ricerca scientifica si adopera per ridurre al
minimo tale incertezza attraverso studi clinici che, una volta pubblicati,
aiuteranno a prendere decisioni più consapevoli. Purtroppo esistono studi
clinici, anche ben condotti, che non vengono resi noti alla comunità
scientifica, per svariate ragioni, magari perché potrebbero nuocere allo sponsor
della ricerca in termini di vendite. In altri casi gli studi vengono pubblicati
ma non integralmente. I dati perduti sul danno provocato da alcuni farmaci
potrebbero tradursi in pericolo per i pazienti, come all'opposto dati di
efficacia non pubblicati potrebbero comportare costi aggiuntivi per il sistema
sanitario. Coloro che deliberatamente nascondono i risultati di un esperimento
scientifico violano il loro codice etico nei confronti dei partecipanti allo
studio. Apre così un editoriale del BMJ sul primo numero del 2012, che
passa poi in rassegna undici articoli sull'argomento.
Cercando le evidenze non pubblicate che
riguardano 9 farmaci approvati da FDA (Food and drug administration, l’agenzia
di controllo dei farmaci e degli alimenti USA) tra il 2001 e 2002 solo in tre
casi su 41 (7%) i risultati non cambiavano. Nei casi rimanenti l'efficacia dei
farmaci testati era modificata, inferiore (19/41) o superiore ( 19/41) in eguale
misura. Il risultato è che che le evidenze saranno alterate. Vengono poi citati
diversi casi di mancata pubblicazione, che non inducono certo all'ottimismo.
Una revisione sistematica che si rispetti,
scrive Tom Jefferson, non può prescindere dall'accesso a tutti i dati sensibili
dei singoli studi. Per questo sarebbe utile un database ad hoc, gestito magari
dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), dove tutti i trial condotti
sull'uomo possano essere condivisi dalla comunità scientifica. Nel contempo
tutti i ricercatori che contravvenissero alle regole della trasparenza dei dati
dovrebbero subire un'azione disciplinare da parte delle loro organizzazioni
professionali. Sono passati più di vent'anni da quando Chalmers stigmatizzava su
JAMA il problema della mancata pubblicazione dei dati degli studi medici,
ogni ritardo è certamente causa di danno alla salute, e alla ricerca scientifica
in generale. E' tempo che le
organizzazioni professionali si dotino di strumenti efficaci a sanzionare chi
nasconde i dati, un fenomeno questo che va considerato alla stregua di una grave
violazione del codice etico della ricerca. I trial desasparacidos devono
tornare ad essere disponibili alla comunità scientifica.
Il 4 dicembre 2011 l’autorevole quotidiano
economico italiano “Il Sole 24 Ore” usciva con un titolo stupefacente “DSM: la
rivolta dei medici”. Ciò che stupiva non era tanto la notizia dell’ennesima
categoria in agitazione quanto il fatto che, questa volta, l’insurrezione di cui
si dava conto non è contro qualche limitazione a qualche “guarentigia”
professionale ma contro la nuova versione del sistema diagnostico più utilizzato
in psichiatria nell’ultimo mezzo secolo. E, ciliegina sulla torta, è
risolutamente guidata da uno dei suoi padri: lo psichiatra americano Allen
Frances, già coordinatore del DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei
Disturbi Mentali), la versione attualmente in uso. Il motivo di questa singolare
presa di posizione può essere così sintetizzato: il DSM-5, che dovrebbe essere
licenziato nel 2013, “inventa” troppe malattie ed espone milioni di persone al
rischio di essere non solo etichettate come “disturbate mentali” ma, visto il
viraggio verso una interpretazione esclusivamente neurobiologica del disagio
psichico, anche a quello di essere inutilmente trattate con farmaci non privi di
effetti collaterali. A questo proposito occorre ricordare che il sistema DSM,
acronimo di “Diagnostic Statistical Manual” è nato nel 1952, per iniziativa
della American Psychiatric Association (APA) perché, a differenza di quanto
avviene in tutte le altre specialità mediche, le “malattie” psichiatriche non
solo non hanno alcun riscontro oggettivo ma l’interpretazione dei loro
“sintomi”, consistenti solo in pensieri e comportamenti, dipende spesso
dall’opinione che la maggioranza ha di ciò che è “normale” in quel tempo e in
quel luogo. Il DSM cercava di superare le
diatribe scientifico-ideologiche che dividevano le varie correnti della
psichiatria attraverso un sistema diagnostico descrittivo, basato cioè sulla
presenza o assenza di determinati criteri osservabili indipendentemente dalla
teoria di riferimento. Con il tempo, però, il numero dei “disturbi mentali” si è
dilatato in maniera direttamente proporzionale all’espansione degli investimenti
nel settore della psicofarmacologia e, secondo alcuni critici, anche alle sempre
più strette relazioni economiche degli psichiatri con le aziende produttrici.
Così, oltre ad Allen Frances, anche la Society for Humanistic Psychology con
altre 45 associazioni scientifiche o professionali ha ritenuto di doversi
muovere e ha redatto una lettera aperta all’APA in cui esprime le sue
perplessità.
Secondo quanto riferito da El Pais, il 3 gennaio
scorso un giudice argentino ha comminato una multa complessiva di 179.000 euro
alla GlaxoSMithKline e a due medici responsabili di una sperimentazione svolta
in quel paese. "Tra il 2007 e il 2008, quattordici bambini di famiglie povere
sono morti in Argentina - scrive Alejandro Rebossio su El Pais - dopo aver
partecipato alla sperimentazione di un vaccino contro la polmonite e l’otite
acuta del laboratorio britannico
GlaxoSmithKline. Non si sono trovate prove che i
decessi avessero a che fare con la vaccinazione ma, in seguito alla
pubblicizzazione dei casi, si scoprì che erano state commesse irregolarità
nell’ottenimento del consenso dei genitori alla somministrazione del vaccino ai
figli. Il giudice ha confermato che
alcuni consensi furono dati da genitori minorenni, nonni che non erano
autorizzati a darli, parenti analfabeti o, in un caso, da una madre psicotica
della quale non era stata valutata la capacità di intendere e volere. Si è anche
rilevato - prosegue Rebossio - che il vaccino è stato somministrato senza che si
indagassero i precedenti clinici dei bambini. Gli ispettori del Ministero hanno
riscontrato inoltre mancanze nella rilevazione e adeguata registrazione
delle reazioni avverse al vaccino. [...]
Il laboratorio [la GlaxoSMithKline]
ha annunciato che si
appellerà al verdetto perchè ritiene che i test siano stati condotti secondo i
più alti standard etici e scientifici internazionali e tenendo conto delle
leggi e i costumi del paese”.
"Giù le mani dall'acqua e dalla democrazia!" dice
l'appello del Forum italiano dei movimenti per l'acqua e spiega: "A
questa straordinaria
esperienza di democrazia
il precedente governo ha risposto con un attacco diretto al voto referendario,
riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio
idrico integrato. Adesso, utilizzando come
espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il
governo guidato da Mario Monti
si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto
quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente
anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a
livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni
addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo
l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano,
schiacciare ogni voce critica rispetto all'egemonia delle leggi di mercato ed
evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo. L’acqua non è una merce, ma un
bene comune
che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e
tanto meno può essere affidata in gestione al mercato".
[continua]
Alex Zanotelli, tra i primi promotori delle
campagne per salvare l'acqua pubblica, lancia anche lui un appello perchè venga
rispettato il referendum vinto grazie al voto di 27 milioni di cittadini
italiani. "Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri -
dice Zanotelli - , ma mai, mai ci saremmo aspettati che un governo, cosiddetto
tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua, la Madre di tutta la vita
sul pianeta". [continua]
- software gestionali per medici: strumenti di marketing farmaceutico?
Nel corso degli ultimi anni il mercato dei
software gestionali per la medicina di famiglia e per la pediatria di libera
scelta ha subito un profondo cambiamento, sia per quanto riguarda le software
house oggi presenti, sia per il nuovo ruolo giocato dal marketing farmaceutico.
Si sta innanzi tutto delineando un panorama con soli due grandi competitori, la
francese Cegedim e la tedesca CompuGroup, che hanno acquisito o partecipato i
principali produttori italiani. E' poi da notare che non si tratta di software
house “pure”, ma di società multiservizio che si occupano di informazione
globale, rivolgendosi contemporaneamente a medici, industrie del farmaco,
società di pubbliche relazioni, istituzioni pubbliche. Sul n. 5 del 2011 di
Dialogo sui farmaci, Guido Giustetto ha pubblicato un'analisi accurata delle
caratteristiche di questi strumenti - che possono contenere messaggi
pubblicitari -, delle software house che li producono e, infine, delle
implicazioni che tutto ciò può avere nella pratica medica. "Non è difficile
immaginare - dice Giustetto . il groviglio di relazioni che si viene a creare e
nel quale il medico ricopre un ruolo triplo: è cliente della software house
(come utilizzatore di un programma gestionale), è suo fornitore (consapevole?
retribuito?) di dati epidemiologici e di attività (prescrizioni), è ricevente
(consenziente?) di messaggi pubblicitari mirati al suo specifico profilo
prescrittivo".
Possa la luna
ogni notte farti riposare serenamente
Possa la
pioggia lavare tutte le tue preoccupazioni
Possa la brezza
soffiare nuovo vigore dentro il tuo essere
Possa tu
camminare delicatamente nel mondo e scoprire la sua bellezza per tutti i giorni
della tua vita.
[Benedizione
Apache]
Facciamo nostri questi auguri che ci ha inviato
Gianluigi Passerini, medico di famiglia di Sondrio
- il codice sul marketing del latte artificiale
“Se le vostre vite fossero amareggiate come è la
mia vedendo giorno dopo giorno questo massacro di innocenti, derivante da
un’alimentazione inadeguata, allora credo sareste d’accordo con me nel ritenere
che la scorretta pubblicità degli alimenti per bambini debba essere punita come
la più criminale delle forme di sedizione e che quelle morti debbano essere
considerate degli omicidi” (Cicely Williams, Assemblea Mondiale della Sanità, 1939). “Chi fa pubblicità al latte
artificiale che intenzionalmente mina la fiducia delle donne nell’allattamento
materno, non deve essere considerato un abile imprenditore che sta facendo il
suo lavoro, ma come un violatore della peggior specie dei diritti umani”
(Stephen Lewis, Direttore Esecutivo Unicef, 1999). Inizia così l'articolo di
Sergio Conti Nibali sul n. 5 del 2011 di Quaderni acp. Queste due frasi, pronunciate a 60 anni di distanza l’una
dall’altra, probabilmente possono essere considerate attuali, nonostante
siano oggi molto più forti i regolamenti e le leggi che pongono limiti alla
pubblicità dei sostituti del latte materno". Innanzi tutto il Codice Internazionale
sulla Commercializzazione dei sostituti
del latte materno che viene però in gran parte disatteso. "Le compagnie
- spiega Conti Nibali - sanno bene come arrivare alle mamme e
ai bambini attraverso i mass media, sconti, spazi speciali nei negozi, che poi realizzano mostre, omaggi, T-shirts, poster; oppure fornendo equipaggiamento, donazioni,
poster, infrastrutture agli ospedali che, in cambio, danno alle madri campioni
(almeno fino al decreto del 94), libretti,
omaggi; oppure dando borse di studio, viaggi, apparecchiature, letteratura,
omaggi ai medici che poi “ricambiano” (più o meno consapevolmente) dando alle
madri consigli, prescrizioni, campioni; o, ancora, offrendo soldi, servizi,
congressi, ricerca, pubblicità, pranzi, conferenze, viaggi, lezioni, letteratura
alle associazioni professionali degli operatori sanitari. Porre contrasto a
questo “sistema” collaudato, che avvinghia a doppio filo industria e operatori
sanitari e che fa del marketing un fine strumento di persuasione collettiva -
conclude Conti Nibali -, è
impresa ardua e spinosa. Ma la salute non è una merce e, come tale, va difesa;
noi medici abbiamo un compito “morale” che deriva dal nostro codice deontologico
di sostenere, promuovere e difendere la salute dei nostri assistiti; per questo
bisogna spendersi per il rispetto del Codice Internazione sulla Commercializzazione
dei sostituti del latte materno".
La revisione della Direttiva proposta dalla
Commissione Europea per informare i cittadini sui farmaci da
prescrizione, è poco convincente. "Rimane il rischio di pubblicità
diretta al consumatore" dicono ISDB (International Society of Drug
Bulletins), MiEF (Medicines
in Europe Forum) e HAI (Health Action International) nel comunicato stampa del
1° dicembre scorso dove spiegano perchè la Direttiva non comporta in realtà
alcun valore aggiunto, anzi è un pericolo per la salute pubblica e per la
sostenibilità dei sistemi sanitari. "Non risponde al bisogno dei pazienti di un
informazione affidabile, indipendente e comparativa; mantiene la confusione dei
ruoli (l'industria farmaceutica dovrebbe piuttosto riconcentrarsi sul suo ruolo
di salute pubblica, ossia quello di cercare nuovi farmaci per esigenze di salute
non ancora soddisfatte); potrebbe peggiorare la salute pubblica (un aumento del
consumo e l'uso irrazionale dei medicinali porterebbe a un aumento delle
reazioni avverse e delle interazioni tra farmaci) e portare a un’ingiustificata
crescita delle spese farmaceutiche con un impatto negativo sui sistemi
sanitari". Medicines in Europe Forum, ISDB e HAI Europe si rivolgono quindi a
tutti i Ministri della Salute dell'Unione Europea perche' continuino a rifiutare
di prendere in considerazione questa proposta legislativa. I Nograzie
condividono le valutazioni di MiEF, ISDB e HAI e si augurano che anche il
Ministro della salute italiano prenda posizione in tal senso.
- filantropia sanitaria globale e
istituzioni: come affrontare i conflitti di interesse?
L’influenza dei donatori privati sulla salute
globale sta diventando sempre più profonda e in grado di determinare grandi
trasformazioni. Un articolo pubblicato su PLoS Medicine lo scorso aprile
ha analizzato i molteplici intrecci finanziari tra le fondazioni filantropiche
coinvolte in attività per la salute - con particolare attenzione per la
Fondazione Gates - e vari tipi di industrie (Coca Cola, Kraft, Monsanto, ecc.
oltre a varie industrie del farmaco). Gli autori si pongono alcune domande
chiave: da dove vengono i soldi? Chi decide? Chi trae vantaggi dalle decisioni
prese? Ne esce un quadro poco rassicurante e il dubbio lecito di essere in
presenza di conflitti di interesse con ricadute pesanti sulla salute,
specialmente delle popolazioni più povere. Un tema emerso anche durante l'ultima
Assemblea mondiale della sanità e sul quale la discussione rimane aperta,
grazie soprattutto alle associazioni della Società Civile. Gli autori dello
studio pubblicato su PLoS, riportano alcune proposte per mitigare i
potenziali conflitti di interesse delle fondazioni: la separazione delle
funzioni di gestione degli investimenti e del consiglio di amministrazione; la
dichiarazione trasparente dei legami con aziende e degli investimenti personali
e una gestione oculata dei conflitti; la necessità di un dibattito pubblico con
le comunità locali oggetto di investimenti e programmi delle fondazioni. Ci
auguriamo che queste proposte vengano prese in seria considerazione e che si
presti la dovuta attenzione - come è stato fatto per i danni provocati dai
conflitti si interesse presenti in altri ambiti - a prevenire conseguenze
negative sulla salute pubblica di eventuali scelte fatte dalle fondazioni sulla
base di propri interessi.
- la Dichiarazione dei Diritti Umani compie 63 anni
Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite ha approvato e proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani. Fu una delle espressioni più alte di civiltà, ma è rimasta un traguardo
lontano. Oggi più che mai in tutto il mondo si chiede con forza che venga
rispettata.
La "bufala d'oro" di quest'anno è stata assegnata
a
Diederik Stapel. Il riconoscimento - ci
spiega il Maestro Sun Tzu sul blog Attentiallebufale - gli è stato conferito per
la sua pratica truffaldina di ricercatore prestidigitatore: pare che abbia
all’attivo decine e decine di articoli taroccati".
Andrew Jack, giornalista del Financial
Times, inizia il suo articolo sul British Medical Journal(BMJ)
raccontando la vicenda che vide coinvolta, nel 2009, l’industria farmaceutica
Cephalon (ora incorporata nella Teva). La ditta invitò 13 medici inglesi a
Lisbona a un congresso europeo ma l'invito non si limitò alle spese di viaggio e
soggiorno. Un documento interno alla Cephalon descrive così la serata offerta
allo staff e ai medici: “La cena fu fantastica … poi fino alle 3 di notte tra
bar e night club. Tutti gli invitati furono entusiasti, ebbero parole di elogio
per l’Effentora (fentanyl) e dichiararono che avrebbero cominciato a
prescriverlo”. In seguito
alla denuncia di un ex addetto alle vendite della Cephalon, fu avviata
un’inchiesta che portò a una reprimenda pubblica per la ditta e fornì nel
contempo un esempio delle tattiche che legano industria e medici.
Episodi come questo, insieme a molti altri ben più problematici,
a volte perseguiti penalmente, hanno portato alla creazione di codici regolatori
da parte delle aziende farmaceutiche in molte parti del mondo e alla richiesta
ai politici di atti legislativi per rendere trasparenti i rapporti tra industria
e medici. Negli USA, in seguito alle pressioni dell’opinione pubblica, è stata
approvata nel 2010 una legge (Sunshine Act) che renderà obbligatoria la
dichiarazione di tutti i pagamenti fatti ai medici dall'industria, a partire dal
2013. In Europa le pressioni in tal senso sono più limitate, ma alcune nazioni
si stanno muovendo (Danimarca, Olanda, Scozia e Francia). In
Italia il traguardo appare lontano; manca la consapevolezza dell’urgenza e della
gravità del problema. Non ci resta che augurarci di
avere al più presto un Sunshine Act per l’Europa che obblighi alla
trasparenza tutti i paesi dell’Unione. E’ vero che le condizioni che creano
conflitti di interessi, con tutte le loro possibili conseguenze, non scompaiono
dichiarandole, ma la trasparenza sarebbe un primo passo importante.
- cellulari e tumori: tra colpi di scena e conflitti di interesse
L'associazione tra uso di cellulari e insorgenza
di tumori, negata per anni, è tornata alla ribalta lo scorso mese di giugno
quando
la IARC (l'Agenzia internazionale per lo studio dei tumori che fa capo
all'Organizzazione mondiale della sanità) ha classificato le onde emesse dai
telefonini come possibili cancerogeni (si veda l'articolo di
Ernesto Burgio).
La puntata di Report (RAI3) del 27 novembre, ha ripercorso le complesse vicende
che hanno preceduto la classificazione della IARC "tra colpi di scena e
conflitti di interesse dei ricercatori coinvolti", si legge sul sito di Report.
"L'inchiesta di Sabrina Giannini svela i retroscena della scienza finanziata,
prevalentemente, dalle industrie del settore".
Al
secondo seminario sui conflitti di interesse tra medicina e industrie
farmaceutiche del Segretariato italiano degli studenti di medicina (SISM), le
presenze (oltre 70) erano più del doppio rispetto all’anno precedente, ma
l'organizzazione era, anche questa volta, estremamente sobria. "Altro
che resort a 5 stelle con sauna, beauty farm e ristoranti di lusso", scrive
Ranieri Salvadorini su Repubblica.it. "Il workshop organizzato dagli studenti
del SISM è ben lontano dalle location abituali della maggior parte dei "convegni
di formazione" per i medici, in genere sponsorizzati dalle industrie del
farmaco. Per tre giorni, a Ulignano, paesino del Senese, si è discusso in uno
stanzone che fa anche da sala mensa, si è mangiato dalla gavetta ("per non
offendere l'ambiente") e si è dormito al freddo su stoino e in sacco a pelo". Le
parole di Bruno, uno dei partecipanti, spiegano bene i principi che ispirano questi ragazzi: "Io
voglio fare il medico e lo voglio fare come lo si faceva una volta, voglio potermi prendere cura dei miei pazienti,
mi piace. Anche per questo sono qui, perché per gestire il condizionamento a cui
siamo sottoposti bisogna mettersi in rete, stare all'erta". Difendere
l’integrità della futura professione, è un impegno sentito dagli studenti di
medicina di tante parti del mondo, spesso in collegamento con gruppi di medici
mossi dal medesimo obiettivo, come spiegano su La Stampa Gianna Milano e Ranieri
Salvadorini. Dagli USA, al Canada, dall’Australia, alla Spagna, e
ora anche in Italia, dove gli studenti fanno riferimento al Centro per la Salute
internazionale (CSI) dell’Università di Bologna e ai Nograzie. "L’obiettivo del Sism, adesso, è entrare ancora più nel vivo del problema, promuovendo specifiche
azioni di pressione”. Per
Alice Fabbri, specializzanda del CSI, gli studenti possono diventare un motore
di trasformazione per un
ritorno dell’etica nella professione medica. E Cristiano Alicino,
ricercatore, conclude: «Bisogna sottrarsi all’idea che i condizionamenti di Big Pharma siano ineluttabili».
L'intervento di David Sanders alla conferenza
mondiale di Rio de Janeiro sui determinanti sociali della salute, ha ricevuto
un'ovazione e non solo da parte delle associazioni che rappresentano la società
civile. "Vi è un inaccettabile divario tra ricchi e poveri - ha dichiarato
Sanders - una donna su 10 nei paesi poveri muore di parto e il 35% delle morti
dei bambini nel mondo è dovuto alla malnutrizione.
E la malnutrizione è collegata agli
accordi per il libero commercio. I paesi del Nord sovvenzionano la propria
agricoltura esportando cibo nei paesi impoveriti e inondando i loro mercati".
Sanders ha
ricordato inoltre che l’UNICEF trasporta il Plumpy’nut (una pasta a base di arachidi)
dalla Francia in Africa per trattare la malnutrizione. Determinando così una
medicalizzazione del problema e spostando l’attenzione dal fatto che i paesi africani
importano cibo e, nello stesso tempo, vendono i loro terreni migliori alle compagnie
transnazionali. Ha poi sollevato il
problema del commercio degli operatori sanitari che emigrano dal Sud al Nord del
Mondo e che comportano, ad esempio, per gli USA un risparmio di 184.000 $ in
costi di formazione per ogni professionista importato. Un altro modo con cui il
Sud sovvenziona il Nord del mondo. E ha fatto presente la grande
influenza delle Fondazioni private che sono diventate i maggiori finanziatori
delle commissioni delle Nazioni Unite, mentre gli stati membri non le
finanziano come dovrebbero. Ha terminato
facendo presente che il People's Health Movement - di cui Sanders fa parte - ha prodotto
una Dichiarazione alternativa promossa dalla società civile che contiene 10
richieste chiare, come la Tobin tax (la tassa sulle transazioni
finanziarie). Perchè non l'hanno chiesta le Nazioni Unite?
Angelo Stefanini scrive
sul Blog Saluteinternazionale.info le sue considerazioni
a margine di un convegno militante tenutosi recentemente ad
Ankara. "Data la mole di letteratura ormai disponibile, dice
Stefanini, non c’era bisogno di partecipare a un convegno
internazionale - “Crisi del capitalismo e salute” - per
avere conferme che il capitalismo fa male alla salute. Ciò
che invece i partecipanti hanno vissuto in tre giorni di
discussioni ad Ankara, Turchia, è stata l’energia
intellettuale che scaturiva dalla percezione di far parte di
una lotta comune di cui ciascuno portava la propria
testimonianza. Dai vari interventi è apparso
chiaro il violento assalto che in questo momento storico sta
subendo la sanità di tutti i paesi, stretta tra forze che
tentano di trasformarla in una merce e tra quelle che
premono per renderla (o mantenerla) un servizio totalmente
pubblico.
Il Codice
violato è la pubblicazione quadriennale di IBFAN
Italia (IBFAN, International Baby Food Action Netwotk) che raccoglie le
violazioni registrate nel periodo di riferimento nel nostro paese, oltre a
riportare il riassunto dell'analoga versione internazionale
"Breaking the Rules, Stretching the Rules".
La versione del 2011 si può acquistare tramite il sito di IBFAN Italia dove
è visibile l'indice.
"Quali sono le fonti più qualificate per avere una
valutazione della qualità scientifica degli studi clinici randomizzati relativi
ad uno specifico farmaco? I procedimenti giudiziari che vedono coinvolte le
aziende farmaceutiche". Inizia così un articolo di Giuseppe Tibaldi su. n.
1/2011 di Dialogo sui Farmaci, che descrive come, nel corso di questi
procedimenti giudiziari, si è potuto verificare in modo accurato quale sia la
strategia delle aziende farmaceutiche nella creazione delle evidenze
scientifiche favorevoli, necessarie per la credibilità scientifica di un loro
prodotto. I due casi più significativi citati, riguardano la promozione del
rofecoxib e della sertalina. I principali attori invisibili di questo scenario
nascosto, sono gli autori fantasma (ghostwiters), gli autori ospiti (guestauthors)
e le aziende private specializzate nella promozione scientifica di un nuovo
farmaco. Inoltre le industrie farmaceutiche ottengono i risultati che vogliono
anche grazie a scelte metodologiche precise nella conduzione degli studi, che
apparentemente non ne inficiano la qualità scientifica e permettono di superare
facilmente la possibile barriera dei Comitati Etici incaricati di valutarli. Ciò
che emerge - spiega Tibaldi - è una forma di esplicita manipolazione degli studi
di efficacia che prende il nome, nel suo complesso, di “ghost management”
(gestione fantasma).
Dallo scorso mese di ottobre Un Pediatra per
Amico (UPPA), rivista per i genitori scritta e diffusa dai pediatri, ha deciso
di rinunciare alla pubblicità. Si legge sul sito di UPPA:
"Questo numero di UPPA
esce senza la "rete di protezione" della pubblicità. Tutti i giornali sostengono
una parte dei costi con la pubblicità che viene in abbondanza se si fa parte di
un gruppo editoriale, oppure se si accetta di condizionare il contenuto agli
interessi degli inserzionisti. UPPA ha scelto di essere indipendente". Ci complimentiamo con
UPPA. Una scelta sicuramente apprezzata anche dai genitori, sempre più attenti
alle possibili influenze degli interessi del mercato sulle informazioni che
riguardano la salute dei loro figli.
Le linee guida (LG) servono a standardizzare i
metodi di cura secondo le migliori e aggiornate evidenze scientifiche. Per
produrle si cercano in genere esperti di quel settore, che possono avere o aver
avuto legami economici con l'industria farmaceutica a vario titolo. Questi
conflitti di interesse (COI) creano la condizione del ‘servo di due padroni’.
Proprio per questo di recente l’Institute of Medicine ha raccomandato
l’esclusione di soggetti con COI dalla stesura di LG. Per valutare l'incidenza
del fenomeno alcuni ricercatori di università americane hanno pubblicato sul
British Medical Journal (BMJ) uno studio sulla prevalenza dei COI tra i
membri estensori di LG su diabete e dislipidemie in USA e Canada. E' risultato
che più della metà degli estensori delle LG avevano COI. Le LG sponsorizzate da
organizzazioni governative avevano in genere meno COI di quelle sostenute da
sponsor non governativi (16% vs 69%). L’articolo conclude rimarcando la notevole
influenza dell’industria farmaceutica e auspica per il futuro una produzione di
LG compilate da medici e ricercatori privi di COI, unica strada per migliorare
la qualità. L’articolo è commentato da un editoriale che invita a un cambio di
mentalità sul problema dei COI, dal momento che la legislazione da sola non ha
prodotto risultati sufficienti. Bisognerebbe stigmatizzare come inaccettabili i
COI considerandoli alla stregua del fumo in un luogo pubblico. Fino ad allora
continueremo ad essere servi di questa industria del farmaco che modella i suoi
comportamenti sull’andamento di mercato. E in Italia? Si chiede Giovanni
Peronato, facendo riferimento alle recenti
indicazioni AIFA sui farmaci per le dislipidemie
In un video della serie "La storia delle cose",
Annie Leonard racconta come le aziende abbiano convinto i cittadini a bere acqua
in bottiglia invece di quella del rubinetto. Nel filmato si parla degli enormi
consumi di acqua in bottiglia negli USA, ma anche l'Italia non scherza. L'acqua
è un diritto, vorrebbero farcelo dimenticare. Non lasciamoci ingannare!
- medici americani partecipano all'occupazione di Wall Street
Il movimento "Occupy Wall Street" (occupare Wall
Street) sta dilagando negli USA. Un post di Mattew Anderson sul Blog di Social
Medicine, informa che anche i medici di alcune associazioni e i medici del
Bronx, oltre a molti infermieri, stanno partecipando alle dimostrazioni di
protesta pacifica che si stanno svolgendo negli USA contro l'attuale sistema
economico-finanziario. "Cosa ha a che fare la salute con Wall Street?" si chiede
Matthew Anderson e la risposta in sintesi è che "se l'economia non è buona, il
popolo non sarà sano".
-
Linee Guida francesi ritirate per potenziali conflitti di interesse
Il British Medical Journal informa che, in Francia, la più
alta Corte amministrativa ha deciso il ritiro immediato di linee guida
prodotte dall'Autorità Sanitaria di quel paese, per potenziali distorsioni e
mancata dichiarazione dei conflitti di interesse da parte di alcuni autori. Il
problema era stato
sollevato da Formindep (associazione francese che promuove la formazione e
l'informazione medica indipendente) che si è rivolta alla Corte dopo il rifiuto
dell'Autorità di ritirare le linee guida sul diabete di tipo 2 e sulla malattia
di Alzheimer. L'accusa di Formindep riguardava il fatto che i
coordinatori di entrambi i gruppi di lavoro
avevano conflitti di interesse “maggiori” e 4 membri del gruppo di lavoro sul
diabete di tipo 2 non avevano presentato la dichiarazione pubblica sui conflitti
di interesse. Contravvenendo così alla legge nazionale sui conflitti di
interesse e alle regole interne della stessa Agenzia.
Il presidente dell'Autorità,
Jean-Luc Harrousseau, ha annunciato che tutte le
linee guida prodotte dal 2005 verranno riesaminate per quanto riguarda la
gestione del conflitto di interessi e, se necessario, ne verranno ritirate
altre. E in Italia? Attualmente i
conflitti di interesse di chi redige linee guida o raccomandazioni delle Agenzie nazionali
non sono accessibili.
Il Sistema Nazionale Linee Guida richiede agli esperti una
dichiarazione ma non ne pubblica i risultati. E le
regole per la gestione di eventuali conflitti di
interesse non sono note.
Un primo traguardo auspicabile
sarebbe la trasparenza.
- le nuove indicazioni dell'Agenzia del farmaco allargano l'uso delle
statine
L'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha rivisto
di recente le indicazioni per la prescrizione degli agenti ipolipemizzanti. Le
modifiche attuate comportano nei fatti un notevole allargamento della
popolazione sottoposta a prevenzione primaria con statine. Un articolo di
Alessandro Battaggia sul n. 4 di Dialogo sui farmaci
(Dsf) analizza in dettaglio le nuove indicazioni mettendone in luce le
criticità. All'articolo è correlato un editoriale di Silvio Garattini che
si chiede con quali criteri e con quali evidenze siano state realizzate le
valutazioni dell'AIFA A suo parere "L’AIFA non ha certo agito tenendo presente
la medicina basata sull’evidenza". Dsf avverte che le numerose richieste di
chiarimento pervenute all'AIFA sulle nuove indicazioni verranno sottoposte al
vaglio della la Commissione tecnico-scientifica. Ci auguriamo - per la salute
dei cittadini - che vengano modificate le tante criticità rilevate e che vengano
rese pubbliche le dichiarazioni dei conflitti di interesse dei membri della
Commissione e le regole stabilite per la loro gestione.
- summit sulle malattie croniche: tutti i nodi vengono
al pettine
La 66a assemblea delle Nazioni Unite,
svoltasi a New York il 19-20 settembre, ha dedicato al tema delle malattie non
trasmissibili (NCDs non communicable diseases) una riunione di alto livello. E'
la seconda volta, dopo L'AIDS nel 2001, che un argomento di salute entra
nell'agenda dell'ONU. I numeri dei quattro grandi killer oggetto del summit
(malattie cardiovascolari, diabete, tumori, malattie respiratorie croniche),
sono noti e sono peraltro note anche le contromisure più efficaci.
Perchè allora il documento finale sembra così
timido? Solo buoni propositi, dichiarazioni di principio, nulla di realmente
vincolante, niente obiettivi precisi e misurabili, nessuna allocazione di
risorse. Che avesse ragione Margaret Chan, direttore generale dell'OMS quando
quest'anno a Mosca ha detto: la maggior parte delle minacce nei confronti
della salute che contribuiscono alle NCDs vengono dalle corporazioni che sono
grandi ricche e potenti, guidate da interessi commerciali, e per nulla
'amichevoli' nei confronti della salute? In effetti esistono soggetti
portatori di potenti interessi che sugli stili di vita insalubri guadagnano:
industria del tabacco e dell'alcol, produttori di cibi e bevande, case
farmaceutiche, etc. Ma la domanda fondamentale è: perché i rappresentanti di
questi interessi forti siedono immancabilmente ai tavoli in cui si decide
riguardo alla
salute pubblica? Le industrie
andrebbero opportunamente coinvolte negli aspetti pratici della fase attuativa,
non come membri del gruppo che sviluppa le politiche.
E come mai tra i fattori di rischio
non risulta l'inquinamento? Una svista troppo vistosa per poter passare
inosservata. Che l'argomento sollevi interessi talmente grandi da non poter
essere neanche citato? Insomma la madre di tutte
le preoccupazioni degli osservatori più sensibili è che gli interessi privati
finiscano per prevalere sulla decisione di interventi per la salute pubblica basati
su prove di efficacia. Maledetti conflitti di interessi. Stretti tra conflitti
di interesse, i cittadini come al solito risultano schiacciati, come la recente
crisi economica dimostra.
- più di 140 organizzazioni non governative scrivono
all'ONU
In occasione del summit per le malattie croniche,
più di 140 organizzazioni non governative hanno scritto alle Nazioni Unite per
esprimere la loro preoccupazione e fare due richieste fondamentali: 1) che si
riconosca e si faccia distinzione tra le industrie, comprese le organizzazioni
no-profit coinvolte negli interessi commerciali, e le organizzazioni non
governative di pubblico interesse, entrambe attualmente comprese nella
definizione di “Società Civile”, senza distinzione; 2) che si sviluppi un
“Codice di Condotta” che stabilisca chiare regole di base per interagire con il
settore privato, gestisca i conflitti di interesse e faccia distinzione tra lo
sviluppo delle politiche e un coinvolgimento appropriato nell’attuazione.
Tony Delamothe, vice-direttore del British Medical Journal (BMJ),
dopo la conclusione del summit delle Nazioni Unite sulle malattie croniche
del 19 e 20 settembre a New York,
ha scritto una lettera a un ministro della salute immaginario. "Lei
sa già che le malattie cardiache, polmonari, i tumori e il diabete, messe
insieme uccidono metà della popolazione del suo paese", esordisce Delamothe
interpellando il Ministro. "Il summit riconosce che la prevenzione è la pietra
miliare delle risposte alle malattie croniche. Quindi cosa deciderà di fare per
i fattori di rischio messi in luce dal summit: uso di tabacco, dieta non
salutare, mancanza di attività fisica e abuso di alcol?".
Con una serie di esempi inequivocabili, Dealmothe dimostra al Ministro che gli strumenti
più efficaci per modificare comportamenti rischiosi e prevenire le malattie croniche
oggetto del summit, sono la
legislazione, i regolamenti e le tassazione. Mentre
l'industria vorrebbe che le misure da prendere fossero volontarie. E conclude la
lettera dicendo: "La
dichiarazione del summit che anche lei ha firmato sarebbe
stata molto più onerosa se le politiche e gli obiettivi concordati da paesi come
il suo non fossero stati sistematicamente 'cancellati, diluiti e abbassati di livello' come hanno lamentato il mese scorso al segretariato generale delle
Nazioni Unite, le associazioni per le 4 malattie in discussione. Ma
non c’è niente che le impedisca di agire secondo le evidenze accumulate".
Il presidente della Federazione nazionale degli
Ordini dei medici ha risposto alla nostra lettera aperta che chiedeva di fare
chiarezza sulla denuncia di coinvolgimento di un medico nelle vicende
inquietanti di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001. Ringraziamo
pubblicamente il dr. Amedeo Bianco per l'attenzione e per l'informazione
trasparente. Ci auguriamo che si riesca a fare luce al più presto su quanto
accaduto.
I Medici di Vienna hanno formulato 10 richieste
rivolte ai media e ai
politici su telefoni mobili e wi-fi. Il documento sta girando attraverso varie
associazioni europee, tra le quali
A.P.P.L.E.
(Associazione per la
Prevenzione e la Lotta all'Elettrosmog) che è impegnata da tempo in Italia in
diverse azioni di informazione sul tema con particolare attenzione alle scuole.
Una saga durata 33 anni.
Tra i 500 e i 2.000 cittadini francesi
sono morti (e molti di piu si sono ammalati) di valvulopatia cardiaca in seguito
all’assunzione tra il 1976 e il 2009 di benfluorex, un farmaco anoressizzante
travestito da adiuvante glicometabolico per soggetti diabetici. La storia di
come ciò sia potuto accadere è ignobile, come tutte le storie che fanno
prevalere sul diritto alla salute delle persone gli interessi economici di
qualcuno, in questo caso quelli dei laboratori Servier, secondo gruppo
farmaceutico francese. Questa la premessa all'articolo pubblicato
sul n. 3/2011 di Dialogo sui Farmaci.
Su Saluteinternazionale.info Guido Giustetto aggiunge
altre notizie
interessanti su "come le strategie di
marketing, la promozione e la lobby, siano riuscite a tenere in commercio per
più di 30 anni un farmaco (e venderne oltre 145 milioni di confezioni a più di 2
milioni di pazienti) che fin dall'inizio della sua commercializzazione
presentava evidenti elementi di pericolosità per la salute".
Un altro
particolare singolare è la censura del sottotitolo del libro di Irène Frachon,
medico francese che ha vissuto in prima persona la vicenda del benfuorex
(commercializzato in Francia come Mediator) nella tenace difesa della salute dei
suoi pazienti. Al libro intitolato "Mediator 150 mg. Combient de morts?" (Quanti
morti?) – spiega
la rivista
Préscrire- è stato
censurato il sottotitolo "Quanti morti?".
- la ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business
Più di 100 organizzazioni di ricerca e della
società civile (compresi i Nograzie) hanno mandato una lettera aperta alla
Commissione Europea in merito alle strategie per il finanziamento della ricerca
proposte per il periodo 2014-2020. Questa lettera è ora aperta alle adesioni
individuali.
- i dispositivi medici in Europa - il prezzo che la salute paga
all'innovazione
Apparecchiature per aerosol e la ventilazione
assistita, apparecchiature per la chirurgia e la dialisi, pacemaker e valvole
cardiache, cateteri e sonde, ma anche profilattici e impianti dentali. Questi e
molti altri, oltre 200.000 nella sola Europa, sono i dispositivi medici,
regolamentati dalla Direttiva CEE 93/42. Questa permette, secondo John Wilkinson, direttore
dell’associazione dell’industria Europea dei dispositivi medici, “il più
rapido accesso alla tecnologia medica assicurando i più alti standard di
sicurezza”. Ma se le condizioni sono favorevoli per l’industria, non tutti
sono d’accordo che ciò sia altrettanto vero per i pazienti. Il dibattito su come
garantire innovazione e sicurezza si svolge all’interno delle commissioni
europee, ma una serie di articoli recentemente pubblicati sul British Medical
Journal cerca di fare luce sul problema. E si impara ad esempio che per una protesi dell'anca, il ritiro dal commercio è
avvenuto solo dopo anni in cui l’azienda ha negato che le protesi fossero causa
di dolore e invalidità nei pazienti. A posteriori sembra che le parti metalliche
rilasciate dall’usura della protesi siano la causa della reazione che distrugge
i tessuti molli periarticolari. Inoltre, in alcuni pazienti, i metalli di cui la
protesi è fatta – ioni cromo e cobalto – venivano rilasciati nel sangue e nel liquido
cefalorachidiano dei pazienti. Questa vicenda mostra il potere delle
aziende nel decidere del destino dei loro dispositivi e al contrario la
debolezza delle agenzie regolatorie in Europa. E’ necessario disegnare un nuovo
equilibrio per creare un ambiente regolatorio che incoraggi la progettazione e
la diffusione di dispositivi medici e provveda uno standard di sicurezza tale
per cui chi usa il dispositivo sia sicuro che è stato adeguatamente esaminato.
- indicatori surrogati di malattia sotto inchiesta:
correlazioni incerte, conseguenze fatali
Viviamo in un'epoca in cui la medicina é pervasa
da numeri, afferma Moynhian in uno dei suoi consueti articoli sul BMJ.
Sono i marcatori surrogati e misurano il livello del rischio individuale di
contrarre una certa malattia. Una persona sana può essere dichiarata malata
(almeno potenzialmente) se non ha i ‘numeri giusti’. Le malattie principali
della nostra epoca, infarto, ictus, diabete, fratture ossee, vengono per così
dire scambiate con numeri che indicano rispettivamente i livelli di colesterolo,
pressione arteriosa, glicemia, densità minerale ossea. Questi numeri devono
sottostare a un limite artificiosamente imposto da comitati di 'esperti', in
caso contrario si diventa bisognosi di intervento farmacologico. In questo modo
il significato originale di prevenzione si é gradualmente perduto, scambiando i
fattori di rischio con le malattie e gli obiettivi centrati sul paziente
(aumentata sopravvivenza) con quelli centrati su parametri biologici
(raggiungimento di un target numerico). Esistono numerosi e tragici esempi di
come perseguendo il miglioramento di un marker surrogato non si siano ottenuti i
risultati attesi, in molti casi giungendo al paradosso di aumentare la
mortalità. E' tempo di rivedere questo
sistema che scambia le malattie con i loro marcatori surrogati. Si é arrivati a
una eccessiva semplificazione della patogenesi delle malattie, anche sulla
spinta di studi sponsorizzati dall'Industria del farmaco. I benefici paventati
dai risultati degli studi potrebbero in realtà essere 'artefatti', letteralmente
creati ad arte (dallo sponsor). E' ora di insegnare nuovamente agli studenti di
medicina ad occuparsi della salute delle persone e non solo dei loro marcatori
biologici, dice G. Guyatt, docente alla McMaster University e di chiederci -
conclude Moynhian - se non esista un modello nuovo e più sano di medicina basato
su sistemi meno costosi e pericolosi per ridurre le sofferenze umane.
- dati di prescrizione e promozione dei farmaci negli USA
Nei mesi scorsi negli USA si è
discusso sulla possibilità che gli Stati regolamentino (nei fatti impediscano)
la vendita da parte delle farmacie dei dati di prescrizione dei singoli medici
all'industria farmaceutica che li utilizza per rendere più efficaci e
individualizzati gli incontri dei loro rappresentanti con i medici stessi. La
legge del Vermont che andava in questa direzione è stata cassata dalla Corte
Suprema, che si é appellata al diritto di parola, sancito dal primo emendamento
della Costituzione. Questa sentenza ha privilegiato la difesa di un mero fatto
commerciale, volto a influenzare le prescrizioni dei medici, rispetto alla
privacy di medico e paziente e alla tutela di un'informazione non menzognera e
fuorviante. La sentenza apre peraltro inedite strade alla possibilità di
deregulation su temi altamente sensibili come quelli normati dalla FDA, per
esempio sulla pubblicità dell'uso off label (fuori delle indicazioni
autorizzate) dei farmaci. In Italia, per fortuna e per ora, vige il divieto per
le farmacie di fornire ai rappresentanti farmaceutici, definiti Informatori
Scientifici del Farmaco (ISF), notizie sulle abitudini prescrittive dei medici,
come stabilito dai regolamenti regionali, basati sulle linee Guida di
regolamento regionale dell’informazione scientifica sul farmaco. Guido Giustetto
ha scritto una sintesi dei contenuti di tre articoli pubblicati sul
New England Journal of Medicine sulle limitazioni proposte
negli USA e le contestazioni della Corte Suprema.
Nell’articolo “G8 di Genova. Il medico di Bolzaneto ha fatto carriera”
pubblicato sul Fatto quotidiano del 13 luglio, si riferisce che un medico
coinvolto nelle vicende di Genova 2001, è uscito dal processo solo grazie alla
prescrizione e secondo la Corte d’Appello “anziché lenire la sofferenza delle
vittime di altri reati, l’aggravò, agendo con particolare crudeltà su chi inerme
e ferito, non era in grado di opporre alcuna difesa”.
Inoltre si denuncia che non
sia stato sanzionato in alcun modo, anzi premiato.
Abbiamo scritto una lettera
aperta al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici Amedeo
Bianco, per chiedergli di fare luce sull’accaduto. Il
Codice Deontologico è molto chiaro: “dovere del medico è la tutela della
vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza
nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza
distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di
condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali
che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
E’ stata
annunciata l’uscita imminente del film di Daniele Vicari “Diaz, non lavate questo
sangue”, che ricostruisce gli eventi drammatici del G8 di Genova 2001
nella scuola Diaz. “Racconto
qualcosa che non avrebbe dovuto accadere – dice Vicari - e temo che possa
succedere ancora, perché nessuno delle istituzioni ha avuto il coraggio non dico
di chiedere scusa ma almeno di fare davvero chiarezza sui fatti”. Amnesty
International ha definito quei fatti “la più grave sospensione dei diritti
democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Siamo
anche noi insieme ai tanti che non vogliono dimenticare e chiedono che sia fatta
luce su quanto accaduto.
- malattie croniche: un progetto apparentemente virtuoso
Sul
British Medical Journal del 9 luglio Iona Heath (presidente del Royal
College dei Medici di famiglia britannici) critica il piano per le malattie
croniche proposto dalla Non-Communicable Diseases Alliance, che sarà
discusso il 19 e 20 settembre a New York in un summit con le Nazioni Unite. Le
preoccupazioni della Heath sono principalmente due. La prima è la necessità di
distinguere tra morte precoce/evitabile o meno. La NDC Alliance afferma
che “le NCDs contribuiscono in larga misura alla mortalità globale”. Ma non è
esattamente così. In Europa l’81,2% degli uomini e il 90,4% delle donne muoiono
per una malattia cronica; in Africa solo il 24% degli uomini e il 25,8% delle
donne. Quando la gente è messa in condizione di arrivare alla vecchiaia, allora
si – afferma la Heath – che morirà per una malattia cronica. Gli sforzi
andrebbero concentrati piuttosto sulla mortalità precoce/evitabile con un
efficace e tempestivo sistema di cure. La seconda preoccupazione è il
riferimento a valori pressori >140/90 mmHg o concentrazioni di colesterolo >5,2
mmol/L. Queste soglie inopportune - dichiara la Heath - hanno già prodotto una
medicalizzazione senza precedenti nei paesi ricchi e hanno fatto sprecare
imponenti quantità di risorse sanitarie. Sarebbe una vera tragedia se queste
soglie venissero utilizzate anche nei paesi poveri. Lo stesso problema si
estende aiprogrammi
di screening tumorali. Le evidenze dimostrano rischi crescenti di eccessi di
diagnosi (falsi positivi). La NCDs Alliance ha pubblicato un documento
per “una prevenzione su larga scala, diagnosi precoce e programmi di screening
per le popolazioni a rischio per NCDs”. Come mai? Secondo la Heat l’indizio deve
essere ricercato nel suo “Gruppo di Supporters”: Roche, Medtronic,
Sanofi-Aventis, Novo Nordisk, Takeda, Eli Lilly, Johnson & Johnson e Pfizer;
queste aziende avrebbero un enorme profitto se screening inappropriati fossero
implementati in ogni parte della terra! Come non condividere le preoccupazioni
di Iona Heath?
All’interno del movimento della Decrescita Felice è nato il progetto Medici
per la decrescita. Partendo dai principi della teoria economica della Decrescita,
propongono un uso appropriato dei farmaci e puntano sulla prevenzione attraverso
stili di vita "decrescenti"; si impegnano a non medicalizzare eccessivamente
eventi naturali (come gravidanza, menopausa, vecchiaia, ecc.); privilegiano un
approccio olistico mirato al paziente piuttosto che alla malattia e il lavoro in
equipe per favorire il confronto anche interdisciplinare. Hanno particolare
attenzione alla salute in rapporto all'ambiente e, anche per questo aspetto, si
rifanno ai principi della Decrescita. Tra
i criteri per aderire al progetto, è compresa l’adesione (opzionale)
alle regole dei Nograzie. Salutiamo con gioia la nascita di questo nuovo
gruppo coordinato da un giovane medico di Aosta, Jean-Louis Aillon.
Per una medicina "sobria, rispettosa e giusta",
così definiscono gli obiettivi di Slow medicine i suoi fondatori che l'hanno
presentata il 29 giugno a Ferrara. Un'idea di Andrea Gardini, da sempre
impegnato sul fronte della valutazione della qualità dell'assistenza sanitaria,
che ha ripreso il termine (Slow medicine) coniato da alcuni medici stranieri.
L'Istituto Change, con Giorgio Bert e Silvana Quadrino, è co-fondatore
dell'Associazione. La proposta si rifà ad alcuni degli strumenti più
condivisibili messi a punto negli scorsi decenni, come la medicina basata sulle
evidenze e la medicina narrativa. Sottolinea inoltre l'importanza di buone
pratiche comunicative e il concetto tanto caro a molti di noi del "far meglio
con meno". Per ora si tratta di una rete di idee in movimento, dicono i
fondatori. Ne seguiremo con interesse le future evoluzioni.
Dopo giorni di prime pagine dei quotidiani e
aperture dei telegiornali, il dramma di Fukushima è stato rimosso dalla nostra
attenzione. Ma la comunità scientifica indipendente ci informa che la situazione
è tutt'altro che tranquillizzante. Tracce di Cesio radioattivo sono state
riscontrate in 15 persone residenti al di fuori della no-entry zone, oltre 40 Km
dalla centrale nucleare. Normalmente - dice Ernesto Burgio, direttore
scientifico di ISDE, Medici per l'ambiente - in caso di incidente quello che si
va a verificare la cosiddetta esposizione (irradiazione) "esterna" mentre il
dato veramente significativo è la contaminazione "interna" per via inalatoria,
ma soprattutto per via alimentare. Il Cesio 137 si fissa nei muscoli e nel
sistema nervoso centrale. Il suo ritrovamento è l'indicatore chiave di una
contaminazione attraverso la catena alimentare. Il Cesio ha un'emivita di 30
anni e quindi rimane nelle catene alimentari per diversi decenni. Le quantità
riscontrate nelle urine di queste persone sono superiori a quelle considerate
ammissibili in un anno. Certo il campione è piccolo ma è stato raccolto in modo
casuale (random) in persone che vivevano a grande distanza di spazio una
dall'altra. Questo potrebbe significare che il problema riguarda un numero assai
elevato di persone e che la loro esposizione è stata molto superiore a quanto
riferito finora. Il Cesio si fissa nei tessuti anche degli animali e gli
alimenti possono contenere una piccola fonte radioattiva che rimane attiva per
decenni. Cosa significherà per il futuro che le catene alimentari e i fondali
marini siano stati contaminati? Sarà un problema da valutare nei prossimi
decenni, non è allarmistico affermare che la contaminazione sia potenzialmente
globale. Speriamo che ci sia la volontà di monitorare questo dato tanto
importante. I modelli di esposizione al rischio che continuano ad essere
adottati, sono vecchi di 40 anni e non sono più validi. Il vero problema è
l'esposizione a piccole dosi quotidiane di radionuclidi che si fissano nei
tessuti, passano attraverso la catena alimentare e addirittura attraverso la
placenta e raggiungono l'embrione e il feto determinando patologie nei bambini
che si manifestano magari 20 anni dopo. Questa è la vera dimensione del
discorso, conclude Burgio.
"Il conflitto d’interesse raggiunge in Italia
vette irraggiungibili. Ma il nostro non è certo l’unico luogo sulla terra dove
si manifesta. Come meravigliarsi se a volte, nel settore salute, le politiche
sembrano privilegiare gli interessi di pochi più che i diritti di molti.", dice
Adriano Cattaneo sul blog
Saluteinternazionale.info. E fa una lista, in ordine alfabetico di alcuni
funzionari di alto livello di agenzie internazionali che alla fine del loro
mandato sono passati armi e bagagli al servizio di multinazionali e altre
imprese private. Una pratica sempre più diffusa: questi funzionari di
alto livello sono in possesso di informazioni sensibili e confidenziali che
potrebbero essere molto utili al settore privato per definire nuove politiche e
strategie commerciali. Non meraviglia che ci sia una corsa per accaparrarseli.
La lista è sicuramente incompleta, e manca una lista nazionale.
Pare che Michael
Sandel, professore di filosofia politica dell’Università di Harvard,
stia infiammando i giovani di tante parti del mondo. Le sue lezioni sulla giustizia sollevano interrogativi etici su svariati
temi d’attualità, intrecciando le teorie dei filosofi classici con la vita
contemporanea. “Qual è la cosa giusta da fare?” chiede Sandel ai suoi studenti
per ogni situazione concreta proposta alla discussione. Oltre alle
sollecitazioni di Sandel, è particolarmente interessante ascoltare cosa dicono
gli studenti.
L'ultimo documentario di Erwin Wagenhofer, Let's make money
(facciamo soldi), descrive i retroscena dell'"industria della
finanza" attraverso interviste a esperti del settore di vari paesi del mondo.
Una
storia che parte da lontano, dagli anni '70, con le azioni sostenute dal Fondo
Monetario Internazionale e la Banca Mondiale: deregolamentare i mercati
finanziari mondiali e la circolazione delle merci, indebolire gli Stati per ridurre
la loro capacità di proteggere i cittadini ed esigere la privatizzazione delle
industrie di Stato per poterle svendere a investitori esterni. I risultati
drammatici di queste azioni sono ormai sotto gli occhi di tutti. Se continueremo
su questa strada - dichiara Hermann Sheer membro del Bundestag tedesco -
ciò che è successo con la seconda guerra
mondiale si ripeterà sotto un'altra forma. A pagare - conclude Sheer - sono
sempre i comuni cittadini, i "piccoli", coloro che non hanno alcun potere e influenza. A meno che non si
organizzino per rappresentare i loro interessi con abbastanza forza per fermare
questo processo.
Un articolo di Nicoletta Dentico sul Manifesto,
spiega con chiarezza la grave situazione in cui si trova l'Agenzia creata per
difendere la salute a livello mondiale. La questione è piombata al centro
dell'arena negoziale già all'inizio dell'anno - dice Dentico - durante una
riunione del Comitato esecutivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms),
quando la direttrice Margaret Chan ha preso in contropiede i 193 stati membri
annunciando il proposito di imbarcarsi in una consistente ristrutturazione
dell'agenzia. Con raro coraggio, secondo alcuni; con la sola (e meno nobile)
intenzione di blindare la propria candidatura a un secondo mandato, secondo
molti altri. Tant'è. La decisione di riformare la agenzia delle Nazioni Unite ha
dominato incontrastata la discussione all'annuale Assemblea Mondiale della
Sanità lo scorso maggio, agitando non poco gli animi della comunità impegnata in
salute pubblica e conquistandosi le prime pagine della stampa internazionale. Si
tratta di un passaggio storico per l'Oms, lo snodo più critico dai tempi della
sua fondazione nel 1948. L'Oms è malata, i sintomi sono numerosi e anche gravi,
ed emergono dai commenti di alcuni funzionari ai più alti livelli: assenza di
visione sul proprio ruolo, mancanza di coraggio e di leadership, scarsa
trasparenza, un'immagine pesantemente ammaccata negli ultimi anni dai ricorrenti
episodi di commistione con l'industria farmaceutica (ad esempio nella gestione
della influenza A e della H1N1, e nella scelta degli esperti di un gruppo di
lavoro per l'innovazione medica). L'indipendenza dell'Oms è messa in dubbio
dall'interno, laddove si riconosce che - sempre più spesso - la competenza
tecnica dell'organizzazione deve essere negoziata politicamente con gli
interessi degli stati, con esiti talvolta disarmanti. [continua]
Chi stabilisce i confini tra ciò che è da
considerare normale, a rischio o patologico? E come avviene questo delicato
processo? Ray Moynhian, giornalista e docente universitario australiano,
analizza la situazione sulle pagine del British Medical Journal (BMJ) e
si chiede come sostituire le attuali commissioni di esperti pieni di conflitti
di interessi, che definiscono le malattie. La nostra propensione a prevenire le
malattie e la morte precoce - dice Moynhian - sta portando a ridefinire sempre
più persone sane come malate e a prescrivere loro dei farmaci che dovranno
prendere per tutta la vita per ridurre i rischi. Allagare continuamente i limiti
per definire una persona malata e abbassare le soglie per il trattamento,
finisce per esporre persone con problemi lievi o rischi modesti, ai danni e ai
costi di trattamenti di poco o nessun beneficio. Inoltre è diventato chiaro che
molti membri delle commissioni che hanno preso queste decisioni, hanno legami
finanziari diretti con le ditte che traggono benefici da questa estensione.
Secondo Moynhian, sta crescendo la preoccupazione che i medici stiano
iper-diagnosticando milioni di persone che, fino a poco tempo fa, venivano
considerate sane. Voci autorevoli si domandano se non sia venuto il tempo che la
società in generale abbia un ruolo più diretto nel decidere chi realmente meriti
di essere etichettato come malato e alcuni chiedono un rinnovamento importante
del modo di definire le malattie. Dopo una dettagliata e preoccupante analisi
della situazione, Moynhian conclude che questo rinnovamento è urgente. Non si
può che concordare con lui.
Molti anni fa Archibald Cochrane,
pioniere dell’epidemiologia clinica, suggeriva una gerarchia di evidenze negli
interventi di sanità pubblica, evocando l’immagine di una scala a tre gradini.
Il primo è rappresentato dall’efficacia di un farmaco (efficacy), in
genere prodotta attraverso uno o più studi controllati su popolazione
selezionata, il secondo esprime l’effettiva efficacia del farmaco nella
popolazione generale , tenendo conto dei rischi e dei benefici (effectiveness),
mentre il terzo gradino, il più ambìto, considera la sostenibilità economica
dell’intervento farmacologico in rapporto alle risorse impiegate (cost
effectiveness). In uno studio randomizzato controllato (RCT) il farmaco che
dimostra di essere efficace lo fa in confronto ad un placebo non alla miglior
terapia disponibile, lo fa in una popolazione super selezionata, seguita con
attenzione degli sperimentatori, con compliance elevatissime e seguendo rigidi
protocolli. Nella vita reale non succede così, i pazienti sono spesso affetti da
una comorbidità che li avrebbe esclusi dagli studi, assumono il farmaco solo nel
50% dei casi, con posologia differente da quella di riferimento (molto più
spesso inferiore) per una patologia non sempre identificata con chiarezza. Senza
tener conto di queste premesse molti si accontentano del primo gradino di
evidenza e tra questi alcuni ‘esperti’ di farmaco-economia, più spesso vicini
alle Aziende farmaceutiche: per loro ogni farmaco innovativo in base a dati
forniti da uno o più RCT è già cost effective. Purtroppo i dati degli
studi controllati sono da prendere con le molle e non possono essere brutalmente
trasferiti sulla popolazione generale. In un articolo pubblicato sul BMJ,
Teppo Järvinen e colleghi
chiariscono il concetto facendo alcuni esempi illuminanti con farmaci di largo
uso come le statine, gli antipertensivi e i bisfosfonati. Giovanni Peronato ha
tradotto liberamente l'articolo, con qualche
annotazione personale.
Quattro SI' grandi come una montagna! I risultati
dei referendum hanno lasciato di sale chi si era dato tanto da fare perchè non
si raggiungesse il quorum. Tra la mancata informazione, l'invito più o meno
ambiguo a non andare a votare e la diffusione addirittura di date sbagliate del
referendum ai telegiornali, pensavano forse di riuscire a imbrogliarci, a prenderci in
giro. La risposta degli italiani è stata chiara e forte: 4 magnifici SI'.
Si intitola così un libro di Peter J Whitehouse, neurologo
americano considerato uno dei massimi esperti mondiali di Alzheimer. E' un testo
divulgativo rivolto ai pazienti e alle famiglie dei pazienti, dedicato in gran
parte a promuovere un approccio meno pessimista alla malattia di Alzheimer (che
secondo l'autore non è altro che l'etichetta di comodo attribuita al fenomeno
molto più complesso dell'invecchiamento cerebrale) comunemente descritta come
devastante, inesorabile e senza speranze solo perchè non esistono farmaci in
grado di 'curarla'. C'è invece sempre spazio per prendersi cura
della persona, stimolarne le abilità residue, accompagnarla con la maggior
serenità possibile e arricchirsi umanamente. Whitehouse mette in dubbio perfino
la realtà biologica di questa malattia e critica il continuo rilancio di aspettative nei
confronti di cure miracolose che non arriveranno mai perchè - secondo lui - non
esiste una specifica malattia di Alzheimer. Si tratta in realtà di un
costrutto molto impreciso dal punto di vista scientifico.
Parla poi di quello che definisce
l'impero dell'Alzheimer,fatto di ricercatori in cerca di gloria
e soprattutto di fondi, degli enormi interessi delle case farmaceutiche e anche
delle associazioni; insieme sembrano più interessati ad automantenersi che a
trovare soluzioni reali per i pazienti. Dice testualmente:
la malattia di Alzheimer è diventata un'impresa multimiliardaria e l'etichetta
di AD (alzheimer disease) è in gran parte promossa dalle case farmaceutiche e da
alcuni illustri accademici. Gli uni e gli altri sfruttano da un punto di vista
imprenditoriale la rappresentazione iperbolica dell'AD per focalizzare
l'interesse sulla demenza, massimizzare il sostegno alla ricerca e tener in
piedi l'impero clinico che è stato costruito intorno all'Alzheimer.
La notizia ha fatto in
poche ore il giro del mondo. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro
ha inserito i cellulari e in generale i campi elettromagnetici a radiofrequenza
(wireless) nel "Gruppo 2B" che indica un possibile rischio cancerogeno
sugli esseri umani. I telefoni cellulari e gli altri apparati wireless
potrebbero essere, insomma, un fattore importante del notevole incremento di
tumori cerebrali che si è verificato, o meglio che si sta verificando negli
ultimi anni in tutto il mondo. E a dirlo non sono, questa volta, singoli
scienziati (alcuni ricercatori di livello internazionale lo sostengono da anni)
ma appunto la IARC, cioè la principale agenzia internazionale di ricerca sul
cancro, legata all'Organizzazione Mondiale della Sanità. O meglio 31 scienziati
di 14 paesi riuniti dalla IARC per una settimana, per una revisione accurata
della letteratura scientifica disponibili fino ad oggi sul tema. Alla fine di
questa full immersion il chairman del workshop targato IARC,
Jonathan Samet, della University of Southern California, ha dichiarato che "le
prove che si vanno accumulando siano ormai sufficienti a motivare l’inclusione
delle radiofrequenze elettromagnetiche tra gli agenti classificati come 2B, cioè
appunto come possibili cancerogeni”. Inizia così l'articolo di Ernesto Burgio
sul quotidiano Terra. Si tratta di una notizia destinata a suscitare accese
discussioni e polemiche - prosegue Burgio - di una notizia attesa e auspicata da
molti, temuta da altri. Come tutte le notizie che riguardano i rischi per la
salute nostra e dei nostri figli, legati ad un inquinamento ambientale sempre
più diffuso.. e sempre più invisibile. O per meglio dire: ad una trasformazione
sempre più rapida e globale della composizione chimico-fisica dell’ecosfera.
Cioè dell’aria che respiriamo e in cui ci muoviamo; dell’acqua che beviamo;
delle catene alimentari; degli stessi ecosistemi microbici (in primis di quelli
interni al nostro organismo).
- è tempo di ricostruire le nostre evidenze scientifiche
Ancora
una volta Ray Moynihan, giornalista, scrittore, docente all'università di
Newcastle Australia, torna sul tema che gli è particolarmente caro, il rapporto
tra le evidenze degli studi medici e il bias da conflitto d'interessi. Rivelare
i conflitti di interesse potenziali è oramai diffusa consuetudine per poter
pubblicare nelle maggiori testate scientifiche, lo stesso non avviene invece per
le metanalisi. Paradossalmente il livello di evidenza più elevato, quello delle
metanalisi appunto, non deve sottostare a questa prassi al momento della
pubblicazione. La discrepanza viene bene evidenziata da uno studio canadese
apparso su JAMA nel marzo di quest'anno, che esamina 29 metanalisi
pubblicate su importanti testate scientifiche (con impact factor di almeno
10.0), e sul Cochrane Database of Systematic Reviews. Questo studio mette il
dubbio la validità di molte altre metanalisi. Afferma Brett Thombs, uno degli
autori, “difficile trovare un'area della ricerca medica non inquinata dai
conflitti di interesse - e prosegue - c'è un grosso rischio di bias ogni volta
che qualcuno testa un prodotto che egli stesso ha sviluppato”. Certo però non
basta dichiarare lo sponsor e gli eventuali COI degli autori per cancellare
automaticamente questo tipo di bias. Bisogna creare le premesse per una
produzione di dati scientifici credibili attraverso una ricerca non viziata
dagli interessi dell'industria. Senza apparire manichei non arriviamo a dire che
tutti gli studi sponsorizzati sono incorretti, ma si è accumulata oramai una
mole di evidenze che induce a pensare una forte contaminazione dei risultati.
Questa è percepibile quando vediamo studi sponsorizzati con campioni
numericamente elevati per evidenziare solo modesti benefici da parte di un nuovo
farmaco, per far passare come miracoloso un prodotto poco utile e dannoso.
Abbiamo già assistito ad un travisamento dei dati da parte dell'industria del
tabacco sugli effetti nocivi del fumo, delle industrie inquinanti sui
cambiamenti climatici e non è difficile sospettare che anche i colossi
farmaceutici possano inquinare la scienza medica con i loro dati falsamente
positivi.
- appello dei medici di base per l'Acqua Bene Comune
Un gruppo di medici di base ha lanciato un
appello in difesa dell'acqua bene comune. "L’acqua, come l’aria, è un bene
primario non solo per l’uomo, ma anche per tutte le forme di vita sulla terra",
ricordano i medici.
La privatizzazione non è la soluzione a problemi
di disservizio o sprechi. Le esperienze di privatizzazione attuate in alcune
Regioni hanno determinato aumenti delle tariffe, riduzione della qualità e
quantità degli investimenti, incremento dei consumi, impedendo nel contempo un
controllo partecipato dei cittadini sulle scelte di programmazione e di
controllo. I firmatari dell'appello ritengono che "sulla
garanzia di alcuni beni essenziali, acqua ed aria in primo luogo, si basi la
convivenza di una comunità e la sua possibilità di coesione nella reciprocità,
nell’accesso e nel governo solidale e partecipato dei beni comuni di interesse
generale". E aggiungono: "Noi operiamo come medici di famiglia e siamo
preoccupati delle spinte che anche nella sanità tendono ad introdurre forme di
privatizzazione dei servizi; siamo convinti che vada difeso ed anzi rafforzato
il concetto di sistema sanitario nazionale e che anche per l’assistenza
sanitaria e la qualità e sicurezza ambientali si debba discutere come di beni
primari.
L’acqua in questa scala di valori per la vita viene al primo
posto".Chi condivide i
contenuti di questo appello può diffonderlo e metterlo in ambulatorio.
Un libro scritto a più mani da Angelo Baracca,
Ernesto Burgio, Giorgio Ferrari e Mycle Schneider.
Diversamente da quanto si
vuol far credere- si legge sulla scheda del libro edito da Jaca Book - il
nucleare non è una tecnologia avanzata, ma una tecnologia complicata,
vecchia, costosa e pericolosa, che in mezzo secolo ha creato - oltre all’incubo
tutt’altro che scomparso dell’olocausto nucleare - problemi gravissimi, che
graveranno per centinaia o migliaia di anni, senza avere apportato alcun
beneficio sostanziale o insostituibile. Questa tesi viene sviluppata nel libro
in termini analitici e rigorosi, analizzando in modo sistematico l’intero
ciclo nucleare per tutti gli aspetti rilevanti: emissioni di anidride
carbonica, indipendenza dalle fonti fossili, costi disaggregati, emissioni di
radioattività nel normale funzionamento, residui radioattivi ingestibili, rischi
e portata di possibili incidenti, pericoli di proliferazione militare. Un
capitolo di Ernesto Burgio analizza i danni biologici e sanitari delle
radiazioni ionizzanti in base ai risultati più recenti della ricerca biologica,
che dimostrano la profonda inadeguatezza dell’approccio e della normativa
ufficiali, e delle sue conclusioni tranquillizzanti per le piccole dosi di
radiazioni. L’ultima parte del libro è dedicata a dimostrare l’inconsistenza e
la impraticabilità delle soluzioni miracolistiche prospettate dall’industria
nucleare per prolungare nel tempo lo sfruttamento dell’uranio e porre fine ai
problemi irrisolti del ciclo nucleare dopo mezzo secolo di irresponsabile
negligenza: il tutto sostenuto con ingenti finanziamenti anche pubblici, nel
mentre si ridicolizzano nuove prospettive che meriterebbero almeno una verifica
seria e imparziale. L’Era nucleare deve essere chiusa al più presto, per
cercare di limitare e tamponare i danni insostenibili e la pesante eredità che
già ci ha lasciato. Leggi la
scheda del libro
- un nuovo calendario vaccinale e la commissione fantasma
Era giusto un anno fa, quando venne annunciato
che, presso il Consiglio superiore di Sanità, si era svolto il primo incontro
del gruppo di lavoro incaricato di formulare il nuovo Piano nazionale vaccini (PNV).
Al primo annuncio ne sono seguiti numerosi altri che davano ogni volta per certa
l’imminente approvazione del Piano, già depositato sul tavolo del Ministero.
Il calendario attualmente in
vigore fa riferimento al PNV del 2005-2007; quello definito nel 2008 dalla
Commissione Nazionale Vaccini, non l’abbiamo mai visto. Venne ritirato
per mancanza di copertura finanziaria, dopo l’introduzione della
vaccinazione contro l’HPV. Da allora la Commissione non è più stata convocata.
La notizia della costituzione di un nuovo - non meglio specificato - gruppo di
lavoro, ha colto tutti di sorpresa. Tuttora non se ne conosce la composizione.
Che fosse urgente rivedere il
vecchio calendario, non ci sono dubbi. Non tanto per ampliarlo, come sembra sia
stato fatto, ma per rimediare ai gravi limiti metodologici del PNV 2005-2007 che
hanno permesso scelte autonome e differenziate nelle singole Regioni, in assenza di criteri
per l'inserimento delle nuove vaccinazioni. Tra le notizie trapelate sul nuovo
calendario, preoccupa l'introduzione dell'antivaricella nei piccoli, per la
quale esistono ipotesi di effetti negativi a lungo termine sulla comunità. Non a
caso finora in Europa, solo un paese (la Germania) l'ha inserita. Sarà
interessante conoscere le valutazioni che hanno sostenuto le proposte. Ma ancora
più interessante sarebbe sapere chi siano i
componenti della commissione, se
siano stati richiesti e dichiarati i legami finanziari con le industrie
che producono vaccini e con quali criteri siano stati gestiti gli eventuali
conflitti di interesse. Le nebbie sui percorsi decisionali e sui conflitti di
interesse (anche) nell’ambito delle vaccinazioni, continuano ad essere alte. Le
richieste di trasparenza e di esclusione dalle commissioni dei professionisti con
relazioni
economiche con industrie che potrebbero avere vantaggi dalle decisioni prese,
sono rimaste lettera morta. In diversi paesi, Italia compresa, si lamenta un
calo di fiducia nelle vaccinazioni e ci si chiede quali siano i motivi e le
soluzioni. La trasparenza sarebbe un primo passo importante per rafforzarla.
- riformare l'Organizzazione Mondiale della Sanità?
La crisi di leadership dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) non è una sorpresa, affermano gli autori di un
articolo pubblicato di recente sul Journal of the American Medical
Association (JAMA). Quando venne fondata, nel 1948, come agenzia delle
Nazioni Unite le furono dati ampi poteri normativi per agire come principale
autorità di coordinamento per proteggere la salute della popolazione di tutto il
mondo. Le moderne iniziative di salute globale, come il Fondo Globale per AIDS,
Tubercolosi e Malaria, l’Alleanza GAVI (Alleanza Globale per Vaccini e
Immunizzazioni), programmi bilaterali (come il Piano di Emergenza Presidenziale
contro l’AIDS), e Fondazioni filantropiche ben finanziate come quella di Bill e
Melinda Gates, spesso eclissano l’OMS. L’OMS può essere soggetta a pressione
politica, e il suo rapporto con l’industria e la società civile non è ben
chiaro. Gli autori dell'articolo analizzano alcuni punti chiave della crisi di
leadership e fanno alcune proposte per salvaguardarla.
Chiara Bodini e Ilaria Campione sono a Ginevra
come inviate speciali di
Saluteinternazionale.info per una "diretta" sui lavori dell'Assemblea
mondiale della sanità. La riforma dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
(OMS) è al centro dell'agenda. Nelle anticipazioni pubblicate il 12 maggio, si
legge: "Si aprirà lunedì prossimo, a
Ginevra, la 64a Assemblea Mondiale
della Sanità, appuntamento annuale che riunisce tutte le delegazioni
nazionali dei Paesi membri dell’OMS. Dei temi sul tavolo, discussi
preliminarmente nel Consiglio Esecutivo svoltosi nel gennaio scorso, si sa già
molto. Anche grazie a efficaci rappresentanze della società civile, in grado –
spesso prima e meglio delle controparti ministeriali – di fornire informazioni
puntuali e critiche sui temi all’ordine del giorno. In particolare il People’s Health Movement
(PHM), rete internazionale per il diritto alla salute, sta svolgendo un attento
e costante lavoro di monitoraggio per aumentare il livello di consapevolezza su
quanto accade nelle alte sfere della cosiddetta “governance della salute
globale”, e fornire strumenti di intervento alle componenti della società civile
a livello sia nazionale sia regionale e globale".
Un
libro-inchiesta scritto da due giovani giornalisti,
Francesco Maggi e Adelisa Maio, dal sottotitolo molto eloquente: La prima inchiesta sul mondo delle
multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false
malattie. Gli autori descrivono i vari meccanismi del marketing del
farmaco, analizzando i problemi di ordine generale e internazionale focalizzando
lo sguardo anche sulla situazione italiana. Tra documenti e dati, scandali e
interviste a professionisti di rilievo delle istituzioni, del mondo della
ricerca e ad operatori sul campo, offrono una visione critica dall’interno del
sistema.
Alcuni Nograzie (Guido
Giustetto, Giovanni Peronato e Luisella Grandori) sono stati
invitati nei mesi scorsi a parlare agli studenti della SISSA (Scuola
Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste, al Master in
comunicazione della scienza. E’ stata un’esperienza davvero piacevole parlare a tanti
giovani futuri “comunicatori”. Tante le domande. Ci ha sorpreso,
ancora una volta, quanto poco siano conosciuti in Italia i
meccanismi del marketing del farmaco e della salute, di cui
all'estero si parla e si discute da decenni sia nella letteratura
scientifica che sui quotidiani.
- gli studenti di medicina si informano
Dopo il seminario
dello scorso
dicembre del SISM (Segretariato italiano degli studenti di medicina), nella primavera 2011 gli studenti di medicina di alcune
Università italiane (Pisa, Torino, Udine, Pavia) del SISM e di altre
associazioni, hanno organizzato varie iniziative sul tema dei conflitti di
interesse: corsi elettivi, dibattiti, conferenze serali. I Nograzie sono stati
invitati per approfondire alcuni aspetti del problema e portare le loro
proposte. Bologna ha svolto il secondo corso elettivo sul tema - dopo quello
dello scorso anno - organizzato dal Centro Salute Internazionale in
collaborazione con i Nograzie. Nelle varie realtà sono stati affrontati tutti i
punti nodali nei quali si manifesta l’influenza sulla salute di interessi
diversi. Dalla promozione dei farmaci, all’informazione e la formazione medica,
la ricerca, l’invenzione di malattie (disease mongering), fino alle
decisioni dei governi, delle Agenzie e delle Istituzioni pubbliche a tutti i
livelli. I futuri medici hanno dimostrato molto interesse per i meccanismi che
mettono a rischio l’integrità e l’indipendenza della medicina, delle scelte di
sanità pubblica e di politica sanitaria. Una ‘primavera’ che fa ben sperare.
- nuovo codice nel Regno Unito: medici e industria
dovranno rivelare tutti i loro legami economici
Dal 1° maggio 2011 i medici britannici dovranno
rivelare tutti i loro legami economici con l'industria quando scrivono un
articolo o parlano in pubblico, e dal prossimo anno le industrie del farmaco
dovranno fornire dati sugli importi pagati ai medici consulenti. Ne da' notizia
il British Medical Journal (BMJ) del 9 aprile scorso. Queste norme fanno
parte del codice 2011 della Association of British Pharmaceutical Industry. Tra
gli importanti cambiamenti contenuti nel codice, sono previste anche regole che
limitano la fornitura di sussidi promozionali ai medici e nuovi requisiti di
trasparenza in materia di sostegno finanziario alle organizzazioni dei pazienti,
di lavoro congiunto con il NHS (Servizio sanitario nazionale), spese di
sponsorizzazione per attività formative, pagamenti per iscrizione, vitto,
alloggio ai corsisti e gettoni per i relatori. Quando potremo avere un codice
del genere anche in Italia?
"Potere al popolo” ha proclamato Gavin Mooney -
citando un verso di John Lennon - dal podio di una conferenza sulla salute in
Australia. Mooney, che fino a poco tempo fa era professore di economia sanitaria
alla Curtin University di Perth, descrive l’ipotesi di una cittadinanza
informata che spinga i sistemi sanitari a rispondere ai reali bisogni della
comunità, precisando che non intende fare la rivoluzione. Inizia così un
articolo di Ray Moynihan sul British Medical Journal (BMJ) che descrive
gli interventi di questo e altri autorevoli relatori, tutti concordi sulla
necessità di un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni sulla
salute. Ciò che auspicano è la nascita di nuovi gruppi di cittadini non
sponsorizzati dalle industrie del farmaco, ad esempio delle "giurie di
cittadini" selezionati in modo casuale dalle liste elettorali. Moynhian, che si
occupa di questi argomenti da più di dieci anni, ha la sensazione che ciò che
manca nel dibattito sia una voce che rappresenti realmente l’interesse pubblico.
I gruppi sponsorizzati sono subito pronti a lodare un nuovo farmaco o una nuova
tecnologia ma molto lenti a criticare pubblicamente la loro efficacia limitata,
il costo eccessivo, o un autentico pericolo. Nuovi gruppi di cittadini, ben
istruiti su come le prove scientifiche possano essere usate e abusate, possono
produrre un dibattito più informato, smascherare il marketing ingannevole nei
media e offrire al pubblico e ai decisori una valutazione realistica e accurata
dei rischi, i benefici e i costi di un ventaglio molto più ampio di strategie
per la salute. “Alla gente importa”, dice Mooney. Il suo desiderio di un maggior
impegno dei cittadini nel dibattito sulla salute è parte di un obiettivo più
ampio di potenziamento della partecipazione democratica e della ricostruzione
del senso della comunità che si è perso. “Puoi dire che è un sognatore, ma non è
il solo”, conclude Moynihan parafrasando un altro verso di Lennon.
Un articolo di Gianna Milano pubblicato sul Bollettino SIFO
(Società italiana farmacisti ospedalieri), illustra i percorsi accidentati
dell'informazione scientifica, oggi fortemente influenzata dalle logiche del
mercato. "Non passa giorno - scrive Gianna Milano - che dai mass media non venga
proposta (promossa) l’ultima terapia risolutiva per questa o per quella malattia
(vera o immaginata). Quel che conta, almeno a questo inducono a credere i
messaggi che raggiungono i medici e, quindi i pazienti, è che “l’ultima” terapia
sia la migliore. Ormai gli stessi specialisti si sono abituati a ritenere sia la
più efficace, anche se non risulta essere la più documentata dal punto di vista
scientifico. I pregi e i difetti per emergere hanno però bisogno di tempo e mai
come in questi ultimi anni (lo dimostrano i casi clamorosi di Lipobay, Vioxx,
Avandia, tutti e tre farmaci messi in commercio e poi ritirati per i gravi
effetti collaterali causati) l’iter per l’approvazione dei farmaci ha subìto una
discutibile accelerazione determinata dall’industria farmaceutica, in cerca di
profitti rapidi, ma anche tollerata (favorita) dalle stesse agenzie regolatorie
che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei medicinali. “Paradossalmente,
nonostante uno straordinario miglioramento delle conoscenze, ci troviamo in uno
stato di maggiore incertezza e di minore soddisfazione e felicità”, scrive Marco
Bobbio, nel suo ultimo libro Il malato immaginato ... [continua]
- anche in Europa si apre la strada alla pubblicità dei farmaci diretta al pubblico
Lo scorso mese di novembre, il
Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza (85%) in favore della proposta
legislativa della Commissione europea che autorizza l'industria del farmaco a
fornire informazioni ai cittadini sui propri prodotti, contraddicendo
clamorosamente il massiccio rifiuto espresso nel 2009. La proposta dovrà passare
al vaglio del Consiglio d'Europa e, se approvata, entrerà in vigore entro il
2013. Diverse associazioni indipendenti - compresi i Nograzie - da anni hanno
cercato di sensibilizzare i parlamentari europei sugli esiti negativi visti nei
paesi dove la pubblicità diretta è permessa (USA e Nuova Zelanda). Anche la
Federazione italiana ed europea degli Ordini dei medici hanno espresso posizioni
critiche, ma evidentemente a Bruxelles la lobby dell'industria del farmaco è più
efficace degli appelli e delle preoccupazioni espresse dagli operatori sanitari
e dai cittadini. La prima stesura della proposta è stata in parte modificata, ma
la sostanza non cambia: si apre la strada alla promozione dei farmaci diretta ai
cittadini. Un articolo di Dialogo sui farmaci illustra i contenuti della nuova
proposta. In sintesi si autorizzano le case farmaceutiche a informare i
cittadini con mezzi stampati e via internet nei siti delle aziende, ma non alla
radio, TV o su giornali o riviste. Ed è previsto che l’informazione
dell'industria sia controllata dalle autorità sanitarie. Ma è poco verosimile
che gli Stati investano risorse in questa attività quando le Agenzie del farmaco
non sono attualmente in grado di controllare neppure l'informazione
dell'industria indirizzata ai medici. La giustificazione addotta è il diritto
dei cittadini ad essere informati. Ma come si può pensare che l'informazione
fornita dalle ditte sui loro prodotti sia imparziale? Se si volessero garantire
davvero i diritti dei cittadini e proteggere la loro salute, i governi
dovrebbero investire in modo consistente (come fanno per ciò che ritengono
importante) per rinforzare le fonti di informazione indipendente come i
Bollettini dei farmaci, favorendo la costituzione di un pool di professionisti
di elevata competenza, pagati attraverso la tassazione pubblica.
- chi si nasconde dietro le piramidi alimentari per la prima infanzia?
Un comunicato stampa congiunto (IBFAN, ACP,
AICPAM, Baby Consumers, Il Melograno, MAMI, La Leche League, No grazie pago io),
segnala che il 24 febbraio 2011 sono state presentate con una conferenza presso
l’Università La Sapienza di Roma, le cosiddette piramidi alimentari per la prima
infanzia, definite “la bussola per orientare, con l’aiuto insostituibile dei
pediatri, le scelte nutrizionali dei genitori per i propri bambini, nel delicato
periodo del divezzamento”. Tali piramidi sono state sviluppate da alcuni
nutrizionisti della stessa università - Andrea Vania e Carlo Cannella,
recentemente scomparso - e saranno diffuse con il patrocinio di ECOG (European
Childhood Obesità Group), SIP (Società Italiana di Pediatria), FIMP (Federazione
Italiana Medici Pediatri), SINUPE (Società Italiana di Nutrizione Pediatrica),
SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), SIO (Società
Italiana dell’Obesità)e SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana). Guardando
con più attenzione, insospettiti dai colori e dalla grafica sin troppo
'familiare', non abbiamo impiegato molto a capire chi si cela dietro a tale
iniziativa. Leggendo i vari comunicati stampa diffusi in questi giorni, si
scopre infatti che gli indirizzi internet, ai quali si rimanda il lettore che
volesse approfondire, mostrano che le due piramidi sono associate al nome di una
ditta di alimenti per l’infanzia, la Mellin, che appartiene al gruppo Danone.
- influenza: tra silenzi e incertezze, vecchi vizi e nuove proposte
La stagione influenzale sta finendo, il picco
epidemico è in calo e la sorveglianza nazionale lo situa a un livello intermedio
di intensità rispetto alle stagioni precedenti (dal 2004). Per la prima volta
quest’anno i mezzi di comunicazione non hanno diffuso le consuete previsioni
allarmistiche che l’anno scorso hanno raggiunto il culmine con l’annuncio di ben
12.000 morti per l’influenza suina, risultate – alla resa dei conti – soltanto
228. Le sollecitazioni a vaccinarsi sono state molto più timide che in passato e
le indicazioni ministeriali non hanno allargato la vaccinazione ai bambini sani,
nonostante le proposte in tal senso. Sembrerebbero segnali di saggezza, ma è
più verosimile che si sia trattato di un atteggiamento di prudenza dopo le ombre
sollevate l’anno scorso dalla gestione della pandemia. Speriamo che il
Parlamento europeo le voglia affrontare apertamente e indichi delle soluzioni
(vedi la nota di febbraio sugli europarlamentari). Ne va della salute di tutti.
Di cosa sia realmente quello che chiamiamo influenza sappiamo ancora poco e
l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale rimane incerta. Sul Tamiflu
mancano dati perché non sono accessibili e dell’unico strumento di provata
efficacia – le norme igieniche – si parla assai poco. Sembra che la
conoscenza sia bloccata dalla mancanza di curiosità, dalla distrazione e da
meccanismi poco trasparenti. Proposte
innovative come quella di Jefferson e altri per le revisioni Cochrane (vedi la
nota di febbraio sulla saga del Tamiflu), possono aiutare a superare gli
ostacoli. Ne
servirebbero tante, in ogni ambito.
La discussione sulla vaccinazione contro il
papillomavirus umano (HPV), continua anche in Italia (vedi
la trasmissione di Falò della Svizzera italiana). Su Va' Pensiero,
l'epidemiologo Michele Grandolfo riassume in sette punti le principali
criticità. Dalle informazioni ingannevoli sull'efficacia del vaccino nei
confronti del tumore (che potremo appurare solo tra 30-40 anni), alla durata
dell'immunità ancora da verificare, fino alle strategie di screening e la
necessità di potenziamento della rete e delle attività dei consultori familiari,
che "produrrebbero risultati di gran lunga più consistenti, non solo riguardo al
tumore ma anche per tutte le altre aree di promozione della salute della donna e
dell’età evolutiva e, di conseguenza, della famiglia e della società". E' una
critica a tutto campo, quella di Grandolfo, riguardo alle strategie di sanità
pubblica e una sollecitazione a un'attenta valutazione dei risultati attesi sia
in termini di salute che di spesa per la comunità. Dichiara infine che gli
esperti che siedono nelle commissioni istituzionali - dalle quali dipendono le
decisioni - non devono avere legami finanziari con le aziende produttrici dei
prodotti sul cui uso ci si deve esprimere. E non devono essere riconosciuti come
eventi di formazione ECM (educazione medica continua) i corsi, convegni,
congressi che riguardano determinati prodotti, sponsorizzati dalle aziende
produttrici o con docenti, moderatori e facilitatori che hanno rapporti
finanziari con dette aziende. Posizioni condivise da documenti e pareri
autorevoli in altri Paesi, oltre che dai
Nograzie. "Altrimenti -
conclude Grandolfo - non si fa sanità pubblica, si fa mercato, il più ignobile,
speculativo sulla salute con le risorse che i cittadini mettono a disposizione
con le tasse, il che rende la speculazione ancora più odiosa". Leggi
l'articolo di Michele Grandolfo su Va Pensiero
- a Modena si parla di Salute & Interessi
Il 23
marzo presso la Casa della Pace, i ragazzi del Movimento 5 stelle di Modena
hanno invitato i Nograzie a parlare di Salute & Interessi. Una platea attenta (e
molto giovane), ha ascoltato curiosa e fatto domande a Luisella Grandori che ha
illustrato i meccanismi con cui le conoscenze, le informazioni e le decisioni
sulla salute, possono essere influenzate da interessi diversi. La conclusione
unanime è stata la necessità di trasparenza e maggiore informazione al pubblico
su questi argomenti.
- Formindep e gli scandali dell'Agenzia europea del farmaco
Sul Boletin NoGracias (gruppo spagnolo
analogo ai NoGrazie) di marzo, si informa che: “Il
31 dicembre scorso lo svedese Thomas Lönngren ha portato a termine il suo
secondo e ultimo mandato di cinque anni a capo dell'Agenzia Europea del Farmaco
(EMA) soddisfatto di "avere mantenuto il consenso e la stabilità " con
l'invidia dell'industria farmaceutica statunitense abituata alla turbolenza
dell' FDA. Salvo che lasciata l'EMA, Lönngren è entrato a far parte del
consiglio di amministrazione dell'NDA Ltd, che lavora per l'industria
farmaceutica. Ma non è tutto: sarà anche direttore non esecutivo della BCOI
, impresa australiana che si occupa di biotecnologie e bioterapie, farà parte
del comitato consultivo della NOVO NORDISK , industria danese che produce
insuline, sarà membro del consiglio scientifico della LUNDBECK (industria danese
che si occupa di farmaci psichiatrici), sarà consigliere dell' EWHV, fondo di
investimento americano nel settore della salute. Tutte queste attività sono
incompatibili con il suo precedente incarico pubblico europeo che prevede una
"latenza" di due anni dalla fine del mandato, per evitare evidenti conflitti
d'interesse. Per accettare i nuovi incarichi, secondo la legge, Lönngren deve
aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione esplicita dall'Agenzia (EMA).
FORMINDEP (organizzazione indipendente di medici francesi) ha richiesto
informazioni in proposito all'EU”. Una richiesta e una denuncia che i NOGRACIAS
(e i NOGRAZIE) fanno proprie. (traduzione a cura di Maria Elvira Renzetti,
ginecologa, Torino)
Il successivo comunicato
stampa dell'EMA non aiuta a fare chiarezza.
"Da
quale posizione possiamo parlare con alcuni colleghi delle evidenze che
dimostrano la nostra connivenza e collaborazione con le strategie commerciali
dell’industria farmaceutica (mercificazione) o con quelle che mirano a creare
una società iper-richiedente e iper-dipendente dall’assistenza sanitaria
(medicalizzazione)? [...] Di fatto non mi è per nulla chiaro".
Inizia così la lunga riflessione di Abel Novoa, medico di famiglia spagnolo, in
un post segnalato dal Boletin NoGracias di marzo. Si tratta di un problema etico
o di mancanza di conoscenze oppure della perdita di un atteggiamento riflessivo?
Si chiede Novoa, che opta per l'ultima ipotesi. "Credo che il pensiero
riflessivo sia la caratteristica più importante dell’agire professionale. Di
qualsiasi professione. La differenza tra un lavoro e una professione è che chi
esercita un lavoro si preoccupa di dominare il sapere tecnico che deve usare in
pratica. Il professionista, oltre al sapere tecnico, deve costruire un’autonomia
e un criterio professionale, che va oltre la conoscenza della medicina.
[...] Tecnicamente,
prescrivere antagonisti dei recettori dell’angiotensina II può non essere una
colpa, però contestualizzarlo nella necessità di usare i farmaci più efficienti
perché con le mie decisioni quotidiane contribuisco alla sostenibilità del
sistema sanitario pubblico, fa parte di un processo riflessivo che costituisce
il nocciolo duro della professione. Allo stesso modo non inquadrare la richiesta
di una densitometria de tallone offerta da una ditta in una strategia di
medicalizzazione, denota un processo di presa di decisioni superficiale. Nemmeno
il chirurgo che dà appuntamento ogni anno alla signora con varici [che non
guariscono] sembra trascendere la mera decisione tecnica per inquadrarla in un
gesto che genera dipendenza della paziente da cure specialistiche (“questi sí
che sanno”), che delegittima il suo medico di famiglia e che produce attività
professionale semplicemente inefficiente. [...] Esiste sempre più uno scarto tra
le strutture (l’organizzazione dell’assistenza, la distribuzione del budget, le
condizioni della pratica professionale, gli interessi dell’industria,
l’organizzazione delle conoscenze specialistiche, la società medicalizzata), i
fini della professione e i bisogni di utenti e pazienti. Di fronte a questi
problemi e a questo scarto, i professionisti sono piuttosto soli e possono
optare per rinunciare, o per esercitare la propria responsabilità civica ed
etica. La posizione e le competenze riflessive non garantiscono nulla, ma
aiutano ad analizzare, a fare delle scelte e ad assumerne le conseguenze".
A primavera del 2008 un’inchiesta giudiziaria
scuote l’Agenzia Italiana del Farmaco: mazzette, funzionari corrotti, e rischi
dei farmaci taciuti. I giornali parlano di soldi e regali per agevolare le
pratiche e uno stato di corruzione generalizzata nell’agenzia. L’immagine di
correttezza e credibilità che l’AIFA si è costruita negli anni, viene spazzata
via. Nello Martini, all’epoca direttore generale, viene travolto dall’inchiesta
e accusato di disastro colposo, per il mancato aggiornamento di venti foglietti
illustrativi. Poco dopo, il 21 giugno 2008, Martini viene licenziato e
immediatamente sostituito alla guida dell’agenzia. L’8 luglio 2010 viene
prosciolto Nello Martini: “il fatto non costituisce reato”. Il giudice delle
udienze preliminari considera il fatto inconsistente e decide di chiudere il
caso senza bisogno di andare a processo: non c’è stato alcun reato e la mancata
correzione dei bugiardini non ha messo in pericolo la salute pubblica. A
distanza di 2 anni dalla bufera, la tempesta si conclude in un bicchier d’acqua
e la corruzione all’interno dell’AIFA ha riguardato un solo funzionario, che
vendeva informazioni per pagarsi i lavori di ristrutturazione della casa, gli
infissi e i mobili nuovi. Il nome di Nello Martini non dirà molto ai più, così
come la notizia della sua assoluzione, che non ha trovato molto spazio sui
giornali. E’ tuttavia una storia che vale la pena ricordare.
- le morti
invisibili dei bambini malati di cancro
Un’associazione di genitori di bambini colpiti da tumore, ha diffuso di recente
una lettera toccante che fa riflettere sul dramma delle morti invisibili di
tanti piccoli e sulla scarsa attenzione alle loro possibili cause. Scrivono i
genitori: “Ci sono morti di bambini innocenti che fanno agitare l’opinione
pubblica, come quelle di Alessia e Livia, le gemelline svizzere probabilmente
uccise dal padre [...] Ci sono poi le morti di Flavia, Nicolò, Sara, Francesco,
David, Emiliano, Maria Jose e altri cinquecento bambini ogni anno che, sia pur
altrettanto innocenti, rimangono “invisibili”.
Non se ne vuole parlare forse perché mette troppa paura e il solo pensiero fa
inorridire. Queste morti, pur sconquassando le famiglie di appartenenza e tutti
gli affetti, in maniera permanente, non fanno notizia e non sembrano interessare
nè i media, nè i decisori politici [...] In tema di diagnosi e cura, molto si è
fatto e si sta facendo, anche con buoni risultati. Ma in tema di prevenzione
primaria c’è praticamente il nulla. La tragedia è ancora più beffarda ed
ingiusta perché, con nostra grande sorpresa, la letteratura scientifica è ricca
di studi che indicano quali siano le cause probabili e quelle certe di queste
malattie. Come le origini spesso siano già nel grembo materno, è confermato
dall’evidente incremento di queste patologie nel primo anno di vita che implica
per forza di cose un’insorgenza a fronte di un danno già in età embrio-fetale
[...] è da considerare come gli effetti di un falso allarme siano per lo
più transitori e limitati, mentre gli effetti negativi che si producono a
seguito di false rassicurazioni sono durevoli, certi ed estesi, nonché
capaci di diffondersi in forma incontrollata, producendo così danni irreparabili
non solo alla salute, ma anche alla tanto cara economia, alla credibilità delle
istituzioni e quella dei loro rappresentanti".
- gli europarlamentari risollevano i problemi di gestione della pandemia
L'europarlamentare francese Michèle Rivasi, ha
proposto un nuovo documento che risolleva i gravi problemi - tuttora irrisolti - emersi
durante la passata pandemia. Ne da' notizia il British
Medical Journal il 1 febbraio scorso. Il documento chiede innanzi tutto che
venga ripristinato il criterio di gravità (l'enorme numero di morti) che
caratterizzava la definizione di pandemia prima dell'arrivo dell'H1N1/2009. Una
richiesta indispensabile, altrimenti qualsiasi epidemia influenzale potrebbe
d'ora in poi venir battezzata come “pandemia”.
Furono 2 milioni i morti
nella pandemia del 1957 e 1 milione in quella del 1968. Un ordine di grandezza
ben diverso dai circa 20.000 morti registrati con l’H1N1/2009
(18.449,
secondo i
dati OMS
al 1 agosto 2010). Solo 2.900 in
Europa,
assai meno di quelli
attribuiti alle normali stagioni influenzali,
sottolinea Michèle Rivasi. Altre richieste riguardano la dichiarazione e la gestione dei conflitti di interesse
dei consulenti delle autorità di sanità pubblica europee e
una maggiore indipendenza del Centro per il controllo delle malattie dell'UE,
che gli permetta, ad esempio, di produrre proprie valutazioni sul rischio di
un'infezione. Anche divergenti - se fosse il caso - da quelle
dell'Organizzazione Mondiale della sanità (OMS). Infine chiede che la
Commissione Europea possa conoscere meglio e analizzare i dati dei vari Paesi
dell'UE sulle strategie adottate, i vaccini acquistati, usati e avanzati, le
reazioni avverse osservate e il numero di casi e di morti per influenza
H1N1/2009. I risultati dell'analisi dovrebbero essere resi pubblici come
contributo per un futuro piano pandemico.
Il 25 gennaio scorso il documento di Michèle Rivasi è stato
votato quasi all'unanimità dalla commissione di Sanità pubblica del Parlamento
europeo. A marzo andrà alla discussione del Parlamento al completo. Speriamo che
questa lodevole iniziativa vada a buon fine.
E' possibile coniugare etica e rigore
scientifico? Se lo chiedeva Marcia Angell in un editoriale apparso più di un
decennio fa sul New England Journal of Medicine, rivista allora da lei
diretta. La risposta affermativa si confrontava con una realtà in
controtendenza. Quando è noto un trattamento efficace è possibile condurre un
trial con placebo? La dichiarazione di Helsinki (che definisce il quadro
generale di etica e di diritto per la sperimentazione umana) non solo rende
cogente il consenso informato, ma sottolinea che il gruppo di controllo deve
ricevere " la miglior terapia" a disposizione. Già nel 1988 la Angell parlava
senza ambiguità di 'imperialismo etico' da parte degli USA, per la tendenza a
proporre uno standard etico inferiore per gli studi condotti nel terzo mondo.
Esistono più esempi di questa condotta discutibile sul piano etico. Un
peggioramento della situazione è avvenuto nel 2008, da quando cioè FDA (Food and
drug administration) non richiede nemmeno più l'aderenza alla Dichiarazione di
Helsinki per gli studi condotti all'estero. Questi debbono soddisfare invece le
linee guida GCP (Guidelines for Good Clinical Practice ), sponsorizzate
dall'industria farmaceutica, che non costituiscono un codice etico, ma solo un
manuale di procedure regolatorie. C'è poi un altro problema, non certo
secondario. Negli ultimi anni gli studi sponsorizzati da aziende farmaceutiche
statunitensi nei paesi in via di sviluppo non riguardavano patologie che
affliggono quei popoli. Sono ben rappresentati invece studi sulla rinite
allergica e la vescica iperattiva. I pazienti sono così utilizzati come cavie
per farmaci costosi da registrare e commercializzare nei paesi ricchi. I
principi contenuti nel Codice di Norimberga e nella Dichiarazione di Helsinki
non sono norme etiche obsolete. Il risparmio economico e gli eventuali risultati
raggiunti non possono diventare un alibi per calpestarli. La norma più semplice
da seguire potrebbe essere questa: non vanno condotti nel terzo mondo quegli
studi che non si potrebbero condurre in patria.
Un articolo di Giuliana Mieli, psicoanalista,
tratto dal libro
“Nascere,
le parole per dirlo” (a cura di M. Farinet, Franco Angeli editore), esamina
l'approccio distorto alla gravidanza e al puerperio della cultura odierna e ci
aiuta a riscoprire la loro dimensione affettiva, tanto poco conosciuta e capita.
Dice Giuliana Mieli: "Dopo la straordinaria ma breve impennata di intelligenza
degli anni ‘70 che era riuscita a influenzare il generale atteggiamento verso la
sofferenza psichica, ha avuto inizio una massiccia e strisciante
medicalizzazione della maternità - trasformata da evento di natura in malattia -
che recentemente è diventata una vera e propria psichiatrizzazione, sua forma
più raffinata e perversa. Scopo di tutto ciò è il controllo blindato del
percorso della gravidanza per proteggerla – questa è la ingenua e sciocca
fantasia - da possibili e imprevedibili insuccessi". La Mieli non contesta
"l’uso delle analisi, delle ecografie, dei farmaci, del cesareo e dell’epidurale
come ausilio e accompagnamento alla gravidanza là dove tale ausilio è
necessario, ma l’imposizione di un percorso totalmente medicalizzato il cui
unico obiettivo coincide con quello aziendale di un buon prodotto, in poco tempo
e senza rischio: insomma la garanzia di una riuscita senza difetti e incidenti.
Nulla di più contrario alla sostanza della vita e degli affetti, di cui la
maternità e la paternità sono passaggio cardine". Spiega che "non possiamo
accettare che l’etichetta della “depressione-post-parto” copra una vergogna di
tutti e stigmatizzi comportamenti come malati senza fare nulla per capirli e
trarne ispirazione per cambiare qualcosa nel nostro modo di operare e di
vivere"... E infine conclude: “Umanizzazione” deve smettere di essere uno
slogan: deve diventare un progetto concreto per cambiare, a partire dalla
nascita, il destino dell’uomo nel mondo".
La società civile e l’individuo hanno attese
“mitiche” di efficacia dei servizi sanitari, attese che dovrebbero essere
piuttosto ricondotte alla realtà dell’evidenza. Si tratta di alfabetizzare gli
individui nei confronti della salute, e questo è tanto più necessario quanto più
le risorse disponibili costringeranno ad operare scelte in cui si scontreranno
le attese di benessere indotte dall’esplosiva realtà della medicina del XXI
secolo con le priorità dei problemi sanitari prevalenti a livello sociale. A
tirare una coperta sempre più corta, da un lato vedremo schierati l’industria ed
i centri di ricerca che produrranno nuove tecnologie da immettere sul mercato
medico-sanitario, dall’altro avremo la politica che dovrà decidere quali
innovazioni, quante, a che prezzo, ma soprattutto a scapito di quali altre
prestazioni e tecnologie, potranno essere incluse nel “pacchetto universale” di
prestazioni sanitarie a cui tutti avranno accesso. Non saranno scelte facili
perchè implicano valutazioni etiche e dovranno essere fatte in un contesto
drogato da una visione della salute e da aspettative fuori dalla realtà. Ciò che
appare più urgente e indispensabile è quindi un cambiamento culturale,
innanzitutto della medicina. E questo è probabilmente il vero problema.
- i cacciatori di corpi: l'inquietante vicenda del Trovan
Dicembre 2010, le rivelazioni di WikiLeaks
scavano nel passato di una vicenda che vede coinvolta Pfizer, sempre alla
strenua ricerca di un farmaco campione di vendite. Come nel romanzo The
Costant Gardener di John Le Carré e nell'omonimo film, bambini africani sono
divenuti riserva di caccia delle case farmaceutiche affamate di cavie umane.
Nella fiction era il Kenya, nella realtà la Nigeria, denunciava nel dicembre del
2000 il Washington Post in una serie di articoli dal titolo significativo
The Body Hunters. Con lo stesso titolo è uscito nel 2006 un libro
inchiesta della giornalista Sonia Shah, della quale lo stesso Le Carré ha
riconosciuto il coraggio nel riportare questa ed altre vicende analoghe.
Giovanni Peronato racconta tutti i particolari della vicenda.
- informazioni sui farmaci dei rappresentanti: Malesia e Australia a
confronto
Uno studio pubblicato su BioMed Central Public
health, ha messo a confronto le informazioni date ai medici dai rappresentanti
farmaceutici in Malesia e in Australia sui loro prodotti in promozione. Diversi
studi descrivono tale informazione di bassa qualità, ma non vi sono ricerche che
affrontino questo argomento per quanto riguarda la Malesia e non vi sono
evidenze recenti per quanto riguarda l’Australia. Dai risultati osservati, gli
autori concludono che i rappresentanti forniscono di solito le
informazioni su indicazioni e dosi dei farmaci, mentre spesso vengono omesse
quelle sui rischi e gli effetti avversi, quindi è’ necessario un efficace
controllo sulle informazioni sui medicinali fornite dai rappresentanti
dell’industria farmaceutica.
- come permettere alla volpe di fare la guardia
all'interno del pollaio
Sono poche le fonti autorevoli di informazione
indipendente sui farmaci in internet. Forse a breve si perderà Therapeutics
Initiative, un sito promosso dall’università della British Columbia
(Vancouver, Canada) in cui vengono valutate in modo rigoroso, basato
sull’evidenza scientifica e indipendente dall’influenza dell’industria, le
informazioni sui trattamenti farmacologici così da bilanciare le fonti di
informazione sponsorizzate dalle aziende farmaceutiche. Dopo le pressioni da
parte dell’industria farmaceutica, il governo della provincia della British
Columbia ha deciso infatti di non rinnovare il contratto all’iniziativa di
revisione di farmaci. Eppure è la
revisione di Therapeutics Iniziative che ha lanciato l’allarme sul
profilo di rischio cardiovascolare dovuto al rofecoxib e al rosiglitazone.
Grazie a questo studio il governo ha ristretto l’uso di questi farmaci nella
British Columbia (BC) molto prima che questi fossero ritirati dal commercio,
evitando oltre 500 decessi (1).
Inoltre è a Therapeutics Iniziative, che per 14 anni ha garantito al
Ministero della Salute della BC le informazioni su cui basare il rimborso dei
farmaci, che andrebbe il merito del risparmio sulla spesa farmaceutica della
provincia canadese per cui per ogni $ investito nell’organizzazione indipendente
se ne sarebbero risparmiati 70.
Perché non supportare qualcosa che sembra funzionare così bene?
Lo scorso 13 gennaio è andato in onda sulla
televisione svizzera italiana, un documentario
d'inchiesta di
Falò "girato fra Giappone, Roma, Inghilterra e Svizzera che - si legge sul sito
di Falò -ricostruisce l’avventurosa storia del Tamiflu, il farmaco che i governi
hanno accatastato per proteggere la popolazione dalle Pandemie. E racconta i
forti dubbi su efficacia e sicurezza che circolano oggi nella comunità
scientifica. Quando é arrivato sul mercato nel 2000, Tamiflu è stato accolto
tiepidamente: costava molto, ma prometteva di ridurre di appena un giorno e
mezzo la durata dei sintomi dell'influenza. Poco, per dirsi rivoluzionario. Ma
grazie all'allarme Pandemia, il farmaco distribuito da Roche si é trasformato in
un campione d'incassi. “L'influenza degli affari” mette in fila fatti, luoghi ed
eventi di dieci anni di Tamiflu. E mostra il “dietro le quinte” delle politiche
mondiali per prepararsi alla pandemia: esperti che allo stesso tempo consigliano
l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’industria farmaceutica. Rischio di
conflitti di interesse? “Fa parte della vita”, dichiara Charles Penn dell’OMS.
Nell’inchiesta di Falò parlano i protagonisti: Roche, i medici, le presunte
vittime. Una vicenda dei giorni nostri fra salute pubblica, trasparenza ed
effetti indesiderati".
- la saga del Tamiflu continua con una svolta epocale
Le periodiche revisioni della Cochrane
Collaboration sull'efficacia del Tamiflu e degli altri inibitori della
neuraminidasi, incontrano nel 2010 un ostacolo imprevisto: 8 degli 10
studi che avrebbero dovuto provare l'efficacia e la sicurezza del farmaco, non
erano mai stati pubblicati. Le difficoltà - ancora irrisolte - per ottenere i
dati dalla Roche, vengono raccontate sul
British Medical Journal (BMJ) dagli stessi autori delle revisioni
Cochrane. Nel medesimo articolo, Jefferson e colleghi propongono un nuovo
protocollo che potrebbe rappresentare un cambiamento radicale nel metodo delle
revisioni Cochrane: utilizzare solo rapporti interni delle case farmaceutiche
mai pubblicati per intero o in assoluto, e i dati presentati alle agenzie
regolatorie per l'autorizzazione del farmaco.
- medici e industria sono venuti meno alle loro responsabilità etiche
Durante una testimonianza resa al Senato degli
USA nel 2007, Jerome P. Kassirer, personalità di rilievo del mondo accademico
degli USA, descrive le conseguenze preoccupanti del complesso intreccio di
relazioni tra professione medica e industrie del farmaco. Relazioni che, in
un’intervista rilasciata nel 2006, ha definito scandalose. Kassirer descrive
l'enorme pervasività della promozione dei farmaci e le dimensioni sorprendenti
del coinvolgimento dei medici. Passa poi in rassegna una serie di fatti
sconcertanti, di fronte ai quali ritiene che la reazione dei medici sia stata
assolutamente inadeguata. “Quando gli incentivi economici producono cure
inadeguate o pericolose, quando aumentano i costi dell’assistenza in modo
smisurato, quando mettono a rischio la vita dei pazienti negli studi clinici e
danneggiano la professione, vuol dire che si è oltrepassato il limite”. “E cosa
hanno fatto i leader della medicina per contrastare una situazione in cui i
medici si sentono sempre più in debito verso l’industria? Non molto”, sostiene Kassirer. In effetti - leggendo la sua testimonianza - non si capisce cosa altro
debba succedere perché i medici si rendano conto che è urgente un cambiamento.
Kassirer conclude dichiarando che “i
medici sono a rischio di essere corrotti dagli incentivi perversi che ricevono
dall’industria” ed esorta a esercitare una maggiore pressione sui medici e
sull’industria perché – a suo parere – “sono venuti meno entrambi alle loro
responsabilità etiche”.
A distanza di anni da questo grido di allarme, si deve
purtroppo constatare che la situazione non è migliorata, anzi. Sarà in grado la
medicina di liberarsi dal ginepraio in cui si è impigliata? Forse, come
suggerisce
Ray Moynhian – giornalista e scrittore australiano - è giunta l’ora di
allargare la discussione a “un gruppo di voci più ampio".
NoGraziePagoIo si occupa di conflitti d’interesse in
ambito sanitario con uno sguardo critico. Dato che ONDA (http://www.ondaosservatorio.it/)
è un osservatorio le cui iniziative potrebbero essere soggette a tale tipo di
conflitti (vedi la scheda
che abbiamo preparato), abbiamo pensato di fare un’analisi critica di una sua
recente iniziativa. Abbiamo scelto a questo scopo il progetto su “La depressione
in gravidanza e nel post-partum”, che prevede tra i suoi interventi una campagna
di comunicazione e attività territoriali.
Il lettore interessato a leggerlo per approfondire lo può scaricare liberamente
a questo
LINK.
- la depressione post-partum: il problema è sociale non psichiatrico
Un articolo scritto da Tiziana Valpiana in
occasione della proposta del "trattamento sanitario obbligatorio" (TSO) per le
donne che presentano segni di depressione post-partum, spiega con chiarezza,
sensibilità e competenza (anche femminile), come il disagio e la sofferenza
della donna in questo delicato periodo, siano fortemente collegate a fattori
sociali. "Ai nostri politici, ai nostri tecnici sfugge - dice Valpiana - quello
che era evidente a tutte le generazioni precedenti e alla saggezza popolare
riassunta in un’efficacissima frase di Gandhi “Per allevare un bambino ci vuole
un villaggio”. Passa poi ad analizzare le difficoltà emotive e fisiche che le
madri incontrano in una società come la nostra dove è sparito "il villaggio" ma
può essere in parte ricostruito. il Melograno e altri centri di informazione
maternità e nascita, "hanno sperimentato concretamente come la più efficace
forma di prevenzione della depressione post-partum sta nel costituire gruppi di
appoggio e di auto e mutuo aiuto con altre madri e servizi di supporto nel dopo
parto e, soprattutto, visite domiciliari, per poter contare non sullo sporadico
e non garantito aiuto dei familiari ma sulla sicurezza di un supporto
professionale disponibile e anche per rilevare precocemente eventuali
disfunzioni nell’ambiente di vita".
il 17 gennaio IBFAN Italia (International Baby Food Action
Network) e MAMI (Movimeto Allattamento Materno Italiano), hanno emesso un
comunicato stampa intitolato "Troppe poppate non fanno male". Le due
associazioni spiegano che "Venerdì 14 gennaio 2001 il British Medical Journal
ha pubblicato un articolo che mette in dubbio la raccomandazione dell'OMS di
allattare esclusivamente al seno per 6 mesi (l'articolo può essere scaricato
gratuitamente a questo indirizzo
http://www.bmj.com/content/342/bmj.c5955.full). I media, in Italia e
altrove, hanno ripreso questo articolo e ne stanno diffondendo il discutibile
messaggio in un modo che potrebbe confondere le
madri e le famiglie con una conseguente riduzione della percentuale di donne che
allatta esclusivamente al seno per 6 mesi,
periodo raccomandato anche in Italia dal Ministero della Salute e da numerose
associazioni professionali. Il quotidiano La Stampa, per esempio, titola
“Troppe poppate fanno male” quando non esiste nessuna ricerca e nessun
ricercatore al mondo, nemmeno gli autori dell'articolo britannico, che possano
dimostrare danni da allattamento al seno. È curioso che suscitino molto
interesse gli articoli che spingono ad allattare di meno, mentre non destano il
benché minimo scalpore la grande quantità di studi che dimostrano come, anche
nel ricco occidente, i bambini alimentati con latte artificiale o svezzati
troppo presto con cibi solidi corrano il rischio di contrarre numerose malattie,
da numerose infezioni all'obesità, con altissimi costi per l'individuo, la
famiglia, il sistema sanitario, la società e l'ambiente. Non sarà per eccesso di
riverenza nei confronti delle multinazionali e delle loro inserzioni
pubblicitarie? [continua
...]
- la medicina basata sulle evidenze è dannosa per la nostra salute?
Parlando a una conferenza Des Spence, medico di
famiglia a Glasgow e fondatore dei Nofreelunch UK, si è chiesto come mai
nonostante la ricca scelta di evidenze reperibili nel sito guida QOF
(Quality and Outcomes
Framework)
non ci siano grandi risultati sugli outcomes
(esiti) primari raggiunti. C'è qualcosa di sbagliato nella medicina basata sulle
evidenze (Evidence Based Medicine, EBM)? Esistono ancora incertezze o
perplessità circa la sua completa e fattiva applicazione nella pratica clinica?
Des Spence ha molti dubbi
sulla validità e sulla benefica ricaduta sui suoi pazienti che questo nuovo
approccio alla medicina va promettendo e, in un articolo sul British Medical
Journal (BMJ) elenca una serie di ‘debolezze’ che il sistema della EBM
secondo lui nasconde.
Si intitola così un articolo di Linda Grilli e
Gianna Milano su Tuttoscienze de La Stampa del 29 dicembre scorso, che inizia
così "Basta
un clic. E chi va su Facebook può trovarsi a condividere - suo malgrado -
informazioni su farmaci. A segnalare un caso recente un «post» che diceva: «Big
Pharma non dovrebbe usare i social media». Novartis aveva messo sul social
network più famoso un «widget», ossia una finestrella condivisibile, e chi
cliccava trovava indicazioni su Tasigna, nuovo medicinale per la leucemia
mieloide cronica. Se ne sottintendeva la superiorità sugli altri farmaci, si
lodava l'efficacia, ma si omettevano possibili effetti collaterali. Un messaggio
scorretto che ha meritato una tirata di orecchie da parte dell'Agenzia americana
per il controllo sui farmaci, la Fda, che ha inviato una lettera di ammonimento:
«Togliete subito quel link da Facebook». Cosa che è stata fatta. Intanto, però,
milioni di persone hanno avuto accesso a informazioni inappropriate, tra l'altro
su un farmaco non ancora in commercio. Un caso isolato? Affatto".
- il paradosso della terapia: curarne cento per salvarne uno
Un
medico di famiglia scozzese, ‘scottato’ per l’abile raggiro di un venditore di
polizze ha scritto al British Medical Journal (BMJ) esprimendo alcune
semplici considerazioni. Anche noi medici, scrive Des Spence, manipoliamo i
numeri, basti pensare che nessuno mette in dubbio i risultati che si ottengono
riducendo la colesterolemia con le statine e invece... Andiamo a rileggerci con
attenzione lo studio WOSCOPS, uno dei più importanti studi randomizzati
controllati (RCT) sull’uso delle statine in prevenzione primaria. Si tratta di
uno studio condotto in Scozia e pubblicato sul New England Journal of
Medicine, che dimostra come trattando delle persone di mezza età con 40 mg
al dì Pravastatina per 5 anni si ottiene una riduzione di eventi coronarici
attorno al 30%. Detta così pensi di dover scendere subito in farmacia a comprare
la medicina miracolosa, se è vero che potrà evitare un infarto su 3. Ricordo
infatti lo scalpore che suscitò la pubblicazione e l'incremento di vendite della
statina. Il nostro collega ci ha meditato su e dopo 13 anni (lo studio fu
pubblicato nel 1995), analizzando come venivano presentati i risultati e le
caratteristiche della popolazione studiata, è arrivato a concludere che gli
stessi dati, se espressi in termini di numero di eventi evitati, sarebbero stati
molto meno ottimistici: solo uno 0.7% di riduzione di rischio assoluto di morte
coronarica.
Considerando la medicalizzazione di
molte condizioni umane, viene alla mente un celebre aforisma Jules Romain "ogni
sano è un malato che non sa di esserlo". Parafrasando questo pensiero lʼex
CEO Merck Henry Gadsen, dichiarava una trentina d'anni fa alla rivista
Fortune che il suo sogno sarebbe stato quello di produrre farmaci per le
persone sane. Magari allora la dichiarazione poteva sembrare un tantino
provocatoria, ma oggi gli esempi non mancano. Nel 2006 è stato condotto uno
studio controllato randomizzato su soggetti “pre-ipertesi”, cioè paradossalmente
a rischio di diventare a rischio. Anche se non ufficialmente ipertesi,
questi soggetti vennero trattati con un anti ipertensivo (candesartan),
dimostrando che in uno su dieci, il farmaco, una volta sospeso, ritardava
l'evoluzione a valori pressori più elevati. Da qui al curare i sani il passo è
breve. Esiste anche la pre-osteoporosi e questo gioco può valere anche per la
colesterolemia, la glicemia, etc … Di questo passo, ha scritto di recente sul
suo blog nel BMJ lʼautorevole ex direttore Richard Smith, ogni
misurazione di un parametro biologico rende automaticamente ʻmalatoʼ il 5% della
popolazione. Procedendo in questa linea di provocazione egli cita un romanzo di
Philip Roth dove ci si chiede: la felicità è una malattia?
Il Medical Council of India (MCI, federazione
degli Ordini dei Medici indiani), ha sospeso due medici per sei mesi
dall'esercizio della professione. Si tratta del presidente e del
segretario generale dell'Indian Medical Association (IMA), la più antica, più
grande e più autorevole associazione medica indiana, che firmò nel 2008 un
contratto di tre anni, per circa 250.000 euro, con la Pepsi Food Company perchè
questa potesse usare il logo dell'IMA su due prodotti: un succo di frutta
tropicale e dei fiocchi d'avena per la prima colazione. Il logo implica che il
prodotto è raccomandato al pubblico dall'IMA. Non era la prima volta che
succedeva.
Secondo l'IMA, il ricavato da questi contratti
serve a finanziare attività scientifiche e di divulgazione. Ma
il Dr. K.V. Babu,
oculista e membro del direttivo dell'IMA, ha protestato vivacemente e non si è
dato pace finchè il fatto non è stato preso in seria considerazione. "Questo
tipo di attività equivale a distruggere la dignità e l'onore della professione
medica", ha dichiarato il Dr. Babu; e ha aggiunto: "Ma qual è la nostra
credibilità se la più grande associazione di medici del paese fa cose del
genere?"
E finalmente, il Medical Council ha dato ragione
al Dr Babu mandando una specie di avviso di garanzia a circa 150 medici che
avevano approvato il contratto con la Pepsi, e sospendendo per sei mesi
dall'esercizio della professione il presidente e il segretario generale dell'IMA
all'epoca dei fatti. I due si sono appellati sostenendo che il MCI non può
sospendere i medici dall'esercizio della professione, dato che le licenze sono
concesse dai vari MCI degli stati e non dal MCI nazionale. Questioni di lana
caprina, secondo noi, che speriamo tutto ciò serva da lezione anche per il
Belpaese.
- studenti di medicina: lavori in corso sul conflitto di interessi
Dal 3 al 5 dicembre si è tenuto a Genova un
seminario del SISM - Segretariato italiano degli studenti di
medicina - dedicato ai conflitti di interesse in medicina. Tre giorni di
relazioni, discussioni, esercitazioni per approfondire i numerosi aspetti del
problema. Dagli aspetti etici e i principi che ispirano la professione medica,
all'analisi degli svariati ambiti nei quali l'influenza di altri interessi può
danneggiare la salute: le politiche sanitarie, la ricerca, la formazione,
l'informazione, la regolamentazione e la promozione dei farmaci. Per finire con
la valutazione delle giornate di lavoro e i progetti per il futuro. Anche i
Nograzie e il Centro per la Salute Internazionale dell'Università di
Bologna, sono stati invitati a portare la loro esperienza. Alcuni studenti riferiscono che "è stata dedicata particolare attenzione alla logistica
dell'evento, cercando di perseguire una coerenza tra i temi trattati e le pratiche
adottate. Nel rispetto quindi dei valori della sobrietà e della sostenibilità
ambientale, l'evento è stato organizzato all'interno di una scuola, tutti
abbiamo dormito nella palestra portandoci da casa i sacchi a pelo e le stoviglie
per la prima colazione". Un grande applauso a questa iniziativa del SISM!
Davvero un bel regalo di Natale e un augurio per tutti: ricostruire una medicina
migliore.
"Mercanti di sofferenza - viaggio nel mondo del
salute" è il titolo della trasmissione di Psicologia Radio andata in onda il 29
novembre scorso, durante la quale sono stati intervistati anche i Nograzie. Nel
commento sul sito di Psicologia Radio si legge: "Un viaggio nel mondo della
sanità, tra cultura della malattia e interessi economici dell’industria della
salute. Si creano nuove malattie, si modificano i parametri d’inclusione di
quelle già note, s’influenza la ricerca, la formazione degli operatori sanitari,
creando presupposti per l’abuso di farmaci e psicofarmaci, anche per i bambini,
con lo scopo di realizzare una società sempre più medicalizzata. Coinvolte nel
grande mercato della salute anche molte associazioni “non profit” di assistenza
alle varie malattie, in buona parte finanziate dalle case farmaceutiche.
Intervengono rappresentanti istituzionali, medici, psicologi, esponenti del
mondo associazionistico".
In occasione del 27esimo Congresso nazionale
della Societa’ italiana medici di medicina generale (Simg) tenutosi recentemente
a Firenze, il suo presidente, Claudio Cricelli, ha auspicato che le Societa’
scientifiche possano diventare “interlocutori privilegiati con le istituzioni”:
Ministero della Salute, Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari
regionali), Aifa (Agenzia italiana del farmaco). A questo proposito i Nograzie
hano emesso un comunicato stampa in cui precisano che sono d'accordo che le
società scientifiche debbano dare il loro contributo alle istituzioni, ma queste
ultime dovrebbero esigere che - per diventare interlocutori privilegiati - le
società scientifiche dovrebbero liberarsi dai rapporti con chi ha come interesse
primario non tanto la salute quanto il profitto (ditte produttrici di farmaci,
alimenti e altri materiali sanitari). I primi passi da esigere sono quindi: a)
la trasparenza totale dei bilanci annuali delle società scientifiche; b) la
redazione e l’approvazione di un codice di comportamento su sponsorizzazioni e
conflitti d’interesse, con relative sanzioni per coloro che non lo rispettano.
Diciamo questo perchè crediamo che rapporti tra salute e mercato abbiano
oltrepassato ogni limite; è necessario e urgente adottare misure di protezione
della salute dalle ingerenze del mercato come si fa in altri paesi. Negli Usa,
per esempio, le Societa’ scientifiche hanno stabilito di recente un nuovo codice
etico per i rapporti con l’industria del farmaco e in diverse Università’
esistono da tempo regole rigide per evitare l’invasività’ del marketing. E in
India, il Medical Council prevede sanzioni per i medici che accettano regali
oltre un certo valore e per le Associazioni mediche che avvallano prodotti
commerciali, arrivando fino alla sospensione temporanea dall’esercizio della
professione.
- polvere del marketing sugli antipsicotici atipici
Un altro articolo di Giuseppe Tibaldi (Coordinatore
scientifico Centro Studi e Ricerche in Psichiatria ASL TO2 Nord, Torino) su
Dialogo sui farmaci per la serie "Polvere del marketing", analizza diversi
aspetti controversi riguardo alle indicazioni degli antipsicotici atipici. Dal
loro utilizzo e promozione off-label (al di fuori delle indicazioni autorizzate
dall'agenzia regolatoria), alle debolezze degli studi presentati per chiedere
l'estensione delle indicazioni terapeutiche. Tibaldi segnala infatti il
finanziamento da parte dell'industria o la mancata dichiarazione del
finanziamento e dei conflitti di interesse degli autori, il supporto
editoriale di una agenzia di ghostwriting (scrittori fantasma, vedi RICERCA E RIVISTE MEDICHE), la
presenza tra gli autori di dipendenti dalla Ditta produttrice, oltre a gravi
limiti metodologici.
- Pensieri intorno al conflitto di interessi in medicina
Un editoriale di Sergio Conti Nibali su Quaderni
acp, prende lo spunto dalle
nuove regole stabilite dagli editori delle riviste scientifiche
internazionali (ICMJE) per sollecitare l'editoria medica e le
società scientifiche italiane ad aprire un dibattito sul problema dei conflitti di
interesse. Ricorda il codice stabilito fin dal 1998 dall'Associazione Culturale
Pediatri e la decisione di Quaderni acp, di eliminare le inserzioni
pubblicitarie. Una scelta coerente e per certi versi provocatoria, una sfida
lanciata ma non raccolta da altri. Si chiede poi che fine
abbia fatto l'auspicio formulato dal Coordinamento
italiano per l'integrità della ricerca biomedica nell'appellodel 2002 (seguito all'editoriale
congiunto delle 11 maggiori riviste mediche internazionali): "i
direttori di riviste scientifiche e in particolare quelle considerate organi di
società scientifiche si impegnino a dichiarare in modo trasparente la
sussistenza di potenziali conflitti di interesse che riguardino sia loro stessi
che l’intero staff editoriale”. Passa poi a descrivere le proposte dell'Institute
of Medcine degli USA e quelle dei Nograzie italiani e di tutto il mondo. Conti Nibali conclude
"In definitiva, i termini del problema sono ormai
noti e ben delimitati; innumerevoli sono i tentativi di soluzione o di gestione
del conflitto di interessi. È arrivato il momento di aprire un (difficile?)
dibattito non solo con i lettori di Quaderni, ma con tutte le Società e gli
Editori di riviste scientifiche". Speriamo che la proposta non cada nel
vuoto.
- Società scientifiche USA e codice per i rapporti con l'industria
Un'organizzazione
statunitense ha chiesto a tutte le società mediche di sottoscrivere un codice
etico che dovrebbe fissare gli standard per i rapporti con le industrie
farmaceutiche e incoraggiarle a essere molto più trasparenti sui loro
finanziamenti. Ne da' notizia il British Medica Journal (BMJ). Lo scorso 21 aprile
il Consiglio delle Società delle specializzazioni mediche (Medical Specialty
Societies) degli USA ha redatto un codice sui rapporti tra medici e produttori
di farmaci e dispositivi medici e ha dichiarato che 13 delle 32 società aderenti
hanno già adottato il codice e le altre stanno progettando di adottarlo. Il
Codice è stato sviluppato da una task force composta da 30 medici in
rappresentanza delle società aderenti. Comprende sette principi fondamentali
che coprono quattro aree: conflitti di interesse, dichiarazione dei
finanziamenti, sviluppo indipendente di programmi e leadership indipendente.
Negli USA, come ormai in molte altre nazioni, si affronta apertamente il
problema del conflitto di interesse; è riconosciuto come un dato di fatto, si sa
che esiste, non lo si nega, non si affossa il dibattito; si cerca di trovare
soluzioni che ne limitano i risvolti negativi ai vari livelli. Alcune delle
soluzioni proposte in questo codice potranno sembrare non sufficienti, ma ci
sembra già un grosso successo l’averlo proposto e ancor di più che finora una
gran parte delle società scientifiche lo abbiano accettato. Ci sarà poi da
verificare quante riusciranno veramente ad adottarlo, e quali misure di
monitoraggio verranno utilizzate per verificarne l‘implementazione. Staremo a
vedere. E in Italia?
- procedura rapida per l'approvazione dei farmaci: tutto bene?
Dal 1992 la FDA (Food and Drug Administration,
agenzia USA per la sicurezza dei farmaci, e degli alimenti) ha messo a
disposizione una procedura accelerata pensata per rendere disponibili nuovi
farmaci per curare malattie particolarmente gravi senza alternative
terapeutiche. In questo caso la FDA richiede alle case farmaceutiche standard
minori rispetto alla procedura regolare. Il presupposto è che il ‘lassismo’
iniziale sia poi compensato da rigorosi studi post-marketing che validino
l’efficacia e la sicurezza del farmaco approvato. Ma il sistema non funziona
sempre come programmato, come sottolinea un articolo pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA). Mentre John Jenkins, direttore dell’ ufficio nuovi farmaci della FDA, esprime un parere
positivo sulla procedura rapida, Steven Nissen del Dipartimento di medicina
cardiovascolare della Clinical Foundation di Cleveland,
sostiene che le case farmaceutiche usano la
procedura accelerata per evitare le onerose trafile della procedura standard per
l’immissione di un farmaco sul mercato. La procedura fast-track, dice Nissen,
dovrebbe servire per trattare malattie gravi e per condizioni senza alternative
terapeutiche “ Invece se guardo ai farmaci approvati con questa procedura
non sono affatto sicuro che la maggior parte soddisfi questi requisiti”. E
conclude amaramente: “ le persone deputate
all’approvazione dei farmaci in FDA sono piuttosto amichevoli con Big Pharma (very
pharma friendly), vedono le industrie farmaceutiche come loro principali
clienti. Perciò io non penso che servano leggi più severe piuttosto controllori
più tosti”.
- le regole della manipolazione dell'informazione secondo Chomsky
In questi giorni siti web
e blog stanno riprendendo le dieci regole in cui Chomsky ha riassunto la
manipolazione dell’informazione.
E’ improbabile che Chomsky avesse in mente, nel descrivere
le sue regole, l’informazione rivolta dall’industria agli operatori sanitari. Ma
se proviamo ad applicare queste 10 regole ad una delle tante attività
promozionali di un farmaco, ci ritroviamo quasi perfettamente.
- le aziende farmaceutiche britanniche dichiareranno tutti i regali fatti ai
medici
Secondo il nuovo codice dell'Associazione
farmaceutica britannica, a partire dal 2012, le aziende del farmaco
dichiareranno in modo trasparente tutti i pagamenti fatti ai medici per
relazioni, partecipazioni a commissioni, consulenze, partecipazioni a congressi.
In più dal 1° gennaio 2011 saranno proibiti tutti i gadget con il logo
dell'azienda o del farmaco. Steve Field, presidente del Royal College of General
Practitioners (associazione che riunisce i medici di famiglia) ha dichiarato al
BMJ: "Benvenuta questa nuova trasparenza. Le aziende farmaceutiche non
dovrebbero esercitare alcuna influenza sulle decisioni prescrittive dei medici,
che dovrebbero essere imparziali e dettate dalle sole evidenze scientifiche".
E a proposito della fine degli “omaggi” alla classe medica, ha aggiunto: "Per molti anni ho
pensato che donare paccottiglia sia pratica umiliante per le aziende
farmaceutiche e che accettarla non sia dignitoso da parte dei medici ". E' la stessa cosa che pensano i Nograzie. L'industria
ha dichiarato di voler instaurare un rapporto di reciproco rispetto con i medici, che tutti gli omaggi, compresi pranzi e viaggi, sono inaccettabili e
dovrebbero cessare. Vicky Edgecombe, responsabile della comunicazione per il
Codice di Prescrizione dei Farmaci, ritiene che questi cambiamenti
dovrebbero migliorare il clima di fiducia nei riguardi
dell'Industria farmaceutica. Salutiamo anche noi con piacere queste nuove
decisioni. Quando potremo avere qualcosa del genere in Italia?
- la sperimentazione umana - diritti violati/diritti condivisi
E' uscita la seconda edizione ampliata e
aggiornata del libro di Gaia Marsico "La sperimentazione umana - diritti
violati/diritti condivisi". Nella breve presentazione dell'editore (FrancoAngeli)
si legge: "Il volume vuole offrire un’introduzione alla sperimentazione clinica,
affrontando anche le complesse questioni etiche che solleva. Particolare
attenzione viene data all’intreccio tra salute e diritti individuali e sociali;
all’importanza e all’ambivalenza del consenso informato; al crescente ruolo che
in questo campo sono chiamati a svolgere i Comitati Etici; alla sperimentazione
come espressione responsabile della pratica assistenziale". E' la "proposta di
una lettura della sperimentazione come indicatore critico e propositivo di un
modo di concepire la sanità come un laboratorio pubblico in sperimentazione di
diritto che era ed è il filo conduttore del testo". Tra le novità della nuova
edizione, vi è anche la traduzione dell'ultima revisione (2008) della Dichiarazione di
Helsinki, che è uno dei documenti di riferimento fondamentali per la
sperimentazione umana, poichè ne definisce il quadro generale di etica e di
diritto. Questo spiega perchè ha destato tante preoccupazioni nella comunità
scientifica internazionale, il rifiuto dell'FDA (Food and Drug Administration,
l'agenzia USA che controlla farmaci e alimenti) di accettare l'ultima revisione
della Dichiarazione di Helsinki, sostituendola - per gli studi condotti
fuori dagli USA - con le "Norme di Buona Pratica Clinica" (Guidelines for
Good Clnical Practice) che non costituiscono un codice etico, ma solo un
manuale di procedure regolatorie. Questa è solo una delle tante appassionanti
questioni sulla sperimentazione umana che si possono approfondire leggendo il
libro.
Sull'ultimo numero di Avvenire Medico, si parla
dei Nograzie, chi sono, cosa fanno, qual è la loro filosofia. Notiamo con
piacere un interesse crescente per il nostro gruppo da parte dei colleghi e
dell'opinione pubblica. Dopo il servizio andato in onda sul TG3 (vedi le news
del mese di ottobre), oltre ai colleghi, ci hanno scritto molti cittadini che
dichiaravano interesse per la nostra iniziativa e per chiedere informazioni. E
sono arrivate decine di nuove richieste della nostra Lettera.
- "Profumo", video su inceneritori, discariche e pediatri
Il 31 ottobre è andato in onda su BLOB (programma
di RAI3 ideato da Enrico Ghezzi) un video di Fabio Masi sulle discariche
campane. Si legge nell'introduzione al video su Vimeo: "PROFUMO forse vuol
ricordare ciò che alcuni cittadini campani avvertono, ma che sicuramente la
televisione ancora non è in grado di trasmettere. ma vuole anche significare
quello che molti tra noi non sembrano aver ancora compreso: chi crea e gestisce
le emergenze ... chi rende insopportabile il lezzo delle discariche ... è servo
di un potere che vuole bruciare tutto. "Dio ricicla, il diavolo brucia". Sono
intervenuti: Daniele Castri - Ref.legale Coordinamento Comitato "No Inceneritore
di Albano", la dott.ssa Maria Grazia Sapia - Società Italiana di Pediatria
(Referente Bambino e Ambiente), il prof. Dominique Belpomme - Association pour
la Recherche Théraupetique Anti-Cancereuse (ARTAC) e il dott. Ernesto Burgio -
Coordinatore Comitato Scientifico ISDE / Com Scientif. ARTAC Guarda il video
PROFUMO
ottobre 2010
- appello per abolire lo spot "Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole
bene"
E' una campagna vergognosa, perchè oggi il
lavoratore ha ben poche possibilità di rispettare lo slogan "Sicurezza
sul lavoro. La pretende chi si vuole bene", quasi che la mancanza di sicurezza
fosse imputabile al fatto che il lavoratore non vuole bene a se stesso ed ai
suoi familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge,
ovvero i datori di lavoro. Sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di lavoro.
Non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente di questi tempi,
sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di scegliere di fronte ad un
lavoro in nero, un lavoro precario e un lavoro a tempo determinato, mentre
devono viceversa sottostare a ritmi da Medio Evo.
La campagna dovrebbe invece avviare un processo di comunicazione diffusa, in
modo da rendere nota a tutti la necessita' di un impegno costante da parte di
tutti gli attori coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la
sicurezza. Questi spot devono essere sostituiti da una campagna di comunicazione
che dovrà puntare sulle responsabilità civili, penali e non ultime anche
etico-morali che l'imprenditore deve assumersi per tutelare l'integrita' delle
persone che lavorano per lui.
Via questi spot vergognosi. Pretendiamo viceversa più ispettori ASL e
più risorse, affinchè la mattanza quotidiana dei lavoratori abbia
fine. Non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non lo si
faccia attraverso il sacrificio di vite umane innocenti.
Firma l'appello
- prescrizioni mediche e informazioni dell'industria
Una revisione sistematica (di
Geoffrey
Spurling, Peter Mansfield e altri)
pubblicata su PLoS medicine di ottobre, analizza la relazione tra
qualità, quantità, costi delle prescrizioni e l'esposizione alle informazioni
date dall'industria attraverso le visite dei rappresentanti, le pubblicità sulle
riviste, i congressi sponsorizzati, la posta o le e-mail, i software per le
cartelle cliniche e la partecipazione a ricerche sponsorizzate. Tranne rare
eccezioni, sono state trovate associazioni tra l’esposizione all’informazione
data direttamente dalle case farmaceutiche e prescrizioni più frequenti o di
costo maggiore o di qualità più bassa, oppure non si è trovata un'associazione
significativa. Talvolta risulta che la prescrizione possa essere migliorata, ma
non vi sono prove di veri miglioramenti. Gli autori concludono raccomandando ai
medici di seguire il principio di precauzione e quindi di evitare di esporsi
alle informazioni che arrivano dalle compagnie farmaceutiche.
- Falò riprende il discorso sulla vaccinazione contro il papillomavirus
Falò, trasmissione televisiva della Svizzera
italiana, ha mandato in onda venerdì 8 ottobre un altro servizio sulla
vaccinazione contro il papillomavirus dopo
quello trasmesso nel 2008. Attraverso una serie di interviste a
diversi professionisti, l'inchiesta di Harry Haner e Serena Tinari mette in
luce le controversie che hanno accompagnato la decisione di introdurre la
vaccinazione nelle adolescenti. Controversie che riguardano le informazioni
sulla frequenza del tumore, sull'efficacia e sicurezza del vaccino, oltre al
discusso problema delle relazioni finanziarie con l'industria farmaceutica
dei ricercatori e dei componenti delle commissioni che decidono le strategie
vaccinali.
Venerdì 1° ottobre il TG3 nazionale ha trasmesso
un breve servizio sui Nograzie, presentandoci così: "Semplice e chiara la filosofia: no a pranzi, cene,
regali piccoli e grandi e aggiornarsi in modo indipendente". Guido Giustetto, medico di famiglia di Pino
Torinese intervistato da
Francesca Capovani, ha spiegato
che una delle pressioni più comuni dell'industria riguarda i farmaci nuovi e più costosi
anche quando
- in base agli studi scientifici - questi non risultano più efficaci di quelli
vecchi e ben collaudati. Da alcuni anni Giustetto non riceve più i rappresentanti delle case
farmaceutichee ritiene che si possa benissimo rimanere aggiornati senza
ricevere l'informazione diffusa dall'industria. E' più facile di quanto si creda.
Qualche consiglio alla sezione
L'informazione medica.
- a chi giova curare la preipertensione?
Con questa domanda provocatoria Ray Moynihan -
giornalista australiano autore tra l'altro del libro Farmaci che
ammalano - intitola un suo recente articolo sulla preipertensione
pubblicato sul BMJ. Una nuova
definizione controversa che rientra nel gruppo (in crescita) delle pre-malattie,
come il prediabete e la preosteoporosi. Queste nuove pre-condizoni - dice
Moynhian - etichetteranno persone che sono a rischio di essere a rischio. Riferendo i
diversi pareri di vari esperti, il giornalista solleva il problema dei legami finanziari degli
estensori delle linee guida, dei congressi sponsorizzati e, in sostanza, della
vicinanza troppo stretta della professione medica con l'industria del farmaco. Curt Furberg, professore di
sanità pubblica all’Università Wake-Forest e uno dei critici più accesi
della preipertensione, si chiede se non sia arrivato il momento che la società
in generale abbia un ruolo maggiore nel decidere chi dovrebbe essere
classificato come malato. "Prevenire gli effetti devastanti di un infarto, di un
ictus e della frattura delle anche - conclude Moynhian - è sicuramente
nell'interesse di tutti, ma se il modo migliore per farlo sia medicalizzare
miliardi di persone sane etichettate con una premalattia, richiede un forte
dibattito in un gruppo di voci più ampio. Andrebbe presa seriamente in
considerazione l'ipotesi di costituire un gruppo rappresentativo più
indipendente e più ampio che possa riflettere ben al di fuori dalle lunghe ombre
dell’industria del farmaco".
- il troppo stroppia? Il giochino di abbassare
l'asticella della colesterolemia o della glicemia per creare più
pazienti-clienti è da tempo ben noto e praticato. Modificando un semplice numero
si ottiene come per magia un incremento cospicuo nelle vendite di farmaci.
Alcune volte si rimane perplessi quando, scambiando i parametri biologici (come
il calo della glicemia, della pressione, ecc.) con gli end point primari (mortalità
e morbilità), non si ottengono i risultati attesi. Infatti non tutto ciò che
appare razionale ad un esame superficiale o ad un facile sillogismo viene poi
confermato dal dato sperimentale. Un controllo glicemico più stretto dovrebbe
ridurre il rischio cardiovascolare nel diabetico, un controllo pressorio più
adeguato dovrebbe diminuire la mortalità negli ipertesi, una normalizzazione del
valori di emoglobina nel paziente con insufficienza renale cronica dovrebbe
coincidere con un migliore stato di salute. Non sembra sia sempre così. Lo
stupore si è rinnovato di recente a proposito dell’aumento di cadute e di
fratture con l’uso vit D in mega-dosi annuali e ho pensato alla saggezza
popolare: qualche volta “ il troppo stroppia ”.
- Conflitti di interesse nell’educazione degli
studenti di medicina: è tempo di trasparenza
Un recente editoriale della rivista
dell’associazione medica canadese solleva un problema di cui l’Università di
Medicina e Chirurgia sembra non preoccuparsi affatto. Leggendo l’articolo,
scritto dalla redazione del Canadian Medical Association Journal, si crea nel
lettore italiano un sorta di cortocircuito, dato che la situazione qui da noi
non è affatto diversa e l’invito a una maggiore trasparenza nell’ambiente
accademico è più che condivisibile. Anche per questo motivo la traduzione
contiene un errore che si ripete così che “Canada” è sistematicamente
tradotto con “Italia”. Mi sono permesso questa sostituzione perché mi pare
uno degli unici modi per sentire parlare di conflitti di interesse
nell’Università italiana.
IBFAN Italia,
sezione italiana di International Baby Food Action Network, segnala: "La Milte
Italia SpA commercializza in maniera molto aggressiva l'integratore "PiùLatte"
che promette di aumentare la produzione di latte materno. Dopo due sentenze
dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, ora anche l'EFSA,
l'autorità europea per la sicurezza alimentare, ha stabilito che gli studi
scientifici presentati dalla Milte non sono in grado di dimostrare gli effetti
promessi dal PiùLatte, così come sostenuto da anni da IBFAN Italia".
In occasione della sua visita
in Europa, Peter Mansfield - direttore di Healthy Skepticism – ha svolto
una serie di iniziative a Bologna il 24 e il 25 settembre. E’ stata una
'due-giorni’ molto impegnativa, dalla lezione
magistrale per gli operatori della Regione Emilia-Romagna, agli incontri con gli
studenti di medicina e con il CSI (Centro Salute
Internazionale dell’Università di Bologna), fino
all’incontro informale con i Nograzie che ci ha permesso di confrontarci con lui
sul nostro lavoro. Un
incontro prezioso, visti i
25
anni di esperienza di Mansfield con Healthy Skepticism, che ha confermato
l'opportunità dell'impegno iniziato dai Nograzie nel 2004 e ha reso concreta la
piacevole
- metafisica dell'estradiolo valerato: come promuovere un 'nuovo'
contraccettivo
Un articolo di Guido Giustetto pubblicato sul n.3 di
Dialogo sui farmaci, analizza la
promozione di Klaira®, un anticoncezionale a base di estradiolo valerato e
dienogest. "La promozione - si legge nell'introduzione dell'articolo - si è
avvalsa di diversi strumenti comunicativi: trasmissioni radiofoniche, convegni,
opinion leaders, siti web, depliant informativi. Nei messaggi, rivolti ai
cittadini e ai medici si è dato soprattutto rilievo all’aspetto 'naturale e
biologico' della pillola, senza dimostrare come ciò si traduca in un beneficio
clinico. Tale informazione, fuorviante e parziale, serve ad influenzare donne
attente ai valori della natura". Questo di Klaira® non è l'unico caso di informazione promozionale
dei farmaci da prescrizione diretta al cittadino (DTCA),
effettuata nonostante in tutta Europa non sia formalmente permessa. Le
distorsioni dei messaggi promozionali utilizzati fanno concludere che "occorrono regole che
garantiscano cittadini e medici sulla correttezza dell’informazione industriale
sui farmaci". Dialogo sui farmaci ci ha gentilmente autorizzato a mettere
l'articolo sul nostro sito.
E' intitolata così un serie di articoli di
Dialogo sui farmaci, in parte già pubblicati, che fanno luce sui problemi collegati alla
sponsorizzazione delle ricerche biomediche (sponsorship bias). I primi tre
riguardano la ricerca psichiatrica. Utilizzando alcuni esempi concreti, l'autore
- Giuseppe Tibaldi - spiega in dettaglio alcuni meccanismi con i quali si possono
verificare distorsioni nei risultati degli studi. Condividiamo il suo obiettivo
e la sua speranza:
"fornire ai
lettori una migliore capacità percettiva della 'polvere' che minaccia la pratica
quotidiana dei clinici dei Paesi più sviluppati. Essa rischia di inceppare anche
il meccanismo, potenzialmente virtuoso, dell’appropriatezza clinica come
standard condiviso di miglioramento del sistema sanitario pubblico". Dialogo sui farmaci ci ha
gentilmente autorizzato a mettere gli articoli sul nostro sito. Li potete
leggere ai link qui sotto.
Registrare un farmaco richiede mediamente un
investimento di 1 miliardo di dollari, che gli azionisti vogliono veder
recuperato nel minor tempo possibile. Per incrementare le vendite spesso si
spinge il prodotto al di fuori degli usi approvati (off-label) dalle
Agenzie regolatorie. Le prescrizioni off label negli U.S. sono all'ordine
del giorno. Si calcola che il 15%-21% del farmaci venduti siano impiegati al di
fuori delle indicazioni ufficiali. Si parla di circa circa 10 milioni di ricette
all'anno. Secondo la legge americana le aziende farmaceutiche commettono reato
se invitano ad usare farmaci per indicazioni non approvate, i medici invece non
commettono reato se lo fanno, su di essi infatti l'FDA (Food and Drug
Administration, l'Agenzia del farmaco e degli alimenti degli USA) non ha alcuna
giurisdizione. Un articolo sul sito Bloomberg.com (Big
Pharma's crime spree, Baldoria di crimini di Big Pharma) elenca una
lunga serie di promozioni illegali dei farmaci da parte delle industrie
farmaceutiche, punite con multe anche salatissime (miliardi di dollari). Eppure
si direbbe che per le Ditte questo non costituisca un problema. Rapportate ai
profitti, appaiono ridicole. Non sembra neppure che tutto ciò danneggi
l'immagine delle aziende coinvolte: il valore delle loro azioni continua a
crescere e le vendite proseguono indisturbate.
- migliorare la trasparenza nei rapporti università-industria
Un articolo pubblicato in agosto sul New
England Journal of Medicine, illustra una serie di proposte per migliorare
la trasparenza nei rapporti tra università, ricercatori e industria. Gli autori
descrivono le attuali regole federali e le nuove proposte del
Department of
Health and Human Services (DHHS, Dipartimento della Salute) degli USA che, a
loro parere, andrebbero
ulteriormente migliorate. Chiedono innanzi tutto soglie molto più basse per la
dichiarazione dei regali e dei compensi ricevuti dalle case farmaceutiche,
partendo da un valore di 10 dollari oppure di 100 dollari in un anno, invece dei
5.000 proposti dai DHHS o dei 10.000 previsti ora. Inoltre ritengono che si
debba rendere obbligatorio, in tutte le istituzioni di ricerca, l'uso di un
modello standardizzato per la dichiarazione degli interessi economici. La terza
richiesta è che l'NIH (National Institute of Health) finanzi delle ricerche per
individuare la natura, le dimensioni e le conseguenze della mancata
esplicitazione dei legami con l'industria da parte dei ricercatori. E dal
momento che
molte istituzioni probabilmente non hanno le
capacità, l’esperienza o la motivazione per gestire adeguatamente i conflitti
d’interesse finanziari, il DHHS dovrebbe fornire loro indicazioni sui tipi di
relazione più problematici che richiedono un vaglio più attento. Inoltre tutte
le informazioni sulle relazioni dei ricercatori e delle istituzioni di ricerca
con l'industria, dovrebbero essere rese disponibili sui siti Web istituzionali
accessibili al pubblico. Infine, visto che i costi per l’applicazione di questi
nuovi requisiti sarebbero consistenti, specie per le istituzioni più
intensamente coinvolte nella ricerca, se i finanziamenti attuali non fossero
sufficienti, dovrebbero essere forniti fondi aggiuntivi per coprire gli extra
costi dovuti al monitoraggio ed alla pubblicazione dei rapporti con le
industrie. Ci sembra un ragionamento che non fa una piega. Sarebbe interessante
sapere cosa ne pensano le università e i ricercatori italiani.
La
sollecitazione di Barak Obama a “creare un livello di trasparenza senza
precedenti nel Governo”, è stata presa in parola dal
nuovo commissario
della
Food and Drug Administration (FDA), la Dottoressa Margaret Hamburg, che nel
giugno 2009 ha annunciato un’importante iniziativa di trasparenza. E' molto
verosimile che abbiano giocato un ruolo in questa decisione anche le
sollecitazioni puntuali di Public
Citizen (associazione USA a difesa dei cittadini). Un articolo dello
scorso giugno sul New England Journal of Medicine (NEJM) riferisce i
particolari del "progetto trasparenza" dell'FDA. Il primo
passo, nel gennaio scorso, è stata la produzione di una risorsa web chiamata
FDA Basics, che risponde a domande su come l’agenzia opera ad esempio
nel campo dell’approvazione dei prodotti, nelle ispezioni o nel riportare gli
eventi avversi. Il sito ha avuto finora oltre 165.000 visitatori.
Un secondo passo, è stato un programma (FDA-TRACK)
che rende pubblica la produttività di più di 100 uffici dell’FDA.
Il terzo passo è iniziato con la diffusione di un report della Task Force sulla
trasparenza (Transparency Task Force) contenente 21 bozze di proposte per
ampliare la pubblicizzazione delle informazioni prodotte dall’agenzia. L'FDA
ha accettato suggerimenti e
commenti pubblici fino allo scorso
luglio,
riguardo al contenuto delle proposte e a quali
dovrebbe essere data priorità.
L’intero set delle proposte è disponibile su
www.fda.gov/transparency Speriamo che l'Agenzia del
Farmaco europea segua l'esempio.
- se finanzia l'industria i risultati sono più favorevoli al farmaco
Lo scorso 2 agosto, MedlinePlus, il sito
web rivolto ai cittadini (http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/),
gestito dalla prestigiosa biblioteca biomedica del National Institute of Health
(NIH), pubblicava questa notizia:
“Un'analisi suggerisce che le
ricerche finanziate dall’industria farmaceutica hanno una maggiore probabilità
delle altre di avere un risultato positivo”.
L’analisi in questione, pubblicata sugli
Annals of Internal Medicine (http://www.annals.org/content/153/3/158.abstract),
è stata svolta da tre ricercatori del Children’s Hospital di Boston e finanziata
con fondi pubblici. Gli autori della ricerca hanno voluto descrivere le
caratteristiche dei trial registrati su ClicalTrials.gov inerenti efficacia e
sicurezza di 5 classi di farmaci e vedere se la fonte del finanziamento fosse
associata alla pubblicazione di risultati favorevoli al farmaco. Gli autori
chiudono il loro articolo affermando che i trial finanziati dall’industria hanno
minori probabilità di essere pubblicati entro 2 anni dal loro completamento e
maggiori probabilità di riportare risultati positivi. Questa conclusione per
altro non è una novità. Sono diversi gli studi che suggeriscono le stesse
conclusioni. Vedi la sezione Finanziamenti
dell'industria e risultati delle ricerche.
- ricerche di mercato con retribuzione ai medici: il parere della FNOMCeO
La FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini
dei Medici), rifacendosi a quanto previsto dal Codice deontologico
e dalla
Linea guida sul conflitto di interessi allegata al
Codice, ha espresso perplessità riguardo alle richieste di collaborazione
dei medici a ricerche di mercato dietro retribuzione di denaro, segnalate da
diversi Ordini. Dice la FNOMCeO:
"Sono
pervenute presso la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e
degli Odontoiatri diverse segnalazioni da parte di alcuni Ordini, concernenti
una richiesta, da parte dell'Agenzia EMS Research, di registrazione al suo sito,
inviata a diversi iscritti. Tale Agenzia, in buona sostanza, effettua ricerche
di mercato in merito a nuovi trattamenti medici contattando i sanitari e
chiedendo loro la compilazione di questionari o di rispondere ad interviste
telefoniche o di persona, tutto ciò dietro pagamento di somme di denaro. La
FNOMCeO, con apposita comunicazione del 30.06.2010, ha evidenziato che l’estrema
genericità del messaggio inviato ai medici da parte della EMS Research non
permette, da un punto di vista legale, di esprimere un parere definitivo; non
sembra però inutile ricordare quanto previsto dall'articolo 65, comma 3, del
vigente Codice di Deontologia Medica che, testualmente, prevede che "il medico
non deve partecipare in nessuna veste ad imprese industriali, commerciali o di
altra natura che ne condizionino la dignità e l'indipendenza professionale ...
". La FNOMCeO manifesta ulteriori perplessità in relazione alla necessità, da
parte dei medici, di osservare quanto previsto dall'articolo 30 dello stesso
Codice di Deontologia Medica, concernente il conflitto di interesse, e
dall’allegata Linea-guida, proprio sul tema stesso del conflitto di interesse.
Tutto ciò premesso, non può che evidenziare perplessità per quanto riguarda
l'adesione al "Progetto Retributivo per Professionisti del campo Medico", nonché
la necessità di chiedere ai promotori chiarimenti ancora più specifici". Grazie
alla FNOMCeO!
Un articolo di Adriano Cattaneo racconta la
storia di come nacquero i sostituti del latte materno e paragona il marketing
che ne è seguito a un vero e proprio disease mongering. Con il solito
accondiscendente contributo (inconsapevole?) dei medici, in questo caso i
pediatri. "Com’è possibile - si chiede Cattaneo - che un prodotto inventato per
salvare una vita in casi gravi sia diventato di uso comune per mamme e bambini
che non ne hanno bisogno, sostituendo tra l’altro un prodotto a costo zero,
ecologico e qualitativamente inarrivabile come il latte materno? A
quest’espansione hanno sicuramente contribuito fattori sociali come il passaggio
dalla famiglia estesa a quella nucleare ed il progressivo inserimento della
donna nel mondo del lavoro. Ma un ruolo importante l’ha avuto il “mongering”,
l’invenzione di un bisogno inesistente per “vendere ai sani”.
- il National Institute of Health
propone nuove regole sui legami tra ricercatori e industria
Una nota pubblicata il 4 giugno sul British
Medical Journal, informa che il National Institute of Health (NIH) degli
USA, ha proposto nuove regole più severe per la dichiarazione dei legami con
l’industria, dei ricercatori finanziati dall’Istituto. Francis Collins, che
dirige l’agenzia, e Sally Rockey, dirigente dell’ufficio della ricerca esterna,
hanno scritto in un commento sul Journal of American Medical Association (JAMA)
che le regole in vigore dal 1995, “hanno bisogno di essere chiarite e
rafforzate per assicurare maggiore trasparenza e responsabilità”. Le nuove
proposte - che dovrebbero essere entrate in vigore il 20 luglio - prevedono, tra
l'altro, che i ricercatori finanziati dall'NIH forniscano informazioni molto più
dettagliate dei loro interessi finanziari, che la valutazione dell'eventuale
conflitto di interesse spetti all'Istituzione e che i ricercatori siano
sottoposti a un corso sui conflitti di interesse prima di iniziare qualsiasi
ricerca finanziata dagli Istituti e che il corso venga ripetuto ogni 2
anni. Quest'ultima è forse la parte della proposta più innovativa e
interessante, da fare - insieme alle altre - anche ai nostri Istituti di
ricerca.
Il New York Times del 24 giugno 2010 informa che
un rapporto del Congresso degli Stati Uniti, reso pubblico dal Senatore C.E.
Grassley, ha esaminato il problema del ghostwriting (quando un articolo viene
scritto da un autore che rimane anonimo, pagato dallo sponsor) in campo medico,
richiedendo alle riviste mediche, alle facoltà di medicina e anche al National
Institute of Health (NIH) di adottare ulteriori misure per assicurare
l’integrità degli articoli scientifici, su cui molti medici si basano per
scegliere le terapie per i propri pazienti. La manipolazione della letteratura
medica può portare i medici a prescrivere farmaci più costosi o a danneggiare i
pazienti ... [continua]
- verso una dichiarazione più uniforme dei conflitti di interesse
Nelle news
di ottobre 2009 vi avevamo raccontato che i direttori di tutte le riviste
dell'International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE)avevano
pubblicato simultaneamente un editoriale che annunciava la sperimentazione di un
nuovo formato per la dichiarazione dei conflitti di interesse degli autori;
erano previste norme severissime che prevedevano l'esplicitazione molto
particolareggiata dei legami finanziari degli autori con enti commerciali
interessati al lavoro da pubblicare fino ai 36 mesi dalla data della
presentazione del manoscritto. A giugno un nuovo
editoriale comune ci informa che le riviste dell’ICMJE in questi mesi hanno
provato il nuovo modulo, incoraggiato altre riviste a utilizzarlo, e hanno
invitato ad avere riscontri. Riconoscono che la compilazione è complessa e
noiosa, e a volte discutibile, per cui stanno provvedendo a modificarne i
contenuti in base ai feedback ricevuti. Si dicono grati nei confronti dei tanti
autori, editori e altri soggetti interessati che hanno inviato commenti. Le
perplessità sollevate vanno dai problemi tecnici nella compilazione del modello,
a dubbi sull’eticità riguardo alle associazioni non finanziarie; per questo il
Committee ha rivisto il modello in un recente incontro.
- linee di indirizzo dell'EMA sui conflitti di interesse: c'è bisogno di
miglioramenti
La Società internazionale dei Bollettini del
farmaco (ISDB) e Medicines in Europe Forum (MiEF, costituita prevalentemente da
associazioni di pazienti e cittadini) hanno scritto una lettera aperta all'Agenzia
europea per i medicinali (EMA) per segnalare la necessità
di un miglioramento delle linee di indirizzo sui conflitti di interesse.
ISDB e MIEF chiedono un rafforzamento delle regole attuali e mettono in
luce le debolezze riscontrate nel monitoraggio della loro applicazione.
Sottolineano l'importanza di una attenta valutazione dell'indipendenza di tutti
gli interlocutori coinvolti nelle attività dell'EMA, compresi i rappresentanti
della società civile (associazioni di pazienti e cittadini) per alcuni dei quali
il Corporate Europe Observatory ha segnalato irregolarità nella dichiarazione
dei conflitti di interesse. Esortano inoltre l'Agenzia ad
affrontare il problema con urgenza e dichiarano che "il primo passo per migliorare
la situazione, sarebbe un miglioramenti delle pratiche per la trasparenza".
Infine chiedono all'EMA un cambiamento di qui al 2015, nella direzione di una
maggiore indipendenza dalle compagnie farmaceutiche, anche attraverso la ricerca attiva
di esperti senza conflitti. Condividiamo in pieno le loro richieste e ci
auguriamo che ricevano presto risposte positive.
- corruzione istituzionale: l'Università di Harvard progetta rimedi
Il Centro per l'Etica dell'Università di Harvard
svolgerà, nei prossimi 5 anni, un progetto sulla corruzione istituzionale, nel
tentativo di porvi rimedio. "La
corruzione istituzionale - spiega Lawrence Lessig coordinatore del progetto -
non è la violazione di qualsiasi regola o legge, ma è un certo tipo di
influenza”. Sono diversi i tipi di
influenza che insieme costituiscono una “dinamica dell’influenza” (economy of
influence) che determina la direzione verso la quale ci si muove. Lessig fa
numerosi esempi di come le istituzioni possano risentire di un'influenza che
porta a indebolire la loro efficacia e la fiducia del pubblico. Le varie
istituzioni prese in considerazione vanno dal Parlamento degli USA alle Agenzie
regolatorie, al giornalismo e infine la medicina, per la quale Lessig dichiara
che le soluzioni sono più difficili. E' urgente che queste istituzioni
ritrovino l'indipendenza persa. Ma che cos'è l'indipendenza? Non è
l'indipendenza da qualsiasi cosa, è una dipendenza appropriata (proper,
giusta,corretta).Ad esempio un legislatore è indipendente se
dipende dal popolo, un magistrato è indipendente se dipende dalla legge. Quindi
è importante definire la dipendenza appropriata e limitare la dipendenza
impropria. Inoltre Lessig sottolinea più volte il concetto di responsabilità,
che non può essere attribuita solo al soggetto che compie azioni dannose, ma va
esteso a tutti coloro che sanno e vedono e non fanno niente per allertare del
pericolo. Descrivendo il progetto sulla corruzione istituzionale, Lessig
sottolinea infine la necessità di uno sguardo esterno perchè "i problemi
si vedono meglio quando riguardano l’ambito di altri". Perciò nel progetto è
previsto il contributo di varie professionalità: dall’accademia, alla medicina,
all’economia. Per la medicina, collabora al progetto Marcia Angell, ex direttore
del New England Journal of Medicine, ora docente ad Harvard, autrice del
libro
“Farma&Co”. Lessig conclude usando come metafora la storia
dell’incidente della petroliera della Exxon che, nel 1989, andò a incagliarsi
nelle secche del fondale marino causando un grave disastro ecologico. Al momento
dell’incidente il capitano della nave era ubriaco. Tutto l’equipaggio sapeva che
era un alcolizzato, tuttavia nessuno prese l’iniziativa di avvertire chi di
dovere del rischio che questo poteva comportare. Nessuno ha fatto niente.
“Quell’equipaggio siamo noi, che abbiamo il dovere di fare qualcosa”, dice
Lessig, che dichiara la sua forte preoccupazione per l’urgenza e la gravità dei
problemi mentre le istituzioni appaiono distratte. Constata inoltre che questa
distrazione ha già avuto conseguenze catastrofiche. “Le istituzioni hanno perso
la capacità di focalizzare la loro attenzione, hanno perso l’indipendenza
proprio quando questa sarebbe stata più necessaria”. Ma di chi è la
responsabilità? Delle persone per bene che non hanno fatto niente di fronte a
ciò che vedevano. “Siamo noi, i più privilegiati della società, che potremmo
porvi rimedio. Chi se non noi?”
- il curioso caso della colchicina, clamoroso autogol dell'FDA
Già il
uso 3000 anni fa nell'antica Grecia, la colchicina è disponibile come generico
negli USA dal 19° secolo. Si tratta di un farmaco raccomandato da molte linee
guida come intervento di seconda scelta nell'accesso gottoso, per gli
intolleranti a FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) o che non possono
usare steroidi. E' stata una sorpresa sapere che FDA (Food and drug
administration, l'agenzia per i farmaci e gli alimenti degli USA) ne ha
approvato una nuova versione. Il farmaco non era mai stato registrato perché nel
1938, quando divenne obbligatoria la registrazione dei nuovi farmaci, vi fu una
sanatoria per i prodotti già in uso e di comprovata efficacia, come era la
colchicina. Nel 2007 la URL Pharma di Philadelphia ha pensato bene di produrre
alcuni studi dimostrando ciò che era già noto da decenni, cioè che la colchicina
funziona bene nell'attacco acuto di gotta, a margine di effetti collaterali
'accettabili' quali diarrea e vomito. Sulla scorta di questi dati FDA approvava
nel luglio 2009 Colcrys®, una nuova formulazione di colchicina. Quali sono stati
i risultati? La colchicina generica, in commercio negli USA a 9 centesimi a
pillola, non può più essere venduta. Al suo posto si è obbligati ad acquistare
Colcrys® che costa ben $ 4.85 a compressa. Così per i prossimi anni MEDICARE
pagherà non più 1 milione di $ per le 100mila prescrizioni di colchicina
generica, come avvenuto nel 2007, ma 50 milioni di $ all'anno! Mai definizione
di autogol può essere più appropriata nei riguardi di FDA che ha applicato
acriticamente due leggi approvate con l'intento di favorire la ricerca.
Un editoriale di Fiona Godlee - direttore del
British Medical Journal (BMJ) - pubblicato online lo scorso 3 giugno
descrive e commenta i risultati dell'indagine svolta dal BMJ e da
Deborah Cohene Philip Carter del Bureau
of Investigative Journalism di Londra, che ha messo in luce i legami con
l'industria del farmaco di vari esperti delle Commissioni dell'OMS
(Organizzazione mondiale della sanità) che hanno deciso le raccomandazioni per
l'uso di vaccini e antivirali in caso di pandemia. Lo scenario che si delinea,
evidenzia l'urgenza di una maggiore trasparenza e di regole che impediscano
efficacemente l'influenza dell'industria nelle decisioni che riguardano la
sanità pubblica e la spesa dei Servizi Sanitari. “Nessuno dovrebbe essere in un
comitato che produce linee guida se ha legami con le compagnie che producono un
vaccino o un farmaco [...]”, dice Barbara Mintzes nel rapporto di Cohen e
Carter. "Lo stesso, e ancora di più - aggiunge la Godlee - vale per i comitati
che prendono le decisioni più importanti in sanità pubblica. Nel caso in cui sia
difficile trovare esperti completamente indipendenti, quelli coinvolti con
l’industria potrebbero essere consultati ma dovrebbero essere esclusi dalle
decisioni. Gli Stati Uniti hanno ottenuto progressi importanti con il
Sunshine Act e altre leggi. La legislazione europea sulla gestione del
conflitto di interessi è attesa fin da troppo tempo". Il sottotitolo
dell'editoriale, sintetizza in modo eloquente il messaggio quanto mai
condivisibile di Fiona Godlee: "Il WHO deve agire subito per ristabilire la
sua credibilità e l’Europa dovrebbe legiferare".
Il rapporto per la discussione nell’Assemblea
Parlamentare europea sulla gestione della pandemia, è stato affidato a Paul
Flynn, parlamentare del Regno Unito e del Consiglio d’Europa. Esso sottolinea la
preoccupazione per la mancanza di evidenze che giustificassero le proporzioni
della risposta all’H1N1/2009, che ha portato a una drammatica distorsione delle
priorità per i servizi di sanità pubblica, e la mancanza di trasparenza nel
processo decisionale. Lamenta la segretezza di alcune informazioni essenziali,
come i nomi e i conflitti di interesse dei membri dell’Emergency Committee che
ha sostenuto l’OMS nella dichiarazione di pandemia. Esprime rammarico perché
l’OMS non ha rivisto la sua valutazione del rischio, una volta diventato
evidente che era inferiore all’atteso e ha tenuto un atteggiamento difensivo di
fronte alle richieste dell’Assemblea, rifiutandosi di ammettere persino che
fosse stata cambiata la definizione di pandemia. Ritiene inoltre che la gestione
dell’OMS, delle istituzioni dell’UE e dei governi nazionali abbia comportato un
“enorme spreco di denaro pubblico” e abbia provocato “timori e allarmi
ingiustificati circa i rischi sanitari ai quali poteva essere esposta la
popolazione europea”. Infine propone che vengano sviluppati sistemi di difesa
dall’influenza di interessi indebiti, come rendere pubbliche - senza eccezioni -
le dichiarazioni dei conflitti di interesse dei membri delle Commissioni
nazionali, europee e mondiali ed escludere dai processi decisionali tutti coloro
che hanno conflitti di interesse. Per questo – conclude il rapporto - è
necessario che gli Stati assicurino un finanziamento stabile all’OMS e
definiscano (e applichino) linee guida per i rapporti con il settore privato
nell’ambito della sanità pubblica.
- udienze, interrogazioni e la Corte dei Conti rincara la dose
A chiedere trasparenza sulla pandemia non è solo
il Consiglio d'Europa. Si stanno muovendo anche il Senato francese e il
Consiglio dei ministri del Regno Unito. E sono tre le interrogazioni dei
parlamentari italiani, due rivolte alla Camera
dei deputati e una al Parlamento europeo. Intanto la Corte dei Conti, conferma il
giudizio negativo sul contratto del Ministero per i vaccini pandemici, il
Procuratore generale Mario Ristruccia denuncia “molteplici perplessità” e non
esclude "profili di responsabilità amministrativo-contabile".
- terza udienza del Consiglio d'Europa sulla pandemia
Il 4 giugno si è tenuta a Strasburgo la terza
udienza della Commissione Affari Sociali, Sanità e Famiglia del Consiglio
d'Europa sulla gestione della pandemia. Il rapporto preparato dall'On. Paul
Flynn (Regno Unito), approvato dalla Commissione, rileva "la schiacciante
evidenza che la gravità della pandemia è stata largamente sopravvalutata
dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)", provocando una distorsione
della valutazione delle priorità per la salute pubblica. Constata inoltre "una
grave mancanza di trasparenza" nei processi decisionali, che desta
preoccupazioni circa l'influenza che potrebbe essere stata esercitata
dall'industria farmaceutica sulle decisioni prese. In particolare, i
parlamentari europei sottolineano la reticenza dell'OMS e delle istituzioni
sanitarie europee nel pubblicare i nomi e i conflitti di interesse dei membri
del Comitato per l'emergenza (Emergency Committee) e dei vari organi
consultivi responsabili delle raccomandazioni relative alla pandemia. Fiona
Godlee, redattore capo del British Medical Journal (BMJ) che era presente
all'incontro, ha riferito che - secondo un'inchiesta condotta dalla sua rivista
- gli esperti che hanno elaborato le linee guida per l'approvvigionamento dei
vaccini contro l'influenza, erano stati pagati da gruppi farmaceutici che ne
potevano trarre vantaggio.
Il 10 giugno i Nograzie sono stati invitati dagli
studenti di medicina di Parma per parlare di conflitti di interesse in salute.
L'iniziativa era intitolata "Farmacopoli, come l'industria del farmaco
costruisce il suo impero su mancate responsabilità e puro marketing". Insieme ai
Nograzie, è intervenuta una studentessa di Bologna del gruppo di lavoro sui
conflitti di interesse. Una trentina di studenti ha partecipato con interesse e
attenzione. Altri buoni amici, altri progetti di collaborazione.
- prevenzione o illusione? lettera aperta ai Ministri Fazio e Carfagna
Questo è il titolo della nota pubblicata il 7
giugno sul sito di Torinomedica (il sito dell'Ordine dei Medici provinciale di
Torino) che riporta il testo integrale della lettera aperta scritta ai Ministri
Fazio e Garfagna da numerose associazioni mediche. La nota inizia così: "La
prevenzione nel controllo dei tumori è già di per sé una parola forte. Infatti,
quando si parla di screening di popolazione bisognerebbe dire con coraggio e
chiarezza alle persone che non si previene nulla, ma si fa diagnosi precoce di
una anomalia cellulare di questo o quel tessuto che c’è già e su essa si decide
di intervenire, insieme al paziente, senza sapere con certezza e sempre, se
l’anomalia cellulare, con le caratteristiche del tumore maligno si esprimerà o
no, dando una vera malattia. Si decide con umiltà e coraggio, pesando caso per
caso e condividendo il dramma del paziente, senza trionfalismi e spettacolarismi,
scegliendo, quando si può, e si riesce, l’intervento meno destruente e con meno
effetti indesiderati fisici e psichici. La prevenzione è un'altra cosa".
Leggi tutta la nota e la lettera aperta su Torinomedica
- la sconcertante vicenda di Rhona MacDonald
Licenziata nonostante la condotta irreprensibile
e una rara integrità morale, dopo che un suo editoriale era stato riscritto
senza concordare con lei le modifiche. Una vicenda sconcertante quella che ha
coinvolto Rhona MacDonald, ex caposervizio di The Lancet, che ha creato
sconcerto nella comunità scientifica e che dimostra il potere inquietante di un
editore - Elsevier - su quanto viene scritto su una delle riviste mediche più
rinomate e su chi scrive, arrivando addirittura a licenziare. La MacDonald
dichiara: "Dopo due mesi di procedimento disciplinare in cui non mi è stato
consentito di parlare con nessuno, sono stata costretta a lasciare il mio
incarico di caposervizio di The Lancet. E questo per aver anteposto miei
obblighi morali alla politica di Elsevier, l’editore di The Lancet.
Sebbene a Elsevier convengano che ho agito con integrità, che capiscono il
motivo delle mie azioni, e che esse sono state “morali”, mi hanno licenziata con
la causale di “grave cattiva condotta”. La vicenda ebbe inizio quando il
direttore di The Lancet riscrisse senza comunicarmelo un editoriale da me
scritto cambiandone interamente il significato senza dare a me, come autrice, o
al resto del team che aveva partecipato alla stesura, l’opportunità di fare
qualsiasi commento o suggerimento prima che andasse in stampa. Oltre al fatto di
aver infranto la regola di The Lancet sugli editoriali (secondo la quale
tutte le modifiche apportate al testo dal direttore devono essere fatte
d’accordo con l’autore), l’editoriale riscritto non rispettava il taglio
concordato e, a mio parere, danneggiava le persone più povere del mondo"...
Aaron Kesselheim ha raccolto una serie di interviste a testimoni chiave in cause
civili che hanno coinvolto l'Industria farmaceutica, denominate False Act
Claims (FAC). Questi
testimoni, senza dei quali la verità non sarebbe mai emersa, sono in genere
impiegati o ex-impiegati dell'Azienda che è sotto processo e che essi stessi
hanno denunciato per irregolarità di vario genere. Vengono curiosamente
denominati whistle-blower (WB), letteralmente fischiatori e per la legge
americana hanno diritto ad un compenso pari al 15-25% della cifra recuperata
dall'amministrazione statale, in questo caso dal sistema sanitario. L'articolo
del NEJM analizza nello specifico le motivazioni che hanno mosso i WB nelle 17
cause intentate contro l'industria farmaceutica dal gennaio 2001 al marzo 2009.
Ad un primo sguardo sembra che i compensi elargiti, oltremodo allettanti, siano
la principale molla ad agire, invece a conti fatti non è così. La posizione dei
WB nasce in genere da motivazioni personali, in genere il rifiuto di compiere
atti illegali, ma anche da comportamento altruistico verso la collettività. In
molti casi, dopo la denuncia, il loro futuro è segnato.
Peter Rost, un famoso WB, che ha documentato in
un libro le sue esperienze in Pfizer
rivela che il
90% dei WB viene licenziato, il 25% è vittima dell'alcolismo, il 10% tenta il
suicidio.
L’Ordine
dei Medici di Forlì ha organizzato l’iniziativa “Conflitto di interessi in
salute: stato dell’arte e sfide future”. I Nograzie sono stati invitati a
parlare insieme al Centro Salute internazionale e interculturale (CSI)
dell’Università di Bologna e al CeVEAS. La serata è stata molto partecipata e
discussa da un centinaio di medici presenti in sala, compresi alcuni dirigenti
dell’ASL. Il direttore delle cure primarie ha ipotizzato l’organizzazione di
eventi formativi non sponsorizzati. Noi ci speriamo.
Nella
sezione "Documenti" del sito, potete
trovare due nuove pagine che illustrano gli
effetti dei regali e della visita dei rappresentanti delle industrie
farmaceutiche (Informatori scientifici del farmaco). La breve sintesi di quanto
pubblicato in letteratura al riguardo, è accompagnata dalla segnalazione di
alcuni articoli per approfondire il tema, in parte tradotti in italiano.
Un rapporto speciale di Bloomberg Markets, a
firma di David Evans intitolato “Big Pharma’s crime spree” (Baldoria di crimini
di Big Pharma), fornisce i particolari e i retroscena delle condanne sanzionate
a Pfizer, Lilly e altre industrie farmaceutiche, costrette a pagare la
gigantesca somma di 7 miliardi di dollari per avere pubblicizzato farmaci per
indicazioni non approvate dalla FDA (Food and Drug Administration), l’agenzia
regolatoria dei farmaci e degli alimenti degli USA. Il rapporto racconta una
complessa storia giudiziaria, fatta di tante puntate quante sono le cause
intentate nei confronti delle ditte, di ammissioni parziali delle stesse, di
promesse non mantenute (come quando il bambino, scoperto con il barattolo della
marmellata appena rubato, giura – piangendo – che non lo farà più) o di
comportamenti disinvolti (come quegli automobilisti che superano abitualmente i
limiti di velocità, disposti a pagare la multa se vengono “beccati”). Ma anche
di rivelazioni sorprendenti fatte da dipendenti “pentiti”, a vari livelli di
responsabilità, che fanno luce sui meccanismi che allora, e presumibilmente
ancora, permettono il lancio e inducono la prescrizione di nuovi farmaci, perché
diventino ad ogni costo dei best seller e dei long seller, oltre i limiti
imposti dalle indicazioni cliniche previste al momento della registrazione e
dalle più elementari norme di sicurezza, secondo un'etica che tiene conto
soprattutto della soddisfazione degli azionisti dell'industria. Quando il titolo
di un'azienda quotata in borsa, come Pfizer, continua a salire del 10% all'anno,
nonostante scandali e condanne, l'azionista non può che essere contento.
- perchè la maggior parte dei risultati delle ricerche pubblicate è falso
Ho sempre pensato che
la maggior parte delle ricerche pubblicate, soprattutto su riviste mediche di
prestigio, esprimano conclusioni veritiere. Con sorpresa ho potuto constatare
come autorevoli voci non siano della stessa opinione.
Anzi l'epidemiologo J.Ioannidis è del parere esattamente
contrario: "... false findings may be the majority or even the vast majority
of published research...". In un recente
articolo apparso su Plos Medicine (speriamo a questo punto che sia
veritiero) senza mezzi termini egli spiega con puntiglio e dimostra con dovizia
di formule matematiche, il perchè della sua drastica asserzione. Sono
molti i fattori che possono distorcere i risultati di uno studio: dalle
dimensioni del campione, alla “forza” dell’effetto che si vuole misurare, o
altri errori di impostazione statistica, fino agli interessi economici o di
altro tipo, i pregiudizi culturali e scientifici, oppure se si tratta di un
argomento “caldo”.
- appello per Gilles Eric Seralini e il rispetto della controversia
scientifica
Sciences Citoyennes e l'European Network of
scientists for social and environmental responsability (ENSSER), hanno lanciato
un appello per difendere il prof. Seralini e i suoi colleghi da una campagna di
discredito per i loro studi sui potenziali effetti avversi negli esseri umani e
nei mammiferi, del mais geneticamente modificato.
Gli
studenti di medicina di Firenze hanno organizzato il 3 maggio, la conferenza
“Pillole: la prescrizione dei farmaci tra responsabilità del medico, business
milionari, conflitti di interesse”. Hanno approfondito il tema i Nograzie, una
studentessa di medicina di Bologna e la farmacista dirigente dell’azienda
ospedaliera universitaria di Careggi. Tanta la discussione e tante nuove
amicizie.
Prescription Project è un sito ricco di informazioni sulla corretta prescrizione
dei farmaci, la loro sicurezza, gli effetti del marketing, i problemi della
regolamentazione. Interessanti anche le notizie diffuse con il Blog PostScript,
collegato al sito.
La campagna di comunicazione itinerante
organizzata dal Ministero della Salute con il Comitato nazionale multisettoriale
per l'allattamento (di cui fa parte IBFAN Italia) partirà nel mese di maggio e
farà tappa in diverse città italiane. La promozione dell'allattamento materno è
considerata una priorità di salute pubblica e le più qualificate organizzazioni
internazionali, come l'Unicef e l'Organizzazione Mondiale della Sanità,
ritengono il latte materno il miglior alimento per il bambino, sia dal punto di
vista nutrizionale che affettivo, per il legame che crea tra mamma e bambino e
che rimane nel tempo. "Il
latte della mamma non si scorda mai", con
questo slogan il Ministero della salute dà il via alla prima campagna di
comunicazione per la promozione dell'allattamento al seno.
- a Bologna il primo corso
sui conflitti di interesse per gli studenti di medicina
Nello scorso mese di marzo si è tenuto presso l’Università
di Bologna il primo corso per gli studenti di medicina sul conflitto di
interessi in salute, organizzato dal Centro salute internazionale (CSI) e il
gruppo di autoformazione degli studenti di Bologna, in collaborazione con i
Nograzie. Otto ore tra lezioni frontali e attività interattive a cui hanno
partecipato una sessantina di studenti. Il corso ha affrontato le criticità
collegate alla promozione dei farmaci, la prescrizione off-label, la ricerca e
la formazione sponsorizzate, il ghost-wirting, il disease mongering, con esempi
concreti ed esercitazioni in gruppo.
La divulgazione scientifica ha acquisito un
spazio sempre più rilevante nei mezzi di comunicazione rivolti al grande
pubblico e l'attenzione delle persone per le notizie che riguardano la salute è
aumentata fortemente. Ma i messaggi che vengono trasmessi sono obiettivi? Si
direbbe di no. Diverse ricerche straniere hanno evidenziato che i media, oltre
ad avere una grande influenza, possono distorcere la nostra percezione
della salute e della malattia. Uno studio pubblicato in marzo su PLoSONE, rileva
che anche in Italia gli articoli di divulgazione scientifica sulla salute
offrono informazioni inadeguate o incomplete: enfatizzano i benefici mentre
sottostimano rischi e costi, spesso non rilevano conflitti di interesse
economici e in molti casi non sono obiettivi circa i risultati degli studi
divulgati. Lo studio rileva inoltre che quando si tratta di un nuovo intervento
medico (trattamento, procedura, test o prodotto), il rischio che gli articoli
contengano affermazioni non obiettive è 9 volte maggiore rispetto ad articoli
che trattano altri aspetti di divulgazione scientifica biomedica. Insomma, i
giornalisti, in modo più o modo consapevole, sembrano essere i veicoli più
efficaci per “vendere” nuovi approcci medici.
- aumento dell'uso dei farmaci: esito di uno squilibrio tra poteri
Secondo Joan Busfield dell'University of Essex,
l'enorme aumento dell'uso di farmaci visto negli ultimi decenni, dipende
dall'equilibrio tra poteri e contropoteri dei portatori di interessi diversi e
contrastanti: industria del farmaco, governi, medici, cittadini. La sua analisi
pubblicata di recente su Social Science & Medicine è stata commentata da
Alice Fabbri e Chiara Bodini del Centro Studi e Ricerche in Salute
Internazionale e Interculturale dell'Università di Bologna, su
Saluteinternazionale.infoBusfield esamina sia le strategie
dell'industria per creare la domanda dei suoi prodotti sia il ruolo dei medici,
dei ricercatori e dei governi che - per svariati e complessi meccanismi -
finiscono col favorire l'espansione dell'uso dei farmaci invece di limitarla.
L'Autore non da' soluzioni. Ma queste appaiono quanto mai ardue e complesse
perchè dipendono in primo luogo dall'acquisizione di un maggior potere da parte
dei soggetti che hanno come interesse primario la protezione della salute dei
cittadini (e dei cittadini in genere), che
attualmente appaiono molto deboli. Come ricorda l'analisi della Fondazione
Science Citoyennes nel suo
documento sull'expertise.
- influenza suina: 200 parlamentari europei firmano un appello per fare
chiarezza
Nel comunicato stampa del 20 aprile l'ISDB
(International Society of Drug Bulletins) e Medicines in Europe Forum, si
complimentano con l'iniziativa del parlamento europeo. Ci complimentiamo anche
noi. L'appello dell'europarlamentare francese Michèle Rivasi per costituire una
commissione d'inchiesta sulla gestione del'influenza suina, fa seguito alla
mozione del tedesco Wolfgang Wodarg dello scorso gennaio, che aveva dato il via
all'azione del Parlamento europeo su questo problema. Se tanti parlamentari si
muovono, noi cittadini (e noi operatori della salute) abbiamo qualche speranza
che venga fatta finalmente luce sui percorsi decisionali in sanità pubblica a
tutti i livelli, che durante l'influenza suina hanno mostrato tutta la loro
scarsa trasparenza. A partire dal cambiamento della definizione di pandemia
dell'OMS. L'ISDB e Medicines in Europe Forum concludono in modo assai
condivisibile, dicendo che "una maggiore trasparenza nei processi decisionali è
la chiave per ristabilire la fiducia dei cittadini".
- La strana vicenda di Avandia che fa bene alla glicemia e
male al cuore
"Avandia, un nuovo 'farmaco miracolo',
approvato prematuramente e con motivazioni errate da un'agenzia governativa
debole, sottofinanziata nonché soggetta alle pressioni dell'industria del
farmaco." Non è uno sferzante giudizio di Healthy Skepticism o di qualche
Nofreelunch, ma di Clifford Rosen, presidente della Commissione ad hoc voluta
nel 2007 da FDA in merito al possibile rischio cardiovascolare del Rosiglitazone
(Avandia).
La stessa FDA aveva già stimato un eccesso di eventi cardiaci, quantificabile il
83mila casi fra il 1999 ed il 2007. In questa data si era aperta una class
action giunta oggi a riunire 1186 querelanti, il caso Avandia si è fatto più
'scottante' e così il 20 febbraio scorso il Senato USA si è dovuto occupare del
problema....
Si può vivere senza informatori (scientifici del
farmaco)? Tra le tante cose di cui ci si può privare non sembra proprio che sia
un sacrificio eroico. Eppure non è una scelta così semplice come può sembrare e
lo racconta bene il Dr Shane O’ Hanlon, geriatra irlandese folgorato da una
illuminazione circa le dubbie basi etiche del corteggiamento che i
rappresentanti praticano giornalmente nei confronti dei medici. Da bravo
scienziato decide così di avventurarsi in un esperimento ardito: prendersi una
vacanza dagli incontri con i rappresentanti, ma non solo, anche dal materiale
promozionale e dagli aggiornamenti sponsorizzati. Così, tanto per vedere in che
modo possano cambiare le sue abitudini prescrittive.
Shane O’Hanlon
racconta sul British Medical Journal la sua storia di un anno vissuto
pericolosamente, un anno senza rappresentanti. Le
"avventure" di O'Hanlon assomigliano molto all'esperienza di qualsiasi Nograzie
alle prese con il rifiuto di omaggi, pranzi pagati, convegni in alberghi di
lusso e il faticoso "isolamento" rispetto agli altri colleghi. "La
maggior parte dei medici sono soddisfatti delle relazioni con i rappresentanti
ed io non li giudico - dice O'Hanlon - ma cambiando le mie abitudini, io oggi mi
sento più indipendente". E continua: "La mia intenzione non è convincere gli
altri colleghi piuttosto mi piacerebbe stimolare un dibattito. Ma il mio punto
di vista, oggi più che mai, è che in futuro le attuali relazioni con
l’industria farmaceutica saranno considerate ingiustificabili". Speriamo.
Un documento del Tavolo delle Associazioni
Naturalistiche/Ambientaliste di Forlì, richiama i politici (Sindaco e Assessore
all'ambente) alla necessità di riequilibrare il rapporto con i suoi ambienti
naturali, modificati e alterati pesantemente negli ultimi decenni. Chiede quindi
una svolta decisiva nelle prossime politiche ambientali facendo richieste
precise e puntuali. Oltre a condividere gli obiettivi, si sottolinea l'aspetto
particolarmente interessante del metodo, cioè la creazione di un Tavolo misto,
medici e cittadini, che perseguono gli stessi obiettivi di protezione
dell'ambiente e della vita.
La trasmissione della Svizzera italiana Falò, ha mandato in onda lo
scorso 25 febbraio un servizio di inchiesta sulla recente pandemia. Un servizio
ricco di interviste a esperti indipendenti come Tom Jefferson della Cochrane
Collaboration e a diversi Parlamentari europei. Il tedesco Wolfgang Wodarg - già
presidente della Commissione sanità del Parlamento europeo, estensore della
mozione per chiedere chiarimenti all’OMS sulla gestione della pandemia - fa
notare che la scomparsa improvvisa del criterio di gravità (elevata morbilità e
mortalità) dalla definizione di pandemia, ha abbassato drasticamente la soglia
dell’allerta mondiale, facendo scattare la macchina degli “affari”. Il senatore
polacco Piotr Wach spiega come mai il suo governo si è rifiutato di acquistare
il vaccino pandemico e riferisce che, ciononostante, nel suo paese i casi di
influenza suina sono stati ugualmente frequenti o forse meno che altrove. La
svizzera Liliane Maury Pasquier, presidente della Commissione sanità del
Parlamento europeo, si dichiara insoddisfatta delle risposte dell’OMS durante
l’udienza del 26 gennaio e sottolinea che “da una decina d’anni l’OMS ha
introdotto il PPP (Partenariato Pubblico Privato). E’ un po’ come invitare la
volpe in un pollaio ma è colpa degli Stati che non hanno voluto dare all’OMS le
risorse per avere i suoi esperti. L’OMS ha dovuto trovare altrove i mezzi per
finanziare le sue attività”. Una vicinanza tanto stretta porta con sé qualche
rischio? Certo non rasserena la carrellata di Falò sui legami tanto stretti –
non sempre dichiarati - di vari esperti dei Comitati per le strategie vaccinali
dell’OMS con l’industria che produce i vaccini. L’inchiesta si sposta poi a La
Gloria in Messico, epicentro della pandemia. La poca chiarezza sulle cause delle
gravi infezioni respiratorie che hanno colpito allora e tuttora colpiscono la
popolazione intossicata dall’inquinamento industriale, malnutrita e mal curata,
aumentano la sensazione di una vicenda dai contorni confusi ben lontana dalle
certezze granitiche che ci vengono trasmesse dalle notizie ufficiali.
- scuole di medicina: stringere la corda sui conflitti di interesse
Harvard, a Boston in Massachusetts, è stata la
prima scuola di medicina che ha richiesto ai professori di dichiarare le loro
relazioni finanziarie con l’industria. E’ stato il risultato del movimento di
200 studenti di Harvad critici verso l’influenza dell’industria, che hanno
denunciato tre professori per non aver informato dei finanziamenti ricevuti in 7
anni per un valore di 4,2 milioni di dollari, per gli 8,6 milioni di dollari per
la ricerca e i 3 milioni per la formazione che Harvard ha ricevuto
dall’industria nel 2008. Inoltre, 149 professori avevano legami finanziari con
Pfizer e 130 con Merck. L’AMSA (Associazione degli studenti di medicina degli
USA) ha classificato Harvard al grado ‘F’ [del loro punteggio delle università
riguardo alle norme per i conflitti di interesse]. A Sidney, in Australia, un
comitato definirà quali relazioni costituiscono conflitto. A Feinberg, Chicago,
analizzeranno le relazioni con l’industria di tutti i loro professori. Altre 35
Università dell’Unione Europea stanno elaborando politiche di trasparenza per i
centri accademici. Il lavoro di AMSA è stato decisivo per spingere le Facoltà di
Medicina a controllare il conflitto di interesse nelle scuole e ospedali
universitari. Yale, Stanford, Pennsylvania, Vanderbilt e Pittsburgh hanno già
adottato politiche concrete e lo stesso sta succedendo in Canada, anche se i
livelli di abuso sembrano minori in quel paese.
- pubblicità dei farmaci diretta al pubblico, il seguito
Dopo
l’appello dei Nograzie - insieme ai Bollettini di informazione sul
farmaco (ISDB), l’ACP, ISDE, WONCA e il Movimento dei Consumatori - al nostro
governo perchè desse parere negativo alla proposta della Commissione Europea
(CE) di permettere la pubblicità diretta al pubblico, il Direttore dell’Agenzia
italiana del farmaco (AIFA), Guido Rasi, ha risposto alla nostra ulteriore
richiesta di chiarimenti. La proposta della CE, è stata rifiutata in un primo
tempo dalla maggioranza dei governi che dovevano esprimersi al riguardo, ma
potrebbe essere riportata nuovamente alla discussione dal nuovo Commissario alla
Salute John Dalli.
La
“riservatezza” di cui sono stati e sono tuttora oggetto, i contratti con
l’industria del farmaco di molti governi per approvvigionarsi di vaccini contro
la pandemia, ha suscitato vivaci discussioni. Su AttentiAllBufale si possono
trovare i contratti italiano, francese e tedesco, e il commento del Maestro Sun
Tzu.
- 8 marzo: in nome delle belle ragazze albanesi ... e di tutte le altre
Una lettera aperta della scrittrice albanese
Elvira Dones al Cavaliere in merito alla sua battuta sulle “belle ragazze
albanesi”, pubblicata a suo tempo su Repubblica. In visita a Tirana, durante
l’incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più
vigilanza all’Albania. Poi ha aggiunto: “Faremo eccezioni solo per chi porta
belle ragazze”. Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a
decine - scrive la Dones - di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia,
le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato
sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate ...
- gli esperti di vaccini hanno spesso conflitti di interesse
Così dice il rapporto di Daniel Levinson,
ispettore generale del Department of Health and Human Services, riferendosi agli
esperti di vaccini dei CDC (Centers for Disease Control) di Atlanta. Il New York
Times ne ha dato notizia il 17 dicembre 2009, il giorno prima della sua
pubblicazione. Dall'indagine risulta che la maggior parte degli esperti che
hanno partecipato al gruppo di valutazione dei vaccini contro l’influenza e il
carcinoma della cervice nel 2007, avevano potenziali conflitti che non sono mai
stati risolti. Per alcuni di loro sarebbe stato legalmente proibito valutare gli
argomenti in discussione, ma lo hanno fatto lo stesso. Levinson denuncia che i
centri non non sono stati in grado di assicurare che venissero compilati
adeguatamente i moduli per confermare che gli esperti non erano pagati dalle
compagnie che avevano qualche interesse negli argomenti in discussione. Per il
30% non era presente negli archivi dell'agenzia un modulo adeguato sui
conflitti, il che avrebbe dovuto impedire completamente la loro partecipazione
agli incontri. E il 3% ha votato su argomenti per i quali il comitato etico
aveva già proibito che esprimessero parere. Il nuovo direttore generale
dell'agenzia, Thomas Frieden si è detto d'accordo e ha dichiarato che negli
ultimi anni sono state però modificate in senso più restrittivo le norme per la
dichiarazione dei conflitti di interesse. Ma secondo la rappresentante dei
Democratici del Connecticut Rosa DeLauro tutti i membri del comitato di
valutazione che con le loro raccomandazioni indirizzano le decisioni federali,
dovrebbero essere senza conflitti di interesse”. Un parere assai condivisibile,
per questo e tutti gli altri comitati di valutazione che hanno ricadute
rilevanti sulle decisioni di salute pubblica.
Sabato 27 febbraio si è tenuto a Vicenza un convegno Nograzie organizzato
dalla Società Medico-chirurgica vicentina, in particolare da Giovanni
Peronato che ha fatto una relazione spettacolare su Talidomide e Vioxx.
Un'indagine quasi poliziesca, Peronato è meglio del migliore Scherlock
Holmes. Guido Giustetto ci ha fatto sentire la registrazione di una
trasmissione radiofonica dove una ginecologica e una giornalista facevano
pubblicità a una nuova pillola anticoncezionale facendo affermazioni
decisamente imbarazzanti, poi ha analizzato le tante distorsioni contenute
nel depliant della pillola "innovativa" e ha concluso giustamente che la
pubblicità al pubblico la stanno già facendo ... di straforo ... in barba
alla legge. Gianna Milano ci ha parlato dei tanti tranelli che mettono a
rischio anche l'informazione scientifica al grande pubblico, passando
dall'EPO alla vaccinazione anti papillomavirus, da Moynhian a Tomatis e
ancora di più. Adriano Cattaneo ha aperto il convegno con una relazione su
mercato e salute tutta incentrata sulle vaccinazioni (che lui sostiene)
driblando come un discesista di slalom gigante tra GAVI, TRIPS e GATT. Una
relazione che è stata definita "stellare" da un collega in platea ... che
dire di più? Luisella Grandori ha parlato dei tanti Nograzie nel mondo,
illustrando i motivi per cui tanto medici dicono NO all'attuale rapporto tra
medicina e industria. Dalle tante regalie - non prive di effetti -
dispensate generosamente dalle Ditte, alla formazione sponsorizzata, alle
Agenzie regolatorie finanziate in gran parte dall'industria del farmaco e
infarcite di esperti con pesanti conflitti di interesse, per passare poi al
disease mongering, al ghostwriting (autori fantasma) e guestwriting (autori
ospiti) che abbondano negli studi pubblicati sulle riviste più prestigiose e
via di seguito .... I colleghi della Società Medico-chirurgica vicentina da
tempo organizzano eventi formativi non sponsorizzati, sono molto sensibili
alla tematica dei conflitti di interesse e decisamente simpatici. Il posto
era splendido, una grande villa antica, e offerto gratuitamente dalla ASL,
la compagnia gradevolissima. Non eravamo tanti ma la discussione è stata
vivace e interessante.
Des Spence, Medico di famiglia di
Glasgow (e ideatore dei No free lunch del Regno Unito), è l'autore di un
breve articolo sull'osteoporosi, pubblicato sul BMJ, nel quale unisce alla sua
esperienza quotidiana, lucidità e rigore metodologico. “Una donna su due e
un uomo su cinque con più di 50 anni andranno incontro ad una frattura,
principalmente a causa dell’osteoporosi”, sostiene la National Osteoporosis
Society inglese. In realtà - chiarisce Des Spence - l’osteoporosi è un concetto
numerico. Confrontata con la massima densità ossea di un giovane bianco, si
definisce osteoporotica la popolazione situata nell’intervallo compreso nell’1%
con la più bassa densità ossea, determinata con una densitometria DEXA, mentre
si definisce osteopenia (erroneamente definita pre-osteoporosi) quella collocata
nel successivo 16%. Secondo questa definizione, su otto donne giovani una è
osteoporotica o osteopenica e la proporzione sale a più del doppio, dopo i
cinquant’anni. Questo ha stimolato la richiesta di un maggior numero di
apparecchi per la densitometria e previsioni da giorno del giudizio di
“un’epidemia silenziosa”. Questi numeri hanno generato migliaia di articoli su
riviste sensazionalistiche ed un’enorme ansia nel pubblico. La verità è che
l’osteoporosi non è una malattia ma semplicemente un fattore di rischio per
fratture e l’età superiore agli 80 anni è di gran lunga il singolo fattore di
rischio più importante. Quindi - conclude Spence -
la prevenzione primaria è discutibile in tutte le
persone, eccetto che in quelle più fragili. E il termine osteopenia dovrebbe
essere abolito dal lessico medico. La promozione ingiustificata dell’osteoporosi
e il trattamento delle persone giovani è cattiva medicina anche senza
considerare gli effetti avversi dei farmaci.
- dichiarare i conflitti di interesse: necessario ma non sufficiente
In un articolo recentemente pubblicato su
Academic Medicine nella sezione Prospettive,
un bioeticista (Resnik) sostiene che gli autori dovrebbero sempre rendere
espliciti i propri conflitti di interesse (COIs, conflicts of interest)
economici, professionali o personali, per un obbligo etico nei confronti dei
pazienti, dei colleghi e della società, semplicemente per onestà e trasparenza.
Nel far questo gli autori dovrebbero essere sostenuti da norme chiare e semplici
da parte degli editori delle riviste, così che onestà e trasparenza vengano
promosse. Sarà, ma più notevole è un commento di Kassirer, direttore del NEJM
sino al ’99, che chiarisce come dichiarare i conflitti di interesse è solo un
primo passo, necessario, ma non sufficiente. Vale la pena ricordare che stiamo
parlando di Stati Uniti, paese con un sistema sanitario diversissimo dal nostro,
in cui da anni è vivace il dibattito sui COIs (altra differenza con l’Italia).
Il contesto della discussione è una proposta legislativa, il “Sunshine act”,
sostenuta dal Senatore repubblicano Grassley e dal democratico Khol. Il
provvedimento, approvato dall’Amministrazione
Obama il 22 gennaio 2010, obbligherà i
medici a dichiarare “alla luce del sole”, qualsiasi pagamento ricevuto
dall’industria che supera i 100 $.
Kassirer ci ricorda però che il vero problema non è solamente la
trasparenza e la dichiarazione del conflitto di interesse, ma il conflitto
stesso. Se i conflitti sono il vero problema e non
la mancanza di trasparenza, qual è quindi la soluzione? L’unica possibilità è
eliminare dove possibile i conflitti. Va ricordato che i conflitti di interesse
economici sono una scelta: medici e ricercatori possono accettare ma anche
rifiutare l’offerta del rappresentante dell’azienda farmaceutica di essere
oratori o consulenti dell’azienda.
Lawrence Grouse, docente della
Facoltà di Medicina di Washington, in passato ha lavorato come esperto di ECM
per conto di Big Pharma e ha raccolto fondi, sempre da Big Pharma, in favore di
agenzie sanitarie americane, quali NHLBI e WHO. In questa veste ha avuto
modo di conoscere molto da vicino il funzionamento delle società
medico-scientifiche americane che descrive su Medscape Family Medicine in un
lungo articolo intitolato "Medici in vendita: come le società professionali
sfruttano i loro membri".
La sua tesi è che le
società mediche sono diventate così dipendenti dai finanziamenti dell’industria
del farmaco da permettere a quest’ultima di esercitare un controllo sulle
proprie politiche; esse si configurano come vere organizzazioni commerciali e
usano le loro risorse per aumentare inappropriatamente il loro status
finanziario con poco riguardo al benessere dei pazienti e alla salute pubblica.
I fondi dall’industria rappresentano una così grande percentuale delle entrate
delle società, che queste, per beneficiare i propri finanziatori, non esitano a
violare l’etica medica, nei campi della formazione, della letteratura
scientifica e della sanità pubblica. Un ruolo particolare è svolto dai leader
delle società, i cosiddetti “key opinion leaders”, che controllano la politica
delle loro società per il loro proprio interesse, traendo profitto dai progetti,
dal prestigio, dagli onorari e dalle relazioni con l’industria e ottengono
remunerazioni, prestigio e influenza dalle società che dirigono: il totale dei
pagamenti ricevuti in un anno dall’industria rappresenta una percentuale
importante dei loro guadagni.
L’articolo esamina in
dettaglio i meccanismi di questo sconcertante sistema, fornendo una precisa
indagine economico-finanziaria e proponendo una serie di antidoti e misure per
ritornare ad una professione indipendente dalle pressioni commerciali.
- pandemia: audizione dell'OMS al Parlamento Europeo
Il 26 gennaio scorso si è tenuta a Strasburgo
un'audizione pubblica presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo
(PACE), organizzata dal Committee on Social, Health and Family Affairs, alla
quale l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) era
invitata a rispondere sulla gestione dell'influenza suina (vedi
l'agenzia AGI e l'articolo
del Daily Mail tradotto
da ComeDonchisciotte).
Dopo l'intervento di Wolfang Wodarg (già Presidente della Commissione sanità del
Parlamento europeo) - che ha sollevato il problema - e le
prime risposte di Keiji Fukuda dell'OMS e Luc Hessel rappresentante delle
Industrie di vaccini europee, si è aperto un ampio e vivace dibattito che ha
coinvolto personalità di vari paesi europei. La discussione ha messo in luce un clima diffuso di perplessità per le scelte fatte
dall'OMS e per il ruolo svolto dall'industria in tutta questa vicenda. Ci auguriamo
che sia l'inizio di un'ampia riflessione sugli attuali meccanismi delle
decisioni di sanità pubblica e sugli effetti dei legami tra gli esperti delle
commissioni dei più alti livelli decisionali e l'industria farmaceutica. Si tratta di un evento
di particolare interesse, da seguire con attenzione. La stampa
italiana non ne ha dato notizia.
La trasparenza non è un fine, ma una tappa sulla
via della limitazione e dell’eliminazione dei conflitti di interesse. Questa è
la posizione della Fondazione Sciences Citoyennes (Scienze Cittadine), che
denuncia l'ambiguità permanente tra interessi pubblici e privati e chiede una
revisione completa del sistema attuale dell’expertise edi come
vengono prese le decisioni politico-sanitarie. Sciences Citoyennes ritiene
infatti che la dichiarazione dei conflitti di interesse non migliori la qualità
dell'informazione ma che anzi "la trasparenza (molto lacunosa) sui legami degli
esperti con l’industria è solo un alibi che serve a legittimare i conflitti di
interesse e a smorzare persino la questione dell’opportunità di una discussione
pubblica sul sistema nel suo insieme. Accettare l’attività di lobbying,
l’influenza di gruppi di interesse così come il conflitto di interessi - a
condizione che siano trasparenti – è una china scivolosa che può portare alla
scomparsa pura e semplice dell’interesse generale, per la mancanza di gruppi di
interesse potenti che lo sostengano". Sciences Citoyennes critica i tentativi di
banalizzazione e legittimazione della lobbying e chiede la creazione di un'Alta
autorità dell’expertise indipendente. "La posta in gioco - conclude - è
di importanza primaria: è la salute di tutti".
Un articolo apparso sul Lancet nel
2006 così concludeva: "Questo studio internazionale di vaste proporzioni,
prospettico ed in cieco, ha dimostrato come 8 mg di rosiglitazone al dì,
unitamente a modifiche dello stile di vita, riducano sostanzialmente il rischio
di diabete o di morte del 60% in individui a rischio diabetico elevato". Con
queste conclusioni dovremmo pensare che il rosiglitazone riduce il rischio di
morte e di diabete del 60%? Il rischio di contrarre diabete o di morire sono
eventi che hanno la stessa frequenza? Certo che no, e allora perché riunirli in
uno stesso outcome (risultato/esito)? Nello studio sopra citato il 96.4% degli
outcome effettivamente verificatisi erano diabete e solo una piccola percentuale
si riferiva al decesso. Prendendo singolarmente i due outcome, lo studio avrebbe
concluso che il rosiglitazione riduce il rischio di diabete del 60%, mentre ha
un'efficacia incerta sulla mortalità, più realistico ma certamente di minor
impatto sul lettore. Tomlinson e Detsky,
sul JAMA del 20 gennaio 2010, partendo dallo studio sul rosiglitazone,
illustrano i rischi collegati all'uso degli end points compositi che
sono spesso delle vere e proprie
trappole. Il lettore deve saperle evitare, soprattutto quando il trial è molto
efficace nel dimostrare l'effetto sull’end point di minore importanza ma non su
quello principale.
- donazioni di latte artificiale nelle emergenze: più
dannose che utili
Una nuova emergenza, il terremoto ad Haiti,
ripropone il problema del sostegno alle madri di lattanti e dell’alimentazione
dei bambini non accompagnati. IBFAN e MAMI ricordano che "Sulla spinta
dell’emozione le persone e le organizzazioni si attivano per far pervenire
donazioni sui luoghi colpiti dall’emergenza, spesso inviando derrate alimentari
fra cui latte artificiale. È stato dimostrato che la presenza di grandi quantità
di latte artificiale mette a rischio la salute dei bambini, sia allattati sia
non allattati al seno. I bambini non allattati al seno sono più vulnerabili alle
infezioni e alla diarrea, si disidratano e sono più a rischio di morte. Questo è
peggiorato laddove la distribuzione di latte artificiale avviene senza seguire
le procedure adeguate e senza uno stretto controllo da parte di operatori
competenti. Oltre a questo, è estremamente importante che i bambini allattati al
seno continuino ad esserlo mentre è dimostrato che la distribuzione
indiscriminata di latte artificiale mette a rischio l’allattamento al seno,
rendendo quindi più vulnerabili i bambini che sarebbero altrimenti protetti".
Il 27 gennaio, giornata della memoria, per
ricordare quando si aprirono i cancelli di Auschwitz nel 1945 e molti fecero
fatica a credere a quello che vedevano.
Primo Levi nel suo libro "I sommersi e i salvati"
ammonisce a vigilare perchè l'orrore avvento non torni a ripetersi in modi e
luoghi diversi. Ci insegna quali sono i segnali a cui stare attenti, ci dice che
esistono circostanze che spostano inavvertitamente il
confine della morale fino a portare grandi masse di persone ad accettare che si
compiano efferatezze mostruose. "Basta non vedere, non ascoltare, non fare" per permettere che
tutto ciò accada di nuovo. Qualunque essere umano, qualunque governo, in
qualunque tempo, può diventare un mostro, un carnefice dei suoi simili. Siamo
sicuri che non ci siano oggi nel mondo situazioni del genere? Stiamo guardando,
ascoltando, facendo abbastanza?
I custodi dei campi, gli SS "erano fatti
della nostra stessa stoffa, erano esseri umani medi, mediamente intelligenti,
mediamente malvagi: salvo eccezioni non erano mostri, avevano il nostro viso, ma
erano stati educati male. Erano in massima parte gregari e funzionari rozzi e
diligenti, alcuni fanaticamente convinti del verbo nazista, molti indifferenti o
paurosi di punizioni o desiderosi di fare carriera, o troppo obbedienti. Tutti
avevano subito [una] terrificante diseducazione ..." (Primo Levi, I
sommersi e i salvati)
Tutti i materiali del
congresso sui conflitti di interesse tra medici e industria che si è tenuto a
Bologna il 27 novembre scorso, sono stati messi online sul sito del Centro
Salute Internazionale dell’Università di Bologna. Oltre alla sintesi scritta
degli interventi, si possono trovare le diapositive e i video delle
presentazioni.
- formazione libera dall'influenza dell'industria ... finanziata dalla Pfizer?
La Stanford University ha annunciato con
soddisfazione il suo nuovo progetto di educazione medica non influenzata
dall'industria del farmaco. Sorprendentemente il progetto prevede un
finanziamento di 3 milioni di dollari da parte della Pfizer. Ne ha dato notizia
il New York Times lo scorso 11 gennaio. Philip Pizzo, Direttore della Stanford,
ha dichiarato che i programmi di formazione non interesseranno temi scelti
dall'industria come nel passato, con eventi svolti in alberghi e luoghi di
villeggiatura. "Sarà un cambiamento fondamentale" ha detto il dr. Pizzo. David
Rothman - che ha scritto più volte riguardo ai conflitti di
interesse nelle università mediche - pur ammettendo che la Stanford sarà ancora una
volta "capofila", confessa di essere sorpreso che la Pfizer faccia una
cosa simile in modo incondizionato. Molto più critica è Adriane Fugh-Berman che
osserva che la Pfizer ha i suoi maggiori prodotti in due delle aree indicate dai
programmi della Stanford: la cessazione del fumo e le malattie cardiache e che
l'interesse di questa Ditta nel trovare i modi migliori per manipolare o medici,
è ben conosciuto. Lo stesso Pizzo ammette di essere allo stesso tempo ottimista
e scettico e che bisognerà vedere se il progetto funziona. Arnold Relman, anche
lui da sempre molto critico sui conflitti di interesse con l'industria e amico
del dr. Pizzo, dice che non capisce il razionale dell'accordo. "Se è vero - ed è
un grande grande se – che questo denaro viene dato senza alcun interesse e senza
nessun obbligo, si può sostenere che questo sia ben fatto - afferma Relman - ma non è una buona idea
per una professione che
dice di voler essere indipendente e affidabile e una fonte attendibile di informazione
sui farmaci, prendere soldi dalle compagnie farmaceutiche a qualsiasi
condizione.
La British
American Tobacco (BAT) e altre imprese alleate hanno influenzato il processo di
formazione delle politiche dell'Unione Europea (UE), rendendo obbligatoria una
valutazione d'impatto di stampo imprenditoriale. Il fatto che tutte le decisioni
politiche importanti dell'UE debbano essere valutate attraverso questo quadro
che ricalca l'analisi costi-benefici, offre alle grandi imprese un vantaggio
unico nel suo genere. Ciò accresce la probabilità che l'UE adotti politiche che
favoriscono gli interessi delle grandi società, compresi i fabbricanti di
prodotti nocivi per la salute, anziché gli interessi dei suoi cittadini. Questo
è quanto risulta da uno studio pubblicato su PLoS Medicine di gennaio. Gli
autori sono arrivati a queste conclusioni analizzando i documenti interni della
British American Tobacco (BAT), divulgati a seguito di una serie di cause
intentate negli Stati Uniti ed esaminando nel contempo la letteratura in materia
e interviste con soggetti interessati.
- chiesta un'indagine sulla gestione della 'pandemia'
Il Presidente della Commissione sanità del
Consiglio d'Europa, il tedesco Wolfang Wodarg, ha chiesto un'indagine per
verificare "il ruolo delle case farmaceutiche nelle decisioni dell'OMS". In
particolare si riferisce alla gestione della recente 'pandemia'. Wodarg aggiunge
che "Le maggiori aziende
farmaceutiche sono riuscite a piazzare 'i propri uomini' negli 'ingranaggi'
dell'OMS e di altre influenti organizzazioni". Ne da' ampia notizia il Daily
Mail, che lo scorso anno aveva anche rivelato che Sir Roy Anderson, un
consulente del governo britannico sull'influenza suina, fa parte del consiglio
di amministrazione della GSK (Glaxo Smith Kline), azienda farmaceutica che
produce anche vaccini antipandemici. La GSK ha replicato che le accuse sono
'sbagliate e infondate'. In realtà legami tanto stretti - e spesso non
dichiarati - tra l'industria farmaceutica e chi ha ruoli tanto rilevanti per la
salute pubblica, lasciano perplessi. E viene da chiedersi se basti dichiararli o
non sarebbe invece meglio evitarli, specialmente nelle Commissioni che prendono
decisioni ai livelli più alti.
La dr.ssa Julie Gerberding, lascia la
direzione dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta su
richiesta dell'amministrazione Obama. La Gerberding, considerata dalla
rivista Forbes e
dal Times magazine tra le 100 donne più influenti del mondo, dal 25 gennaio
cambierà lavoro, andrà a dirigere Merck Vaccines.
- limitare l'influenza dell'industria sull'ECM: proposte negli USA
Continua la discussione su come proteggere la
formazione medica (ECM) dagli interessi commerciali.
Morris e Taitsman (dell'Office
of Inspector General, Department of Health and Human Services, Washington, DC)
hanno illustrato di recente sul
NEJM la situazione e le principali proposte negli USA. Dalla completa
esclusione della sponsorizzazione commerciale che richiede il pagamento dei
medici della propria formazione - come accade per altre professioni - alla
possibilità di programmi ECM sponsorizzati togliendo però all'industria la
possibilità di intervenire sull'Agenda, ad esempio attraverso il pooled-funding.
Cioè un meccanismo per il quale le Organizzazioni indipendenti raccoglierebbero
le donazioni e, attraverso un processo oggettivo e trasparente, distribuirebbero
poi le sovvenzioni in base ai meriti dei programmi ECM, senza permettere ai
‘donatori’ di decidere quale programma sponsorizzare. Ma questo meccanismo,
così come altri attuabili in tempi brevi, non garantirebbe del tutto
l'esclusione di un'influenza commerciale. Gli Autori si augurano che la
professione medica sappia un giorno evitare il supporto dell'industria all’ ECM.
Fino a che ciò non avverrà non ci sarà una soluzione ideale. Tuttavia il
meccanismo del pooled-funding potrebbe offrire per ora un compromesso nel
tentativo di separare la preoccupante sovrapposizione tra educazione e
marketing.
- tre domande sulla pandemia dal Sole 24 ore Sanità
Uno speciale pandemia sul Sole 24 ore Sanità del
12 gennaio, curato da Manuela Perrone, illustra i punti salienti delle polemiche
che stanno travolgendo i Governi e l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Mentre diversi paesi europei svendono i vaccini o disdicono gli ordini, nei
Governi e nella comunità scientifica cresce la perplessità sulle decisioni
dell'OMS. La dichiarazione della massima allerta mondiale e le misure di prevenzione proposte erano
giustificate? I numeri per ora dicono di no. Nel nostro parlamento c'è chi, come Gasparri,
parla di "scandalo vaccini" e di "manovre speculative a livello planetario di
spregiudicate multinazionali". Per Silvio Garattini, che difende l'utilità della
vaccinazione, "l'OMS ha sbagliato,
lanciando subito l’allarme 'pandemia' che ha spaventato tutti e non ha
giustificazioni, visto che si è capito presto che l’influenza era molto blanda e
i morti erano relativamente pochi".
Tom Jefferson - della Cochrane Collaboration -
denuncia la scarsa trasparenza nella gestione della pandemia, dalla modifica in
corsa della stessa definizione di pandemia, alla segretezza sui 18 nomi dei
membri dell'Emergency Committe, fino ai conflitti di interesse non dichiarati di
alcuni esperti dell'alto comitato strategico sui vaccini (il SAGE). Nonostante
sia stata bombardata da informazioni contradditorie e confondenti, la popolazione italiana sembra aver reagito con maturità e
capacità critica, stando ai risultati del'indagine Key-Stone su 600 famiglie.
Infine il Sole 24 ore Sanità pone tre domande interessanti: 1) chi sono i 18 membri
dell'Emergency Committee che ha sostenuto il direttore generale dell’Oms nella
decisione di innalzare al massimo l’allerta pandemica l’11 giugno?; 2) è
giustificato il segreto che copre i loro nomi?; 3) perché, nonostante l’allarme,
l’Oms non ha scoraggiato subito i viaggi per circoscrivere i focolai di
epidemia, come avvenne nell’aprile 2003 per la Sars? Speriamo che qualcuno risponda.
Dopo
tre edizioni de Il Codice Violato, nel 2001, 2004 e 2008, IBFAN (International
Baby Food Action Network) Italia ha deciso di riempire i vuoti tra un’edizione e
la successiva con una pubblicazione da far uscire ogni anno in occasione della
Settimana Mondiale per l’Allattamento. Si tratta di una breve rassegna dei
diversi tipi di violazioni del Codice Internazionale sulla Commercializzazione
dei Sostituti del Latte materno rilevate nel corso dell’anno, comprese le
violazioni dello spirito del Codice, e di una serie di altre notizie, buone o
cattive che siano, interessanti per chi si occupa di protezione
dell’allattamento al seno. La pubblicazione sarà solo in formato elettronico,
scaricabile dal sito di IBFAN Italia (www.ibfanitalia.org)
oppure ottenibile su richiesta alla Segreteria (segreteria@ibfanitalia.org).
Ogni notte, nell’estremità orientale del Congo,
bande armate assaltano un villaggio. Gli assalitori in gruppi di 3 o 5 entrano
con forza nelle case e violentano donne e bambine. In alcuni casi i genitali
femminili sono mutilati con armi, vetri, bastoni o parti di plastica fusa. In
alcuni casi le vittime sono rapite e, schiave sessuali, saranno torturate per
giorni, mesi o anni. La nuova malattia, il Rape with Estreme Violence (REV),
identificata nel South Kivu, regione della Repubblica Democratica del Congo
viene descritta su PLoS Medicine di dicembre. Negli anni recenti sono numerosi i
casi di “disease mongering”: dalla disfunzione sessuale femminile, alla sindrome
delle gambe senza riposo, dall’ansia sociale all’epidemia di disordini bipolari.
Il termine è usato per indicare la creazione di malattie così da ampliare il
mercato di farmaci, prodotti e procedure e soddisfare interessi commerciali e
appetiti economici. L’articolo pubblicato su PLoS Medicine definisce, al
contrario, una nuova categoria diagnostica reale, e paradossalmente sino ad oggi
lontana dai riflettori proprio perché gli interessi economici e commerciali sono
il determinante della malattia.
- questo vaccino è una truffa, dice il Ministro della sanità polacco
L'intervento che Ewa Kovacz, Ministro della
sanità polacco, ha tenuto il 5 novembre in Parlamento sui vaccini contro l'H1N1,
ha fatto in poche ore il giro del mondo su YouTube. La Ministra ha esordito
dicendo che durante vent'anni di lavoro come medico di famiglia, la sua priorità
è sempre stata: "prima di tutto non nuocere" e va avanti ... "Qual è il
dovere di un Ministro della Sanità? Firmare un accordo nel migliore interesse
del popolo polacco o nel migliore interesse delle compagnie farmaceutiche?"
Si è lamentata poi del fatto che ancora non si hanno studi sufficienti sui
vaccini contro l'H1N1. E se sono sicuri perchè chi li produce non si vuole
prendere responsabilità in caso di danni e la scarica su chi li acquista? Una
bella domanda.
- l'Agenzia europea del farmaco cambia nome e struttura
L'Agenzia europea del farmaco (EMEA) ha
annunciato che cambierà nome e struttura. Si chiamerà EMA (Agenzia europea dei
medicinali). Il comunicato stampa dell'8 dicembre informa che "dalla sua
fondazione (1995) ad oggi, l’ EMEA è stata riorganizzata una sola volta, questa
è la seconda grande riorganizzazione dei servizi dell'Agenzia". E' prevista la
creazione di nuovi comitati scientifici e gruppi consultivi per "rafforzare il
coordinamento e l'assistenza (supporto)". Inoltre "il Parlamento europeo e il
Consiglio stanno vagliando proposte legislative che investiranno l’ Agenzia di
ulteriori responsabilità". E' difficile capire quali ricadute concrete avranno
questi cambiamenti. Nel comunicato stampa non si fa alcun cenno ai finanziamenti
della nuova Agenzia, che attualmente provengono per il 70% dall'industria del
farmaco. Ci auguriamo che, in fase di ristrutturazione, questo aspetto sia
considerato prioritario e che i governi europei vogliano investire consistenti
risorse pubbliche in attività tanto rilevati per la salute dei cittadini.
- il nuovo programma sull'Educazione medica continua (ECM)
Alla
Conferenza di Cernobbio dello scorso settembre, sono state discusse insieme al
Comitato Tecnico delle Regioni, le nuove proposte della Commissione nazionale
per la formazione continua (CNFC). La prima novità è l’accreditamento
dei provider - i soggetti organizzatori e produttori di formazione ECM - introdotto per ridurre il numero totale
dei provider(attualmente non noto) e poter controllare meglio la qualità delle
loro attività. Le altre novità
essenziali riguardano le regole per controllare la qualità formativa
degli eventi e il conflitto di interessi. La qualità
sarà controllata dagli enti accreditanti, dall’Osservatorio Nazionale per la
qualità e dal Co.Ge.A.P.S., l’organismo nazionale per l'attribuzione dei crediti
formativi. E' previsto poi che i relatori dichiarino
nella loro 1° diapositiva l’eventuale conflitto di interessi e che le aziende non
possano pagare i relatori, né la partecipazione dei medici ai convegni. In
realtà le nuove proposte sono una vera gallina dalle
uova d’oro per chi fa della ECM un business, come le aziende e gli organizzatori
di eventi.
Per fronteggiare lo strapotere delle aziende del farmaco non
potranno mai bastare criteri più o meno restrittivi di controllo della qualità e
di barriere formali al conflitto di interessi; solo
una chiara volontà politica a sostegno della esclusiva sponsorizzazione pubblica
della ECM potrebbe riuscire in questo intento e questa a Cernobbio non si è
vista. Inoltre la richiesta del nuovo programma ECM, che i provider
debbano essere professionisti della formazione, taglia fuori di fatto tutte le
piccole realtà locali, autonome e gestite a basso costo.
Così facendo si restituisce di fatto ai grossi capitali, soprattutto aziende del
farmaco ed elettromedicali, la sponsorizzazione più o meno occulta degli eventi
formativi. Sembra che si vadano delineando due sistemi: uno Nazionale, esterno
alle organizzazioni sanitarie, a programmazione “libera”, metodologia
prevalentemente residenziale, costi elevati, sponsorizzato dalle industrie,
difficilmente valutabile dal punto di vista della qualità e del conflitto di
interessi e un altro Regionale, interno alle organizzazioni sanitarie, con
prevalente metodologia della formazione sul campo, costi bassi, quindi senza
sponsorizzazioni esterne e più facilmente valutabile. Quale sistema realizzerà
meglio l’analisi dei bisogni? Chi farà la scelta delle priorità effettivamente
più necessarie? Peccato che l’ECM regionale sia una realtà solo nelle solite
Regioni più “virtuose”.
Leggi la nota di Laura
Reali, scritta per l'Associazione Culturale Pediatri (ACP) e per
Quaderni acp, che hanno gentilmente autorizzato la
pubblicazione sul nostro sito
- Esperti WHO e industria
Il sito di AttentiAlleBufale è diventato un Blog
dove - oltre ai post - si possono trovare tutti i documenti contenuti in
precedenza nel sito e la posta del Maestro Sun Tzu.
Di particolare interesse, tra i post di dicembre,
quelli sui conflitti di interesse degli esperti del Comitato SAGE (Strategic
Advisory Group of Experts) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). I post
sono scritti sia in inglese che in italiano (l'italiano segue l'inglese, basta
scorrere).
Nella
Home page è possibile iscriversi alla Newsletter per ricevere le
migliori dritte di Sun Tzu.
- farmacovigilanza in Europa in mano alle case farmaceutiche?
Prescrire International ci informa che la
Comunità Europea ha proposto di affidare alle case farmaceutiche la sorveglianza
post-marketing dei farmaci che esse stesse producono. Ciò comporterebbe il
rischio che le Ditte nascondano l'evidenza di reazioni avverse che potrebbero
danneggiare le vendite. Sarebbe una riforma dannosa del sistema di
farmacovigilanza che non terrebbe conto del vistoso conflitto di interessi.
Invece di rafforzare l'attuale rete di farmacovigilanza istituzionale, la Commissione Europea
propone di bypassarla.
Quanta di quella che chiamiamo comunemente
"influenza" è dovuta ai virus influenzali? Ben poca. Dalla revisione Cochrane
pubblicata di recente sul British Medical Journal (Clinical
Evidence, October 5th, 2009) risulta che sia solo il 10-15%. I sintomi
sono gli stessi, ma i microrganismi che li possono causare sono tanti. Alcuni li
conosciamo bene (Rinovirus, Virus respiratori sinciziali, Adenovirus, Virus
parainfluenzali), ma molti altri non sono noti. Che cos'è allora ciò che siamo abituati a chiamare influenza? Non lo
sappiamo ed è per lo più altro. I risultati della revisione
sono stati illustrati sul Sole 24 ore Sanità (1-7 dicembre 2009) da Tom
Jefferson, coordinatore del Cochrane Vaccines Field. “Il frutto tangibile
della negazione mediatica della microbiologia, è l’impressione – rafforzata da
una ricerca ossessiva e spesso scriteriata di uno fra centinaia di microrganismi
- che al mondo l’unica causa delle sindromi influenzali sia l’influenza”, dice
Jefferson, che conclude così: "Alla
domanda quante delle morti attribuite al virus influenzale pandemico nelle
casistiche citate dai media e dagli operatori mediatici hanno riscontri
microbici a tutto spettro, nessuno mi sa rispondere. Alle volte è difficile
stabilire la causa di morte anche con reperti autoptici, specie quando non si sa
se ci sono state delle co-infezioni che avvengono in media nell’11% dei casi di
sindrome influenzale. Si ha l’impressione che di recente la morte di chiunque
abbia un test positivo al virus pandemico venga d’ufficio attribuita al virus.
Se la realtà fosse così semplice, i vaccini anti-influenzali non avrebbero
bisogno né di pubblicità né di revisioni Cochrane. La scienza è fatta di
ipotesi che poi vengono accantonate sulla base di incertezze che poi
partoriscono nuove ipotesi che a loro volta vengono alla fine anch’esse
accantonate. Non ci credete? Ci vediamo tutti stasera per un bel po’ di salassi
con sanguisughe di prima qualità. Inoltre, camminando per la strada, state
attenti alla sporcizia e ai miasmi da essa sprigionantisi. Sono la causa della
malaria, del colera e di quella strana condizione chiamata influenza. Anche se
un mio amico sostiene che questa sia causata dalla congiunzione degli astri".
- Europa: la gestione dei farmaci passa alla Direzione Generale della Salute!
Dopo anni di richieste da parte di numerosi
soggetti preoccupati per la salute dei cittadini europei, la gestione dei
farmaci e presidi medici è stata spostata dalla Direzione Generale Imprese e
Industria alla Direzione Generale della Salute e dei Consumatori. Anche Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche M. Negri, aveva
sollevato in più occasioni il problema. In una lettera aperta scritta nel 2004, allertava sul pericolo costituito da fatto che
l'Agenzia del farmaco europea (EMEA) facesse capo direttamente alla Direzione
dell'Industria. I Bollettini indipendenti di informazione sul farmaco (ISDB)
e Medicines in Europe Forum si complimentano con José Manuel Barroso,
Presidente della Commissione Europea, per la sua decisione. Ci complimentiamo
anche noi.
- il Movimento Consumatori e Federconsumatori chiedono dati al Ministero
Il Movimento Consumatori e Federconsumatori hanno
scritto il 21 ottobre al Ministero e all'AIFA per avere dati sull'efficacia e la
sicurezza del vaccino pandemico. In particolare chiedono:
su quanti pazienti è stato
sperimentato il vaccino; quanto tempo è durata la sperimentazione; per quanto
tempo dopo la somministrazione di una dose - come consigliato - si mantiene
l’immunità; quali possono essere gli effetti collaterali; se l’adiuvante
Squalene” è già stato sperimentato su donne in gravidanza o sui bambini. L'11
novembre segnalano di non aver ancora ricevuto risposta.
Nella puntata di Exit dell'11 novembre si è
parlato di influenza suina. Il servizio di Francesca Nava ha illustrato con
chiarezza i tanti punti critici, dal cambiamento repentino dell'OMS della
definizione di pandemia, alle incertezze sul vaccino, al contratto tra governo e
Novartis, ai problemi collegati all'EMEA (Agenzia europea del farmaco), fino agli aspetti economici di tutta questa vicenda. Numerose le
interviste di particolare interesse, ai rappresentanti delle
Istituzioni, della Cochrane Collaboration, dell'Associazione Culturale Pediatri
e ai dirigenti della Novartis, l'industria che produce il vaccino disponibile
in Italia. Tutto ciò ha dato lo spunto per un'accesa discussione coordinata in
studio da Ilaria D'Amico.
- informazioni perse per strada: quello che i bugiardini non dicono
"Lost in Trasmission",
parafrasando il recente film di Sofia Coppola, sul NEJM del 29 ottobre
scorso Lisa Schwartz e Steven Woloshin alludono a tutte le informazioni che FDA
possiede sulla sicurezza dei farmaci approvati e che non arriveranno mai ai
medici interessati. Gli autori affermano come non occorrerebbe spendere un euro
(o un dollaro) in più per avere maggiori informazioni sugli effetti collaterali
dei principi attivi, basterebbe che FDA fornisse tutti i dati in suo possesso e
soprattutto lo facesse in modo chiaro ed accessibile. La modalità più comune per
comunicare i dati su un farmaco è il foglietto illustrativo contenuto nella
confezione. Purtroppo esso riporta informazioni fornite dalla ditta che
commercializza il prodotto ed FDA si limita ad approvarne il testo, anche se il
Senato degli USA chiede che il foglietto venga redatto da "parte
disinteressata". Gli esperti dell'FDA, che valutano gli studi presentati dalle
ditte per autorizzare i farmaci, hanno condotto di recente un interessante
esperimento. Hanno provato a riassumere in modo comprensibile ed essenziale i
dati degli studi ed hanno suggerito all'FDA di usare questo tipo di approccio
nella comunicazione con i medici. La Direzione dell'FDA sta decidendo se
adottare tale metodo. Nell'articolo del NEJM vengono riportati gli esempi
relativi a tre farmaci.
Di fronte alla morte inquietante - ancora oggetto
di inchiesta - di Stefani Cucchi, alcuni Nograzie hanno scritto una lettera ad
Amedeo Bianco (Presidente della Federazione degli Ordini dei medici) per dirgli
il loro forte disagio di fronte a
questo evento e, in particolare, al ruolo che alcuni colleghi possono aver avuto
nella vicenda."L'omissione delle cause
delle lesioni, il mancato riconoscimento di segni di violenza e abuso
costituiscono una ferita per la deontologia e la classe medica,
il cui dovere primario è la difesa dell'integrità' fisica e psichica
dell'individuo nel rispetto della dignità' umana, sopra ogni altra motivazione
- sia essa personale, politica o collettiva - senza soggiacere a interessi,
imposizioni e suggestioni di alcuna natura", dicono i firmatari della lettera.
Allo stesso tempo - aggiungono - nessun medico deve essere lasciato da
solo nello scegliere se denunciare chi commette abusi di potere, rischiando
il posto di lavoro, la serenità sul medesimo o una "caduta dalle scale".
Preoccupati che "il silenzio di fronte a episodi come questi - peraltro non
unici - possa innalzare pericolosamente il livello di tolleranza sociale
rispetto a pratiche fortemente lesive del diritto e della dignità individuali",
credono che "sia opportuno sollevare una riflessione etica, tanto nella
formazione degli operatori sanitari quanto nella società civile, su queste
tematiche" e chiedono "una tutela forte
dell'indipendenza delle professioni sanitarie dalle ingerenze del potere
politico, giudiziario e delle forze dell’ordine".
- per una vaccinazione contro le pandemie di norme in assenza di evidenze
Un editoriale di Gianni Tognoni su
Informazioni sui farmaci n.4 (Bollettino indipendente sui farmaci) affronta il tema dell'influenza suina nel contesto
complessivo di un mondo pieno di norme in assenza di evidenze, travolto da
una "campagna massiccia di disinformazione collettiva e globale, più ancora che
nei contenti, nei metodi", incapace di farsi le domande giuste. Domande di cui
il suo editoriale è pieno. Come dice Tognoni la sua "non è una riflessione
sull'influenza suina. L'influenza suina è un punto di partenza" e "questo
contributo, che si vorrebbe metodologico, rimanda ad un atteggiamento che non ci
si stanca di riproporre su queste pagine: il disincanto. Che è il contrario
della rassegnazione. E' il chiamare le cose per nome. Non credere mai che le
"emergenze" siano motivo per sospendere le regole. Al contrario. Impongono di
averle rigorosamente presenti, per usarle in modo intelligente: non solo,
possibilmente, da spettatori o da "lettori critici". Il titolo è anche una
conclusione, ci vorrebbe davvero "una vaccinazione contro le pandemie di norme
in assenza di evidenze".
Leggi l'editoriale di Gianni Tognoni
- eziopatogenesi, terapia e prevenzione del conflitto di interessi tra medici
e industria
Questo è il titolo originale di un congresso
organizzato da Prometeo (Associazione degli studenti di medicina di Bologna), il
Centro Salute Internazionale dell'Università di Bologna e i Nograzie.
L'apertura è affidata alla lettura magistrale di Gianni Tognoni, a cui seguono
tre sessioni dedicate all'informazione rivolta ai medici, la ricerca e la
formazione. Ogni sessione è articolata in una prima parte che descrive il tema e
le sue criticità e una seconda in cui si illustrano esempi ed esperienze
pratiche. Nella locandina si legge: "Questo
evento è stato realizzato grazie al lavoro volontario di studenti di
medicina, specializzandi e medici. Credendo fortemente nella necessità di
improntare la formazione medica ai principi di indipendenza, eticità e
trasparenza,
non abbiamo ricevuto finanziamenti da sponsor aventi interessi commerciali nel
settore. Siamo convinti che sia possibile realizzare eventi formativi con un
budget limitato, evitando spese superflue e adottando un principio di serietà e sobrietà nella scelta di
cibo, alloggio e sede congressuale. Abbiamo ricevuto un contributo finanziario
dall’Azienda Universitario-Ospedaliera Sant’Orsola-Malpighi di Bologna per
coprire le spese di pubblicizzazione dell’evento e per offrire un piccolo coffee
break ai partecipanti. Ai relatori, che non riceveranno alcun compenso e che sosterranno
personalmente le spese di viaggio, verrà offerto il pranzo presso la mensa del
Policlinico Sant’Orsola-Malpighi".
Come dice il titolo, individuate le cause (l'eziopatogenesi) si può fare terapia
e soprattutto prevenzione del conflitto di interessi tra medici e industria.
Questa è la nostra scommessa!
- appello contro la pubblicità sui farmaci diretta al pubblico
Il 10 dicembre 2008 la Commissione Europea (CE)
ha approvato 3 proposte di legge per il settore farmaceutico. Una di queste
riguarda le regole, che dovranno essere uniformi in tutta l’Unione Europea (UE),
e propone di revocare il divieto di pubblicità sui farmaci da prescrizione
attualmente in vigore, autorizzando l’industria farmaceutica a fornire
informazioni ai cittadini sui farmaci che si possono ottenere solo con ricetta
medica (l’autorizzazione alla pubblicità per i farmaci da banco esiste già). La
proposta, prima di essere trasformata in direttiva, e quindi obbligatoriamente
in leggi nazionali, dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo e del
Consiglio dell’Unione Europea (vedi
l'articolo di Adriano Cattaneo). I Bollettini sul farmaco insieme ad
altre associazioni internazionali, hanno segnalato più volte alla Commissione
europea il pericolo che una scelta del genere rappresenta per la salute dei
cittadini europei e finora la maggior parte dei Governi si era dichiarata
contraria, ma l’attuale presidenza svedese ha intenzione di rilanciare la
proposta.
I Nograzie, insieme ai Bollettini sul farmaco,
l'ACP (Associazione Culturale Pediatri), WONCA (Global family doctor), ISDE
(Medici per l'Ambiente) e il Movimento Consumatori, hanno scritto al Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali e all'AIFA
(Agenzia italiana del farmaco) una lettera inviata per conoscenza anche a
tutti i deputati italiani al Parlamento Europeo, alla FNOMCeO e alle
Associazioni di consumatori e alle agenzie di stampa, che spiega i
gravi rischi della pubblicità sui farmaci diretta al pubblico e chiede che
l'Italia esprima parere contrario e - se vuole proteggere la salute dei
cittadini -
investa
risorse pubbliche adeguate per produrre informazioni imparziali ed esaustive sui
farmaci e sulle malattie, affidando il compito a professionisti competenti e
senza legami economici con l’industria del farmaco.
Dialogo sui Farmaci (Bollettino indipendente sui
farmaci) illustra le tante perplessità sulla "pandemia" che si sta diffondendo
lentamente in Europa (che per ora appare assai meno grave di quanto previsto),
sui vaccini adiiuvati in bambini e gravide, sulla confezione multidose e sul
consenso informato scritto. L'editoriale conclude dicendo: "Si tratta di scelte
che, inevitabilmente, indurranno perplessità sia nella popolazione che negli
operatori sanitari che sono chiamati a vaccinarsi per primi. Sono stati presaghi
di quanrto sta avvenendo non solo in Italia.
Sul sito di Dialogo sui farmaci si può trovare
una sezione a libero accesso, dedicata all'influenza pandemica dove si possono
trovare
articoli, pubblicazioni, circolari
e
aggiornamenti
- tutto ciò che possiamo fare è informare
correttamente, dice l’ACP
L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) ha prodotto una serie di note
informative sui vari aspetti di questa nuova epidemia influenzale. Dalle
caratteristiche dei vaccini, a quelle della malattia nei vari paesi del mondo,
all’uso degli antivirali. Le incertezze su tutta la materia sono talmente tante,
che “Tutto ciò che si
può fare – dice l’ACP - è informare correttamente i medici e i cittadini su ciò
che si sa e ciò che non si sa, lasciando a ciascuno la facoltà di decidere“. Un
esercizio difficile, abituati come siamo a pretendere certezze.
- influenza: un
caso eclatante di errore di identità
Su Clinical Evidence
del BMJ è comparso in ottobre un contributo di Tom Jefferson che mette in
luce il cronico errore di identità nei confronti dell’influenza. Sono ben più
numerosi gli altri virus (e/o batteri?) che circolano durante la stagione
cosiddetta “influenzale” che causano sintomi identici all’influenza. A quanto
pare questo vale anche per la pandemia. Qual è la proporzione di infezioni (e
ricoveri e morti) da H1N1/2009 rispetto alle altre? Quanti i casi dovuti ad
altri microrganismi di cui spesso non si conosce neppure l’identità?
A mollo nel Mar Morto, sotto il cielo stellato di una calda notte
di fine maggio, senza muovere braccia o gambe, senza bisogno di nuotare, ma solo
di rilassarmi, sono tenuto in equilibrio dalla spinta dell’acqua e mi sento
bene: sono contento. Può questa esperienza essere legata a come pratico la
medicina? Può realmente influenzare il mio modo di fare diagnosi e trattare i
pazienti? La risposta nel racconto tratto da un articolo natalizio del BMJ scritto da Giannakakis, un medico di famiglia in vacanza sul Mar
Morto, insieme a Ioannidis, esperto di EBM e probabilmente una delle migliori
firme della medicina contemporanea. L'articolo è stato pubblicato diversi anni
fa ma le aziende farmaceutiche continuano
ad occuparsi dei bisogni materiali dei medici. Per chi sospetta che una vacanza
sul Mar Nero possa influenzare la praticata quotidiana, e crede che così non
dovrebbe essere, una buona notizia: un’educazione continua in medicina diversa,
sicuramente meno emozionante, è possibile (vedi la proposta
dei Nograzie).
Nel luglio 2009 la Corte Federale degli US ha
deciso di desecretare circa 1500 documenti relativi ad articoli scientifici
anonimi (ghostwriting) successivamente 'autorizzati' da personaggi del
mondo accademico e pubblicati strategicamente su importanti riviste
scientifiche. PloS Medicine si è trovata a partecipare, con la parte lesa, alla
causa processuale che vede coinvolte case farmaceutiche produttrici di ormoni
per la terapia estrogenica sostitutiva e alcune donne trattate, che
successivamente hanno contratto un cancro alla mammella. Per questo motivo è
stato possibile l’accesso a numerosi documenti interni all’Industria
farmaceutica.La stampa ha dato rilievo a questa vicenda come testimonia
l'articolo apparso sul New YorkTimes del 4 agosto scorso, che spiega come Wyeth,
all'inizio di questo millennio, abbia spinto oltremodo le donne all'uso degli
estrogeni in post menopausa, facendo leva su decine di articoli fatti scrivere
da apposite agenzie terziste (Writing Company). Gli articoli venivano
poi proposti e firmati da importanti esponenti del mondo accademico. Nel numero
di settembre di PloS Medicine, è uscito un Editoriale tutto incentrato sul
fenomeno del ghostwriting.
- nuove regole per dichiarare i conflitti di interesse sulle riviste mediche
Il 13 ottobre 2009, i direttori di tutte le riviste dell'International
Committee of Medical Journal Editors (ICMJE)hanno pubblicato
simultaneamente un editoriale che detta le nuove regole per la dichiarazione dei
conflitti di interesse degli autori. Sono norme severissime che prevedono
l'esplicitazione dei legami finanziari degli autori con enti commerciali che
possono avere qualsiasi interesse nel lavoro da pubblicare fino ai 36 mesi dalla
data della presentazione del manoscritto.
Dai regali, agli onorari, ai rimborsi per viaggi
e soggiorni, all'eventuale pagamento o aiuto all’autore (o all’istituzione di
appartenenza) per il lavoro presentato, da parte di un ente esterno (es.
sussidi, monitoraggio dei dati, disegno dello studio, preparazione del
manoscritto, analisi statistica, ecc.), fino a
qualsiasi legame finanziario simile che coinvolga il coniuge o i figli minori di
18 anni. Ma anche i rapporti rilevanti non finanziari (personali,
professionali, politici istituzionali, religiosi o altri) che un lettore
dovrebbe conoscere rispetto al lavoro pubblicato.
Michael Oliver professore emerito di Cardiologia presso
l’Università di Edimburgo in un articolo apparso su BMJ nel Marzo 2009
(BMJ
2009;338:b873) intitolato
Non trasformiamo gli anziani in pazienti,riprende la domanda sollevata da Juan Géravs,
Barbara Starfield e Iona Heath su Lancet
nel 2008: prevenire è meglio che curare? (vedi
la tradizione sintetica di Danilo Telò)Perfino gustoso l’incipit in cui Oliver descrive
anziani pensionati convinti di essere in buona salute convocati dal proprio
medico di base per un check-up annuale e trasformati in ipertesi, dislipidemici
o altro, accusati di fare troppo poco esercizio, di mangiare disordinatamente di
bere troppo. Quindi avviati a esami diagnostici o messi in terapia con farmaci.
Solo pochi non saranno considerati a rischio per qualche cosa. Eccoli quindi
quei poveri anziani entrati sani, uscire dallo studio medico come pazienti e
tornare a casa spaventati forse mai più in grado di invecchiare serenamente.
Che razza di medicina è questa?
– si chiede Oliver - dove la politica prevale sulla professionalità,
l’ossessione per i target governativi si sostituisce al buon senso e il
paternalismo rimpiazza la responsabilità personale? Sembra che la maggior parte
dei Governi occidentali consideri tutte le persone al di sopra dei 75 anni come
pazienti. Oliver conclude che
l’azione preventiva può essere irrilevante e persino
pericolosa nelle persone anziane.
Doveroso il tributo finale a Ivan Illich che,
parlando di medicalizzazione della vita nel suo Nemesi medica, nel 1976,
aveva già capito tutto. Da rileggere, Illich.
Questo il titolo provocatorio di una nota di
redazione di Torino Medica, il sito web dell'Ordine dei medici di Torino che
introduce la traduzione in italiano dell'intervista del Center for medical consumers
di New York a Tom Jefferson (ricercatore della Cochran vaccines field). Si legge
nella nota di redazione: "La
resa dei conti si avvicina. Sta per arrivare la stagione fredda, favorevole alla
diffusione dei virus influenzali e i vaccini contro l’influenza A stanno per
lasciare i magazzini delle due aziende che li hanno prodotti: la vera natura di
questa emergenza sanitaria si svelerà in un modo che (speriamo) non ammetta
repliche. Il sospetto che il business abbia “inquinato” i messaggi mediatici,
spingendo alternativamente sull’acceleratore e sul freno, fa sempre più
proseliti". Nell'intervista Jefferson analizza i dati australiani e spiega
perchè l'epidemia del nuovo H1N1 non può essere considerata una vera "pandemia"
e come il cambiamento nella definizione dell'OMS - che non comprende più
l'enorme numero di morti che prima la caratterizzava - possa trasformare in
futuro qualsiasi epidemia influenzale in una pandemia con indicazione alla
vaccinazione di massa. Quanto ai vaccini che dovrebbero essere usati anche per
donne gravide e bambini - continua Jefferson - le informazioni sono
insufficienti.
Su
Attentilalebufale è segnalato un sito dal quale si può vedere “l’andamento
in borsa e quindi il valore delle azioni delle maggiori
industrie coinvolte in qualche maniera nella pandemia. [...] In fondo alla
pagina ci sono annotazioni, commenti e segnalazioni che (secondo Confucio) sono
la parte più interessante di tutta la vicenda. L’indice è composito e segna
verde o rosso a seconda dell’andamento. Da notare che è aumentato di quasi il
30% dall’inizio del tracking”.
- investire risorse nelle misure non farmacologiche
Il gruppo per le Infezioni respiratorie acute
della Cochrane Collaboration, ha aggiornato la revisione sull'efficacia degli
interventi fisici per interrompere la diffusione dei virus respiratori. Ha
concluso che l'implementazione a lungo termine di alcune misure per interrompere
o ridurre la diffusione dei virus respiratori può essere difficile. Tuttavia
interventi molto semplici e di basso costo riducono la trasmissione delle
epidemie da virus respiratori. Dovrebbero essere investite più risorse per
studiare quali interventi fisici siano più efficaci, flessibili e costo/efficaci
per minimizzare l'impatto delle infezioni respiratorie.
- le relazioni con l'industria delle Associazioni Medico Scientifiche
David Rothman,
autorevole rappresentante del Collegio dei Medici e Chirurghi della Columbia
University, enuncia - sul JAMA dell'aprile 2009 - una serie di regole (un
vero e proprio decalogo) che dovrebbero evitare quanto più possibile conflitti
di interesse fra le Società Medico Scientifiche e l'Industria farmaceutica.
Le Società Medico Scientifiche
svolgono un ruolo 'vitale' nell'aggiornamento clinico, sostengono corsi ECM,
offrono borse di studio e corsi di aggiornamento e di studio, emanano
periodicamente linee guida e raccomandazioni che sono un punto di riferimento
importante. Così tutti si aspettano che linee guida e raccomandazioni siano
state formulate con i criteri della medicina basata sulle evidenze, al di fuori
di ogni influenza di mercato.Vi è da più parti un sentore diffuso che
l'ingerenza dell'industria possa compromettere l'autonomia del processo clinico
decisionale, dal momento che gli estensori di queste 'regole' sono ampiamente
finanziati dall'industria nei loro viaggi, pernottamenti, attività sociali e
altro.
- aspettando la pandemia ... intervista a Tom Jefferson
"Negli ultimi mesi, il mondo è in preda alla paura a causa dell’influenza suina.
In un’intervista pubblicata il 21 luglio sul quotidiano tedesco “Der Spiegel”,
l’epidemiologo Tom Jefferson parla dei pericoli legati alla ricerca distorta,
guidata dal denaro e allarmista, e spiega perché dovremmo lavarci le mani molto
più spesso". Medico
e Bambino introduce così la traduzione dell'intervista a Jefferson che,
con il permesso della rivista, possiamo diffondere qui.
Gianluigi Passerini, medico di famiglia di
Sondrio, esprime la sua contrarietà alla vaccinazione di massa e all'allarme
creato intorno all'infleunza suina. "Tutto il mondo aprirà le campagne
vaccinali, per difendersi dalla “nuova peste del terzo millennio”. Solo la
vicina Svizzera, rigorosa ma notoriamente antipopulista, ha deciso che vaccinerà
solo i soggetti ad alto rischio - dice Passerini - per tutti gli altri ha
semplicemente invitato a lavarsi le mani spesso, a non starnutirsi in faccia, a
non condurre troppa vita sociale quando si soffrirà di sintomi tipo influenzale,
ritenendo che questi siano gli interventi più appropriati per limitarne la
diffusione e quindi la conseguente morbilità e mortalità. Questo è ciò che pensa
la comunità scientifica medica “rigorosa ed onesta” mondiale, basandosi sui dati
scientifici disponibili. Come la peste, il vaiolo, il colera, l’AIDS,
l’influenza A fa parte della storia naturale del conflitto tra virus (o batteri)
e l’uomo: se quest’ultimo impara a difendersi, attraverso il sistema
immunitario, che purtroppo richiede almeno parecchi decenni (o generazioni) per
imparare a produrre anticorpi protettivi, l’ecosistema biologico virale impara a
competere con esso, attraverso la selezione, lenta ma inesorabile, di nuove
specie virali, che cercano di sopravvivere, entrando nel sistema cellulare
umano, per replicarsi e diffondersi. L’influenza A non la si affronta con
allarmismi impropri e vaccini (forse) inefficaci e pericolosi: questo genera
solamente un’epidemia/ pandemia di “panico” sociale generalizzato, con
conseguenze negative importanti (ad es. la sottrazione di notevoli risorse
mediche dalla cura di malattie più severe, sulle quali l’intervento medico può
essere realmente efficace)".
- vuoi una formazione senza sponsor? firma la
lettera dei Nograzie!
Le nuove proposte della Commissione ministeriale
per la formazione continua in medicina (ECM, educazione continua in medicina)
verranno presentate pubblicamente a Cernobbio il 14 e 15 settembre. I Nograzie
hanno scritto una lettera al coordinamento della Commissione
nazionale ECM per chiedere una formazione a "sponsorizzazione privata zero". Si
dice che non possiamo fare a meno della sponsorizzazione privata. Ma quale formazione ha bisogno di
sponsorizzazione? Ne hanno bisogno i grandi convegni, i workshop, gli eventi
che richiedono relatori e viaggi internazionali, grandi cene, eventi mondani.
Questo è anche il tipo di formazione risultata meno efficace e che meno incide
sulla qualità delle cure. E’ nostra ipotesi invece
che si possa fare completamente a meno della sponsorizzazione privata se l’ECM è
organizzata: in
lavoro a piccoli gruppi, in reparto, in ambulatorio, in laboratorio, nelle sedi
dei servizi territoriali;
con obiettivi di miglioramento della qualità dell’assistenza, che si raggiungono
con gruppi di lavoro tra pari, basati sull’ esame critico e sul confronto della
propria pratica clinica (audit e
feed-back), con stage, con metodologie appropriate di formazione sul campo
(progetti di miglioramento e di ricerca-intervento finalizzati a risolvere
criticità, adozioneconcordata di
protocolli, ecc).
per aderire scrivi aluisegra@tin.it indicando Nome,
Cognome e Città in cui lavori
- 40 Blog spagnoli insieme per diffondere calma
e buon senso
A mezzanotte del 2 settembre 40 Blog spagnoli
hanno diffuso un documento sulla nuova influenza per dare informazioni
imparziali e diffondere calma e buon senso. In Spagna, come in tutti i paesi ad
elevato benessere economico, stanno circolando notizie che fanno crescere il
panico nella popolazione. Un panico ingiustificato rispetto alla realtà.
Per saperne di più si può consultare il sito
EquipoCESCA.
Juan
Gérvas, Medico di famiglia spagnolo e Professore onorario di Salute Pubblica
all'Università di Madrid, ha scritto una lettera ai suoi pazienti e al Ministro
della Salute, a proposito della nuova influenza A/H1N1. Gérvas spiega
ai suoi pazienti che questa influenza è lieve, più lieve dell'influenza
stagionale e da’ una serie di consigli su come affrontare la prossima epidemia:
“con pazienza e tranquillità”. Si rammarica inoltre per il “desease mongering”
(invenzione e vendita di malattie) creato dalla stessa OMS, che sta facendo crescere allarme e paura nella
popolazione, non giustificati dai fatti.
Mentre si alza il livello di allarme sulla nuova
influenza A/H1N1, sollecitato quotidianamente dai mezzi di informazione, l'ACP
(Associazione Culturale Pediatri) ha spedito ai giornali un comunicato stampa ed
ha espresso la sua posizione in una lettera aperta indirizzata ai politici, ai
professionisti della salute e ai mezzi di comunicazione, per invitare a
mantenere la calma e la lucidità. Dice l'ACP "Attenzione
agli allarmismi: non dobbiamo dare spazio a posizioni e a scelte basate
sull'emotività piuttosto che sulle evidenze scientifiche. La nuova A/H1N1 non
può essere per ora considerata pericolosa. In questa fase è inutile la chiusura
delle scuole. I vaccini? Sono ancora in fase di sperimentazione e inoltre non se
ne conoscono ancora i possibili effetti collaterali. Gli antivirali vanno usati
solo su indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive condizioni
di salute".
Un
quarto delle scuole di medicina degli Stati Uniti hanno migliorato il loro
regolamento per gestire i conflitti di interesse. Secondo l’ultima valutazione
(2009) con il punteggio stabilito dell’AMSA (American Medical Student
Association), 45 di 149 facoltà di Medicina hanno ricevuto una classificazione A
o B per le politiche relative all’interazione del’Industria farmaceutica con i
docenti e gli studenti di medicina.
Lo
scorso 5 agosto, la trasmissione C’era una volta di RAI3 ha mandato in
onda un documentario intitolato “Inventori di malattie”, che descrive i
meccanismi del disease mongering. Si legge nel commento “Il servizio mette in
evidenza come l'industria farmaceutica finanziarizzata sia oggi in qualche modo
costretta ad ingigantire, spesso con attente strategie di marketing della paura,
nuove malattie pur di assicurare un rendimento crescente delle proprie azioni. I
danni a carico della collettività mondiale e della sua salute sono
incredibilmente evidenti”. Il documentario, visibile online sul sito di RAI3,
ricco di documentazioni e di interviste (di particolare interesse quella a
Marcia Angell), è uno strumento di informazione prezioso sia per il pubblico che
per gli operatori della salute.
Sempre a caccia di scoop di argomento medico, Ray
Moynihan, giornalista della Australian Broadcasting Corporation, ci informa
tramite il BMJ dell’esistenza di una corrispondenza interna che rivela come
Merck fosse a conoscenza dei possibili legami fra l’alendronato (commercialmente
FOSAMAX®) e osteonecrosi della mandibola. Ma facciamo in passo indietro, fino al
maggio 1996. L'alendronato è in commercio da alcuni mesi e i network USA gridano
al miracolo: un farmaco che riduce le fratture osteoportiche del 50%. Questi
dati vengono riportati con foga da telepredicatore evangelico, e poco importa se
la cifra sconvolgente del 50% si riferisce al rischio relativo, non a quello
assoluto. Quisquiglie, pinzillacchere, direbbe il principe De Curtis. In realtà
i dati del rischio assoluto parlano di una riduzione di frattura attorno
all'1-2% e solo per i soggetti a rischio ( osteoporotici o già fratturati). Le
vendite vanno alla grande e così il Fosamax compie il miracolo con un fatturato
annuo che si aggira su 3 miliardi di dollari (2.1 mld €). Ma i nodi stanno
venendo al pettine ....
- menopausa: autori fantasma per spingere la terapia ormonale
Da tempo si dibatte su rischi e benefici della
terapia ormonale sostitutiva (TOS) in menopausa per contrastarne i sintomi, come
le vampate di calore. Sul dilemma, ormoni sì /ormoni no, si è scritto di tutto.
E mentre si cercava di capire a chi dare retta, le industrie farmaceutiche hanno
avuto la meglio. Ora una poderosa documentazione sul “ghostwriting”, quella
consuetudine di affidare a scrittori fantasma (“ghost” in inglese) la scrittura
(“writing”) di articoli scientifici per conto di industrie farmaceutiche, svela
che i benefici della TOS sono stati in realtà gonfiati. PLoS Medicine,
giornale medico online che fa parte della Public Library of Science, e il
quotidiano New York Times, sulla base di questa documentazione, hanno
portato la Wyeth in tribunale.
Una recente
revisione Cochrane è giunta alla conclusione che l’abbassamento della pressione
sanguigna sotto la soglia standard non offre alcun beneficio clinico in termini
di riduzione della mortalità e morbilità. "Allo stato attuale non vi è alcuna
prova derivante da studi clinici randomizzati che un abbassamento della
pressione sanguigna al di sotto di 140/90 mmHg nei pazienti ipertesi sia di
beneficio", spiega Jose Arguedas ricercatore della Facoltà di Medicina presso
l'Università della Costa Rica. Leggi
la sintesi di Guido Giustetto della revisione Cochrane Leggi
l'abstract della revisione Cochrane
- cosa succede all'AIFA? chiediamolo a Rasi
Per avere chiarimenti
sulle vicende editoriali dell' Agenzia delFarmaco, ho scritto una lettera aperta
(vedi anche il link qui sotto) al nuovo direttore dell'AIFA, prof. G. Rasi,
che in due interviste alla stampa (Corsera e Giornale dello scorso Maggio) ha
sparato a zero sui suoi stessi dipendenti, accusandoli di sprechi inutili e ha
decretato la sospensione di tutte queste attività editoriali. Fino al 2008
l’attività editoriale AIFA era ritenuta il fiore all'occhiello dell'editoria
scientifica italiana (inchiesta del Censis), ora siamo alla chiusura del
Bollettino di Informazione sul Farmaco, del Bif on line, di Clinical Evidence. A
mio avviso si trattava di pubblicazioni valide, in italiano e gratuite. La loro
chiusura riporta i farmacisti, gli infermieri e i medici, privi di università o
istituzioni alle spalle, nella condizione di non avere accesso alle fonti di
informazione più attendibili e proprio nel campo del farmaco. Gli abbonamenti
alle riviste scientifiche infatti costano e solo chi lavora nelle università o
nelle strutture pubbliche può avervi accesso gratis. Mi sento privata del
diritto ad una informazione di qualità. I lettori di questo sito interessati ad
aderire a questa iniziativa unendo la loro firma a quella di oltre 400 operatori che hanno già
sottoscritto la lettera possono inviare una mailall'indirizzo
ellereali@libero.it indicando nome,
cognome, qualifica e città in cui lavorano. Laura Reali Pediatra di Famiglia Roma Leggi la
lettera aperta a Guido Rasiper aderire scrivere a ellereali@libero.it
luglio 2009
- sarà pandemia? intanto laviamoci le mani
Il nuovo virus A/H1N1 sta circolando ormai in
tutto il mondo, come fanno normalmente tutti i virus influenzali, ma
finora questa nuova influenza non appare grave anche se nessuno può sapere se lo
diventerà in futuro. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di pandemia
mettendo in moto la grande macchina
internazionale che prevede, tra gli interventi prioritari, la
vaccinazione di ampi strati di popolazione.
Tom Jefferson, epidemiologo della Cochrane Vaccines Field, ci informa però che i criteri
per definire lo stato di pandemia sono stati modificati. Dov'è ad esempio la mortalità elevata
prevista nei criteri precedenti? Possiamo definire pandemia l'attuale
situazione? Jefferson ricorda poi che gli interventi di provata efficacia
per contenere il contagio sono
le
misure igieniche e di distanza socialementre sui risultati della
vaccinazione crescono le perplessità nella comunità scientifica. Gli strumenti non farmacologici
sono oltre a tutto di semplice adozione e poco
costosi. Ernesto Burgio (direttore scientifico di
ISDE) intervistato insieme a Jefferson
e altri esperti da Gianna Milano per
Panorama (30 luglio 2009), ritiene che vaccinazioni e antivirali potrebbero
addirittura essere controproducenti, causando una pressione selettiva verso ceppi più resistenti e potenzialmente più aggressivi. Mauro Moroni, infettivologo di Milano,
dichiara che "prevedere una pratica vaccinale che
copra la totalità o quasi della popolazione sembra non riposare su presupposti
epidemici sufficientemente validi". Luisella Grandori, responsabile vaccinazioni dell'Associazione
Culturale Pediatri, ribadisce che per diventare aggressivo, il virus dovrebbe
modificarsi (per una mutazione? per il riassortimento con altri virus?), quindi
i vaccini allestiti contro l'attuale H1N1 potrebbero non essere utili. L'OMS ci informa che alcuni vaccini antipandemici
sono allestiti con nuove tecnologie
che "non sono ancora state valutate
in modo esteso per la loro sicurezza in alcuni gruppi di popolazione" per cui
"sarà molto importante implementare la sorveglianza post-marketing con la
migliore qualità possibile". L'EMEA
(Agenzia europea del farmaco) ha rilasciato un comunicato stampa in cui
spiega che i vaccini antipandemici verranno valutati con una procedura
d'urgenza e che saranno monitorate durante l'uso, le eventuali reazioni avverse rare che
potrebbero rivelarsi utilizzandoli sui grandi numeri. Quali informazioni sull'efficacia e la sicurezza
di questi prodotti potremo dare al pubblico? Possiamo invece raccomandare con
serenità le misure non farmacologiche che si sono dimostrate efficaci per
impedire la diffusione di tutte le malattie respiratorie.
- software per la cartella
clinica in Medicina Generale: bocciati
La Regione Veneto ha finanziato con i fondi AIFA
destinati alla farmacovigilanza una ricerca per valutare i contenuti informativi
e di supporto alla prescrizione dei software di gestione delle cartelle cliniche
in medicina generale. È stata definita una griglia di 10 ITEM con la quale sono
stati analizzati 8 software tra quelli maggiormente impiegati in Italia.
I risultati di questa analisi sono decisamente
negativi. Le carenze riscontrate sono comuni, anche se in misura diversa, a
tutti i software presi in considerazione. Sull'ultimo numero di Dialogo sui
farmaci sono stati pubblicati i risultati dello studio e le proposte per
migliorare i software.
- le visite dei rappresentanti influenzano le
prescrizioni?
Il fatto che i rappresentati del farmaco possano
influire sulle abitudini prescrittive dei medici è ampiamente documentato ma
sono scarse le dimostrazioni scientifiche di tale influenza, anche se
l’industria farmaceutica è ben certa della sua esistenza, in forma più che
positiva. Non si spiegherebbero altrimenti i 4.8 miliardi di dollari spesi nel
2000 in USA per la promozione di farmaci attraverso il sistema delle visite
porta a porta ai medici prescrittori.
In uno studio condotto in Danimarca sono stati
analizzati i dati relativi alla promozione di farmaci per l’asma, in particolare
l’associazione di due prodotti indicata dalle Linee Guida sia degli USA che del
Regno Unito. I risultati hanno dimostrato che le visite porta a porta ai GP sono
realmente un mezzo efficace per influenzare le abitudini prescrittive,
incrementare le vendite e per mantenere la quota di mercato.
- Non c'è salute senza pace. Non c'è pace senza giustizia
Piombo Fuso. Se non ricordate di cosa si tratta, la spiegazione è
semplice, dato che l’attenzione del
pubblico alle notizie internazionali è passeggera e,terminata la
fase acuta, si spengono i riflettori, spariscono le notizie dalle prime pagine e
la tragedia scivola via dalla coscienza collettiva. Piombo Fuso è il nome dell’offensiva
israeliana iniziata il 27 dicembre 2008.
Nelle tre settimane di guerra l’emergenza umanitaria di Gaza ha causato, secondo
dati forniti dal Ministero della
Sanitàeconvalidati dall’OMS, oltre 1300 morti,
di cui 1/3 bambini, e circa 5.300 tra uomini, donne e bambini rimasti feriti. Di
questi, almeno la metà soffrirà di una disabilità a lungo termine, aggravata
dall’impossibilità di un’assistenza riabilitatoria adeguata.
Quello
che non viene sufficientemente raccontato della guerra è che essa non soltanto
uccide e mutila, ma molto più devastanti sono gli effetti dovuti a malattie e
disabilità dopo la fine del conflitto.
- Canguri, riviste taroccate, autori fantasma, mazzette, intimidazioni e ...
altro
I fatti sconcertanti collegati al "caso Vioxx"
non finiscono mai. Tra risarcimenti miliardari pagati dalla Merck negli USA, la
scoperta di nuovi ghost o guest author e di intimidazioni, è venuta a galla una
storia curiosa e inquietante. Ha riguardato inizialmente una sola rivista, l'Australasian
Journal of Bone and Joint Medicine, con tanto di board editoriale,
distribuita da un gruppo di tutto rispetto come Elsevier. Cos’è che non va?
George Jelinek, già membro della World Association of Medical Editors, e
testimone per l’accusa, taglia corto e al processo definisce AJBJM un
semplice veicolo pubblicitario (marketing publication).
Successivamente viene fuori che nel
catalogo Elsevier fra il 2000 ed il 2005 erano presenti altre pubblicazioni,
sponsorizzate da una compagnia farmaceutica non nominata, e che apparivano in
tutto e per tutto come indipendenti e peer reviewed.
The Scientist ha ottenuto di recente la lista
aggiornata di queste riviste ‘taroccate’, in tutto nove.
La stessa Elsevier ha poi reso noto il nome di altre 13 riviste
già registrate in Australia ma ancora non uscite su carta stampata. Tra quelle
già esistenti e quelle in cantiere, arriviamo a 22 ...
Che dire? Anche l'editoria scientifica fa la sua
parte in questa corsa sfrenata al guadagno. Ai pazienti danneggiati dal Vioxx
rimane quella di fare causa legale. Una ben magra consolazione per chi dovrebbe
potersi fidare e "affidare" quando è ammalato.
Un nuovo post,
questa volta di Adriano Cattaneo, sul blog
Saluteinternazionale.info
Accanto all'eloquente immagine del cavallo di Troia, l'introduzione dice: "I
due attuali giganti dell’industria degli alimenti per l’infanzia, Danone e
Nestlè, si combattono a colpi di “health and nutritional claims” e di
indecorose alleanze con operatori sanitari e rispettive associazioni per
accaparrarsi fette di mercato. Ma le prospettive nei paesi ad alto reddito, dove
nascono pochi bambini, non sono rosee. Naturale che si buttino sui mercati
emergenti e popolosi dell’Asia, con strategie di marketing aggressive che
contribuiscono a deprivare le donne del più antico dei beni comuni: il latte
materno. Siamo corresponsabili di questa espropriazione?"
- battaglia legale per la pubblicità diretta dei farmaci ai consumatori
Alla Corte suprema del Canada si sta svolgendo
una lunga e importante battaglia giuridica per la richiesta dei rappresentanti
degli interessi dell'industria, a favore della pubblicità senza restrizioni, e l'opposizione delle
associazioni dei consumatori.
"A New York si chiamano No free lunch
come nel Regno Unito, in Italia No grazie, pago io!, in
Spagna Nogracias, in Olanda Gezonde Scepsis,
in Germania Mein essen Zahl Ich Selbst. Ci sono
Nogracias anche in Colombia e in alcune regioni andine;
in Australia c’è Healthy Skepticism con affiliati
in tutto il mondo. Dicono tutti “no grazie” agli attuali
rapporti tra medici/medicina e industria del farmaco e
invitano a un “sano scetticismo”.
Questi gruppi sono composti in prevalenza da medici e altri
operatori sanitari, ma anche farmacisti, professionisti
delle scienze sociali e associazioni di cittadini.
Iniziative significative sullo stesso tema vengono portate
avanti da anni dagli studenti di medicina negli USA (American
Medical Student Association) e di recente anche in vari
paesi europei, Italia compresa. E si moltiplicano,
soprattutto all’estero, i siti web che illustrano le
tattiche del marketing delle case farmaceutiche, alcuni di
grande pregio come l’americano PharmedOut. Accanto
a tutto questo fermento, sono presenti gli storici
Bollettini indipendenti sul farmaco consociati a livello
internazionale (ISDB
International Society of Drug Bulletin), amici e
compagni di viaggio dei Nograzie, dalla canadese
Therapeutics initiative, alla francese Revue
Préscrire fino ai vari Bollettini italiani".
Così inizia il post sul blog
Saluteinternazionale.info (un blog da seguire) che ha
invitato i Nograzie a raccontare chi sono e cosa fanno i No
free lunch di tutto il mondo.
- aumentano le neoplasie e le patologie ambiente-correlate
Tempo fa un’inchiesta della
rivista
l’Espresso,
sul controverso tema dell’incremento delle neoplasie infantili, destò timori,
scalpore e polemiche. Gettarono acqua sul fuoco alcuni tra i più noti oncologi
ed epidemiologi italiani; criticarono l’eccessivo allarmismo dei media e
fornirono una rappresentazione tutto sommato tranquillizzante della situazione.
Se un incremento di talune patologie neoplastiche c’e, anche in età pediatrica –
si disse – si tratta di un aumento contenuto, che riguarda essenzialmente alcune
forme (spesso rare) ed e abbondantemente bilanciato da un apprezzabile
miglioramento prognostico, grazie a diagnosi sempre più tempestive e a
trattamenti sempre più efficaci. Presa di posizione comprensibile, ma …
Un saluto amaro quello di Giuseppe Traversa che
annuncia il suo addio all'AIFA. Una sua lettera ai responsabili scientifici dei
151 studi approvati per il finanziamento dall’AIFA all’interno del programma di
ricerca indipendente sui farmaci nel triennio 2005-2007, è circolata
ampiamente tra i tanti colleghi che lo conoscono e lo stimano per la sua grande
correttezza e trasparenza. Le ombre sollevate dalla dirigenza AIFA sulla
gestione dei fondi della stessa Agenzia, con le interviste pubblicate su alcuni
quotidiani (il 18 maggio sulCorriere e il 21 maggio sul
Giornale),
oltre a stupirlo, hanno reso incompatibile la sua presenza lì. Tornerà all'ISS
da cui era venuto. Traversa rifiuta le ombre e chiarisce: "Ho avuto la
possibilità di vedere dall’interno il funzionamento di una struttura pubblica
che voleva crescere e che, con tutti i suoi problemi, puntava all’eccellenza,
sia in campo nazionale che europeo. Ho visto dedizione e professionalità, e un
forte senso di appartenenza a una istituzione che gioca un ruolo centrale nel
SSN al servizio dei cittadini. Ho visto riconosciuta la competenza tecnica di
colleghe e colleghi che intervenivano nelle commissioni dell’AIFA, in convegni e
corsi. Ho visto molte persone fare tardi la sera e poi portarsi a casa il lavoro
anche nei week end. Pensando a certi discorsi qualunquisti, sui lussuosi regali
o sui fannulloni nella pubblica amministrazione, viene da sorridere con
amarezza." E conclude che "Quando è proprio il direttore della tua stessa
istituzione che in assenza di contraddittorio contribuisce a delegittimare
pesantemente la correttezza del lavoro svolto, diventa quasi impossibile
difendersi. Si tratta di uno stile di lavoro che non mi era mai capitato di
incontrare in precedenza nella pubblica amministrazione". Uno stile che lascia
preoccupati e smarriti tutti noi, anche perchè l'AIFA svolge un ruolo cruciale
per la salute dei cittadini. La nebbia sollevata l'estate scorsa con la
rimozione di Nello Martini, si infittisce. E la nebbia non si addice a
un'Agenzia di valutazione dei farmaci. Dove andremo a sbattere?
- proposte dell'Institute of Medicine per controllare i conflitti di
interesse
Alla fine dello scorso mese di aprile, l’Institute of
Medicine (IOM, che fa parte dell’US National
Academy of Science) ha diffuso un
rapporto stringente e dettagliato che sollecita a interrompere le
pratiche che creano conflitti di interesse in medicina. Le maggiori riviste
mediche e i quotidiani stranieri hanno dato ampio rilievo alla notizia, in
Italia neppure una flebile eco. Il rapporto affronta il problema a tutto
campo, dalla ricerca, alla
formazione, fino alla pratica clinica, prendendo in considerazioni i legami
economici con l'industria del farmaco sia a livello individuale che
istituzionale. L'IOM prevede la costruzione di commissioni apposite per
controllare e gestire i conflitti di interesse e, in attesa che vengano
stabilite regole dalle istituzioni, raccomanda ai medici di rifiutare regali,
pranzi gratis e di evitare di prestarsi a fare formazione se questa è
controllata dall'industria o di collaborare a pubblicazioni con autori non ben
identificati (ghost writers). Presta inoltre particolare attenzione
all'integrità di chi redige linee guida. Scorrendo le proposte - che per i
Nograzie sono del tutto condivisibili -
dell'IOM appare chiaro che per modificare la situazione, oltre
alla volontà dei vari soggetti coinvolti nell’assistenza sanitaria, servono
decisioni istituzionali e politiche. In Italia e in Europa non si sentono voci
analoghe all’IOM, che chiedono ad alta voce regole di trasparenza e di gestione
dei conflitti di interesse. Nel 2003 l’ISS aveva organizzato un eccellente
seminario su questi temi che è rimasto lettera morta, parole al vento. Qualcun
altro si farà sentire?
- Conflitti di interesse: gli studenti di Bologna incalzano
Una tavola rotonda ha concluso il 27 aprile al S.
Orsola il primo ciclo di conferenze sui conflitti di interesse tra medici e
industria, organizzato dagli studenti di medicina e dal Centro Salute
Internazionale dell’università di Bologna. Questa volta i riflettori erano
puntati sulla ricerca e la difesa della sua integrità e utilità per tutta la
comunità. Gli studenti hanno illustrato le ragioni dell’iniziativa: aprire una
discussione nella comunità scientifica locale e iniziare un percorso per
inserire il tema dei conflitti di interesse nel curriculum formativo
universitario. Dopo una breve panoramica sui vari aspetti del problema, affidata
a Luisella Grandori coordinatrice del gruppo No grazie pago io!,
Maurizio Bonati dell’Istituto M. Negri ha approfondito i conflitti (e la
convergenza) tra i tanti interessi in gioco nella ricerca biomedica e la loro
diversa declinazione nei paesi più poveri e in quelli benestanti, sottolineando
come spesso si assista ad un’ampia convergenza di interessi ben diversi dalla
salute. Ethan Guillen, studente dell’Università di Yale, ha descritto il
progetto Universities Allied for Essential Medicines, una coalizione di studenti
di varie discipline (scienze sociali, medicina, legge, economia) di 40
istituzioni di ricerca degli USA, Canada, Regno Unito e Germania. Il loro
obiettivo è modificare le pratiche brevettuali in modo da rendere accessibili i
farmaci a chi ne ha più bisogno, in tempi brevi e a basso costo. Hanno già
aderito al loro Statement molti docenti e alcuni Premi Nobel. Nella tavola
rotonda che è seguita, sapientemente coordinata da Bonati, hanno preso la parola
personalità di rilievo del mondo accademico e delle istituzioni, come il Preside
della Facoltà, alcuni Farmacologi, la presidente del Comitato etico di Bologna,
il responsabile regionale della formazione e il Direttore generale del S.
Orsola. Erano tutti concordi sull’importanza del problema e sull’urgenza di
trovare soluzioni. Tra i vari interventi dalla platea è spiccato quello del
Presidente dell’Ordine dei medici dell’Emilia-Romagna, entusiasta
dell’iniziativa, che ha promesso un premio agli studenti. Loro l’hanno preso in
parola e andranno presto a chiedergli collaborazione per le future iniziative,
ancora più ambiziose, già previste per il prossimo autunno.
L'AIFA ha gentilmente risposto alla nostra
lettera sulla sicurezza di Strattera (vedi news di febbraio 2009). Riferisce che
questo farmaco è stato autorizzato dall'EMEA (Agenzia del farmaco europea) con
una procedura di mutuo riconoscimento per la quale la Gran Bretagna è il
Reference Member State (RMS). Detta procedura prevede un iter particolare
per le successive valutazioni che non consentirebbe discrezionalità alle Agenzie
nazionali (come l'AIFA). In attesa del parere dell'RMS che dovrebbe essere
emesso tra breve, abbiamo inviato all'AIFA la richiesta di ulteriori
chiarimenti.
Piccoli omaggi, oggetti di poco valore,
difficilmente possono influenzare un comportamento prescrittivo, così almeno la
pensano in molti. Lo studio di un gruppo di ricercatori statunitensi pubblicato
sull'Arch
Intern Med dimostrerebbe il
contrario. 352 studenti di medicina delle università di Pensilvania
e di Miami sono stati randomizzati in due gruppi. Ad un gruppo veniva assegnato
un blocco appunti contrassegnato dal logo di Lipitor e al gruppo di controllo un
blocco senza logo. Successivamente sono state valutate le preferenze
prescrittive per Lipitor e Zocor. Gli studenti dell'Università di Miami
esposti al logo hanno indicato più favorevolmente Lipitor rispetto al gruppo di
controllo, mentre in quelli della Pensilvania (esposti) si è osservato un
effetto inverso. E' interessante notare
che nell'università di Pensilvania esistono regole molto restrittive per
limitare le azioni di marketing e gli studenti erano stati oggetto di una
formazione sulle tecniche di persuasione occulta dell'Industria farmaceutica;
probabilmente il logo ha suscitato in loro un effetto di disapprovazione. Gli
studenti di Miami che non avevano ricevuto alcuna formazione in
proposito hanno reagito, come atteso, con un un'attitudine favorevole al farmaco
pubblicizzato.
Lo scorso 3 maggio, Report ha intervistato gli
operatori del CeVEAS (Centro per la valutazione dell'efficacia dell'assistenza
sanitaria della AUSL di Modena) e alcuni medici di famiglia che collaborano con
il Centro. La "buona notizia" è che è possibile costruire e diffondere
informazioni indipendenti sui farmaci e che i medici le apprezzano, come spiega
anche Luisa Toni del Dipartimento farmaceutico della ASL di Bologna.
L'informazione indipendente sui farmaci permette di curare meglio prescrivendo
in modo appropriato. Il risultato è un uso etico delle risorse del SSN e, in
ultima analisi, maggiore salute dei cittadini.
I Medici di medicina generale (MMG) Animatori di
Formazione della Regione Toscana, riuniti ad Arezzo il 20 gennaio 2009 per un
Master formativo sul "Consumismo Sanitario”, hanno prodotto un documento
condiviso di raccomandazioni per la Regione Toscana, che inizia così: "Da alcuni
anni si sta intensificando un fenomeno che può essere definito come “Consumismo
Sanitario”, cioè uso di prestazioni sanitarie in assenza di chiare indicazioni.
Questo fenomeno si muove con le logiche del marketing ed i meccanismi del
“consumismo” in generale e tratta la salute come una merce di consumo. Il
consumismo interessa, in primo luogo, e forse con maggiori giustificazioni, il
settore privato, ma anche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non ne è
esente".
Tom Jefferson è
stato intervistato a Radio3 scienza insieme a Sergio Dompè, Presidente di Farmindustria a proposito dei
vaccini in allestimento contro l'influenza "suina". Jefferson ha parlato,
tra l'altro,
della revisione condotta insieme ai suoi colleghi, dalla quale risulta che
misure non farmacologiche semplici e assai poco costose, come il lavaggio delle
mani, sono altamente efficaci nell'interrompere o limitare la diffusione dei
virus respiratori. Anche di questo nuovo virus che sta creando un'allerta a
livello mondiale. Non a caso lo studio è stato nuovamente messo online dal British Medical Journal.
Sul sito Attentiallebufale si può trovare un
ulteriore contributo di Jefferson che offre informazioni essenziali
sull'influenza "suina".
Sulla Newsletter di aprile di
Attentiallebufale è
stata pubblicata un'intervista a Marcia Angell,
senior lecturer in
Social medicine alla Harvard Medical School e autrice del libro Farma&Co. Quanto
all'informazione sui farmaci da parte
dell'industria farmaceutica, la Angell non ha dubbi: "dobbiamo smetterla di
accettare la falsa credenza che il marketing, volto o ai prescrittori o ai
pazienti, rappresenti una buona fonte di educazione". Giudica quindi
negativamente la proposta della Commissione europea di abolire l'attuale divieto
dell'informazione diretta ai cittadini da parte delle case farmaceutiche (vedi
l'articolo di Adriano Cattaneo) e si esprime con chiarezza sulle
relazioni tra medici e industria. "Le farmaceutiche non sono dei benefattori -
dice la Angell - si aspettano qualcosa in cambio delle decine di milioni di
dollari che investono nel marketing, come ad esempio per i regali “occasionali”
ai dottori (penne, tazze, abbonamenti a riviste di medicina, pranzi al
ristorante, ecc)". E conclude affermando che "è arrivato il momento che la
professione medica si prenda la piena responsabilità di educare i prescrittori
sui farmaci da prescrizione, invece di lasciarlo fare all'industria del
farmaco".
- pacchetto sicurezza: audizione di Amedeo Bianco alla
camera
In attesa delle ultime decisioni sul "pacchetto
sicurezza" previste per il 27 aprile, che potrebbe avere gravissime conseguenze
per la salute degli immigrati e di tutti i cittadini, oltre a confliggere in
modo inaccettabile con l'etica professionale dei medici e di tutti gli operatori
sanitari, Amedeo Bianco (Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei
Medici FNOMCeO) è stato invitato presso le Commissioni
Affari
Costituzionali e Giustizia della Camera. L'emendamento in discussione
introdurrebbe infatti per i medici la possibilità di denunciare gli
immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche. Siamo
grati al Presidente Bianco per la posizione chiara e netta assunta dalla FNOMCeO
in questa circostanza e per la difesa della dignità e dei principi morali che
ispirano la nostra professione.
In un'intervista pubblicata sull'ultimo numero
del BIF (Bollettino di informazione sul farmaco dell'AIFA), Tom Jefferson spiega
i risultati della revisione Cochrane pubblicata lo scorso febbraio sul BMJ, che
indaga la correlazione tra la pubblicazione (e diffusione/citazione) degli studi
sull'antinfluenzale e il tipo di finanziamento. I risultati confermano
quanto già visto in altri ambiti e cioè che gli studi finanziati dall'industria
hanno maggiore probabilità di riportare risultati positivi sull'efficacia dei
loro prodotti. La novità è il riscontro di una scarsa correlazione tra la
qualità degli studi e la loro pubblicazione sulle riviste più prestigiose (ad
elevato impact factor), così come la loro diffusione attraverso i reprint
tradotti in varie lingue per essere distribuiti ai medici.
Jefferson ricorda che la Cochrane ha eseguito diverse revisioni
sull'antinfluenzale che hanno sollevato da tempo dubbi sulle prove scientifiche
di efficacia di questa vaccinazione. E si chiede come mai mentre
nella comunità scientifica cresce la perplessità, governi, media e
opinion leaders "continuano tranquillamente a raccomandare l'uso di questi
vaccini senza neanche chiedersi come è possibile farlo in assenza di prove
scientifiche". Ce lo chiediamo anche noi.
Una lettera-video commovente indirizzata a Obama,
scritta dai cittadini di Vicenza che si oppongono alla costruzione della nuova
base militare al Dal Molin. Nella speranza, come dice la voce fuori campo che
"anche i diritti dei più deboli possano essere ascoltati dai potenti della
Terra" ...
Una richiesta accorata, dignitosa e coraggiosa,
speriamo che Obama la senta e risponda.
Se i pazienti che assumono un farmaco hanno uno
stile di vita più sano, ne possono derivare distorsioni negli studi sui
risultati del trattamento. Questo fenomeno è stato riscontrato esaminando
l'associazione tra assunzione di statine e vari eventi che non dovrebbero avere
alcuna correlazione causale con questa classe di farmaci, come gli infortuni sul
lavoro o gli incidenti stradali. Uno studio pubblicato in aprile su
Circulation fornisce una convincente evidenza che i pazienti con maggior
aderenza alla terapia con statine, cercano sistematicamente di avere
comportamenti più salutari di quelli dei pazienti con le stesse caratteristiche
ma con scarsa aderenza. Gli autori concludono che "Bisogna essere prudenti
nell’attribuire effetti inattesi a terapie farmacologiche di tipo preventivo".
"La Lilly sta facendo il possibile per trarre
profitti dalla duloxetina
(Cymbalta°, Xeristar°),
con indicazioni che vanno dalla incontinenza urinaria da stress, alla
depressione, al dolore neuropatico, e ora al disordine d’ansia generalizzato.
Inoltre è attualmente al vaglio il suo uso per lombalgia cronica, gonartrosi e fibromialgia.
Ma allora questa molecola è veramente una panacea? Uno sguardo attento alle
prove dimostra che è vero il contrario: l’efficacia è incerta, mentre gli
effetti avversi sono numerosi e talvolta gravi". Inizia così un commento
pubblicato su Prescrire International di Aprile che conclude dicendo "Mentre non
ci stupisce questo comportamento da parte di un’industria che vuole fare
profitti, troviamo inaccettabile il modo in cui le autorità regolatorie
permettono passivamente questa crescente medicalizzazione dell’esistenza.
Pazienti e operatori della salute devono semplicemente evitare di usare questo
farmaco, tutt’altro che una panacea!"
- raccomandazioni
sulla vaccinazione anti-HPV e conflitti di interesse
Una
revisione delle raccomandazioni delle società mediche sulla vaccinazione
anti-HPV - in corso di pubblicazione su Preventive Medicine - mostra che la
dichiarazione dei conflitti di interesse è molto rara. Era presente solo in 2 su
18 documenti e la mancata dichiarazione era più frequente (quasi il doppio)
quando le raccomandazioni erano in favore della vaccinazione [segnalato dal Boletin
abril 2009 No Gracias]
è stata pubblicata la monografia ISDE Italia
"Gestione dei rifiuti e rischi per la salute". Il costo del volume in libreria è
di € 25,00 mentre dal
sito della casa editriceè di €
20,00 + spese di spedizione (circa € 6). I
Soci ISDE potranno contattare la segreteria
dell'Associazione (0575-22256) per informazioni sull'acquisto a condizioni
speciali (senza spese di spedizione).
Durante un simposio, organizzato nel giugno del
2008 da Medwatcher Japan, intitolato “Valutazione distorta dei farmaci: una
soffiata sul potente complesso governativo-industriale-accademico”, Peter Lurie
(di Public Citizen), Christophe Kopp (di Prescrire) e Masumi Minaguchi (di
Medwatcher) hanno parlato di conflitto d’interesse negli USA, nell’UE e in
Giappone. Al termine del simposio è stato emesso un comunicato stampa che chiede
il ritiro dal mercato del gefitinib (Iressa°). La Newsletter dell’ISDB
(International Society of Drug Bulletins) del mese di ottobre 2008, ha dedicato
ampio spazio a questo evento di particolare interesse che si è svolto a Tokyo,
riportando la sintesi delle tre relazioni e il testo del comunicato stampa.
Alcuni Nograzie hanno tradotto l'intero capitolo, che potete leggere in italiano
- corredato dalla divertente vignetta originale - per gentile autorizzazione
dell'ISDB a pubblicare il tutto sul nostro sito.
L’ISDB (International Society of Drug Bulletins)
critica la bozza EMEA (European Medicines Agency) sulla politica di accesso ai
propri documenti, giudicandola decisamente deludente. L’articolo 255 del
Trattato dell’ Unione Europea vuole che i cittadini europei abbiano diritto di
accesso ai documenti delle Istituzioni europee in accordo con i principi di
trasparenza. Invece, dice ISDB, EMEA pare mettere in atto vecchie strategie
che favoriscono un ‘eccessiva segretezza nella regolamentazione del farmaco.
“Se la protezione dei legittimi interessi di affari e la protezione delle
informazioni confidenziali personali sono due importanti eccezioni che possono
essere ragionevolmente mosse riguardo al principio di trasparenza, la loro
definizione non dovrebbe essere troppo estesa. Queste due eccezioni non
dovrebbero servire come pretesto per giustificare un’eccessiva segretezza,
mettendo a rischio la Sanità pubblica”.
- gli studenti di medicina non conoscono le tattiche di
Big Pharma
Alice Fabbri e altri colleghi del Centro Salute Internazionale di Bologna, hanno
effettuato un’indagine sulla conoscenza degli studenti di medicina riguardo ai
conflitti di interesse tra medici e industria. I risultati mostrano - in modo
sovrapponibile ad altri studi effettuati sui medici - la
sottovalutazione della possibile influenza esercitata dall’industria del farmaco
e della mancanza di formazione sul tema durante il corso di laurea.
il 31 marzo il Centro Salute Internazionale e il
gruppo Prometeo (associazione degli studenti di medicina di Bologna) hanno
organizzato una conferenza sui conflitti di interesse tra medici e industria del
farmaco, alla quale hanno invitato a parlare i Nograzie. Era la prima di un
ciclo dedicato a questo tema. La discussione è stata lunga e vivace, arricchita
dalla presenza di studenti di altre facoltà.
Un articolo sul New England Journal of Medicine del 26
febbraio scorso, parla dei costi crescenti della salute negli USA. Il titolo
ricorda una breve nota apparsa su Time nel novembre scorso, in piena campagna
elettorale. Si rilevava come con la progressione attuale la spesa sanitaria USA
ammonterà tra vent’anni a 1/4 del prodotto interno lordo. Molti americani
temono le scelte preannunciate da Obama, che vuole gradualmente estendere il
servizio sanitario ai soggetti ‘deboli’, iniziando dai bambini. Come
‘risparmiare’?: si suggeriva al futuro Presidente di creare un Istituto per lo
studio comparativo dell’efficacia delle procedure sanitarie, di stimolare la
ricerca governativa non finanziata dalle case farmaceutiche. In ogni caso, si
commentava con un pizzico di humor, sarà difficile che Obama possa peggiorare
una situazione sanitaria così sperequata come quella americana ...
- aiutare medici e pazienti a un buon senso statistico
Gli autori di un lavoro pubblicato su
Psychological Science in the Public Interest,
illustrano la difficoltà diffusa
tra medici, giornalisti e pazienti nel comprendere il significato dei numeri e
definiscono questo sottovalutato problema “analfabetismo statistico collettivo”.
Sono molti a non capire ad esempio che la maggiore sopravvivenza negli screening
tumorali non implica una vita più lunga o che l’affermazione “lo screening
mammografico riduce il rischio di morire di neoplasia alla mammella del 25%”,
significa in realtà, che 1 donna in meno su 1000 morirà della malattia.
All’inizio del 21esimo secolo, la maggioranza dei cittadini dei paesi ad elevato
reddito sa leggere e scrivere, ma non ha un’educazione statistica che gli
permetta di valutare adeguatamente rischi e benefici di interventi con ampi
gradi di incertezza. L'educazione alla statistica è senza dubbio importante, ma
molto più semplicemente basterebbe rappresentare i numeri così che siano
trasparenti alla mente umana: usare mortalità e non sopravvivenza, valori
assoluti (o numero di persone che è necessario trattare) anziché valori di
frequenze relative. I diversi modi
sono legittimi e corretti, ma gli stessi risultati possono essere presentati in
forma diversa, suscitando differenti impressioni: è noto come l’effetto di
presentare il beneficio di un trattamento nel formato relativo, influenza la
percezione di medici e pazienti dell’efficacia del trattamento.
Lo scorso 5 febbraio, Tiago Villanueva ha
presentato Healthy Skepticism (HS) in un Ospedale di Lisbona, riscuotendo
interesse e curiosità. La sua illustrazione chiara e sintetica della
storia, le finalità, la struttura di HS e la recente nascita di HS in
Portogallo, è apparsa anche a noi di particolare interesse, perciò abbiamo
chiesto l'autorizzazione dell'autore e quella di Healthy Skepticism a tradurle
in italiano.
Sul
numero di febbraio 2009 di Australian
Prescriber, si parla di informazione sanitaria ed internet, in un mondo
di consumatori oramai globalizzato. La giornalista scientifica Melissa Sweet ci
aiuta a scoprire chi si può celare dietro il paravento di un sito internet, un
social network, un blog. L'industria farmaceutica ha imparato presto a sfruttare
queste nuove opportunità della rete per inserire il suo messaggio commerciale,
più o meno occulto, come vedremo. La novità di internet è anche la possibilità
di interagire tra utenti, captare così, in modo facile ed economico, i desideri
dei consumatori, le nuove tendenze e convogliare di rimando il messaggio
commerciale, mascherato da educazione sanitaria.
- i Nograzie invitati al convegno ACP di Tabiano 2009
I Nograzie
sono stati invitati a parlare al convegno dell’ACP (Associazione Culturale
Pediatri
www.acp.it)
di Tabiano 2009, con una relazione intitolata “Qualcuno dice NO”. Una platea
attenta e curiosa - come sempre a Tabiano - tante domande e nuove iscrizioni.
- il Ministero dell'Istruzione vieta i test per l'ADHD nelle scuole
Il Ministero dell'Istruzione ha emesso una nota
che vieta la somministrazione di test nelle scuole per la diagnosi della
sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e si esprime in modo
critico sui corsi organizzati negli istituti scolastici rivolti e genitori e
insegnanti finalizzati a propagandare l'uso di psicofarmaci nei bambini affetti
da disturbi del comportamento e dell'apprendimento. Ne da' notizia Giù le
mani dai bambini che da anni si impegna contro l'abuso di psicofarmaci nei
bambini, anche attraverso azioni di pressione verso i governi in carica.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha
dimostrato, tramite una ricerca , che in Europa un terzo delle patologie dalla
nascita ai 18 anni può essere provocato da ambienti insani, e di queste più o
meno il 40% colpisce i bambini da 0 a 5 anni. Qualche giorno fa l’Associazione
culturale pediatri (ACP) ha stilato un protocollo d’intesa con l’Associazione
Medici per l’Ambiente (ISDE); il fine è quello di formare e aggiornare i medici,
informare le famiglie e la sensibilizzazione delle istituzioni. Da cosa nasce la
necessità di un protocollo? Quali sono i fattori ambientali che maggiormente
incidono sulla salute dei più piccoli? Perché sono più sensibili degli adulti
agli ambienti insani?
Mario Calvagno, redattore di RVS, intervista il dott. Ernesto Burgio, pediatra,
coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’ISDE.
Il 4
febbraio il Senato ha approvato l’emendamento che cancella il divieto di
segnalazione all’autorità giudiziaria degli immigrati irregolari che si
rivolgono ai servizi sanitari. Ignorando la grave preoccupazione espressa con
forza da tutto il mondo socio-sanitario: gli ordini dei medici, i collegi
infermieristici, le ostetriche, gli assistenti sociali, i fisioterapisti, gli
psicologi, le più importanti società medico-scientifiche e l’associazionismo
laico e confessionale. Una scelta inaccettabile, contraria alle norme
costituzionali e alla Dichiarazione dei diritti umani che, oltre a colpire i più
deboli, pretenderebbe di trasformare medici e infermieri in delatori.
I
Nograzie propongono di esplicitare il rifiuto alla denuncia mettendo sul camice
il logo “NOI NON SEGNALIAMO!” predisposto dalla X Consensus della SIMM (Società
Italiana Medicina delle Migrazioni), che si può anche esporre fuori e dentro gli
ambulatori facendone un cartello, in modo che gli immigrati sappiano che lì non
li denuncerà nessuno. La decisione passerà ora al vaglio del Parlamento.
Facciamoci sentire!
Una
nota dell’FDA, diffusa nel gennaio 2009, riporta 6 altri casi di grave danno
epatico associati alla somministrazione di Atomoxetina (Strattera), dopo quelli
già segnalati in precedenza, e sollecita i medici a invitare i pazienti a porre
attenzione alla comparsa di eventuali sintomi di disfunzione epatica, ad
effettuare, in questo caso, accertamenti di laboratorio e interrompere la
somministrazione. Nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto (Strattera)
reso disponibile online dalla Lilly in una e-mail spedita ai medici il 12
novembre 2008 con oggetto “Strattera: profilo di sicurezza”, le informazioni
relative al possibile danno epatico sono imprecise, tendono a minimizzarlo e
non allertano in modo chiaro e/o esplicito sulla necessità di monitorare la
comparsa di sintomi di alterata funzionalità epatica.
Ritenendo che l’informazione data ai medici italiani sul grave danno epatico
associato all’Atomoxetina, sia inadeguata e che abbia messo (e stia mettendo) in
pericolo la salute di chi assumeva (assume) il farmaco, abbiamo scritto
all'Agenzia Italiana del Farmaco perché provveda immediatamente a colmare le
lacune informative e valuti l'opportunità del ritiro del farmaco dal commercio.
Evelyn Pringle giornalista investigativa specializzata in
inchieste sulla corruzione negli ambienti governativi e nel mondo delle
corporations ha pubblicato il 2 gennaio scorso, un articolo su SCOOP (www.scoop.co.nz
sito indipendente di news neozelandese)
dal titolo eloquente: “Spacciatori di
SSRI sotto tiro”.
(gli SSRI Selective Serotonin Reuptake Inihbitors, Inibitori selettivi della
ricaptazione della serotonina, sono
farmaci antidepressivi). L’articolo prende il via da un inchiesta della
Commissione Finanza del Senato americano che sta indagando su Glaxo SmithKline
per aver manipolato i dati sugli eventi avversi relativi alla ‘suicidialità’ di
PAXIL (paroxetina); facendo apparire che PAXIL non aumentava il rischio di
comportamenti suicidiari quando in realtà i soggetti trattati con il farmaco
avevano otto volte più probabilità di tentare o commettere suicidio rispetto ai
soggetti in placebo. Con GSK sono sotto
inchiesta a vario titolo non pochi “top pushers” per essersi arricchiti in
quella che la Pringle definisce una delle più fraudolente vicende della storia
della medicina moderna. La storia inizia negli anni 90 quando ci fu un’
imponente campagna di marketing a favore dei nuovi antidepressivi SSRI che
vennero presentati come farmaci miracolosi e indicati per tutti (bambini
compresi!) da parte di clinici ed accademici - cosiddetti opinions leaders
- che non erano altro, come è poi apparso evidente dalle risultanze
processuali, che degli ‘spacciatori di farmaci’ molto ben pagati da Big Pharma.
Così per anni le ricerche e i dati che dimostravano che gli SSRI potevano essere
pericolosi e non erano poi così efficaci come si voleva far credere, vennero
colpevolmente tenuti nascosti. Oggi grazie a questa Commissione di inchiesta i
colpevoli incominciano a pagare il conto e la Pringle nel suo articolo fa nomi
e cognomi e cita con precisione le cifre pagate dalle Case farmaceutiche a
tanti medici compiacenti. Il quadro è sconfortante certo, ma conforta che la
giustizia, almeno negli USA, alla fine arrivi e non sia quella divina nella
quale bisogna credere senza ‘prove di efficacia’.
-
l'industria taglia i regalini ai medici. Niente più tazze?
"Tra le cose sparite nel 2008, oltre alla Lehman
Brothers e ai nastri VHS vergini, va annoverata un’altra istituzione americana:
i ninnoli offerti dalle ditte farmaceutiche. A partire dal primo gennaio entra
in vigore la moratoria volontaria, da parte dell’industria, sugli oggetti
contenenti un marchio, come le penne Viagra o i distributori di sapone liquido
Zoloft, che si proponevano di attirare la simpatia dei medici e,secondo alcuni,
di incoraggiarli a prescrivere più farmaci. La Merck, ad esempio, non regalerà
più i cerotti rossi che pubblicizzano il Gardasil (il vaccino contro il
papillomavirus). Gli scettici considerano questa interruzione volontaria come
una mezzo superficiale che inciderà minimamente sulle enormi spese che le
industrie del farmaco fanno tutti gli anni allo scopo di influenzare i medici. I
favorevoli invece pensano che sia un primo passo per eliminare la selva di
marchi e di logo che circondano medici e pazienti con la possibilità di
influenzarli in modo subliminale. “Non si tratta solo di penne, c’è il
blocchetto di carta sulla scrivania, l’abbassalingua, i marchi sugli stetoscopi,
sui regoli per interpretare l’ECG, sulle torce elettriche” dice il dottor Robert
Goodman, internista al Montefiore Medical Center del Bronx, che nel 1999 fondò
No Free Lunch, il gruppo no profit che chiede ai medici di rifiutare i regali
delle ditte. Il dottor Goodman sostiene che tutto è stato sponsorizzato negli
studi dei medici salvo, forse, le scritte pubblicitarie sui camici bianchi, come
sulle tute dei piloti di formula uno". Inizia così un articolo comparso sul New
York Times nel dicembre 2008.
-
distorsioni e falsità: è ora di avere libero accesso ai trial e ai dati
An-Wen Chan, in un editoriale di PLoS Medicine del novembre 2008,
parte dalla considerazione che, dopo alcuni casi di eclatante soppressione e
manipolazione di dati di trial clinici, la fiducia nei risultati pubblicati è
andata via via calando negli ultimi anni. La preoccupazione non riguarda solo la
violazione dei codici etici da parte di ricercatori e sponsor, ma soprattutto le
conseguenze che queste informazioni distorte possono avere sulla cura dei
pazienti. Da moltissimi anni è noto il fenomeno della pubblicazione selettiva
dei soli trial con risultati positivi. Per individuare le eventuali distorsioni,
si sta progettando di mettere a confronto gli articoli pubblicati sulle riviste
con i documenti presentati alle agenzie regolatorie e i protocolli forniti da
comitati etici o da agenzie che erogano i fondi per la ricerca. Dall’analisi
della letteratura (riferita al periodo 2001-2002), risultò che negli articoli
pubblicati mancava una grossa fetta dei dati sugli outcome primari inviati alla
FDA. Nel campione esaminato un quarto dei trial non erano stati pubblicati,
soprattutto quelli con risultati sfavorevoli. Chan esprime preoccupazione sugli
effetti che può avere sui clinici una presentazione alterata dei risultati. Il
rischio è una sovrastima dell'efficacia e una iper-utilizzazione delle nuove
molecole, con implicazioni sia nella cura dei pazienti che sui costi, visto che
si tratta sempre di farmaci molto costosi. L’editoriale conclude invocando la
necessità di una maggiore trasparenza nella pubblicazione dei dati. Il materiale
raccolto dalle agenzie regolatorie permetterebbe di conoscere le conclusioni su
come viene condotto e analizzato un trial prima della sua pubblicazione. Parte
del contenuto di questo materiale comincia ad essere disponibile nelle reviews
pubblicate sul sito della FDA e molte riviste hanno iniziato a pubblicare i
protocolli e a richiederne l’invio con i manoscritti originali. Il lungo cammino
del libero accesso sembra iniziato. Speriamo.
Questa è la sfida, e sono in molti a crederlo:
sprecare di meno o estinguersi. La nostra moderna, tecnologica e civilizzata (?)
società dimentica facilmente che la nostra economia, oltre alla nostra
esistenza, si basa sulle risorse della Terra. Un lavoro durato 4 anni, scritto
da 1360 scienziati, il “Millennium Ecosystem Assessment”, testimonia il degrado
degli ecosistemi. Secondo il rapporto, 15 delle 24 principali funzioni sono
spinte oltre il limite. La buona notizia è che tutti i problemi che dobbiamo
affrontare sono risolvibili usando la tecnologia esistente, e quasi tutto quello
che occorre fare per costruire un’economia ecologicamente sostenibile è già
stato fatto in qualche nazione. Possibile? Sì, se ci sono volontà e fondi. Che
cosa fare? Innanzitutto dipende da noi, da quello che facciamo per invertire
questa tendenza. Il progetto “ambulatorio verde” di ISDE (Medici per l’Ambiente)
propone un piccolo codice di comportamento che permette di ridurre spese e
impatto ambientale. Una seconda bella e divertente iniziativa è promossa per il
quinto anno consecutivo da Caterpillar, un programma di Radio2. Si chiama
“M’illumino di meno”:una gara etica di buona
pratica ambientale e una grande giornata di mobilitazione internazionale in nome
del risparmio energetico.
- quando un rappresentante farmaceutico vuota il sacco - la vicenda Neurontin
I vecchi farmaci svaniscono nel nulla, qualche
volta però ci lasciano un'eredità sorprendente. Inizia così l'editoriale del
NEJM del 8 gennaio scorso. Uno degli autori, M. Steinman, torna così a scrivere
del Neurontin, delle cui vicende commerciali e legali si era già estesamente
occupato. Il gabapentin, brevettato nel 1977 da Warner Lambert, consociata
Parke-Davis, venne commercializzato dal 1993 come Neurontin. Le indicazioni
ufficiali registrate alla FDA ne prevedevano l’impiego come antiepilettico di
seconda linea, per crisi convulsive parziali complesse. Nonostante gli usi così
limitati i profitti delle vendite crebbero enormemente, dai 98 milioni del 1995
ai quasi 3 miliardi di dollari del 2004, quando il farmaco venne ‘abbandonato’
per scadenza brevetto e comparsa dei generici. Un antiepilettico di seconda
scelta che diventa blockbuster, com’è possibile?
- regole a rischio in Europa, informazione o promozione dei farmaci?
Il 10 dicembre 2008 la Commissione Europea (CE)
ha approvato 3 proposte di legge per il settore farmaceutico. Una di queste
riguarda le regole
con le quali l’industria potrà fornire informazioni ai cittadini sui farmaci che
si possono ottenere solo con ricetta medica (le regole per i farmaci da banco
esistono già). La proposta, prima di essere trasformata in direttiva, dovrà
passare al vaglio del parlamento europeo e dei 27 governi nazionali. Tutto
semplice e trasparente? Non proprio.
Quello che la CE e l’industria farmaceutica chiamano informazione, altri
chiamano promozione o marketing. L’Association Internationale de la Mutualité,
Health Action International e Medicines in Europe Forum hanno scritto al
presidente della CE, José Manuel Barroso, facendogli notare che le nuove regole
proposte non farebbero altro che aiutare l’industria a rafforzare la lealtà dei
consumatori nei confronti del marchio. Un portavoce del comitato che riunisce
tutti i medici europei ha detto: “Non credo proprio che l’industria farmaceutica
possa fornire informazioni indipendenti”. L’Organizzazione dei Consumatori
Europei afferma che la proposta è “un modo per mascherare la concessione
all’industria farmaceutica di maggiore flessibilità nell’informare sui farmaci
in modo da far aumentare le vendite”. Anche l’Associazione Internazionale dei
Bollettini sui Farmaci ha protestato: le nuove regole, se applicate, aprirebbero
la strada alla promozione commerciale diretta al pubblico per i farmaci con
obbligo di prescrizione. Ciò potrebbe avere conseguenze negative sulla sanità e
sulla salute: maggior uso di farmaci, uso irrazionale, più reazioni avverse,
aumento della spesa per i pazienti ed il sistema sanitario, nessun beneficio. La
richiesta al parlamento europeo e ai governi è di respingere questa proposta. Il
governo olandese ha già risposto, preventivamente, il 4 aprile 2008, quando la
proposta della CE era ancora una bozza, e lo ha fatto in maniera drastica: non
c’è bisogno di cambiare l’attuale legislazione, che proibisce l’informazione
diretta al pubblico sui farmaci con obbligo di prescrizione. Nonostante tutte
queste proteste, la CE ha formulato la sua proposta; evidentemente la lobby
dell’industria farmaceutica è più efficace a Bruxelles di quella che rappresenta
i medici, i consumatori ed i cittadini. La patata bollente passa ora ai governi
dei 27 paesi dell’UE. Cosa deciderà il governo italiano? E cosa risponderà alla
CE? Cosa possiamo fare noi perché la proposta sia respinta al mittente dal
nostro governo?
Chi sono oggi "i sommersi" e chi "i salvati" di
cui parla Primo Levi? Esistono circostanze che spostano inavvertitamente il
confine della morale fino a portare grandi masse di persone ad accettare che si
compiano efferatezze mostruose come la Shoah, ammonisce Levi nelle sue dolorose
memorie. "Basta non vedere, non ascoltare, non fare" per permettere che
si compia l'orrore. Qualunque essere umano, qualunque governo, in
qualunque tempo, può diventare un mostro, un carnefice dei suoi simili.
I custodi dei campi, gli SS ..."erano fatti
della nostra stessa stoffa, erano esseri umani medi, mediamente intelligenti,
mediamente malvagi: salvo eccezioni non erano mostri, avevano il nostro viso, ma
erano stati educati male. Erano in massima parte gregari e funzionari rozzi e
diligenti, alcuni fanaticamente convinti del verbo nazista, molti indifferenti o
paurosi di punizioni o desiderosi di fare carriera, o troppo obbedienti. Tutti
avevano subito [una] terrificante diseducazione ..." (Primo Levi, I
sommersi e i salvati)
Il 27 gennaio, giornata della memoria, per
ricordare quando si aprirono i cancelli di Auschwitz nel 1945 e molti fecero
fatica a credere a quello che vedevano.
Apriamo tutti i "cancelli" e ricominciamo
ogni giorno a "vedere, ascoltare e fare".
-
saluteinternazionale.info
E’
arrivato Saluteinternazionale.info un
blog di informazione e riflessione, di approfondimento e discussione che nasce
dall'impegno di ungruppo
di persone intelligenti.Perché
Saluteinternazionale?Perché
la salute è un diritto umano e perché occuparsi della salute di tutti è un
imperativo etico, spiega Gavino Maciocco, Presidente dell'Osservatorio italiano
sulla salute globale.
- latte cinese alla melamina, la causa delle cause
Due persone coinvolte nella produzione e distribuzione
della melamina sono state condannate a morte dai tribunali cinesi e la
presidentessa della ditta incriminata si è presa “solo” l’ergastolo. “Siamo
contrari alla pena di morte, per qualsiasi motivo”, dichiara Adriano
Cattaneo, “siamo contrari anche alle pene perpetue […] Le responsabilità
ultime, le cause delle cause, stanno più in alto, in quello stesso governo
che arma i tribunali delle condanne a morte [ma] risiedono anche nella
comunità internazionale, che delocalizza allegramente e che per garantire
prodotti a basso costo per i consumatori occidentali accetta che milioni di
donne cinesi lascino a casa i loro figli, senza allattarli al seno, per
lavorare 12 ore al giorno in fabbrica. La tragedia di queste condanne ricade
anche su di noi”.
- siamo medici e infermieri non siamo spie. Firma
l'appello!
E' prevista in tempo brevi la decisone sull'emendamento39.306 presentato in
sede di esame del DDL 733 all’Assemblea del Senato volto asopprimere
il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico
sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità” degli
immigrati
che si rivolgono alle strutture sanitarie. Condividiamo la
preoccupazione e l'allarme per le conseguenze della possibile approvazione di
questo emendamento, di Medici senza frontiere, la Società
Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), l'Associazione Studi Giuridici
sull’Immigrazione (ASGI), l'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG).
Nel loro appello si auspica che i senatori di
qualunque schieramento respingano la proposta contenuta nell'emendamento e
comunque, nell’incertezza di una eventuale riformulazione di emendamenti
specifici, si chiede che l’articolo 35 del Dlgs.286/98 rimanga per intero nella
sua attuale formulazione.
Invitiamo perciò tutti i colleghi a firmare
l'Appello ai
Senatori perchè respingano l'emendamento che elimina il principio di non
segnalazione.
- piccoli passi di Big Pharma nel vuoto della
farmacologia
In
Gran Bretagna sta succedendo una vera e propria rivoluzione silenziosa, a
piccoli passi, come titola la corrispondente da Londra del BMJ Rebecca
Coombes.
Il
personale dell'industria farmaceutica è direttamente impegnato in lezioni a
studenti di medicina. Le università
- giudicate e finanziate in base
alla ricerca ed alle pubblicazioni su riviste ad alto impact factor -
stanno concentrando gli investimenti nella ricerca, trascurando altri settori.
L'insegnamento universitario della farmacologia sta riducendosi, alcune facoltà
mediche non hanno nemmeno farmacologi nel corpo docente. E
Big Pharma è ben felice di riempire il vuoto ... Richard Tiner, direttore medico
della L'ABPI (Associazione Industrie Farmaceutiche Britanniche), ha dichiarato
che
"tre o quattro anni fa non avremmo potuto fare nulla del genere.
Nell'ultimo mese abbiamo tenuto due di questi corsi in una sola settimana".
Martin Kendall professore emerito
di farmacologia e consigliere anziano del British National
Formulary lancia un j'accuse al mondo accademico, per la scarsa
considerazione che si dimostra verso la farmacologia, affidando all’industria il
suo insegnamento. “Se l'industria fa un buon lavoro - afferma Kendall - gli
studenti la considereranno un partner amico. Questo potrà avere un certo impatto
sui medici quando i rappresentanti del farmaco di quella stessa ditta busseranno
alla porta del loro studio. Non è pubblicità diretta ma una vera e propria
costruzione di immagine". Anche nelle nostre università vengono riferite
esperienze analoghe. Quale sarà l'esito di questa abdicazione di ruolo da parte
delle università? Quale la garanzia di imparzialità delle informazioni date ai
futuri medici?
- considerazioni etiche sulla pianificazione delle
pubblicazioni dell'industria farmaceutica
La pianificazione delle pubblicazioni (publication
planning) dell'industria farmaceutica è "il processo finemente calibrato con il
quale vengono scritti e diffusi nella letteratura biomedica i clinical trials, i
commenti (commentaries) e altri articoli che sostengono l'efficacia di un
particolare prodotto". Fugh-Berman e Dodgson illustrano sul numero di dicembre
2008 di Open Medicine, come l'industria usa la pianificazione delle
pubblicazioni per influenzare l'opinione dei medici e del pubblico attraverso le
riviste mediche. Lo scenario che si delinea è inquietante. Le due autrici
dell'articolo concludono che continuando su questa strada l’ influenza
invisibile dell’industria farmaceutica potrebbe arrivare a invalidare tutta la
letteratura medica che è la fonte principale di informazione sulla quale i
medici fondano diagnosi e prescrizioni.
- petizione di IBFAN Italia per proteggere la salute
dei bambini
IBFAN Italia ha
organizzato una petizione per modificare l'art.19 comma 18 del "Decreto
anticrisi" in via di approvazione al Senato.
L'articolo dice:
“18.
Nel limite di spesa di 2 milioni di euro per l’anno 2009, ai soggetti
beneficiari delle provvidenze del Fondo di cui all’articolo 81, comma 29, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge
6 agosto 2008, n. 133, è altresì riconosciuto il rimborso delle spese occorrenti
per l’acquisto di latte artificiale e pannolini per i neonati di età fino a tre
mesi. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare
entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto, sono stabilite le modalità di attuazione del presente
comma.”
In pratica, le famiglie
beneficiarie della cosiddetta “Social Card” potranno avere accesso a latte
artificiale gratis.
Questo però non è un aiuto alle famiglie a basso reddito, al contrario. Rischia
di metterle in maggiori difficoltà. Come mai?
- presentazione del 3° rapporto dell'Osservatorio
Italiano sulla Salute Globale
il 27 gennaio verrà presentato a Roma nella sede
dell'UNICEF il 3° rapporto dell'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG).
Interverranno Gavino Maciocco (Presidente OISG), Enrico Materia e Nicoletta
Dentico. Sarà presente anche Elisabetta Belloni (Direttore della direzione
generale Cooperazione allo sviluppo). Modererà l'incontro la giornalista Tana
Zulueta.
- Striscia di Gaza, l'appello dell'OISG e di
PHR-Israele
Facciamo nostro l'appello dell'Osservatorio
Italiano sulla Salute Globale (OISG) e di
Physicians for Human Rights –
Israel
(che rilanciamo)
per la raccolta di fondi
finalizzata a rifornire gli ospedali di Gaza del materiale necessario per far
fronte alle paurosa crescita delle emergenze.
Questi sono
i dati necessari per fare il bonifico bancario
Account Holder: Physicians for Human Rights-Israel
Bank: Hapoalim #12 Branch: Hashalom #662
Address: 106 Levinski Street, Tel Aviv, Israel
Account Number:
25938
SWIFT:
POALILIT
IBAN: IL-70-0126-6200-0000-0025-938
Dopo
aver fatto il bonifico si prega inviarne comunicazione a PHR via e-mail:
gila@phr.org.il. Per ulteriori
informazioni si PHR vai al sito
www.phr.org.il
- il Codice violato 2008
In Italia solo il 52% dei bambini di 6 mesi è ancora
allattato al seno, il 2% in modo esclusivo, gli altri con l’aggiunta di latte
artificiale o di altri alimenti e bevande. Tutto ciò nonostante la percentuale
di donne impossibilitate ad allattare non superi il 5%, e nonostante OMS, UNICEF
e Ministero della Salute raccomandino a tutte le donne di allattare in maniera
esclusiva fino a 6 mesi. Questi numeri in parte riflettono la cultura del
biberon veicolata anche dalla pubblicità, che mina la fiducia delle donne nelle
loro capacità di nutrire ed allevare i propri figli, ostacola la pratica
dell’allattamento con danno alla salute della donna e del bambino, porta a un
dispendio di risorse sia per il singolo che per il sistema sanitario e l’intera
società. Questi temi sono al centro de “Il Codice Violato 2008”. Il rapporto,
pubblicato da IBFAN Italia con il contributo del Comitato Italiano per
l'Unicef, raccoglie le violazioni al Codice Internazionale sulla
Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno rilevate in Italia.
Le edizioni precedenti del rapporto sono
gratuitamente consultabili sul sito IBFAN Italia all’indirizzo:
www.ibfanitalia.org.
L'edizione 2008 può essere acquistata (5 euro la singola copia, prezzo da
contrattare per acquisto di molte copie) contattando Paola Negri, Via Treggiaia
11, 50020 Romola (FI), tel 055 827494 o 333 4584348, email
pachiti@gmail.com
dicembre 2008
- Buon Natale e Buon anno con Ingeborg Bachmann
Auguri, con le parole di Ingebrog Bachmann, a
tutti i lettori di questo sito e a tutti coloro che, come noi, vogliono
costruire un mondo migliore.
TUTTI I GIORNI
La guerra non viene più dichiarata,
ma continuata. L'inaudito
accade ogni giorno. L'eroe
resta lontano dalla battaglia. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
L'uniforme di ogni giorno è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.
Vien data
quando non accade più nulla,
quando tace la salve dei fuochi
quando il nemico è scomparso
e l'ombra dell'eterna parata
ricopre il cielo.
Vien data
per la diserzione dalle bandiere
per il valore di fronte all'amico
per il tradimento di segreti indegni
e l'inosservanza di qualsiasi comando.
Ingeborg Bachmann (Alle Tage, 1953)
- chi fa la guardia al cane da guardia?
Se sono oramai noti sino alla noia i legami tra
medici e industria, che cosa ne è dei giornalisti scientifici, cantastorie della
scienza, che scrivono degli scandali o dei successi della medicina? Non hanno
proprio nulla da dichiarare? Dopo tutto un articolo giornalistico è molto più
credibile di una pubblicità ed è molto più probabile che sia letto da un
potenziale consumatore. Loro è il compito di tradurre e spiegare al pubblico ciò
viene ricercato nei laboratori o elaborato da chi si occupa di salute pubblica,
loro il compito di interpretare, anche criticamente, la materia che trattano.
Forse più importante è il loro ruolo di cane da guardia dell’informazione, di
cercare la verità e riportarla, di controllare il rapporto tra medici, ricerca e
industria, in maniera oggettiva, in libertà e indipendenza, avendo la
responsabilità di chi legge, ascolta o guarda. Ma se le aziende sono così
interessate alla comunicazione: chi fa la guardia ai cani da guardia?Un recente articolo pubblicato sul
BMJ e ripreso dal New York Times,
esplora i vari livelli di potenziale conflitto di
interesse tra giornalisti e aziende farmaceutiche: si può trattare di premi in
denaro o rimborsi spese, di corsi di aggiornamento o educazione per giornalisti.
Ma l'influenza si può esercitare anche attraverso
citazioni, interviste a gruppi di pazienti,
associazioni o opinion leaders, che non rivelano i propri legami economici con
l’azienda. Da un recente lavoro pubblicato su Jama risulta ad esempio che
nel 42% dei casi il pubblico non sa che la fonte dell’articolo è finanziata
dall’industria e nel 67% dei casi i giornalisti riportano il nome commerciale
del farmaco piuttosto che il solo nome generico. Citando il titolo di un altro
articolo del BMJ: "giornalisti, niente da dichiarare?".
- le tattiche per boicottare i generici, costano
all'Europa 3 miliardi di Euro
Il
Lancet Student e il British Medical Journal, informano che la
Commissione europea per la Concorrenza ha rivelato in un rapporto
(preliminare) di ben 426 pagine, le tattiche delle Aziende farmaceutiche
proprietarie dei brevetti, per dilazionare l'uscita dei generici. Un affare
che ammonterebbe a circa 3 miliardi, di fatto sottratti ai cittadini e ai
sistemi sanitari europei dal 2000 al 2007. Le cause intentate, nonostante
siano state vinte in gran parte (nel 60% dei casi) dalle Aziende che
producono generici, avrebbero ritardato l'uscita dei prodotti concorrenti
mediamente di sette mesi. Dalle ispezioni non annunciate presso le Aziende
principali, sarebbero emersi dettagli senza precedenti. La versione finale
del rapporto è attesa per la prossima primavera e potrebbe contenere
ulteriori chiarimenti. Ciononostante le
Compagnie si giustificano lamentandosi del fatto che la Commissione europea
non riconosce la complessità del mercato dei farmaci, già molto regolato in
Europa, e che ci si dovrebbe occupare più dell'innovazione, dello sviluppo e
dell'accesso a nuove medicine. Ma i dati della commissione rivelano che le
Compagnie spendono più in attività promozionali (23%) che in ricerca (17%).
E 20 anni di esclusiva (brevetto) non sono pochi.
- la privatizzazione della sanità non è la risposta:
gli Stati Uniti insegnano
Sul Canadian Medical Association Journal dello
scorso ottobre, Marcia Angell confronta le caratteristiche e i risultati dei
sistemi sanitari statunitense e canadese. La Angell spiega che fino a i primi
anni settanta i due sistemi erano molto simili e a quei tempi l’aspettativa di
vita era di circa un anno maggiore in USA. Dal 1972, da quando anche l’ultima
provincia canadese aderì al Medical Care Act, i due sistemi incominciarono a
divergere totalmente. Il sistema USA divenne sempre più costoso lasciando un
numero sempre maggiore di americani non assicurati (circa il 15% della
popolazione, equivalente a 46 milioni di persone). Anche per chi è assicurato
molti servizi non sono garantiti e vi è una quota considerevole di spesa out of
pocket. In generale, contrariamente a quello che si pensa, i cittadini
americani ricevono meno servizi: meno visite, meno tempo in ospedale, meno
infermieri, meno posti-letto, solo un po’ più di dottori e molti più dispositivi
per la risonanza magnetica nucleare (RMN). Anche i risultati differiscono
significativamente: 2.5 anni di aspettativa di vita in meno in USA, maggiore
mortalità infantile e maggior mortalità prevenibile. La Angell mostra, numeri
alla mano, che la privatizzazione attuata negli Stati Uniti ha portato a
risultati peggiori spendendo molto di più. Il mito della privatizzazione come
strumento per attuare un risparmio nell'assistenza sanitaria, che sta
pericolosamente percorrendo anche i Paesi europei con i migliori (e meno
dispendiosi) servizi sanitari del mondo, si dimostra clamorosamente falso. Oltre
a tutto aumenta in modo intollerabile le disuguaglianze.
- relazioni medici-industria, nuovi sviluppi negli USA
Rothman e Chimonas del Center on
Medicine as a Profession, in un editoriale comparso su JAMA nel settembre
scorso, analizzano i cambiamenti nella gestione dei rapporti tra medici e
industria in corso negli Stati Uniti a partire dal 2004. La mole crescente di
dati che indicano che regali,
stipendi e onorari ricevuti dalle industrie farmaceutiche influenzano le
decisioni dei medici, e le rivelazioni giornalistiche su false dichiarazioni e
fatturazioni, sulla promozione all’uso off-label dei farmaci, su fatti di vera e
propria corruzione, assieme alla notizia di numerose condanne, che hanno
costretto le case farmaceutiche a pagare 4 miliardi di dollari nel periodo
2000-2004, hanno reso ormai inaccettabile mantenere la situazione così com’era.
Molti centri medici accademici sia pubblici che privati, si stanno adeguando ai
cambiamenti proposti nel 2006 dalla task force dall’American Board of Internal
Medicine (ABIM) e dall’Institute on Medicine as a Profession (IMAP). A
partire dalla proibizione di qualsiasi tipo di regalo (limite di zero dollari) e
di cibo fornito dall’industria, alla gestione centralizzata dei campioni dei
prodotti per “mantenere una distanza tra la ditta con i suoi prodotti e il
medico”. Si è proposto anche di ridurre l’accesso dei rappresentanti e che i
fondi destinati dall’industria all'educazione medica continua e ai viaggi per
meeting medici, non vengano distribuiti dai dipartimenti accademici ma da un
ufficio medico centrale. Viene inoltre proibita l’attività di ghostwriting.
L'obiettivo di fondo è un cambiamento culturale che allontani i
medici e gli studenti di medicina da un senso di diritto acquisito. Dove sono
state adottate le nuove regole, si è visto che i
vantaggi superano gli svantaggi. Ci sono anche varie segnalazioni di medici che
rifiutano orgogliosamente inviti a fare conferenze sponsorizzate. E' efficace e
gradevole poter rispondere: “La mia scuola non lo permette”.
Chissà
se qualche Università italiana darà anche da noi questa piacevole possibilità.
E' questa la domanda provocatoria che si pongono
gli autori di un articolo pubblicato sul Lancet del 6 dicembre u.s. Nei paesi
ricchi, l'interesse principale della medicina si sta spostando dalla cura delle
malattie alla loro prevenzione, anticipando le possibili future malattie negli
individui sani. Gli autori analizzano le sfide che i medici si trovano di
fronte: la prevenzione può causare danni; può essere difficile prevedere il
beneficio di un'attività preventiva per il singolo che potrebbe non
corrispondere con quella per l'intera popolazione; la prevenzione può non avere
lo stesso valore per tutti; la prevenzione sta diventando prioritaria rispetto
alla terapia. Secondo gli Autori, i medici devono fare attenzione a non avere
collusioni con chi ha interessi economici nelle attività di prevenzione.
Questo articolo esamina i possibili bias nelle
decisioni riguardo agli interventi preventivi e la complessità della loro
applicazione al singolo individuo, tenendo conto dei diversi contesti biologici,
sociali, culturali, economici, ma anche delle sue preferenze e delle eventuali
co-morbilità presenti.
- educazione medica e sponsorizzazione: le proposte negli
USA
Sul JAMA del 3 settembre u.s. Arnold S.
Relman commenta i contenuti di due recenti documenti statunitensi sulla
sponsorizzazione dell'educazione medica. Il primo è un documento del Council on
Ethical and Judicial Affairs (CEJA) dell’AMA (American Medical Association) che raccomanda che i singoli medici e
le istituzioni non accettino sponsorizzazioni dall’industria per le attività
formative e che le università limitino il più
possibile il marketing e le attività promozionali dell’industria al loro
interno. Il secondo documento è
stato stilato dalla task force dell’AAMC, associazione che rappresenta tutte le
scuole di formazione medica accreditate che sono circa 400 e 94 associazioni
scientifiche professionali. Contrariamente al CEJA, l'AAMC non esclude un
supporto dell’industria nella formazione professionale, ma prevede che il
contributo venga centralizzato presso l’ufficio formazione di ogni singola
istituzione; inoltre scoraggia fortemente la partecipazione delle facoltà
mediche agli speaker’s bureau sponsorizzati dall’industria. Entrambi i documenti prendono
una posizione netta contro il
marketing dell’industria nelle sedi universitarie e
raccomandano che i centri accademici proibiscano qualsiasi regalo da parte
dell’industria ai medici, alla facoltà, agli specializzandi e agli studenti.
Questi due interessanti documenti si aggiungono alle ormai
numerose proposte fatte negli USA per mantenere distanze di sicurezza tra
l'industria e l'ECM. Un atteggiamento, quest'ultimo, che mostra un trend in
crescita, come dice Relman.
- diario di desistenza e protesta dei precari dell'ISS
"Il personale del Centro Nazionale d
Epidemiologia Sorveglianza e Prevenzione della Salute (CNESPS) dell'Istituto
Superiore di Sanità, mostrando grande preoccupazione per le conseguenze dei
recenti provvedimenti di legge, ha diffuso il secondo Diario di desistenza e
protesta, a un mese di distanza dal precedente. Il Diario è uno
strumento per diffondere le iniziative di protesta attiva e passiva poste in
essere dal personale e mete in rilievo i molteplici compiti di ricerca che
questo Centro svolge grazie al lavoro di TUTTI i propri lavoratori". Così dice
la premessa del Diario di desistenza e protesta del personale precario
dell'ISS. Gran parte dei precari rischiano di perdere il diritto al rinnovo del
contratto, se dovessero passare i provvedimenti legislativi del governo. Sono
molte le attività istituzionali, le pubblicazioni e i corsi di formazione
sospesi, descritti in dettaglio nel loro Diario.
I Nograzie sono preoccupati che l'eventuale
impoverimento del personale metta a rischio attività tanto importanti per la
conoscenza dei medici e per salute dei cittadini italiani. Esprimiamo quindi
tutta la nostra solidarietà ai precari dell'ISS.
- Gherado Colombo agli incontri in biblioteca di
Vicenza
L'11 dicembre alle ore 15, 00 presso l'Ospedale
S. Bortolo di Vicenza, l'ospite dei consueti incontri in biblioteca sarà
Gherardo Colombo. Un ospite diverso dal solito ma quanto mai appropriato anche
nel mondo della sanità. Riprenderà infatti i contenuti del suo ultimo "Sulle
regole". " … Le istituzioni non esistono senza le persone che le
compongono, sono fatte di persone. Una scuola, un ospedale, un tribunale,un
ufficio comunale esistono in quanto ci sono individui che operano per loro (…)
gli insegnanti, i medici, gli infermieri, i giudici, i cancellieri,i
procuratori, gli avvocati,i sindaci, (…) Tutti cittadini,tutte persone. E sono
persone anche coloro che con le istituzioni interagiscono in altro modo: gli
studenti che frequentano la scuola, gli ammalati che si sottopongono a cure in
ospedale, le parti e gli imputati in tribunale, coloro che hanno bisogno di un
certificato o vogliono costruire una casa…” (G. Colombo, “Sulle regole”,
Feltrinelli , 2008, pag. 149-50).
"Medici con sane abitudini", ci chiama il
Manifesto sul numero del 29 novembre 2008. L'intervista di Manuela Cartosi ci ha
permesso di raccontare chi siamo, cosa facciamo e perchè. Siamo grati al
Manifesto per aver dato parola alle nostre posizioni e alle nostre preoccupazioni che -
stando ai tanti cittadini e colleghi che ci hanno scritto dopo l'uscita
dell'articolo - sono molto più diffuse di quanto si creda. C'è una
comunità sempre più visibile e trasversale che non si arrende alla mercificazione
spregiudicata di ogni aspetto della vita, compresa la salute. Il
Manifesto ha catalizzato l'incontro tra tanti soggetti che non conoscevano
l'esistenza gli uni degli altri e che ora li fa sentire meno soli e più
forti. Grazie!
[ci teniamo a precisare che i Nograzie non sono
solo medici, studenti di medicina e specializzandi, ma anche infermieri, ostetriche, farmacisti, farmacologi,
psicologi e persino giornalisti. Questa varietà di professioni è un valore aggiunto del nostro gruppo]
- non staccate la spina a TI
Therapeutics Initiative (TI) sta per chiudere. TI
è (era?) un'iniziativa
che fa capo al
Dipartimento di farmacologia dell'Università del
British Columbia (BC)
con lo scopo di "fornire a medici e
farmacisti un sistema informativo aggiornato, basato sulle evidenze e di uso
pratico, nell'ambito della prescrizione farmaceutica". La grande qualità di TI e
il suo modo di operare indipendente dal governo e dall'industria del farmaco,
l'aveva fatta apprezzare e utilizzare a livello internazionale da medici,
farmacisti e dallo stesso pubblico.
Ma il
governo del BC sta ponendo fine a tutto questo. Ha insediato una commissione,
che include molti rappresentanti dell'industria farmaceutica e che ha emesso un
rapporto che suggerisce l'abolizione di TI. E il governo ha confermato che lo
farà quanto prima. Le reazioni di disappunto e le richieste di recedere dalla
decisione, sono state molte, di varia origine e provenienti anche dall'estero
compresa la prestigiosa ISDB ( Società
Internazionale dei Bollettini Indipendenti di Informazione sui Farmaci) con sede
a Verona. Adrian Dix commenta il fatto dicendo che "Il
premier ha scavalcato lo stesso ministro della salute inserendo nella
commissione molti rappresentanti dell'industria farmaceutica, sfidando così sia
la scienza che il buon senso". Concordiamo con lui.
Gli
endpoint surrogati sono tutti quegli obiettivi minori che negli studi clinici
vengono utilizzati al posto degli endpoint veri. Invece di misurare se un
determinato farmaco o intervento riduce la mortalità o altri eventi gravi e
invalidanti (come infarto miocardico, ictus cerebrale, ulcera gastrica, fratture
ossee, ecc.), i ricercatori si accontentano di dimostrare che si abbassano i
valori della colesterolemia, della Pressione Arteriosa o lo spessore delle
placche coronariche, di controllare l’aumento della creatininemia o aumentare la
densità ossea. Se anche sembra ragionevole e verosimile che ad esempio abbassare
la colesterolemia abbia un effetto favorevole sulle placche coronariche e quindi
sull’incidenza dell’infarto miocardio, bisogna dimostrare che sia proprio vero.
Staffan Svensson e altri membri di Healthy Skepticism hanno evidenziato dalla
letteratura16 studi nei quali i risultati, valutati su end point veri, hanno
portato a conclusioni opposte a quanto ipotizzato fino allora sulla base di soli
end point surrogati.
E’ veramente difficile, in un mondo dove gli interessi
commerciali prevalgono, capire cosa è vero, cosa è vero in parte e cosa è falso.
L’impressione è che il sistema sia gravemente malato, e c’è una preoccupazione
crescente che la maggior parte degli studi e dei riscontri delle ricerche
pubblicati siano falsi. L’unica strada percorribile sembra essere quella di
sviluppare una propria e personale capacità critica, e cercare di distinguere i
buoni dai cattivi maestri. In cerca di un buon maestro e di un punto di partenza
per capire e provare a modificare la nostra paradossale società, è interessante
il punto di vista di Marcia Angell, docente di Salute Pubblica ed Etica presso
il dipartimento di Medicina Sociale di Harvard.
In un recente articolo su JAMA la conclusione cui è
arrivata con riluttanza, dopo 20 anni come redattore capo del NEJM, è che i
medici non possono più basarsi sulla letteratura medica per un’informazione
valida e affidabile. Difficile
capire come ci siamo arrivati, ma è negli anni recenti che le aziende sono
diventate sempre più intimamente coinvolte in ogni aspetto della valutazione del
proprio prodotto.
E' stata sospesa l'attività di formazione a
distanza del Progetto ECCE (Educazione
continua centrata sulle evidenze), un servizio che faceva capo all'AIFA (Agenzia italiana del farmaco),
particolarmente prezioso e apprezzato da tanti operatori sanitari. Dagli ultimi dati
pubblicati sul Bollettino di informazione sui farmaci, risulta che,
al 15 settembre 2008, erano iscritti alla piattaforma 143.000
operatori tra medici, infermieri e farmacisti. ECCE permetteva di
trovare la risposta a quesiti clinici con la garanzia di percorsi
rigorosi basati sule evidenze, gestiti da professionisti di grande
competenza e indipendenti.
L'indipendenza della formazione e il suo rigore metodologico
(EBM) sono considerate essenziali da tutta la comunità scientifica
internazionale per proteggere l’integrità e la validità delle
conoscenze sulle quali basiamo le cure dei nostri pazienti. E per
salvaguardare un uso etico e oculato delle risorse del SSN.
Per queste sue caratteristiche
ECCE rappresentava uno strumento
insostituibile nel panorama italiano e la sua sospensione ci priverà
di un'opportunità che altri paesi ci invidiavano.
I Nograzie hanno scritto al Ministro
del welfare-salute Sacconi, al Sottosegretario Fazio e al Presidente
dell'AIFA Antonella Cinque per chiedere di recedere dalla decisione
di sospendere la formazione a distanza di ECCE e, al contrario, di incentivarla mettendo a
disposizione le necessarie risorse pubbliche.
Il 22 novembre il servizio è stato
interrotto. Ci auguriamo che ciò non significhi una chiusura
definitiva o, peggio ancora una sua riorganizzazione con il
coinvolgimento di soggetti for-profit come avvenuto per la recente
riorganizzazione complessiva dell'AIFA.
Alfredo
Pisacane,Direttore dell’Unità
di Educazione Medica Continua (ECM) all’Università di Napoli Federico II,
illustra sul BMJ le sue valutazioni sull’attuale sistema di formazione medica e
propone soluzioni per limitare il sostegno commerciale di questa
attività. L'educazione medica continua - spiega Pisacane - è diventata così
pesantemente dipendente dal supporto economico dell’industria del farmaco, da
rischiare di compromettere le basi etiche e la reputazione della professione
medica. E' stato dimostrato che questo supporto può sviare la scelta dei temi,
far apparire migliori i dati positivi così come ridimensionare gli effetti
collaterali e influenzare le abitudini prescrittive dei medici. Esistono alcune
proposte per ridurre questi rischi, ad esempio che lo sponsor non abbia alcuna
influenza sulla scelta degli oratori e dei contenuti scientifici, oppure che
providers e oratori dichiarino apertamente il sostegno finanziario ricevuto. Ma
- chiarisce Pisacane - la dichiarazione non proteggerebbe dal rischio di un’influenza occulta
dell’industria farmaceutica su providers, oratori e partecipanti. L’ECM è
obbligatoria in Italia e il Ministero della salute ha raccomandato che le
aziende sanitarie locali spendano l’1% del loro budget per le attività
educazionali. Tuttavia la maggior parte delle ASL spende meno di questa cifra e
fino al 60% del denaro proviene dall’industria farmaceutica. Pisacane
propone sette punti chiave, basati sulla propria esperienza, per limitare il
finanziamento commerciale dell’ ECM. Formarsi in modo indipendente è possibile,
esistono esperienze analoghe a quella di Pisacane nel resto d’Italia. Dunque si
può fare, basta volerlo.
Il Ministro Sacconi ha dichiarato alla stampa (agenzia DIRE 14
novembre 2008) che “il medico curante deve segnalare se
il paziente e' un irregolare. Se e' clandestino deve essere segnalato per la sua
situazione di clandestinità ed espulso".
Un medico non può fare questo!
Questa proposta irricevibile, deriva da un
emendamento della Lega Nord al "pacchetto sicurezza" in discussione al
Senato. L'emendamento propone, tra l'altro, l'abrogazione del comma 5. La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle
cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del
diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione (art. 32)
e creando una
'clandestinità sanitaria’, pericolosa per l'individuo e per la
collettività. Ma soprattutto pretenderebbe di
costringere il medico ad andare contro le norme morali che
regolano la sua professione, contenute nel Codice deontologico.
Il Presidente
della Federazione degli Ordini, Amedeo Bianco, ha spedito una
lettera il 23 ottobre u.s.
al Presidente della Commissione Giustizia del Senato, al
Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato e, per conoscenza,
a tutti i Componenti delle due commissioni, evidenziando la
conflittualità insostenibile tra il provvedimento proposto e le
norme di deontologia medica.
Dopo l'ampia mobilitazione catalizzata
dall'appello lanciato dalla SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni)
il 20 ottobre u.s, era
stata data notizia del ritiro dell’emendamento poi contraddetta
dalle dichiarazioni date alla stampa dal Ministro Sacconi che ha annunciato la decisione di procedere
velocemente all’attuazione.
Se dovessero passare i provvedimenti annunciati
dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati
irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai
principi etici della loro professione.
Sul sito della SIMM si trova ampia documentazione sulla
normativa, sugli emendamenti e sulla vicenda occorsa
http://www.simmweb.it/
Tante piazze d'Italia sono diventate sede di
lezioni universitarie, l'Onda procede spinta dal vento della voglia (e del
diritto) di cultura per tutti.
In Piazza Maggiore a Bologna si è parlato anche
di confitti di interesse tra medicina e industria. Un argomento che dovrebbe
entrare nel curriculum formativo di tutti i futuri medici, come accade in tanti
altri paesi del mondo. Il ragazzi del Centro Salute Internazionale colmano il
vuoto attualmente esistente e ne discutono con gli studenti. Qui sotto le loro
foto.
Altre foto delle lezioni in piazza si possono
vedere sul sito de I Fiori del Maalox giornale degli studenti della Facoltà
di Medicina di Bologna, cliccando
QUI
- Laura Boella agli incontri in biblioteca di
Vicenza
Il 27 novembre Laura Beolla sarà l'ospite dei
consueti incontri in biblioteca dell'Ospedale S. Bortolo di Vicenza,
coordinati da Daniele Busetto.
Laura Boella è Professore Ordinario di Filosofia
Morale all’Università Statale di Milano. Da anni impegnata nello studio del
pensiero femminile del Novecento, ha sviluppato in particolare il tema delle
relazioni intersoggettive e dei sentimenti di simpatia, empatia, compassione.
Tra le sue pubblicazioni:
Parlare oggi di empatia e compassione appare
quanto mai utile, di fronte al dilagare di modelli di relazione caratterizzati
da aggressività, competizione violenta e disinteresse per l'altrui persona,
specie se debole.
il 4 novembre si è celebrata la giornata in
ricordo di Lorenzo Tomatis dedicata alla cancerogenesi ambientale, organizzata
dall'Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia (ISDE, International Society of Doctors for Environment). Molte relazioni sono state ricche di stimoli
scientifici, culturali ed etici. Le parole di Tomatis, "pesanti come pietre" -
come ci ha ricordato Ernesto Burgio - sono risuonate alte e quanto mai
attuali. Il suo invito a non tacere e a ricordare la nostra responsabilità verso
le future generazioni, rimangono un imperativo morale per tutti noi medici. La
difficoltà è fare arrivare il messaggio di allarme nelle sedi giuste e alle
orecchie giuste, sperando che "sentano". La sopravvivenza degli
ammalati di tumore è aumentata ma il numero dei tumori è in continua crescita. Anche nei
bambini, soprattutto nei più piccoli, dice il rapporto 2008 dell'AIRTUM
(Associazione italiana registri tumori). La comunità scientifica
internazionale ha segnalato inoltre un diffuso danno dello sviluppo neurologico
infantile per l'azione tossica degli inquinanti chimici. E' evidente che
sarebbe necessario un cambiamento sostanziale negli equilibri tra mercato e
salute e che la protezione della
salute andrebbe anteposta a qualsiasi altro interesse. I "decisori" di tutto il
mondo sembrano accecati e tanti medici non sembrano rendersi conto della gravità
della situazione. L'unica cosa che possiamo fare è continuare a dirlo, perchè
altrimenti - come diceva Tomatis - "le future generazioni
non ci perdoneranno".
Le aziende farmaceutiche e
le loro agenzie pubblicitarie hanno capito che i medici non sono molto diversi
dai loro pazienti. Entrambi, infatti, risentono delle stesse paure e fantasie
che ci condizionano tutti; entrambi sono consumatori che pagano non solo il
prezzo del farmaco ma anche quello del “valore aggiunto”, con la sua carica
emotiva, che la pubblicità gli conferisce. Sebbene I medici tendano a
sottostimare l’influenza che le astuzie dei pubblicitari esercitano su di loro,
è stato dimostrato che le inserzioni pubblicitarie sulle riviste mediche li
condizionano più di quanto sarebbero disposti a riconoscere.
Inizia così un articolo
dello Student BMJ, la sezione del British Medical Journal dedicata agli
studenti di medicina.
Jonny Martell, studente
all'Università di Newcastle, spiega il potere della pubblicità e i suoi
meccanismi di azione. Citando Peter Mansfield (Direttore di Healthy Skepticism
www.healthyskepticism.org )
ricorda che "i medici dovrebbero essere più umili e accettare la loro umanità
fatta di forza e debolezza e rendersi conto che non sono meno vulnerabili di
chiunque altro nei confronti delle tecniche sofisticate della pubblicità".
In un comunicato stampa e in una lettera al
Corriere, l'ACP (Associazione Culturale Pediatri
www.acp.it ), fa alcune precisazioni a proposito dell'articolo comparso il 3
novembre sul Corriere della sera, intitolato Marchio venduto, il business dei
pediatri. "Le generalizzazioni sulla trasparenza dell'operato del pediatra
potrebbero danneggiare l'importante relazione di fiducia, di ascolto e di
scambio tra il pediatra di base e i genitori dei suoi piccoli assistiti" -
afferma l'ACP- che ricorda il suo codice di autoregolamentazione istituito fin
dal 1998, e la completa eliminazione di legami con l'industria del farmaco per
tutte le attività del'Associazione, dalla formazione ai convegni. "La presa di
coscienza del conflitto di interessi è una delle nostre priorità, come lo è la
formazione dei pediatri e una pratica indipendente e basata sulle evidenze -
precisa Michele Gangemi, presidente dell'ACP - insieme ai soci stiamo lavorando
per tutelare i genitori e i bambini dai messaggi promozionali dell'industria,
non solo dei farmaci ma anche alimentari".
- Altroconsumo contro l'obesità infantile, una
petizione da firmare
L'obesità e il sovrappeso sono
emergenze mondiali: per arginare il fenomeno è necessario un
approccio multilaterale e internazionale. Per questo Altroconsumo
sostiene la proposta di Consumers International (CI) -
l'organizzazione mondiale dei consumatori di cui è membro - perché
si adotti in sede OMS un Codice internazionale di
autoregolamentazione sulla pubblicità di alimenti e bevande
destinate ai più piccoli. La finalità del Codice è quella di
prevenire i danni alla salute e le conseguenze economiche e sociali
legate al consumo di cibi ipercalorici e nello stesso tempo di
promuovere il concetto di marketing responsabile.
Altroconsumo chiede al Governo
italiano di difendere i bambini:
- sostenendo, nelle sedi opportune,
l'adozione del Codice Internazionale sul marketing alimentare
proposto da CI e impegnandosi ad applicarlo nel nostro Paese
- incrementando l'educazione
alimentare tra le materie di insegnamento dalle scuole
- promuovendo il consumo di frutta e
verdura con campagne pubblicitarie animate da cartoni e personaggi
famosi
- appello della Società Italiana di Medicina delle
Migrazioni
Condividiamo pienamente l'appello della Società
Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) che chiede di ritirare l'emendamento
di 5 senatori della Lega che propone l'abolizione
del divieto di segnalazione alle autorità degli immigrati senza permesso di
soggiorno che richiedono assistenza sanitaria e prevede anche la segnalazione
per coloro che non possono pagare le prestazioni sanitarie. Come afferma la SIMM
"gli effetti di tali modifiche possono essere devastanti sul piano del diritto
individuale e della salute pubblica oltre che essere inaccettabili sul piano
deontologico". Sarebbe infatti contrario ai principi morali della
professione medica e a qualsiasi principio di
solidarietà e di pietà verso i nostri simili.
Molte Associazioni
mediche e la stessa Federazione nazionale dell'Ordine dei Medici, hanno aderito
all'appello della SIMM.
L’associazione dei medici del Wisconsin (Wisconsin Medical Society) raggruppa
oltre 12.000 colleghi impegnati a vantaggio dei loro pazienti, ha deciso lo scorso 11 ottobre
che i medici non accetteranno alcun regalo dai diversi fornitori dei prodotti
che prescrivono ai loro pazienti, sia che si tratti di oggetti personali,
forniture per lo studio, cibo, rimborsi per viaggi e diarie, o pagamenti per
partecipare a corsi ECM on-line. Nel comunicato stampa si precisa che "Un
divieto assoluto riduce il carico di servilismo, decisioni di parte e diffidenza
dei pazienti". “Questa decisione è forte e chiara” ha detto il Presidente Steven
Bergin.
"Non lascia
dubbi che i medici dell’associazione vogliano prevenire anche solo l’impressione
che un regalo – non importa quanto piccolo - possa intromettersi nella decisione
che un medico assume.” E’ stato anche sottolineato che con questo non va
sottintesa alcuna condanna per alcun gruppo specifico o industria. La decisione
dei medici del Wisconsin è identica a quella dei Nograzie ed ha le stesse
motivazioni. Ci troviamo in pieno accordo anche con le conclusioni di Bergin:
"Non c’è nulla di più sacro della relazione medico-paziente e noi medici abbiamo
la responsabilità di fare in modo che nulla vi interferisca, o anche solo sembri
farlo”.
- naufragano le relazioni tra industria del farmaco e
formazione medica?
Per
quanto ancora il vessillo dell'educazione medica continua porterà i colori
dell'industria del farmaco, si chiede Ray Moynihan sul BMJ del 30 agosto
2008.
Col
suo stile accattivante e colorito, il giornalista della Australian Broadcasting
Corporation, affronta un tema che gli è congeniale: il legame oramai quasi
inscindibile tra formazione medica e sponsor farmaceutico. Una liaison
dangereuse al di là del conflitto di interessi, anche per i pazienti, in
quanto fonte di prescrizioni inappropriate. Moynhian ripropone i dati di
letteratura sugli effetti dell'ECM sponsorizzata e segnala il recente Rapporto
della Macy Foundation di NY, che ha suggerito di bandire ogni forma di
sponsorizzazione, diretta o indiretta, della formazione medica, da parte
dell'industria del farmaco. Racconta poi la vicenda di un gruppo di psichiatri
australiani che hanno proposto di abolire le sponsorizzazioni delle case
farmaceutiche, per il prossimo congresso della Società di Psichiatria di
Australia e Nuova Zelanda. Jon Jureidini, docente di psichiatria
infantile all'Università di Adelaide e presidente di Healthy Skepticism, oltre a
ribadire gli effetti della sponsorizzazione sulle prescrizioni, fa notare che
gli psichiatri guadagnano abbastanza per potersi permettere di pagare il loro
aggiornamento. Ma la
proposta è stata respinta dal Collegio degli Psichiatri. Nonostante questo,
il
manipolo di dissidenti non si è dato per vinto ed
ha iniziato a rifiutare ogni sponsorizzazione delle case farmaceutiche per gli
incontri di formazione in ospedale. Nello
scorso mese di luglio, il dipartimento di psichiatria ha accettato questa linea
di condotta: gli psichiatri di Adelaide avranno meno aggiornamento con cene
pagate a fronte di un vantaggio incommensurabile, la riduzione del rischio di
prescrizioni irrazionali e inappropriate.
- 11 ragionevoli dubbi
e 3 proposte decenti sulla vaccinazione contro l'HPV
Sul sito di Healthy Skepticism si può trovare
la sintesi degli 11 ragionevoli dubbi sollevati da Juan Gèrvas (medico
generalista spagnolo) sulla vaccinazione contro il papillomavirus, in un
articolo pubblicato sulla rivista portoghese Rev Port Clin Geral nel
2007. I dubbi sono gli stessi sollevati ormai da più parti, ma le
riflessioni di Gèrvas sono più ampie, spaziano dal timore della perdita di
fiducia in uno strumento prezioso come le vaccinazioni, fino all'auspicio di
un calendario europeo più sobrio e snello. Purtroppo l'articolo non è
visibile online, peccato, perchè anche la sua dichiarazione dei conflitti di
interesse è un capolavoro. Si può sempre chiedere all'autore che fornisce il
suo indirizzo e-mail
jgervasc@meditex.es
Da non perdere anche le sue 3 "proposte
decenti" pubblicate sul CMAJ sullo stesso argomento.
- operatori sanitari di Vicenza contro la guerra e la base militare al Dal
Molin
Inizia così l'appello degli operatori sanitari di Vicenza: "Ci occupiamo della
salute della persona, facciamo un appello". E prosegue "Siamo infermieri
professionali e tecnici sanitari, operatori socio-sanitari, medici e psicologi,
che lavorano nella città e nella provincia di Vicenza, e con varie competenze ci
occupiamo della salute della persona. In tale veste ed in linea con le norme
deontologiche che supportano le nostre professioni, ci sentiamo in dovere di
esprimere alcune considerazioni di fronte ad una situazione che riteniamo di
eccezionale gravità : la costruzione di una nuova base di guerra nell’area
aeroportuale di Vicenza “ Dal Molin”.
Il
gruppo di lavoro "Epidemiologia e guerra" dell'Associazione Italiana di
Epidemiologia riconosce nelle iniziative
di
informazione promosse dagli operatori sanitari di Vicenza contro la
realizzazione della nuova base militare al Dal Molin, un ottimo esempio di
promozione della pace e di difesa dell’integrità ambientale del proprio
territorio in rispetto degli obblighi professionali della categoria. E dichiara
che "La prevenzione della
guerra è compito dell’intera società, ma chi esercita una professione sanitaria
ha una scusa in meno per non impegnarsi in quanto la guerra rappresenta, più di
molte altre cause di malattie e morte, un importante fattore di rischio per la
salute pubblica mondiale. Infatti nessun altro fenomeno sociale o sanitario è in
grado, al pari della guerra, di interferire negativamente su tutti i
determinanti della salute". I No grazie pago io! aderiscono all'appello
insieme ad altri gruppi di medici italiani.
- latte contaminato in Cina, uno scandalo che parla
anche d'altro
La morte di 4 bambini e l'intossicazione di decine di
migliaia di piccoli per un latte contaminato in Cina, ha
giustamente scandalizzato l'opinione pubblica ed ha attirato per qualche giorno
l'attenzione dei mezzi di comunicazione. Ma è stata anche l'occasione per
renderci conto dell'insicurezza di tanti altri cibi, non solo in Cina e non solo
per i bambini, nell'economia globalizzata e senza scrupoli in cui
viviamo, alla ricerca sfrenata di materie prime a basso costo, incurante delle
conseguenze per la salute chi consuma il cibo. Una riflessione sfuggita ai più,
ci viene da IBFAN (International Baby Food Action Network) Italia, che ricorda le gravi responsabilità del mercato con
la compiacenza dei governi che permettono la pubblicità del latte artificiale.
"Diminuisce di conseguenza l’allattamento al seno - dice la nota di IBFAN -
aumentano morte e malattia. E noi zitti. Ci svegliamo solo quando un incidente
alla melamina interrompe la “normalità” dei quotidiani attentati contro il latte
materno e dei conseguenti 50.000 mila morti l’anno. In Cina. Nel mondo ben oltre
un milione".
- Ospiti e fantasmi: nuovi retroscena della vicenda Vioxx
Su JAMA del mese di agosto sono state pubblicate
una serie di lettere sconcertanti sui retroscena della vicenda Vioxx, già in
parte illustrati e commentati nel mese di aprile sulla stessa rivista con
un'editoriale di fuoco a firma del direttore DeAngelis. E' venuto infatti alla
luce un panorama inquietante. Dagli "autori fantasma" alla manipolazione di
dozzine di studi per
promuovere il rofecoxib nascondendo dati cruciali sulla sicurezza. L'editoriale
sottolinea che tutto ciò può
avvenire solo per tacito
consenso di tutta la catena dei soggetti coinvolti (autore, editore, revisori)
e giustamente ricorda
che tale malcostume non è imputabile certo ad una sola compagnia farmaceutica. Le
conclusioni non possono che trovarci in perfetto accordo: "i medici devono
essere liberi dall' influenza finanziaria delle ditte farmaceutiche e di
apparecchiature medicali, incluso l'essere relatori in manifestazioni
sponsorizzate e l' accettare omaggi o regali". Questo è ciò che prevedono le
regole dei NoGrazie.
I NoGrazie hanno spedito una lettera aperta ai
giornali per chiedere trasparenza sulla vicenda AIFA (Agenzia Italiana del
Farmaco) e la rimozione del suo dirigente Nello Martini e per allertare sui
pericolosi cambiamenti ventilati dal governo per la nuova struttura dell'Agenzia
italiana del Farmaco che ne indebolirebbero il potere. Senza dimenticare il
dubbio del conflitto di interesse rappresentato
dal fatto che la moglie del Ministro del welfare-salute, sia il Direttore
generale di Farmindustria, associazione che promuove gli interessi
dell'industria farmaceutica. Ce n'è abbastanza per intravedere motivi di grave
pericolo per la salute dei cittadini italiani. E' sorprendente che
riviste straniere come Nature e il British Medical Journal abbiano
dato maggiori informazioni sul caso, che non la stampa e la televisione
nazionali.
Finora hanno aderito alla lettera 150
professionisti italiani e stranieri e le adesioni continuano. Chi desidera
aderire può scrivere a luisegra@tin.it
- vaccinazione contro il papillomavirus, pensiamoci bene
Un articolo di Charlotte J Haug sul New
England Journal of Medicine, ripropone le criticità collegate alla
vaccinazione contro il papillomavirus. Dalle insufficienti evidenze
sull'efficacia del vaccino sul tumore, alla "precoce" autorizzazione del
Gardasil, alla possibile pressione selettiva sugli altri HPV oncogeni, fino alla
difficile valutazione costo/efficacia collegata all'incertezza dei risultati. La
Haug conclude che ci sono buoni motivi di cautela per l'introduzione su larga
scala della vaccinazione, sarebbero necessari ulteriori studi per ottenere
conoscenze più solide piuttosto che prendere decisioni basate su assunzioni non
ancora provate.
- le pressioni
dell'industria spingono il vaccino contro il papillomavirus
Un articolo di Elisabeth Rosenthal sul
New York Times del 19 aogsto, illustra la pressione esercitata
dall'industria per promuovere il vaccino contro il papillomavirus negli
USA. Attraverso la pubblicità inserita nei programmi televisivi più
seguiti, i finanziamenti a gruppi di pazienti e di donne, agli esperti in
campo medico, ai
lobbisti e alle organizzazioni politiche interessate all'argomento. La
Rosenthal snocciola le cifre della campagna aggressiva portata avanti dalla
Merck, rivelando anche le spese per i relatori, le conferenze e i pranzi
offerti a medici e infermieri. Le svariate interviste riportate
nell'articolo, riferiscono le preoccupazioni di alcuni ricercatori per
l'eccessiva pressione dell'industria e l'introduzione troppo rapida del
nuovo vaccino, e le giustificazioni di chi l'ha decisa e di chi la sta
promuovendo. Tutto questo negli USA. E in Europa? E in Italia?
La rivista Nature racconta, in una breve nota del
numero di agosto, le tristi vicende della sanità italiana, dai fatti
sconvolgenti di Poggiolini e De Lorenzo, fino all'ultimo episodio - tuttora
oscuro - che ha portato alla rimozione del dirigente dell'AIFA (Agenzia italiana
del farmaco), Nello Martini, apprezzato e stimato per la sua conduzione
dell'Agenzia. La nota, intitolata "Clean hands please", solleva -
tra l'altro - l'ombra di un possibile conflitto di interessi dovuto al fatto che
la moglie del Ministro del Welfare ricopre l'incarico di Direttore generale di
Farmindustria. Un'ombra che va ad aggiungersi alle tante altre ombre che
circondano questa vicenda. Da un'agenzia di stampa di Adnkronos, risulta che la
senatrice Francesca Marinaro del PD, avrebbe fatto un'interrogazione in
proposito di cui non si conoscono gli esiti.
Certo è avvilente (e preoccupante) che i medici e
i cittadini italiani vengano informati da Nature (ma quanti la leggono?), invece
che dai mezzi di comunicazione nazionali. La stampa e la televisione italiane
hanno dato informazioni scarne e sibilline senza darci modo di capire cosa sia
successo nel "Palazzo".
Il sito di Dialogo sui farmaci ha fatto un ottimo
lavoro di rassegna stampa, ci si può trovare anche la nota di Nature.
- vaccinare contro il papillomavirus, una speranza qualche
dubbio
La trasmissione Falò della televisione svizzera
italiana, ha mandato in onda il 28 agosto un servizio sulla vaccinazione contro
il papillomavirus. Diversi cantoni della Svizzera hanno programmato per
settembre l'inizio dell'offerta del vaccino a tutte le ragazze tra gli 11 e i 19
anni. Nel servizio sono riportate le interviste a diversi soggetti coinvolti
nella strategia vaccinale, dai funzionari pubblici ai medici, alle stesse
ragazze che esprimono i loro diversi pareri. Di particolare interesse,
l'intervista ai ricercatori finlandesi che raccontano perchè in Finlandia la
decisone su questa vaccinazione è diversa da quella di tutti gli altri paesi del
mondo. Per disporre di conoscenze solide sull'efficacia del vaccino, che oggi
sono insufficienti, stanno svolgendo un grande studio di popolazione a lunga
scadenza, che coinvolge decine di migliaia di ragazze in parte vaccinate e in
parte no, che permetterà di prendere decisioni in base ai dati.
Anche in
Colombia e in 5 paesi della Regione
Andina, il 1° di luglio 2008, è partita l'iniziativa
NoGracias. Il loro obiettivo è modificare i rapporti tra Industria farmaceutica,
Amministrazione pubblica e Professionisti della salute, garantendo innanzi tutto
la trasparenza.
Salutiamo con
gioia i nuovi amici del Sud America che si aggiungono alla famiglia sempre più
numerosa dei Nograzie nel mondo.
E’ permesso ad un medico di famiglia, senior
lecturer in general practice alla Queensland University (Australia), criticare
il marketing di un farmaco al cui sviluppo ha partecipato la stessa Università ?
Il dott. Andrew Gunn, presentandosi con i suoi titoli
universitari, in una trasmissione radiofonica sul marketing farmaceutico, di
passaggio ha commentato in maniera critica alcuni aspetti commerciali del
vaccino contro il cancro della cervice, Gardasil. L’Università, che ha una
partnership con CSL, la ditta farmaceutica con la quale ha contribuito a
sviluppare il vaccino, ha sostenuto che il dr. Gunn avrebbe dovuto tenere conto
di questo fatto e chiarire che la sua era un’opinione personale non in linea con
la politica ufficiale dell’Università. [continua]
C’è il dubbio che l’uso a lungo termine dei
bifosfonati per l’osteoporosi possa in realtà, in un piccolo numero di pazienti,
indebolire l’osso.
Solleva il problema Tara Parker-Pope in un
articolo sul New York Times, riprendendo una serie di segnalazioni (una
pubblicata sul Journal of Orthopaedic Trauma) che riguardano un raro tipo di
frattura che spezza di netto il femore al terzo superiore in assenza o con
minimo trauma.
Di solito questo tipo di frattura capita negli
incidenti stradali oppure negli anziani fragili, mentre queste segnalazioni si
riferiscono a donne che hanno usato i bifosfonati per 5 o più anni (nello studio
citato la durata media del trattamento era stata di 6,9 anni).
“Siamo rimasti sconvolti appena abbiamo sentito
che l’American Academy of Pediatrics ha raccomandato che dei bambini di 8 anni
debbano prendere dei farmaci per abbassare il loro colesterolo e che lo debbano
fare per tutta la vita. Dopo avere letto il documento, siamo maggiormente
sconcertati dalle implicazioni che questo documento ha sulla salute dei
bambini.” Così inizia l’editoriale che il New York Times dedica alla raffica di
critiche che ha colpito la decisione dell’American Academy of Pediatrics e
l’American Heart Association, di raccomandare le statine per i bambini di 8 anni
con alte concentrazioni di colesterolo LDL e per quelli di 2 anni con fattori di
rischio cardiovascolare maggiori.
L’editoriale del NYT è stato ripreso da un
articolo analitico del BMJ (BMJ 2008;337:a813).
L’iniziativa - soprannominata “Piazza pulita” -
nasce da un operatore amministrativo di ospedali e cliniche del Minnesota che,
all’inizio di quest’anno, riempì 20 carrelli della spesa con gingilli delle
industrie di farmaci e li spedì nel Camerun. L’idea per la raccolta venne dal
dipartimento per il marketing del Sistema Sanitario dopo che un gruppo di medici
redasse delle nuove linee guida etiche che proibivano di accettare regali dalle
industrie di farmaci o di utilizzare oggetti con i loro loghi.
Il CSPI (Center for science in the public
interest)
chiede che
editori e riviste medico scientifiche adottino uno standard comune per la
trasparenza riguardo al conflitto di interesse economico di autori, editori, e
gruppi di peer review. Questo gruppo no profit che monitora anche l’influenza
delle corporazioni sul mondo scientifico, ha sviluppato un modello di policy sulla trasparenza, con Barnett S Kramer, Thomas F Babor
e Wendy Cowles Husser, rispettivamente delle riviste National Cancer Institute,
Addiction, Journal of the American College of Surgeons; e Arthur Caplan e
Jonathan Moreno, entrambi bioetici della University of Pennsylvania.
Gli opinion leaders sono esperti indipendenti o
rappresentanti del farmaco sotto mentite spoglie? A chiederselo è Ray Moynihan
in un articolo comparso sul BMJ alla fine di giugno. Kimberly Elliott -
rappresentante di diverse multinazionali del farmaco per circa 20 anni -
intervistata dal BMJ, dichiara che gli opinion leaders sono dei veri e propri
"venditori" per
le case farmaceutiche che controllano accuratamente il ritorno del loro
investimento. Seguono l'andamento delle prescrizioni prima e dopo le
loro presentazioni e se un relatore non determina il risultato
che la compagnia si aspettava - dice Ms Elliott - non viene più invitato a parlare. Quali soluzioni
si possono trovare per questo fenomeno che ha ormai dimensioni globali? La
trasparenza prima di tutto. Bisogna che i relatori dichiarino i finanziamenti ricevuti
dall'industria.
Sullo stesso numero del BMJ, Charlie
Buckwell e Giovanni Fava esprimono i loro
pareri opposti su questo argomento.
I principali opinion leaders sicuramente
sosterranno, con tono risentito, che le loro opinioni non sono influenzate dagli
onorari e dall’ospitalità offerti dall’industria. In alcuni casi questo può
essere vero. Così inizia la lettera di Adriane Fugh-Berman pubblicata sul BMJ
del 19 luglio(BMJ 2008;337:a789). Secondo un informatore
anonimo proveniente dall’interno dell’industria intervistato da PahrmedOut - un
progetto che la Fugh-Berman dirige personalmente, finanziato con fondi pubblici
- la caccia ai medici universitari viene iniziata, da parte dell’industria, fin
dai primi anni della loro carriera. Alcuni di questi opinion leaders non si
rendono sinceramente conto dei messaggi di marketing che stanno disseminando.
Per esempio la convinzione di un opinion leader che una certa malattia venga di
solito sottodiagnostica e sottotrattata, o che sia più grave di quanto di solito
si creda, può allinearsi perfettamente con gli obiettivi di marketing di
un'industria, anche se non vengono mai menzionati farmaci. La Fugh-Berman
conclude che la maggior parte degli “esperti” sono in realtà i principali
opinion leaders di un’azienda. I meeting medici vengono organizzati in modo tale
che ci si limiti a parlare delle terapie a più alto profitto e che ogni voce non
sponsorizzata dall’industria venga emarginata.
Nel 2007 la lobby farmaceutica ha speso 168
milioni di dollari, il 32% in più del 2006; se si mettono insieme anche gli
investimenti dei fabbricanti di dispositivi medicali e di altri prodotti
sanitari la spesa totale per attività di lobbying è superiore a 189 milioni, il
triplo del 1998.
Negli ultimi 10 anni la cifra totale ha superato
la somma di un miliardo di dollari.
Questo fiume di denaro ha permesso nel 2007 di
riuscire ad estendere due leggi controverse e a bloccare gli sforzi del
Congresso di limitare i mezzi pubblicitari per i farmaci da prescrizione.
[continua]
giugno
2008
- un'altra lettera aperta sul vaccino antiHPV
Mario Delfino (Professore associato di
dermatologia, Università degli Studi di Napoli Federico II) ha inviato una
lettera aperta sul vaccino antiHPV, all’Assessore alla Sanità ed ai Presidenti
degli Ordini dei Medici della Regione Campania. La lettera è intitolata "Una
vaccinazione per le bambine ancora discutibile". Dice Delfino "Un esperimento di
massa ad alto costo su bambine ignare e su genitori incoraggiati dal Ministro
della salute che scrive loro di voler “garantire alle figlie un futuro di
felicità e salute”. E continua "Le ricerche vanno fatte, ma anche da Enti di
ricerca autonomi ed indipendenti, con risorse messe a disposizione da Enti
pubblici e, nel caso specifico, per un tempo adeguato, su gruppi selezionati di
soggetti e seguiti a lungo nel tempo. Le risorse attualmente impegnate per tale
vaccinazione, che sembra a prevalente vantaggio delle ditte produttrici,
andrebbero meglio impiegate da un lato per proseguire tali ricerche e dall’altro
per potenziare gli screening di massa, mediante pap-test, delle popolazioni
femminili realmente a rischio".
A seguito della recente scadenza brevettuale e
conseguente commercializzazione di farmaci equivalenti, amlodipina (Pfizer) e
ramipril (Sanofi-Aventis), sono stati inviati a tutti gli iscritti alla
newsletter di Medkey (gruppo EDRA) messaggi fuorvianti o per lo meno
inquietanti, circa i presunti vantaggi del brand rispetto all’equivalente. Due
esempi di come Big Pharma tenta di difendere un marchio. Nel primo caso è stata
usata l'abilità di un grafico (pubblicitario?) che faceva risaltare l'unicità
del prodotto originale rispetto alle "imitazioni", nel secondo si fa invece
riferimento ad una revisione pubblicata su Drug R&D inducendo una valutazione
gravemente erronea sulla qualità dei generici. La segnalazione all'Agenzia
Nazionale del Farmaco (AIFA) ha portato alla rimozione dell'articolo dal sito.
Sono stati pubblicati di recente due studi
sull'appropriatezza della pubblicità dei farmaci sulle
riviste mediche. In particolare Spielmans e coll. (Università del Minnesota)
hanno esaminato l'accuratezza di 69 pubblicità di antipsicotici e Montgomery e
coll. hanno indagato 113 pubblicità di anti-ipertensivi comparse su 4 riviste mediche australiane. Nelle pubblicità
degli antipsicotici, gli autori hanno riscontrato difficoltà nel rintracciare le
fonti bibliografiche, che nel 50% dei casi non erano raggiungibili. Per gli antipertensivi, nessun tiazidico era stato esplicitamente
suggerito come prima scelta, nonostante le forti evidenze di efficacia e di
costo/efficacia di questo tipo di diuretici. Gli effetti collaterali erano
riportati ma confinati in carattere piccolo. I risultati di queste ricerche
chiamano in causa la normativa sulla pubblicità dei farmaci e la necessità di
attente verifiche.
L'editoriale di Guglielmo Ragozzino sul Manifesto del
10 giugno ("La medicina degli affari") commenta le gravissime accuse a carico di alcuni medici della
Clinica S. Rita di Milano. Sono 14 le ordinanze di
custodia cautelare emesse. Si parla di interventi chirurgici inutili e dannosi e
addirittura di morti. E il motivo sarebbero gli ingenti guadagni che ne
sono derivati. Emerge - come dice Ragozzino - "un atteggiamento ancora
più avido di quello di un tempo" nel quale i pazienti diventano "corpi da
sfruttare al massimo e poi espellerli. Meglio vivi che morti, perchè potranno
servire un'altra volta, ma anche morti va bene lo stesso, una volta esaurita la
serie di esami costosi spesso inutili e di operazioni crudeli". Stiamo
parlando di
persone inermi che si sono affidate fiduciose alla "cure" dei medici ...
Un
fatto che scuote profondamente, soprattutto noi medici, per la crudeltà dimostrata
proprio da chi dovrebbe
fare della pietà e dell'altruismo la norma principale della sua professione.
- Giulio Formoso agli incontri in biblioteca di
Vicenza
"Pacchetti (informativi) regalo?" è il
titolo del prossimo incontro nella Biblioteca dell'Ospedale S. Bortolo d
Vicenza, che avrà come ospite Giulio Formoso. Dirigente Farmacista e
Farmacoepidemiologo, ha conseguito un Master in Public Health e un Certificate
in Health Communication presso la Johns Hopkins University di Baltimora (USA).
E’ vicedirettore di “Pacchetti Informativi sui Farmaci – CeVEAS” che dal 2006 fa
partediISDB (International Society of Drug
Bulletins).
Secondo Roberto Alfieri,
docente di
Progettazione e organizzazione dei servizi sanitari presso la facoltà di Scienze
della formazione dell'Università di Bergamo, la vaccinazione contro l'HPV è una
scelta da ripensare. "Le incertezze e le contraddizioni degli studi, le
incertezze sull'opportunità economica, sulla sicurezza e l'accettabilità del
vaccino, dovrebbero
indurci a sospendere la scelta - scrive Alfieri - in attesa di ulteriori
risultati che potranno arrivare solo attraverso la conduzione di ricerche
indipendenti per non essere costretti né a "tirare a indovinare" né a realizzare
con grande superficialità un'enorme sperimentazione di salute pubblica". E
conclude: 'Se queste sono le modalità impiegate nelle decisioni di politica
sanitaria, che dovrebbero distinguersi per il loro livello di approfondimento e
caratterizzarsi per la loro appropriatezza, quanto rigore possiamo pretendere
riguardo alle decisioni assunte al letto dei malati?"
- Maria Font e Vitaliano Trevisan agli
incontri in biblioteca di Vicenza
La biblioteca dell'Ospedale S. Bortolo di Vicenza
allarga l'orizzonte dei suoi incontri con Vitaliano Trevisan,
scrittore, attore e sceneggiatore teatrale e cinematografico
che il 7 maggio parlerà di 'Scrittura e malattia'.
Il 14 maggio si discuterà su 'Quale ruolo per l'informazione indipendente'
insieme a Maria Font, presidente dell'ISDB (International
Society of Drug Bulletins)
e vice-direttore di Dialogo sui farmaci bimestrale indipendente di
informazione e aggiornamento sanitario della ASL 20 di Verona.
E' nato in Olanda Gezonde scepsis (Healthy
Skepticism), che si propone di svolgere una serie di indagini: sui fattori
che influenzano la prescrizione, la trasparenza dei siti web, l’educazione e la
formazione medica, gli opinion leaders, e lo stato dell’arte della pubblicità
diretta al pubblico. Nel frattempo ha lanciato una campagna ‘pen amnesty’
simile a quella dei No free lunch di NY, che consiste nel sostituire le
biro regalate ai medici dalle case farmaceutiche, con biro di Amnesty
International. Un altro progetto in corso è la realizzazione e l’implementazione
di un programma di formazione nelle Università olandesi sulle tattiche di
marketing dell’industria del farmaco.
E' difficile che un medico si renda conto
dell'influenza invisibile che può essere presente nella formazione sponsorizzata
dalle case farmaceutiche. Le
informazioni diffuse dal programma Backround Briefing organizzato dalla
Australian Broadcasting Corporation (www.abc.net.au/m/backgroundbriefing/),
riprese e commentate da Ray Moynihan in un recente articolo sul BMJ,
offrono un raro sguardo dietro le quinte.
A quanto pare non è insolito che le compagnie del
farmaco suggeriscano gli oratori degli eventi formativi, anche se questi vengono
proposti ai medici rassicurandoli che i contenuti sono indipendenti
dall’influenza delle industrie.
Des Spence dei No free lunch
del Regno Unito non ha dubbi: gli eventi sponsorizzati sono “marketing
mascherato da formazione”. E David Blumenthal dell'Università di Harvard,
si chiede “Per quale motivo una compagnia che si basa sul profitto, almeno in
questo paese (gli Stati Uniti), dovrebbe investire più di un miliardo di dollari
all’anno nella formazione medica senza guadagnarci niente in cambio?”. La
proposta di Blumenthal è la creazione di un “blind trust” per finanziare la
formazione a livello istituzionale, mentre Peter Mansfield di Healty Skepticism,
suggerisce che la formazione medica venga finanziata attraverso la tassazione
pubblica, istituendo una selezione competitiva delle proposte. Attualmente le
Istituzioni sembrano disinteressate a garantire l’indipendenza degli eventi
formativi. Forse le recenti rivelazioni arrivate dall’Australia, renderanno più
stringente la necessità di ottenere maggiore indipendenza per la formazione, o
almeno maggiore trasparenza.
Grazie a un emendamento presentato dal senatore
Mark Montigny e approvato dal Senato, la Legge di Riforma dell’assistenza
sanitaria del Massachusetts proibirà ogni tipo di regalo da parte delle
industrie farmaceutiche e dei produttori di dispositivi medicali agli operatori
sanitari. Il divieto impone che tutte le transazioni tra operatori della salute
e industrie farmaceutiche e di dispositivi medicali siano di dominio pubblico e
necessitino di autorizzazione.
“Questo è per proteggere la sacra relazione medico-paziente", dice il senatore
Montigny. ... [continua]
- Giorgio Bert agli incontri in biblioteca di
Vicenza
"Medico e paziente, chi è che racconta le
storie?" Questo è il titolo dell'incontro con Giorgio Bert ospite del prossimo
incontro nella biblioteca dell'Ospedale S. Bortolo di Vicenza, l'8 aprile. Sulla
locandina dell'incontro si legge:
“…La medicina narrativa
non è una disciplina, ma un atteggiamento mentale del medico, una mappa per
scoprire un territorio vasto, affascinante e in gran parte ancora ignoto: il
mondo dell’altro,del paziente. Ciò richiede competenze che hanno a che fare con
la relazione. E poiché la relazione consiste in uno scambio di “narrazioni”,è
opportuno che il medico apprenda a leggere le narrazioni dell’altro e a scoprire
il mondo di significati,convinzioni e miti che fanno del paziente (come di ogni
persona) un’entità unica e irripetibile…” ( G.Bert, “ Medicina
narrativa,storie e parole nella relazione di cura” Il Pensiero Scientifico
Editore, 2007).
Bolzaneto insegna molte cose, dicono Di Girolamo,
Martino e Spada del Centro di Salute internazionale dell'Università di Bologna.
Il loro articolo pubblicato su Aprile online il 20 marzo u.s., non si
limita a denunciare la gravità dei fatti accaduti a Bolzaneto, che si
configurano come tortura, ma punta l'indice sul coinvolgimento dei medici nelle
violenze o sul loro silenzio complice. Un comportamento in stridente
contraddizione con l'imperativo etico che invece dovrebbe guidare la nostra
professione: la difesa della salute delle persone e quindi la difesa strenua dei
loro diritti. Perchè senza rispetto dei diritti, non ci può essere salute.
Facciamo nostre le loro conclusioni: "Bolzaneto ci insegna che i germi della
dittatura sono presenti nelle nostre istituzioni e che la nostra società, a
cominciare dai sanitari, non è capace di reagire. Probabilmente come medici,
l'atto più importante che possiamo compiere per la tutela della salute è
ricominciare a considerarci soggetti civici attivi, capaci di determinare e
plasmare, attraverso le nostre pratiche, i processi di ordine politico,
economico e sociale che sono i determinanti principali di malattia dei nostri
pazienti. Dobbiamo, insomma, rivendicare il "diritto di rifiutare che tra giusto
e sbagliato si possa scegliere solo l'inevitabile e non il necessario".
il 26 marzo verrà presentata pubblicamente la
"piattaforma" spagnola Nogracias. Analogamente ad altri gruppi come il nostro, i
No free lunch, Healthy Skepticism, i Nogracias vogliono
"sensibilizzare la società, e in particolare il
settore sanitario (amministrazione, professionisti e pazienti) con l’obiettivo
di modificare il rapporto attuale con l’industria farmaceutica. La “piattaforma”
propone un nuovo quadro etico che permetta di valorizzare l’esercizio
professionale, l’uso dei farmaci e il buon governo delle istituzioni pubbliche".
E' intitolato così l'editoriale
dell'ultimo numero di Dialogo sui Farmaci, che ripropone le perplessità sulla
decisione riguardo alla vaccinazione antipapillomavirus. "Un
caso emblematico di farmaci potenzialmente innovativi con tante attese e
investimenti alle spalle (in ricerca e sviluppo ma anche tanto in promozione),
per i quali tuttavia le evidenze sono ancora limitate e il costo
d’implementazione delle campagne vaccinali, sicuramente elevato".
Un lettera di Franco Romano, illustra con
chiarezza i tanti dubbi sulla vaccinazione.
il 28 marzo a Ferrara si terrà un pubblico
dibattito su "Giornalismo e legalità: aspetti e vicende di un mestiere a
rischio", presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, organizzato da Comune, ARCI
e Associazione Stampa. Paolo Barnard sarà uno dei tre giornalisti che
racconteranno la loro esperienza, insieme a Roberto Mancini e Carlo Vulpio. Come
dice la locandina dell'incontro
"La rete e i canali di diffusione delle notizie si sono
moltiplicati ma temi e qualità delle cronache sono diventati monopolio dei
poteri economico-finanziari e politici che gestiscono questi canali
comunicativi-informativi, quantomeno i più importanti. Il mestiere del
giornalista può essere definito “a rischio” per diverse ragioni".
- Mauro Miselli agli incontri in biblioteca di Vicenza
Mauro Miselli è l'ospite del prossimo incontro
nella biblioteca dell'Ospedale S. Bortolo di Vicenza, il 12 marzo. Parlerà di
"Ricerca, registrazione, informazione sui farmaci: una coerenza possibile?".
Miselli è
farmacista e farmacologo, fa parte - dal 1980 -
del Comitato di Redazione della rivista “Informazioni sui farmaci”delle Farmacie Comunali Riunite di
Reggio Emilia. “Informazioni sui farmaci” è la prima rivista italiana
indipendente nata nel 1977, è membro fondatore della ISDB, International
Society of Drug Bulletins, sorta sotto l’egida
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1985.
Scriviamo tutti a Report per chiedere che
trasmettano come è andata a finire l'inchiesta sul mercato sui farmaci,
come fanno per altre. Cosa è successo dopo quella puntata? Paolo Barnard
lo racconta in una video intervista a Arcoiris.
Chiunque voglia scrivere a Report può copiare la lettera qui sotto e spedirla all'indirizzo indicato.
- Paolo Barnard denunciato dopo la trasmissione di Report
Paolo Barnard è stato denunciato per l'inchiesta sul mercato dei
farmaci trasmessa su Report nel 2001 e ripetuta nel 2003, per la rilevanza
della tematica. Lui stesso avverte
di quanto accaduto in una lettera aperta pubblicata da diversi siti internet. La
vicenda è aggravata dal fatto che la RAI, servizio pubblico finanziato con il
canone dai cittadini, non ha difeso Barnard dalle conseguenze legali subite per
aver esposto con chiarezza fatti veri che devono essere conosciuti dai
cittadini stessi.
Il nostro Gruppo (Nograzie) gli ha espresso solidarietà e
sostegno. Abbiamo scritto anche ai vertici RAI per
sollecitarli a difendere Paolo Barnard in modo efficace.
Alex Zanotelli e Gherardo Colombo hanno espresso
il loro parere sulla vicenda, riconoscendone la gravità.
- Roberto Satolli agli incontri in biblioteca di Vicenza
Continua la serie di incontri dedicati alle
riviste italiane aderenti alla ISDB
http://www.isdbweb.org/pag/index.php (International Society of Drug
Bulletins). L'ospite del 22 febbraio sarà Roberto Satolli, che si dedica da
tempo al giornalismo scientifico dopo aver fatto il medico per un decennio.
L'argomento di discussione è particolarmente interessante e spesso
dimenticato. "Medicina e potere: la definizione delle malattie". Un tema
sollevato in Italia da Giulio A. Maccacaro tra gli anni '60 e '70, che ha
assunto con il tempo connotati ancora più complessi, certamente da approfondire.
- una proposta che mette a rischio la salute dei cittadini europei
Una proposta di legge della Commissione europea,
pubblicata il 7 dicembre 2007, prevede una modifica delle regole della
farmacovigilanza in Europa, che creerebbe gravi pericoli per la salute pubblica.
Con il pretesto di semplificare le procedure
amministrative e "razionalizzare il sistema", in realtà la proposta della
Commissione indebolisce il sistema di farmacovigilanza.
Health Action
International (HAI), la Società internazionale dei bollettini sui farmaci
(ISDB) e Medicines in Europe Forum, hanno prodotto un documento che spiega i
termini della questione e fa controproposte concrete.
- a Brescia con Medicina Democratica si parla di papillomavirus
Medicina Democratica ha organizzato un incontro
con le famiglie per parlare di papillomavirus e del vaccino che presto verrà
offerto alle bambine di 11 anni.
Sono state illustrate le tante incertezze
collegate alla vaccinazione, le conoscenze limitate a soli 5 anni di
sperimentazione, a fronte del lungo tempo di latenza (20-30 anni) dall'infezione
alla possibile comparsa del tumore. Quanto saranno protette le bambine vaccinate
a 11 anni? Dovranno fare richiami? E i richiami saranno utili se nel frattempo
dovessero calare le difese e incontrassero il papillomavirus? Come ci ha
ricordato Michele Grandolfo (ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità)
dalle pagine di Repubblica, che si chiede anche se le ingenti risorse necessarie
per la vaccinazione, verranno distolte da altre attività. Quali? E in base a
quali priorità? E il Pap-test verrà incentivato come sarebbe necessario,
ancor più necessario dopo l'introduzione del vaccino? Tante domande e
poche risposte. E la lettera aperta dell'APeC (Associazione Pediatria di
Comunità) ai Ministri Turco e Padoa Schioppa sembra essere caduta nel vuoto
(vedi news di ottobre 2007). Intanto il Center for Disease Control europeo (ECDC)
ha emanato le sue indicazioni per l'introduzione del vaccino, mentre la scelta
della Finlandia, la più condivisibile, è rimasta unica. Viste le tante lacune
conoscitive sul vaccino "per non tirare a indovinare", la Finlandia sta
svolgendo un grande studio di popolazione su 22.000 adolescenti che terminerà
nel
2020. Che fretta c'è visto che oltre a tutto disponiamo di
uno strumento come il Pap-test, di sicura efficacia contro i tumori causati da
tutti gli HPV non solo quelli contenuti nel vaccino?
Da anni le statine sono al centro di un vivace
dibattito su quanto e quando servano veramente. Giovanni Peronato ha scritto una
breve sintesi dei fatti e delle evidenze disponibili.
- arriva la pandemia ... un'altra simpatica storia del Generale Sun Tzu
Sulla newsletter di gennaio di Attenti alle
bufale un'altra avventura del Generale Sun Tzu e del fido colonnello Ju Ji
Tzu. Questa volta sono stati invitati a un seminario a Bethesda (a un tiro di
schioppo da Washington) dall'OMS e dall'FDA per discutere di antinfluenzale e di
pandemia ... i nostri omaggi Signor Generale!
- Maurizio Bonati agli "incontri in biblioteca" di Vicenza
Il 13 febbraio 2008, l'ospite degli incontri nella
Biblioteca dell'Ospedale S. Bortolo di Vicenza, sarà Maurizio Bonati,
Responsabile del Laboratorio per la Salute Materno-Infantile dell’Istituto Mario
Negri di Milano e Direttore della rivista “Ricerca e Pratica”. Si tratta infatti
del primo incontro dedicato alle riviste italiane aderenti alla ISDB
http://www.isdbweb.org/pag/index.php (International Society of Drug
Bulletins): Ricerca e Pratica, Informazioni sui farmaci, Dialogo sui Farmaci, Focus.
"L'Unico uovo approvato dalla Fimp", così dice la
pubblicità di una nota azienda ovicola. La Federazione Italiana Medici Pediatri
(Fimp), sindacato di categoria, non è nuova a queste "sponsorizzazioni", anni fa
toccò a una marca di occhiali da sole per bambini, iniziativa che provocò vivaci
proteste degli stessi pediatri. Questa volta sono insorti anche i
veterinari e i consumatori. Aldo
Grasselli, segretario nazionale del Sivemp, sindacato italiano dei veterinari
pubblici, invoca l'intervento dell'Antitrust perchè verifichi come mai un
prodotto già dichiarato idoneo dai veterinari diventi per la Fimp "ancora più
idoneo". Molti pediatri hanno criticato duramente questa scelta e Amedeo
Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici non trova
opportuno che un'associazione sindacale di professionisti spenda la propria
sigla per una campagna pubblicitaria. Le associazioni dei consumatori dubitano
che il giudizio sull'uovo pubblicizzato sia frutto di una valutazione asettica,
ma che possa esserci qualche interesse e considerano il fatto
una forma di pubblicità al limite dell'ingannevolezza.
L'azienda che ha ottenuto la
certificazione dichiara che con la Fimp vi è un rapporto di collaborazione che
va avanti da più di due anni. Alle
accuse, il sindacato pediatrico ha risposto rivendicando la validità scientifica
del "bollino" accordato alle "Ovito", ma alla fine ha preferito ritirare la
sponsorizzazione in accordo con l'Azienda.
- Burundi: chi non paga le cure finisce in detenzione
L'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG,
www.saluteglobale.it) ci informa che
in Burundi - uno dei paesi più poveri del mondo - chi non può pagare la retta
dell'ospedale, viene costretto in detenzione nell'ospedale stesso, in ambienti
sovraffollati, con cibo scarso, pessima igiene e ... nessuna cura.
I rappresentanti delle Associazioni per i diritti
civili (Human Health Watch, Association for the Promotion of Human Rigths and
Detained Persons) che raccontano questa incredibile situazione in un articolo di
Heath Policy and Planning (1), riferiscono che se durante la detenzione qualcuno
muore, l'ospedale trattiene la salma finchè i familiari non pagano! Pare che la
situazione sia leggermente migliorata dopo il maggio 2006, quando il governo ha
stabilito l'esenzione della retta per le donne in gravidanza e i bambini più
piccoli.
Come commenta Gavino Maciocco, Presidente dell'OISG,
"Si sapeva che - in gran parte del mondo - le persone per curarsi (quando si
curano) si indebitano e vendono quanto hanno di più prezioso. Ma che i malati
poveri e insolventi finissero in detenzione (con tutte le conseguenze del caso),
questo non si era mai visto. C'è una diretta responsabilità del governo del
Burundi, ma anche della comunità internazionale che non può accettare una così
vergognosa violazione dei diritti umani".
1) Juliane
Kippenberg, Jean Baptiste Sahokwasama and Joseph J Amon, Detention of insolvent
patients in Burundian hospitals, Health Policy and Planning 2008;23:14–23
Gli studenti di Medicina di Bologna del Gruppo
Prometeo, hanno organizzato l'11 dicembre u.s., una serata al cinema Lumière per
discutere, insieme agli autori - Michele Mellara e Alessandro Rossi - "Le vie
dei farmaci", premiato come miglior documentario italiano a Torino CinemAmbiente
2007.
I Nograzie sono stati invitati a portare il loro
contributo sul tema. Era presente anche Angelo Stefanini (Università di Bologna,
corso di Salute Globale).
Il documentario è mirato prevalentemente alla
drammatica ricaduta delle strategie di marketing delle multinazionali del
farmaco, sulla salute di chi vive nei paesi poveri. Non a caso è stato
prodotto in collaborazione con Medici Senza Frontiere. Ma tocca tutti i
punti critici del mercato dei farmaci, in modo brillante e ironico.
Abbiamo proposto agli autori di fare il
prossimo documentario su cosa sta accadendo nei Paesi ricchi, per completare
lo scenario mondiale.
Speriamo che Mellara e Rossi accolgano la
proposta. Potrebbero essere, come ha commentato Stefanini i nostri "Michael
Moore italiani" .
Un bollettino periodico prodotto dai farmacisti
del Dipartimento del Farmaco della USL11 di Empoli per la diffusione interna di
informazioni sui farmaci e sulle attività del Dipartimento. In questo numero, si
parla di Disease mongering, di effetti collaterali, di interazione tra
alcuni farmaci e di altro ancora.
- i medici spagnoli chiedono una pausa di riflessione sul vaccino anti-HPV
Sono ormai più di 3.000 le adesioni alla lettera
aperta di alcuni cattedratici spagnoli indirizzata al Ministro della Salute per
chiedere una moratoria sul vaccino contro il papillomavirus umano (HPV). Le
motivazioni sono assai condivisibili. Peccato non essere spagnoli per poterla
firmare. E' scritta in spagnolo ma è facilmente comprensibile.
- trasparenza nei rapporti tra industria farmaceutica e medici al centro
dell'attenzione in Australia e negli USA
Nel 2006 The Australian Competition and Consumer
Commission ( Commissione Antitrust) aveva richiesto all’organizzazione degli
industriali del farmaco (Medicines Australia) di aggiungere al nuovo codice di
autoregolamentazione in via di approvazione l’obbligo di rendere noti i
particolari dell’ospitalità offerta ai medici nel corso di eventi “educazionali”.
Medicines Australia era ricorsa in tribunale per
bloccare la decisione, contestando che tali informazioni fossero di interesse
pubblico.
Il BMJ (07.07.2007) dà notizia che il ricorso è
stato respinto e pertanto dal primo quadrimestre del 2008 si potranno leggere
questi dati sul sito web dell’organizzazione industriale [continua]
E'
intitolato 'Malati di farmaci' l'ultimo libro di Mauro di Leo pubblicato degli
Editori Riuniti che affronta i tanti interrogativi sul mercato dei farmaci e
suoi riflessi sulla nostra salute. Sul retro di copertina si legge: 'Siamo
sicuri che i benefici di quella pasticca antiipertensiva che prendiamo tutte le
mattine valgano i suoi fastidiosi effetti collaterali? Perché il medico prima di
prescrivermi l'antibiotico non mi ha chiesto se stavo assumendo altre medicine?
Perché quel nuovo farmaco antiallergico costa più di quell'altro che ha lo
stesso principio attivo? I farmaci generici sono sicuri quanto i farmaci di
marca? La mia leggera patologia necessita di una terapia farmacologica? Perché
ci dobbiamo curare con farmaci sempre più costosi quando esistono alternative
altrettanto efficaci a un costo molto più basso? A queste e a molte altre
domande sulla salute prova a rispondere questo manuale. Dallo strapotere
dell'industria farmaceutica all'uso strumentale delle ricerche sui nuovi
farmaci, dall'abilità degli informatori alla "complicità" di alcuni medici,
dalle carenze legislative alla timida soggezione dei pazienti davanti al medico,
nessun momento della "filiera del farmaco" è trascurato dalla critica
documentata dell'autore. Il libro contiene inoltre un aggiornato elenco dei
farmaci che non danno alcun beneficio o che sono addirittura dannosi'.
Mauro
Di Leo è medico internista. Lavora presso il Pronto Soccorso e il reparto di
Medicina d'Urgenza del Policlinico Gemelli di Roma. Fa parte dell'Associazione
di medici "No grazie, pago io", i cui soci rifiutano qualsiasi omaggio da parte
di aziende farmaceutiche.
- Ricerca medica inattendibile per colpa di Big Pharma. Soltanto?
Richard Smith - ex Direttore del British
Medical Journal - in una intervista pubblicata dal Manifesto il 2 dicembre,
intitolata "La ricerca medica è inattendibile per colpa delle case
farmaceutiche", spiega la grave situazione della ricerca medica ormai (quasi)
completamente condizionata dagli interessi economici delle case farmaceutiche.
Smith dichiara che la qualità della ricerca è bassa, gli errori frequenti. Da
uno studio dell'ACP Journal Club, risulta che su cento giornali medici meno del
5% fornisce informazioni effettivamente utili al personale clinico e sanitario.
Inoltre - continua Smith -il 70% delle ricerche pubblicate dalle cinque maggiori
riviste mediche sono finanziate dalle case farmaceutiche e già nel 2003 uno
studio pubblicato su JAMA (Journal of the American Medical
Association) mostrava che un terzo degli autori aveva interessi economici nella
propria ricerca. E aggiunge che per di più i ricercatori non dichiarano di
essere condizionati da un conflitto di interesse, come dimostra un altro studio
condotto nel 2001. La 'cura' che propone Richard Smith è "tornare alle radici
del lavoro scientifico [...], creare un dibattito scientifico più aperto e alla
luce del sole [...] come avviene in altri settori della ricerca".
Il problema è come farlo. Bisognerebbe che la
comunità scientifica avesse un moto di orgoglio e si muovesse unita in questo
comune intento. E che i governi capissero l'importanza di finanziare
pubblicamente questo settore chiave per l'informazione del medico e - di
conseguenza - per la salute delle persone. Troppo facile dare tutta la colpa a
Big Pharma.
-
vaccinare contro il papillomavirus? Grandolfo scrive a Marino
Michele Grandolfo, ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità, ha
scritto a Repubblica una lettera indirizzata a Ignazio Marino (Presidente della
Commissione Sanità del Senato) per fare presenti le sue perplessità
sull'introduzione della vaccinazione contro il papillomavirus.
- Pharmaceutical Companies' direct-to-consumer communication: No thanks!
Un nuovo documento della Società Internazionale
dei Bollettini sui farmaci (ISDB), Medicine in Europe Forum e Health Action International
(HAI) che ribadisce il pericolo per la salute dei cittadini se verrà permessa in
Europa l'informazione diretta al pubblico da parte delle industrie del farmaco.
Il documento contiene le loro proposte concrete e la loro ulteriore richiesta ai
parlamentari europei che difendano la salute delle persone. Li ascolteranno?
Su Va pensiero (la newsletter del Pensiero
Scientifico Editore) si discute di Educazione Continua in Medicina.
Sponsorizzata sì o no?
"No grazie, perché la formazione deve essere
salvaguardata daqualsiasi interesse diverso dalla protezione
della salute delle persone", risponde Luisella Grandoriper il
gruppo No grazie, pago io!. A chi l'onere della spesa?
Al SSN e agli stessi medici che potrebbero contribuire di tasca propria. Ma
prima ancora "ci vorrebbero dei veri Maestri, completamente liberi da schemi
rigidi".
Murad Moosa Khan, professore di psichiatria, alla
Aga Khan University del Pakistan, racconta su BMJ del 27 ottobre 2007, perché ha
rifiutato l’invito ad un seminario organizzato da un’industria farmaceutica. Il
seminario dedicato alla salute mentale si teneva Pakistan in un Hotel a 5 stelle.
Il Professor Khan, rifiutando l'invito, non si limita a spiegare la sua posizione contraria a qualunque tipo di
regalo da parte dell'industria farmaceutica per ragioni di conflitto di
interesse, ma esprime tutta la sua indignazione per gli enormi costi di un evento organizzato in quel
modo e chiede "come mai non potete tenere il seminario sotto un tendone in uno
dei bassifondi dove abita la maggior parte dei nostri pazienti che soffrono di
depressione o di schizofrenia?". Ma la sua indignazione non finisce qui.
- Antonio Addis agli incontri in biblioteca di Vicenza
Il 12 novembre, l'ospite dei consueti incontri in
biblioteca presso l'Ospedale S. Bortolo di Vicenza, sarà Antonio Addis
Responsabile dell'Ufficio Informazione e Comunicazione dell'Agenzia Italiana del
Farmaco -AIFA, e Direttore Scientifico del
Bollettino d'Informazione sui Farmaci
(BIF) dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
Il tema della giornata è "In-formazione e
farmaci", un tema di grande interesse soprattutto per i medici che hanno a cuore
l'indipendenza dell'informazione per la salute dei loro pazienti. Il BIF è uno
strumento prezioso in questo senso. E' una rivista bimestrale di grande pregio
per la qualità e l'attualità dei contenuti, che viene spedita a tutti i medici e
può essere scaricata online dal sito dell'AIFA
www.agenziafarmaco.it
- antipapillomavirus: la Truco e Padoa Schioppa vorranno ripensarci?
L'Associazione Culturale Pediatri (APeC,
affiliata dell'ACP) ha scritto una lettera aperta ai Ministri Turco e Padoa
Schioppa per chiedere di rinviare l'inizio della vaccinazione contro il
papillomavirus (HPV). Troppe le conoscenze che ci mancano ancora, specie
riguardo alle bambine a cui sarà diretto il vaccino. Quanto saranno protette? Il
tumore del collo dell'utero compare 20-30 anni dopo l'infezione. Cosa succederà
nel frattempo? Perchè non fare come la Finlandia, che sta svolgendo uno studio
su 22.000 adolescenti e deciderà nel 2020 in base ai risultati? Perchè tanta
fretta? Per proteggerci dal tumore abbiamo lo screening, il Pap-test ...
che caso mai andrebbe incentivato in tante Regioni italiane, visto che molte
donne (specie le meno abbienti) non lo eseguono.
Se non sarà possibile rinviare, l'APeC chiede
garanzie di una buona organizzazione, monitoraggio dell'infezione e delle
reazioni avverse e sopratutto informazione trasparente ai genitori, anche sui
tanti vuoti conoscitivi.
Chi desidera firmare la lettera ai Ministri
può scaricarla sul sito dell'APEC a questo indirizzo web:
Le Associazioni internazionali Medicines in
Europe Forum (MiEF), Health Action International Europe (HAI), e International
Society of Drug Bulletins (ISDB), scrivono una lettera al Presidente Barroso,
per reiterare la loro preoccupazione per la proposta di permetere alle industria
del farmaco di informare direttamente i cittadini. In Italia nessuno ne parla. A
che punto sarà l'iter della legge? Chi deve decidere rifletterà sugli esiti
catastrofici di una simile scelta per tutti i cittaidni europei?
Per vedere gli altri documenti sul tema, andare
sotto nelle news di settembre "Chi deve informare i cittadini europei
sulla salute? Fareste entrare una volpe nel pollaio?"
- vaccinare gli anziani contro l'influenza, siamo sicuri che serva?
Un commento di Tom Jefferson della Cochrane
Vaccines Field comparso di recente su Lancet, ripropone ancora una volta la
riflessione sull'efficacia della vaccinazione contro l'influenza. Questa volta
negli anziani. Le prove del beneficio della vaccinazione sulla mortalità sono
controverse, come afferma Lone Simonsen su Lancet Infectious Disease,
nell'articolo commentato da Jefferson. Il tipo di studi utilizzato, la
possibilità che vengano vaccinati gli anziani meno fragili, le morti valutate
per tutte le cause e non solo influenza o polmoniti, possono inficiare i
risultati e renderli più favorevoli alla vaccinazione di quanto non sia nella
realtà. Una realtà che andrebbe studiata meglio per capire se davvero questa
vaccinazione porta dei benefici.
Ne ha parlato anche la BBC e radio3 scienza ha
trasmesso un dibattito tra Jefferson e Crovari (Università di Genova).
Jefferson conclude il suo commento su Lancet
chiedendosi "Potrebbero i governi essere abbastanza coraggiosi e onesti per
rivedere le loro amate politiche [vaccinali]?". Ce lo chiediamo anche noi.
Uno slogan per fare propaganda al Servizio
Sanitario Nazionale, una campagna in grande stile, l'hanno chiamata la "Bella
Sanità". Con l'immagine di una modella vestita da crocerossina creata da un
pubblicista di chiara fama, Oliviero Toscani. Non è uno scherzo, è vero ...
guardate sul sito del Ministero della salute:
- i Nograzie chiedono al Ministro Turco una formazione
sobria e indipendente
Da tempo si discute dell'Educazione Continua in
Medicina (ECM). Finora non sembra aver prodotto salute, affermano i Nograzie,
non si è occupata dei veri bisogni delle persone. In una lettera al Ministro
Turco, trasmessa anche agli assessori alla Sanità di tutte le Regioni, i
Nograzie spiegano le loro preoccupazioni e propongono modalità diverse che
permettano di proteggere l'indipendenza dell'informazione dei medici e la salute
dei cittadini.
Pubblichiamo di seguito la lettera dei colleghi
di Lorenzo Tomatis e ci uniamo a loro nel ricordo, nell'ammirazione,
nell'affetto per lui, Maestro per tutti noi.
Lorenzo Tomatis è mancato il 21 settembre 2007: ci sentiamo addolorati,
sgomenti, soli.
E non soltanto noi Medici per l' Ambiente, che abbiamo avuto Lorenzo come
Maestro e, dal 1990, Presidente del Comitato Scientifico Internazionale di ISDE,
ma anche tutti coloro che, come abitanti di questo pianeta, hanno a cuore il
destino dell’Uomo. Lorenzo Tomatis è stato infatti grande come medico, come
ricercatore, come scrittore, ma soprattutto come Uomo: ed è stato per ciascuno
di noi un Maestro perché ha messo sempre al primo posto, fino all'ultimo suo
giorno di vita, il rispetto per la Vita, e per la dignità dell’uomo.
Non sembrino esagerate queste parole: se la
strada indicata da uomini come Lorenzo fosse stata seguita, il mondo sarebbe
oggi diverso, più a nostra misura, meno inquinato, più equo.
Lorenzo nasce a Ancona nel 1929 e si laurea in
Medicina, sperimentando, già al momento della laurea, la protervia baronale di
un professore che utilizza per la propria libera docenza il lavoro sperimentale
da lui condotto per oltre un anno. Deluso ed amareggiato si laurea con una tesi
sulla poliomielite. Giovane medico lavora poi in un istituto per malati cronici
di TBC, toccando con mano la sofferenza e la rassegnazione di una umanità dal
destino in gran parte segnato, che ricorderà magistralmente nelle pagine del
romanzo autobiografico
Il Fuoriuscito. Abbandonando un mondo accademico in cui non trova
spazio, si trasferisce negli Stati Uniti nel 1957 e nel 1967 approda a Lione,
dove crea e dirige l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) fino al 1993.
Negli anni in cui dirige la IARC lavora con passione e rigore metodologico: la
sua produzione scientifica è amplissima e vedono la luce in quegli anni, sotto
la sua direzione, le monografie IARC, nelle quali prende forma l'attuale sistema
di valutazione e classificazione delle sostanze cancerogene.
Il suo rigore scientifico ed il suo acume di
ricercatore si declineranno sempre intorno ad una visione della Scienza, della
Medicina e della Ricerca al servizio dell'Uomo.
In un mondo accademico sempre più chiuso e condizionato da dogmi e in una
medicina sempre più “ distratta” e sempre più influenzata dalle corporations e
dai potentati economici Tomatis ha continuato a dare una testimonianza tenace,
limpida, coerente del valore etico della Medicina. Con lungimiranza già da
qualche decennio Tomatis aveva identificato nelle generazioni a venire le
vittime innocenti della deriva della nostra civiltà , questa era la sua
preoccupazione più viva: “ le generazione a venire non ci perdoneranno il danno
che stiamo facendo loro”. Noi Medici per l’ Ambiente che abbiamo avuto la grande
opportunità di conoscerlo ed amarlo e di averlo come Maestro in questi anni,
cercheremo di essere sempre all’altezza del suo insegnamento e di conservare la
sua memoria.
A questo fine vorremmo chiedere a tutti
coloro che hanno avuto modo in questi anni di conoscere Lorenzo Tomatis e di
imparare qualcosa da lui, di inviarci i loro ricordi, messaggi e documenti.
ISDE – International Society of Doctors for Environment -Italia isde@ats.it
- Chi deve informare i cittadini europei
sulla salute? Fareste entrare una volpe nel pollaio?
"La Commissione Europea [attraverso il suo
Pharmaceutical Forum] sta sostenendo la pretesa dell'industria del farmaco di
avere un'influenza diretta sui pazienti". Così esordisce il documento
dell'ISDB del maggio 2007. Da mesi la Società Internazionale dei Bollettini sui
farmaci (ISDB), Medcine in Europe Forum e Health Action International (HAI) -
Associazioni che proteggono l'informazione indipendente sui farmaci - hanno
lanciato l'allarme sulla proposta di legge della Commissione europea che prevede
l'informazione diretta ai cittadini da parte dell'Industria del farmaco. Nel
documento di luglio firmato dalle tre associazioni, si dice che "i criteri di
qualità dell’informazioni proposti dal Forum [il Pharmaceutical Forum europeo]
non garantiscono l’imparzialità e la rilevanza dell’informazione. L’unico
obiettivo di questa iniziativa sembra la deregulation della legislazione
esistente in modo da permettere all’industria di comunicare direttamente con i
cittadini". La preoccupazione di chi ha a cuore la salute delle persone, è alta.
Le esperienze dei Paesi dove questo è permesso, evidenziano che lungi dal
migliorare le conoscenze corrette dei cittadini, si verifica invece una
richiesta impropria, inutile - quando non dannosa - di farmaci, scavalcando e
indebolendo il parere del medico. Una pressione "dal basso" efficacissima nel
far lievitare le vendite e del tutto incontrollabile. I cittadini europei
andrebbero informati e i politici resi consapevoli delle conseguenze di una
simile scelta.
immagine tratta dal Sito web della
Revue Préscrire
- Sicko: malati e abbandonati
L'ultimo film di Michael Moore - Sicko - è arrivato anche in Italia.
Con il suo stile inconfondibile, ironico e leggero ma che non lascia scampo,
Moore ci racconta le storie di tanti cittadini americani abbandonati senza pietà alla loro malattia, senza diritto
alle cure. Ma curiosamente gli intervistati non fanno parte dei 50 milioni (!!!)
di persone senza assicurazione sanitaria, sono tutti regolarmente assicurati ...
eppure per pagarsi le cure arrivano a dover
vendere la casa o a fare lavori logoranti all'età di 80 anni. E c'è chi muore
perchè si vede rifiutato il ricovero o un intervento indispensabile per
salvargli la vita. E intanto l'Industria della salute e suoi azionisti ottengono
"profitti osceni" (così li chiama Moore che snocciola cifre da capogiro) noncuranti del fatto che
la gente soffre e muore. Un meccanismo perverso in cui i dirigenti medici delle
assicurazioni vengono addirittura gratificati, economicamente e in termini di
carriera, se fanno risparmiare l'Azienda negando le cure. Lo stupore di Michael
Moore per la protezione data alle persone dai servizi sanitari pubblici europei,
canadesi e cubani, ci fa toccare con mano la grande fortuna di vivere in un
paese dove il diritto alla salute è ancora una realtà. Ma per quanto? Cosa sta
accadendo in Europa? Le lobbying sui parlamentari (vedi la news più sotto)
crescono solo negli USA? Passerà la proposta dell'informazione diretta ai
cittadini da parte di Big Pharma (vedi la news subito sopra)? Anche i continui
"inviti" della Banca europea a tagliare le spese per i servizi pubblici (sanità
compresa), non lascia sereni. I tagli
ci sono e continuano ... Quale altro tipo di assistenza sanitaria verrà offerta se quella
pubblica, a furia di togliere risorse, non funzionerà più? Qualcuno, qualcosa
farà ragionare i nostri governanti prima che sia troppo tardi, oppure Sicko è
solo una premonizione del futuro che ci aspetta?
Il The Indianpolis star del 30 luglio 2007,
riporta una curiosa statistica sulle citazioni di farmaci - con il loro nome
commerciale - in vari programmi TV americani. Dal Prozac al Cialis, da EpiPen a
Nuva Ring. L'FDA (Agenzia regolatoria del farmaco USA) non ha una posizione
esplicita sulla pubblicizzazione dei prodotti farmaceutici nei programmi
televisivi, anche se questa è ben più subdola delle normali campagne
pubblicitarie. In queste ultime, infatti, i produttori non possono presentare i
benefici delle loro medicine senza menzionare anche i possibili rischi.
L’ente regolatore australiano per i farmaci, TGA,
ha ritirato l’autorizzazione al commercio del lumiracoxib (Prexige, Novartis),
dopo 8 casi di gravi danni epatici, di cui 2 mortali e 2 in attesa di trapianto.
Nel giugno 2007, quattro mesi dopo il primo caso di insufficienza epatica,
Novartis ha ritirato dal prontuario la dose da 200 mg dopo avere ottenuto la
registrazione della dose da 100 mg. In Gran Bretagna e in Canada il farmaco è
autorizzato con quest'ultimo dosaggio. Negli Stati Uniti la FDA ha richiesto
ulteriori studi prima di autorizzarlo e in Italia il farmaco non è ancora stato
messo in commercio. L'epatotossicità è dose-dipendente come sostengono alcuni
(compresa la Novartis)? Oppure, come afferma David Henry, professore di
Farmacologia clinica all'Università di Newcastle (Austarlia), il farmaco
andrebbe ritirato a livello mondiale? La triste vicenda del Vioxx dovrebbe farci
riflettere.
Una ricerca pubblicata su BMC Medical Education
nel luglio 2007, ha valutato l'effetto dell'offerta di cibo sulla partecipazione
dei medici agli incontri di formazione presso la Mayo Clinic (Rochester,
Minnesota). Dopo l'introduzione di uno spuntino gratuito (un sandwich, un frutto
e una bibita) con il contributo di un'industria farmaceutica, la partecipazione
è aumentata del 38,4%. Nel questionario finale, il 70% degli intervistati ha
risposto che lo spuntino aumentava la probabilità di partecipare all'incontro e
l'82% non riteneva che i rappresentanti dell'industria avessero influenzato
l'incontro per il fatto di aver pagato il cibo.
In conclusione: dar da mangiare gratis è una
strategia efficace per aumentare la frequenza agli incontri di aggiornamento
....
Da uno studio del Center for Public Integrity,
risulta che le spese delle industrie del farmaco per influenzare la legislazione
degli USA, sono in forte aumento.
Quasi 182 milioni di dollari dal gennaio 2005 al
giugno 2006. La maggior parte (155 milioni) spesi in attività di lobbying su
varie questioni, dalla protezione dei brevetti alla proibizione
dell'importazione di farmaci meno cari da altri Stati. In questa attività sono
stati occupati, negli ultimi due anni, circa 1100 lobbisti. Molte delle leggi
nel mirino dei lobbisti lo scorso anno, riguardavano temi di grande
preoccupazione per la cittadinanza come i prezzi elevati o la sicurezza dei
farmaci. Le cifre enormi investite dall'industria del farmaco e il numero di
lobbisti impiegato, rendono evidente l'impari battaglia delle associazioni di
cittadini per difendere i loro diritti, che si trovano a lottare contro un vero
e proprio "esercito".
- Bocciato il ricorso della Novartis contro la legge
Indiana sui brevetti. L’India potrà continuare a produrre farmaci per i
Paesi in via di sviluppo
Medici Senza Frontiere (MSF) ci informa che il 6
agosto "l’Alta corte di Chennai ha emesso una sentenza storica che preserva la
legge Indiana sui brevetti e dà torto alla multinazionale farmaceutica svizzera
Novartis, che voleva far dichiarare illegittima la normativa che consente alle
industrie indiane di produrre equivalenti generici di farmaci essenziali e
salva-vita, finanziariamente accessibili per i Paesi in via di sviluppo". Una
gioia e una vittoria per milioni di medici e di pazienti a cui partecipiamo con
tutto il cuore. Sul sito di MSF maggiori particolari sulla vicenda.
- mercato dei farmaci: Industria farmaceutica e politici,
cosa succede negli USA?
In pericolo il monopolio di un farmaco per
l'ipertensione polmonare. Due nuovi prodotti potrebbero fare concorrenza al
Tracleer della Actelion che è sul mercato dal 2001 ed ha totalizzato 850 milioni
di dollari nel 2006; la previsione aziendale è di raggiungere 1 milione di
dollari di vendite nel 2007. Gli analisti di mercato fanno le loro previsioni
sulla spartizione dei profitti tra le varie case farmaceutiche in lizza. La
stampa statunitense è sempre più attenta ai legami tra politici e industria del
farmaco e alcuni siti USA informano che taluni senatori hanno ricevuto forti
somme dall'industria farmaceutica per influenzare i tempi di registrazione o
importazione dei farmaci, o addirittura le sperimentazioni. La notizia è
pubblicata sull'ultimo numero di Notizie dalla Farmacia del
Dipartimento del Farmaco della ASL 11 di Empoli, dove sono segnalati anche link
per approfondire questo argomento oltre a tante altre informazioni utili.
- Tattiche utilizzate dai rappresentanti di farmaci per
manipolare i medici
Un articolo comparso su Plos Medicine nel mese di
aprile 2007, illustra le diverse tecniche usate dai rappresentanti di farmaci
per manipolare i medici e indurli a prescrivere il maggior numero di farmaci
possibile. Una delle tecniche più utilizzate e più redditizia è quella di
mostrare amicizia nei confronti dei medici; ma non mancano trucchi per
influenzare i medici che preferiscono i farmaci di una ditta concorrente o
quelli che non ricevono i rappresentanti. Molta attenzione è dedicata ai grandi
prescrittori e agli opinion leaders.
L'articolo contiene una tabella dove i medici
vengono catalogati in 8 categorie a seconda del loro carattere e del loro modo
di interagire con il rappresentante; per ciascuna categoria vengono valutati i
vantaggi delle diverse tattiche.
Divertitevi a cercare a quale categoria
appartenete voi.
- Il produttore di Oxycontin si dichiara colpevole di
promozione illegale
Secondo la Food and Drug Admnistration (Agenzia
regolatoria del farmaco e degli alimenti degli USA), la Purdue Frederick
Company, ditta produttrice di Oxycontin (Ossicodone), “ha istruito i suoi
rappresentanti a descrivere il farmaco agli operatori sanitari in maniera
falsa”, in particolare sostenendo che il farmaco desse meno dipendenza della
morfina. Questa affermazione divenne la chiave di volta di una aggressiva
campagna di marketing che ha permesso alla compagnia guadagni superiori a 1
miliardo di dollari in un solo anno. Secondo il procuratore distrettuale della
Virginia, il risultato di questa campagna criminale di disinformazione è stato
sconcertante: dal 2000, soprattutto nelle aree rurali, sono aumentati il tasso
di reati correlati all’uso del farmaco e di dipendenza tra gli adolescenti e la
mortalità. I reati di cui la compagnia e i suoi dirigenti si sono dichiarati
colpevoli, avvennero tra il 1995 quando la FDA approvò la commercializzazione
del farmaco e il 2001, quando la Purdue Frederick Company di fronte alle
critiche pubbliche e alle indagini dell’ente regolatore rinunciò alla sua
campagna sul basso rischio di dipendenza. S. Wolfe, direttore della sezione
Salute di Public Citizen (gruppo di difesa dei cittadini di Washington) ha
dichiarato: “Il danno alla collettività di questi spacciatori dai colletti
bianchi ha sicuramente superato il danno complessivo procurato dagli spacciatori
di strada”.
La notizia è stata riportata anche sul New
York Times ma non è più visibile online
- Tom Jefferson sbarca in Sardegna
Un'intervista video di Tom Jefferson sul sito di
Sardegna Salute, che ci insegna, ancora una volta, come difenderci dai (tanti)
cattivi maestri, come nascono, come crescono, come riescono a ingannarci.
Nel sottotitolo del video si legge:
Talvolta
dietro alle nuove terapie o alle procedure diagnostiche più sofisticate si
nascondono delle insidie. O delle bufale, come ama chiamarle Tom Jefferson,
medico epidemiologo della Cochrane Collaboration, un network di ricercatori che
producono revisioni sistematiche, vale a dire sintesi delle prove disponibili
nella letteratura medica riguardanti specifici problemi clinici o di sanità
pubblica.
Il
quotidiano di Filadefia The Philadelphia Inquirer e The Indipendent danno
notizia della tempesta giudiziaria in cui si trova la multinazionale inglese
AstraZeneca, dopo la comparsa su Internet di documenti che configurano
pratiche di marketing illegale negli USA. In una newsletter interna alla Ditta
un direttore vendite avrebbe paragonato gli studi medici a "un sacco di denaro"
dal quale si può pescare a piene mani. E, cosa forse ancor più grave per la
legislazione americana, avrebbe suggerito ai rappresentanti di fare la
contropromozione di un farmaco "concorrente" rispetto ad un prodotto di
AstraZeneca. Sfortunatamente per lui il suo consiglio è uscito clandestinamente
e ha fatto il giro della rete ... e si è trovato licenziato nel giro di poche
ore dall'uscita dei documenti. Un atto di giustizia? Una vittima sacrificale?
Certo se le accuse saranno provate, AstraZeneca rischia forte.
- A
Napoli, una giornata di studio per la salute dei cittadini
L’Educazione Continua in Medicina può
rappresentare una risorsa rilevante per la crescita culturale dei
professionisti, per la qualità dell’assistenza e per la salute dei cittadini. Ma
le attività formative rispondono ai bisogni dei cittadini? E contribuiscono a
migliorare la qualità dell’assistenza? Quanti corsi sono progettati con
obiettivi specifici misurabili e valutabili? Quanto è accettabile una
valutazione solo delle conoscenze acquisite e non anche delle ricadute sui
modelli assistenziali e sugli indicatori si salute? Quanti docenti abbiamo con
esperienza di insegnamento agli adulti e come formarne altri? Come limitare
convegni e convegnini e favorire la formazione sul campo, gli audit, il lavoro a
piccoli gruppi per risolvere problemi di lavoro? Come eliminare i provider
caratterizzati esclusivamente da spirito commerciale? Come eliminare il
conflitto di interessi e stabilire rapporti etici con l’industria privata?
Questi sono alcuni dei temi che saranno affrontati in questa giornata. Saranno
presenti, tra gli altri,
Serafino Zucchelli (Sottosegretario Ministero della Salute), Michele Grandolfo (ISS),
Silvia Boni (Formez), Luciano Vettore (Società Italiana di Pedagogia Medica).
- Gaia Marsico agli incontri in biblioteca di Vicenza
Il 31 maggio nella Biblioteca dell'Ospedale S.
Bortolo di Vicenza, Gaia Marsico - Bioeticista dell'Università di Padova -
parlerà della "Sperimentazione umana, diritti violati, diritti condivisi". Così
si intitola il suo libro di recente pubblicazione
(vedi le news di febbraio) che è frutto di un lungo lavoro in tanti Comitati
Etici italiani e del costante confronto con altri professionisti, con gli
studenti e con sua figlia Irene di dieci anni. Un libro inusuale per la
ricchezza e la fruibilità della documentazione e per lo sguardo attento a
tutti gli aspetti etici della ricerca sull'uomo, ai diritti della persona
scritti sulle tante Carte internazionali, ma assai poco rispettati nei
fatti. Con un accento forte sulla condivisione,
come un'opportunità da non perdere per costruire attenzione e rispetto verso (e
tra) le persone, specialmente in una circostanza tanto particolare come la
sperimentazione.
Ancora una storia
di poca attenzione e poca "cura" per la salute delle persone, dell'approvazione
di un farmaco fatta troppo in fretta. Giovanni Peronato ripercorre in sintesi la
storia del Ketek - un antibiotico prodotto dalla Sanofi-Aventis - di cui si è
discusso sul NEJM dello scorso
aprile ("The
FDA and the case of Ketek"
di David B. Ross). Concordiamo con la sua simpatica conclusione: "se
tutta la vicenda comporterà per il futuro una più severa acquisizione dei dati
sulla sicurezza dei farmaci e una più rigorosa revisione nel loro percorso di
approvazione, il Ketek qualcosa di buono alla fine lo avrà fatto!".
- l'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) sollecita il governo a
difendere il diritto alla salute per tutti
L'OISGsollecita il governo a difendere "il
diritto alla salute per tutti" e lo invita a versare al Fondo Globale i 280
milioni di euro promessi per la lotta all'AIDS, Tubercolosi e Malaria. Ma fa
presenti le condizioniindispensabili per rendere efficace il
sostegno alla salute delle popolazioni più povere. Non "perseguendo una
politica di intervento su singole malattie disinteressandosi dell'intero sistema
sanitario locale e introducendo forme estreme di privatizzazione dei servizi"
e neppure "affidando la soluzione dei problemi di salute internazionale
alle Public-Private Partnerships (PPP) di cui il fondo Globale è l'emblema" ma rafforzando piuttosto "il
ruolo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità [...] collegando le politiche
per la salute a quelle per lo sviluppo, finalizzate all'eliminazione della
povertà e alla riduzione delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito".
- a Palermo CGIL e Magistratura Democratica a convegno
Il secondo convegno della CGIL e di Magistratura
democratica a Palermo per affrontare i problemi di "Efficacia e trasparenza nel
sistema sanitario". Un programma interessante con la presenza di Rita
Borsellino, medici e magistrati. Da un'analisi accurata sono state
individuate prescrizioni inappropriate che mettono in luce la necessità di
controlli accurati da parte del Servizio Sanitario regionale. Anche i Nograzie
sono stati invitati a portare il loro contributo, in un percorso comune di
difesa dei diritti alla salute da qualsiasi altro interesse che possa metterli a
rischio.
- Ospedale di Vicenza: incontro in biblioteca con Piergiorgio Duca
il 19 marzo, Piergiorgio Duca (Professore
straordinario di Statistica Medica all'Università di Milano) sarà ospite dei
consueti incontri in biblioteca organizzati da Daniele Busetto. Parlerà
di malati, malattie e numeri. Con questa premessa: "Medici, avvocati, politici,
professionisti, amministratori pubblici e comuni cittadini manipolano
quotidianamente dati statistici di vario genere senza avere la benchè minima
competenza per valutarli criticamente. Non esiste aspetto della nostra vita
personale -amore, sesso, malattie, lavoro, piaceri, perversioni - che non sia
stato oggetto di una indagine statistica…" (da prefaz. a " Quando i numeri
ingannano" di Gerd Gigerenzer, 2003, Raffaello Cortina Editore).
Alfredo
Pisacane ritira la sua disponibilità a relazionare ad un evento formativo
per gli specializzandi in Pediatria dopo aver saputo che tra gli sponsor
c'erano Ditte che producono latti artificiali.
Nella lettera
spedita agli organizzatori dell'evento, Pisacane spiega con chiarezza
le ragioni del suo gesto, a partire dalle ripetute violazioni del Codice OMS
sui sostituti del latte materno da parte di queste Ditte, fino alla
necessità di riflettere sui messaggi che si danno ai giovani medici.
Allo stesso
modo, e per gli stessi motivi, 15 anni orsono Alfredo Pisacane si rifiutò di
partecipare alla cena dei neo-specializzati ai quali scrisse una lunga
"Lettera ad uno specializzando in Pediatria" pubblicata sulla Rivista
Italiana di Pediatria (1992; 18:358-373).
Una
testimonianza coerente e tenace. Speriamo che i giovani, almeno qualcuno di
loro, colga "il messaggio".
E' stata pubblicata nelle rubrica AdWatch degli
Healthy Skepticism, la segnalazione della grave disinformazione rivolta ai
medici riguardo all'uso degli antibiotici nelle infezioni delle prime vie aeree,
diffusa in Italia attraverso l'opuscolo allegato al Corriere Medico (vedi le
news di dicembre 2006).
- Sotto accusa negli Stati Uniti la promozione dell'uso improprio dell'Olanzapina
(Zyprexa)
La Ely Lilly è sotto accusa negli Stati Uniti per
aver spinto i medici generali all'uso improprio dell'Olanzapina (Zyprexa). Un
potente farmaco per curare la schizofrenia e il disordine bipolare. I dirigenti della Ditta affermano di non
aver mai promosso Zyprexa per uso off-label, ma il New York Times ha ricostruito
la vicenda sulla base di documenti interni all'Azienda di cui è venuto in
possesso.
Giovanni Peronato ci aggiorna sulle novità della
vicenda Vioxx, ripercorrendo l'intera storia. Il suo commento si conclude con
parole che facciamo nostre: "Un nuovo patto di collaborazione va stipulato tra
industria, accademici, riviste scientifiche, medici tutti i e governo per lo
sviluppo di nuovi farmaci più sicuri".
Così si intitola un libro di Gaia Marsico che
percorre tutti gli aspetti etici coinvolti nella difesa della salute, dalla
partecipazione alla trasparenza, alle popolazioni "speciali", fino ad uno
sguardo globale sul progresso e la ricerca.
Lo troveremo nelle librerie dal 13 febbraio.
Un libro da leggere e consigliare ai medici, ai
giovani e ai cittadini tutti, che può essere uno strumento di riflessione utile
anche per approfondire questi temi in sedi pubbliche e con gli studenti di
medicina, e non solo.
Si intitola così il secondo rapporto
dell'Osservatorio Italiano per la Salute Globale (www.saluteglobale.it) che si può trovare in libreria dalla fine di gennaio 2007.
Nella prefazione di Gavino Maciocco (Presidente
dell'Osservatorio) si legge:
Gianni Tognoni, Marta
Valerio e Marilena Romero nella Postfazione di questo Rapporto affermano:
"Constatare, prevedere, osservare, tollerare, documentare, anno dopo anno, la
morte (per milioni, o migliaia o centinaia, o ...) di minoranze e maggioranze,
non è un dato epidemiologico è un genocidio, con le conseguenze
di responsabilità che questo comporta. Qualsiasi adattamento, addolcimento,
distinguo è una manipolazione programmata, che coinvolge le responsabilità della
comunità scientifica e di tutti coloro che prendono decisioni "come se si
trattasse di qualcosa d'altro".E' vero: questa mole di dati
epidemiologici non serve - come sarebbe, anche eticamente, necessario - per
prendere decisioni politiche e se ciò avviene - gli obiettivi del Millennio -
queste vengono sistematicamente disattese. E il termine genocidio non è
un'iperbole.
Mentre le Agenzie e le Commissioni nazionali stanno valutando se e come
introdurre il vaccino contro le infezioni da Papillomavirus (Gardasil) in
Italia - valutazioni assai complesse che richiedono tempo* - la Ditta
produttrice (Sanofi Pasteur MSD) accusa pubblicamente l'Agenzia Italiana del
farmaco (AIFA) di un ritardo nella registrazione del vaccino. Ritardo che
non esiste, spiega l'AIFA.
''Le procedure per la
commercializzazione del vaccino, il Gardasil, sono state da tempo avviate
dall'Aifa, e sono in fase di finalizzazione secondo un piano di condivisione
con il Ministero della Salute, le Regioni e il Consiglio superiore di
sanita''.
Le Agenzie di valutazione avrebbero il diritto di lavorare in
serenità, senza il fiato sul collo.
- Una pandemia silenziosa: danni neurologici nei bambini di tutto il mondo
La prestigiosa
rivista The Lancet solleva il problema drammatico collegato alla
diffusione nell'ambiente di sostanze neurotossiche che possono danneggiare
gravemente la salute e lo sviluppo di tutti i bambini del mondo. La notizia
viene ripresa da un comunicato stampa della
Harvard School of Public Health, che riporta ulteriori
informazioni.
Denunciare la gravità della situazione
è un primo passo
certamente importante, ma verranno presi provvedimenti (urgenti!) per far
fronte a tanto pericolo?
L'Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) ha sospeso
la diffusione di un opuscolo che conteneva informazioni gravemente fuorvianti
sull'uso degli antibiotici nelle infezioni delle prime vie aeree. Allargava
infatti l'uso della mefloxacina come farmaco di prima scelta, per
faringotonsilliti, rinosinusiti e otiti contro ogni evidenza disponibile in
letteratura e citando a sostegno Linee Guida statunitensi che invece affermano
altro (si veda anche la news di settembre 2006).
- Novartis contro il Governo indiano e i farmaci accessibili ai più poveri
Novartis ha fatto causa al Governo indiano perchè
permette la produzione di farmaci generici dai prezzi contenuti. Se vincerà,
milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l'unica fonte di
medicinali (essenziali) a prezzi accessibili. Questa la denuncia di Medici Senza
Frontiere che ha lanciato un appello sul suo sito per chiedere alla Novartis di
rinunciare all'azione giudiziaria.
Se condividete la finalità dell'iniziativa,
diffondete l'informazione. Più firme arrivano, più probabilità ci sono che
l'azioni si fermi.
- Buon Natale con le parole di Erri De Luca
"So per certo
che in natura tutto è sopraffazione,
vita concimata a morte,
pure il fiore,
però il fiore mi fa dimenticare la certezza".
Erri De Luca
- Attenti alle bufale!
Tom Jefferson (Cochrane vaccines field) ci
insegna come difenderci dalle cattive informazioni scientifiche. Un libro e un
sito "Attenti alle bufale", da leggere e visitare. Anche divertente.
- alla biblioteca dell'Ospedale di Vicenza, Adriano Cattaneo parlerà di
obesità infantile
Considerata ormai una vera e propria "epidemia",
l'obesità infantile nei paesi ricchi, appare strettamente correlata alle
caratteristiche strutturali della nostra società. Adriano Cattaneo, presidente
di IBFAN Italia, ne parlerà il 7 dicembre alla Biblioteca dell'Ospedale S.
Bortolo di Vicenza, insieme a esperti dei disturbi del comportamento alimentare
e di neuropsichiatria infantile.
- Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte
materno
A Modena, il 18 novembre, la rete delle
associazioni per l'allattamento materno (9 associazioni nella Provincia) ha
invitato Sofia Quintero Romero e Adriano Cattaneo a parlare del Codice sulla
commercializzazione dei sostituti del latte materno. Un codice conoscere e da
far rispettare. Sono molte le violazioni tuttora in atto anche in Italia e molti
operatori sanitari non lo conoscono. Importanti sono le nuove "risoluzioni" che
lo aggiornano.
Il Codice si può trovare sul sito di IBFAN (International
baby food action network) e tradotto sul sito di IBFAN Italia (nelle Novità
riportate sulla destra dove si parla del Codice a fumetti).
E' uscito questo mese, contemporaneamente su PLos
(Public Library of science) e su R&P (Ricerca & Pratica), l'articolo sulle
raccomandazioni per l'educazione dei medici e degli operatori sanitari sulla
promozione dei farmaci e dei presidi medico-chirurgici. Anche i Nograzie sono
stati coinvolti nella discussione via e-mail che ha preceduto la stesura.
Partendo dalla constatazione del pericolo
collegato alla promozione fuorviante dei farmaci (es. il Vioxx), gli Autori
propongono 4 punti chiave sui quali formare i medici, fin dal corso di
laurea:
1. la tecnica del processo decisionale e la
valutazione dell'evidenza di un dato clinico/scientifico rispetto alla
promozione;
2. la consapevolezza che non esiste un metodo
sicuro che permetta di distinguere gli aspetti positivi della promozione,
scartando quelli negativi;
3. la responsabilità dei medici e degli operatori
sanitari nell'evitare la promozione dei farmaci e dei presidi medico-chirurgici;
4. l'importanza delle fonti affidabili di
informazione e il loro reperimento.
il 2 novembre 1975 moriva assassinato Pier Paolo
Pasolini. Poche parole per non dimenticarlo e non dimenticare la sua visione
"profetica" della brutale omologazione culturale che si sarebbe diffusa in tutto
il mondo.
«L'identikit
di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei
tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica
perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente
repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai
dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto
all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con
una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere
[…] è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una
forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente
l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta
attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.
[…] il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è
americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione
brutalmente totalitaria del mondo».
dagli "Scritti corsari"
- Pier Paolo Pasolini
" .... Io sarò ancora giovane,
con una camicia chiara
e con dolci capelli che piovono
sull'amara polvere.
Sarò ancora caldo
e un fanciullo correndo per l'asfalto
tiepido del viale,
mi poserà una mano
sul grembo di cristallo".
da La meglio
gioventù, Il giorno della mia morte - Pier Paolo Pasolini
- vaccinare contro l'influenza: evidenze e policy
Un articolo provocatorio e interessante di Tom
Jefferson, pubblicato sul British Medical Journal del 28 ottobre, analizza le
tante carenze informative sulla vaccinazione contro l'influenza. Dalla mancate
prove di efficacia, alla confusione tra sindromi simil-influenzali (Influenza
like Illness) e la vera influenza. Su quali basi sono state prese le decisioni
di sanità pubblica di tanta parte del mondo riguardo a questa vaccinazione?
Proteggere le persone più a rischio di complicazioni appare un imperativo etico,
ma di quali studi abbiamo bisogno per essere certi di agire seguendo il
necessario rigore scientifico? Queste ed altre le domande che Jefferson mette
sul tappeto. Ci auguriamo che la comunità scientifica voglia accettare la sfida.
Questo il titolo del convegno tenutosi a Messina
il 27 ottobre. Sono intervenuti Marco Bobbio (Direttore Reparto Cardiologia,
Ospedale di Cuneo) e Giuseppe Recchia (Direttore Medico e Affari Regolatori,
Glaxo Smith Kline), oltre a diversi altri autorevoli oratori. I Nograzie erano
presenti con la comunicazione di Sergio Conti Nibali (pediatra di Messina) ed
hanno collaborato all'organizzazione dell'evento. Numeroso il pubblico in sala,
attento e vivace il dibattito. Anche a Messina si riflette su come interessi
diversi possono nuocere alla nostra salute.
- All'Università di Bologna studenti e Nograzie parlano di Big Pharma
Il 25 ottobre, i Casseur, movimento degli
studenti universitari di Bologna, hanno organizzato una conferenza rivolta ai
loro compagni delle facoltà scientifiche, per parlare di Big Pharma e della sua
potente influenza sulla salute delle persone. L'incontro è stato introdotto da
uno studente di Medicina (Alfredo) che ha descritto i gravi problemi di salute
determinati nel Sud del mondo dalle logiche di profitto delle multinazionali del
farmaco. Hanno proseguito i Nograzie, illustrando la situazione nel Nord del
mondo. Dal divario sempre più ampio tra interessi del mercato e difesa della
salute, fino alle prove di interferenza dell'industria nella ricerca e
nell'informazione dei medici e dei cittadini per arrivare a proporre alcuni
strumenti possibili per difendersi. Molta attenzione, domande, risposte,
autentica curiosità e un arrivederci a presto.
- il Congresso Nazionale ACP: pensiero indipendente
Dal 19 al 21 ottobre, si è tenuto ad Asolo
(Treviso) il 18° congresso nazionale dell'Associazione Culturale Pediatri (ACP).
Un titolo che è un desiderio: "Il mondo per i bambini" e un programma
impegnativo. Con curiosità, libertà di pensiero e senso di responsabilità - come
è nello stile di questa Associazione - sono stati analizzati e discussi i rischi
ambientali, fisici, relazionali e sociali. Con uno sguardo ampio sul mondo
intero, ma attento al contesto locale. Fino alle esperienze della ricerca
nella pratica e ai vecchi e nuovi progetti "sociali": Nati per leggere e
Nati per musica. Anche quest'anno, dopo Napoli e Taormina, il
congresso è stato organizzato senza finanziamenti dell'industria del farmaco o
di alimenti per l'infanzia. Un esempio raro ma ripetibile di come sia possibile
costruire insieme una conoscenza indipendente, approfondita e in continuo
divenire. Grazie ACP!
- il libro-denuncia di Marcia Angell, ora anche in italiano
E' uscita la traduzione italiana del
libro-denuncia di Marcia Angell, ex-direttrice della rivista New England Journal
of Medicine, che insegna ora alla Harvard Medical School. Una denuncia lucida e
inquietante dei meccanismi senza scrupoli del marketing del farmaco. "Una
lettura feroce, magnetica, da cui si esce necessariamente diversi: più forti,
più indignati, infinitamente più consapevoli" - dice la nota informativa del
Saggiatore. Da leggere dunque.
- l'AIFA chiede la sospensione dello spot televisivo sull'antipneumococcica della Federazione
Italiana Medici Pediatri (FIMP)
- l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha
chiesto la sospensione dello spot della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP)
sulla vaccinazione antipneumococcica. Uno spot pubblicitario diretto alle famiglie che stava
creando lo scompiglio tra i pediatri e i centri vaccinali.
Il testo del comunicato dell'AIFA del 10 ottobre:
Spot televisivo sul vaccino
antipneumocicco - Richiesta di sospensione
L'AIFA ha chiesto la sospensione di una
campagna pubblicitaria televisiva a favore della vaccinazione per l'infanzia
contro lo pneumococco, promossa dalla Federazione Italiana Pediatri.
Tale campagna, infatti, non risulta
autorizzata né dall'AIFA né dal Ministero della Salute e contiene messaggi
non conformi alle indicazioni date dal Piano Sanitario Nazionale 2005-2007.
L'AIFA ha chiesto, a riguardo, la verifica
della violazione del D.Lg 219/2006 in tema di pubblicità al pubblico per i
farmaci soggetti a prescrizione.
- La Stanford University come i Nograzie
La Stanford University proibirà - dal 1° di
ottobre - che i suoi medici accettino regali di ogni tipo dai rappresentanti
delle case farmaceutiche, anche quelli di poco valore come tazze e penne. Verranno rifiutati
anche i buffet e i campioni gratuiti di farmaci; la formazione e l'informazione
dei medici seguirà regole di drastica indipendenza. Una nuova politica che
intende limitare l'influenza dell'industria sull'assistenza ai pazienti e sulla
formazione dei medici. Il New York Times ci informa che questa scelta fa parte
di un movimento, per ora limitato, ma in crescita, nelle università americane.
- scelta della chemioterapia e metodi di pagamento degli
oncologi
Una ricerca delle Università del Michigan e di
Harvard dimostra che i metodi di pagamento degli oncologi possono influire sulla
scelta dei farmaci. Lo studio esamina quanto pagato da Medicare dal 1995 al
1998. I risultati mostrano una differenza importante nella prescrizione degli
oncologi che appare collegata al ritorno economico.
- come si possono disinformare i medici di famiglia: Guido Giustetto ce lo
spiega a WONCA
Al convegno europeo WONCA (World Family Doctor
Caring for people) tenutosi a Firenze alla fine di agosto, Guido Giustetto -
medico d famiglia di Torino - illustra un episodio di disinformazione sulla
terapia antibiotica nelle infezioni delle prime vie aeree. Informazioni distorte
mescolate ad arte ad affermazioni corrette, utilizzo improprio di una terza
parte prestigiosa (Istituto Superiore di Sanità) per conferire autorevolezza ai
contenuti. In un poster presentato al convegno, Giustetto illustra in dettaglio
gli espedienti usati dell'industria del farmaco per convincere i medici a
utilizzare impropriamente un antibiotico. Un altro triste esempio di come gli
interessi di mercato possono ostacolare e avvelenare le conoscenze dei medici e,
in ultima analisi, nuocere alla salute delle persone.
- i Nograzie aderiscono all'appello della Tavola per la Pace
Anche i Nograzie, insieme a più di 400
Associazioni e singoli cittadini hanno aderito all'appello della Tavola per la
Pace e parteciperanno alla manifestazione nazionale che si terrà ad Assisi
il prossimo 26 agosto. Ci uniamo a tutte le donne e gli uomini di buona
volontà, per chiedere con forza un intervento per trovare una soluzione efficace
per una Pace duratura in Medio Oriente.
- L'editore di New England Journal of Medicine risponde a Daniele
Busetto
- Joffrey Drazen, editore di NEJM risponde a
Daniele Busetto (medico ospedaliero di Vicenza) che lo aveva informato della sua
decisione di interrompere dopo 24 anni, l'abbonamento personale alla rivista, a
seguito della vicenda Vioxx.
Da una nota comparsa in luglio sul British Medical
Journal, risulta che molti altri lettori abbiano "lasciato" la rivista per
le amare questioni collegate allo studio VIGOR.
Sull'ultimo numero di Salute e Sviluppo di Medici
con l'Africa (www.mediciconlafrica.org),
si parla anche dei Nograzie. La nostra storia, le regole e i progetti, gli altri
gruppi analoghi nel resto del mondo e la rete che ci lega a tutti coloro che,
come noi, vogliono difendere la dignità e i diritti delle persone.
Tutta la rivista vale la pena di essere letta per
i tanti articoli di estremo interesse.
- anche La Stampa mette in guardia dalle pericolose
strategie del mercato del farmaco
Sul settimanale Tuttoscienze de La Stampa
del 12 luglio, un bell'articolo sulle "malattie da vendere", ultima strategia
messa in atto dalle multinazionali del farmaco per allargare il mercato del
farmaco ai sani... facendoli credere malati.
L'IAFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha
segnalato agli editori del Manuale Merck le omissioni relative agli effetti
collaterali dei coxib. E' rassicurante avere un'Agenzia del Farmaco che fa ciò
deve fare e protegge la nostra salute.
-
i Nograzie segnalano al Ministro Turco e all'AIFA
I Nograzie hanno scritto al Ministro Turco e all'AIFA
(Agenzia Italiana del Farmaco) per esprimere le loro perplessità sulla
diffusione del Manuale Merck alle famiglie e per segnalare l'omissione di
effetti collaterali dei Coxib, riportati invece nella versione americana.
- "Le case farmaceutiche? Rischio per la nostra salute"
Così titola La Repubblica il 27 giugno un
eloquente articolo dedicato al rapporto dell'Organizzazione internazionale dei
consumatori (peccato che continuino a farsi chiamare così invece che "cittadini"
...) sulla promozione dei farmaci in Europa.
Il rapporto dei Consumers International mette in
luce gli aspetti preoccupanti della promozione dei farmaci che - afferma
il rapporto - sta mettendo in serio pericolo la sanità pubblica, occultando le
strategie di vendita per le quali l'industria sta spendono miliardi di dollari
in tutto il mondo, assai più di quanto spenda per la ricerca. Dallo scandalo
Vioxx (vedi news precedenti) al rapporto con i medici, viene messa in
discussione l'etica dei comportamenti e la responsabilità sociale. Ne esce
un'immagine assai poco rassicurante. Così come appare molto poco rassicurante lo
scarso rilievo dato alla notizia dai mezzi di comunicazione, per lo meno in
Italia.
L'intero rapporto e il "profilo" di 20 case
farmaceutiche sono visibili online sul sito dei Consumers International
- un Manuale Merck per informare le famiglie, di cosa?
Non è uno scherzo. La Merck Sharpe and Dohme ha
prodotto un manuale per informare le famiglie riguardo a malattie e farmaci. La
traduzione italiana dell'edizione americana sta circolando nel nostro Paese e
alcune Autorità sanitarie hanno "celebrato" il fatto come un evento
positivo. Noi crediamo invece che vi siano motivi per cui preoccuparsi. Se è
discutibile in generale attribuire a una Compagnia che produce farmaci una
qualsiasi funzione di informazione rivolta direttamente ai cittadini (non a caso
la legge europea è molto cautelativa in tal senso), appare stridente e offensivo
attribuire un simile ruolo proprio a questa azienda [1]. La Merck si trova
infatti coinvolta in uno scandalo senza precedenti con l'accusa di aver
sottaciuto gravi effetti collaterali collegati a un farmaco di sua produzione,
il Vioxx. La Food and Drug Administration (FDA, Agenzia statunitense per il
controllo dei farmaci e degli alimenti) stima che il Vioxx abbia causato la
morte di 55.000 persone. Con quale serenità affidare alla Merck l'informazione
dei cittadini? E la preoccupazione aumenta sapendo che proprio il direttore
della Merck (Henry Gadsen), dichiarò pubblicamente anni orsono, che il loro
"sogno" era produrre farmaci per le persone sane[2] .... A quanto
pare il sogno di sta avverando. Vince Parry - pubblicitario di New York - ha
dichiarato pubblicamente che sta specializzandosi nella forma più sofisticata di
vendita di medicinali: collabora con società farmaceutiche per contribuire a
creare nuove malattie [2].
I Nograzie hanno segnalato le loro preoccupazioni
alle Autorità sanitarie che stanno promuovendo l'uso del Manuale Merck per
informare le famiglie.
[1] La Merck è stata annoverata tra le 10
peggiori multinazionali
[2] da "Farmaci che ammalano e case farmaceutiche
che ci trasformano in pazienti" Gli
autori sono Ray Moynihan giornalista scientifico che scrive anche sul
British Medical Journal, Lancet e New England Journal of Medicine, e Alan
Cassels ricercatore canadese che si occupa di politiche farmaceutiche.
- l'informazione scientifica indipendente è uno dei punti "chiave" del Piano
Vaccini della Regione Piemonte
Tra i 10 punti chiave del Piano di Promozione
delle Vaccinazioni della Regione Piemonte, è compresa l'indipendenza
dell'informazione scientifica.
Tutto ciò che il Piano Nazionale Vaccini non è
stato capace di dire (vedi news del mese di marzo 2005), è contenuto nel
pregevole documento della Regione Piemonte sulle vaccinazioni. Non solo per il
rigore metodologico e l'esplicitazione trasparente delle motivazioni
dell'introduzione di ogni tipo di vaccinazione, ma anche per l'attenzione al
problema cruciale, anche in questo ambito, dell'indipendenza dell'informazione.
Il 10° punto chiave del documento dice infatti
testualmente:
Informazione scientifica e promozione
commerciale
Negli ultimi anni la pressione commerciale per
promuovere l’uso di nuovi vaccini è enormemente
cresciuta. Successivamente alla redazione del
presente piano saranno introdotte nuove soluzioni
organizzative per favorire l’informazione
scientifica indipendente sugli effetti dei vaccini e per
regolamentare la partecipazione degli operatori
e delle aziende sanitarie alle iniziative
promozionali finanziate o influenzate dai
produttori di vaccini.
Grazie alla Regione Piemonte per questo documento
esemplare. Sarebbe interessante capire per quale motivo il PIano Nazionale
Vaccini è invece tanto problematico e poco chiaro.
- i Nograzie invitati agli "incontri in biblioteca" dell'Ospedale S. Bortolo
di Vicenza
I Nograzie sono stati invitati ad uno dei
periodici "incontri in biblioteca" presso l'Ospedale S. Bortolo di Vicenza,
affidati usualmente a relatori di grande prestigio (Silvio Garattini, Marco
Bobbio, Nicola Magrini ed altri ancora). Una buona compagnia quindi e un
riconoscimento di "valore" al nostro gruppo e al nostro lavoro. All'incontro del 18 maggio, organizzato da
Daniele Busetto e Giovanni Peronato, hanno partecipato medici (anche del
territorio), infermieri, farmacisti e cittadini (rappresentanti del Tribunale
del malato). Una piacevole discussione è seguita alla relazione della coordinatrice
dei Nograzie, che ha illustrato le motivazioni della nascita del gruppo, la
complessità e il contesto internazionale dei conflitti di interesse tra salute e
industria del farmaco, e i progetti che il gruppo sta portando avanti. Un'occasione
preziosa per informare e creare una maggiore consapevolezza.
- un medico dell'aeronautica militare inglese condannato per essersi
rifiutato di tornare per la terza volta in Iraq
Malcolm Kendall-Smith, medico dell'aeronautica
militare britannica si è rifiutato di tornare in Iraq perchè "le forze militari
degli Stati Uniti compiono sistematicamente crimini di guerra" tanto da
determinare "un'equivalenza morale tra Stati Uniti e Germania nazista". La
notizia, riportata su BMJ del 22 aprile, è per tutti noi medici (e cittadini)
una testimonianza coraggiosa e coerente. I conflitti con il nostro
interesse primario (difendere la salute delle persone) non sono solo economici.
Grazie a Malcolm Kendall-Smith!
- Malattie inventate ad arte per trasformare i sani in malati
Un convegno a Newcastle in Australia dall'11 al
13 aprile, ha sollevato e discusso il grave problema della creazione artificiale
di malattie al solo scopo di vendere farmaci. Su PLoS (Public Library of Science)
di aprile, 11 articoli online approfondiscono diversi aspetti di questo grave
problema. Dal ruolo dei media, alla consapevolezza degli studenti di medicina e
farmacia, ma anche il ruolo regolatorio dei governi e tanti esempi di malattie
inventate ad arte.
- i Nograzie incontrano gli studenti di Medicina di
Bologna
il 4 aprile, al corso elettivo di Salute Globale
diretto da Angelo Stefanini, rivolto agli studenti di Medicina di Bologna, i
Nograzie sono stati invitati a tenere una lezione intitolata "Come la salute può
essere minacciata da interessi industriali e professionali". Gli argomenti
trattati hanno riscosso molto interesse tra i numerosi studenti presenti. Molte
domande e un arrivederci ..
- 6 giovani uomini presentano sintomi gravissimi durante la sperimentazione di un farmaco
I sintomi gravissimi presentati da 6 giovani
uomini sani durante la sperimentazione di un farmaco in Inghilterra, ha
sollevato interrogativi inquietanti su diversi aspetti: i volontari erano stati
informati in modo esaustivo? Perché il farmaco è stato somministrato
contemporaneamente a tutti e 6 invece di iniziare con uno solo e verificare gli
effetti? Le caratteristiche del farmaco davano sufficiente sicurezza?
L'Institute of Science in Society (I-SIS) parla
di collasso della scienza e dell'etica.
- Farmaci contraffatti: un traffico da miliardi di dollari che uccide
migliaia di persone ogni anno
"In Asia e in Africa il 50 per cento dei
farmaci è contraffatto. Migliaia di persone muoiono ogni anno. E' un traffico
che fa guadagnare miliardi di dollari al racket. Ma le case farmaceutiche lo
tengono nascosto per non perdere quote di mercato". Così sottotila
l'Internazionale di fine gennaio, l'articolo dal titolo suggestivo Pillole
amare di Robert Cockburn, ripresoda The American Prospect
degli Stati Uniti.
Il problema del commercio illecito di farmaci
inefficaci o addirittura tossici, pare molto più consistente nei paesi poveri,
ma è presente anche nei paesi ad elevato benessere economico come il nostro.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha dato
ampio rilievo ed ha organizzato a Roma dal 16 al 18 febbraio una conferenza
internazionale sul tema.
Il fatto era noto da anni ma ha trovato solo ora
maggiore visibilità.
Bloccata la
privatizzazione dell'acqua in 136 comuni della Regione Campania.
Cominciare a
privatizzare l'acqua, dovunque, è un rischio gravissimo per la salute di
tutti. La prossima lotta mondiale sarà per l'acqua.
Ora i poveri muoiono di fame, in futuro moriranno anche di sete.
La vittoria di
Napoli è stata merito della mobilitazione di tanti cittadini che si sono
impegnati per mesi nei comitati civici insieme ad Alex Zanotelli. Ce l'hanno
fatta!
Dunque si
può, dal basso e in modo assolutamente pacifico, provocare cambiamenti, far
riflettere i politici e far cambiare le loro decisioni perchè siano più giuste
e intelligenti. Questo vale anche per noi e per i nostri obiettivi. Dal basso,
insieme, si può!
Dice Zanotelli sul manifesto del 31 gennaio:
"La strada che abbiamo indicato è quella di fare rete, lavorare in sinergia a
partire dai bisogni reali, senza cercare o accettare protezioni politiche".
".... un precedente difficile da ignorare, un
esempio non solo per la Campania ma per l'Italia. .... Oggi si può cominciare
a sperare e si comincia proprio da Napoli."
- maxitruffa al sistema sanitario, chiesta interdizione per 8 big dei farmaci
Così la Repubblica di oggi riporta notizia dello
scandalo. Oltre a 8 tra le maggiori aziende farmaceutiche, sono coinvolti
informatori, medici di base, farmacisti.
Pare che l'"affare", avvenuto tra il 2002 e il
2004, sia costato 20 milioni di euro al Servizio Sanitario. I particolari della
truffa, architettata ad arte, sono deprimenti e umilianti. Non sarà
l'interdizione dall'attività d'impresa per le Aziende farmaceutiche coinvolte a
dare la soluzione. Anzi questo potrebbe essere un danno. E' urgente piuttosto
definire norme chiare e trasparenti che regolino i rapporti tra medici e
industria del farmaco. O aspetteremo il prossimo scandalo per lamentarci ancora
e non cambiare mai niente?
Per non dimenticare un genocidio del passato e
non accettare i genocidi del presente, una poesia di Primo Levi, testimone
famoso, portavoce di milioni di ebrei come lui.
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case;
voi che trovate tornando la sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce la pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno:
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole:
scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli:
o vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi
- su Jama una proposta per superare i conflitti di interesse tra medici e
industria del farmaco
Un gruppo di eminenti medici facenti capo ad
università e società scientifiche statunitensi (Harvard
Medical School, Columbia University, Association of American Medical Colleges
tra le altre) propone regole più stringenti per prevenire il conflitto di
interessi dei medici, stretti tra l'imperativo di fare il bene del paziente
e le pressioni delle case farmaceutiche per massimizzare le vendite. Sebbene
le industrie, le società scientifiche e il governo federale non siano privi di
norme di auto-regolamentazione, la ricerca dimostra che queste non bastano a
proteggere l'interesse dei pazienti. Il gruppo propone provvedimenti per
eliminare o modificare pratiche comuni come i "regalini", il finanziamento
dell'ECM e dei viaggi per congressi, il "ghostwriting", i contratti di
consulenza o i ricerca e così via. Viene proposto inoltre che siano gli
istituti medici accademici a fare da guida per eliminare i conflitti
di interessi nei rapporti tra medici e industria.
(sintesi a cura di Luigi Lai dell'articolo di
Brennan TA et al. " Health industry practices that create conflict of
interest: a policy proposal for Academic Medical Centers" JAMA 2006;
295:429-433)
La proposta è interessante ma viene da chiedersi se gli istituti accademici
siano dovunque (e tutti?) così indipendenti da potersi proporre come guida per
eliminare i conflitti di interesse ...
- il prossimo film di Michael Moore parlerà dei conflitti
di interesse tra salute e Industria del Farmaco
Il titolo provvisorio del film è "Sicko" e si occuperà
dell'industria della salute in USA, comprese le compagnie assicurative, la Food
and Drug Administration (FDA) e le industrie farmaceutiche.
L'annuncio in anteprima di alcuni argomenti
scottanti, sta già creando reazioni di allerta da parte di alcune
compagnie del farmaco.
Dovrebbe uscire nella prima metà del 2006. Un
film da non perdere ....
- anche Valdecoxib ..
in un articolo comparso su New England il 23
dicembre, Ray e Griffin allertano sul possibile danno cardiovascolare del
Valdecoxib nei pazienti ad alto rischio.
- anche con il Celecoxib aumenta il rischio di eventi
cardiovascolari?
Informata dalla stessa Pfizer, l'EMEA (Agenzia
Europea del Farmaco) ha rilasciato un comunicato stampa per avvertire del
riscontro dell'aumento di eventi cardiovascolari in chi assumeva il Celecoxib
rispetto a chi assumeva placebo. Il National Cancer Institute degli USA, che
conduceva lo studio, lo ha interrotto immediatamente. L'aumento del rischio
sembra essere dose dipendente. Un altro studio, sponsorizzato dalla Pfizer, non
conferma il rischio. L'EMEA si riserva di valutare entrambi gli studi appena
disponibili. Il Celecoxib appartiene alla famiglia dei COX-2 inibitori, come il
Rofecoxib ritirato recentemente dal mercato dalla Merck (vedi le news di
novembre).
L'Agenzia Europea informa che sta conducendo una
revisione di tutti i COX-2 rispetto al rischio cardiovascolare e nel frattempo
consiglia di informare i pazienti che assumono detti farmaci.
- il "caso Lipobay" ripreso su JAMA per riflettere ancora
sul conflitto di interessi
Chi non ricorda il ritiro dal mercato mondiale
della cerivastatina (Baycol e Lipobay) da parte della Bayer nell’agosto del
2001? Una serie di cinque articoli e un editoriale usciti sul JAMA del 1
dicembre 2004 riprende quell’episodio per trarne alcune considerazioni sulla
sorveglianza post-marketing delle reazioni avverse e la possibilità di un
pericoloso conflitto d’interessi.... (Adriano Cattaneo)
- l'FDA non è in grado di proteggere gli Stati Uniti da un altro Vioxx
così si esprime David Graham Direttore associato
dell'FDA dopo aver definito la vicenda Vioxx la più grande catastrofe per la
sicurezza dei farmaci nella storia degli USA e del mondo. Si stima infatti che
gli americani che hanno avuto infarto o ictus per aver assunto il Vioxx. siano
da 88.000 a 139.000.
Aggiunge che i rapporti tra l'FDA e le case
farmaceutiche sono troppo "intimi" e ritiene necessaria un'autorità regolatoria indipendente per
difendere il pubblico.
- anche in Italia partono le cause collettive contro il
farmaco Vioxx
Codacons (Coordinamento delle associazioni per la
difesa dell'ambiente e dei diritti dei consumatori) mette a disposizione sul suo
sito
http://www.codacons.it/ il
modulo per chiedere il risarcimento direttamente negli USA
- Cresce lo scandalo Vioxx: Merck e FDA in crisi
Su Lancet del 4 dicembre la preoccupazione della
comunità scientifica:
-
una metanalisi di Peter Juni et al mostra come il rischio
cardiovascolare fosse evidente fin dal 2000
-
il commento di Richard Horton solleva la
necessità di una riforma organizzativa fondamentale per garantire il controllo
della sicurezza dei farmaci. Analizza i rapporti tra Industria e FDA,
concludendo che per il Vioxx, sia Merck che FDA hanno agito cinicamente, in modo
miope e per i propri interessi.
nelle news di BMJ del 30 ottobre si riporta la
discussione sul tema del rapporto tra medici e industria del farmaco. Il gruppo
internazionale Healthy Skepticism con sede in Australia, propone alcune regole:
- In un mondo ideale la promozione dei farmaci
dovrebbe essere vietata. Se questo non è possibile, deve essere limitata al
massimo per garantire i migliori risultati per la salute
- Idealmente i medici dovrebbero rifiutare regali
e ogni altro tipo di incentivo dall'industria del farmaco. Un'alternativa
potrebbe essere che tutti i regali ai medici fossero soggetti a tassazione
- I medici dovrebbero essere aiutati a diventare
dei migliori "decision makers"
- anche sull'Unità si parla di noi
un articolo di Silvia Bencivelli sull'Unità del
15 novembre :"E i medici dicono <nograzie> ai regali delle case farmaceutiche".
La pediatra Karen Effrem e lo psichiatra Stefan
Kruszewski, denunciano i gravi rischi a cui sarebbero sottoposti i bambini e gli
adulti in seguito allo screening. Per la possibilità di interventi psichiatrici
indesiderati e terapie con farmaci di efficacia da dimostrare e con alto rischio
di reazioni avverse. La Effrem ritiene che sarà necessario monitorare lo
screening in Illinois e Kruszewski denuncia il pericolo di etichettare un
maggior numero di persone come malate di mente, provocando una maggiore
stigmatizzazione e, forse, più morti.
- più di 150 delegati di 20 dei 25 Stati dell'Unione
Europea si incontrano a Londra per denunciare la frode delle Industrie del
Farmaco nei confronti dei sistemi sanitari europei
I delegati denunciano i comportamenti gravemente
scorretti dell'Industria. "In ogni stato le frodi farmaceutiche sono un grave
problema" dichiara il delegato olandese. "Non abbiamo accesso a dati rilevanti"
aggiunge il delegato tedesco. Si cita anche lo scandalo Glaxo italiano.
- Rofecoxib, Merck e FDA su New England del 21 ottobre
(free full text)
due note sulla vicenda del Rofecoxib (COX-2) che
spiegano i retroscena e pongono interrogativi sul controllo della sicurezza dei
farmaci e sulle mancate azioni dell'FDA per approfondire dubbi consistenti già
dal 2001